Rai Way, eletto nuovo consiglio e approvato il bilancio del 2025

L’assemblea degli azionisti di Rai Way ha eletto il nuovo consiglio di amministrazione per il prossimo triennio e approvato il bilancio 2025 con utile e dividendo per gli azionisti. Il rinnovo degli organi sociali segna l’avvio di un nuovo ciclo gestionale per la società che gestisce le infrastrutture di trasmissione del segnale radiotelevisivo. Secondo quanto comunicato in una nota ufficiale, il nuovo presidente è Enrico Mordillo, che prende il posto di Giuseppe Pasciucco, l’amministratore delegato Roberto Cecatto, Monica Caccavelli, Romano Ciccone, Barbara Morgante, Gian Luca Petrillo, Greta Tellarini, Maria Cristina Vismara, tratti dalla lista di maggioranza presentata dalla Rai, e Salvatore Sardo, in rappresentanza dei fondi di Assogestioni. Nel corso della stessa assemblea, i soci hanno approvato il bilancio d’esercizio 2025 di Rai Way. I conti si sono chiusi con un utile pari a 88,6 milioni di euro. È stata inoltre deliberata la distribuzione di un dividendo di 0,33 euro per azione, destinato agli azionisti. L’assemblea ha dato il via libera anche ad altre decisioni operative e strategiche, come l’approvazione dei compensi per l’anno 2025 e della politica di remunerazione prevista per il 2026. È stato autorizzato inoltre l’acquisto di azioni proprie fino a un massimo del 10% del capitale sociale, una misura che consente alla società di gestire eventuali operazioni sul mercato. Tra i punti approvati figura anche un piano di azionariato diffuso rivolto ai dipendenti.
X lancia XChat e sviluppa X Money per pagamenti digitali

La piattaforma X introduce XChat, una nuova applicazione di messaggistica istantanea già disponibile anche in Italia, mentre proseguono i test interni di X Money, sistema digitale per i pagamenti sviluppato dalla società guidata da Elon Musk. Secondo quanto riportato da TechCrunch, il servizio finanziario è attualmente in fase di sperimentazione tra i dipendenti e punta a consentire trasferimenti di denaro all’interno dell’ecosistema digitale di X. In parallelo, XChat amplia le funzionalità della piattaforma social introducendo strumenti già diffusi su applicazioni come WhatsApp e Telegram. L’applicazione permette di modificare e cancellare i messaggi inviati, bloccare gli screenshot delle conversazioni e inviare contenuti multimediali che si autodistruggono dopo la visualizzazione. Sono inoltre disponibili chiamate audio e video, protette da crittografia end-to-end, tecnologia che consente la lettura dei contenuti esclusivamente ai partecipanti alla conversazione. L’introduzione di XChat comporta anche cambiamenti nella gestione delle interazioni collettive. La funzione Communities verrà dismessa entro la fine di maggio e gli amministratori avranno tempo fino al 30 maggio per convertire i propri gruppi in chat all’interno della nuova applicazione. Attualmente, i gruppi supportano fino a 350 partecipanti, con un ampliamento previsto per facilitare la migrazione delle comunità più numerose. Il lancio si inserisce nel percorso di sviluppo intrapreso dopo l’acquisizione di Twitter, poi rinominato X. L’obiettivo iniziale prevedeva la creazione di una piattaforma unica capace di integrare contenuti social, comunicazione privata e servizi digitali. Ad oggi, l’ecosistema comprende tre applicazioni principali: X, Grok e XChat. Secondo anticipazioni pubblicate da Engadget, la società X Corp potrebbe in futuro integrare questi servizi in un’unica applicazione, seguendo un modello simile a quello della piattaforma WeChat, che combina messaggistica, social network e pagamenti digitali. (In foto, Elon Musk)
Google firma accordo IA con il Pentagono, mentre 560 dipendenti denunciano i rischi

Google avrebbe firmato un accordo riservato con il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti per fornire i propri modelli di intelligenza artificiale al governo americano, mentre oltre 560 dipendenti hanno inviato una lettera aperta all’amministratore delegato Sundar Pichai chiedendo di bloccare l’uso militare delle tecnologie sviluppate dall’azienda. Secondo le informazioni disponibili, l’intesa consentirebbe al Pentagono di utilizzare i sistemi di IA per finalità istituzionali considerate legittime. La notizia emerge in contemporanea con la diffusione della lettera firmata da centinaia di lavoratori, che hanno espresso preoccupazione per possibili applicazioni in ambito bellico e di controllo. Nel documento si legge: “Vogliamo che l’IA vada a beneficio dell’umanità, anziché essere impiegata in modi disumani o estremamente dannosi”. “Ciò include le armi autonome letali e la sorveglianza di massa, ma si estende oltre”. “L’unico modo per garantire che Google non sia associata con questo, consiste nel rifiutare qualsiasi carico di lavoro classificato”, hanno ribadito. Il possibile accordo si inserisce in un contesto di crescente collaborazione tra aziende tecnologiche e apparati governativi. Il Pentagono avrebbe accesso ai modelli attraverso interfacce API, strumenti che permettono di utilizzare software avanzati anche a distanza: il comando parte da una parte e fa funzionare qualcosa dall’altra. In questo caso, i sistemi di intelligenza artificiale possono essere impiegati per analisi, simulazioni o supporto decisionale. Google si unisce così ad altre società già attive nel settore della difesa, tra cui OpenAI e xAI, che hanno sottoscritto contratti simili con il governo statunitense. Diversa la posizione di Anthropic, che avrebbe rifiutato di allentare i propri vincoli etici legati all’uso militare e alla sorveglianza di massa, venendo successivamente esclusa dai programmi federali. Le informazioni indicano che l’accordo attribuito a Google includerebbe clausole che vietano l’impiego dell’IA per il controllo interno della popolazione o per armi completamente autonome senza supervisione umana. Tuttavia, non risulterebbe previsto un diritto diretto dell’azienda di bloccare le decisioni operative del governo, elemento che viene osservato nel dibattito pubblico sulle garanzie effettive. Da parte sua, Google ha dichiarato che la fornitura di accesso ai modelli tramite API rappresenta un supporto alla sicurezza nazionale, in linea con pratiche già adottate nel settore tecnologico. La comunicazione aziendale sottolinea l’obiettivo di collaborare con le istituzioni mantenendo standard industriali condivisi. (In foto, Sundar Pichai)
OpenAI prepara il suo primo telefono intelligente senza app

OpenAI starebbe lavorando allo sviluppo di uno smartphone con lancio previsto nel 2028, secondo nuove indiscrezioni diffuse dall’analista Ming-Chi Kuo, noto per aver anticipato in passato strategie e prodotti di grandi aziende tecnologiche. Le informazioni indicano che OpenAI avrebbe avviato contatti con MediaTek e Qualcomm, che si occuperebbero della parte hardware del dispositivo. Il progetto riguarderebbe un telefono definito “agentic phone”, cioè un dispositivo capace di utilizzare intelligenza artificiale per svolgere compiti al posto delle tradizionali applicazioni. Secondo quanto riportato, la principale novità del dispositivo sarebbe proprio l’assenza delle classiche app, sostituite da moduli di IA autonoma in grado di agire direttamente per l’utente. In questo scenario, il telefono non richiederebbe di aprire programmi diversi, ma sarebbe l’intelligenza artificiale a eseguire le operazioni richieste. “Le persone non aprono le app per il solo gusto di farlo ma perché vogliono portare a termine dei compiti”, ha scritto Ming-Chi Kuo, aggiungendo: “ha senso dunque che in una prossima era a farlo siano gli agenti di IA autonomi, che agiscono da soli”. Il progetto rappresenterebbe il primo vero ingresso di OpenAI nel mercato dei prodotti di consumo hardware, un settore in cui l’azienda non ha ancora esperienza diretta. Tuttavia, secondo l’analista, la società potrebbe contare su un vantaggio competitivo legato alla grande quantità di dati raccolti attraverso l’utilizzo di ChatGPT negli ultimi anni. Tra le ipotesi avanzate, vi sarebbe anche un possibile modello di vendita basato su abbonamento, che integrerebbe il dispositivo con i servizi digitali offerti dall’azienda. Le tempistiche indicate prevedono la definizione delle specifiche tecniche e dei fornitori entro la fine dell’anno o al massimo entro il primo trimestre del 2027. La produzione su larga scala sarebbe invece programmata per il 2028. (In foto, Sam Altman)
Giornale di Brescia lancia GdB+: contenuti premium e relazione diretta con i lettori

Il Giornale di Brescia lancia GdB+, un nuovo abbonamento digitale pensato per offrire contenuti premium, come approfondimenti, newsletter, podcast e iniziative dedicate ai lettori. La novità è stata presentata da Editoriale Bresciana, gruppo che gestisce anche emittenti radiofoniche e televisive locali e servizi editoriali, con l’obiettivo di rafforzare il rapporto tra giornale e comunità. Il progetto introduce un modello in cui il lettore diventa parte attiva, non più solo destinatario di notizie, ma coinvolto in una relazione continua e partecipativa. Il nuovo abbonamento GdB+ include una serie di strumenti che ampliano l’esperienza informativa: contenuti esclusivi, rubriche tematiche, newsletter specializzate e podcast. A questi si aggiungono iniziative dedicate, come incontri con la redazione e servizi collegati alla card del quotidiano. L’obiettivo è offrire un’informazione più approfondita e continua, adatta anche ai nuovi modi di fruire le notizie, sempre più legati al digitale. “La nostra trasformazione digitale nasce da una certezza: un giornale vive davvero solo quando resta in dialogo con la sua comunità. Con GdB+ vogliamo offrire ai lettori un luogo dove approfondire, comprendere e partecipare, mantenendo saldo quel patrimonio di fiducia e responsabilità che guida il nostro lavoro ogni giorno. L’innovazione non è un allontanamento dalle radici, ma il modo più efficace per continuare a servire il territorio con autorevolezza e attenzione”, ha dichiarato Pierpaolo Camadini, presidente del gruppo editoriale. Il progetto si inserisce in una strategia più ampia di evoluzione digitale che negli ultimi mesi ha coinvolto il sito web, i contenuti video e le piattaforme social del gruppo. In questo contesto, GdB+ rappresenta una sperimentazione di nuovi modelli di abbonamento digitale e coinvolgimento dei lettori, applicati al mondo dell’informazione locale. Il lancio è accompagnato dalla campagna “Il valore di esserci”, che presenta l’abbonamento come una partecipazione attiva a un progetto condiviso. Il servizio include anche momenti di incontro diretto, come l’iniziativa “Un caffè con il direttore”, prevista ogni ultimo venerdì del mese, e la possibilità di accedere a contenuti storici dell’archivio. (In foto, Pierpaolo Camadini)