Anthropic sceglie Milano come sesta sede europea dell’AI

Anthropic aprirà un nuovo ufficio a Milano, che diventerà la sesta sede europea della società specializzata in intelligenza artificiale dopo Londra, Dublino, Parigi, Zurigo e Monaco. L’annuncio è stato comunicato direttamente dal gruppo, che ha spiegato come il nuovo team italiano lavorerà insieme alle aziende del Paese e alla community nazionale di sviluppatori per sostenere la crescita dell’uso di Claude, il sistema di AI sviluppato dall’azienda, in modo responsabile. Secondo quanto riferito da Anthropic, il gruppo con sede milanese avrà il compito di aiutare imprese, ricercatori e professionisti italiani a utilizzare strumenti di AI generativa nelle attività quotidiane e nei progetti industriali. L’obiettivo indicato dalla società è anche quello di contribuire al confronto già aperto sul ruolo dell’intelligenza artificiale nel sistema produttivo e nella società italiana. La società ha inoltre reso noto di avere già avviato collaborazioni con alcune realtà italiane in diversi settori economici. Nel comparto finanziario sono state citate Generali Group e Unipol Group. Nel settore delle life sciences risultano coinvolte Angelini Pharma e Bracco Group. Tra le aziende attive nell’energia compare Enel Group, mentre nel settore automotive è stata indicata Pirelli. “Siamo in Italia – commenta Chris Ciauri, Managing director international di Anthropic – per accompagnare grandi aziende e supportare ricerca e cultura in una transizione sicura verso l’intelligenza artificiale. L’Italia è un Paese che ha sempre saputo accogliere trasformazioni profonde e siamo ottimisti riguardo a ciò che la frontier AI può offrire a questo Paese, a grandi gruppi industriali, imprenditori, università e istituzioni culturali”.
Scuola di Giornalismo, Perugia investe su IA e multimedialità

La Scuola di Giornalismo di Perugia avvia un nuovo progetto di sviluppo dedicato all’informazione audiovisiva, digitale e multipiattaforma. L’obiettivo annunciato dalla struttura è trasformare Villa Bonucci in un hub nazionale capace di unire il giornalismo professionale alle nuove tecnologie, con particolare attenzione all’intelligenza artificiale, ai linguaggi digitali e alla produzione crossmediale. Il percorso è stato illustrato dal presidente Flavio Mucciante durante il Comitato Direttivo convocato per l’approvazione del bilancio consuntivo 2025. L’annuncio arriva a pochi giorni dalla pubblicazione del nuovo bando per la selezione di 24 allievi praticanti della Scuola, aperto fino al 20 luglio. “Il rilancio della Scuola passa prima di tutto attraverso il rafforzamento del corpo docente con l’ingresso di alcune delle firme e dei volti più autorevoli del giornalismo italiano”, ha dichiarato Mucciante. Entrano infatti nell’offerta formativa Giovanni Floris di La7, Andrea Di Caro del Corriere della Sera, i giornalisti Rai Alberto Rimedio, Francesco Repice, Giorgia Cardinaletti, Alessio Zucchini e Marco Bariletti, insieme a Simona Rolandi, Michele Partipilo, Maria Gianniti, Giorgiana Cristalli, Francesca Romana Elisei e Giorgio Zanchini. Secondo il presidente della Scuola, non si tratta soltanto di ampliare il numero dei docenti, ma di rafforzare il ruolo dell’istituto nel settore della formazione giornalistica nazionale. “Il segnale concreto della volontà della Scuola di rafforzare il proprio posizionamento come luogo di eccellenza nella formazione, grazie al contributo di giornalisti impegnati ogni giorno sul campo, nel segno di solidità professionale e innovazione tecnologica”, ha spiegato Mucciante. Il progetto punta a preparare giornalisti capaci di lavorare con testi, immagini, video, audio, grafica e dati. Oggi, infatti, il lavoro dell’informazione richiede contenuti pensati per televisioni, siti internet, social network e piattaforme digitali, spesso con formati brevi e immediati. Mucciante ha sottolineato che la sfida principale resta quella di formare professionisti “credibili e autorevoli”, capaci di usare la tecnologia senza perdere il controllo umano sul lavoro editoriale. “Più crescerà la produzione automatica di contenuti più aumenterà il valore della responsabilità editoriale umana”, ha affermato. Negli ultimi mesi la Scuola ha adottato anche una nuova policy dedicata all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel giornalismo, in linea con la normativa italiana entrata in vigore sul tema. Tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027 è prevista inoltre la realizzazione di un laboratorio permanente dedicato all’IA, con una newsroom sperimentale destinata alla produzione crossmediale e al fact-checking avanzato. Il nuovo spazio, secondo quanto spiegato dalla direzione della Scuola, servirà anche a sviluppare regole e pratiche professionali per l’utilizzo corretto delle tecnologie digitali nell’informazione. Mucciante ha definito il progetto “una deontologia dell’intelligenza artificiale applicata al giornalismo”. La Scuola di Giornalismo di Perugia ha inoltre ricordato il risultato ottenuto da due praticanti dell’istituto, Mario Lucente e Alessio Castagnoli, vincitori della selezione nazionale promossa dal gruppo Gedi tra le Scuole di giornalismo accreditate. I due allievi hanno ottenuto le borse di studio assegnate ogni anno dal quotidiano La Repubblica in memoria del fondatore Eugenio Scalfari. (In foto, Villa Bonucci)
Papa Leone XIV presenta l’enciclica dedicata all’AI: il dibattito online supera le 38mila menzioni

Papa Leone XIV pubblicherà il 25 maggio la sua prima enciclica, intitolata “Magnifica humanitas”, dedicata al rapporto tra Intelligenza artificiale e tutela della persona umana. Il documento sarà presentato alle 11.30 nell’Aula Nuova del Sinodo in Vaticano, alla presenza dello stesso Pontefice. Secondo quanto comunicato dalla Sala stampa vaticana, è la prima volta che un Papa partecipa direttamente alla presentazione ufficiale della propria enciclica. La nuova enciclica affronta il tema della trasformazione digitale e del modo in cui le persone possono proteggere la propria dignità, i propri diritti e la propria libertà mentre l’AI entra sempre di più nella vita quotidiana. Oggi sistemi intelligenti vengono utilizzati per lavorare, studiare, scrivere testi, creare immagini, svolgere ricerche e prendere decisioni automatiche. Il testo di Papa Leone XIV si concentra proprio sulla “custodia della persona umana” in questo scenario tecnologico. Il documento è stato firmato il 15 maggio, data scelta nel 135° anniversario della Rerum Novarum di Papa Leone XIII, pubblicata nel 1891. Quella enciclica affrontava i grandi cambiamenti sociali provocati dalla rivoluzione industriale e dall’arrivo delle fabbriche e delle macchine nel mondo del lavoro. Con “Magnifica humanitas”, il Vaticano collega invece la riflessione della Chiesa alla nuova rivoluzione tecnologica guidata dall’Intelligenza artificiale. Alla presentazione parteciperanno rappresentanti della Chiesa, professori universitari ed esperti di tecnologia. Tra i relatori ci saranno il cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, e il cardinale Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. Interverranno anche la teologa britannica Anna Rowlands, docente della Durham University, e Leocadie Lushombo, esperta di teologia politica e pensiero sociale cattolico presso la Jesuit School of Theology della Santa Clara University in California. Tra gli ospiti è prevista anche la partecipazione di Christopher Olah, co-fondatore della società americana Anthropic e responsabile della ricerca sull’interpretabilità dell’Intelligenza artificiale. La sua presenza rappresenta una novità per la comunicazione vaticana, perché porta al centro del confronto anche uno dei protagonisti internazionali dello sviluppo dell’AI generativa. Olah è conosciuto per gli studi che cercano di comprendere il funzionamento interno delle reti neurali avanzate, un tema collegato alla trasparenza e alla sicurezza dei sistemi intelligenti. La conclusione dell’evento sarà affidata al cardinale segretario di Stato Pietro Parolin. Successivamente è previsto l’intervento finale e la benedizione di Papa Leone XIV. L’annuncio della nuova enciclica ha già generato una forte attenzione online. Secondo uno studio realizzato da Arcadia, tra il 17 e il 24 maggio le conversazioni digitali dedicate a “Magnifica humanitas” hanno raccolto 38.598 menzioni. Il picco più alto è stato registrato il 18 maggio, giorno dell’annuncio ufficiale del documento. Il report evidenzia che la keyword “Magnifica Humanitas” ha ottenuto un sentiment positivo dell’86,5%. Le conversazioni online hanno riguardato soprattutto i temi della spiritualità, della tecnologia, della fede e dell’etica digitale. Gli Stati Uniti risultano il Paese con il maggior numero di menzioni, pari al 31,3% del totale, seguiti dall’Italia con il 9,4%. Tra i Paesi più attivi compaiono anche Spagna, Colombia, Argentina, Messico, Brasile, Francia, Regno Unito e Città del Vaticano. L’evento sarà trasmesso in diretta da Tv2000 con uno speciale del programma “Chiesa viva” condotto da Gennaro Ferrara dalle ore 11 del 25 maggio. Sono previsti anche approfondimenti nel Tg2000 e nel Gr di Radio inBlu2000. La diretta sarà disponibile in streaming e on demand sulla piattaforma Play2000.
Google cambia Search con la nuova IA agentica, capace di agire da sola

Google vuole cambiare il modo in cui le persone cercano informazioni online e usare internet. L’azienda americana ha annunciato una nuova fase della propria intelligenza artificiale, chiamata IA agentica, che renderà la Ricerca Google più autonoma e capace di svolgere attività direttamente per gli utenti. La novità è stata presentata durante il Google I/O, l’evento annuale dedicato agli sviluppatori, dal Ceo di Google e Alphabet, Sundar Pichai. Per capire cosa sta cambiando, Google prova a trasformare l’intelligenza artificiale da semplice sistema che risponde alle domande a una sorta di assistente personale digitale. Fino a oggi molti sistemi di IA funzionavano come una chat: l’utente faceva una domanda e il programma rispondeva. L’IA agentica, invece, è progettata per fare un passo in più. Non si limita a parlare con l’utente, ma può anche svolgere compiti, cercare informazioni da sola, organizzare attività e seguire richieste nel tempo. È un po’ come chiedere a una persona di aiutare a preparare una ricerca scolastica. Non si limita a dare una risposta veloce, ma continua a lavorare, controlla dati, organizza le informazioni e aggiorna il lavoro quando serve. Google vuole portare questo sistema dentro Search, il suo motore di ricerca. Secondo l’azienda, la nuova Ricerca sarà capace di lavorare anche in background, cioè senza che l’utente debba restare continuamente davanti allo schermo. “AI Overviews conta ora oltre 2,5 miliardi di utenti attivi mensili. AI Mode ha superato il miliardo di utenti attivi mensili con un volume di richieste che è più che raddoppiato trimestre dopo trimestre dopo il lancio”, ha dichiarato Pichai durante l’evento. Il Ceo ha spiegato anche che oltre 900 milioni di persone utilizzano ogni mese Gemini, l’assistente di intelligenza artificiale sviluppato da Google. La funzione più importante annunciata si chiama Gemini Spark. Google la descrive come un assistente personale attivo “24 ore su 24, 7 giorni su 7”. Secondo l’azienda, questo sistema potrà aiutare le persone a cercare informazioni, organizzare compiti, controllare aggiornamenti e creare strumenti personalizzati per seguire attività nel tempo. Google ha spiegato che la nuova Search potrà creare automaticamente dashboard, promemoria e piccoli strumenti interattivi per aiutare gli utenti nelle attività quotidiane. “La Ricerca sarà più potente e utile che mai”, ha detto Pichai durante la presentazione. La strategia dell’IA agentica non riguarderà solo il motore di ricerca. Google vuole integrare questa tecnologia in molti altri prodotti. Tra le novità presentate c’è Ask YouTube, una funzione che aiuta gli utenti a trovare e riassumere video presenti sulla piattaforma. Arriva anche Docs Live, che permetterà di creare e modificare documenti usando la voce. Google ha annunciato inoltre Google Pics, un sistema per creare e modificare immagini tramite IA, insieme agli strumenti Daily Brief e Flow, progettati per aiutare le persone a organizzare impegni e attività giornaliere. Durante l’evento sono stati presentati anche nuovi modelli di intelligenza artificiale come Gemini 3.5 Flash, Gemini 3.5 Pro e Gemini Omni, capace di lavorare con testo, immagini e video. Google ha inoltre mostrato Antigravity 2.0, una piattaforma che servirà agli sviluppatori per creare agenti autonomi basati sull’intelligenza artificiale. L’azienda ha parlato anche di privacy e sicurezza. Con l’aumento dei contenuti creati dall’IA, Google ha annunciato nuovi strumenti come SynthID e C2PA, sistemi che aiutano a capire se immagini, video o file online sono stati generati artificialmente. Infine Google ha annunciato nuovi occhiali intelligenti con integrazione Gemini. Gli smart glasses arriveranno sul mercato dall’autunno e saranno pensati per competere con i Ray-Ban Meta sviluppati da Meta. Gli occhiali permetteranno agli utenti di ricevere informazioni vocali direttamente nell’orecchio senza usare le mani o guardare continuamente lo smartphone. (In foto, Sundar Pichai)
The New York Times vieta ai freelance l’uso dell’IA nei testi

Il New York Times ha inviato ai suoi collaboratori freelance una nuova comunicazione per ricordare le regole sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella produzione di articoli e immagini destinati alla pubblicazione. L’e-mail, spedita martedì e visionata dal sito Futurism, ribadisce che ogni contenuto consegnato al giornale deve essere creato esclusivamente da persone e non può essere generato, modificato o migliorato tramite strumenti di IA generativa. Nel messaggio il quotidiano americano spiega che “tutti i testi e le immagini che i freelance inviano al Times devono essere frutto della creatività e della maestria umana“. Il documento aggiunge che i collaboratori “non devono inviare materiale per la pubblicazione che contenga contenuti generati, modificati o migliorati da strumenti di IA generativa”. L’avviso rimanda anche a una politica interna più dettagliata dedicata all’uso dell’IA da parte dei freelance. Secondo le linee guida, gli strumenti di intelligenza artificiale possono essere usati soltanto per attività di brainstorming generale, ma non per scrivere o modificare articoli. Il documento precisa infatti che i collaboratori “non possono utilizzare strumenti di intelligenza artificiale generativa per la stesura di alcuna parte di un articolo”. Tra le attività vietate rientrano la creazione, la revisione, la modifica, il miglioramento e la riformulazione dei testi tramite software di IA generativa. Nelle linee guida vengono citati direttamente alcuni strumenti, tra cui ChatGPT, Gemini, Claude e Perplexity per i chatbot, Google AI Overviews per le ricerche automatiche e generatori di immagini come Adobe Firefly, DALL-E e MidJourney. Il richiamo arriva dopo diverse controversie che hanno coinvolto il giornale negli ultimi mesi. A marzo una collaboratrice della rubrica “Modern Love” era stata accusata pubblicamente di aver utilizzato l’intelligenza artificiale per creare un saggio personale. L’autrice aveva poi dichiarato a Futurism di avere usato chatbot per ideare e revisionare il testo. Ad aprile il quotidiano ha invece interrotto la collaborazione con un freelance che aveva ammesso di avere utilizzato l’IA per scrivere una recensione letteraria. Dopo la pubblicazione, l’articolo era stato accusato di contenere materiale plagiato. La scorsa settimana il New York Times è stato coinvolto in un nuovo caso legato all’utilizzo dell’IA. Una rettifica pubblicata dal giornale ha spiegato che un articolo dedicato al primo ministro canadese Mark Carney conteneva una citazione inesatta generata da uno strumento di intelligenza artificiale. Secondo quanto riportato nella correzione, una frase attribuita al leader conservatore Pierre Poilievre era in realtà un riassunto automatico delle sue posizioni politiche trasformato erroneamente in una citazione diretta. Nel testo della rettifica il quotidiano ha scritto: “Il giornalista avrebbe dovuto verificare l’accuratezza del risultato fornito dallo strumento di intelligenza artificiale”. Futurism ha chiesto al New York Times se il nuovo promemoria inviato ai freelance fosse collegato ai recenti episodi. In risposta, il giornale ha dichiarato che “forniamo regolarmente linee guida aggiornate ai freelance e in questo caso volevamo chiarire le nostre politiche relative all’uso dell’IA”.
L’Italia definisce per prima in Europa i profili professionali per l’Intelligenza Artificiale

L’Italia ha pubblicato il 30 aprile la nuova norma UNI 11621-8:2026, il primo standard nazionale in Europa che definisce in modo preciso i profili professionali di chi lavora nel settore dell’Intelligenza Artificiale. Il documento stabilisce regole, competenze e compiti per 12 figure professionali legate all’AI, con l’obiettivo di creare un sistema comune per aziende, pubbliche amministrazioni, scuole e organismi di certificazione. La norma è stata sviluppata dalla Commissione Tecnica UNI/CT 526 – UNINFO, con il coordinamento del Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri e con il contributo della Commissione Tecnica 533 “AI” di UNI. Il testo arriva in una fase di forte sviluppo delle regole europee sull’Intelligenza Artificiale, soprattutto dopo l’approvazione del regolamento europeo AI Act, che richiede sistemi di IA gestiti da persone con competenze adeguate. La nuova norma italiana si collega anche alla Legge 132/2025, che promuove attività di formazione, alfabetizzazione digitale e certificazione delle competenze nel campo dell’AI. In pratica, il documento serve a spiegare chi fa cosa nel mondo dell’Intelligenza Artificiale e quali capacità deve avere ogni professionista. Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’innovazione tecnologica e alla transizione digitale, Alessio Butti, ha dichiarato: “Con la pubblicazione della norma UNI 11621-8:2026, siamo i primi in Europa ad aver rilasciato uno standard, coerente con l’AI Act e con la normativa nazionale, che mira a rafforzare il perimetro delle competenze e le relative responsabilità nell’Intelligenza Artificiale. I 12 profili definiti dalla norma rappresentano uno strumento operativo per imprese, pubbliche amministrazioni e sistema formativo, perché consentono di qualificare e certificare le competenze in modo omogeneo. In questo modo rendiamo più solido e ordinato il percorso di adozione dell’Intelligenza Artificiale, valorizzando le competenze delle persone coinvolte e la capacità del Paese di emergere come protagonista in questa trasformazione”. Per ogni figura professionale la norma definisce missione, compiti principali, risultati attesi, competenze, conoscenze, abilità, nonché indicatori chiave di prestazione (KPI). Il sistema è stato costruito seguendo il modello della UNI 11621-1 ed è allineato all’e-Competence Framework europeo. La norma UNI 11621-8 si rivolge a professionisti ICT, imprese, pubbliche amministrazioni, università, enti di formazione e organismi di certificazione coinvolti nello sviluppo e nell’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale. Ecco i 12 profili professionali: Chief AI Officer (Responsabile dell’IA) AI Consultant (Consulente di IA) AI Product Manager (Responsabile di Prodotto IA) AI Prompt Engineer (Ingegnere Prompt IA) AI Algorithm Engineer (Ingegnere di Algoritmi IA) AI Deep Learning Engineer (Ingegnere di Deep Learning IA) AI Data Engineer (Ingegnere dei Dati IA) AI Data Scientist (Data Scientist IA) AI Security Specialist (Specialista di Sicurezza IA) AI Machine Learning Engineer (Ingegnere di Machine Learning IA) AI Natural Language Processing Engineer (Ingegnere di Elaborazione del Linguaggio Naturale IA) AI Research Scientist (Ricercatore Scientifico IA) (Foto creata con AI)
Agcom porta Google AI Overviews davanti alla Commissione Ue per tutelare gli editori

L’Agcom ha inviato alla Commissione europea una richiesta di valutazione sui servizi Google AI Overviews e AI Mode per verificare una possibile violazione del Digital Services Act. La decisione è arrivata dopo una segnalazione della Fieg, la Federazione Italiana Editori Giornali, che ha contestato il funzionamento dei nuovi strumenti di ricerca basati sull’intelligenza artificiale. L’iniziativa dell’authority guidata da Giacomo Lasorella ha preso avvio da una segnalazione da parte della Federazione Italiana Editori Giornali (Fieg), secondo la quale tali servizi hanno determinato una significativa riduzione della visibilità e reperibilità dei contenuti editoriali in Italia. La Fieg ha presentato un reclamo formale all’Agcom nel suo ruolo di Coordinatore nazionale dei Servizi Digitali contro il servizio AI Overviews di Google. In una nota, la Federazione ha spiegato che una iniziativa simile, promossa da Enpa, è già in corso presso altri Coordinatori dei Servizi Digitali dell’Unione europea. L’obiettivo indicato dagli editori è ottenere dalla Commissione europea l’apertura di un procedimento previsto dal DSA. Il servizio AI Overviews, disponibile in Italia da marzo 2025, utilizza l’intelligenza artificiale per creare automaticamente un riassunto delle informazioni cercate dagli utenti e mostrarlo nella parte alta della pagina dei risultati. Secondo la Fieg, insieme alla funzione AI Mode, questo sistema ridurrebbe il numero di visite ai siti editoriali perché gli utenti riceverebbero direttamente una risposta sintetica senza aprire le pagine originali. “Google stia diventando un ‘traffic killer’”, ha scritto la Fieg in una nota tecnica. “Sta anteponendo le sue risposte AI alle query degli utenti integrandole direttamente nell’elenco dei risultati, senza dover cliccare sulle fonti originali, ossia i siti degli editori”. Secondo gli editori, la riduzione della visibilità dei contenuti potrebbe avere effetti economici sui giornali, soprattutto su quelli più piccoli e indipendenti, perché meno accessi ai siti significherebbero anche minori entrate pubblicitarie. “Stiamo parlando di un prodotto – è il punto sostenuto dalla Fieg – che non solo si pone in diretta concorrenza con i contenuti prodotti dalle aziende editoriali ma che determina anche una riduzione della loro visibilità e reperibilità, e quindi dei relativi introiti pubblicitari, minacciando il loro rifinanziamento”. La federazione ha inoltre segnalato possibili effetti sul pluralismo dell’informazione e sulla libertà di espressione. Tra i punti evidenziati c’è anche il rischio che le risposte generate dall’intelligenza artificiale possano contenere errori, informazioni imprecise oppure contenuti inventati, definiti “allucinazioni”, senza permettere agli utenti di verificare facilmente le fonti originali. Dopo avere acquisito informazioni fornite da Google e avere svolto audizioni con Google, Fieg e Fisc, la Federazione Italiana Settimanali Cattolici, l’Agcom ha deciso di sottoporre il caso alla Commissione europea ai sensi dell’articolo 65 del Digital Services Act. L’Autorità chiede di verificare una possibile violazione degli obblighi previsti per le piattaforme online e i motori di ricerca di grandi dimensioni, in particolare sulle misure di mitigazione dei rischi sistemici, sulla tutela della libertà di informazione e sulla trasparenza dei sistemi di raccomandazione. L’Agcom ha precisato che la decisione è stata approvata con il voto contrario della commissaria Elisa Giomi. Nella stessa seduta del 29 aprile, il Consiglio dell’Autorità ha anche deciso di creare un tavolo permanente di confronto tra Google, eventuali altre piattaforme interessate e gli editori, per sviluppare un dialogo sui temi del copyright, dell’intelligenza artificiale e della tutela del pluralismo dell’informazione. La Fieg ha espresso apprezzamento per la decisione dell’Agcom. Il presidente Andrea Riffeser Monti ha dichiarato che l’iniziativa “giunge al termine di un’istruttoria articolata e approfondita e testimonia l’attenzione dell’Autorità rispetto agli effetti di questi sistemi sul traffico verso i siti editoriali e, più in generale, sulle dinamiche del settore”. La federazione degli editori ha inoltre confermato la disponibilità a partecipare a un confronto con le piattaforme digitali sull’utilizzo dei contenuti editoriali nei sistemi di intelligenza artificiale. “La proposta dell’Agcom di istituire un tavolo permanente di confronto”, ha continuato Riffeser, “rappresenta un elemento distintivo e di rilievo nel panorama europeo e costituisce, nelle more delle iniziative a livello dell’Unione, un segnale operativo di attenzione al settore”. Tra i temi indicati dalla Fieg ci sono la tutela economica dei contenuti editoriali utilizzati per addestrare i sistemi di IA, il rispetto dei meccanismi di opt-out senza penalizzazioni nella visibilità online e l’efficacia degli accordi di licenza anche rispetto alla protezione dei dati personali e della riservatezza. “È importante – ha concluso Riffeser – un approccio regolatorio coerente con l’evoluzione tecnologica, idoneo a garantire equilibrio tra innovazione e tutela dei diritti, a salvaguardia del pluralismo informativo e della sostenibilità del sistema editoriale”. (Foto creata con AI)
Google firma accordo IA con il Pentagono, mentre 560 dipendenti denunciano i rischi

Google avrebbe firmato un accordo riservato con il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per fornire i propri modelli di intelligenza artificiale al governo americano, mentre oltre 560 dipendenti hanno inviato una lettera aperta all’amministratore delegato Sundar Pichai chiedendo di bloccare l’uso militare delle tecnologie sviluppate dall’azienda. Secondo le informazioni disponibili, l’intesa consentirebbe al Pentagono di utilizzare i sistemi di IA per finalità istituzionali considerate legittime. La notizia emerge in contemporanea con la diffusione della lettera firmata da centinaia di lavoratori, che hanno espresso preoccupazione per possibili applicazioni in ambito bellico e di controllo. Nel documento si legge: “Vogliamo che l’IA vada a beneficio dell’umanità, anziché essere impiegata in modi disumani o estremamente dannosi”. “Ciò include le armi autonome letali e la sorveglianza di massa, ma si estende oltre”. “L’unico modo per garantire che Google non sia associata con questo, consiste nel rifiutare qualsiasi carico di lavoro classificato”, hanno ribadito. Il possibile accordo si inserisce in un contesto di crescente collaborazione tra aziende tecnologiche e apparati governativi. Il Pentagono avrebbe accesso ai modelli attraverso interfacce API, strumenti che permettono di utilizzare software avanzati anche a distanza: il comando parte da una parte e fa funzionare qualcosa dall’altra. In questo caso, i sistemi di intelligenza artificiale possono essere impiegati per analisi, simulazioni o supporto decisionale. Google si unisce così ad altre società già attive nel settore della difesa, tra cui OpenAI e xAI, che hanno sottoscritto contratti simili con il governo statunitense. Diversa la posizione di Anthropic, che avrebbe rifiutato di allentare i propri vincoli etici legati all’uso militare e alla sorveglianza di massa, venendo successivamente esclusa dai programmi federali. Le informazioni indicano che l’accordo attribuito a Google includerebbe clausole che vietano l’impiego dell’IA per il controllo interno della popolazione o per armi completamente autonome senza supervisione umana. Tuttavia, non risulterebbe previsto un diritto diretto dell’azienda di bloccare le decisioni operative del governo, elemento che viene osservato nel dibattito pubblico sulle garanzie effettive. Da parte sua, Google ha dichiarato che la fornitura di accesso ai modelli tramite API rappresenta un supporto alla sicurezza nazionale, in linea con pratiche già adottate nel settore tecnologico. La comunicazione aziendale sottolinea l’obiettivo di collaborare con le istituzioni mantenendo standard industriali condivisi. (In foto, Sundar Pichai)
OpenAI prepara il suo primo telefono intelligente senza app

OpenAI starebbe lavorando allo sviluppo di uno smartphone con lancio previsto nel 2028, secondo nuove indiscrezioni diffuse dall’analista Ming-Chi Kuo, noto per aver anticipato in passato strategie e prodotti di grandi aziende tecnologiche. Le informazioni indicano che OpenAI avrebbe avviato contatti con MediaTek e Qualcomm, che si occuperebbero della parte hardware del dispositivo. Il progetto riguarderebbe un telefono definito “agentic phone”, cioè un dispositivo capace di utilizzare intelligenza artificiale per svolgere compiti al posto delle tradizionali applicazioni. Secondo quanto riportato, la principale novità del dispositivo sarebbe proprio l’assenza delle classiche app, sostituite da moduli di IA autonoma in grado di agire direttamente per l’utente. In questo scenario, il telefono non richiederebbe di aprire programmi diversi, ma sarebbe l’intelligenza artificiale a eseguire le operazioni richieste. “Le persone non aprono le app per il solo gusto di farlo ma perché vogliono portare a termine dei compiti”, ha scritto Ming-Chi Kuo, aggiungendo: “ha senso dunque che in una prossima era a farlo siano gli agenti di IA autonomi, che agiscono da soli”. Il progetto rappresenterebbe il primo vero ingresso di OpenAI nel mercato dei prodotti di consumo hardware, un settore in cui l’azienda non ha ancora esperienza diretta. Tuttavia, secondo l’analista, la società potrebbe contare su un vantaggio competitivo legato alla grande quantità di dati raccolti attraverso l’utilizzo di ChatGPT negli ultimi anni. Tra le ipotesi avanzate, vi sarebbe anche un possibile modello di vendita basato su abbonamento, che integrerebbe il dispositivo con i servizi digitali offerti dall’azienda. Le tempistiche indicate prevedono la definizione delle specifiche tecniche e dei fornitori entro la fine dell’anno o al massimo entro il primo trimestre del 2027. La produzione su larga scala sarebbe invece programmata per il 2028. (In foto, Sam Altman)
Nasce Objection, piattaforma AI che valuta articoli in 72 ore

Objection, piattaforma lanciata il 15 aprile 2026 con il sostegno di Peter Thiel, introduce un sistema basato su intelligenza artificiale che consente di contestare articoli giornalistici e ottenere una valutazione entro 72 ore. Il servizio è attivabile tramite pagamento di 2.000 dollari per singola richiesta. Il progetto è guidato da Aron D’Souza, già coinvolto nella strategia legale che nel 2016 ha portato al fallimento di Gawker Media. La piattaforma si presenta come uno strumento per la verifica dei contenuti e l’analisi delle fonti nel settore del giornalismo. Il funzionamento prevede il caricamento dell’articolo da contestare e la presentazione di controprove. Una rete di investigatori freelance, tra cui ex membri di agenzie federali statunitensi, raccoglie documentazione aggiuntiva. I dati vengono poi analizzati da modelli di AI sviluppati da diverse aziende tecnologiche, tra cui OpenAI, Anthropic, Google, Mistral e xAI. Il sistema esamina le singole affermazioni contenute nei testi e restituisce un punteggio numerico, denominato Honor Index, che misura l’affidabilità complessiva del contenuto e del giornalista. I modelli sono istruiti a operare come “lettori medi”, valutando la coerenza tra prove e dichiarazioni. Una delle componenti centrali è la classificazione delle fonti. I documenti ufficiali, come atti legali, registri pubblici ed email istituzionali, sono considerati elementi di maggiore rilevanza. Le fonti anonime ricevono un peso inferiore nella valutazione. In questi casi, il giornalista può scegliere se fornire ulteriori dettagli oppure accettare un punteggio più basso. In assenza di partecipazione, il risultato viene indicato come “indeterminabile”. La piattaforma include anche una funzione denominata Fire Blanket, che consente di etichettare i contenuti sui social network, in particolare sulla piattaforma X, come “under investigation” durante la fase di verifica. Secondo quanto dichiarato al momento del lancio, l’obiettivo è rendere più rapida e strutturata la verifica delle informazioni. Aron D’Souza ha affermato: “Il contenzioso Gawker ha richiesto dieci anni e milioni di dollari. Objection industrializza questo processo”. (Foto creata con AI)