Corriere della Sera compie 150 anni, con eventi e pubblicazioni

Corriere 150 anni

Il Corriere della Sera festeggia 150 anni di storia con una serie di eventi, pubblicazioni e iniziative culturali organizzate a Milano e in tutta Italia per raccontare il passato del quotidiano e le sfide del futuro dell’informazione. Il primo numero del Corriere della Sera uscì il 5 marzo 1876. A un secolo e mezzo da quella data, il giornale fondato da Eugenio Torelli Viollier celebra l’anniversario con concerti, libri, documentari, mostre diffuse e nuovi progetti editoriali. L’obiettivo delle iniziative è ripercorrere la storia del quotidiano milanese e il suo legame con l’evoluzione della società italiana. Tra gli appuntamenti principali c’è il concerto celebrativo alla Scala di Milano, previsto per il 6 marzo. L’evento, intitolato “Corriere 150 anni. La libertà delle idee”, vedrà l’orchestra diretta dal maestro Alexander Soddy con musiche di Bellini e Wagner. Ospite d’onore sarà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Alla cerimonia parteciperanno anche il sindaco di Milano Beppe Sala, il sovrintendente del teatro Fortunato Ortombina, il direttore del quotidiano Luciano Fontana e il presidente di Rcs Urbano Cairo. Il concerto sarà trasmesso in diretta streaming sul sito del giornale. Le celebrazioni comprendono anche diverse pubblicazioni speciali. Tra queste il volume “Il mio Corriere della Sera”, che raccoglie testimonianze e ricordi di 150 personalità italiane e internazionali legate al quotidiano. Un’altra pubblicazione è “1876–2026, La storia nelle prime pagine del Corriere della Sera”, una raccolta delle copertine dedicate agli eventi che hanno segnato la storia negli ultimi 150 anni. Nel suo intervento introduttivo il direttore Luciano Fontana scrive: “Una selezione coinvolgente del mare di informazioni che ogni giorno ci inonda perché ‘al pubblico’ dovremo sempre rivolgerci con lo stesso rispetto e spirito d’indipendenza. È il miglior modo di contribuire alla crescita di italiani liberi e informati e collaborare alla crescita sociale e civile del Paese”. Per permettere ai lettori di rivivere i momenti più importanti della cronaca, dal 12 marzo saranno disponibili in edicola le copie anastatiche del Corriere della Sera. Si tratta di riproduzioni fedeli delle prime pagine dedicate a eventi storici come la nascita della Repubblica italiana, le guerre mondiali, l’attacco alle Torri Gemelle, l’emergenza Covid-19 e altri fatti di cronaca, sport e politica. Le uscite saranno organizzate in miniserie tematiche disponibili ogni giovedì. Il quotidiano racconterà la propria storia anche attraverso contenuti digitali. Sul sito e sui social saranno pubblicati i video del progetto “150 visioni di futuro”, in cui personalità di diversi settori raccontano la propria idea di futuro in clip di 150 secondi. Inoltre è stata realizzata la web serie “Il racconto del Corriere”, composta da dieci episodi condotti dal vicedirettore Venanzio Postiglione, che ripercorrono le tappe principali del giornale, dalla fondazione fino alle trasformazioni più recenti del mondo dell’informazione. Tra i progetti audiovisivi c’è anche il documentario “150 anni Corriere della Sera. Il racconto dell’Italia”, prodotto dalla Fondazione Corriere della Sera e diretto da Simona Risi, con la partecipazione di Neri Marcorè. Il film racconta il percorso del quotidiano attraverso le voci dei suoi giornalisti di ieri e di oggi. L’anteprima è prevista al cinema Anteo di Milano, mentre dal 7 marzo la proiezione sarà distribuita in 45 città italiane. Le celebrazioni coinvolgono anche la città di Milano con una mostra diffusa composta da installazioni tematiche realizzate dallo Studio Mario Cucinella Architects in collaborazione con il Comune. Le opere saranno collocate in diversi luoghi simbolici del capoluogo lombardo e accompagnate da una mappa digitale che guiderà i visitatori tra le tappe del percorso. Per ricordare la nascita del giornale, il 5 marzo i lettori troveranno in edicola una riproduzione fedele del primo numero del quotidiano come sovracopertina. La copia originale, pubblicata con doppia data 5-6 marzo 1876, era composta da quattro pagine e fu distribuita nelle strade di Milano da gruppi di strilloni davanti alla Scala e nella Galleria Vittorio Emanuele. Le iniziative per il 150° anniversario del Corriere della Sera includono anche incontri nelle città italiane con il progetto “Il Corriere racconta l’Italia”, un podcast dedicato all’innovazione tecnologica nel giornalismo e nuove collane editoriali dedicate al giornalismo d’inchiesta. A celebrare la ricorrenza saranno inoltre emessi un francobollo commemorativo da parte di Poste Italiane e una moneta d’argento dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, entrambe dedicate alla lunga storia del quotidiano milanese.

Gedi vende La Stampa al gruppo SAE di Leonardis

redazione La Stampa

Il Gruppo GEDI e il Gruppo SAE – Sapere Aude Editori hanno firmato il contratto preliminare per la cessione del quotidiano La Stampa, avviando il processo che porterà la storica testata torinese sotto il controllo di un nuovo editore entro il primo semestre del 2026. L’accordo è stato annunciato con una nota diffusa da Torino e Sassari. La cessione comprende la testata La Stampa, le testate collegate, tutte le attività digitali, il centro stampa, la rete commerciale dedicata alla raccolta pubblicitaria locale e le attività di staff e di supporto alla redazione. Si tratta quindi di gran parte delle strutture che permettono al giornale di essere scritto, stampato e distribuito. Il passaggio avverrà tramite una nuova società che sarà controllata dal Gruppo SAE, guidato dal presidente e amministratore delegato Alberto Leonardis. In questa società è previsto anche l’ingresso di investitori legati al territorio del Nord Ovest italiano. Il Gruppo SAE è già proprietario di diverse testate locali italiane. Tra queste ci sono La Provincia Pavese, Il Tirreno, La Nuova Sardegna, Gazzetta di Modena, Gazzetta di Reggio e La Nuova Ferrara. Con l’acquisizione de La Stampa, il gruppo amplierebbe la propria presenza nel settore dell’editoria giornalistica nazionale. La conclusione definitiva dell’operazione è prevista entro la prima metà del 2026, ma il passaggio dovrà prima completare alcune procedure previste dalla legge. Tra queste ci sono i passaggi sindacali e burocratici, necessari quando cambia la proprietà di una grande azienda editoriale. Intanto, all’interno della redazione del quotidiano torinese si sono avviati i primi incontri informativi. Il Comitato di redazione (Cdr) ha comunicato ai giornalisti che nel pomeriggio sarebbe stata convocata un’assemblea e che un incontro con l’azienda è previsto per la mattina successiva. Nel messaggio inviato ai giornalisti si legge: “Care colleghe e colleghi, si legge nel testo inviato dal cdr ai giornalisti, L’azienda ci ha comunicato che è stata firmata la cessione a Sae. In mattinata arriverà un comunicato congiunto Gedi-Sae. È stato firmato un preliminare e la vendita avverrà entro il primo semestre dell’anno. Abbiamo chiesto un incontro all’azienda, che avverrà domattina. Entro il pomeriggio convocheremo l’assemblea”. La notizia ha suscitato reazioni anche a livello istituzionale. Il presidente della Commissione Cultura ed editoria della Camera, Federico Mollicone, ha dichiarato: “Dopo la firma del contratto preliminare di cessione de ‘La Stampa’ tra il Gruppo Gedi e il Gruppo Sae, invitiamo nuovamente i vertici di Gedi in Commissione Editoria della Camera per fornire i chiarimenti necessari”. Anche la Federazione nazionale della Stampa italiana (Fnsi) ha commentato l’operazione. La segretaria generale Alessandra Costante ha definito l’accordo “cronaca di una cessione annunciata” e ha spiegato che il sindacato seguirà con attenzione i passaggi della vendita. Costante ha dichiarato: “La Federazione nazionale della Stampa italiana vigilerà con la dovuta attenzione e anche un rigore maggiore su ogni passaggio di questa cessione per numerosi motivi, ma essenzialmente perché è stata preceduta da indiscrezioni sulla consistenza economica del Gruppo acquirente, che ai tavoli sindacali dovrà dimostrare la capacità di pagare gli stipendi e mantenere l’occupazione tanto dei giornalisti quanto dei non giornalisti”. La Fnsi “sarà al fianco dell’Assostampa Subalpina e dei colleghi del Cdr della Stampa nella richiesta di un piano industriale, economico, progettuale ed editoriale solido, degno della tradizione della Stampa. Così come ci auguriamo – ha concluso Costante – che tutta questa operazione, compresa la cessione degli asset di Repubblica, per i quali Gedi sta trattando con l’imprenditore greco Kyriakou, non costituisca un cambio di posizionamento editoriale che avrebbe ripercussioni negative sul pluralismo dell’informazione”.

GB News aumenta ricavi del 66% nel 2025 e riduce perdite a 22 milioni di sterline

GB News

L’emittente britannica GB News ha aumentato i propri ricavi del 66%, superando i 26 milioni di sterline nell’anno concluso a maggio 2025, mentre le perdite annuali si sono ridotte a 22 milioni di sterline, con un calo del 34% rispetto all’anno precedente. Secondo i dati contenuti nel bilancio annuale, l’emittente – lanciata nel 2021 – ha registrato una crescita delle entrate grazie all’aumento dell’audience televisiva e al traffico online. Nonostante il miglioramento dei conti, dal debutto sul mercato la società ha accumulato perdite complessive per circa 131 milioni di sterline, sostenute dai principali investitori, tra cui Paul Marshall e la società di investimento Legatum Ventures. Nel dettaglio, i dati indicano che GB News ha raggiunto 3,7 milioni di telespettatori mensili entro la fine di maggio 2025, secondo le rilevazioni dell’ente britannico BARB, con una crescita del 18% su base annua. Anche la radio collegata all’emittente ha registrato un aumento dell’audience: 547.300 ascoltatori, in crescita del 5,6% secondo le stime di RAJAR. L’azienda ha inoltre segnalato un forte incremento della presenza sui social network. Il numero totale di follower ha raggiunto 6,1 milioni, con un aumento del 56,4% rispetto all’anno precedente. Parallelamente alla crescita delle entrate, la società ha ridotto alcune spese operative. La spesa salariale è diminuita di quasi 3 milioni di sterline, scendendo a 19,7 milioni di sterline nell’anno fino a maggio 2025. Anche l’organico complessivo è stato ridotto: i dipendenti sono passati da 311 a 263. Sul fronte digitale, l’emittente offre un servizio di abbonamento online che costa 5 sterline al mese e consente l’accesso completo ai contenuti del sito. Il marchio ha dichiarato di aver aumentato il fatturato in tutti i principali segmenti di attività, ma non ha fornito dati dettagliati sugli abbonamenti. Nel corso dell’ultimo anno è stato inoltre lanciato “Friends of GB News”, un livello di registrazione gratuito che permette maggiore interazione tra il pubblico e l’emittente. Secondo l’azienda, l’iniziativa ha raccolto oltre 50.000 iscrizioni. I dati di ascolto radiofonico indicano anche un’espansione significativa nel quarto trimestre del 2025. In quel periodo GB News Radio ha aumentato la propria portata settimanale del 44%, raggiungendo 672.000 ascoltatori e superando concorrenti come Times Radio e Talk, entrambe appartenenti al gruppo News UK. Anche il canale televisivo principale dell’emittente ha registrato risultati rilevanti negli ascolti quotidiani. Secondo i dati disponibili, GB News TV ha superato in media giornaliera il pubblico di BBC News Channel e Sky News, raggiungendo oltre un milione di spettatori al giorno. Nel rapporto annuale la società ha spiegato che il sostegno finanziario degli investitori rimane stabile. Nel documento si legge: “La società gode di un forte sostegno da parte dei suoi investitori e gli amministratori non hanno motivo di credere che il livello di questi contributi possa variare in modo significativo o essere ritirato prima che il Gruppo abbia le risorse per rimborsare l’investimento”. “Gli amministratori esaminano e aggiornano regolarmente le previsioni e le proiezioni dei flussi di cassa dell’azienda e monitorano i KPI; pertanto, gli amministratori hanno una ragionevole aspettativa che l’azienda disponga di risorse adeguate per continuare a operare nel prossimo futuro”.

Clickout Media compra siti di videogiochi, licenzia 20 giornalisti e adotta “autori AI”

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Diversi giornalisti di siti di videogiochi sono stati licenziati e sostituiti da autori creati con intelligenza artificiale, presentati online con nomi, fotografie e biografie che non appartengono a persone reali. Il caso riguarda alcune testate molto note nel settore dei videogiochi, tra cui The Escapist, Videogamer ed Esports Insider. Negli ultimi mesi questi siti sono stati acquistati dalla società Clickout Media, un’azienda che lavora nel campo del marketing digitale e della SEO, cioè le tecniche usate per far comparire i siti più in alto nei risultati dei motori di ricerca. Secondo diverse testimonianze provenienti dall’interno delle redazioni, dopo l’acquisizione circa 20 lavoratori tra redattori e collaboratori sarebbero stati licenziati. Alcuni freelance hanno raccontato che verso la fine dello scorso anno i siti hanno iniziato a pubblicare molti articoli su casinò online e scommesse, scritti con programmi di intelligenza artificiale. Successivamente, secondo le stesse fonti, i budget editoriali sono stati bloccati. Al personale rimasto sarebbe stato chiesto di candidarsi per nuovi ruoli in cui il compito principale sarebbe stato quello di formare e supervisionare autori generati dall’intelligenza artificiale. Uno dei siti coinvolti, Videogamer, esiste da oltre vent’anni e pubblica recensioni e guide dedicate ai videogiochi. In cima agli articoli compare un messaggio rivolto ai lettori che dice:“Puoi fidarti di VideoGamer. Il nostro team di esperti di gaming dedica ore a testare e recensire i giochi più recenti, per garantire che tu stia leggendo la guida più completa possibile. Non preoccuparti, tutte le immagini e i consigli sono unici e originali”. Negli ultimi mesi, tra gli autori del sito è apparso il nome Brian Merrygold. Nella sua biografia viene descritto come “un analista esperto di iGaming e scommesse sportive” e “un giocatore da sempre nel cuore”. Tuttavia alcuni servizi utilizzati per verificare immagini e testi indicano che la fotografia del profilo sarebbe stata creata con intelligenza artificiale. Anche la biografia e gli articoli pubblicati con il suo nome risulterebbero generati automaticamente. Un altro autore presentato sul sito si chiama Callum Mercer. Secondo strumenti di controllo simili, anche la sua immagine e i testi pubblicati risultano prodotti con intelligenza artificiale. Secondo una fonte informata sui cambiamenti avvenuti nelle redazioni, la reazione di parte del personale ai nuovi metodi di lavoro è stata descritta come “assoluto disgusto”. Le conseguenze dei cambiamenti sono emerse anche pubblicamente. Il collaboratore di The Escapist, Lloyd Coombes, ha scritto sui social: “Mi dispiace dire che il mio ruolo a The Escapist è in scadenza. Cerco altri ruoli nei media o nelle pubbliche relazioni dedicate ai videogiochi, e sono anche molto disponibile per opportunità freelance e simulazioni di recensioni!”. Anche il sito Esports News UK, che secondo alcune ricostruzioni sarebbe stato acquisito dalla stessa società, ha pubblicato un messaggio sulla piattaforma X: “Non ci sono parole per descrivere quanto sia frustrato e sconvolto dal fatto che i redattori siano stati licenziati dagli attuali proprietari di Esports News UK”. Uno degli episodi che ha attirato più attenzione riguarda una recensione del videogioco Resident Evil Requiem, pubblicata su Videogamer e firmata proprio dall’autore Brian Merrygold. La recensione è stata inserita anche su Metacritic, una piattaforma molto utilizzata dall’industria dei videogiochi che raccoglie le recensioni pubblicate dai media e calcola una media dei voti assegnati ai giochi. Dopo la pubblicazione, alcuni osservatori hanno segnalato che il testo mostrava caratteristiche tipiche dei contenuti prodotti con intelligenza artificiale. In seguito alla segnalazione, Metacritic ha deciso di rimuovere la recensione dal proprio sito. Il co-fondatore della piattaforma, Marc Doyle, ha spiegato in una dichiarazione: “Metacritic è una fonte di recensioni affidabile da un quarto di secolo e ha mantenuto un rigoroso processo di selezione quando ha aggiunto nuove pubblicazioni alla nostra lista di critici. Tuttavia, in alcuni casi, come la vendita di una pubblicazione o la sostituzione di uno staff di redattori, possono sorgere problemi come plagio, furto o altre forme di frode, tra cui le recensioni generate dall’intelligenza artificiale”. “La politica di Metacritic è quella di non includere mai una recensione di un critico generata dall’intelligenza artificiale su Metacritic e, se scopriamo che ne è stata pubblicata una, la rimuoveremo immediatamente e interromperemo i legami con quella pubblicazione a tempo indeterminato, in attesa di un’indagine approfondita.” La società Clickout Media si descrive come un’agenzia di pubbliche relazioni e marketing. Negli ultimi anni ha acquisito diversi siti legati alla tecnologia e ai videogiochi, tra cui Techopedia e Adventure Gamers. Secondo diversi rapporti del settore, dopo alcune acquisizioni le redazioni sono state ridotte e i siti hanno iniziato a pubblicare contenuti soprattutto su casinò online, criptovalute e poker, spesso prodotti con sistemi automatici. Il sito di videogiochi Kotaku ha descritto Clickout Media come un’azienda “particolarmente timida”, perché il suo nome appare raramente nelle pagine dei siti che acquista. Alcuni report hanno inoltre parlato di una pratica chiamata SEO parassitaria. In termini semplici significa acquistare siti già molto conosciuti e ben posizionati nei risultati dei motori di ricerca per usarli poi per pubblicare nuovi contenuti su argomenti diversi, come gioco online o criptovalute. Altri rapporti hanno suggerito che un gruppo di aziende collegato a Clickout Media avrebbe legami con piattaforme offshore di poker e criptovalute con licenza ad Anjouan, nelle Isole Comore. Molti di questi siti generano entrate attraverso link affiliati che portano i lettori verso piattaforme di casinò online. La rivista specializzata Press Gazette ha provato a contattare Clickout Media tramite gli indirizzi email disponibili e attraverso un modulo presente sul sito ufficiale dell’azienda, ma non ha ricevuto risposta. Secondo Patrick Garratt, caporedattore della newsletter sul settore dei videogiochi Knowledge, la situazione riflette una difficoltà più ampia nel mondo dei media. Ha dichiarato: “Come in tutti i media, la parola d’ordine attuale è ‘sopravvivenza’. La precarietà in questo ambiente è in costante peggioramento da molti anni e l’intelligenza artificiale generativa, come dimostra l’annuncio di Videogamer, sta diventando troppo allettante perché alcuni la ignorino in nome dell”efficienza’. “Questa riduzione del personale nei media dedicati al gioco è diffusa e negli ultimi anni abbiamo assistito a un duro colpo per diverse grandi operazioni americane”. (Foto creata con AI)

Il Fatto Quotidiano cresce del 9.2%, riduce il numero delle pagine e punta al web

FQ Redazione

Il Fatto Quotidiano riduce il numero di pagine nonostante un aumento delle copie diffuse nel 2025, secondo i dati certificati Ads. A dicembre 2025 il giornale ha registrato una crescita del +9,2% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, passando da 53.098 a 57.983 copie tra edicola e digitale. I numeri, diffusi dagli enti di certificazione, indicano che la testata diretta da Marco Travaglio è tra i quotidiani italiani con la crescita più alta nell’ultimo anno. Le copie comprendono sia la versione cartacea venduta in edicola sia gli abbonamenti digitali. Nonostante questo risultato, il giornale tornerà al formato delle origini. Nell’editoriale del 28 febbraio, intitolato “Parliamo un po’ di noi”, il direttore ha annunciato che il quotidiano avrà 16 pagine nei giorni feriali e 20 pagine nel fine settimana e nelle occasioni speciali. Il numero degli articoli resterà quasi invariato, ma i testi saranno più brevi. Le rubriche verranno riorganizzate e le firme storiche resteranno presenti. Alcuni contenuti non compariranno più nell’edizione cartacea: i programmi televisivi, le pagine dedicate a moda e motori e parte delle recensioni culturali saranno pubblicati sul sito internet del giornale. Secondo quanto spiegato nell’editoriale, la decisione nasce da due fattori principali. Il primo riguarda la riduzione dei tempi di lettura del pubblico. Il secondo è l’aumento dei costi di produzione, come carta e stampa. Il direttore ha ricordato che una copia digitale produce circa un quarto dei ricavi rispetto a una copia cartacea. Il quotidiano punta ad ampliare il numero di abbonamenti digitali fino a quota 100.000, indicata come obiettivo per garantire stabilità economica. (In foto, la redazione de Il Fatto Quotidiano)

Paramount compra Warner Bros per 111 miliardi di dollari

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La Paramount Skydance ha superato Netflix nella corsa per l’acquisto di Warner Bros Discovery, dopo che il consiglio di amministrazione di Wbd ha definito l’ultima offerta della società guidata dalla famiglia Ellison una “Proposta Superiore”. Secondo quanto comunicato, Netflix ha annunciato di non voler aumentare la propria proposta economica, rinunciando così alla competizione. La decisione è arrivata dopo che il board di Warner Bros Discovery ha preferito l’offerta di Paramount Skydance, pari a 31 dollari per azione, rispetto a quella precedente presentata dalla piattaforma di streaming. Nel comunicare il ritiro, Netflix ha dichiarato: “La transazione che avevamo negoziato avrebbe creato valore per gli azionisti”. La società ha però precisato che “al prezzo richiesto per eguagliare l’ultima offerta di Paramount Skydance, l’accordo non è più finanziariamente attraente”. E ancora: “Riteniamo che saremmo stati dei validi custodi dei marchi iconici di Warner Bros. e che il nostro accordo avrebbe rafforzato l’industria dell’intrattenimento, preservando e creando più posti di lavoro nel settore della produzione negli Stati Uniti. Ma questa transazione è sempre stata un’opzione ‘nice to have’ al giusto prezzo, non un ‘must have’ a qualsiasi prezzo”. La proposta complessiva di Paramount per acquisire Warner Bros Discovery è pari a 111 miliardi di dollari. L’operazione prevede la nascita di un gruppo con ricavi annuali stimati intorno ai 70 miliardi di dollari, capace di produrre e distribuire contenuti cinematografici, televisivi e sportivi su scala globale. Con l’acquisizione, Paramount potrà controllare l’intero catalogo di Warner Bros Discovery, che comprende marchi cinematografici e televisivi di rilievo internazionale, oltre al servizio streaming Hbo Max e all’emittente televisiva Cnn. L’offerta sarà ora sottoposta al voto dell’assemblea degli azionisti di Warner Bros prevista per il 20 marzo. In caso di approvazione, inizierà il percorso di autorizzazione da parte delle autorità competenti, comprese quelle Antitrust, che dovranno valutare l’impatto dell’operazione sul mercato dell’intrattenimento e dell’informazione. Netflix, nel suo comunicato, ha inoltre evidenziato: “L’attività di Netflix è sana, solida e in crescita organica, sostenuta dal nostro catalogo e dal nostro servizio di streaming leader del settore. Quest’anno investiremo circa 20 miliardi di dollari in film e serie di qualità e amplieremo la nostra offerta di intrattenimento. In linea con la nostra politica di allocazione del capitale, riprenderemo anche il nostro programma di riacquisto di azioni” e “continueremo a fare ciò che abbiamo fatto per oltre 20 anni: soddisfare i nostri membri, far crescere la nostra attività in modo redditizio e generare valore per gli azionisti a lungo termine”.

Paramount presenta una nuova offerta per comprare Warner Bros. Discovery, già promessa a Netflix

WBD

È arrivata una nuova offerta per Warner Bros. Discovery e adesso la decisione finale si avvicina. Nella notte tra il 23 e il 24 febbraio è scaduto il termine di sette giorni che Netflix aveva concesso a Warner Bros. Discovery per parlare con Paramount Skydance e ricevere un’ultima proposta. Proprio allo scadere del tempo, la nuova offerta è stata consegnata. Per capire cosa sta succedendo, si può immaginare una grande azienda come una casa molto importante che due compratori vogliono acquistare. Netflix ha già firmato un accordo per comprare Warner Bros. Discovery per 82,7 miliardi di dollari. Questo accordo è stato accettato dal consiglio di amministrazione, ma deve ancora essere approvato dagli azionisti, cioè dai proprietari delle azioni della società. L’assemblea che dovrà votare è stata convocata per il 20 marzo. Nel frattempo, Paramount Skydance non si è ritirata e ha lavorato a una proposta alternativa. Secondo fonti statunitensi, l’offerta potrebbe superare i 100 miliardi di dollari. Inoltre, PSKY avrebbe previsto anche il pagamento della penale da 2,8 miliardi di dollari che WBD dovrebbe versare a Netflix se decidesse di annullare l’accordo già firmato. Netflix ha spiegato di aver concesso una “waiver”, cioè un permesso temporaneo che sospende alcuni obblighi contrattuali. In pratica, per una settimana Warner Bros. Discovery è stata libera di parlare con Paramount Skydance senza violare l’intesa già sottoscritta. Durante questo periodo, se fosse arrivata una nuova offerta, WBD avrebbe dovuto comunicarla a Netflix. Nel comunicato ufficiale, Netflix ha dichiarato: “Abbiamo l’unico accordo firmato e raccomandato dal board con WBD, ed è il nostro l’unico percorso certo per generare valore per gli azionisti di WBD […] l’operazione Netflix è incentrata su crescita, opportunità e su un rinnovato impegno nella creazione di film e contenuti televisivi di livello mondiale, non su consolidamento e licenziamenti […] al contrario, Paramount Skydance è fuorviante nei confronti degli azionisti di WBD sui reali rischi normativi che l’operazione comporta a livello globale […] I finanziamenti esteri alla base dell’offerta di Paramount Skydance stanno già sollevando serie preoccupazioni in materia di sicurezza nazionale e il gruppo è ben lontano dall’aver ottenuto tutte le autorizzazioni regolatorie necessarie. La sua proposta comporta significative sovrapposizioni orizzontali che preoccuperebbero le autorità antitrust a livello globale […] Paramount Skydance ha promesso una rapida riduzione della leva finanziaria dopo la fusione, obiettivo che potrebbe essere raggiunto solo attraverso tagli occupazionali senza precedenti […] un piano industriale che dipende da 16 miliardi di dollari di risparmi di costo dovrebbe rappresentare un inequivocabile campanello d’allarme per regolatori, decisori politici, sindacati e creativi […] la solida generazione di cassa di Netflix sostiene la nostra struttura di offerta interamente in contanti, preservando al contempo un bilancio sano e la flessibilità necessaria per cogliere future priorità strategiche”. Warner Bros. Discovery ha intanto confermato di aver ricevuto la proposta rivista di PSKY proprio allo scadere dei sette giorni. L’importo non è stato reso pubblico. Il consiglio di amministrazione ha comunicato che sta esaminando l’offerta con i propri consulenti finanziari e legali. Nella nota ufficiale si legge: “A seguito dell’interlocuzione con PSKY durante il periodo di deroga limitata di sette giorni, abbiamo ricevuto una proposta rivista da parte di PSKY per l’acquisizione di WBD, che stiamo esaminando in consultazione con i nostri consulenti finanziari e legali. Aggiorneremo i nostri azionisti dopo la revisione da parte del Board. L’accordo di fusione con Netflix rimane in vigore e il Board continua a raccomandare l’operazione con Netflix. Agli azionisti di WBD si consiglia di non intraprendere alcuna azione in questo momento in merito all’offerta pubblica di acquisto modificata di PSKY”. Adesso la procedura prevede un altro passaggio importante: Netflix ha quattro giorni di tempo per decidere se pareggiare l’offerta rivale o presentare un rilancio. Dopo questo eventuale confronto finale, la parola passerà agli azionisti il 20 marzo. In quella data sarà presa la decisione definitiva sull’operazione di acquisizione.

OpenAI prepara il suo primo device con ChatGpt

Sam Altman

OpenAI potrebbe lanciare entro il 2027 il suo primo dispositivo hardware con ChatGpt, un altoparlante intelligente progettato per vedere e interpretare l’ambiente grazie a una fotocamera integrata. Secondo quanto riportato dal sito The Information, l’azienda specializzata in intelligenza artificiale starebbe preparando l’ingresso nel settore dei dispositivi fisici, dopo mesi di indiscrezioni. Il prodotto sarebbe uno smart speaker pensato per competere con gli Amazon Echo di Amazon. Il progetto nascerebbe dalla collaborazione con Jony Ive, ex responsabile del design di Apple e fondatore delle startup LoveFrom e io Products. Secondo le informazioni pubblicate, io Products sarebbe stata acquisita da OpenAI per 6,5 miliardi di dollari. Il nuovo dispositivo dovrebbe avere un prezzo compreso tra i 200 e i 300 dollari. L’elemento centrale sarebbe la presenza di una fotocamera capace di osservare ciò che accade intorno. In modo semplice: lo speaker non solo ascolterebbe la voce, ma potrebbe anche “vedere” una stanza, un oggetto o un documento, e fornire risposte in tempo reale attraverso ChatGpt. Il progetto dello smart speaker non sarebbe l’unico in sviluppo. Sempre secondo The Information, OpenAI starebbe lavorando anche a un paio di occhiali intelligenti, pensati per competere con i Ray-Ban Meta di Meta. Il lancio di questi occhiali non sarebbe previsto prima del 2028. (In foto, Sam Altman, Ceo di OpenAI)

Reporter del Washington Post perquisita, giudice blocca l’analisi del materiale

Hannah Natanson

Un giudice federale ha vietato al Dipartimento di Giustizia di esaminare i dispositivi elettronici sequestrati alla reporter del Washington Post Hannah Natanson e ha stabilito che sarà il tribunale a controllare se al loro interno ci siano documenti collegati a un’indagine sulla sicurezza nazionale. La decisione riguarda il caso della giornalista del The Washington Post, Hannah Natanson, dopo una perquisizione effettuata dall’Federal Bureau of Investigation il 14 gennaio nella sua abitazione. Gli agenti stavano indagando su un consulente esterno del governo accusato di aver trattenuto materiale classificato. Durante l’operazione sono stati sequestrati telefono, computer portatili, un registratore, un disco rigido esterno e un orologio. Il giudice federale William Porter ha deciso che i dispositivi non potranno essere analizzati direttamente dal governo. Sarà invece il tribunale a verificare, in modo controllato, se nei file siano presenti documenti legati all’inchiesta sulla sicurezza nazionale. In questo modo, il controllo avverrà sotto la supervisione della corte. Nel suo provvedimento, Porter ha criticato il governo per non aver citato il Privacy Protection Act del 1980 nella richiesta di mandato di perquisizione. Questa legge serve a proteggere il lavoro dei giornalisti e i materiali raccolti durante le loro attività. Il giudice ha sottolineato che il caso coinvolge diritti garantiti dal Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, che tutela la libertà di stampa. “Questa omissione ha seriamente compromesso la fiducia del tribunale nelle comunicazioni del governo in questo procedimento”, ha scritto Porter nel documento ufficiale. Il giudice ha inoltre evidenziato che un’analisi senza limiti da parte del governo potrebbe violare le tutele costituzionali della giornalista. Nei giorni precedenti, Porter aveva riconosciuto che Natanson era stata “sostanzialmente privata del lavoro di una vita” a causa del sequestro dei suoi strumenti professionali, che per un reporter sono essenziali per comunicare con le fonti e scrivere articoli. L’executive editor del Washington Post, Matt Murray, aveva definito l’operazione dell’FBI “straordinaria e aggressiva” e aveva espresso preoccupazione per il rispetto delle garanzie costituzionali legate al lavoro giornalistico. Dopo la decisione del giudice, il quotidiano ha definito il provvedimento una “vittoria”, sia per la testata sia per Natanson. “Consentire al governo di esaminare il suo telefono metterebbe a rischio l’identità delle sue fonti e potrebbe avere un effetto dissuasivo su future fonti che desiderino parlare con i reporter”, ha dichiarato il giornale.

La Stampa, presidio a Torino per la vendita. I lavoratori chiedono garanzie

La Stampa flash mob

La protesta dei giornalisti e dei lavoratori del quotidiano La Stampa si è svolta questa mattina sotto Palazzo Civico a Torino, dove per la prima volta in 150 anni di storia il personale del giornale è sceso in piazza per chiedere certezze sul futuro della testata e sull’assetto proprietario. Il presidio si è tenuto davanti al municipio della città. I giornalisti e i dipendenti hanno partecipato numerosi. Hanno portato striscioni con scritte come “La Stampa è di tutte e tutti” e “Elkann i nostri valori non sono in vendita”. L’iniziativa arriva dopo settimane di indiscrezioni sulla possibile vendita del quotidiano e su cambiamenti nella proprietà. In una nota distribuita durante la manifestazione, il comitato di redazione ha spiegato le ragioni della mobilitazione. “I nostri valori non sono in vendita – sottolinea il comitato di redazione in una nota distribuita in piazza – da mesi lavoratrice lavoratori vivono in una condizione di profonda preoccupazione e chiedono informazioni chiare e ufficiali sul processo di vendita. Un timore che non riguarda soltanto il nostro futuro occupazionale, ma investe la qualità e la pluralità dell’informazione nel Paese”. Nel documento si legge anche: “Ancora oggi – prosegue il documento- durante una trattativa esclusiva viviamo in un continuo flusso di indiscrezioni contraddittorie e spesso silenti: crediamo sia doveroso che la proprietà confermi o smentisca con chiarezza le informazioni in nostro possesso, ovvero che alcuni improntarti imprenditori abbiano manifestato l’interesse per l’acquisizione de La Stampa”. La redazione ha annunciato uno stop simbolico alle attività per chiedere risposte. “La redazione oggi si ferma per chiedere risposte e garanzie sul suo futuro – si legge ancora nella nota – inoltre, riteniamo che chi vende non possa e non debba sottrarsi dall’assicurare garanzie sui livelli occupazionali e salariali, sulla conferma dei contratti in essere su un perimetro ben definito della cessione del ramo d’azienda e sui tempi certi: chiediamo di avere una data precisa di conclusione della due diligence in corso con il gruppo Sae e ancor prima la composizione della accordata acquirente”. Al presidio hanno partecipato rappresentanti politici di maggioranza e opposizione, assessori comunali e regionali, parlamentari e sindacalisti. Erano presenti anche l’Anpi, l’Ordine dei giornalisti del Piemonte e l’Associazione Stampa Subalpina. Intanto è stato fissato un incontro per il 13 marzo in Regione Piemonte, al quale prenderanno parte i sindacati e i rappresentanti dei giornalisti del quotidiano torinese, per è ottenere informazioni ufficiali sul processo di due diligence e sulla possibile acquisizione, oltre a chiarimenti sulle tutele occupazionali e contrattuali.