Giornalisti al terzo sciopero per contratto scaduto da 10 anni: mobilitazioni in tutta Italia

Sciopero giornalisti 16 aprile

Il 16 aprile 2026 i giornalisti italiani si sono fermati per il terzo sciopero nazionale proclamato dalla Fnsi, con presìdi e manifestazioni in tutta Italia per chiedere il rinnovo del contratto Fnsi-Fieg, l’introduzione dell’equo compenso e maggiori tutele per chi lavora nell’informazione. Le associazioni regionali di stampa hanno organizzato incontri pubblici e sit-in per spiegare le ragioni della protesta. A Verona, la segretaria generale della Fnsi, Alessandra Costante, ha partecipato alla manifestazione in piazza Bra, davanti al municipio, insieme ai rappresentanti delle redazioni locali e all’Ordine dei giornalisti del Veneto, che aderisce all’iniziativa “a sottolineare l’unità di intenti in questa battaglia per il futuro della professione”. A Milano, l’Associazione Lombarda dei Giornalisti ha organizzato un presidio in piazza San Babila. Il presidente, Paolo Perucchini, ha spiegato: “Diritti, tutele e soldi. Ma soprattutto dignità per i giovani colleghi. È quello che chiedono i giornalisti scioperando, di nuovo, a sostegno del nuovo contratto nazionale di lavoro, fermo da oltre 10 anni“. In altre città, come Genova, Torino e Ancona, i sindacati regionali segnalano che negli ultimi anni l’inflazione ha ridotto il valore degli stipendi e che molti collaboratori vengono pagati pochi euro per ogni articolo o fotografia. Le iniziative sono diffuse: a Genova il presidio si è tenuto davanti alla Prefettura, mentre a Torino si è svolto un flash mob per rappresentare concretamente la vita quotidiana dei cronisti. A Roma la mobilitazione è stata anticipata al 15 aprile con incontri e distribuzione di volantini per informare i cittadini. Anche a Perugia, Terni, Cagliari, Palermo e in altre città si svolgono eventi pubblici per spiegare le richieste dei lavoratori. Nel comunicato diffuso per lo sciopero, la Fnsi afferma: “Le giornaliste e i giornalisti italiani scioperano, oggi, per la terza volta. Non lo facciamo a cuor leggero, ma riteniamo che sia necessario informare i lettori, la società e la politica di ciò che sta accadendo nel nostro settore”. Il sindacato sottolinea che il contratto è scaduto da dieci anni e che “non esiste alcuna regola per l’uso dell’intelligenza artificiale e per il giusto riconoscimento economico agli autori dei contenuti ceduti agli Over the top”. Dall’altra parte, la Fieg, che rappresenta gli editori, spiega la propria posizione. Gli editori chiedono maggiore flessibilità e una revisione delle regole contrattuali per affrontare le trasformazioni del mercato e le innovazioni tecnologiche. Secondo la Fieg, l’attuale contratto contiene vincoli considerati superati e costosi, come ferie e permessi elevati e alcune indennità, che inciderebbero sulla sostenibilità economica delle aziende editoriali. La Fieg dichiara inoltre di non essersi mai sottratta al confronto e di voler proseguire le trattative per arrivare a un nuovo accordo che tenga conto anche dell’ingresso di giovani professionisti nel settore. Il confronto tra sindacato ed editori resta quindi aperto, mentre lo sciopero del 16 aprile rappresenta un momento di mobilitazione nazionale sul tema del futuro dell’informazione e delle condizioni di lavoro dei giornalisti.

Fnsi proclama scioperi 27 marzo e 16 aprile per rinnovo del contratto giornalisti

Fnsi sciopero 27 marzo

Le giornaliste e i giornalisti italiani si preparano a due giornate di sciopero nazionale, fissate per il 27 marzo e il 16 aprile 2026, nell’ambito della mobilitazione per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro giornalistico, scaduto da dieci anni. La richiesta arriva dalla Fnsi, la Federazione nazionale della stampa italiana, che ha invitato le redazioni di quotidiani, siti di informazione, agenzie di stampa e emittenti radiotelevisive a diffondere un comunicato sindacale rivolto al pubblico, pubblicato nelle edizioni del 21 marzo o letto nei telegiornali. Il documento è previsto dall’articolo 34 del contratto e rappresenta una forma ufficiale di comunicazione ai cittadini. Al centro della mobilitazione c’è una parola chiave: dignità. Il comunicato spiega che i professionisti dell’informazione chiedono condizioni di lavoro adeguate e un futuro stabile per il settore. Secondo quanto riportato, il contratto non viene rinnovato da circa dieci anni e, nello stesso periodo, gli stipendi hanno perso circa il 20% del potere d’acquisto a causa dell’inflazione. Il testo evidenzia anche una questione legata al ruolo della stampa nella società. Viene ricordato che il contratto giornalistico è stato definito dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella come “prima garanzia della libertà dei giornalisti italiani”. Il riferimento collega le richieste economiche alla tutela della libertà di informazione, considerata un elemento essenziale per i cittadini. Nel comunicato si parla anche delle scelte degli editori. Secondo il sindacato, le aziende editoriali ricevono risorse pubbliche, ma investono in misura limitata nello sviluppo dell’informazione. Vengono segnalati prepensionamenti a partire dai 62 anni, incentivi all’uscita e una riduzione delle redazioni, accompagnata da un aumento del ricorso a collaboratori esterni e partite Iva con compensi bassi. Un altro tema riguarda l’uso dell’Intelligenza Artificiale nel settore. Il documento segnala il rifiuto, da parte degli editori, di introdurre regole condivise per il suo utilizzo. Viene inoltre citata la questione dei contenuti editoriali ceduti alle grandi piattaforme digitali, i cosiddetti Over the top (Ott), per i quali, secondo il comunicato, non verrebbero sempre rispettati gli obblighi di pagamento previsti dalla legge. Infine, il sindacato richiama il tema dell’equo compenso, riferendo che le proposte avanzate dagli editori sarebbero inferiori a quelle già respinte nel 2016 dal Consiglio di Stato. Il comunicato si chiude con un richiamo al rapporto tra condizioni di lavoro e qualità dell’informazione, invitando il pubblico a riflettere sul legame tra la tutela dei giornalisti e la possibilità di ricevere notizie complete e affidabili.

La Stampa in sciopero il 25 febbraio per 24 ore

sede La Stampa

La Stampa sarà in sciopero mercoledì 25 febbraio 2026: il quotidiano non sarà in edicola giovedì 26 febbraio e il sito interromperà gli aggiornamenti dalle ore 6:00 del 25 febbraio fino alle ore 6:00 del 26 febbraio 2026. La proclamazione dello sciopero è stata diffusa il 24 febbraio. Nel comunicato si legge che “Il giornale si fermerà in tutte le sue componenti, giornalistiche e non: la proclamazione è firmata congiuntamente dal Comitato di redazione e delle Rsu aziendali”. Durante la giornata del 25 febbraio sono previste iniziative pubbliche. A Torino sarà organizzato un presidio in piazza Palazzo di Città dalle 11 alle 13 per comunicare le ragioni della protesta. A Roma, invece, la mobilitazione prevede un incontro nella sala stampa della Camera alle 10 e un presidio in piazza di Montecitorio a partire dalle 11, con l’obiettivo di coinvolgere la politica nazionale. Al centro della protesta c’è il processo di vendita della testata, che fa parte del gruppo GEDI Gruppo Editoriale. Nel comunicato si legge: “Giornaliste e giornalisti, lavoratrici e lavoratori, collaboratrici e collaboratori chiedono all’azienda di rispondere, una volta e per tutte, alle indiscrezioni che hanno alimentato e continuano ad alimentare confusione e incertezza sul futuro del nostro giornale. Da mesi lavoratrici e lavoratori vivono una condizione di profonda preoccupazione e chiedono informazioni chiare e ufficiali sul processo di vendita. Un timore che non riguarda soltanto il nostro futuro occupazionale, ma investe la qualità e la pluralità dell’informazione nel Paese”. La proprietà del gruppo editoriale è riconducibile a Exor, la holding guidata da John Elkann. Nel testo diffuso da Cdr e Rsu si legge: “Abbiamo vissuto una prima fase di svendita al buio, durante la quale si è lasciato intendere che mancassero offerte. Ma le proposte ricevute confermano invece il valore di questo giornale, nonostante sia ormai chiara a tutti la volontà di Exor e del nostro editore, John Elkann, di disfarsene”. Secondo quanto riportato nel comunicato, è in corso una trattativa esclusiva e una due diligence con il gruppo Sae. I rappresentanti dei lavoratori scrivono: “Ancora oggi durante una trattativa esclusiva viviamo in un continuo flusso di indiscrezioni contraddittorie e spesso svilenti: crediamo sia doveroso che la proprietà confermi o smentisca con chiarezza le informazioni in nostro possesso, ovvero che alcuni importanti imprenditori abbiano manifestato interesse per l’acquisizione de La Stampa”. Nel documento si legge inoltre: “La Stampa oggi si ferma per chiedere risposte e garanzie sul suo futuro. Inoltre, riteniamo che chi vende non possa e non debba sottrarsi dall’assicurare garanzie sui livelli occupazionali e salariali, sulla conferma dei contratti in essere, su un perimetro ben definito della cessione del ramo d’azienda e su tempi certi: chiediamo di avere una data precisa di conclusione della due diligence in corso con il gruppo Sae e ancor prima la composizione della cordata acquirente”. Un appello è rivolto anche alle istituzioni: “Chiediamo anche alla politica, del territorio e nazionale, che fine abbiano fatto le promesse di sostegno e attenzione alle vicende della nostra testata. A oggi, per esempio, restiamo in attesa della data delle audizioni dei vertici del gruppo Gedi in Commissione Cultura della Camera”. Nel comunicato viene ricordata anche una recente visita del presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla redazione torinese, durante la quale ha affermato che “i giornali sono un pilastro della democrazia”. Sulla vicenda è intervenuta anche la segretaria generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Alessandra Costante, a margine di un flash mob organizzato a Sanremo per il rinnovo del contratto dei giornalisti scaduto nel 2016. “Per la prima volta i colleghi subiscono una cessione, un passaggio di proprietà. Elkann cede e la acquista una nuova impresa, una nuova azienda che dovrebbe essere la Sae che sta facendo la due diligence. Una due diligence che si protrae nel tempo. I colleghi de La Stampa chiedono chiarezza, chiedono di sapere quali sono gli imprenditori, qual è la cordata e avere delle certezze anche dal punto di vista economico. La Federazione nazionale della Stampa – ha concluso – è ovviamente al loro fianco”. In una nota, anche l’Associazione Stampa Romana si è espressa “al fianco dei colleghi de la Stampa in sciopero domani per chiedere chiarezza sulla cessione della testata da parte del gruppo Gedi. Per garantire il futuro del quotidiano è necessario innanzitutto tutelarne l’autonomia, l’indipendenza e la  storia. Domani alle 10 – conclude il sindacato regionale – Stampa Romana parteciperà con la Fnsi e il Cdr all’incontro organizzato nella sala stampa della Camera e poi al sit in davanti a Montecitorio, per esigere trasparenza da Gedi e per sensibilizzare le istituzioni”.

I giornalisti scendono in piazza per il rinnovo del contratto

Alessandra Costante FNSI

Giovedì 27 novembre, alle 10, il Consiglio nazionale della Fnsi si riunirà in piazza dei Santi Apostoli a Roma per aprire ufficialmente la mobilitazione per il rinnovo del contratto nazionale Fnsi-Fieg, scaduto nel 2016. L’incontro coinvolgerà i rappresentanti dell’Esecutivo del Cnog, dell’Unione nazionale giornalisti pensionati, dell’Usigrai e i delegati di Inpgi e Casagit, che affiancheranno le Associazioni regionali di Stampa in un momento considerato il cuore organizzativo della protesta.  Le iniziative del 27 novembre anticipano lo sciopero nazionale proclamato per il giorno successivo e preparano le manifestazioni previste nelle città italiane, sostenute dai Comitati di redazione e dagli Ordini regionali dei giornalisti. L’appuntamento romano sarà accompagnato dagli hashtag #IlNostroLavoroVale e #GiornalismoDignità, che riassumono il senso della mobilitazione e guideranno la comunicazione pubblica della giornata. A Milano i giornalisti si ritroveranno in piazza 25 Aprile dalle 11, in un presidio organizzato dall’Associazione Lombarda dei Giornalisti. Il sindacato regionale spiega: “Siamo la categoria di lavoratori che, per colpa degli editori, non ha ancora sottoscritto un contratto di lavoro all’altezza dei tempi: adeguato nelle retribuzioni, moderno nelle regole, che tuteli i giovani e sia proiettato verso nuovi modelli di informazione”. A Bologna la manifestazione dell’Aser vedrà la partecipazione del Sindacato giornalisti del Trentino-Alto Adige, del Sigim e del Sindacato giornalisti Veneto, con iniziative che dureranno per tutta la mattinata. A Genova l’Associazione Ligure dei Giornalisti e l’Ordine regionale hanno convocato un presidio davanti alla Prefettura, in Largo Eros Lanfranco, alle 10.30. A Firenze la protesta sarà davanti alla sede Rai, in Largo Ettore Bernabei, dalle 11, con la presenza dei Comitati di redazione, dei fiduciari della Consulta sindacale, dei rappresentanti dell’Associazione Stampa Toscana e dei gruppi regionali dei pensionati e dei giornalisti sportivi. A Napoli l’appuntamento è alle 11.30 a largo Berlinguer. Il Sugc annuncia il riposizionamento del banner dedicato a Mario Paciolla e ricorda le parole del presidente Mattarella: “Il contratto di lavoro dei giornalisti costituisce il primo elemento dell’autonomia della categoria”. A Torino l’Associazione Stampa Subalpina sarà in piazza Carignano dalle 11 alle 12 “per manifestare a sostegno dello sciopero nazionale proclamato dalla Fnsi”. “Il nostro lavoro vale”, aggiunge l’Assostampa, invitando i colleghi a partecipare. A Cagliari il presidio è previsto alle 10.30 in via Barone Rossi, davanti alla sede dell’Assostampa e dell’Ordine regionale, in un momento di confronto anche con i cittadini. A Potenza l’Associazione della Stampa di Basilicata ha convocato un presidio alle 10.30 in piazza Mario Pagano, segnalando che “in molte aree del Paese, soprattutto nel Mezzogiorno, è in atto una vera e propria desertificazione dell’informazione”. A Pescara il Sindacato giornalisti abruzzesi sarà in piazza Salotto alle 10: “La mobilitazione riguarda tutti, dipendenti, autonomi, precari, pensionati. Perché questa non è solo una vertenza di categoria, ma la difesa del diritto dei cittadini a un’informazione corretta e libera”. A Perugia l’Associazione Stampa Umbra manifesterà in piazza Italia dalle 9, insieme all’Ordine dei Giornalisti e ad altre associazioni “per chiedere diritti salariali, innovazione e fine del precariato”. L’associazione avverte: “La luce dell’informazione e del pluralismo si sta spegnendo”. Ad Aosta l’Associazione Stampa Valdostana sarà in piazza Albert Deffeyes alle 11.30, davanti al Palazzo regionale, con delegazioni di Cgil, Cisl, Savt e Uil. (In foto, Alessandra Costante, segretaria generale FNSI)

IA e giornalismo, il 7 maggio corso Fnsi a Roma

AI e giornalismo

Si terrà mercoledì 7 maggio 2025, dalle 15 alle 19, nella sala Walter Tobagi della Fnsi a Roma, il corso di formazione “Intelligenza artificiale, dalla teoria alla pratica: conoscerla, gestirla e come difendersi”. Organizzato in collaborazione con l’Associazione Stampa Romana, l’appuntamento vedrà la partecipazione del professor Massimiliano Nicolini, esperto di applicazioni dell’intelligenza artificiale e cybersecurity. Il programma prevede una parte teorica, dedicata al funzionamento delle IA, in particolare delle generative, e una sessione pratica su strumenti utili alle attività giornalistiche. Per partecipare sarà necessario dotarsi di laptop con browser Chrome o Edge e editor di testo. Le iscrizioni sono aperte sulla piattaforma formazionegiornalisti.it fino al 4 maggio e daranno diritto a quattro crediti formativi. Tra i relatori anche la segretaria generale della Fnsi, Alessandra Costante, e il segretario di Stampa Romana, Stefano Ferrante.  

Riforma Ordine dei Giornalisti: più pubblicisti nei Consigli. Costante (Fnsi): “è un gioco di potere”

Alessandra Costante Fnsi

La Commissione Cultura della Camera dei deputati ha adottato mercoledì 9 aprile 2025 come testo base per la riforma dell’Ordine dei giornalisti una proposta di legge presentata da Fratelli d’Italia, con Andrea Mascaretti come primo firmatario. La proposta, selezionata tra diversi disegni di legge che miravano alla semplificazione del sistema elettorale, introduce modifiche anche alla composizione del Consiglio nazionale dell’Ordine e dei Consigli regionali. Attualmente il Consiglio nazionale è composto da 40 giornalisti professionisti e 20 pubblicisti; la nuova composizione prevista dal testo base porterebbe i professionisti a 36 e i pubblicisti a 26. Cambia anche la composizione dei Consigli regionali: oggi formati da sei professionisti e tre pubblicisti, passerebbero a cinque professionisti e quattro pubblicisti. Il testo stabilisce inoltre che la durata del mandato per i consiglieri regionali e nazionali, così come per i revisori dei conti, venga estesa da tre a quattro anni. Viene introdotto un limite al numero di mandati consecutivi per i membri dei Consigli e un massimo di due mandati non consecutivi per i revisori. Per quanto riguarda le elezioni, la proposta prevede un sistema riformato con una sola tornata elettorale e l’introduzione della doppia preferenza di genere, sostituendo l’attuale sistema articolato in tre turni. La proposta di Fdi, che ora passerà alla fase di esame degli emendamenti, è l’unica tra quelle finora discusse in Commissione ad affrontare sia la riforma del sistema elettorale sia la rappresentanza dei pubblicisti negli organi dell’Ordine. A margine dell’adozione del testo base, è intervenuta la segretaria generale della Fnsi, Alessandra Costante, attraverso una nota ufficiale. Costante ha ricordato come, secondo la legge n. 69 del 1963, i giornalisti pubblicisti sono tali pur esercitando un’altra professione prevalente e ha osservato che l’Ordine non è composto esclusivamente da giornalisti professionisti, ma anche da soggetti con altri impieghi, quali insegnanti, avvocati, ferrovieri, ingegneri e altre categorie. Nella nota si evidenzia che i principali problemi dell’informazione in Italia non risiederebbero nella proporzione tra pubblicisti e professionisti, ma in fattori quali l’elevato numero di iscritti all’Albo, con oltre 100mila membri, di cui meno del 40% attivi come giornalisti con posizione previdenziale aperta. La segretaria della Fnsi ha inoltre fatto riferimento alla mancanza di norme sull’intelligenza artificiale, al sottofinanziamento del settore, alla sottoccupazione e al ruolo dominante delle grandi piattaforme digitali. Costante ha infine definito la proposta un tentativo di redistribuzione interna del potere all’interno dell’Ordine. (in foto, Alessandra Costante, segretaria generale Fnsi)

FNSI e FIEG: rinnovo contrattuale nel giornalismo

contratto

Nell’ambito della rinnovata discussione sul rinnovo del contratto nazionale dei giornalisti, mercoledì 15 maggio 2024 ha segnato un momento cruciale con l’apertura del confronto tra la Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI) e la Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG). Un tavolo importante che ha riunito rappresentanti di entrambe le parti, con l’intento di ridefinire un accordo che è rimasto immutato per un decennio. Alla prima riunione erano presenti figure di spicco, tra cui per gli editori Stefano De Alessandri, Fabrizio Carotti e Stefano Scarpino, mentre per la FNSI era presente la giunta federale guidata dalla segretaria Alessandra Costante. Fin dall’inizio, è emersa la volontà da entrambe le parti di procedere con il rinnovo contrattuale. Tuttavia, le posizioni divergenti hanno chiarito che questo processo sarà tutt’altro che semplice. La FNSI ha espresso la necessità di recuperare l’inflazione e di ristrutturare l’intero impianto contrattuale per renderlo più adeguato ai tempi attuali, includendo nuove figure professionali e migliorando la stabilità lavorativa. Dall’altra parte, la FIEG ha sottolineato la necessità di flessibilità contrattuale e di meccanismi automatici per le nuove assunzioni, considerando le difficoltà che il settore editoriale ha affrontato negli ultimi anni. Un punto su cui entrambe le parti sembrano concordare è la necessità di affrontare temi cruciali come il copyright rispetto agli Over the Top, la regolamentazione dell’Intelligenza Artificiale e del machine learning. È stato altresì condiviso il ruolo fondamentale del governo nella difesa del giornalismo professionale, non solo a livello nazionale ma anche nell’ambito europeo. Tra le preoccupazioni espresse durante l’incontro c’è stata la necessità di norme più stringenti per proteggere il settore giornalistico, sia dal punto di vista professionale che economico, considerandolo un pilastro delle libertà civili e della democrazia. La segretaria Costante ha inoltre evidenziato come le risorse messe a disposizione dal governo per la stabilizzazione lavorativa non siano state utilizzate appieno dalle aziende editoriali, sottolineando la necessità di un impegno più forte da parte di tutti gli attori coinvolti. L’incontro si è concluso con l’accordo di creare tavoli di approfondimento specifici su ogni tema contrattuale, un segnale di apertura alla ricerca di soluzioni concrete e condivise. Tuttavia, resta da vedere come evolverà il dibattito e se le parti riusciranno a superare le divergenze per giungere a un accordo soddisfacente per entrambe le parti e, soprattutto, per garantire un futuro più stabile e prospero per il giornalismo italiano.

FNSI e Amnesty uniti per la libertà di stampa globale

Reporter

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI) ha deciso di aderire alla maratona promossa da Amnesty International Italia a favore della libertà di stampa. Quest’iniziativa, che si protrarrà per 30 giorni, mira a raccogliere firme per difendere il diritto fondamentale alla libertà di espressione e di informazione in tutto il mondo. La FNSI invita giornalisti e giornaliste a partecipare attivamente a questa campagna firmando personalmente sul sito web di Amnesty Italia, www.amnesty.it. Amnesty ha selezionato simbolicamente quattro giornalisti, il cui lavoro e impegno rappresentano la lotta per la libertà di stampa in contesti difficili e pericolosi. Alberto Amaro Jordán, del Messico, Maria Ponomarenko, dalla Russia, e Nidal al-Waheidi e Haitham Abdelwahed, operanti in Israele e nei Territori Palestinesi, sono i protagonisti di storie che mettono in luce le sfide affrontate dai giornalisti in diverse parti del mondo. Alberto Amaro Jordán ha subito minacce e tentativi di delegittimazione da parte di gruppi criminali e forze dell’ordine. Nonostante fosse incluso nel programma di protezione per difensori dei diritti umani e giornalisti, le autorità messicane hanno recentemente stabilito che non corre più alcun pericolo, mettendo così a rischio la sua sicurezza. L’appello rivolto al ministro dell’Interno messicano chiede di garantire la protezione di Alberto e di riconsiderare questa decisione grave e rischiosa. Maria Ponomarenko, giornalista russa attivista di “RusNews”, è stata arrestata nel 2022 e condannata a sei anni di reclusione e al divieto di esercitare l’attività giornalistica per aver diffuso informazioni sul bombardamento di Mariupol, in Ucraina. Amnesty chiede la sua immediata scarcerazione e la cessazione delle persecuzioni. Nidal al-Waheidi e Haitham Abdelwahed, giornalisti della Striscia di Gaza, sono stati arrestati dalle forze israeliane mentre documentavano un attacco di Hamas in territorio israeliano. Le autorità israeliane non hanno fornito informazioni sul loro stato o sulle ragioni dell’arresto. L’appello chiede che venga reso noto il loro luogo di detenzione e che vengano garantiti loro un trattamento umano e il diritto alla difesa. Le storie di questi quattro giornalisti rappresentano solo alcuni degli innumerevoli casi di violazioni dei diritti umani e di attacchi alla libertà di stampa che avvengono in tutto il mondo. La partecipazione alla maratona di Amnesty è un modo per sostenere la difesa di questi valori fondamentali e per mostrare solidarietà con i giornalisti che rischiano la propria vita per portare alla luce la verità.

Libertà di Stampa a rischio: lo scontro tra Procura e Il Foglio

Giornali

Il clima infuocato tra la Procura di Firenze e il quotidiano “Il Foglio” ha sollevato interrogativi sulla libertà di stampa e il ruolo critico dei media. Il Procuratore Filippo Spiezia ha presentato una richiesta al Consiglio Superiore della Magistratura (Csm) per proteggere l’integrità del suo ufficio, in risposta a un articolo pubblicato dal giornale diretto da Claudio Cerasa il 13 aprile 2024. Tuttavia, questa mossa ha suscitato reazioni contrastanti. «A Firenze più che un ‘caso Il Foglio’ esiste un ‘caso Spiezia’. Il Procuratore di Firenze ha chiesto al Csm di aprire una pratica a tutela del proprio ufficio in seguito a un articolo pubblicato lo scorso 13 aprile dal quotidiano diretto da Claudio Cerasa. Come se l’operato della magistratura non fosse criticabile». Lo ricordano, in una nota congiunta, Federazione nazionale della Stampa italiana e Associazione Stampa Toscana. Nonostante non si intenda valutare il contenuto dell’articolo in questione, i sindacati sottolineano la necessità di una relazione più aperta tra la Procura e i media. Affermano che l’accesso limitato alla fonte primaria di informazioni ostacola la trasparenza e il diritto del pubblico all’informazione, sancito dall’articolo 21 della Costituzione italiana. In sei incontri con il Procuratore Spiezia, l’AST ha ribadito la richiesta di maggiore sensibilità nei confronti dei principi costituzionali e della libertà di stampa.  

Secolo XIX in agitazione: la redazione non accetta compromessi

La redazione genovese del Secolo XIX

Una decisione senza precedenti scuote il mondo dell’informazione locale e nazionale: i giornalisti del Secolo XIX, storico quotidiano genovese, hanno proclamato uno sciopero che vedrà il giornale assente dalle edicole sabato 23 marzo e il sito web non aggiornato il giorno precedente. Questo gesto di protesta è stato votato all’unanimità durante un’assemblea dei redattori, dopo che la redazione aveva già manifestato uno stato di agitazione e affidato al Comitato di Redazione (Cdr) un pacchetto di cinque giorni di sciopero. La causa di questa rivolta è l’assenza di chiarezza da parte dell’azienda editoriale, il gruppo Gedi, riguardo alle voci sempre più insistenti di una possibile vendita del Decimonono, nome con cui è affettuosamente conosciuto il Secolo XIX. Nonostante le richieste formali e reiterate della rappresentanza sindacale, l’azienda non ha fornito alcuna risposta in merito, lasciando i giornalisti nell’incertezza più totale sul futuro del giornale. Ma non è tutto: il gruppo Gedi non ha presentato alcun piano di investimenti per il Secolo XIX, sia nella sua versione cartacea che digitale, nonostante i ripetuti solleciti da parte della redazione. Questo silenzio da parte dell’editore è stato definito “inaccettabile” dalla redazione del giornale, che ha sottolineato come tale atteggiamento rappresenti una mancanza di rispetto nei confronti dei giornalisti, dei lettori e della lunga storia del quotidiano, consolidato nel tempo come punto di riferimento nell’informazione regionale e nazionale. I giornalisti del Secolo XIX hanno ribadito la loro determinazione nel difendere l’indipendenza e l’autonomia della testata, dichiarando che continueranno a lottare per ottenere risposte concrete alle loro richieste. Hanno inoltre messo in guardia l’editore, sottolineando che qualora il gruppo Gedi decidesse di cedere la proprietà del giornale, la redazione non accetterà soluzioni che vadano a compromettere l’integrità e la storia del Secolo XIX. Il messaggio è chiaro: il quotidiano non è in vendita e non sarà sacrificato a interessi di basso cabotaggio. La segretaria generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI), Alessandra Costante, ha sottolineato l’importanza di ascoltare le richieste di investimento provenienti dalla redazione del Secolo XIX, che ha manifestato la volontà di rilanciare la testata. Costante ha espresso preoccupazione riguardo alle voci di possibili acquirenti, ribadendo che il giornale merita di essere gestito da editori capaci di garantire il pluralismo e la solidità economica di Gedi. Anche l’Associazione Ligure dei Giornalisti, il Gruppo Cronisti Liguri e l’Ordine dei Giornalisti della Liguria hanno espresso pieno sostegno e massima vicinanza alla protesta dei colleghi del Secolo XIX. In una nota congiunta, queste organizzazioni hanno unito le proprie voci alle istanze del Cdr, chiedendo chiarezza all’azienda sul futuro del giornale e confermando il loro impegno a sostenere i lavoratori del giornale in ogni azione intrapresa per la salvaguardia della testata.