Leonardo Maria Del Vecchio conferma il suo interesse per Il Fatto Quotidiano e si dice pronto a incontrare i soci fondatori, il direttore e i giornalisti. Lo ha fatto con due comunicati inviati all’agenzia Ansa, dopo che i soci fondatori del giornale avevano fatto sapere di non voler vendere le loro quote. “Il pluralismo non si dichiara, si finanzia”, ha scritto l’imprenditore.
Per capire cosa sta succedendo bisogna fare un passo indietro. Domenica 25 ottobre LMDV Media, la società con cui la famiglia Del Vecchio investe nei giornali e che fa capo alla holding LMDV Capital, ha annunciato di voler studiare da vicino i conti della SEIF (Società Editoriale Il Fatto), l’azienda che pubblica il quotidiano diretto da Marco Travaglio. Questo controllo si chiama due diligence: è come quando, prima di comprare una casa, si chiama un esperto per verificare che muri e impianti siano in buono stato. Se i controlli andranno bene, LMDV Media potrebbe lanciare un’Offerta Pubblica di Acquisto (OPA).
SEIF è una società quotata in Borsa: le sue azioni, che sono come tanti piccoli pezzi dell’azienda, possono essere comprate e vendute da chiunque. L’OPA è la proposta, uguale per tutti i soci, che la legge chiede di fare a chi vuole comprare quelle azioni. LMDV Media ha indicato un prezzo di 0,286 euro per azione, per un totale di 7.152.860 euro. È una cifra più alta del valore di mercato: circa il 30 per cento in più rispetto al prezzo del 23 ottobre e circa il 16,85 per cento in più rispetto alla media degli ultimi sei mesi. Lo scopo finale è il delisting, cioè far uscire SEIF dalla Borsa e trasformarla in una società privata.
Nella sua nota, LMDV Media spiega che l’operazione servirebbe a portare nel proprio gruppo le competenze e i “risultati conseguiti dall’emittente nell’innovazione digitale e tecnologica relativa in particolare ai prodotti editoriali e ai contenuti multimediali di natura digitale; in aggiunta, l’offerta sarebbe altresì strumentale al perseguimento della crescita e al rafforzamento di Seif nonché al mantenimento della relativa linea editoriale”.
I controlli riguarderanno anche la situazione economica del giornale. La società di revisione KPMG, che verifica i bilanci, ha inserito richiami sulla continuità aziendale, cioè sulla capacità dell’azienda di continuare a lavorare, sia nel bilancio 2025 sia in quello dei primi sei mesi del 2026. LMDV Media vuole quindi capire, insieme ai dirigenti di SEIF, di quanti soldi avrà bisogno la società nei prossimi 24 mesi. Le sue prime stime, basate su documenti pubblici, indicano una cifra di 4 milioni di euro al massimo.
Per far partire l’offerta c’è però una condizione importante. Le regole interne di SEIF, scritte nello statuto, stabiliscono che nessuno può avere più del 17 per cento delle azioni. Questo limite esiste dalla nascita del giornale, per evitare che un solo grande investitore possa controllarlo. Per cancellarlo, LMDV Media dovrebbe arrivare ad almeno l’82,9 per cento dei voti nell’assemblea dei soci.
Il capitale di SEIF vale 2,5 milioni di euro ed è diviso in 25.010.000 azioni. Il 40,02 per cento è il cosiddetto flottante, cioè le azioni che circolano liberamente in Borsa. Antonio Padellaro e Cinzia Monteverdi, che è anche amministratrice delegata, hanno il 16,25 per cento ciascuno. La società possiede il 9,77 per cento delle proprie azioni, Francesco Aliberti il 5,01 per cento e gli altri soci fondatori il 12,69 per cento. Anche comprando tutto il flottante, LMDV Media resterebbe quindi in minoranza.
I soci fondatori Antonio Padellaro, Cinzia Monteverdi, Francesco Aliberti, Peter Gomez, Marco Travaglio, Marco Lillo e Luca d’Aprile, che insieme hanno la maggioranza del capitale, hanno scritto al consiglio di amministrazione di SEIF. Nella lettera hanno espresso la “propria intenzione di non essere interessati a cedere la propria quota e dunque di non voler aderire a una eventuale offerta pubblica di acquisto che fosse promossa da Lmdv Media all’esito della due diligence annunciata”.
Nei suoi comunicati all’Ansa, Del Vecchio ha preso atto con “rispetto della posizione espressa dai soci fondatori di Società Editoriale Il Fatto”. Secondo l’imprenditore, “Lmdv Media, vuole dare la solidità al Fatto per restare libero”. In diciassette anni, si legge nella nota, il giornale ha “costruito ciò che pochi giornali sono riusciti a costruire: una comunità di lettori fedele ed esigente e un’identità riconoscibile fondata sul giornalismo d’inchiesta e sull’indipendenza”. E ancora: “È questo il valore che Lmdv Media riconosce e che intende preservare. La direzione di Marco Travaglio è parte integrante di questo prodotto. Il progetto di Lmdv Media ne prevede la conferma, insieme alla piena autonomia della redazione, alla linea editoriale e al formato del giornale, che non intendiamo modificare”.
LMDV Media ha ricordato anche alcuni risultati del Fatto nel primo semestre 2026: gli abbonamenti digitali sono cresciuti del 17,6 per cento, la pubblicità del 35 per cento e l’Ebitda, un indicatore che misura quanto guadagna un’azienda con la sua attività principale, è raddoppiato. Allo stesso tempo, secondo la nota, bisogna “guardare con franchezza alla struttura finanziaria. Il bilancio consolidato 2025 si è chiuso con una perdita di 2,6 milioni e un patrimonio netto negativo per 6,4 milioni”. Il comunicato aggiunge che la società di revisione ha segnalato un’incertezza significativa sulla continuità aziendale.
“Il nostro progetto prevede di verificare questo fabbisogno insieme al management. Prevede anche l’ingresso di Seif nel programma di investimenti tecnologici che Lmdv Media sta realizzando per un’editoria sostenibile: piattaforme digitali, dati, distribuzione, nuovi formati. Un gruppo che pubblica testate con sensibilità diverse ha una sola condizione per esistere: rispettare l’identità di ciascuna”, prosegue la nota. LMDV Media precisa che la due diligence continua e che le condizioni dell’eventuale offerta non cambiano.
Nel secondo comunicato, Del Vecchio ha parlato anche degli articoli che il giornale gli ha dedicato: “Il pluralismo non si dichiara, si finanzia. Il Fatto ha scritto molto di noi, anche in modo critico. E’ esattamente il giornalismo che vogliamo proteggere. Non chiediamo a nessuno di cambiare idea su di noi. Chiediamo solo di ascoltare un progetto che mette al sicuro il giornale. Siamo disponibili a incontrare i soci fondatori, il direttore e il comitato di redazione, quando e come preferiscono”.
Nelle ultime settimane Il Fatto Quotidiano ha pubblicato diversi articoli su Del Vecchio: sui debiti delle sue società, sulle intercettazioni di alcuni suoi manager legate alla scelta dei direttori dei giornali del gruppo e su un’inchiesta del New York Times. Secondo il quotidiano statunitense, nel 2024 l’imprenditore avrebbe pagato il consulente Jed Wallace per screditare l’ex compagna Jessica Serfaty, dopo che lei lo aveva accusato di violenza domestica. Lunedì 26 ottobre il titolo in prima pagina del Fatto era: “Il Fatto fa le pulci a Del Vecchio e lui prova a comprarsi il Fatto”.
Sull’operazione è intervenuto anche l’economista Mario Seminerio, secondo cui l’OPA “non ha alcuna possibilità di andare in porto”, visti la struttura della società e il rifiuto dei fondatori. Per Seminerio l’obiettivo reale sarebbero “i conti di SEIF e la continuità aziendale”. Se i 4 milioni stimati non bastassero e LMDV Media ritirasse la proposta, secondo l’economista “il titolo franerebbe e il tema della continuità aziendale diverrebbe centrale”.
Negli ultimi mesi LMDV ha già comprato l’80 per cento di Editoriale Nazionale, che pubblica Il Giorno, La Nazione, Il Resto del Carlino e QN, e possiede il 30 per cento de Il Giornale. Il nuovo QN arriverà in edicola il 5 novembre, con un evento a Roma dedicato anche alla presentazione della casa editrice QN Media. Il consiglio di amministrazione di SEIF, che potrebbe anche decidere di non fornire i dati richiesti per la due diligence, si riunirà nei prossimi giorni per esaminare il comunicato di LMDV Media e la lettera dei soci fondatori.
Del Vecchio è tornato sul tema anche in un’intervista a RTL 102.5, nella quale è intervenuta in diretta per QN anche Agnese Pini. “L’Opa sul Fatto Quotidiano per me è un grande onore”, ha detto l’imprenditore. “Salvare un brand così storico, con un portato culturale così influente, così forte nel settore dei giornali online, è qualcosa che per me rappresenta un onore”. Alla conduttrice, che gli ha ricordato il no dei soci di SEIF, ha risposto: “È una prima reazione. La prima operazione è dovuta al fatto che ancora non ci siamo. Non c’è stato un piano di investimento e non c’è stato un dialogo. Ma, al di là di tutto, io stimo profondamente Travaglio. Anzi, vi dico qualcosa in assoluta esclusiva: nell’intervista da Lilli Gruber, quella che ormai tutti si ricorderanno per il discorso sulla morfina, io avevo chiesto una cosa: avere Travaglio accanto a me, come ci sei tu in questo momento. L’ufficio stampa non l’ha voluto. Quel giorno, lo sapete tutti, com’è andata. Ma a me interessano la dialettica, il dibattito costruttivo e le voci fuori dal coro, o comunque quelle non allineate al mio pensiero. Sono voci dalle quali posso solo imparare. Non ci devo andare a cena con Marco Travaglio: quello che mi interessa è il pluralismo dell’informazione”.
Sui conti del giornale, Del Vecchio ha spiegato: “Servono dei soldi, quattro milioni, altrimenti c’è un rischio di continuità aziendale. C’è un tema di conti. Ho usato il verbo ‘salvare’. Questo cambia un po’ le carte in tavola rispetto a quello che si è detto: che ci vuole comprare per controllarci. Le mie esperienze, a partire dal QN e dalla mia partecipazione minoritaria nell’acquisto del 30% del giornale, dimostrano che non ho mai interferito con la redazione. Non ho mai dato nessuna direzione, né editoriale né politica. Quello che ho sempre voluto mantenere e ristabilire è l’onore e la passione. Niente cassa integrazione, tornare a dare quello che veramente le grandi firme si meritano di avere, per essere i fari del domani”. E ancora: “A me non interessa se qualche firma è a destra, a sinistra o al centro. Non guardo i colori e non guardo la direzione. Quello che guardo è un’informazione libera, cronaca vera, inchiesta vera, senza il bisogno di dover portare all’editore i numeri dei clic. Non bisogna più relegare i giornalisti e le firme al dover portare click”.
L’imprenditore è tornato anche sulla sua offerta per Repubblica, il quotidiano poi passato al gruppo greco Antenna: “E’ stata venduta ai greci, a parità, credo, di offerta. Io ho fatto la mia, ognuno sceglie. Probabilmente è stata venduta anche ascoltando la mia offerta. Il problema è che ci sono 50 milioni di perdite anche quest’anno per Repubblica e io sono ancora qui”.