A Bolzano arriva WeNews, sito di notizie scritte con AI. Il sindacato: “Rischi per democrazia e sicurezza”

WeNews, sito di informazione che dichiara di realizzare i propri contenuti utilizzando fonti aperte, come giornali e comunicati stampa, successivamente controllati dall’intelligenza artificiale, è approdato in Trentino-Alto Adige. L’arrivo della piattaforma ha spinto il Sindacato Giornalisti del Trentino-Alto Adige Südtirol a diffondere una nota con cui esprime “vivo allarme” per l’avvio dell’attività del portale in regione. Nel comunicato, diffuso venerdì 10 luglio 2026, il sindacato riferisce che WeNews farebbe capo a un editore, o presunto tale, con sede a Hong Kong, in Cina. La nota evidenzia inoltre che i nomi indicati come autori degli articoli pubblicati sul sito non risulterebbero appartenere a giornalisti. Tra gli aspetti richiamati dal Sindacato Giornalisti del Trentino-Alto Adige Südtirol figura anche l’utilizzo di articoli e comunicati provenienti da fonti aperte. Secondo il comunicato, la vicenda ha suscitato preoccupazione all’interno del sindacato regionale e della Fnsi e potrebbe interessare anche gli editori rappresentati dalla Fieg, in relazione all’utilizzo gratuito di articoli dei quotidiani senza l’indicazione della fonte. Il sindacato richiama inoltre l’attenzione sulle regole che disciplinano il settore dell’informazione. Nel comunicato si legge: “La notizia oltre a provocare vivo allarme nel Sindacato regionale e nella Fnsi e possiamo immaginare anche dagli editori della Fieg, per l’utilizzo gratuito degli articoli dei quotidiani senza citarne la fonte, pone problemi di democrazia e di sicurezza nazionale, perché in mancanza di provvedimenti governativi e parlamentari, qualsiasi soggetto basato in uno Stato estero può fondare un sito giornalistico in Italia e non rispettare le regole alle quali sono tenuti i professionisti dell’informazione e gli editori e veicolare contenuti fake”. La nota si conclude affermando: “Situazione tanto più allarmante nel contesto geopolitico in cui si trova l’Italia in questo momento storico”.
Trump convoca quattro giornalisti del New York Times in tribunale a Manhattan

Quattro giornalisti del New York Times sono stati convocati davanti a un gran giurì federale nell’ambito di un’indagine avviata dopo la pubblicazione di articoli dedicati al nuovo Air Force One, il Boeing 747-8 donato dal Qatar agli Stati Uniti per l’utilizzo presidenziale. I mandati di comparizione, firmati dal procuratore federale di Manhattan Jay Clayton, chiedono ai reporter di testimoniare su una “presunta violazione della legge penale federale”, senza indicare quali siano i reati contestati. I provvedimenti riguardano i giornalisti Julian E. Barnes, Eric Lipton, Tyler Pager ed Eric Schmitt, autori di servizi nei quali venivano riportate informazioni sulle caratteristiche del nuovo aereo presidenziale. Secondo quanto pubblicato dal quotidiano, il velivolo sarebbe privo di alcuni sistemi di difesa avanzati installati sugli Air Force One utilizzati finora, compresi dispositivi antimissile e altre tecnologie di protezione. Gli articoli riferivano inoltre che, durante un recente viaggio internazionale, il presidente Donald Trump avrebbe lasciato la Turchia utilizzando il precedente Air Force One. La scelta, secondo fonti citate dal New York Times, sarebbe stata suggerita dai servizi segreti, che avrebbero ritenuto il vecchio velivolo più sicuro per quel trasferimento. Le informazioni pubblicate dal quotidiano provenivano da fonti rimaste anonime e riguardavano aspetti considerati sensibili per la sicurezza della presidenza degli Stati Uniti. Prima dell’uscita di uno degli articoli, un alto funzionario dell’FBI avrebbe contattato un giornalista e un dirigente del New York Times chiedendo di sospendere la pubblicazione perché legata a una questione di sicurezza nazionale. Secondo la ricostruzione del giornale, il funzionario non avrebbe spiegato nel dettaglio le ragioni della richiesta e avrebbe anche domandato di conoscere l’identità delle fonti, ricevendo un rifiuto. I mandati di comparizione prevedono che i quattro reporter si presentino davanti al gran giurì federale a Manhattan. In alcuni casi, secondo quanto riferito dal New York Times, gli atti sarebbero stati consegnati direttamente da agenti federali che si sono presentati nelle abitazioni dei giornalisti. La direzione del quotidiano ha criticato l’iniziativa dell’amministrazione. Il responsabile legale del New York Times, David McCraw, ha definito i mandati “una straordinaria escalation”. In una nota ha dichiarato: “La comparsa di agenti federali delle forze dell’ordine sulla soglia di casa dei giornalisti dovrebbe sconvolgere la coscienza di ogni americano che crede nella Costituzione e nella libertà di stampa che essa tutela”. McCraw ha aggiunto: “I nostri giornalisti riportano i fatti e promuovono il diritto del pubblico americano di sapere come opera il proprio governo e come vengono utilizzati i soldi dei contribuenti. Questo atto sfacciato non dovrebbe essere considerato altro che un tentativo di impedire al pubblico di sapere cosa sta succedendo nel proprio Paese, intimidendo i giornalisti e impedendo loro di svolgere il proprio lavoro”. Dal Dipartimento di Giustizia è arrivata una replica attraverso la portavoce Emily Covington, che ha precisato: “I giornalisti non sono gli obiettivi, bensì coloro che divulgano informazioni classificate”. La portavoce ha aggiunto: “Apprezziamo e valorizziamo l’importante ruolo che la stampa svolge in questo Paese, ma anche il Dipartimento di Giustizia ha un ruolo fondamentale nel garantire che coloro a cui sono affidati i segreti della nostra nazione utilizzino tali informazioni in modo appropriato. Riconosciamo che ci può essere una naturale tensione, ma non ignoreremo la legge”. Il caso si inserisce in un contesto di altri procedimenti che negli ultimi mesi hanno coinvolto testate giornalistiche statunitensi. In precedenza il Dipartimento di Giustizia aveva richiesto la testimonianza di giornalisti del Wall Street Journal e del Washington Post, ritirando successivamente i mandati dopo l’opposizione presentata dalle due redazioni. Parallelamente, il New York Times è parte di diversi contenziosi giudiziari con l’amministrazione statunitense, tra cui quelli relativi all’accesso dei cronisti al Pentagono e ad altre controversie aperte con il governo federale. (Credits foto: Doug Mills/The New York Times)
Il Cdr di Repubblica chiede a Orfeo di lasciare subito la direzione, ma lui respinge le accuse

Repubblica vive una giornata di forte tensione interna. È in corso l’assemblea di redazione chiamata a votare una mozione di sfiducia nei confronti del direttore dimissionario Mario Orfeo, dopo l’annuncio del suo futuro passaggio al gruppo Qn Media. La votazione si concluderà in serata. La richiesta di interrompere subito la guida del quotidiano è arrivata nella riunione di redazione della mattina, quando il Comitato di redazione (Cdr) ha chiesto a Orfeo di lasciare l’incarico prima della nomina del successore. Secondo la ricostruzione pubblicata da Professione Reporter, a parlare per primo è stato Matteo Pucciarelli, rappresentante del Cdr, che avrebbe detto: “Riteniamo che non sia opportuno che tu da oggi faccia il giornale. È venuta meno la fiducia, non si possono avere due padroni”. Sempre secondo la stessa ricostruzione, tra il direttore e i rappresentanti della redazione sarebbe seguito un confronto particolarmente acceso, anche sul piano personale. Orfeo avrebbe respinto le contestazioni e annunciato iniziative nei confronti del rappresentante sindacale, prima di dare regolarmente avvio alla riunione. Nel pomeriggio l’assemblea dei giornalisti è stata convocata per esprimersi su un documento che richiama il “palese conflitto di interessi” tra la direzione del quotidiano e il futuro incarico annunciato da Orfeo in un gruppo editoriale concorrente. Nel testo si legge: “L’assemblea delle giornaliste e dei giornalisti di Repubblica, considerato il palese conflitto di interessi tra la direzione di Repubblica e il futuro e annunciato incarico in un gruppo editoriale concorrente, sfiducia il direttore dimissionario Mario Orfeo”. Il documento aggiunge inoltre che il direttore “ha risposto mancando di rispetto all’intero Comitato di redazione, quindi alla redazione tutta”, parlando di una “totale incompatibilità ambientale” tra il direttore uscente e la redazione. Il Cdr sarebbe inoltre intenzionato a chiedere all’amministratrice delegata Mirja Cartia d’Asero di sospendere Orfeo dalle funzioni di direttore fino alla nomina del successore, affidando temporaneamente la guida del giornale ai vicedirettori. Secondo quanto avrebbe spiegato lo stesso Orfeo ai colleghi, la decisione di lasciare la direzione sarebbe legata anche alla volontà di non gestire una fase nella quale potrebbero essere previsti interventi sull’organico. Una prospettiva che avrebbe aumentato le preoccupazioni all’interno della redazione. La fase di cambiamento coinvolge anche Lirio Abbate, che ha deciso di lasciare Repubblica per diventare vicedirettore de Il Giornale, con delega alle inchieste investigative e giudiziarie. In un’intervista, Abbate ha spiegato che il rapporto professionale con Orfeo si era progressivamente deteriorato e che aveva iniziato a valutare nuove opportunità dopo essere stato escluso, a suo giudizio, dalle principali scelte editoriali. L’offerta è arrivata da Tosinvest attraverso Giampaolo Angelucci, che gli ha proposto il nuovo incarico nel quotidiano diretto da Tommaso Cerno. Abbate ha accettato firmando una lettera preliminare. Lo stesso giornalista ha però raccontato di essere rimasto sorpreso dalle dimissioni di Orfeo, aggiungendo che, se fossero arrivate prima, probabilmente non avrebbe lasciato Repubblica. L’accordo con il nuovo editore, tuttavia, era già stato definito. Intanto continua la ricerca del nuovo direttore. Tra i nomi circolati nelle ultime ore figurano Stefano Cappellini, Carlo Bonini e Claudio Tito come possibili candidature interne, mentre tra i profili esterni vengono indicati Emiliano Fittipaldi, Marco Damilano e Fabio Vitale. Tra le indiscrezioni è comparso anche Giuseppe De Bellis, attuale Executive Vice President Sport, News & Entertainment di Sky Italia. Tuttavia, durante la riunione sarebbe stato riferito che l’azienda avrebbe già individuato il successore di Orfeo e che sarebbero necessari solo alcuni giorni per completare i passaggi tecnici prima dell’annuncio ufficiale. Al momento non sono arrivate conferme ufficiali su questa ricostruzione. La vicenda rappresenta il primo momento di forte confronto tra la redazione e la nuova proprietà di GEDI dopo l’acquisizione da parte di Antenna Group. Nel documento approvato dopo le dimissioni del direttore, i giornalisti chiedono anche un progetto editoriale per il futuro del quotidiano e un confronto con il nuovo editore. È atteso a Roma martedì il presidente di Antenna Group, Theodore Kyriakou.
Netflix apre all’informazione con i video di grandi editori internazionali

Netflix amplia la propria offerta e dal 3 agosto introdurrà sulla piattaforma una nuova selezione di video brevi realizzati da importanti editori e media internazionali. I nuovi contenuti saranno disponibili per tutti gli abbonati negli Stati Uniti, in Canada, nel Regno Unito, in Irlanda, in Australia e in Nuova Zelanda. L’iniziativa rappresenta una nuova fase per Netflix, che oltre a serie televisive, film, documentari e programmi di intrattenimento offrirà anche clip della durata compresa tra tre e venti minuti. I video saranno dedicati a diversi argomenti, tra cui cucina, viaggi, moda, benessere, design e spettacolo, con l’obiettivo di ampliare le possibilità di scelta degli utenti. I contenuti arriveranno grazie ad accordi con numerosi editori e media company. Tra questi figurano BuzzFeed, Condé Nast, Hearst Magazines, PMX, divisione di Penske Media, People Inc. e Tastemade. All’interno del catalogo saranno presenti video provenienti da marchi conosciuti come Architectural Digest (AD), Bon Appétit, Condé Nast Traveler, Vanity Fair, Vogue, Wired, Cosmopolitan, Elle, Harper’s Bazaar, Billboard, Rolling Stone, The Hollywood Reporter, Variety, Entertainment Weekly, Food & Wine, InStyle, People e Travel + Leisure. Nel catalogo saranno inseriti sia video già pubblicati in passato sia nuove serie che continueranno ad essere aggiornate nel tempo. Tra i programmi annunciati figurano “Open Door” di AD, “I Draw, You Cook” di BuzzFeed, “Where is the Lie” di Elle, “My Life in Pictures” di People e “Struggle Meals” di Tastemade. Con questa novità la piattaforma punta ad aumentare il tempo che gli utenti trascorrono ogni giorno davanti ai propri contenuti. L’introduzione dei video brevi arriva dopo gli investimenti effettuati dall’azienda anche nel settore dei video podcast e conferma la strategia di ampliare l’offerta oltre ai contenuti tradizionali. La scelta richiama il modello dei servizi specializzati nei video online, in particolare YouTube, che continua a rappresentare uno dei principali concorrenti nel settore. Secondo i dati Nielsen relativi ad aprile negli Stati Uniti, YouTube ha raggiunto una quota del 13,4% del tempo dedicato alla visione televisiva, mentre Netflix si è fermata al 7,8%. La stessa Netflix aveva già indicato YouTube come una delle principali sfide per il proprio business durante la presentazione dell’offerta per Warner Bros. Discovery.
Mario Orfeo lascia Repubblica, i giornalisti chiedono un nuovo direttore e un piano industriale

Repubblica chiede un nuovo direttore e un piano industriale dopo l’addio di Mario Orfeo. La richiesta arriva dalla redazione del quotidiano attraverso un comunicato approvato dall’assemblea con 256 voti favorevoli, 8 astensioni e un voto contrario. Nel documento, i giornalisti si rivolgono all’editore Theo Kyriakou e alla nuova amministratrice delegata Mirja Cartia D’Asero, chiedendo la presentazione di un piano industriale. La redazione parla della necessità di “un serio progetto di rilancio che coinvolga” i giornalisti del quotidiano e considera urgente anche la nomina di un nuovo direttore, dopo la decisione di Mario Orfeo di lasciare la guida di Repubblica. Orfeo ha annunciato che da settembre assumerà il ruolo di direttore editoriale del gruppo di Leonardo Del Vecchio. Prima di intervenire durante l’assemblea della redazione, ha incontrato il comitato di redazione, spiegando di non essere mai stato coinvolto nei progetti del nuovo editore, nonostante l’esperienza maturata negli anni, anche durante il periodo trascorso in Rai, dove ha ricoperto gli incarichi di direttore del Tg1, del Tg3 e direttore generale. Nel confronto con i giornalisti, Orfeo ha inoltre ribadito di non aver mai voluto essere ricordato come il direttore dei tagli al personale. Ha anche spiegato di aver dato la propria disponibilità a restare alla guida di Repubblica fino alla scadenza del periodo di preavviso, prevista per settembre. Una possibilità che, secondo quanto riportato nel comunicato approvato dall’assemblea, non è condivisa dalla redazione. Dopo l’annuncio delle dimissioni di Orfeo è arrivata anche la posizione dell’editore Gedi, espressa attraverso una nota ufficiale. Nel comunicato si legge: “Prendiamo atto della decisione di Mario Orfeo e desideriamo ringraziarlo per il lavoro svolto con professionalità e dedizione, rivolgendogli i migliori auguri di successo per il prosieguo del suo percorso professionale”. La società aggiunge inoltre che: “La storia cinquantennale di la Repubblica proseguirà nel solco della sua tradizione di qualità dell’informazione, forte del valore dei suoi giornalisti e di un piano di investimenti e crescita su cui il gruppo è al lavoro”.
Mario Orfeo si dimette da Repubblica e passa a QN Media

Mario Orfeo lascerà la direzione di Repubblica e dal 9 settembre assumerà il ruolo di Direttore Editoriale di QN Media, il gruppo editoriale che pubblica Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno e QN. La nomina rientra nel progetto di sviluppo avviato dall’editore Leonardo Maria Del Vecchio, che punta a riorganizzare il gruppo e a rinnovare l’offerta informativa. Nel nuovo incarico, Mario Orfeo lavorerà al fianco dell’editore Leonardo Maria Del Vecchio e dell’amministratore delegato con il compito di coordinare la strategia editoriale e seguire i nuovi progetti di crescita. Il piano prevede anche il lancio, nel prossimo autunno, del nuovo QN, destinato a trasformarsi in una testata di opinione di fascia alta, con un linguaggio contemporaneo e l’obiettivo di rivolgersi anche a un pubblico più giovane. La direttrice responsabile delle testate del gruppo resterà Agnese Pini, che continuerà a guidare il lavoro giornalistico dei quotidiani e parteciperà al progetto di rinnovamento. Il piano comprende una nuova veste grafica ispirata ai principali quotidiani europei, una maggiore attenzione alla leggibilità dei contenuti e una piattaforma digitale completamente riprogettata insieme all’edizione cartacea. Il progetto prevede inoltre che Il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno mantengano il proprio ruolo nell’informazione locale, rafforzando il legame con i rispettivi territori. Le tre testate entreranno in un ecosistema editoriale digitale pensato per raggiungere nuovi lettori e sviluppare ulteriori opportunità di crescita. Nel comunicato diffuso dal gruppo viene spiegato che: “Nel nuovo ruolo, Mario Orfeo affiancherà l’editore, Leonardo Maria Del Vecchio, e l’amministratore delegato, nel percorso di crescita del gruppo, con una funzione di indirizzo e di coordinamento della strategia editoriale e dei nuovi progetti di sviluppo”. Lo stesso comunicato aggiunge che “Agnese Pini è confermata Direttrice Responsabile delle testate del gruppo e contribuirà all’ambizioso progetto di rilancio del nuovo QN”. Con questo passaggio, Mario Orfeo, che ha 60 anni, conclude l’esperienza alla guida di Repubblica, incarico assunto il 7 ottobre 2024 dopo Maurizio Molinari. Al momento non è stato comunicato il nome della persona che assumerà la direzione del quotidiano. Negli ultimi giorni alcuni organi di stampa hanno pubblicato indiscrezioni secondo cui le dimissioni di Orfeo sarebbero collegate a presunte incomprensioni con il nuovo editore di Repubblica, Theodore Kyriakou, proprietario del gruppo Antenna, che a marzo ha acquisito GEDI, il gruppo editoriale di cui fa parte il quotidiano. Al momento non sono state rese note conferme ufficiali su questa ricostruzione. Nel corso della sua carriera, Mario Orfeo ha diretto numerose testate nazionali. È stato direttore de Il Mattino, Il Messaggero, Tg1, Tg2 e Tg3, diventando l’unico giornalista nella storia della Rai ad aver guidato tutti e tre i principali telegiornali della televisione pubblica. Tra il 2017 e il 2018 ha ricoperto anche l’incarico di amministratore delegato della Rai. In passato aveva già lavorato nella redazione di Repubblica, dove è rimasto dal 1990 al 2002 occupandosi prima della cronaca di Napoli, poi di sport, politica e infine del ruolo di caporedattore centrale. (In foto, Mario Orfeo – Roberto Serra/Getty Images)
Sole 24 Ore Business School si rinnova con Digit’Ed e 600 aziende partner

La Sole 24 Ore Business School cambia immagine e presenta un nuovo progetto di sviluppo realizzato insieme a Digit’Ed. Il rinnovamento del marchio arriva dopo un accordo tra le due società e apre una nuova fase per la scuola di formazione del Gruppo Il Sole 24 Ore. La Business School è una scuola che organizza master e corsi dedicati a chi vuole acquisire competenze per lavorare nelle aziende o migliorare la propria carriera. Ogni anno partecipano circa 10.000 studenti. L’offerta comprende più di 350 corsi e master, con 1.200 docenti e una rete di oltre 600 aziende che collaborano alle attività formative. Secondo i dati diffusi dalla scuola, il 90% degli studenti trova un lavoro o ne cambia uno entro quattro mesi dal termine del Master Post Laurea. Il nuovo marchio ha anche un significato legato alla storia recente della scuola. Nel 2022 il Gruppo Il Sole 24 Ore aveva deciso di tornare direttamente nel settore della formazione manageriale, cioè dei corsi dedicati a chi lavora o vuole lavorare nelle imprese. Questa decisione aveva dato origine a un confronto con Digit’Ed. In seguito le due società hanno raggiunto un accordo e oggi collaborano nello stesso progetto. L’intesa mette insieme le competenze delle due realtà. Digit’Ed si occupa della progettazione dei percorsi formativi e della formazione digitale, mentre il Gruppo Il Sole 24 Ore porta la propria esperienza nell’informazione economica e finanziaria. Lo scopo è offrire corsi che aiutino gli studenti ad acquisire competenze utili nel mondo del lavoro. “Una certezza guida questo percorso: la formazione non cambia nella sua identità. Valori, approccio learning by doing e centralità degli studenti restano al centro. Il rebranding valorizza oltre trent’anni di storia e li proietta in un modello più vicino al mercato del lavoro”, afferma Alice Acciarri, managing director della Sole 24 Ore Business School. Tra le novità c’è anche un aggiornamento dell’offerta formativa. I nuovi percorsi riguardano temi come il management, i finanziamenti europei, le risorse umane, la leadership, l’intelligenza artificiale, la sostenibilità, il management sanitario e il giornalismo economico. Entrano inoltre nella faculty giornalisti del Gruppo Il Sole 24 Ore insieme a manager e professionisti provenienti da diversi settori. Il progetto coinvolge anche Il Sole 24 Ore Professionale, l’area dedicata alla formazione di professionisti, imprese e Pubblica amministrazione. “La formazione si inserisce in un sistema integrato di prodotti e servizi che comprende informazione, soluzioni digitali e strumenti operativi, offrendo un supporto concreto alle organizzazioni che vogliono consolidare la propria leadership e governare i nuovi scenari competitivi”, dichiara Eraldo Minella, direttore generale Servizi Professionali e Formazione del Gruppo Il Sole 24 Ore. La scuola ha annunciato anche un rafforzamento del servizio che accompagna gli studenti nella ricerca di un impiego. Prosegue inoltre la collaborazione con oltre 600 aziende e associazioni di settore per favorire il collegamento tra formazione e mondo del lavoro.
Corriere della Sera amplia il progetto “Giochi” con eventi live e numeri speciali

Corriere della Sera porta il progetto Corriere Giochi anche fuori dal digitale con una serie di eventi dal vivo dedicati a chi ama quiz e giochi. Il primo appuntamento è in programma l’8 luglio nella Sala Buzzati di Milano, dove lettori, giornalisti, creator e ospiti si ritroveranno per partecipare a sfide di squadra e momenti di incontro. Corriere Giochi è una piattaforma che propone ogni giorno giochi e quiz online. Adesso il progetto si amplia con iniziative aperte al pubblico, trasformando le attività digitali in esperienze da vivere insieme. Durante il pomeriggio i partecipanti saranno divisi in squadre e prenderanno parte a diverse prove basate sia sui quiz della piattaforma sia su “Prima Pagina – Rivivi la storia con il grande giornalismo del Corriere”, il gioco da tavolo realizzato per celebrare i 150 anni di Corriere della Sera. La vittoria andrà alla squadra che riuscirà a collaborare meglio durante le sfide. All’evento parteciperanno anche alcune firme del quotidiano, tra cui Manuela Croci, Daniele Dallera, Angela Frenda, Mario Garofalo, Candida Morvillo, Fabrizio Roncone, Roberta Scorranese e Beppe Severgnini. Insieme a loro saranno presenti ospiti del mondo dello sport, della cultura e dello spettacolo, tra cui Simone Barlaam, Dino Meneghin, Maurizio Nichetti e Davide Oldani. La conduzione dell’incontro sarà affidata al vicedirettore Venanzio Postiglione. Al termine dell’iniziativa è previsto un aperitivo e tutti i partecipanti riceveranno un ricordo della giornata. Il progetto coinvolgerà anche l’edicola. Il 4 e l’11 agosto Corriere della Sera distribuirà gratuitamente insieme al quotidiano due numeri speciali di Corriere Giochi, ciascuno composto da 64 pagine dedicate a quiz e passatempi. Fino a metà agosto resterà inoltre disponibile, in abbinamento al giornale, anche il gioco in scatola “Prima Pagina. Rivivi la storia con il grande giornalismo del Corriere”. Il calendario degli eventi proseguirà poi il 3 e il 4 ottobre a Milano durante il COMBO Festival, manifestazione dedicata ai giochi da tavolo organizzata da Ludo Labo, Studiolabo e Cranio Creations. L’iniziativa rappresenta una nuova fase del progetto Corriere Giochi, che affianca alle attività online appuntamenti in presenza rivolti agli appassionati.
Sky acquisisce ITV Media per 1,6 miliardi: notiziari distinti fino al 2030

Sky, uno dei principali gruppi televisivi e media del Regno Unito, ha raggiunto un accordo per acquisire la divisione media e intrattenimento di ITV, storica emittente commerciale britannica, per 1,6 miliardi di sterline. L’operazione comprende ITV News, i canali televisivi gratuiti dell’emittente e la piattaforma di streaming ITVX, mentre ITV Studios, che produce programmi e serie televisive per broadcaster e piattaforme di tutto il mondo, resterà esclusa dalla vendita e diventerà una società indipendente. L’accordo dovrà essere approvato dagli azionisti di ITV, dall’autorità britannica per le comunicazioni Ofcom e dall’Autorità garante della concorrenza e dei mercati (CMA). Se arriveranno tutti i via libera previsti, il completamento dell’operazione è atteso nella seconda metà del 2027. Con l’acquisizione, Sky diventerà responsabile anche degli obblighi di servizio pubblico radiotelevisivo oggi assegnati a ITV e validi fino al 2034. Ciò significa che il gruppo dovrà continuare a garantire la trasmissione di notiziari nazionali e regionali imparziali, come previsto dalla normativa britannica sul servizio pubblico. Sky ha inoltre assicurato che ITV News e Sky News continueranno a operare con “identità editoriali distinte” almeno fino al 2030, mantenendo quindi redazioni separate. L’attuale contratto quinquennale tra ITV e ITN, la società che realizza i notiziari nazionali delle 13:30, delle 18:30 e delle 22:00 su ITV1, oltre ai notiziari di Good Morning Britain e a quelli regionali di Londra, scadrà alla fine del 2030. L’accordo non prevede clausole di recesso anticipato, perciò Sky subentrerà automaticamente nel contratto se l’acquisizione verrà completata. Gli altri notiziari regionali di ITV continueranno invece a essere prodotti direttamente dall’emittente. L’operazione comporterà anche una modifica nell’assetto societario di ITN. La quota del 40% oggi detenuta da ITV sarà suddivisa in parti uguali tra Sky e la nuova ITV Studios indipendente. Gli altri soci, Reuters, DMG e Informa, manterranno ciascuno la propria partecipazione del 20%. ITN continuerà inoltre a produrre i notiziari destinati anche a Channel 4 e Channel 5. Un portavoce di ITN ha dichiarato che il “modello unico” di “quattro redazioni nazionali editorialmente indipendenti sotto lo stesso tetto”, tra cui quella di Good Morning Britain, contribuisce alla “solidità dell’ecosistema dell’informazione del Regno Unito”. La fusione tra le attività di Sky e ITV darà vita alla più grande emittente commerciale del Regno Unito. Secondo quanto riportato da Deadline, il nuovo gruppo rappresenterà una quota complessiva del 6,5% del mercato pubblicitario britannico. Sky ha inoltre stimato risparmi annuali pari a circa 200 milioni di sterline, che saranno raggiunti entro il terzo anno successivo al completamento dell’operazione. L’azienda ha spiegato che la maggior parte delle riduzioni dei costi deriverà dall’ottimizzazione delle attività di marketing, delle piattaforme tecnologiche e dei contenuti non britannici. L’amministratrice delegata del gruppo Sky, Dana Strong, ha precisato che una “minoranza” dei risparmi ottenuti attraverso la riduzione del personale arriverà dall’eliminazione delle duplicazioni, “principalmente nelle funzioni aziendali e commerciali”. Attualmente Sky impiega circa 20.000 persone nel Regno Unito, mentre la divisione media e intrattenimento di ITV conta circa 2.400 dipendenti. L’annuncio arriva poche settimane dopo la decisione di Comcast, proprietaria di Sky, di avviare lo scorporo della propria divisione media in una società quotata in Borsa che comprenderà Sky e NBCUniversal. Parlando della collaborazione con NBCUniversal, Dana Strong ha dichiarato: “Condividiamo un patrimonio culturale comune, NBC e Sky. Entrambe le aziende si sono sempre impegnate con passione per offrire eventi sportivi e di intrattenimento ai consumatori”. Ha aggiunto: “Abbiamo una partnership molto solida, grazie alla quale abbiamo già lavorato insieme su contenuti importanti; alcuni dei nostri programmi di maggior successo, come The Day of the Jackal e SNL UK, sono stati realizzati in coproduzione con NBC”. La segretaria generale del National Union of Journalists (NUJ), Laura Davison, ha affermato che l’operazione arriva dopo mesi di indiscrezioni “che hanno causato incertezza e ansia tra i nostri membri”. “L’NUJ ribadisce la necessità che i nuovi proprietari preservino i posti di lavoro e investano nell’informazione locale e regionale che continua a servire il pubblico in tutto il Regno Unito”, ha dichiarato. Davison ha aggiunto: “Prendiamo atto dell’impegno a mantenere i canali ITV e ITVX in chiaro, a preservare la distinzione tra ITV News e Sky News e a garantire che ‘tutti gli impegni di servizio pubblico radiotelevisivo continueranno a essere pienamente rispettati’, inclusi i notiziari e i programmi regionali”. “I nuovi proprietari devono dare seguito a queste promesse e gli organi di controllo devono fare il loro dovere esaminando rigorosamente l’accordo e tutelando l’interesse pubblico. Il sindacato continuerà inoltre a consultarsi e a sostenere i propri iscritti per garantire che i loro diritti e le loro condizioni di lavoro siano protetti sotto la nuova proprietà”. L’ex direttore del Financial Times, Lionel Barber, ha commentato su X: “La fusione tra Sky e ITV è un evento di grande importanza, che va ben oltre il prezzo di acquisizione di 1,6 miliardi di sterline. Segnala un consolidamento dei media, come l’acquisizione di CBS News e CNN da parte di Skydance, nella corsa alle economie di scala. Importanti implicazioni per la raccolta di notizie e per Channel 4 e BBC. Restate sintonizzati!”. Anche la presidente della Commissione Cultura, Media e Sport della Camera dei Comuni, Dame Caroline Dinenage, ha sottolineato il ruolo delle autorità di controllo. “Le notizie di oggi riflettono la necessità, da parte delle emittenti britanniche, di accelerare la propria crescita per poter competere al meglio con i giganti globali dello streaming multimediale”, ha affermato. “Un’entità più grande potrebbe avere maggiore influenza per attrarre sia il pubblico che i ricavi pubblicitari. Con un consolidamento di quote di mercato così importante, le autorità di regolamentazione, la CMA e l’Ofcom, dovranno esaminare attentamente la situazione per assicurarsi che l’accordo sia nel migliore interesse del pubblico”. “Gli spettatori vorranno anche essere rassicurati sul fatto che non ci saranno ripercussioni sui loro programmi preferiti e potrebbe esserci anche preoccupazione nel settore per l’impatto sui posti di lavoro”. “Sarà importante avere al più presto dei chiarimenti sul futuro di ITN, di cui ITV detiene il 40%, viste le implicazioni dell’accordo per il pluralismo dell’informazione. Anche il ruolo di ITV nella fornitura di
The Guardian accelera sul digitale: 55 nuove assunzioni tra UK, USA e Australia

The Guardian avvierà un piano di 55 nuove assunzioni a tempo indeterminato distribuite tra Regno Unito, Stati Uniti e Australia. I nuovi inserimenti interesseranno i settori editoriale, sviluppo prodotto, analisi dei dati e commerciale e fanno parte di un investimento multimilionario pensato per rafforzare il futuro della testata nel lungo periodo. L’obiettivo del progetto è rendere The Guardian “più visivo, digitale, globale e sperimentale”. Il piano rientra nel programma di trasformazione pluriennale conosciuto internamente come Project Berger, finanziato dal consiglio di amministrazione dello Scott Trust, la società proprietaria del giornale. Lo Scott Trust gestisce il fondo che sostiene economicamente il quotidiano, il cui valore lo scorso anno era pari a 1,25 miliardi di sterline. Alla guida dell’area commerciale del progetto è stato nominato James Fleetham, direttore pubblicitario del giornale. Una parte importante delle nuove assunzioni sarà dedicata alla crescita dei contenuti video e audio. Il Guardian vuole raggiungere un pubblico sempre più ampio utilizzando linguaggi diversi dal solo testo. Per questo motivo saranno rafforzate le attività dedicate ai video, ai podcast, ai contenuti per i social media e alle produzioni multimediali. Già nei mesi scorsi la testata aveva inserito sette nuove figure nel team audio e video, comprese due persone dedicate ai video collegati ai podcast sui social media e un professionista incaricato di contribuire alla realizzazione di un nuovo podcast video negli Stati Uniti. Durante quest’anno saranno creati altri ruoli per sostenere la produzione di video dedicati ai commenti, agli approfondimenti e allo sport. È inoltre in fase di costituzione un nuovo team video negli Stati Uniti che lavorerà su inchieste visive, visualizzazioni dei dati e contenuti destinati alle piattaforme social. Nuove opportunità saranno disponibili anche all’interno di Guardian Studios, il polo dedicato ai progetti giornalistici incentrati sui video e sulle personalità. La direzione degli studi è stata affidata a Leah Green, già impegnata in passato nei podcast Today in Focus e Comfort Eating with Grace Dent, rientrata al Guardian dopo un periodo trascorso lontano dalla testata. Nel corso del Congresso mondiale dei media WAN-IFRA di Marsiglia, la direttrice Katharine Viner aveva spiegato che il rapporto tra articoli scritti e altri formati di contenuto necessita di un riequilibrio. “Attualmente pubblichiamo ogni 24 ore l’equivalente di due romanzi. Sono davvero tante parole, e mi vanto di essere sempre aggiornato su tutto ciò che pubblichiamo, ma, sapete, pubblicare due romanzi ogni 24 ore è piuttosto impegnativo”. Viner aveva aggiunto: “Quindi penso che le proporzioni siano decisamente sbilanciate, e penso in particolare che la nostra presenza sui social media – siamo davvero molto forti nell’audio, siamo abbastanza forti nei video, ma penso che potremmo fare molto di più rivolgendoci a un pubblico più giovane o a un pubblico che desidera qualcosa di un po’ diverso“. Anche la redazione australiana avrà un ruolo centrale nello sviluppo della presenza del Guardian sui social media. L’Australia è infatti l’unica sede del gruppo a disporre già di professionisti dedicati esclusivamente a questo settore. Il team ha inoltre formato giornalisti delle redazioni britannica e statunitense per sviluppare competenze nella presentazione dei contenuti sulle piattaforme digitali. Sempre durante il congresso di Marsiglia, Viner ha parlato del rapporto tra giornalismo e creator digitali. “Ovviamente alcune di queste informazioni non sono basate sui fatti, e di alcune non ci si può fidare, ma ciò che hanno fatto è stato qualcosa che credo alcune testate giornalistiche non abbiano fatto, ovvero costruire relazioni strette con il loro pubblico, comprendere a fondo le piattaforme su cui operano, e in realtà penso che dovremmo unire i nostri valori giornalistici a questa comprensione”. La direttrice ha aggiunto: “Quindi, quello che stiamo cercando di fare è riflettere maggiormente su cosa significhi essere un influencer del Guardian, che aspetto avrebbe, un’informazione di cui ci si possa davvero fidare, ma che sia al contempo appropriata alla piattaforma”. Nell’anno finanziario 2024/25 The Guardian contava in media 1.671 dipendenti, di cui 913 nell’area editoriale e 758 nelle attività non editoriali. Se l’organico dovesse restare invariato, le 55 nuove assunzioni rappresenterebbero un incremento di circa il 3%. Presentando i nuovi investimenti, Katharine Viner ha dichiarato: “Essere innovativi è fondamentale per il futuro del Guardian. I nostri investimenti in corso mirano a compiere i prossimi passi di trasformazione, combinando la nostra reputazione globale per il giornalismo di altissima qualità e di maggiore impatto con un giornalismo più visivo, digitale, globale e sperimentale”. Ha inoltre aggiunto: “In un momento in cui le persone si trovano ad affrontare una crescente disinformazione e tecnologie divisive, il giornalismo è fondamentale per contrastarle. Queste nuove posizioni aiuteranno il Guardian a raggiungere questo obiettivo, servendo comunità e pubblico con un reale impatto globale”. Secondo i dati diffusi dalla testata, oltre l’80% delle entrate ottenute fuori dal Regno Unito non esisteva dieci anni fa. Nell’esercizio concluso il 31 marzo 2026, i ricavi provenienti dai lettori digitali, tra sostenitori ricorrenti e donazioni una tantum, sono aumentati del 17%, raggiungendo i 125 milioni di sterline. Anche l’amministratrice delegata Anna Bateson ha illustrato gli obiettivi del piano di crescita: “Con la crescente digitalizzazione e globalizzazione dell’attività del Guardian, intendiamo effettuare ulteriori investimenti per massimizzare la portata e l’impatto del giornalismo del Guardian e per garantire la sostenibilità finanziaria del giornale a lungo termine”. Bateson ha concluso: “Oltre a investire in posizioni editoriali di livello mondiale, investiremo anche in team di prodotto, ingegneria, commerciali e altri settori, per garantire di servire nuovi pubblici e mantenere il Guardian finanziariamente sostenibile a lungo termine”.