La Stampa in sciopero il 25 febbraio per 24 ore

La Stampa sarà in sciopero mercoledì 25 febbraio 2026: il quotidiano non sarà in edicola giovedì 26 febbraio e il sito interromperà gli aggiornamenti dalle ore 6:00 del 25 febbraio fino alle ore 6:00 del 26 febbraio 2026. La proclamazione dello sciopero è stata diffusa il 24 febbraio. Nel comunicato si legge che “Il giornale si fermerà in tutte le sue componenti, giornalistiche e non: la proclamazione è firmata congiuntamente dal Comitato di redazione e delle Rsu aziendali”. Durante la giornata del 25 febbraio sono previste iniziative pubbliche. A Torino sarà organizzato un presidio in piazza Palazzo di Città dalle 11 alle 13 per comunicare le ragioni della protesta. A Roma, invece, la mobilitazione prevede un incontro nella sala stampa della Camera alle 10 e un presidio in piazza di Montecitorio a partire dalle 11, con l’obiettivo di coinvolgere la politica nazionale. Al centro della protesta c’è il processo di vendita della testata, che fa parte del gruppo GEDI Gruppo Editoriale. Nel comunicato si legge: “Giornaliste e giornalisti, lavoratrici e lavoratori, collaboratrici e collaboratori chiedono all’azienda di rispondere, una volta e per tutte, alle indiscrezioni che hanno alimentato e continuano ad alimentare confusione e incertezza sul futuro del nostro giornale. Da mesi lavoratrici e lavoratori vivono una condizione di profonda preoccupazione e chiedono informazioni chiare e ufficiali sul processo di vendita. Un timore che non riguarda soltanto il nostro futuro occupazionale, ma investe la qualità e la pluralità dell’informazione nel Paese”. La proprietà del gruppo editoriale è riconducibile a Exor, la holding guidata da John Elkann. Nel testo diffuso da Cdr e Rsu si legge: “Abbiamo vissuto una prima fase di svendita al buio, durante la quale si è lasciato intendere che mancassero offerte. Ma le proposte ricevute confermano invece il valore di questo giornale, nonostante sia ormai chiara a tutti la volontà di Exor e del nostro editore, John Elkann, di disfarsene”. Secondo quanto riportato nel comunicato, è in corso una trattativa esclusiva e una due diligence con il gruppo Sae. I rappresentanti dei lavoratori scrivono: “Ancora oggi durante una trattativa esclusiva viviamo in un continuo flusso di indiscrezioni contraddittorie e spesso svilenti: crediamo sia doveroso che la proprietà confermi o smentisca con chiarezza le informazioni in nostro possesso, ovvero che alcuni importanti imprenditori abbiano manifestato interesse per l’acquisizione de La Stampa”. Nel documento si legge inoltre: “La Stampa oggi si ferma per chiedere risposte e garanzie sul suo futuro. Inoltre, riteniamo che chi vende non possa e non debba sottrarsi dall’assicurare garanzie sui livelli occupazionali e salariali, sulla conferma dei contratti in essere, su un perimetro ben definito della cessione del ramo d’azienda e su tempi certi: chiediamo di avere una data precisa di conclusione della due diligence in corso con il gruppo Sae e ancor prima la composizione della cordata acquirente”. Un appello è rivolto anche alle istituzioni: “Chiediamo anche alla politica, del territorio e nazionale, che fine abbiano fatto le promesse di sostegno e attenzione alle vicende della nostra testata. A oggi, per esempio, restiamo in attesa della data delle audizioni dei vertici del gruppo Gedi in Commissione Cultura della Camera”. Nel comunicato viene ricordata anche una recente visita del presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla redazione torinese, durante la quale ha affermato che “i giornali sono un pilastro della democrazia”. Sulla vicenda è intervenuta anche la segretaria generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Alessandra Costante, a margine di un flash mob organizzato a Sanremo per il rinnovo del contratto dei giornalisti scaduto nel 2016. “Per la prima volta i colleghi subiscono una cessione, un passaggio di proprietà. Elkann cede e la acquista una nuova impresa, una nuova azienda che dovrebbe essere la Sae che sta facendo la due diligence. Una due diligence che si protrae nel tempo. I colleghi de La Stampa chiedono chiarezza, chiedono di sapere quali sono gli imprenditori, qual è la cordata e avere delle certezze anche dal punto di vista economico. La Federazione nazionale della Stampa – ha concluso – è ovviamente al loro fianco”. In una nota, anche l’Associazione Stampa Romana si è espressa “al fianco dei colleghi de la Stampa in sciopero domani per chiedere chiarezza sulla cessione della testata da parte del gruppo Gedi. Per garantire il futuro del quotidiano è necessario innanzitutto tutelarne l’autonomia, l’indipendenza e la storia. Domani alle 10 – conclude il sindacato regionale – Stampa Romana parteciperà con la Fnsi e il Cdr all’incontro organizzato nella sala stampa della Camera e poi al sit in davanti a Montecitorio, per esigere trasparenza da Gedi e per sensibilizzare le istituzioni”.
Fnsi protesta a Sanremo per il rinnovo del contratto e annuncia altri due scioperi

La Federazione Nazionale Stampa Italiana (Fnsi) ha aperto il Festival di Sanremo 2026 con un flash mob davanti al Teatro Ariston per chiedere il rinnovo del contratto nazionale dei giornalisti, scaduto il 1 aprile 2016. Fnsi ha organizzato la mobilitazione il 24 febbraio 2026, nel giorno inaugurale del Festival di Sanremo, radunando giornalisti in via Mameli, a pochi metri dal Teatro Ariston. I partecipanti hanno esposto uno striscione con la scritta: “Giornalisti senza contratto da 10 anni. È ora di cambiare musica”. Il contratto di lavoro giornalistico risulta fermo nella parte economica al 2014, con minimi retributivi invariati dal 2012. La protesta, spiegata in modo semplice, riguarda le regole e gli stipendi che non sono stati aggiornati da molti anni. È come quando le regole di un gioco restano sempre le stesse anche se il mondo intorno cambia. La segretaria generale Alessandra Costante ha dichiarato: “Noi siamo vicini ai colleghi del gruppo Sae, siamo vicini ai colleghi della Stampa che saranno ceduti al gruppo Sae, probabilmente. Siamo vicini ai colleghi di Repubblica che non sanno ancora oggi quale sarà la loro fine. Ci saranno altri scioperi altri due giorni di sciopero, a marzo e ad aprile“. Ha poi aggiunto: “Stiamo un po’ tardando a trovare le date perché vogliamo che siano scioperi unitari. E quindi perché siano scioperi unitari devono essere scioperi fatti insieme alle televisioni e alle radio, tutti”. E ancora: “Ognuno di noi ha delle difficoltà diverse, però se la categoria vuole farsi sentire deve parlare con una voce sola. Anche quando tace deve avere una voce sola, un silenzio solo”. Durante il presidio è stata diffusa una breve canzone realizzata con l’intelligenza artificiale. Nel testo si sente: “La passione non paga il mutuo, la dignità non va in offerta”. Costante ha spiegato: “Abbiamo realizzato questa canzoncina con l’intelligenza artificiale. È l’unico uso sociale che possiamo accettare. Per il resto l’intelligenza artificiale deve essere controllata dai giornalisti, almeno nelle redazioni”. La mobilitazione riguarda anche i lavoratori autonomi. Secondo i dati riferiti dal sindacato, un collaboratore coordinato e continuativo percepisce circa 11.000 euro lordi all’anno, mentre una partita Iva circa 17.000 euro lordi annui. Costante ha dichiarato: “Noi non siamo casta. Siamo lavoratori come tutti gli altri. A volte facciamo fatica ad arrivare a fine mese, soprattutto i lavoratori autonomi, le partite Iva e i collaboratori coordinati e continuativi. Eppure siamo qua a raccontare il palcoscenico dorato di Sanremo dietro le quinte, davanti ci siamo noi con la nostra protesta”.
La7, giornalisti pronti allo sciopero per chiedere tutele sui neoassunti

L’assemblea dei giornalisti di La7 ha annunciato la disponibilità a proclamare lo sciopero se non arriveranno risposte dall’azienda su forfait e incidenze domenicali, chiedendo anche azioni legali per il rispetto dei contratti e la concreta applicazione della decisione della Cassazione anche per il pregresso. La comunicazione è contenuta in una nota diffusa martedì 24 febbraio 2026, in cui l’assemblea prende posizione sul mancato riconoscimento, ai neoassunti, della corretta applicazione del contratto collettivo nazionale e degli accordi integrativi aziendali. Secondo quanto riportato nel documento, tali accordi sarebbero stati elusi attraverso “forfait palesemente irrisori e incongrui”. Nel testo si legge che l’assemblea prende atto “con sconcerto del rifiuto dell’azienda di riconoscere ai colleghi neoassunti la corretta applicazione del contratto collettivo nazionale e degli accordi integrativi aziendali”. Viene inoltre segnalato un ulteriore elemento: il mancato pagamento delle incidenze domenicali, dopo che al tavolo sindacale l’azienda aveva comunicato l’intenzione di uniformarsi a quanto stabilito dalla Corte di Cassazione. La decisione della Corte, come ricordato nella nota, ha riconosciuto ai giornalisti di La7 il diritto a percepire in busta paga questa voce del contratto nazionale, “così come avviene per tutti i colleghi delle altre testate, anche nel gruppo Cairo”. Le incidenze domenicali sono somme aggiuntive previste dal contratto quando si lavora di domenica, e devono essere indicate nella busta paga. L’assemblea ha quindi chiesto al Comitato di redazione (Cdr) “di attivarsi anche legalmente per ottenere il rispetto dei contratti collettivo e integrativo per i neoassunti e la concreta applicazione della decisione della Cassazione anche per il pregresso”. Nel documento viene inoltre richiesto “di utilizzare con effetto immediato il pacchetto di giorni di sciopero già affidato al Cdr nel caso di esito negativo dell’imminente incontro – sui due punti in questione – in programma con l’azienda”.
Irish Times, ricavi interamente sostenuti da 150mila iscritti

Per la prima volta nella sua storia, il giornalismo dell’The Irish Times è interamente finanziato dagli abbonati, che coprono il 100% dei costi editoriali attraverso sottoscrizioni digitali e cartacee. Il risultato riguarda sia gli abbonamenti online sia quelli con consegna a domicilio, che includono l’accesso digitale. Il gruppo editoriale, con sede a Dublino e proprietario anche dell’Irish Examiner di Cork, conta circa 150.000 abbonati complessivi tra carta e digitale. Il direttore Ruadhán Mac Cormaic, alla guida del quotidiano da tre anni e in redazione da 17, ha dichiarato a Press Gazette: “È importante per l’organizzazione. È una tappa fondamentale, non la destinazione. E ci sono altre tappe da raggiungere. Non voglio fingere che… abbiamo la risposta a ogni domanda. Il mondo si muove troppo velocemente per avere certezze su qualcosa. Ma questo convalida e conferma tutto ciò che abbiamo fatto negli ultimi dieci anni”. Il modello di abbonamento è stato introdotto nel 2015 con l’obiettivo di coprire interamente i costi del giornalismo. Nel tempo, la redazione è passata da una strategia “digital first” a una centrata sul pubblico pagante. “Tutto ciò che abbiamo fatto negli ultimi anni è stato volto a rafforzare il rapporto con i nostri abbonati“, ha spiegato Mac Cormaic, aggiungendo: “Penso che avere un modello di abbonati, o lavorare pensando agli abbonati, sia una proposta più allettante per un giornalista rispetto a lavorare esclusivamente per raggiungere il pubblico”. Il sistema prevede un numero limitato di articoli gratuiti prima della richiesta di pagamento. Alcuni contenuti restano riservati agli iscritti. L’abbonamento digitale standard costa 14 euro al mese o 135 euro all’anno; il pacchetto premium, con e-paper, costa 20 euro al mese o 190 euro all’anno. È previsto uno sconto di un euro per il primo mese. Entrambi i pacchetti includono l’accesso al The New York Times grazie a un accordo internazionale. “Abbiamo il maggior numero di abbonati digitali tra tutti gli editori di notizie in Irlanda, ma abbiamo anche i ricavi più elevati perché non applichiamo sconti eccessivi. Attribuiamo un valore reale al lavoro che svolgiamo”, ha affermato Mac Cormaic. E ancora: “Penso che uno dei peccati originali dell’era digitale per gli editori di notizie sia stato quello di dare tutto gratuitamente perché, di fatto, stavano dicendo ai lettori che non davano molto valore a ciò che facevano. Riteniamo che stabilendo un prezzo equo e ragionevole per il nostro giornalismo e chiedendo alle persone di pagare per questo, stiamo dicendo che gli attribuiamo valore, ma possiamo vedere che anche loro lo fanno”. Fondato 167 anni fa, il quotidiano è controllato da un trust creato nel 1974 per garantire indipendenza editoriale e finanziaria. Gli eventuali profitti vengono reinvestiti nel giornalismo. “Dobbiamo realizzare un profitto per essere sostenibili, ma quando lo facciamo, quel profitto non deve necessariamente tornare agli azionisti. Torna al giornalismo o ai servizi che lo supportano”, ha dichiarato il direttore. Nel 2024 il gruppo ha registrato ricavi per 115,6 milioni di euro, in crescita dello 0,3%, e un utile ante imposte di 4 milioni di euro, in aumento del 90% anche grazie ai rendimenti degli investimenti. I costi di riorganizzazione sono stati pari a 3,7 milioni di euro, legati a un programma di esubero volontario. Il gruppo impiega circa 840 persone e ha chiuso in utile gli ultimi tre anni dopo una perdita nel 2022, dovuta all’aumento dei costi successivo alla pandemia di Covid-19 e all’inizio della guerra in Ucraina. Nel 2025 è stata avviata una riorganizzazione della redazione con la creazione di quattro desk digitali dedicati a notizie nazionali, internazionali, economiche e sportive. È stata inoltre istituita un’unità separata per l’editing e la produzione cartacea. Il rapporto tra contenuti digitali e cartacei è passato da 2:1 a 3:1 a favore del digitale. Alcuni ruoli, come quello di caporedattore notturno, sono stati eliminati. “Abbiamo più flessibilità nel reagire alle notizie dell’ultimo minuto per la stampa e, visivamente, hanno un aspetto migliore perché sono meglio pianificate… in generale, non ci troviamo più in situazioni in cui 2.000 parole di testo arrivano alle otto di sera e dobbiamo rimpicciolire le immagini e comprimere i mobili sulla pagina, finendo con una pagina brutta”, ha spiegato Mac Cormaic. Il quotidiano ha inoltre unito video e fotografia in un unico dipartimento di media visivi, potenziato i podcast e lanciato una rassegna mattutina chiamata Early Edition, con quattro notizie in dieci minuti alle 6 del mattino. Le newsletter attive sono 15, alcune aperte a tutti e altre riservate agli abbonati. È in fase di creazione una nuova unità investigativa con un giornalista senior e un data journalist. “Vogliamo avere un team di persone che lavorino a ritmo serrato su progetti più ampi e di grande impatto che richiedono tempo e investimenti”, ha affermato Mac Cormaic. “In definitiva, il nostro compito è quello di chiedere conto ai potenti. Se non sfidiamo chi detiene il potere come editori di notizie, che senso ha?” Il direttore ha sottolineato che una parte significativa degli abbonati vive fuori dall’Irlanda, tra Gran Bretagna, Stati Uniti, Australia ed Europa continentale. La pubblicità resta una componente del modello di business, mentre l’impatto delle nuove tecnologie, inclusa l’intelligenza artificiale, è considerato un fattore di trasformazione per l’intero settore. “Siamo vulnerabili, come ogni organizzazione giornalistica, agli shock esterni. Stiamo vivendo ondate di cambiamenti strutturali, sia tecnologici che legati alle abitudini dei consumatori. Non diamo nulla per scontato. Dobbiamo superare tutte queste sfide. Credo che ciò che mi dà speranza, ciò che mi dà fiducia, è che ora sappiamo cosa funziona. Ora sappiamo come rendere sostenibile un’organizzazione di queste dimensioni”, ha dichiarato Mac Cormaic. “Non voglio sminuire le sfide che ci troviamo ad affrontare. Non voglio dire che il nostro successo futuro sia scontato, ma ora sappiamo, credo, cosa dobbiamo fare“.
Equo compenso giornalisti: proposta unitaria degli editori a 17,25 euro per articolo

Federazione nazionale della Stampa italiana (Fnsi), Ordine dei Giornalisti e Inpgi hanno presentato al Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria (DIE) una proposta unitaria sull’equo compenso giornalisti, mentre la proposta della Fieg è stata definita inaccettabile dalle organizzazioni di categoria. Il confronto si è svolto al tavolo istituito in base alla legge 233/2012, che prevede regole specifiche per garantire un compenso proporzionato ai giornalisti che lavorano senza contratto da dipendenti. L’obiettivo è stabilire criteri chiari e coerenti con quanto indicato dalla sentenza del Consiglio di Stato, che aveva annullato la delibera del 2014 in materia di equo compenso, chiedendo parametri legati alla retribuzione dei colleghi assunti. La proposta presentata congiuntamente riprende il lavoro già elaborato nel 2023 per le tabelle di liquidazione giudiziale dei compensi. Le tabelle sono parametrate ai contratti di categoria sottoscritti dalla Federazione nazionale della Stampa italiana (Fnsi) e tengono conto delle diverse realtà del settore: quotidiani, agenzie di stampa, testate online, uffici stampa, emittenti radiotelevisive private nazionali e locali. Viene considerata anche l’anzianità di iscrizione all’Ordine, riconoscendo il tempo impiegato e la qualità del lavoro svolto. Per le testate nazionali si indicano compensi compresi tra 130 e 170 euro al giorno e tra 65 e 84 euro per la mezza giornata. Per l’emittenza locale le cifre variano da 86 a 119 euro al giorno e da 44 a 62 euro per la mezza giornata. Nelle testate locali online e nei periodici i compensi previsti vanno da 52,50 euro fino a 262,50 euro per i mensili, in base alle caratteristiche dell’attività richiesta. Le organizzazioni hanno ringraziato il sottosegretario Alberto Barachini per aver ricostituito la Commissione sull’equo compenso e per l’impegno nel riaprire un confronto che prosegue da oltre dodici anni. Al tavolo era presente anche la Fieg, che rappresenta gli editori. La proposta degli editori individua un parametro di 17,25 euro per articolo di almeno 1200 battute. Nel 2014 il criterio di riferimento era pari a 20,83 euro. Secondo Federazione nazionale della Stampa italiana (Fnsi), Ordine e Inpgi, questa cifra non rispetta i principi di coerenza e proporzionalità richiamati dalla sentenza del giudice amministrativo. La proposta della Fieg mantiene inoltre soglie di accesso che prevedono una fascia al di sotto del minimo, alla quale non si applicherebbe l’equo compenso. Il presidente nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Carlo Bartoli, ha dichiarato: “l’equo compenso non si può calcolare solo in termini quantitativi, occorre tenere conto dei parametri di qualità, delle caratteristiche del lavoro e del tempo necessario al giornalista per produrre quanto richiesto. Riteniamo pertanto che le tabelle possano essere il punto di riferimento per attuare finalmente quanto prevedono la Costituzione e le leggi in materia”. La segretaria generale della Federazione nazionale della Stampa italiana (Fnsi), Alessandra Costante, ha affermato: “La proposta degli editori è molto distante non solo dalle sentenze, ma anche dall’assicurare dignità e professionalità ai collaboratori che finirebbero per guadagnare ancora meno di quanto previsto dalla delibera annullata. Gli editori continuano a voler ridurre surrettiziamente il costo del lavoro sfruttando cococo e partite Iva”. Il presidente dell’Inpgi, Roberto Ginex, ha spiegato: “Oggi un giornalista libero professionista dichiara in media circa 17 mila euro di reddito annui, mentre un giornalista che è titolare di un cococo dichiara in media circa 10 mila euro annui. L’ammontare dei redditi incide in modo significativo anche sulla possibilità o meno di raggiungere il requisito di anzianità contributiva minima necessaria per ottenere il diritto alla prestazione pensionistica, con la conseguenza che, in presenza di bassi redditi, i nostri iscritti, al raggiungimento dell’età anagrafica di 66 anni, si trovino nella condizione di non poter accedere alla pensione. Con il sistema contributivo in vigore – aggiunge Ginex – il volume dei redditi che si percepiscono nel corso della vita lavorativa da giornalista autonomo diventa assolutamente centrale, per poter accedere domani ad un assegno pensionistico con le tutele previste dall’articolo 36 della Costituzione”. (Foto generata con AI)