Giornalisti al terzo sciopero per contratto scaduto da 10 anni: mobilitazioni in tutta Italia

Il 16 aprile 2026 i giornalisti italiani si sono fermati per il terzo sciopero nazionale proclamato dalla Fnsi, con presìdi e manifestazioni in tutta Italia per chiedere il rinnovo del contratto Fnsi-Fieg, l’introduzione dell’equo compenso e maggiori tutele per chi lavora nell’informazione. Le associazioni regionali di stampa hanno organizzato incontri pubblici e sit-in per spiegare le ragioni della protesta. A Verona, la segretaria generale della Fnsi, Alessandra Costante, ha partecipato alla manifestazione in piazza Bra, davanti al municipio, insieme ai rappresentanti delle redazioni locali e all’Ordine dei giornalisti del Veneto, che aderisce all’iniziativa “a sottolineare l’unità di intenti in questa battaglia per il futuro della professione”. A Milano, l’Associazione Lombarda dei Giornalisti ha organizzato un presidio in piazza San Babila. Il presidente, Paolo Perucchini, ha spiegato: “Diritti, tutele e soldi. Ma soprattutto dignità per i giovani colleghi. È quello che chiedono i giornalisti scioperando, di nuovo, a sostegno del nuovo contratto nazionale di lavoro, fermo da oltre 10 anni“. In altre città, come Genova, Torino e Ancona, i sindacati regionali segnalano che negli ultimi anni l’inflazione ha ridotto il valore degli stipendi e che molti collaboratori vengono pagati pochi euro per ogni articolo o fotografia. Le iniziative sono diffuse: a Genova il presidio si è tenuto davanti alla Prefettura, mentre a Torino si è svolto un flash mob per rappresentare concretamente la vita quotidiana dei cronisti. A Roma la mobilitazione è stata anticipata al 15 aprile con incontri e distribuzione di volantini per informare i cittadini. Anche a Perugia, Terni, Cagliari, Palermo e in altre città si svolgono eventi pubblici per spiegare le richieste dei lavoratori. Nel comunicato diffuso per lo sciopero, la Fnsi afferma: “Le giornaliste e i giornalisti italiani scioperano, oggi, per la terza volta. Non lo facciamo a cuor leggero, ma riteniamo che sia necessario informare i lettori, la società e la politica di ciò che sta accadendo nel nostro settore”. Il sindacato sottolinea che il contratto è scaduto da dieci anni e che “non esiste alcuna regola per l’uso dell’intelligenza artificiale e per il giusto riconoscimento economico agli autori dei contenuti ceduti agli Over the top”. Dall’altra parte, la Fieg, che rappresenta gli editori, spiega la propria posizione. Gli editori chiedono maggiore flessibilità e una revisione delle regole contrattuali per affrontare le trasformazioni del mercato e le innovazioni tecnologiche. Secondo la Fieg, l’attuale contratto contiene vincoli considerati superati e costosi, come ferie e permessi elevati e alcune indennità, che inciderebbero sulla sostenibilità economica delle aziende editoriali. La Fieg dichiara inoltre di non essersi mai sottratta al confronto e di voler proseguire le trattative per arrivare a un nuovo accordo che tenga conto anche dell’ingresso di giovani professionisti nel settore. Il confronto tra sindacato ed editori resta quindi aperto, mentre lo sciopero del 16 aprile rappresenta un momento di mobilitazione nazionale sul tema del futuro dell’informazione e delle condizioni di lavoro dei giornalisti.
Questionario Inpgi sul lavoro autonomo, online fino al 31 marzo 2026

L’Inpgi ha avviato una nuova ricerca sul lavoro giornalistico autonomo in occasione dei suoi 100 anni, invitando le giornaliste e i giornalisti iscritti a partecipare compilando un questionario anonimo entro il 31 marzo 2026. L’iniziativa rientra nel programma celebrativo del centenario dell’Istituto (1926–2026) e si concentra sull’analisi delle condizioni professionali e previdenziali di chi lavora senza un contratto fisso, cioè in forma autonoma. Il progetto, intitolato “Giornalisti, lavoro autonomo e previdenza”, nasce con l’obiettivo di raccogliere dati aggiornati su come lavorano oggi i giornalisti e su quali siano le loro condizioni economiche e di tutela. Secondo quanto comunicato ufficialmente, “l’obiettivo è raccogliere dati al fine di fare un’analisi aggiornata sulle condizioni professionali, economiche, di lavoro e previdenziali delle giornaliste e dei giornalisti iscritti all’Inpgi, per disporre di uno strumento di conoscenza utile a orientare le scelte future dell’Istituto e rendere le tutele sempre più aderenti alle esigenze degli iscritti”. Il questionario – clicca qui per compilarlo – è stato progettato per essere semplice e veloce: la compilazione richiede circa 10 minuti e avviene in forma anonima, così da garantire la riservatezza delle informazioni raccolte. Tutti i dati serviranno a costruire una fotografia chiara e aggiornata del settore, utile per comprendere meglio come cambia il lavoro giornalistico nel tempo. La ricerca è stata commissionata alla Fondazione Paolo Murialdi, che ha affidato la parte scientifica al team guidato dal professor Christian Ruggiero del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale (CoRiS) della Università La Sapienza di Roma. Il coinvolgimento di enti accademici e di ricerca serve a garantire un’analisi rigorosa e basata su metodi scientifici. L’Inpgi sottolinea l’importanza della partecipazione degli iscritti per ottenere risultati completi e rappresentativi. “La partecipazione di ciascuno è fondamentale: i risultati costituiranno una base di analisi preziosa per comprendere meglio il presente e costruire politiche previdenziali più efficaci e consapevoli”. I dati raccolti permetteranno di capire meglio come lavorano oggi i giornalisti autonomi, quali difficoltà incontrano e quali strumenti di tutela possono essere migliorati. Le informazioni serviranno anche a supportare decisioni future in ambito previdenziale, cioè legate a pensioni e protezioni sociali. (In foto, la Sede dell’Inpgi)
La Stampa, tavolo ad aprile e cessione entro giugno. Cdr: “richieste clausole per lavoro e salari”

La vendita de La Stampa è stata al centro di un’audizione pubblica in Comune a Torino, dove rappresentanti dei giornalisti e delle istituzioni hanno chiesto nuovi investimenti per il futuro dell’editoria locale. Durante l’incontro del 25 marzo 2026, la Commissione Cultura e Lavoro ha ascoltato il Cdr, l’associazione Stampa Subalpina, l’Ordine dei giornalisti e i sindacati, aggiornati sulla cessione del quotidiano dal gruppo Gedi alla società Sae. L’obiettivo dell’audizione è stato chiarire cosa potrebbe accadere al giornale e ai lavoratori nei prossimi mesi. I rappresentanti dei giornalisti hanno spiegato che esiste già un contratto preliminare di vendita. Hanno inoltre comunicato che a metà aprile si aprirà il tavolo previsto dalla legge per discutere il passaggio e che entro giugno potrebbe concludersi il trasferimento della proprietà. Il Cdr ha dichiarato: “Noi abbiamo intenzione di chiedere clausole di salvaguardia su livelli occupazionali e tutela dei salari per un periodo di un paio d’anni”. Nel corso dell’audizione è stato lanciato un appello agli imprenditori del territorio affinché investano nella editoria, considerata un settore importante per la vita democratica. La segretaria della Stampa Subalpina, Silvia Garbarino, ha sottolineato che “è il momento di investire sull’editoria, baluardo di democrazia”, ricordando anche alcune criticità del settore, come il contratto nazionale dei giornalisti fermo da dieci anni e le recenti cessioni di diversi quotidiani. Garbarino ha invitato anche i cittadini a partecipare alla manifestazione prevista il 1° aprile in piazza Castello, organizzata insieme alla Fnsi. L’invito è stato accolto dalla stessa Commissione comunale, che ha annunciato la propria presenza in piazza per sostenere la mobilitazione dei giornalisti. La vicesindaca Michela Favaro ha ribadito il ruolo delle istituzioni locali, spiegando che “l’attenzione di tutti i livelli istituzionali deve essere massima ma c’è un mercato su cui la politica locale può poco”. Ha aggiunto: “L’appello rispetto a investimenti di imprenditori va fatto e deve essere forte – ha aggiunto – e noi dobbiamo fare la nostra parte nel senso di rendere più attrattivi gli investimenti, perché il Comune non può imporre investimenti di privati, ma può e deve lavorare perché il territorio sia un luogo attrattivo per investimenti e su questo stiamo lavorando”. (In foto, la redazione de La Stampa)
Giornalisti in sciopero: mobilitazione nazionale e tappe nelle piazze italiane

Giornalisti in piazza oggi, 27 marzo 2026, in tutta Italia per lo sciopero nazionale proclamato dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana per il rinnovo del contratto Fieg-Fnsi, scaduto da circa dieci anni. La mobilitazione coinvolge molte città e vede la partecipazione di giornaliste e giornalisti che chiedono diritti, tutele e nuove regole per lavorare. È come quando un gruppo di persone chiede di aggiornare le regole di un gioco diventate vecchie: qui si parla del lavoro di chi racconta le notizie ogni giorno. Secondo la Fnsi, le richieste riguardano sia i lavoratori dipendenti sia quelli autonomi. Gli editori, rappresentati dalla Fieg, hanno avanzato proposte che il sindacato considera non accettabili. La giornata del 27 marzo è parte di una mobilitazione più ampia, dopo lo sciopero del 28 novembre 2025 e in vista di una nuova astensione prevista per il 16 aprile. Le iniziative si svolgono con modalità diverse, tra presìdi, assemblee e incontri pubblici per spiegare le ragioni dello sciopero giornalisti e della vertenza sul contratto lavoro. Il percorso di mobilitazione prosegue con una manifestazione nazionale prevista il 1° aprile 2026 a Torino, organizzata dalla Fnsi insieme all’Associazione Stampa Subalpina. La segretaria Silvia Garbarino ha invitato la cittadinanza a partecipare. Gli appuntamenti nelle città italiane: Roma: manifestazione in Largo di Torre Argentina dalle 10.30 Milano: presidio in Largo la Foppa (MM Moscova) dalle 11 Bologna: iniziativa davanti alla Regione Emilia-Romagna, dalle 10.15 alle 12 Bolzano: presidio in piazza Mazzini alle 11 Trento: appuntamento in piazza Dante alle 15 Perugia: iniziativa in piazza Italia alle 10.30 Terni: presidio in piazza Tacito alle 10.30 Aosta: manifestazione in piazza Chanoux dalle 11 Cagliari: incontro sotto il bastione di San Remy alle 11 Pescara: assemblea promossa dal sindacato regionale Potenza: assemblea organizzata dall’Associazione stampa locale Nelle Marche, il flash mob inizialmente previsto è stato rinviato al 16 aprile a causa delle condizioni meteo. A Firenze, una manifestazione si era già svolta il 19 marzo, collegata anche alla difesa della sede Rai. In Trentino-Alto Adige, i sindacati confederali regionali hanno espresso “pieno sostegno” ai giornalisti in sciopero.
Fnsi proclama scioperi 27 marzo e 16 aprile per rinnovo del contratto giornalisti

Le giornaliste e i giornalisti italiani si preparano a due giornate di sciopero nazionale, fissate per il 27 marzo e il 16 aprile 2026, nell’ambito della mobilitazione per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro giornalistico, scaduto da dieci anni. La richiesta arriva dalla Fnsi, la Federazione nazionale della stampa italiana, che ha invitato le redazioni di quotidiani, siti di informazione, agenzie di stampa e emittenti radiotelevisive a diffondere un comunicato sindacale rivolto al pubblico, pubblicato nelle edizioni del 21 marzo o letto nei telegiornali. Il documento è previsto dall’articolo 34 del contratto e rappresenta una forma ufficiale di comunicazione ai cittadini. Al centro della mobilitazione c’è una parola chiave: dignità. Il comunicato spiega che i professionisti dell’informazione chiedono condizioni di lavoro adeguate e un futuro stabile per il settore. Secondo quanto riportato, il contratto non viene rinnovato da circa dieci anni e, nello stesso periodo, gli stipendi hanno perso circa il 20% del potere d’acquisto a causa dell’inflazione. Il testo evidenzia anche una questione legata al ruolo della stampa nella società. Viene ricordato che il contratto giornalistico è stato definito dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella come “prima garanzia della libertà dei giornalisti italiani”. Il riferimento collega le richieste economiche alla tutela della libertà di informazione, considerata un elemento essenziale per i cittadini. Nel comunicato si parla anche delle scelte degli editori. Secondo il sindacato, le aziende editoriali ricevono risorse pubbliche, ma investono in misura limitata nello sviluppo dell’informazione. Vengono segnalati prepensionamenti a partire dai 62 anni, incentivi all’uscita e una riduzione delle redazioni, accompagnata da un aumento del ricorso a collaboratori esterni e partite Iva con compensi bassi. Un altro tema riguarda l’uso dell’Intelligenza Artificiale nel settore. Il documento segnala il rifiuto, da parte degli editori, di introdurre regole condivise per il suo utilizzo. Viene inoltre citata la questione dei contenuti editoriali ceduti alle grandi piattaforme digitali, i cosiddetti Over the top (Ott), per i quali, secondo il comunicato, non verrebbero sempre rispettati gli obblighi di pagamento previsti dalla legge. Infine, il sindacato richiama il tema dell’equo compenso, riferendo che le proposte avanzate dagli editori sarebbero inferiori a quelle già respinte nel 2016 dal Consiglio di Stato. Il comunicato si chiude con un richiamo al rapporto tra condizioni di lavoro e qualità dell’informazione, invitando il pubblico a riflettere sul legame tra la tutela dei giornalisti e la possibilità di ricevere notizie complete e affidabili.
Inpgi 1926-2026, un secolo di tutela del giornalismo italiano

L’Inpgi celebra cento anni di attività con due appuntamenti ufficiali a Roma il 24 e 25 marzo 2026, tra una mostra storica e un incontro istituzionale dedicato al futuro del giornalismo italiano e della previdenza dei giornalisti. L’Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani “Giovanni Amendola”, conosciuto come Inpgi, ha organizzato un programma speciale per festeggiare il suo centenario, coinvolgendo istituzioni, professionisti e rappresentanti del settore. Il primo evento è l’inaugurazione della mostra “A schiena dritta. Tutelare il mestiere della libertà”, prevista il 24 marzo alle ore 18 nella Fondazione sul giornalismo italiano “Paolo Murialdi”, mentre il secondo appuntamento si terrà il 25 marzo alle 9:30 alla Camera dei deputati, nell’Aula dei gruppi parlamentari. Durante la giornata del 25 marzo, esponenti istituzionali e professionisti si confronteranno su temi che riguardano il lavoro dei giornalisti, come i cambiamenti del mercato, le nuove competenze richieste e l’impatto delle tecnologie. I lavori saranno moderati dal giornalista Isidoro Trovato e dal vicepresidente dell’ente Mattia Motta. L’apertura sarà affidata al vicepresidente della Camera Giorgio Mulè. Nel corso dell’evento è prevista anche l’emissione di uno speciale annullo filatelico dedicato al centenario dell’Inpgi. La mostra inaugurata il giorno precedente, patrocinata dal Ministero della Cultura, presenta oltre 60 elementi tra fotografie, oggetti e documenti storici che raccontano il giornalismo italiano dagli anni Sessanta ai Duemila. Tra i materiali esposti ci sono scatti del fotogiornalista Franco Lannino, strumenti di lavoro come macchine per scrivere e telecamere, e documenti che testimoniano l’attività dell’Istituto nel tempo. L’esposizione include anche oggetti legati a giornalisti che hanno perso la vita durante il loro lavoro, come la telecamera di Miran Hrovatin, ucciso nel 1994 insieme a Ilaria Alpi. Il percorso espositivo ricorda inoltre figure del giornalismo d’inchiesta come Cosimo Cristina, Mauro De Mauro, Giovanni Spampinato, Peppino Impastato, Mario Francese, Giuseppe Fava, Mauro Rostagno e Beppe Alfano, insieme a Walter Tobagi, Giancarlo Siani, Ilaria Alpi e Maria Grazia Cutuli. Tra i riferimenti storici compare anche Giuseppe Quatriglio, autore di cronache sul terremoto del Belìce del 1968. Il presidente dell’Istituto, Roberto Ginex, ha dichiarato: “Da 100 anni l’Inpgi è al fianco dei giornalisti – dice il presidente dell’Istituto, Roberto Ginex – e continua a esserlo in un settore profondamente trasformato. Rappresentiamo una delle principali istituzioni previdenziali di categoria del sistema italiano di sicurezza sociale e abbiamo anche accompagnato l’evoluzione della professione giornalistica e del sistema editoriale nazionale. Oggi – prosegue Ginex – la sfida è garantire sostenibilità ed equità in un mercato segnato dalla crescita del lavoro autonomo. Il cambiamento del lavoro giornalistico, spesso non scelto ma imposto, incide anche sulla previdenza: senza redditi adeguati e un vero equo compenso si rischia di condizionare fortemente il futuro pensionistico della categoria”. L’Inpgi è stato istituito nel 1926 come ente morale con decreto regio n. 838, unificando esperienze precedenti di solidarietà tra giornalisti. Nel secondo Dopoguerra è stato intitolato a Giovanni Amendola, figura legata alla storia politica e culturale italiana. Nel 1951 la legge Rubinacci ne ha definito il ruolo nel sistema previdenziale italiano, mentre nel 1995 l’Istituto è stato trasformato in fondazione con natura giuridica privata, mantenendo funzioni pubbliche. Nel 1996 è stata creata una gestione dedicata ai giornalisti autonomi, tuttora attiva, mentre dal 1° luglio 2022 la gestione previdenziale dei giornalisti dipendenti è passata all’Inps.
Fnsi protesta a Sanremo per il rinnovo del contratto e annuncia altri due scioperi

La Federazione Nazionale Stampa Italiana (Fnsi) ha aperto il Festival di Sanremo 2026 con un flash mob davanti al Teatro Ariston per chiedere il rinnovo del contratto nazionale dei giornalisti, scaduto il 1 aprile 2016. Fnsi ha organizzato la mobilitazione il 24 febbraio 2026, nel giorno inaugurale del Festival di Sanremo, radunando giornalisti in via Mameli, a pochi metri dal Teatro Ariston. I partecipanti hanno esposto uno striscione con la scritta: “Giornalisti senza contratto da 10 anni. È ora di cambiare musica”. Il contratto di lavoro giornalistico risulta fermo nella parte economica al 2014, con minimi retributivi invariati dal 2012. La protesta, spiegata in modo semplice, riguarda le regole e gli stipendi che non sono stati aggiornati da molti anni. È come quando le regole di un gioco restano sempre le stesse anche se il mondo intorno cambia. La segretaria generale Alessandra Costante ha dichiarato: “Noi siamo vicini ai colleghi del gruppo Sae, siamo vicini ai colleghi della Stampa che saranno ceduti al gruppo Sae, probabilmente. Siamo vicini ai colleghi di Repubblica che non sanno ancora oggi quale sarà la loro fine. Ci saranno altri scioperi altri due giorni di sciopero, a marzo e ad aprile“. Ha poi aggiunto: “Stiamo un po’ tardando a trovare le date perché vogliamo che siano scioperi unitari. E quindi perché siano scioperi unitari devono essere scioperi fatti insieme alle televisioni e alle radio, tutti”. E ancora: “Ognuno di noi ha delle difficoltà diverse, però se la categoria vuole farsi sentire deve parlare con una voce sola. Anche quando tace deve avere una voce sola, un silenzio solo”. Durante il presidio è stata diffusa una breve canzone realizzata con l’intelligenza artificiale. Nel testo si sente: “La passione non paga il mutuo, la dignità non va in offerta”. Costante ha spiegato: “Abbiamo realizzato questa canzoncina con l’intelligenza artificiale. È l’unico uso sociale che possiamo accettare. Per il resto l’intelligenza artificiale deve essere controllata dai giornalisti, almeno nelle redazioni”. La mobilitazione riguarda anche i lavoratori autonomi. Secondo i dati riferiti dal sindacato, un collaboratore coordinato e continuativo percepisce circa 11.000 euro lordi all’anno, mentre una partita Iva circa 17.000 euro lordi annui. Costante ha dichiarato: “Noi non siamo casta. Siamo lavoratori come tutti gli altri. A volte facciamo fatica ad arrivare a fine mese, soprattutto i lavoratori autonomi, le partite Iva e i collaboratori coordinati e continuativi. Eppure siamo qua a raccontare il palcoscenico dorato di Sanremo dietro le quinte, davanti ci siamo noi con la nostra protesta”.
La7, giornalisti pronti allo sciopero per chiedere tutele sui neoassunti

L’assemblea dei giornalisti di La7 ha annunciato la disponibilità a proclamare lo sciopero se non arriveranno risposte dall’azienda su forfait e incidenze domenicali, chiedendo anche azioni legali per il rispetto dei contratti e la concreta applicazione della decisione della Cassazione anche per il pregresso. La comunicazione è contenuta in una nota diffusa martedì 24 febbraio 2026, in cui l’assemblea prende posizione sul mancato riconoscimento, ai neoassunti, della corretta applicazione del contratto collettivo nazionale e degli accordi integrativi aziendali. Secondo quanto riportato nel documento, tali accordi sarebbero stati elusi attraverso “forfait palesemente irrisori e incongrui”. Nel testo si legge che l’assemblea prende atto “con sconcerto del rifiuto dell’azienda di riconoscere ai colleghi neoassunti la corretta applicazione del contratto collettivo nazionale e degli accordi integrativi aziendali”. Viene inoltre segnalato un ulteriore elemento: il mancato pagamento delle incidenze domenicali, dopo che al tavolo sindacale l’azienda aveva comunicato l’intenzione di uniformarsi a quanto stabilito dalla Corte di Cassazione. La decisione della Corte, come ricordato nella nota, ha riconosciuto ai giornalisti di La7 il diritto a percepire in busta paga questa voce del contratto nazionale, “così come avviene per tutti i colleghi delle altre testate, anche nel gruppo Cairo”. Le incidenze domenicali sono somme aggiuntive previste dal contratto quando si lavora di domenica, e devono essere indicate nella busta paga. L’assemblea ha quindi chiesto al Comitato di redazione (Cdr) “di attivarsi anche legalmente per ottenere il rispetto dei contratti collettivo e integrativo per i neoassunti e la concreta applicazione della decisione della Cassazione anche per il pregresso”. Nel documento viene inoltre richiesto “di utilizzare con effetto immediato il pacchetto di giorni di sciopero già affidato al Cdr nel caso di esito negativo dell’imminente incontro – sui due punti in questione – in programma con l’azienda”.
Il Giornale in edicola senza redazione ma con firme apprezzate

Oggi, 29 novembre, il Giornale è uscito in edicola nonostante lo sciopero che ieri ha coinvolto la quasi totalità dei suoi redattori, spiegando chi ha partecipato, cosa è accaduto, dove si è verificato, quando è successo e perché è stato deciso. La redazione ha informato i lettori che l’edizione è stata realizzata senza il loro contributo, ricordando che la protesta riguarda il mancato rinnovo del contratto di lavoro, fermo da più di dieci anni, e la necessità di difendere la professionalità giornalistica. I giornalisti hanno dichiarato che la protesta non ha alcun contenuto politico e non contiene critiche verso il governo, spiegando che “la protesta non aveva alcuna motivazione politica né alcun riferimento critico al governo”. Hanno aggiunto che negli ultimi anni il numero dei dipendenti si è ridotto mentre è aumentato il ricorso a collaboratori precari, spesso retribuiti pochi euro a notizia e privi di tutele. Per far comprendere la situazione anche ai più piccoli, la redazione ha descritto un lavoro in cui molte persone contribuiscono ogni giorno, ma con compensi minimi e senza garanzie che li aiutino a costruire il futuro. Secondo il comunicato dei redattori, questa situazione rende più difficile produrre un’informazione affidabile e variegata. Per questo hanno scritto che “un giornale prodotto così può reggere solo per pochissimo tempo e non garantisce né pluralismo né qualità dell’informazione”. La redazione ha spiegato che il loro sciopero vuole evitare che i lettori ricevano un giornale meno completo e meno accurato, ribadendo il bisogno di rinnovare il contratto per permettere ai giornalisti, giovani e meno giovani, di lavorare in modo stabile e professionale. L’editore, che fa capo alla famiglia Angelucci, ha replicato dichiarando di aver preso atto del comunicato del Comitato di redazione e precisando che l’edizione del giorno è uscita in 32 pagine, come ogni giorno. L’azienda ha spiegato che il quotidiano è stato “arricchito con contributi editoriali di firme apprezzate dai nostri lettori”, assicurando così la continuità e la riconoscibilità del prodotto editoriale.
La Stampa, assalto violento in redazione durante lo sciopero dei giornalisti

Ieri pomeriggio, a Torino, durante la giornata di sciopero generale che aveva portato in strada oltre duemila persone, la redazione della Stampa in via Lugaro è stata presa di mira da un gruppo di manifestanti pro-Palestina, molti dei quali ritenuti dagli inquirenti appartenenti all’area anarchica. L’assalto ha segnato la conclusione del corteo, che intorno alle 13.30 ha deviato il percorso ufficiale: lo “spezzone sociale”, composto da più di duecento persone, invece di dirigersi verso l’Ufficio scolastico regionale ha proseguito lungo corso Stati Uniti, si è inoltrato nel quartiere San Salvario e, correndo attraverso via Rosmini, ha raggiunto la sede del quotidiano. Arrivati davanti all’edificio, i manifestanti hanno lanciato secchi di letame contro i cancelli e imbrattato la facciata di via Lugaro con scritte ostili — “vi restituiamo la merda che offrite ogni giorno”, “Fuck Stampa”, “Free Shahin”. Quest’ultima espressione è un riferimento a Mohamed Shahin, l’imam torinese di San Salvario trattenuto nel Cpr di Caltanissetta, il cui provvedimento di espulsione era stato confermato poche ore prima dalla Corte d’Appello di Torino. Nell’azione, gli attivisti accusavano il giornale di averlo “dipinto come un terrorista” e di “schierarsi sempre dalla parte sbagliata”. Circa cinquanta persone, alcune a volto scoperto e altre col passamontagna, sono riuscite a entrare negli uffici passando dal bar e forzando due porte dell’edificio, senza essere intercettate dalle forze dell’ordine. Le bariste hanno subito avvertito gli intrusi che la redazione era vuota, poiché giornalisti e giornaliste avevano aderito allo sciopero nazionale proclamato dalla Fnsi per il mancato rinnovo del contratto. Nonostante ciò, l’azione è proseguita: una cinquantina di manifestanti ha raggiunto gli spazi redazionali, rovesciando libri, taccuini e documenti, mentre venivano intonati slogan come “Giornalista terrorista, sei il primo della lista”. All’esterno, due attivisti hanno aggredito un operatore che stava documentando il blitz: sono partite minacce di morte e un fumogeno spento è stato lanciato verso l’uomo, senza colpirlo. Il blitz è terminato poco dopo le 14, quando circa cinquanta agenti in tenuta antisommossa sono arrivati in via Rosmini. Non è stato necessario intervenire: gli attivisti hanno scavalcato i cancelli e abbandonato autonomamente la sede del quotidiano. L’inchiesta, affidata alla Digos, ha già portato all’identificazione e alla denuncia di 34 persone. Le reazioni di sostegno sono arrivate subito da più istituzioni e organismi professionali. La Federazione Nazionale della Stampa, l’Ordine dei Giornalisti, la Stampa Subalpina e varie associazioni di categoria hanno fatto sapere di essere vicine ai lavoratori del quotidiano. Il ministro dell’Interno ha condannato il gesto, definendolo “un’azione gravissima e del tutto inaccettabile”, e ha comunicato di aver avviato una verifica su come si siano svolti i fatti. Sono stati segnalati i primi identificati, una trentina, collegati all’area antagonista torinese. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato al direttore Andrea Malaguti un messaggio di solidarietà, condannando l’irruzione come un atto violento contro un luogo di lavoro. Anche il presidente della Regione Piemonte e il sindaco di Torino hanno fatto visita alla redazione offrendo sostegno ai giornalisti. Ulteriori dichiarazioni sono arrivate dalla FNSI, dalla Subalpina e dagli Ordini regionali e nazionali dei giornalisti, che hanno parlato di comportamenti che riportano a metodi del passato e che rischiano di limitare la libertà di stampa attraverso intimidazioni. Le organizzazioni hanno chiesto maggiore vigilanza intorno alle redazioni, ricordando che episodi simili sono già avvenuti in altre città italiane. Solidarietà anche dal Cdr di Repubblica, che ha definito l’irruzione una “pratica squadrista” e ha osservato come l’azione sia avvenuta proprio mentre la categoria scioperava per tutelare diritti e qualità dell’informazione. Il comitato ha inoltre segnalato la necessità di chiarire il ruolo delle forze dell’ordine e le ragioni per cui non sia stato impedito l’accesso alla sede del giornale. Le giornaliste e i giornalisti del Tg3 hanno espresso vicinanza ai colleghi torinesi e hanno chiesto che i responsabili vengano individuati e consegnati alla giustizia, ricordando come episodi di violenza contro chi raccoglie e verifica notizie mettano a rischio i principi che sostengono la democrazia.