Il Giornale in edicola senza redazione ma con firme apprezzate

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Oggi, 29 novembre, il Giornale è uscito in edicola nonostante lo sciopero che ieri ha coinvolto la quasi totalità dei suoi redattori, spiegando chi ha partecipato, cosa è accaduto, dove si è verificato, quando è successo e perché è stato deciso. La redazione ha informato i lettori che l’edizione è stata realizzata senza il loro contributo, ricordando che la protesta riguarda il mancato rinnovo del contratto di lavoro, fermo da più di dieci anni, e la necessità di difendere la professionalità giornalistica. I giornalisti hanno dichiarato che la protesta non ha alcun contenuto politico e non contiene critiche verso il governo, spiegando che “la protesta non aveva alcuna motivazione politica né alcun riferimento critico al governo”. Hanno aggiunto che negli ultimi anni il numero dei dipendenti si è ridotto mentre è aumentato il ricorso a collaboratori precari, spesso retribuiti pochi euro a notizia e privi di tutele. Per far comprendere la situazione anche ai più piccoli, la redazione ha descritto un lavoro in cui molte persone contribuiscono ogni giorno, ma con compensi minimi e senza garanzie che li aiutino a costruire il futuro. Secondo il comunicato dei redattori, questa situazione rende più difficile produrre un’informazione affidabile e variegata. Per questo hanno scritto che “un giornale prodotto così può reggere solo per pochissimo tempo e non garantisce né pluralismo né qualità dell’informazione”. La redazione ha spiegato che il loro sciopero vuole evitare che i lettori ricevano un giornale meno completo e meno accurato, ribadendo il bisogno di rinnovare il contratto per permettere ai giornalisti, giovani e meno giovani, di lavorare in modo stabile e professionale. L’editore, che fa capo alla famiglia Angelucci, ha replicato dichiarando di aver preso atto del comunicato del Comitato di redazione e precisando che l’edizione del giorno è uscita in 32 pagine, come ogni giorno. L’azienda ha spiegato che il quotidiano è stato “arricchito con contributi editoriali di firme apprezzate dai nostri lettori”, assicurando così la continuità e la riconoscibilità del prodotto editoriale.

La Stampa, assalto violento in redazione durante lo sciopero dei giornalisti

La Stampa assalto in redazione

Ieri pomeriggio, a Torino, durante la giornata di sciopero generale che aveva portato in strada oltre duemila persone, la redazione della Stampa in via Lugaro è stata presa di mira da un gruppo di manifestanti pro-Palestina, molti dei quali ritenuti dagli inquirenti appartenenti all’area anarchica. L’assalto ha segnato la conclusione del corteo, che intorno alle 13.30 ha deviato il percorso ufficiale: lo “spezzone sociale”, composto da più di duecento persone, invece di dirigersi verso l’Ufficio scolastico regionale ha proseguito lungo corso Stati Uniti, si è inoltrato nel quartiere San Salvario e, correndo attraverso via Rosmini, ha raggiunto la sede del quotidiano. Arrivati davanti all’edificio, i manifestanti hanno lanciato secchi di letame contro i cancelli e imbrattato la facciata di via Lugaro con scritte ostili — “vi restituiamo la merda che offrite ogni giorno”, “Fuck Stampa”, “Free Shahin”. Quest’ultima espressione è un riferimento a Mohamed Shahin, l’imam torinese di San Salvario trattenuto nel Cpr di Caltanissetta, il cui provvedimento di espulsione era stato confermato poche ore prima dalla Corte d’Appello di Torino. Nell’azione, gli attivisti accusavano il giornale di averlo “dipinto come un terrorista” e di “schierarsi sempre dalla parte sbagliata”. Circa cinquanta persone, alcune a volto scoperto e altre col passamontagna, sono riuscite a entrare negli uffici passando dal bar e forzando due porte dell’edificio, senza essere intercettate dalle forze dell’ordine. Le bariste hanno subito avvertito gli intrusi che la redazione era vuota, poiché giornalisti e giornaliste avevano aderito allo sciopero nazionale proclamato dalla Fnsi per il mancato rinnovo del contratto. Nonostante ciò, l’azione è proseguita: una cinquantina di manifestanti ha raggiunto gli spazi redazionali, rovesciando libri, taccuini e documenti, mentre venivano intonati slogan come “Giornalista terrorista, sei il primo della lista”. All’esterno, due attivisti hanno aggredito un operatore che stava documentando il blitz: sono partite minacce di morte e un fumogeno spento è stato lanciato verso l’uomo, senza colpirlo. Il blitz è terminato poco dopo le 14, quando circa cinquanta agenti in tenuta antisommossa sono arrivati in via Rosmini. Non è stato necessario intervenire: gli attivisti hanno scavalcato i cancelli e abbandonato autonomamente la sede del quotidiano. L’inchiesta, affidata alla Digos, ha già portato all’identificazione e alla denuncia di 34 persone. Le reazioni di sostegno sono arrivate subito da più istituzioni e organismi professionali. La Federazione Nazionale della Stampa, l’Ordine dei Giornalisti, la Stampa Subalpina e varie associazioni di categoria hanno fatto sapere di essere vicine ai lavoratori del quotidiano. Il ministro dell’Interno ha condannato il gesto, definendolo “un’azione gravissima e del tutto inaccettabile”, e ha comunicato di aver avviato una verifica su come si siano svolti i fatti. Sono stati segnalati i primi identificati, una trentina, collegati all’area antagonista torinese. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato al direttore Andrea Malaguti un messaggio di solidarietà, condannando l’irruzione come un atto violento contro un luogo di lavoro. Anche il presidente della Regione Piemonte e il sindaco di Torino hanno fatto visita alla redazione offrendo sostegno ai giornalisti. Ulteriori dichiarazioni sono arrivate dalla FNSI, dalla Subalpina e dagli Ordini regionali e nazionali dei giornalisti, che hanno parlato di comportamenti che riportano a metodi del passato e che rischiano di limitare la libertà di stampa attraverso intimidazioni. Le organizzazioni hanno chiesto maggiore vigilanza intorno alle redazioni, ricordando che episodi simili sono già avvenuti in altre città italiane. Solidarietà anche dal Cdr di Repubblica, che ha definito l’irruzione una “pratica squadrista” e ha osservato come l’azione sia avvenuta proprio mentre la categoria scioperava per tutelare diritti e qualità dell’informazione. Il comitato ha inoltre segnalato la necessità di chiarire il ruolo delle forze dell’ordine e le ragioni per cui non sia stato impedito l’accesso alla sede del giornale. Le giornaliste e i giornalisti del Tg3 hanno espresso vicinanza ai colleghi torinesi e hanno chiesto che i responsabili vengano individuati e consegnati alla giustizia, ricordando come episodi di violenza contro chi raccoglie e verifica notizie mettano a rischio i principi che sostengono la democrazia.

Sciopero dei giornalisti. Fnsi: “No a chi sostituisce i colleghi che si astengono dal lavoro”

FNSI

La Fnsi ha annunciato che vigilerà in tutta Italia per garantire il diritto di sciopero dei giornalisti che il 28 novembre hanno deciso di fermarsi. L’organizzazione ha spiegato chi farà cosa, dove e quando, indicando che Federazione e Associazioni regionali di Stampa controlleranno ogni redazione in cui saranno previste attività durante lo sciopero, per verificare che nessun collega venga sostituito o invitato a lavorare contro la propria volontà. L’obiettivo dichiarato è tutelare tutti i lavoratori interessati dallo sciopero indetto dalla Fnsi e assicurare il rispetto delle norme previste dalla Costituzione e dallo Statuto dei lavoratori. Il sindacato ricorda che “tuteleremo il diritto allo sciopero, no alla sostituzione dei colleghi che si astengono dal lavoro“, sottolineando che sono considerati comportamenti antisindacali le azioni delle aziende che limitano la possibilità di scegliere liberamente se aderire o meno all’astensione. La Fnsi afferma inoltre di essere pronta a sostenere le Associazioni regionali che vorranno presentare denunce in caso di violazioni, comprese quelle rivolte alle redazioni che dovessero pubblicare giornali, agenzie, siti o telegiornali sostituendo i giornalisti in sciopero con collaboratori, partite Iva o pensionati. Tra le condotte contestate rientra anche la “precettazione” al lavoro dei colleghi, cioè il tentativo di convincere capi o vice capi di settore a non partecipare allo sciopero “per immaginari doveri legati al ruolo e alla funzione”. La Fnsi richiama poi una recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 29740/2025) che ha esaminato il rapporto tra diritto di sciopero e libertà economica dell’azienda, stabilendo che le misure adottate dal datore di lavoro non possono limitare l’esercizio dello sciopero. I giudici hanno riconosciuto come antisindacale il comportamento di un’azienda che, per evitare danni economici durante l’astensione, aveva dato indicazioni al personale considerate in contrasto con l’art. 28 dello Statuto dei lavoratori. La Fnsi ricorda quindi che qualsiasi azione aziendale che imponga un’attività lavorativa o che riduca la facoltà del lavoratore di aderire allo sciopero è considerata illegittima. Per questo, il sindacato invita colleghi e aziende a rispettare le regole e annuncia controlli e segnalazioni qualora si presentino comportamenti in contrasto con la normativa vigente.

I giornalisti scendono in piazza per il rinnovo del contratto

Alessandra Costante FNSI

Giovedì 27 novembre, alle 10, il Consiglio nazionale della Fnsi si riunirà in piazza dei Santi Apostoli a Roma per aprire ufficialmente la mobilitazione per il rinnovo del contratto nazionale Fnsi-Fieg, scaduto nel 2016. L’incontro coinvolgerà i rappresentanti dell’Esecutivo del Cnog, dell’Unione nazionale giornalisti pensionati, dell’Usigrai e i delegati di Inpgi e Casagit, che affiancheranno le Associazioni regionali di Stampa in un momento considerato il cuore organizzativo della protesta.  Le iniziative del 27 novembre anticipano lo sciopero nazionale proclamato per il giorno successivo e preparano le manifestazioni previste nelle città italiane, sostenute dai Comitati di redazione e dagli Ordini regionali dei giornalisti. L’appuntamento romano sarà accompagnato dagli hashtag #IlNostroLavoroVale e #GiornalismoDignità, che riassumono il senso della mobilitazione e guideranno la comunicazione pubblica della giornata. A Milano i giornalisti si ritroveranno in piazza 25 Aprile dalle 11, in un presidio organizzato dall’Associazione Lombarda dei Giornalisti. Il sindacato regionale spiega: “Siamo la categoria di lavoratori che, per colpa degli editori, non ha ancora sottoscritto un contratto di lavoro all’altezza dei tempi: adeguato nelle retribuzioni, moderno nelle regole, che tuteli i giovani e sia proiettato verso nuovi modelli di informazione”. A Bologna la manifestazione dell’Aser vedrà la partecipazione del Sindacato giornalisti del Trentino-Alto Adige, del Sigim e del Sindacato giornalisti Veneto, con iniziative che dureranno per tutta la mattinata. A Genova l’Associazione Ligure dei Giornalisti e l’Ordine regionale hanno convocato un presidio davanti alla Prefettura, in Largo Eros Lanfranco, alle 10.30. A Firenze la protesta sarà davanti alla sede Rai, in Largo Ettore Bernabei, dalle 11, con la presenza dei Comitati di redazione, dei fiduciari della Consulta sindacale, dei rappresentanti dell’Associazione Stampa Toscana e dei gruppi regionali dei pensionati e dei giornalisti sportivi. A Napoli l’appuntamento è alle 11.30 a largo Berlinguer. Il Sugc annuncia il riposizionamento del banner dedicato a Mario Paciolla e ricorda le parole del presidente Mattarella: “Il contratto di lavoro dei giornalisti costituisce il primo elemento dell’autonomia della categoria”. A Torino l’Associazione Stampa Subalpina sarà in piazza Carignano dalle 11 alle 12 “per manifestare a sostegno dello sciopero nazionale proclamato dalla Fnsi”. “Il nostro lavoro vale”, aggiunge l’Assostampa, invitando i colleghi a partecipare. A Cagliari il presidio è previsto alle 10.30 in via Barone Rossi, davanti alla sede dell’Assostampa e dell’Ordine regionale, in un momento di confronto anche con i cittadini. A Potenza l’Associazione della Stampa di Basilicata ha convocato un presidio alle 10.30 in piazza Mario Pagano, segnalando che “in molte aree del Paese, soprattutto nel Mezzogiorno, è in atto una vera e propria desertificazione dell’informazione”. A Pescara il Sindacato giornalisti abruzzesi sarà in piazza Salotto alle 10: “La mobilitazione riguarda tutti, dipendenti, autonomi, precari, pensionati. Perché questa non è solo una vertenza di categoria, ma la difesa del diritto dei cittadini a un’informazione corretta e libera”. A Perugia l’Associazione Stampa Umbra manifesterà in piazza Italia dalle 9, insieme all’Ordine dei Giornalisti e ad altre associazioni “per chiedere diritti salariali, innovazione e fine del precariato”. L’associazione avverte: “La luce dell’informazione e del pluralismo si sta spegnendo”. Ad Aosta l’Associazione Stampa Valdostana sarà in piazza Albert Deffeyes alle 11.30, davanti al Palazzo regionale, con delegazioni di Cgil, Cisl, Savt e Uil. (In foto, Alessandra Costante, segretaria generale FNSI)

Fnsi, il 28 novembre giornalisti in sciopero nazionale per il contratto e chiedere più tutele

Sciopero Fnsi

Venerdì 28 novembre 2025 i giornalisti italiani sciopereranno a Roma per chiedere il rinnovo del contratto nazionale scaduto nel 2016, come comunicato dalla Fnsi, il sindacato di categoria che rappresenta chi lavora nei quotidiani, nelle agenzie, nelle tv, nelle radio e nelle testate online. Giovedì 27 novembre, il giorno precedente allo sciopero, il Consiglio nazionale della Federazione si riunirà in piazza dei Santi Apostoli per avviare ufficialmente la mobilitazione, spiegando ai cittadini perché questa protesta riguarda tutti, anche chi ogni giorno legge o ascolta le notizie. Secondo la Fnsi, servono nuove regole per riconoscere la dignità del lavoro giornalistico, tutelare sia i dipendenti sia i lavoratori autonomi e definire norme chiare sull’uso dell’intelligenza artificiale nelle redazioni, in modo da garantire informazioni controllate e prodotte in modo corretto. Nelle note diffuse dal sindacato si ribadisce che i giornalisti chiedono un contratto adeguato e strumenti che permettano all’informazione di restare libera e affidabile. Per questo la Federazione ricorda la frase espressa nel 2023 dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “il contratto di lavoro dei giornalisti – scaduto ormai da anni – costituisce il primo elemento dell’autonomia della categoria”. La decisione di indire lo sciopero è stata presa all’unanimità dalla Giunta esecutiva della Fnsi, riunita il 12 novembre 2025 a Roma con la Consulta delle Associazioni regionali di Stampa. La protesta coinvolgerà chi applica il contratto Fnsi–Fieg, cioè l’accordo che regola diritti, doveri e tutele della categoria. Il sindacato spiega che senza un contratto aggiornato il lavoro giornalistico rischia di diventare più fragile, e una professione fragile può indebolire anche la qualità delle notizie destinate ai cittadini. Nella mobilitazione, la Fnsi richiama un messaggio semplice e rivolto a tutti: “il nostro lavoro vale”. Il sindacato sostiene che solo con regole chiare e con il riconoscimento del ruolo sociale del giornalismo è possibile garantire un’informazione autonoma e capace di contrastare i contenuti non verificati o manipolati provenienti dai grandi colossi del web.

Aumentano le minacce ai giornalisti in Italia. “Ossigeno” propone uno sportello legale gratuito

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A Roma, durante la presentazione dei nuovi dati di Ossigeno per l’informazione alla Casa del Jazz, è emerso un quadro preoccupante sullo stato della libertà di stampa in Italia. Le manifestazioni di violenza contro i giornalisti sono in forte aumento e l’episodio dell’ordigno trovato davanti casa di Sigfrido Ranucci è solo l’ultimo di una lunga serie. Secondo l’associazione che monitora le minacce ai cronisti dal 2006, sono ormai quasi 8 mila gli operatori dell’informazione che hanno subito attacchi per motivi legati al loro lavoro. Nel primo semestre del 2025, i giornalisti intimiditi sono stati 361, a fronte dei 203 registrati nello stesso periodo del 2024. Si tratta di 158 casi in più, con un incremento del 78%. Crescono anche le violazioni deliberate della libertà di informazione, aumentate del 46%, con 107 episodi rispetto ai 73 del 2024. Tra le minacce, quelle provenienti da esponenti politici e istituzionali rappresentano il 39% del totale, in crescita di 10 punti percentuali. Più della metà di questi episodi arriva da istituzioni locali, come comuni o regioni. In circa un terzo dei casi, i giornalisti vengono colpiti con querele pretestuose, minacce sui social o insulti pubblici, aumentati del 17% rispetto all’anno precedente. Il 33% delle intimidazioni ha origine sociale, il 12% non è identificato, mentre l’8% proviene da imprenditori, il 4% da criminali e il 3% da ambienti mediatici. La Lombardia resta la regione con il maggior numero di giornalisti minacciati, pari al 27% del totale, seguita da Lazio (16%) e Sicilia (13%). L’Abruzzo, con il 3% delle vittime, registra però un aumento del livello di pressione intimidatoria, cioè del rapporto tra minacciati e popolazione giornalistica attiva sul territorio. Oltre alle aggressioni fisiche e verbali, cresce anche il ricorso alle azioni legali strumentali, note come Slapp, che restano la seconda forma più frequente di intimidazione dopo gli avvertimenti diretti. Ma uno degli aspetti più critici riguarda la mancata denuncia: l’81% dei giornalisti aggrediti sceglie di non rivolgersi alla giustizia, contro circa la metà nello stesso periodo del 2024. Diminuiscono invece le minacce di genere, anche se aumenta la tendenza a non segnalarle. I numeri diffusi da Ossigeno riguardano solo i casi di cui l’associazione ha avuto notizia. Nel 2024, i 516 giornalisti minacciati registrati da Ossigeno superavano le stime di altre istituzioni: Ministero dell’Interno (114 casi), Media Freedom Rapid Response (125) e Consiglio d’Europa (8). “Secondo noi nei primi mesi del 2025 ci sono stati molti più di 361 minacciati”, ha commentato Alberto Spampinato, presidente di Ossigeno, sottolineando la necessità di un monitoraggio ancora più capillare. Per offrire un aiuto concreto, Ossigeno ha proposto la creazione di un pronto soccorso nazionale gratuito per i giornalisti colpiti da querele temerarie e privi di tutela da parte del proprio editore. L’associazione ha ricordato anche l’attività del proprio Sportello di assistenza legale, operativo dal 2015, che ha seguito 100 giornalisti ottenendo il 98% di vittorie giudiziarie. “È un’iniziativa a cui siamo favorevoli – ha dichiarato Guido D’Ubaldo, presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio – ma penso che sia necessaria pure l’attenzione del governo”.

Fnsi-Fieg, salta la trattativa sul contratto dei giornalisti: offerta economica irricevibile

Alessandra Costante Fnsi

Dopo oltre quindici mesi di trattative, si è interrotta la negoziazione tra Fnsi e Fieg per il rinnovo del contratto collettivo nazionale dei giornalisti. Le parti, abbandonata l’ipotesi di un rinnovo organico, stavano lavorando a un accordo ponte triennale di carattere esclusivamente economico. Tuttavia, l’offerta avanzata dagli editori, pari a 150 euro mensili sotto forma di EDR (elemento distinto della retribuzione), ha determinato uno stop improvviso al confronto. L’incremento proposto, non incidendo sui minimi retributivi né su altri istituti contrattuali, avrebbe lasciato fermi i parametri salariali al 2012. A questa offerta, gli editori hanno affiancato la richiesta di modifica della normativa relativa al salario di ingresso, meccanismo che prevede un trattamento economico ridotto per i neoassunti. La Federazione nazionale della stampa italiana ha giudicato la proposta irricevibile per due motivi principali. Il primo riguarda la necessità di un aumento contrattuale pieno, in grado di compensare l’effetto dell’inflazione, stimata dall’Istat al 19,3% nel periodo compreso tra aprile 2016 e gennaio 2025. Il blocco degli stipendi avrebbe prodotto, secondo la Fnsi, un forte impoverimento della categoria, con particolare impatto sui corrispondenti locali (articolo 12) e sui collaboratori fissi (articolo 2), spesso al di sotto della soglia di sussistenza. Il secondo motivo riguarda l’opposizione al salario di ingresso, ritenuto un sistema che non garantisce assunzioni né stabilizzazioni, e che sarebbe utilizzato dagli editori solo per ridurre i costi legati agli obblighi contrattuali derivanti dai prepensionamenti. Dopo il passaggio delle funzioni previdenziali all’Inps, gli stati di crisi non comportano infatti più oneri diretti per le aziende editoriali. “Fnsi ritiene – dichiara la segretaria generale Alessandra Costante – che il settore abbia necessità di un contratto che possa traghettare l’informazione nel futuro tenendo conto delle nuove sfide portate dalle Intelligenze Artificiali e affrontando i nodi, ancora non sciolti a distanza di decenni, che riguardano la tutela del diritto d’autore e del lavoro dei giornalisti quotidianamente saccheggiato dai giganti del web e non adeguatamente retribuito per gli autori nella totale inadempienza della legge sull’equo compenso. E non si può certo dimenticare la progressiva destrutturazione del contratto, indebolito dalle aziende attraverso accordi unilaterali con i lavoratori più deboli, e lo sfruttamento sempre più grave dei lavoratori autonomi e dei collaboratori coordinati e continuativi per i quali Fnsi torna a chiedere l’immediata convocazione del tavolo in sede governativa sull’equo compenso istituito dalla legge 233/2012“. (In foto, Alessandra Costante)

Inpgi, contributi minimi da versare entro il 31 luglio

Inpgi contributi minimi

Scade il 31 luglio 2025 il termine per il pagamento dei contributi minimi dovuti dai giornalisti iscritti all’Inpgi che abbiano svolto o stiano svolgendo nel corso dell’anno attività giornalistica in forma autonoma. La scadenza riguarda tutti i soggetti tenuti all’obbligo contributivo per il corrente anno e si riferisce sia al contributo soggettivo minimo sia al contributo integrativo minimo previsti dalla normativa vigente. Come previsto dal regolamento dell’Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani, anche per il 2025 sono confermate alcune riduzioni contributive. In particolare, hanno diritto a una riduzione del 50% dell’importo del contributo minimo i giornalisti iscritti all’Ordine da meno di cinque anni, ossia coloro che risultano iscritti dopo il 31 luglio 2020. È prevista inoltre la riduzione del 50% del contributo soggettivo per tutti i giornalisti che, alla data della scadenza, risultino già pensionati. Il Consiglio di amministrazione dell’Inpgi, presieduto da Roberto Ginex, ha introdotto quest’anno una possibilità di rateizzazione senza oneri aggiuntivi, già comunicata nel mese di maggio. Il contributo minimo poteva infatti essere versato in tre rate anticipate con le seguenti scadenze: la prima entro il 31 maggio, la seconda entro il 30 giugno, e la terza entro il 31 luglio. Tale facoltà è stata introdotta a seguito delle richieste ricevute da numerosi iscritti, al fine di agevolare la gestione del pagamento contributivo. Per coloro che non abbiano scelto la rateizzazione, resta l’obbligo di versamento dell’intero importo entro il 31 luglio 2025, secondo quanto indicato nella sezione dedicata del sito dell’ente. L’Inpgi invita tutti gli interessati a rispettare le scadenze previste, al fine di evitare l’applicazione di sanzioni per ritardato pagamento. (Foto creata con ChatGPT)

Giornata Mondiale della Libertà di Stampa. IFJ: ” È ora di mettere l’AI nell’agenda sociale”

IFJ Word Press Freedom Day 2025

In occasione della Giornata Mondiale della Libertà di Stampa, che si celebra ogni anno il 3 maggio, la Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ) ha lanciato un appello globale per inserire l’intelligenza artificiale al centro del dialogo sociale tra sindacati dei giornalisti e organizzazioni mediatiche. Il messaggio arriva in linea con il tema proposto quest’anno dall’UNESCO, dedicato all’impatto dell’IA sul giornalismo e sulla libertà di stampa. L’IFJ invita tutti gli attori del settore a lavorare su regole comuni per garantire che la tecnologia venga utilizzata in modo etico, senza mettere a rischio i posti di lavoro, la qualità dell’informazione e l’indipendenza editoriale. Nelle proprie raccomandazioni, adottate nel giugno 2024, la Federazione ha affermato che l’IA non può sostituire i giornalisti umani, e che i contenuti generati da algoritmi non devono essere considerati giornalismo a meno che non siano sottoposti a supervisione e controllo umano. L’IFJ evidenzia che attività come il fact-checking e il pensiero critico restano compiti centrali del giornalismo, e non possono essere delegati a sistemi automatici. Tra le principali preoccupazioni vi sono pregiudizi, stereotipi e errori fattuali che l’IA può amplificare. In particolare, la Federazione segnala la diffusione di deepfake, definiti “un attacco diretto alla democrazia e al diritto fondamentale delle persone a un’informazione affidabile e indipendente“. La crescita dell’IA all’interno delle redazioni è già in corso: la tecnologia viene utilizzata per automatizzare compiti ripetitivi, analizzare dati e produrre testi. Secondo la IFJ, però, l’adozione di queste tecnologie deve avvenire tramite accordi che includano trasparenza, formazione professionale per tutti i giornalisti, anche freelance, e il rispetto del principio che le decisioni editoriali spettano a figure umane. Inoltre, l’organizzazione chiede che venga regolato l’utilizzo delle opere giornalistiche per addestrare i sistemi di IA, garantendo ai giornalisti una giusta retribuzione e la possibilità di rifiutare l’impiego dei propri contenuti in assenza di un accordo di licenza. Il Segretario Generale della IFJ, Anthony Bellanger, ha dichiarato che “il futuro del giornalismo deve mantenere la supervisione umana, la trasparenza e la responsabilità al centro dell’utilizzo dell’IA”. La Federazione invita giornalisti, sindacati, editori e decisori politici a collaborare nella definizione di linee guida condivise, con l’obiettivo di stabilire limiti chiari, proteggere i diritti degli autori e rafforzare la contrattazione collettiva nei processi di trasformazione digitale.

Fnsi-Fieg: Cdr sollecitano equo compenso e tutele per precari, pronti cinque giorni di sciopero

Conferenza dei Comitati e Fiduciari di redazione

La Conferenza nazionale dei Comitati e dei Fiduciari di redazione, riunita mercoledì 9 aprile 2025 a Roma, ha approvato un documento in cui si chiede che il rinnovo del contratto collettivo nazionale Fnsi-Fieg garantisca retribuzioni adeguate, tenendo conto della perdita del potere d’acquisto registrata durante i dieci anni di vacanza contrattuale. L’assemblea ha sottolineato che lo sviluppo dell’informazione in Italia dipende anche dalla possibilità, per giovani giornalisti altamente qualificati, di entrare nel settore con condizioni economiche e professionali dignitose, e ha ribadito che i giornalisti già in attività non devono rinunciare ai diritti acquisiti, che hanno contribuito a contenere gli effetti della crisi. Il documento approvato richiama l’esigenza che il nuovo contratto tenga conto dei profondi mutamenti in corso nel settore editoriale, a partire dall’emergere di nuove figure professionali e dall’impatto dell’intelligenza artificiale nel lavoro giornalistico. I rappresentanti sindacali chiedono che venga previsto un equo compenso per la cessione dei contenuti sul web, oltre a misure di tutela economica e contrattuale per i lavoratori autonomi e precari, in particolare per quelli inquadrati con gli articoli 2 e 12 del contratto. La Conferenza ha inoltre evidenziato come, in questi anni, il costo del lavoro per le aziende editoriali si sia ridotto, anche a causa del ricorso a stati di crisi e della diffusione di accordi individuali o di secondo livello ritenuti penalizzanti. Le redazioni ridotte hanno spesso sopperito alla carenza di organico con l’impiego di giornalisti pensionati, una pratica che, secondo i Cdr, deve ora essere limitata. Il testo approvato sottolinea che la struttura contrattuale è stata progressivamente indebolita dalle deroghe adottate unilateralmente dalle imprese editoriali, inclusi forfait al ribasso che hanno inciso negativamente sulle tutele retributive. Per queste ragioni, la Conferenza dei Cdr ha espresso il proprio sostegno all’azione sindacale della Fnsi, affidando alla Giunta esecutiva del sindacato la facoltà di intraprendere tutte le iniziative ritenute necessarie per il conseguimento di un rinnovo contrattuale soddisfacente. Tra le azioni ipotizzate, è stato approvato un pacchetto iniziale di cinque giorni di sciopero, da attuare nelle redazioni come strumento di pressione nella vertenza con la Federazione degli editori (Fieg). (In foto, i lavori della Conferenza dei Comitati e Fiduciari di redazione)