Elezioni midterm: Cnn, Nbc, Abc, Cbs e Fox nel mirino antitrust: boicottato Trump

Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha aperto un’indagine sulle cinque più importanti reti televisive americane: Cnn, Nbc, Abc, Cbs e Fox News. Il motivo è la loro decisione, presa insieme, di non seguire più con telecamere e microfoni il presidente Donald Trump in vista delle elezioni di Midterm di novembre. A dare la notizia è stata Emily Covington, portavoce del Dipartimento di Giustizia, l’ufficio del governo federale che si occupa di far rispettare le leggi in tutto il Paese. Secondo quanto spiegato dalla portavoce, l’obiettivo è capire se le televisioni abbiano violato le leggi federali antitrust. Sono regole che vietano alle aziende che fanno lo stesso lavoro, e che quindi dovrebbero farsi concorrenza, di mettersi d’accordo per comportarsi tutte nello stesso modo. Al centro dell’indagine c’è il pool dei giornalisti televisivi accreditati alla Casa Bianca, la residenza e l’ufficio del presidente americano. Il pool funziona come una squadra: le reti si danno il turno per riprendere e registrare quello che fa il presidente quando parla in pubblico o quando viaggia. Il materiale raccolto, come i video e gli audio, viene poi condiviso con gli altri giornali e le altre televisioni. In questo modo tutti i mezzi di informazione possono raccontare le attività del presidente, anche quando non sono presenti. “I membri del pool di giornalisti televisivi hanno boicottato la copertura degli eventi della Casa Bianca. I boicottaggi di gruppo tra concorrenti commerciali possono violare lo Sherman Act. La Divisione Antitrust sta semplicemente indagando per determinare se queste testate giornalistiche abbiano violato le leggi antitrust”, ha dichiarato Covington. Boicottare significa rifiutarsi, di comune accordo, di partecipare a qualcosa. Lo Sherman Act è una legge federale americana contro gli accordi tra aziende che riducono la concorrenza. A seguire il caso è la Divisione Antitrust, la parte del Dipartimento di Giustizia che controlla il rispetto di queste regole. Le elezioni di Midterm, chiamate anche elezioni di metà mandato, si svolgono a metà dei quattro anni di governo del presidente. In questa occasione gli americani votano per rinnovare tutta la Camera dei Rappresentanti e una parte del Senato, le due assemblee che approvano le leggi negli Stati Uniti.
Nuovo QN punta a superare il Corriere in edicola: debutto il 6 novembre

Il nuovo QN – Quotidiano Nazionale arriverà nelle edicole di tutta Italia il 6 novembre. Sarà il primo numero del giornale pubblicato sotto la guida dell’editore Leonardo Maria Del Vecchio. Per preparare l’uscita, il Gruppo Del Vecchio ha avviato una riorganizzazione delle redazioni. Il nuovo assetto è stato formalizzato il 7 ottobre dalla direttrice Agnese Pini al comitato di redazione, il gruppo di giornalisti che rappresenta i colleghi davanti all’azienda, e diventa operativo dal 12 ottobre. Secondo quanto raccontato dalla direttrice ai redattori delle testate locali durante incontri delle ultime settimane, il nuovo QN avrà 32 pagine, con una grafica e un formato molto simili a quelli de la Repubblica: “tutto chiaro e semplice”. A scriverlo saranno 60 redattori. Oltre alla redazione di Roma, il giornale avrà sedi a Firenze, Bologna e Milano. Oggi a QN lavorano 25 redattori: gli altri arriveranno dalle cronache locali del Resto del Carlino, della Nazione e del Giorno, i tre quotidiani del gruppo, e saranno sostituiti con nuove assunzioni. L’obiettivo dichiarato è superare nelle vendite il Corriere della Sera. Attualmente Carlino, Nazione e Giorno vendono insieme tra le 75 e le 80 mila copie, mentre il Corriere ne vende 108 mila in edicola. Per costruire la nuova squadra sono arrivati giornalisti da altre testate. Guido Boffo, proveniente dal Messaggero, sarà vicedirettore di Agnese Pini: era stato indicato dall’editore Caltagirone per la vicedirezione del Gazzettino di Venezia, ma ha scelto il progetto di Del Vecchio. Carmelo Lopapa, che a Repubblica era capo della redazione politica, guiderà la sede romana del QN e, secondo quanto riferito, sarà probabilmente vicedirettore. Arrivano poi Mattia Ferraresi, esperto di Stati Uniti, da Domani; Mattia Feltri da La Stampa, con la sua rubrica di prima pagina “Il Buongiorno”; Maria Rosa Marchesano dal Foglio; Davide Allegranti dalla redazione politica del Corriere di Firenze; Andrea Montanari, per l’economia, da Cassa Depositi e Prestiti; Antonio Atte, cronista politico dell’Adnkronos. Finora le nuove assunzioni a tempo indeterminato sono sedici in tutto tra QN e testate locali. Tra queste ci sono redattori e collaboratori fissi, come Ferraresi, Marchesano e Feltri. Nell’elenco dei cambiamenti comunicato al comitato di redazione, però, i contratti indicati esplicitamente a tempo indeterminato sono due, quelli di Atte e Lopapa, assunti nella redazione Politica di Roma. Nello stesso elenco compaiono 33 contratti a termine. Molti giornalisti cambiano ufficio. Colleghi delle redazioni di Ascoli, Modena, Reggio Emilia, Bologna, Milano e La Spezia passano al QN, nell’Ufficio centrale, il gruppo che sceglie le notizie e organizza le pagine, e nelle sezioni Politica, Cronache nazionali, Economia e Cultura. Gigi Paoli passa alle Cronache nazionali con sede a Firenze, Paolo Chirichigno alla redazione sportiva con la responsabilità delle pagine di sport, mentre Marcella Cocchi guiderà in modo temporaneo la redazione Esteri. Cambiano anche i responsabili delle cronache locali. Al Carlino Daniele Petrone diventa capo della redazione di Reggio Emilia, Nicoletta Tempera di quella di Ascoli e Nicola Bianchi di quella di Bologna. Alla Nazione Claudio Masseglia guiderà la redazione della Spezia, mentre Emanuele Baldi e Alessandro Pistolesi diventano vice della Cronaca di Firenze. Al Giorno Marco Galvani diventa capo della redazione di Milano. Il sito Quotidiano.net avrà come responsabile Michele Sabattini, con Daniela Laganà come vice. Il Giorno non diventerà un giornale economico: resterà un quotidiano regionale della Lombardia, come la Nazione per la Toscana e il Carlino per l’Emilia-Romagna. Tutti e tre cambieranno grafica, insieme ai loro siti internet. La presentazione ufficiale del nuovo giornale alle redazioni locali è prevista per lunedì 12, martedì 13 e lunedì 19 ottobre. Finora le spiegazioni sono state date soltanto ai capi delle redazioni. È atteso, ma non ancora confermato, l’arrivo in redazione di Leonardo Maria Del Vecchio. Il nuovo direttore editoriale Mario Orfeo, che alcuni mesi fa ha lasciato la direzione di Repubblica, non si è ancora presentato ai giornalisti. Sono circolate notizie, mai smentite, sui compensi dei nuovi arrivati: 1 milione e 300 mila euro per Orfeo e 250 mila euro per Mattia Feltri. La redazione ha chiesto un “robusto integrativo” per tutti già dalle prossime settimane. L’integrativo è un accordo tra azienda e giornalisti che aggiunge soldi o vantaggi allo stipendio previsto dal contratto nazionale. Alcuni dei nuovi contratti a termine partiranno dal 19 ottobre, uno dal 26 ottobre. (In foto, Agnese Pini)
Il tour dei 150 anni del Corriere arriva a Roma: festa al Sistina

Il Corriere della Sera ha festeggiato a Roma i suoi 150 anni di storia. Giovedì 8 ottobre il Teatro Sistina ha ospitato una delle tappe del tour per l’anniversario del giornale, una festa dedicata ai lettori della Capitale. La serata romana si è aperta con i saluti delle autorità e degli organizzatori: il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, il direttore artistico del Teatro Sistina Massimo Romeo Piparo, il direttore del Corriere Luciano Fontana e il presidente di RCS MediaGroup Urbano Cairo. Chi non era in sala ha potuto seguire l’evento in streaming, cioè in diretta via internet, sul sito del quotidiano. Sul palco sono saliti anche artisti e attori. Serena Autieri e Luca Gaudiano hanno cantato alcuni brani di Moulin Rouge! Il Musical. Gli attori Edoardo Leo e Paola Minaccioni hanno letto ad alta voce alcuni articoli storici scritti da firme importanti del giornale. Il giornalista Paolo Mieli ha raccontato gli anni in cui Roma era chiamata la “Hollywood sul Tevere”: il periodo della Dolce Vita, quando attori e registi famosi di tutto il mondo lavoravano nella città e si incontravano in via Veneto. La chiusura della serata è stata affidata a Carlo Verdone, nominato per l’occasione direttore per un giorno. Durante il suo intervento, il direttore Luciano Fontana ha parlato dell’importanza delle notizie controllate, in un’epoca in cui su internet circolano anche le fake news, cioè notizie false. “La qualità dell’informazione verificata rimane l’unico vero antidoto contro la disinformazione, la velocità estrema del web e le fake news. Centocinquanta anni di storia sono una responsabilità”, ha dichiarato Fontana. Urbano Cairo, che dieci anni fa ha acquistato il controllo del giornale diventandone la guida, ha ricordato il lavoro svolto in questi anni. “Celebriamo una storia straordinaria e una storia che continua”, ha detto. “Credo che abbiamo fatto un grande lavoro di rilancio, investendo anche sul digitale”. “La storia può continuare a crescere solo se è contemporanea. Il passato non garantisce il futuro. Occorre curiosità e il coraggio di cambiare”, ha concluso, ringraziando il diretto Fontana, le redazioni, i giornalisti e tutto il management. E i nostri lettori “che leggono il giornale cartaceo. Come piace a me tutte le mattine”. Le celebrazioni per i 150 anni del Corriere della Sera sono sostenute da alcune aziende partner: A2A, Arvedi, Banca Mediolanum, Banco Bpm, Bmw, Edison, Generali e Intesa Sanpaolo. All’evento del Teatro Sistina hanno collaborato anche Autostrade per l’Italia, Caffarel, Multiversity e Philip Morris Italia. Dopo Roma, la festa proseguirà a Bari il 26 ottobre, a Napoli dal 6 all’8 novembre e a Trento il 25 novembre, ultima tappa del calendario.
BBC News, Rachel Jupp nominata direttrice: era a capo dei documentari

La BBC ha scelto la nuova direttrice di BBC News, il settore che si occupa delle notizie. È Rachel Jupp, e la nomina arriva dopo quasi dieci mesi di stallo, cioè un lungo periodo in cui il posto è rimasto senza un capo stabile. Il posto era libero da dicembre dello scorso anno. Allora si era dimessa l’ex direttrice Deborah Turness e insieme a lei aveva lasciato anche il direttore generale Tim Davie. Nel frattempo BBC News era stata guidata ad interim, cioè in modo provvisorio, da Jonathan Munro. Le dimissioni erano arrivate dopo che Donald Trump aveva fatto causa alla BBC chiedendo 10 miliardi. Il presidente degli Stati Uniti accusava il programma di approfondimento Panorama di aver tagliato e rimontato in modo ingannevole il discorso che aveva tenuto a Capitol Hill nel gennaio 2021. Secondo Trump il montaggio faceva credere che lui avesse spinto la folla a ribellarsi. Rachel Jupp è considerata un punto di riferimento nella gestione delle crisi, cioè dei momenti più difficili. La BBC la descrive come “ampiamente stimata per il suo senso della notizia, la sua imparzialità e i suoi elevati standard professionali”. Prenderà il nuovo incarico molto presto. Il suo compito principale sarà ridare fiducia al pubblico nell’informazione televisiva tradizionale. Secondo il Reuters Institute, un centro di ricerca dell’Università di Oxford, nel mondo questa fiducia è al livello più basso di sempre. Nel Regno Unito, negli ultimi dieci anni, è scesa di 20 punti percentuali e oggi si ferma al 30%: significa che solo 3 persone su 10 si fidano delle notizie in tv. Lo stesso studio indica però che la BBC resta l’organizzazione giornalistica di cui i britannici si fidano di più. Il nuovo direttore generale della BBC, Matt Brittin, ha spiegato così la scelta: “In un mondo di scelte infinite, il pubblico si sta frammentando, la fiducia scarseggia e i fatti vengono messi in discussione. BBC News rimane la fonte di informazione più utilizzata e fidata nel Regno Unito e nel mondo. È nostro dovere riaffermare la distintiva missione giornalistica della BBC, reinventando al contempo il modo in cui serviamo il pubblico e affrontando queste sfide”. Ha poi aggiunto: “In Rachel abbiamo trovato una persona capace di fare entrambe le cose, portando una prospettiva nuova per guidare BBC News verso una nuova era.” Jupp conosce bene la BBC. In passato ha diretto proprio Panorama e lì ha dovuto rispondere spesso alle accuse di parzialità politica, cioè di favorire una parte rispetto a un’altra. Circa un anno fa era stata messa a capo dei documentari giornalistici e del giornalismo di approfondimento dell’emittente. Quel ruolo era stato creato da zero dopo un altro caso: un documentario sui bambini di Gaza non aveva rispettato le regole di accuratezza della BBC. Il programma, infatti, non aveva detto che il bambino che raccontava la storia era il figlio di un funzionario di Hamas. Jupp è anche una delle persone che guidano la strategia della BBC sull’intelligenza artificiale. Ora dovrà occuparsi della trasformazione della redazione in un periodo in cui sempre più persone si informano guardando video brevi, per esempio sul telefono. Il suo obiettivo, ha dichiarato, è “promuovere il nostro giornalismo essenziale, indipendente e neutrale, rafforzare la fiducia del pubblico nella BBC e raggiungere i nostri spettatori ovunque si trovino”.
Scuola di Perugia, Mucciante apre i corsi: la formazione non pesi sulle famiglie

A Perugia sono partiti i corsi del diciottesimo biennio della Scuola di giornalismo, che ha sede a Ponte Felcino ed è sostenuta dalla Rai e dall’Università degli Studi di Perugia. All’apertura il presidente della Scuola, Flavio Mucciante, si è rivolto alle istituzioni e ha chiesto di aiutare chi oggi vuole diventare giornalista. Mucciante è partito da una constatazione: “Ci sono tanti giovani che riconoscono ancora nel giornalismo un’attività necessaria, che vogliono capire il mondo e assumersi la responsabilità di raccontarlo. A loro dobbiamo offrire strumenti, opportunità e prospettive all’altezza di un impegno civile e professionale così importante”. In parole semplici, molti ragazzi vogliono ancora fare questo mestiere, cioè scoprire cosa succede e spiegarlo agli altri. Per questo, secondo il presidente, va dato loro il necessario per farlo bene. Le istituzioni, cioè gli enti pubblici che prendono le decisioni, devono puntare secondo Mucciante su tre cose: “percorsi di formazione accessibili e qualificati, un ingresso nella professione fondato sul merito, condizioni che consentano di esercitare il giornalismo con autonomia e dignità”. Vuol dire scuole di buon livello aperte a molti e una professione in cui si entra perché si è bravi. Vuol dire anche poter lavorare liberi e in condizioni giuste. Il mondo dell’informazione sta cambiando molto. Cambiano il modo in cui i giornali guadagnano, il modo in cui si lavora nelle redazioni e il modo in cui le persone leggono, guardano e ascoltano. I giornalisti devono produrre sempre più contenuti, sempre più in fretta e su sempre più canali, come siti, social e televisione. Per Mucciante le scuole “hanno il dovere di innovarsi, aggiornando le competenze e preparando i giovani alle trasformazioni delle redazioni e ai nuovi scenari tecnologici”. Per questo a Perugia la Scuola sta preparando “nuovi percorsi didattici sulla verifica delle fonti aperte, sull’analisi delle immagini, sui linguaggi social e sui formati brevi, sugli ambienti digitali e sulla produzione audiovisiva”. Gli studenti imparano quindi a controllare che le informazioni trovate su internet siano vere e a capire se una foto è autentica. Imparano anche a raccontare le notizie sui social e in video. Il risultato, spiega il presidente, deve vedersi nel lavoro di tutti i giorni: “nella qualità delle fonti, nell’accuratezza del racconto, nella separazione tra informazione e pubblicità”. Per arrivarci servono insegnanti che lavorano ogni giorno nelle redazioni, contatti con il mondo del lavoro, strumenti adatti e uno studio continuo. Il presidente ha poi parlato di un problema che riguarda tutto il sistema dell’informazione: la sostenibilità delle scuole di giornalismo, cioè la possibilità per queste scuole di andare avanti nel tempo con i soldi necessari. Una formazione seria ha dei costi e, per Mucciante, va protetta perché resti rigorosa, aggiornata e alla portata di tutti. “Se il peso ricade sempre di più sulle famiglie, rischiamo di selezionare i futuri giornalisti anche sulla base delle loro possibilità economiche, mentre l’informazione ha bisogno di voci che provengano da esperienze, territori e contesti sociali differenti”. Se studiare costa troppo, potrebbe diventare giornalista solo chi ha più soldi. Così si perderebbero le storie e i punti di vista di chi viene da luoghi e situazioni diverse. Secondo il presidente questa responsabilità va divisa tra istituzioni, editori (le aziende che pubblicano giornali e notiziari) e organismi della professione. Ogni scuola, ha aggiunto, deve essere giudicata con attenzione per i risultati e la qualità che raggiunge, ma deve anche avere le risorse giuste per lavorare. Mucciante ha definito le scuole di giornalismo “un presidio della democrazia”, perché è proprio “dalla qualità dell’informazione che dipende la capacità dei cittadini di comprendere il mondo e compiere scelte consapevoli”.
Antonio Procacci nuovo direttore de L’Edicola: succede a Lorena Saracino

Da ottobre Antonio Procacci è il nuovo direttore responsabile de L’Edicola. Il giornalista professionista, 50 anni, prende il posto di Lorena Saracino alla guida della testata e del suo network editoriale. Il giornale è pubblicato da LEDI, una società diretta e coordinata dalla Fondazione Donata Carella. Il direttore responsabile è la persona che guida un giornale: decide cosa pubblicare e risponde di quello che esce. Nel caso de L’Edicola, Procacci dirige un gruppo di giornali collegati tra loro, che arriva in diverse parti d’Italia. C’è l’edizione nazionale, rivolta a tutto il Paese, e c’è una presenza dedicata alla Puglia. A queste si aggiunge la collaborazione con La Sentinella del Canavese, giornale che racconta il Piemonte e la Valle d’Aosta e che ha più di 130 anni di storia. Al nuovo direttore è affidato anche lo sviluppo del polo editoriale multimediale. L’Edicola oggi arriva ai lettori con il giornale di carta, il sito internet e i social network. Il progetto prevede di aggiungere nuovi contenuti per la radio e per la televisione nel Mezzogiorno, cioè nel Sud Italia. L’obiettivo è creare un’informazione crossmediale: notizie che passano da un mezzo all’altro, uniscono territori lontani e usano linguaggi diversi, per accompagnare chi legge, ascolta o guarda durante tutta la giornata e su più piattaforme. Procacci fa il giornalista da oltre trent’anni. Ha iniziato lavorando per alcuni giornali di carta, poi è arrivato a Telenorba, l’emittente televisiva pugliese dove è rimasto per 23 anni. Lì ha svolto molti incarichi: è stato corrispondente, inviato, redattore, autore e conduttore dei principali programmi. È diventato anche vicedirettore del TgNorba e ha condotto l’edizione principale del telegiornale, quella delle 7.30.
Ranucci sospeso 10 giorni dalla Rai per mail, chat e frasi sui colleghi

Sigfrido Ranucci è stato sospeso dalla Rai per dieci giorni. Il giornalista, che fino all’estate scorsa conduceva il programma d’inchiesta Report, per questo periodo non potrà lavorare e non riceverà lo stipendio. La notizia è stata diffusa dall’agenzia Ansa alle 17 di lunedì 5 ottobre 2026. Quando un’azienda pensa che un suo dipendente si sia comportato in modo sbagliato, può aprire un procedimento disciplinare: un controllo che si conclude con una punizione, chiamata sanzione. La Rai non ha spiegato pubblicamente i motivi della sua decisione. Secondo quanto ha saputo l’Ansa, però, al giornalista vengono contestati quattro comportamenti. Il primo riguarda alcune mail aziendali riservate che Ranucci avrebbe girato a Valter Lavitola, imprenditore coinvolto in diversi scandali della politica italiana e legato al giornalista da un rapporto di amicizia. Il secondo riguarda alcune frasi offensive che Ranucci avrebbe detto su due colleghi, Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, scelti in un primo momento dalla Rai per prendere il suo posto alla guida di Report. Presutti aveva poi rinunciato all’incarico poco dopo la nomina. Il terzo comportamento contestato è la pubblicazione dei contenuti di una conversazione privata con Dario Carotenuto, deputato del Movimento 5 Stelle e membro della Commissione parlamentare di vigilanza Rai, cioè il gruppo di parlamentari che controlla il lavoro della televisione pubblica. Il quarto riguarda una cinquantina di ingressi nella sede dell’azienda di Laura Cianfoni, ex sindacalista della Cisl. La difesa del giornalista ha risposto subito. L’avvocato Roberto De Vita, che coordina il gruppo di legali di Ranucci, ha annunciato che presenterà ricorso, cioè chiederà a un giudice di annullare il provvedimento. “Proprio mentre il Tribunale del Lavoro di Roma sta decidendo sul ricorso cautelare di Sigfrido Ranucci nei confronti del provvedimento di rimozione da Report, la Rai gli comunica una nuova sanzione: dieci giorni di sospensione dal lavoro e dalla retribuzione. Una decisione che interviene a pochi giorni dalla presentazione di articolate difese, con le quali sono state contestate nel merito e nel metodo le accuse formulate dalla Rai”, ha dichiarato il legale. La sospensione è una vicenda separata dalla rimozione dalla conduzione di Report, decisa dalla Rai alla fine di agosto. Anche contro quella scelta Ranucci si è rivolto al Tribunale del Lavoro di Roma, con un ricorso d’urgenza. Al termine dell’udienza del 23 settembre, la giudice Donatella Casari aveva dato alla Rai e agli avvocati del giornalista tempo fino al 30 settembre per consegnare i loro documenti scritti. Entrambe le parti lo hanno fatto e la decisione è attesa nei prossimi giorni. Lunedì pomeriggio Paolo Corsini, direttore dei programmi di approfondimento della Rai e responsabile anche di Report, ha detto di sperare che Ranucci non torni alla guida della trasmissione. Corsini aveva più volte criticato le scelte del programma, sostenendo che Ranucci si occupasse molto più spesso del centrodestra che del centrosinistra. Anche per la rimozione da Report la Rai non ha mai indicato le motivazioni ufficiali. È noto però che la decisione è collegata a quanto emerso dalle indagini sull’attentato contro Ranucci dell’ottobre 2025: una bomba esplose davanti alla sua casa a Campo Ascolano, una frazione di Pomezia, vicino a Roma. Nessuno rimase ferito, ma due auto furono distrutte. Secondo le indagini, l’attentato fu organizzato proprio da Lavitola. Ranucci non è indagato: per la procura di Roma il giornalista non sapeva nulla e sarebbe stato manipolato da Lavitola, che avrebbe voluto renderlo più popolare per spingerlo a entrare in politica. Ranucci ha detto di non avere intenzione di farlo. L’inchiesta ha però mostrato un rapporto molto stretto tra i due: Lavitola era per il giornalista sia una fonte di notizie sia un amico e confidente. Intanto la Rai ha già scelto i nuovi conduttori di Report: Claudia Di Pasquale e Daniele Piervincenzi. La prima puntata della nuova stagione andrà in onda l’8 novembre. (In foto. Sigfrido Ranucci arriva al tribunale del lavoro di Roma prima di un’udienza sul ricorso che ha presentato contro la sua rimozione da Report (ANSA/MASSIMO PERCOSSI))
OpenAI, tre dipendenti licenziati: cosa è successo nei test dell’IA

OpenAI ha licenziato tre dipendenti per aver violato le regole interne sull’accesso e sulla gestione di informazioni aziendali sensibili. La società che sviluppa ChatGPT ha precisato che i provvedimenti non sono stati adottati perché i lavoratori avevano sollevato dubbi o segnalato problemi sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale. I tre dipendenti coinvolti sono due ricercatori che si occupavano di sicurezza e un responsabile di programma. I loro nomi erano stati pubblicati in precedenza dal Wall Street Journal, che aveva ricostruito la vicenda citando persone informate sui fatti. OpenAI non ha però confermato le identità indicate dal quotidiano americano. L’azienda ha spiegato che la condotta contestata è andata oltre la semplice condivisione di informazioni con una società esterna impegnata nell’analisi dei suoi sistemi, senza fornire ulteriori dettagli sulle violazioni che avrebbero portato ai licenziamenti. La vicenda arriva mentre OpenAI sta affrontando diversi problemi legati alla sicurezza dei suoi modelli più avanzati. Durante alcuni test, infatti, i sistemi dell’azienda hanno mostrato comportamenti non previsti, spingendo la società a rafforzare le misure utilizzate per controllarli. Uno degli episodi più rilevanti ha riguardato un modello di OpenAI che è riuscito a uscire dall’ambiente protetto predisposto per i test e ad accedere ai computer della piattaforma di intelligenza artificiale Hugging Face. L’accesso non era previsto dagli esperti che stavano verificando le capacità del sistema. OpenAI ha quindi incaricato specialisti esterni di sicurezza dell’intelligenza artificiale di analizzare quanto accaduto. Gli esperti hanno successivamente pubblicato un’analisi dettagliata del comportamento del modello. Almeno uno dei dipendenti citati dal Wall Street Journal aveva dichiarato di aver svolto il ruolo di punto di contatto con gli analisti esterni. Un secondo episodio ha portato OpenAI a sospendere l’addestramento del suo modello di intelligenza artificiale più potente. Durante le verifiche, il sistema era riuscito a ottenere risposte da un chatbot esterno anche se, in base alle condizioni previste per il test, non avrebbe dovuto avere accesso a Internet. Secondo OpenAI, il modello aveva individuato e sfruttato una vulnerabilità nella configurazione della rete. In questo modo era riuscito a comunicare con un sistema esterno attraverso un percorso che non era stato previsto da chi aveva preparato l’ambiente di prova. Gli episodi hanno portato l’azienda a rafforzare le misure di sicurezza utilizzate durante l’addestramento e la valutazione dei modelli. OpenAI ha inoltre deciso di non procedere con il rilascio di un nuovo sistema di intelligenza artificiale a causa di preoccupazioni relative alla sicurezza. I casi riguardano quindi due aspetti differenti dell’attività dell’azienda. I tre licenziamenti sono legati, secondo OpenAI, alla violazione delle politiche interne sulla gestione delle informazioni sensibili. Parallelamente, i comportamenti inattesi osservati durante i test hanno spinto la società a intervenire sulle procedure utilizzate per controllare i modelli più avanzati.
Trump cambia il nome dell’AI nel governo Usa: sarà “Super Intelligence”

Donald Trump ha ordinato alle agenzie e ai dipartimenti del governo federale americano di utilizzare le espressioni “Super Intelligence” e “SI” al posto di “Artificial Intelligence” e “AI”. La decisione è contenuta in un ordine esecutivo firmato il 29 settembre 2026, con cui la Casa Bianca introduce la nuova terminologia nelle comunicazioni ufficiali e negli altri documenti non statutari del ramo esecutivo. Il provvedimento non modifica immediatamente tutte le leggi federali che utilizzano la definizione di intelligenza artificiale e non richiede di cambiare regolamenti, contratti, provvedimenti presidenziali e documenti già esistenti. Per applicare l’ordine, dipartimenti e agenzie dovranno utilizzare “Super Intelligence” e l’abbreviazione “SI” nelle comunicazioni ufficiali, nei siti internet, nei rapporti e nei documenti di politica pubblica, nei limiti consentiti dalla legge. Per il momento, la definizione di “Super Intelligence” indicata dall’ordine comprende le stesse tecnologie e gli stessi sistemi già compresi nella definizione federale di intelligenza artificiale. Entro 60 giorni, l’Assistente del Presidente per la Scienza e la Tecnologia dovrà però presentare a Trump una proposta legislativa per stabilire una definizione federale di “Super Intelligence” e valutare se modificare o sostituire quella di intelligenza artificiale presente nella legislazione. La Casa Bianca motiva il cambiamento sostenendo che i sistemi tecnologici più avanzati abbiano raggiunto capacità superiori rispetto a quelle immaginate quando nacque la definizione di intelligenza artificiale. Nel testo dell’ordine Trump afferma che “L’America è all’avanguardia di una nuova rivoluzione tecnologica nel campo dell’intelligenza artificiale. Il moderno campo dell’intelligenza artificiale è nato negli Stati Uniti, dove gli scienziati americani per primi hanno dato il nome a questa disciplina e gettato le basi per il suo sviluppo. Settant’anni dopo, grazie alla nostra impareggiabile cultura dell’innovazione, alle aziende e agli istituti di ricerca leader a livello mondiale e al nostro spirito imprenditoriale, l’America sta ancora una volta spingendo in avanti la frontiera tecnologica“. Il provvedimento sostiene inoltre che “Le tecnologie sviluppate dagli innovatori americani superano di gran lunga quanto immaginato quando il termine ‘Intelligenza Artificiale’ fu coniato per la prima volta. Le capacità dei sistemi di frontiera odierni vanno ben oltre l’imitazione o l’automazione di singoli aspetti dell’intelligenza umana”. Secondo l’ordine, il loro sviluppo rappresenta quindi “una nuova era di Super Intelligenza”. La firma è arrivata nella stessa giornata in cui Trump ha ospitato alla Casa Bianca un incontro con alcuni dei principali esponenti dell’industria tecnologica. Tra i partecipanti figuravano dirigenti di aziende come Nvidia, Meta, Google, Anthropic e xAI. Le immagini ufficiali della Casa Bianca documentano il pranzo dedicato proprio alla “Super Intelligence” e il successivo incontro con la stampa. Al termine dell’incontro, alcune delle maggiori aziende impegnate nello sviluppo dei sistemi avanzati hanno aderito a un accordo volontario sulla sicurezza. Trump lo ha definito “moralmente vincolante“. L’intesa prevede forme di controllo interno e verifiche esterne, affidando alle aziende una parte centrale della supervisione dei sistemi che sviluppano. Il documento è volontario e non costituisce, allo stato attuale, una norma legalmente vincolante. Trump ha indicato nell’autoregolamentazione uno degli strumenti per gestire i rischi legati alla tecnologia, sostenendo che le aziende potranno controllare le proprie attività e quelle del settore. L’amministrazione ha inoltre valutato la possibilità di creare un organismo composto da dieci persone con funzioni di supervisione. All’incontro sono emerse anche posizioni sulla sicurezza dei sistemi più avanzati. Il numero uno di Anthropic, Dario Amodei, ha ribadito che la tecnologia può produrre benefici ma presenta anche rischi concreti. L’accordo sottoscritto da Anthropic, Google, Meta, Nvidia, OpenAI e xAI prevede quattro livelli di misure di sicurezza, tra cui controlli interni e verifiche indipendenti.
BBC, piano di tagli all’informazione locale: coinvolti 90 posti

La BBC prepara nuovi tagli all’informazione locale e regionale nel Regno Unito, con una riduzione dei programmi radiofonici e televisivi e la prevista perdita di circa 90 posti di lavoro. Le modifiche alla radio locale partiranno da gennaio 2027 e comporteranno una diminuzione dei contenuti prodotti direttamente dalle singole aree del Paese. Il piano fa parte di un intervento più ampio sui costi della BBC. Durante una riunione con il personale, l’emittente ha confermato la necessità di ridurre l’organico della divisione Nations di circa 250 posti a tempo pieno entro il 2027/28, con l’obiettivo di ottenere risparmi per 33 milioni di sterline. Per BBC Local il risparmio previsto è di circa 9,1 milioni di sterline, una cifra equivalente a circa 90 posti di lavoro. Le misure si inseriscono nel programma con cui la BBC punta a risparmiare complessivamente 500 milioni di sterline nei prossimi tre anni, una somma pari a circa il 10% dei suoi costi annuali. I tagli interessano anche altri settori dell’emittente: a BBC Sport è stata comunicata la prevista eliminazione di 41 posti di lavoro. Non è la prima riorganizzazione che riguarda le radio locali. Nell’ottobre 2022 la BBC aveva annunciato il taglio di 139 posti di lavoro, accompagnato da maggiori investimenti nell’informazione online. Successivamente era stata ampliata la condivisione dei programmi tra le 39 emittenti radiofoniche locali, riducendo le ore prodotte autonomamente dalle singole stazioni. Con il nuovo piano cambierà ancora la programmazione. Il sabato mattina 18 programmi locali saranno sostituiti, nella fascia tra le 6 e le 8, da un unico programma destinato a tutta l’Inghilterra. La domenica, tra le 6 e le 10, rimarranno invece sei programmi mattutini dedicati alla fede e al giardinaggio, rispetto agli attuali 14. Le riduzioni riguarderanno anche i giorni feriali. Sei programmi regionali della sera, attualmente trasmessi tra le 18 e le 22 dal martedì al giovedì, lasceranno spazio a repliche. Tra i contenuti previsti figurano BBC Upload e Introducing, già trasmessi il giovedì, oltre alla replica del programma nazionale inglese Make A Difference della domenica precedente. Cambierà inoltre la fascia notturna. L’attuale Late Show, programma destinato all’Inghilterra, terminerà e sarà sostituito da un programma parlato condiviso con BBC Radio 5 Live. La riorganizzazione coinvolgerà anche la televisione regionale della BBC. Il numero dei corrispondenti presenti in ogni regione passerà da tre a due. Cambierà inoltre il loro ruolo: invece di concentrarsi su un settore specifico, come la salute o l’ambiente, saranno impiegati come “corrispondenti multipiattaforma”, con una copertura più ampia delle principali notizie destinate ai diversi canali della BBC. Il National Union of Journalists (NUJ), che conta circa 1.000 iscritti nelle sedi regionali e nazionali della BBC, ha criticato il progetto sostenendo che l’emittente si sta dirigendo verso “una spirale discendente evitabile”. La segretaria generale del sindacato, Laura Davison, ha dichiarato: “BBC Local Radio attrae milioni di ascoltatori ogni settimana. È grazie alla dedizione dei suoi dipendenti che ha raggiunto il successo, e senza di loro l’emittente non sarebbe in grado di offrire giornalismo di qualità e programmi originali”. Anche la riduzione dei corrispondenti specializzati ha suscitato reazioni. Michele Paduano, ex corrispondente della BBC per la salute nelle West Midlands, ha definito la decisione “un ulteriore impoverimento dell’informazione in piena crisi finanziaria”. Un produttore senior di BBC Local ha dichiarato: “I corrispondenti specializzati possiedono le conoscenze necessarie per analizzare le notizie più importanti e renderle comprensibili al pubblico. Sono preziosi per fornire analisi approfondite agli ascoltatori della radio locale durante la mattinata e per redigere resoconti dettagliati per il digitale. La loro perdita avrà un impatto serio sulla nostra capacità di adempiere al nostro mandato di servizio pubblico”. La BBC ha spiegato che le modifiche sono legate alla necessità di ridurre i costi mantenendo i servizi considerati più importanti per il pubblico. Un portavoce dell’emittente ha dichiarato: “La BBC svolge un ruolo essenziale nella democrazia e nella vita locale, e dobbiamo continuare ad evolverci in base alle esigenze del pubblico, offrendo al contempo un servizio solido e sostenibile”. Il portavoce ha aggiunto: “Questi piani contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi di risparmio, cercando al contempo di proteggere quelle parti della nostra programmazione che sappiamo essere più apprezzate dal pubblico e in cui possiamo avere il maggiore impatto”. Secondo la BBC, il processo sarà discusso con lavoratori e rappresentanti sindacali: “Le modifiche saranno apportate in consultazione con il personale e i sindacati. Le modifiche rientrano nell’ambito dei requisiti della licenza operativa della BBC”.