Be Water riorganizza Chora e Will: nascono cinque aree

Chora e Will Media cambiano organizzazione dopo l’addio del direttore Mario Calabresi, che ha lasciato Chora per candidarsi a sindaco di Milano. Il gruppo editoriale Be Water ha annunciato una riorganizzazione interna che riguarda le due testate e anche Cronache di Spogliatoio, il marchio dedicato allo sport. Non ci sarà più una direzione editoriale generale. Il lavoro sarà diviso in cinque aree editoriali, ognuna con un proprio responsabile. Le aree sono “cross-testata”: ciascuna lavora per più marchi del gruppo nello stesso momento. Non ci sono nuovi arrivi dall’esterno. I cinque responsabili lavoravano già nell’azienda. L’area Attualità e Politica è affidata a Simone Pieranni, giornalista esperto di Cina e già voce di un podcast per Chora. Quest’area comprende la redazione di Will e quella di Chora News. L’area Tech & Finance passa a Silvia Berzoni. È stata caporedattore di Class CNBC, lavora in Chora da un anno e firma già un podcast quotidiano dedicato alla finanza. L’area Cultura e Storie riunisce i podcast che spiegano argomenti complessi e raccontano storie. La guida Sara Poma, in Chora da febbraio 2024 e da più di un anno responsabile del team editoriale dei podcast. Nell’area Sport vengono riunite Cronache di Spogliatoio, Cronache di Basket e Cronache di Tennis. Il responsabile è Davide Provenzi, già CEO di Cronache, cioè l’amministratore delegato che guida l’azienda. L’area Intrattenimento e Lifestyle è affidata a Silvia Bombino, giornalista con una lunga esperienza a Vanity Fair. Da gennaio era Head of News di Chora e Will, cioè la responsabile delle notizie delle due testate. La riorganizzazione era già stata comunicata ai partner dell’azienda nei giorni scorsi. Secondo quanto emerge, in questa fase Be Water punta ad attirare nuovi sponsor, le aziende che pagano per comparire nei contenuti, e nuovi investitori, chi mette denaro nella società. I conti aiutano a capire il quadro. Be Content è la società che pubblica Chora e Will. Il suo bilancio 2025 segna un risultato operativo in perdita di 207mila euro. Significa che l’attività principale dell’azienda ha speso più di quanto ha incassato. I debiti complessivi, cioè i soldi che la società deve restituire, sono pari a 9,4 milioni di euro. Nel corso dell’anno i podcast dell’azienda, spesso realizzati con il sostegno di marchi e sponsor, hanno generato 5,2 milioni di euro di ricavi.
Nasce La Stampa USA per 28 milioni di italo-americani

La Stampa USA è online dal 13 ottobre. Il Gruppo SAE, la società editoriale che pubblica il quotidiano La Stampa, ha presentato a New York il suo nuovo giornale digitale. È scritto interamente in lingua inglese e ha un compito preciso: raccontare l’Italia a chi vive negli Stati Uniti. Il lancio è avvenuto nella Astor Room del Waldorf Astoria, uno degli alberghi più famosi di Manhattan. Il sito è stato acceso alle 18 ora di New York, quando in Italia era mezzanotte. Un giornale digitale non si stampa su carta: si legge su computer, tablet e smartphone. Su La Stampa USA ci saranno articoli, video, audio e contenuti per i social network. Parleranno di attualità, cultura, economia, imprese, innovazione e Made in Italy, cioè i prodotti pensati e realizzati nel nostro Paese. Il sito si rivolge prima di tutto alla comunità italo-americana. Si tratta di circa 28 milioni di persone che vivono negli Stati Uniti e hanno genitori, nonni o antenati partiti dall’Italia. Vuole raggiungere anche gli americani che amano l’Italia ma non parlano italiano. Secondo una nota del gruppo, il progetto porta la tradizione giornalistica de La Stampa in una dimensione internazionale. Nei giorni prima del lancio, alcuni testimonial americani hanno annunciato l’arrivo del sito sui social con un conto alla rovescia. Alla presentazione hanno partecipato oltre 150 ospiti: rappresentanti delle istituzioni, diplomatici (le persone che rappresentano un Paese in un altro Stato), imprenditori, protagonisti del mondo della cultura ed esponenti della comunità italiana di New York. La serata è stata condotta da Maurizio Molinari, direttore editoriale del Gruppo SAE, e da Valeria Robecco, Bureau Chief de La Stampa USA, cioè la responsabile della redazione negli Stati Uniti. Su due grandi schermi venivano proiettate le pagine del nuovo sito. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta con un videomessaggio: “È un piacere accogliere il lancio de La Stampa Usa, che porterà la voce, la cultura e le imprese dell’Italia più vicino al pubblico americano. Italia e Usa condividono un’amicizia radicata nella storia, e nei valori di libertà e democrazia. Il legame transatlantico è una pietra angolare della nostra sicurezza e prosperità”. Meloni ha ricordato anche il ruolo della comunità italo-americana: “La Stampa Usa può aiutare a rinnovare questa connessione raccontando le storie della nostra gente e delle nostre comunità, introducendo le imprese italiane a un nuovo pubblico e promuovendo il turismo delle radici”. Anche il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha parlato del rapporto tra i due Paesi: “Il rapporto tra Italia e Stati Uniti va ben oltre l’alleanza politica ed economica: è un legame profondo tra due società”. Secondo il ministro, “Per l’Italia la cultura è una leva strategica della politica estera e un motore di crescita”. Tajani ha citato gli scambi tra università, scienziati e professionisti: “Le istituzioni costruiscono i ponti, le persone li attraversano ogni giorno”. Ha ricordato inoltre che “Gli Stati Uniti sono il principale mercato extraeuropeo per il made in Italy”. Ha richiamato anche il lavoro della Farnesina, la sede del Ministero degli Esteri, per aiutare le aziende italiane a vendere i loro prodotti all’estero. Un messaggio è arrivato anche dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri. Il sindaco ha ringraziato Leonardis, il direttore de La Stampa Antonio Di Rosa, il vicedirettore vicario Luciano Tancredi, Molinari e la squadra del giornale. “La Stampa Usa è un progetto importante che sono molto lieto di vedere a compimento. Quando ero a New York alcune settimane fa ho potuto constatare di prima mano l’interesse e l’affetto che tanti americani, non solo quelli di origine italiana, hanno per l’Italia e per Roma”, ha dichiarato. Gualtieri ha parlato di “un giornale che informa il pubblico americano sull’Italia e dà agli italiani in America una voce”. Il presidente del Gruppo SAE Alberto Leonardis ha definito La Stampa USA “il nostro ponte verso gli Stati Uniti”. Si è detto “felice” per un progetto che, ha spiegato, “ci rafforza”. Durante la serata, dopo la firma di una partnership con Sace, Leonardis ha indicato l’obiettivo del sito: “mettere in comunicazione la comunità italiana che vive in America con l’Italia”. Ha ricordato anche un passaggio importante, l’acquisto “qualche mese fa de La Stampa con l’intenzione di renderla sempre più un giornale di portata nazionale e internazionale”. Sul palco è salito poi l’architetto Daniel Libeskind, intervistato dallo scrittore Antonio Monda sul legame tra arte, architettura, Italia e Stati Uniti. Libeskind ha descritto l’Italia come “immortale” e “una fonte di bellezza”. “Chi tocca l’Italia”, ha detto, “viene toccato e cambiato da quell’esperienza per la sua ricchezza, la cultura”. L’imprenditore Gherardo Guarducci, che lavora nella ristorazione e nell’ospitalità tra New York e Palm Beach, ha spiegato come i marchi italiani possono farsi conoscere sul mercato americano. “Il Made in Italy è un formidabile prodotto”, ha affermato. Partner del progetto è la National Italian American Foundation (NIAF), l’organizzazione di riferimento della comunità italo-americana. I main sponsor dell’evento sono Intesa Sanpaolo e Bonifiche Ferraresi.
Ranucci lascia Report con un video social: “Rifarei tutto”

Sigfrido Ranucci ha lasciato la redazione di Report e ha raccontato il suo addio con un video pubblicato sui suoi canali social. Nelle immagini Ranucci non mostra mai il suo volto, ma riprende gli scatoloni in cui ha messo le sue cose prima di andare via. Il video è accompagnato da un lungo messaggio rivolto a chi lo ha seguito: “Non rimpiango nulla di quello che ho fatto”, scrive il giornalista, che aggiunge “rifarei tutto” e si congeda con la promessa di un “arrivederci”. Report è un programma televisivo d’inchiesta della Rai, la televisione pubblica italiana. Fare inchiesta vuol dire indagare a lungo su un fatto per scoprire come sono andate davvero le cose. Il video arriva pochi giorni dopo la decisione del Tribunale del Lavoro di Roma. I giudici hanno respinto il ricorso d’urgenza presentato da Ranucci, cioè la richiesta di decidere in tempi rapidi, con cui il giornalista chiedeva il reintegro nella trasmissione, ovvero di tornare a lavorare a Report. “Finisce una storia durata vent’anni. Raccolgo i ricordi che mi hanno accompagnato in circa 500 puntate di Report”, si legge nel testo di commiato. Ranucci racconta di aver pensato più volte a come sarebbe potuta finire: “L’avevo messo in conto e ho sempre cercato di immaginare come sarebbe andata: mi sono figurato tanti scenari, ma mai avrei pensato a modalità così mostruose”. Nel messaggio il giornalista difende le scelte fatte durante la sua carriera: “Rifarei tutto, perché ho scelto di difendere dei principi, ho scelto di non piegare la schiena davanti a nessuno, neppure davanti alle mie paure o incertezze, anche quando mi sarebbe stato più comodo, e mi avrebbe portato delle utilità. E a volte scegliere serve a spiazzare, a trasformarsi in pastori maremmani per indicare la strada agli altri. L’amore per la libera informazione, l’amore per lo spirito del servizio pubblico, per la Rai”. Nel testo Ranucci ricorda anche una storia avvenuta in Francia: “Durante i funerali di Agnès Lassalle, l’insegnante di spagnolo di Saint-Jean-de-Luz uccisa con una coltellata al cuore da un sedicenne, il suo compagno, Stéphane Voirin, ha deciso di renderle omaggio ballando da solo davanti alla bara sulle note di ‘L-O-V-E’ di Nat King Cole, la loro canzone. All’improvviso tutti i presenti hanno cominciato a danzare, trasformando la commozione in condivisione”. Da quel ricordo il giornalista spiega cosa intende fare: “Trasformare il dolore in resilienza: è quello che farò, con la promessa di rivederci prima o poi. Mi dispiace non aver potuto salutarvi dallo studio di Report. Separarsi, a volte, è un dolore così dolce”. Il messaggio si chiude con un ringraziamento al pubblico: “Ma non si vede bene che con il cuore, e per questo non posso che ringraziarvi per la passione e la dedizione con cui mi avete seguito in questi anni e che, nonostante tutto, ancora oggi mi donate”.
QN Media, quattro testate ripensate da zero: debutto il 5 novembre

Leonardo Maria Del Vecchio ha incontrato le redazioni di QN Media a Bologna per presentare il progetto dei nuovi giornali del gruppo, che debutteranno il 5 novembre. Il gruppo pubblica quattro quotidiani molto conosciuti: Quotidiano Nazionale, il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno. Del Vecchio li ha acquistati pochi mesi fa e ha annunciato di volerli rilanciare. L’incontro si è svolto nella sala Marco Biagi, nella sede bolognese di via Mattei. Erano presenti circa 300 persone arrivate da tutte le sedi del gruppo: giornalisti già in servizio e appena assunti, tipografi, cioè chi si occupa della stampa, e impiegati amministrativi. Con l’editore, cioè il proprietario dei giornali, c’erano l’amministratore delegato Gabriele Benedetto, che guida l’azienda, il direttore editoriale Mario Orfeo, che coordina le scelte sui contenuti, e la direttrice responsabile Agnese Pini, che risponde di ciò che viene pubblicato. Ha preso la parola per prima la direttrice. Ha ricordato che il giornale è “fatto di testate che hanno secoli di tradizione alle spalle: il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno, Quotidiano Nazionale. Una storia che ci dà la forza di fare qualcosa di nuovo avendo i piedi ben radicati nel territorio”. Pini ha poi spiegato il cambiamento in arrivo: “Questo è un giorno storico, comincia un’avventura che vedrà la prima luce il 5 novembre. Si tratta di una rivoluzione copernicana. Nessun giornale l’ha mai fatto: ripensare quattro testate e farne una da zero”. Ha aggiunto anche che “Un giornale sono le sue persone”. Del Vecchio è stato accolto da un lungo applauso. “Sono editore da pochi mesi. Ma, ormai l’avrete capito, la mia idea è sempre la stessa e l’ho imparata da mio padre: fare meglio rispetto a ciò che c’era prima”. Poi, la prospettiva su ciò che sarà il nuovo prodotto editoriale: “Non una fonte di lucro, non il potere. Ma un luogo da cui partire per viaggiare. Io sono un patriota romantico, sono innamorato dell’Italia. Ma credo si debba anche girare il mondo per capire come funzionano le cose. Ecco, io vorrei dare questa possibilità al giornalismo: restituire lustro alle firme e portare il nostro tra i migliori giornali d’Europa. Lo farò anche potenziando il welfare, così come è stato in EssilorLuxottica”, ha detto. L’editore ha parlato anche delle ragioni del suo investimento: “Non ho scelto l’editoria per fare politica o per chiedere aiuti di Stato. Non avrei avuto bisogno di fare questo investimento. Ma so di essere nato fortunato: per questo voglio restituire qualcosa di grande al Paese e ai giovani. Chi deve darvi le frecce per consentirvi di parlare loro e fare centro è l’editore. Sogno una rivoluzione legata al passato, fondata sulle inchieste, sulla notizia e sulla passione di scriverla, non sui click. Perché, ne sono sicuro, sta tutto in piedi con le vostre mani e le vostre menti”. L’amministratore delegato Benedetto ha spiegato le scelte dell’azienda: “La nostra chiave è avere attenzione verso le persone, che sono l’elemento fondamentale di ogni azienda. Abbiamo investito dal giorno uno, fatto una grande campagna acquisti e anche grandi investimenti in tecnologia. Ma i prodotti editoriali non sono finiti, assieme al giornale sarà lanciata anche una nuova piattaforma”. Il direttore editoriale Orfeo ha indicato due motivi per cui ha accettato l’incarico. Il primo è la possibilità di mettere a disposizione la sua esperienza e il suo punto di vista. Il secondo è “il coraggio editoriale di questo progetto che investe in un’impresa intellettuale”, che ha definito “un’iniziativa senza precedenti”. (In foto, da sinistra: Mario Orfeo, Gabriele Benedetto, Leonardo Maria Del Vecchio e Agnese Pini)
L’Arena compie 160 anni: a Verona una mostra e un libro sul quotidiano

L’Arena, il quotidiano di Verona e della sua provincia, compie oggi 160 anni. Il primo numero uscì il 12 ottobre 1866, poco prima che il Veneto entrasse a far parte del Regno d’Italia. Per festeggiare l’anniversario, nella Biblioteca Civica di Verona è aperta una mostra con le pagine storiche del giornale ed è arrivato in edicola un libro che ne racconta la storia. Un quotidiano è un giornale che esce ogni giorno. L’Arena è uno dei più longevi ancora in circolazione. Il direttore Massimo Mamoli lo ha descritto così durante l’inaugurazione della mostra: “Il quarto giornale più antico d’Italia, il primo del Nord-est”. Quando il giornale nacque, la redazione era formata da quattro giornalisti: due direttori e due redattori. Le notizie arrivavano per posta o con i piccioni viaggiatori, mentre i “dispacci elettrici”, cioè i messaggi inviati con il telegrafo, si usavano poco perché costavano molto. Oggi le notizie viaggiano su internet. Il giornale è pubblicato dalla società editrice Athesis, che stampa anche Il Giornale di Vicenza, Bresciaoggi e la Gazzetta di Mantova. Dal 1° luglio 2023 L’Arena, Bresciaoggi e Il Giornale di Vicenza escono in formato berliner, una misura di pagina più compatta, e vengono stampati al Centro Stampa Quotidiani di Erbusco. Tra le firme più conosciute del giornale c’è stato Arnaldo Fraccaroli, giornalista, scrittore e autore di commedie. Fu lui a inventare l’espressione “dolce vita”, usata come titolo di una sua commedia del 1912. Nel 1960 Federico Fellini scelse lo stesso titolo per il suo film con Anita Ekberg e Marcello Mastroianni. La mostra per i 160 anni de L’Arena è stata inaugurata lunedì 5 ottobre nella Protomoteca della Biblioteca Civica, con il patrocinio del Comune di Verona. Si può visitare gratis fino al 31 ottobre: il lunedì dalle 14 alle 19, dal martedì al sabato dalle 9 alle 19. Le pagine esposte sono originali e arrivano dagli archivi della Biblioteca e del giornale. Alcune sono conservate da più di un secolo e mezzo. Nelle teche si vede anche come è cambiato il modo di stampare: prima con il torchio, poi con i caratteri di piombo e infine con la fotocomposizione. Prima che esistesse la fotografia, i grandi fatti venivano raccontati con disegni e incisioni; poi sono arrivate le foto dei reporter. Il percorso parte dalla prima copia del 1866 e dalla piena dell’Adige del 1882, il primo disastro ambientale gestito dal Regno d’Italia. Ci sono la notizia della morte di Giuseppe Verdi, nel 1901, e la prima “Aida” rappresentata nell’Arena, l’anfiteatro romano che dà il nome al giornale. Una delle pagine racconta il bombardamento di Verona del 14 novembre 1915, durante la Prima guerra mondiale. I cronisti dell’epoca descrissero “Tre velivoli tutti neri” che sganciarono le loro bombe: “Uccidono 29 persone”. Una sezione è dedicata al Ventennio fascista, dalla prima fiducia in Parlamento a Benito Mussolini dopo la marcia su Roma fino alla proclamazione dell’Impero. Poi la Seconda guerra mondiale, la caduta del fascismo e i primi due numeri di “Verona Libera”, il giornale pubblicato dal Comitato di liberazione nazionale: con questo nome L’Arena uscì fino al 1° luglio 1946. Seguono il referendum che fece nascere la Repubblica, l’assassinio di Aldo Moro, la strage della stazione di Bologna, il disastro di Ustica e i rapimenti a Verona del generale americano James Lee Dozier e di Saverio Garonzi, presidente del Verona calcio. Ci sono anche la visita di papa Giovanni Paolo II nel 1988 e la pagina dello scudetto dell’Hellas Verona del 1985, con le foto originali scattate dai fotografi del giornale. All’inaugurazione hanno parlato il direttore Mamoli, il sindaco Damiano Tommasi, l’assessora comunale Elisa La Paglia, l’assessora regionale alla Cultura Valeria Mantovan e il professore dell’Università di Verona Renato Camurri. Mamoli ha ricordato che quest’anno si festeggiano anche gli 80 anni della Repubblica: “Dalla sua prima uscita, 12 ottobre 1866, L’Arena ha accompagnato la storia del nostro Paese. Anno per anno, giorno per giorno, titolo dopo titolo”. Il direttore ha aggiunto: “In un momento come questo, nel quale un linguaggio di guerra viene utilizzato in ogni ambito della vita quotidiana, dal discorso pubblico alle relazioni personali, poter ripercorrere la storia di un giornale come il nostro è importante per ricordarci il destino che rischiamo di affrontare”. Andrea Pietro Faltracco, amministratore delegato del Gruppo Athesis, ha spiegato: “con questa mostra abbiamo voluto consegnare nelle mani dei nostri lettori la storia di Verona e dell’Italia, attraverso la riscoperta delle pagine del nostro giornale”. Il curatore della mostra, il giornalista Filippo Brunetto, ha detto: “Da queste pagine si percepisce tutta la forza dei momenti storici vissuti attraverso L’Arena. La carta e la scrittura utilizzata ne sono esempi plastici”. Il sindaco Tommasi ha concluso l’incontro così: “L’Arena è da sempre un’istituzione, non solo della nostra città, ma del nostro Paese. Anche da sindaco, in un modo o nell’altro, devo sempre sapere cosa viene scritto sul giornale. Una storia orgogliosamente credibile, vera e continua”. Sabato 10 ottobre la mostra ha ricevuto la visita del presidente della Camera dei deputati, il veronese Lorenzo Fontana, terza carica dello Stato. “L’Arena incarna la storia e l’attualità di Verona. È stata la voce dei momenti più felici della città, ma anche di quelli più tristi e complessi”, ha dichiarato. Fontana ha definito il quotidiano un “patrimonio della comunità scaligera” e ha parlato della “capacità di custodire la memoria collettiva e offrire strumenti per interpretare il presente. La storia è uno strumento indispensabile per capire dove siamo e dove vogliamo andare. Dobbiamo prima di tutto conoscere da dove veniamo”. Davanti alla pagina dello scudetto del 1985 ha raccontato un ricordo personale: “Ricordo la grande giornata di festa e le tante bandiere che sventolavano anche dai balconi. Ero sulle sue spalle di mio padre, in mezzo alla folla, e provavo quasi un po’ di timore nell’assistere a quell’atmosfera così intensa e partecipata. È un ricordo d’infanzia a cui resto molto legato”. Durante la visita Mamoli ha spiegato: “Cercare di fermare il tempo per comprendere i fenomeni è una sfida indubbiamente decisiva per l’editoria, in un’epoca in cui
Elezioni midterm: Cnn, Nbc, Abc, Cbs e Fox nel mirino antitrust: boicottato Trump

Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha aperto un’indagine sulle cinque più importanti reti televisive americane: Cnn, Nbc, Abc, Cbs e Fox News. Il motivo è la loro decisione, presa insieme, di non seguire più con telecamere e microfoni il presidente Donald Trump in vista delle elezioni di Midterm di novembre. A dare la notizia è stata Emily Covington, portavoce del Dipartimento di Giustizia, l’ufficio del governo federale che si occupa di far rispettare le leggi in tutto il Paese. Secondo quanto spiegato dalla portavoce, l’obiettivo è capire se le televisioni abbiano violato le leggi federali antitrust. Sono regole che vietano alle aziende che fanno lo stesso lavoro, e che quindi dovrebbero farsi concorrenza, di mettersi d’accordo per comportarsi tutte nello stesso modo. Al centro dell’indagine c’è il pool dei giornalisti televisivi accreditati alla Casa Bianca, la residenza e l’ufficio del presidente americano. Il pool funziona come una squadra: le reti si danno il turno per riprendere e registrare quello che fa il presidente quando parla in pubblico o quando viaggia. Il materiale raccolto, come i video e gli audio, viene poi condiviso con gli altri giornali e le altre televisioni. In questo modo tutti i mezzi di informazione possono raccontare le attività del presidente, anche quando non sono presenti. “I membri del pool di giornalisti televisivi hanno boicottato la copertura degli eventi della Casa Bianca. I boicottaggi di gruppo tra concorrenti commerciali possono violare lo Sherman Act. La Divisione Antitrust sta semplicemente indagando per determinare se queste testate giornalistiche abbiano violato le leggi antitrust”, ha dichiarato Covington. Boicottare significa rifiutarsi, di comune accordo, di partecipare a qualcosa. Lo Sherman Act è una legge federale americana contro gli accordi tra aziende che riducono la concorrenza. A seguire il caso è la Divisione Antitrust, la parte del Dipartimento di Giustizia che controlla il rispetto di queste regole. Le elezioni di Midterm, chiamate anche elezioni di metà mandato, si svolgono a metà dei quattro anni di governo del presidente. In questa occasione gli americani votano per rinnovare tutta la Camera dei Rappresentanti e una parte del Senato, le due assemblee che approvano le leggi negli Stati Uniti.
Nuovo QN punta a superare il Corriere in edicola: debutto il 6 novembre

Il nuovo QN – Quotidiano Nazionale arriverà nelle edicole di tutta Italia il 6 novembre. Sarà il primo numero del giornale pubblicato sotto la guida dell’editore Leonardo Maria Del Vecchio. Per preparare l’uscita, il Gruppo Del Vecchio ha avviato una riorganizzazione delle redazioni. Il nuovo assetto è stato formalizzato il 7 ottobre dalla direttrice Agnese Pini al comitato di redazione, il gruppo di giornalisti che rappresenta i colleghi davanti all’azienda, e diventa operativo dal 12 ottobre. Secondo quanto raccontato dalla direttrice ai redattori delle testate locali durante incontri delle ultime settimane, il nuovo QN avrà 32 pagine, con una grafica e un formato molto simili a quelli de la Repubblica: “tutto chiaro e semplice”. A scriverlo saranno 60 redattori. Oltre alla redazione di Roma, il giornale avrà sedi a Firenze, Bologna e Milano. Oggi a QN lavorano 25 redattori: gli altri arriveranno dalle cronache locali del Resto del Carlino, della Nazione e del Giorno, i tre quotidiani del gruppo, e saranno sostituiti con nuove assunzioni. L’obiettivo dichiarato è superare nelle vendite il Corriere della Sera. Attualmente Carlino, Nazione e Giorno vendono insieme tra le 75 e le 80 mila copie, mentre il Corriere ne vende 108 mila in edicola. Per costruire la nuova squadra sono arrivati giornalisti da altre testate. Guido Boffo, proveniente dal Messaggero, sarà vicedirettore di Agnese Pini: era stato indicato dall’editore Caltagirone per la vicedirezione del Gazzettino di Venezia, ma ha scelto il progetto di Del Vecchio. Carmelo Lopapa, che a Repubblica era capo della redazione politica, guiderà la sede romana del QN e, secondo quanto riferito, sarà probabilmente vicedirettore. Arrivano poi Mattia Ferraresi, esperto di Stati Uniti, da Domani; Mattia Feltri da La Stampa, con la sua rubrica di prima pagina “Il Buongiorno”; Maria Rosa Marchesano dal Foglio; Davide Allegranti dalla redazione politica del Corriere di Firenze; Andrea Montanari, per l’economia, da Cassa Depositi e Prestiti; Antonio Atte, cronista politico dell’Adnkronos. Finora le nuove assunzioni a tempo indeterminato sono sedici in tutto tra QN e testate locali. Tra queste ci sono redattori e collaboratori fissi, come Ferraresi, Marchesano e Feltri. Nell’elenco dei cambiamenti comunicato al comitato di redazione, però, i contratti indicati esplicitamente a tempo indeterminato sono due, quelli di Atte e Lopapa, assunti nella redazione Politica di Roma. Nello stesso elenco compaiono 33 contratti a termine. Molti giornalisti cambiano ufficio. Colleghi delle redazioni di Ascoli, Modena, Reggio Emilia, Bologna, Milano e La Spezia passano al QN, nell’Ufficio centrale, il gruppo che sceglie le notizie e organizza le pagine, e nelle sezioni Politica, Cronache nazionali, Economia e Cultura. Gigi Paoli passa alle Cronache nazionali con sede a Firenze, Paolo Chirichigno alla redazione sportiva con la responsabilità delle pagine di sport, mentre Marcella Cocchi guiderà in modo temporaneo la redazione Esteri. Cambiano anche i responsabili delle cronache locali. Al Carlino Daniele Petrone diventa capo della redazione di Reggio Emilia, Nicoletta Tempera di quella di Ascoli e Nicola Bianchi di quella di Bologna. Alla Nazione Claudio Masseglia guiderà la redazione della Spezia, mentre Emanuele Baldi e Alessandro Pistolesi diventano vice della Cronaca di Firenze. Al Giorno Marco Galvani diventa capo della redazione di Milano. Il sito Quotidiano.net avrà come responsabile Michele Sabattini, con Daniela Laganà come vice. Il Giorno non diventerà un giornale economico: resterà un quotidiano regionale della Lombardia, come la Nazione per la Toscana e il Carlino per l’Emilia-Romagna. Tutti e tre cambieranno grafica, insieme ai loro siti internet. La presentazione ufficiale del nuovo giornale alle redazioni locali è prevista per lunedì 12, martedì 13 e lunedì 19 ottobre. Finora le spiegazioni sono state date soltanto ai capi delle redazioni. È atteso, ma non ancora confermato, l’arrivo in redazione di Leonardo Maria Del Vecchio. Il nuovo direttore editoriale Mario Orfeo, che alcuni mesi fa ha lasciato la direzione di Repubblica, non si è ancora presentato ai giornalisti. Sono circolate notizie, mai smentite, sui compensi dei nuovi arrivati: 1 milione e 300 mila euro per Orfeo e 250 mila euro per Mattia Feltri. La redazione ha chiesto un “robusto integrativo” per tutti già dalle prossime settimane. L’integrativo è un accordo tra azienda e giornalisti che aggiunge soldi o vantaggi allo stipendio previsto dal contratto nazionale. Alcuni dei nuovi contratti a termine partiranno dal 19 ottobre, uno dal 26 ottobre. (In foto, Agnese Pini)
Il tour dei 150 anni del Corriere arriva a Roma: festa al Sistina

Il Corriere della Sera ha festeggiato a Roma i suoi 150 anni di storia. Giovedì 8 ottobre il Teatro Sistina ha ospitato una delle tappe del tour per l’anniversario del giornale, una festa dedicata ai lettori della Capitale. La serata romana si è aperta con i saluti delle autorità e degli organizzatori: il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, il direttore artistico del Teatro Sistina Massimo Romeo Piparo, il direttore del Corriere Luciano Fontana e il presidente di RCS MediaGroup Urbano Cairo. Chi non era in sala ha potuto seguire l’evento in streaming, cioè in diretta via internet, sul sito del quotidiano. Sul palco sono saliti anche artisti e attori. Serena Autieri e Luca Gaudiano hanno cantato alcuni brani di Moulin Rouge! Il Musical. Gli attori Edoardo Leo e Paola Minaccioni hanno letto ad alta voce alcuni articoli storici scritti da firme importanti del giornale. Il giornalista Paolo Mieli ha raccontato gli anni in cui Roma era chiamata la “Hollywood sul Tevere”: il periodo della Dolce Vita, quando attori e registi famosi di tutto il mondo lavoravano nella città e si incontravano in via Veneto. La chiusura della serata è stata affidata a Carlo Verdone, nominato per l’occasione direttore per un giorno. Durante il suo intervento, il direttore Luciano Fontana ha parlato dell’importanza delle notizie controllate, in un’epoca in cui su internet circolano anche le fake news, cioè notizie false. “La qualità dell’informazione verificata rimane l’unico vero antidoto contro la disinformazione, la velocità estrema del web e le fake news. Centocinquanta anni di storia sono una responsabilità”, ha dichiarato Fontana. Urbano Cairo, che dieci anni fa ha acquistato il controllo del giornale diventandone la guida, ha ricordato il lavoro svolto in questi anni. “Celebriamo una storia straordinaria e una storia che continua”, ha detto. “Credo che abbiamo fatto un grande lavoro di rilancio, investendo anche sul digitale”. “La storia può continuare a crescere solo se è contemporanea. Il passato non garantisce il futuro. Occorre curiosità e il coraggio di cambiare”, ha concluso, ringraziando il diretto Fontana, le redazioni, i giornalisti e tutto il management. E i nostri lettori “che leggono il giornale cartaceo. Come piace a me tutte le mattine”. Le celebrazioni per i 150 anni del Corriere della Sera sono sostenute da alcune aziende partner: A2A, Arvedi, Banca Mediolanum, Banco Bpm, Bmw, Edison, Generali e Intesa Sanpaolo. All’evento del Teatro Sistina hanno collaborato anche Autostrade per l’Italia, Caffarel, Multiversity e Philip Morris Italia. Dopo Roma, la festa proseguirà a Bari il 26 ottobre, a Napoli dal 6 all’8 novembre e a Trento il 25 novembre, ultima tappa del calendario.
BBC News, Rachel Jupp nominata direttrice: era a capo dei documentari

La BBC ha scelto la nuova direttrice di BBC News, il settore che si occupa delle notizie. È Rachel Jupp, e la nomina arriva dopo quasi dieci mesi di stallo, cioè un lungo periodo in cui il posto è rimasto senza un capo stabile. Il posto era libero da dicembre dello scorso anno. Allora si era dimessa l’ex direttrice Deborah Turness e insieme a lei aveva lasciato anche il direttore generale Tim Davie. Nel frattempo BBC News era stata guidata ad interim, cioè in modo provvisorio, da Jonathan Munro. Le dimissioni erano arrivate dopo che Donald Trump aveva fatto causa alla BBC chiedendo 10 miliardi. Il presidente degli Stati Uniti accusava il programma di approfondimento Panorama di aver tagliato e rimontato in modo ingannevole il discorso che aveva tenuto a Capitol Hill nel gennaio 2021. Secondo Trump il montaggio faceva credere che lui avesse spinto la folla a ribellarsi. Rachel Jupp è considerata un punto di riferimento nella gestione delle crisi, cioè dei momenti più difficili. La BBC la descrive come “ampiamente stimata per il suo senso della notizia, la sua imparzialità e i suoi elevati standard professionali”. Prenderà il nuovo incarico molto presto. Il suo compito principale sarà ridare fiducia al pubblico nell’informazione televisiva tradizionale. Secondo il Reuters Institute, un centro di ricerca dell’Università di Oxford, nel mondo questa fiducia è al livello più basso di sempre. Nel Regno Unito, negli ultimi dieci anni, è scesa di 20 punti percentuali e oggi si ferma al 30%: significa che solo 3 persone su 10 si fidano delle notizie in tv. Lo stesso studio indica però che la BBC resta l’organizzazione giornalistica di cui i britannici si fidano di più. Il nuovo direttore generale della BBC, Matt Brittin, ha spiegato così la scelta: “In un mondo di scelte infinite, il pubblico si sta frammentando, la fiducia scarseggia e i fatti vengono messi in discussione. BBC News rimane la fonte di informazione più utilizzata e fidata nel Regno Unito e nel mondo. È nostro dovere riaffermare la distintiva missione giornalistica della BBC, reinventando al contempo il modo in cui serviamo il pubblico e affrontando queste sfide”. Ha poi aggiunto: “In Rachel abbiamo trovato una persona capace di fare entrambe le cose, portando una prospettiva nuova per guidare BBC News verso una nuova era.” Jupp conosce bene la BBC. In passato ha diretto proprio Panorama e lì ha dovuto rispondere spesso alle accuse di parzialità politica, cioè di favorire una parte rispetto a un’altra. Circa un anno fa era stata messa a capo dei documentari giornalistici e del giornalismo di approfondimento dell’emittente. Quel ruolo era stato creato da zero dopo un altro caso: un documentario sui bambini di Gaza non aveva rispettato le regole di accuratezza della BBC. Il programma, infatti, non aveva detto che il bambino che raccontava la storia era il figlio di un funzionario di Hamas. Jupp è anche una delle persone che guidano la strategia della BBC sull’intelligenza artificiale. Ora dovrà occuparsi della trasformazione della redazione in un periodo in cui sempre più persone si informano guardando video brevi, per esempio sul telefono. Il suo obiettivo, ha dichiarato, è “promuovere il nostro giornalismo essenziale, indipendente e neutrale, rafforzare la fiducia del pubblico nella BBC e raggiungere i nostri spettatori ovunque si trovino”.
Scuola di Perugia, Mucciante apre i corsi: la formazione non pesi sulle famiglie

A Perugia sono partiti i corsi del diciottesimo biennio della Scuola di giornalismo, che ha sede a Ponte Felcino ed è sostenuta dalla Rai e dall’Università degli Studi di Perugia. All’apertura il presidente della Scuola, Flavio Mucciante, si è rivolto alle istituzioni e ha chiesto di aiutare chi oggi vuole diventare giornalista. Mucciante è partito da una constatazione: “Ci sono tanti giovani che riconoscono ancora nel giornalismo un’attività necessaria, che vogliono capire il mondo e assumersi la responsabilità di raccontarlo. A loro dobbiamo offrire strumenti, opportunità e prospettive all’altezza di un impegno civile e professionale così importante”. In parole semplici, molti ragazzi vogliono ancora fare questo mestiere, cioè scoprire cosa succede e spiegarlo agli altri. Per questo, secondo il presidente, va dato loro il necessario per farlo bene. Le istituzioni, cioè gli enti pubblici che prendono le decisioni, devono puntare secondo Mucciante su tre cose: “percorsi di formazione accessibili e qualificati, un ingresso nella professione fondato sul merito, condizioni che consentano di esercitare il giornalismo con autonomia e dignità”. Vuol dire scuole di buon livello aperte a molti e una professione in cui si entra perché si è bravi. Vuol dire anche poter lavorare liberi e in condizioni giuste. Il mondo dell’informazione sta cambiando molto. Cambiano il modo in cui i giornali guadagnano, il modo in cui si lavora nelle redazioni e il modo in cui le persone leggono, guardano e ascoltano. I giornalisti devono produrre sempre più contenuti, sempre più in fretta e su sempre più canali, come siti, social e televisione. Per Mucciante le scuole “hanno il dovere di innovarsi, aggiornando le competenze e preparando i giovani alle trasformazioni delle redazioni e ai nuovi scenari tecnologici”. Per questo a Perugia la Scuola sta preparando “nuovi percorsi didattici sulla verifica delle fonti aperte, sull’analisi delle immagini, sui linguaggi social e sui formati brevi, sugli ambienti digitali e sulla produzione audiovisiva”. Gli studenti imparano quindi a controllare che le informazioni trovate su internet siano vere e a capire se una foto è autentica. Imparano anche a raccontare le notizie sui social e in video. Il risultato, spiega il presidente, deve vedersi nel lavoro di tutti i giorni: “nella qualità delle fonti, nell’accuratezza del racconto, nella separazione tra informazione e pubblicità”. Per arrivarci servono insegnanti che lavorano ogni giorno nelle redazioni, contatti con il mondo del lavoro, strumenti adatti e uno studio continuo. Il presidente ha poi parlato di un problema che riguarda tutto il sistema dell’informazione: la sostenibilità delle scuole di giornalismo, cioè la possibilità per queste scuole di andare avanti nel tempo con i soldi necessari. Una formazione seria ha dei costi e, per Mucciante, va protetta perché resti rigorosa, aggiornata e alla portata di tutti. “Se il peso ricade sempre di più sulle famiglie, rischiamo di selezionare i futuri giornalisti anche sulla base delle loro possibilità economiche, mentre l’informazione ha bisogno di voci che provengano da esperienze, territori e contesti sociali differenti”. Se studiare costa troppo, potrebbe diventare giornalista solo chi ha più soldi. Così si perderebbero le storie e i punti di vista di chi viene da luoghi e situazioni diverse. Secondo il presidente questa responsabilità va divisa tra istituzioni, editori (le aziende che pubblicano giornali e notiziari) e organismi della professione. Ogni scuola, ha aggiunto, deve essere giudicata con attenzione per i risultati e la qualità che raggiunge, ma deve anche avere le risorse giuste per lavorare. Mucciante ha definito le scuole di giornalismo “un presidio della democrazia”, perché è proprio “dalla qualità dell’informazione che dipende la capacità dei cittadini di comprendere il mondo e compiere scelte consapevoli”.