Ferpi: Filippo Nani rieletto presidente con 140 voti

Il rinnovo del Consiglio direttivo Ferpi conferma alla presidenza Filippo Nani per il prossimo triennio, al termine delle votazioni che hanno coinvolto 279 soci attraverso la piattaforma digitale Eligo. La elezione Ferpi 2026 ha visto Nani ottenere 140 preferenze, mentre la candidata Daniela Bianchi si è fermata a 136 voti, con tre schede bianche registrate. Il risultato definisce la composizione del nuovo organo che guiderà l’associazione italiana dei professionisti delle relazioni pubbliche e della comunicazione per i prossimi tre anni. Nel nuovo Consiglio direttivo nazionale Ferpi entrano Alberto Bergianti, Daniela Bianchi, Caterina Banella, Daniele Chieffi, Giuseppe de Lucia, Stefano Di Traglia, Santina Giannone, Giorgia Grandoni, Alessandro Magnoni, Anna Minà, Biagio Oppi, Stefania Romenti, Elena Salzano, Federica Zar. La distribuzione dei seggi riflette l’esito delle liste: 9 consiglieri appartengono alla lista “Radici, Voce, Futuro” collegata a Nani, mentre 5 provengono dalla lista “Agorà FERPI: L’Agenda della Pluralità, percorsi di dialogo, orizzonti di crescita”, sostenuta da Bianchi. Il presidente rieletto, Filippo Nani, ha dichiarato: “Ferpi, oggi, parte da una base solida e da una comunità che ha ritrovato energia, fiducia, relazioni, presenza. L’associazione è più viva, più credibile, più riconoscibile di quella che è stata nel passato. Ed è proprio per questo che la sfida del prossimo triennio non può essere semplicemente quella di fare di più. La sfida è più impegnativa, e anche più ambiziosa: rafforzare ciò che funziona. Credo in una Ferpi con radici ancora più profonde, una voce più forte, un futuro più solido. Un’associazione che continui a essere comunità, ma che diventi ancora di più soggetto autorevole. Una Ferpi che valorizzi i soci, ascolti i territori, accompagni i giovani, rafforzi le competenze, presidi i luoghi in cui si decide, affronti con serietà le sfide dell’etica e dell’innovazione. Una Ferpi che non viva di annunci, ma di processi, risultati, responsabilità condivisa”. (In foto, Filippo Nani e il Consiglio Direttivo Nazionale)
Google presenta le nuove funzioni per la ricerca online

L’Intelligenza Artificiale di Google cambia il modo di cercare informazioni online e introduce nuovi strumenti per il commercio digitale. Nel corso dell’incontro ospitato al Chiostro del Bramante a Roma, i rappresentanti italiani di Google hanno illustrato come l’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale stia trasformando la tradizionale ricerca online in un sistema più avanzato, capace di accompagnare gli utenti lungo tutto il percorso informativo. La partecipazione ha coinvolto professionisti della comunicazione, imprese e istituzioni, con un focus specifico sulle applicazioni nell’e-commerce. Secondo quanto presentato, il motore di ricerca non si limita più a fornire link, ma si sta evolvendo in un assistente digitale in grado di comprendere richieste sia semplici sia complesse. Tra le novità illustrate figurano AI overview, che offre risposte rapide e sintetiche, e AI Mode, progettata per ricerche più articolate. I dati mostrati indicano che le query degli utenti risultano oggi fino a tre volte più lunghe rispetto al passato, segnale di una maggiore capacità dell’IA di interpretare domande complesse. Tra gli strumenti più recenti compare anche Live Search, una funzione che consente di utilizzare la fotocamera dello smartphone per inquadrare un oggetto e ottenere informazioni in tempo reale tramite comandi vocali. Questa modalità introduce una ricerca definita “live”, che integra elementi visivi e audio. Nel corso dell’evento, la Country Manager di Google in Italia, Melissa Ferretti Peretti, ha dichiarato: “Ormai il clamore legato alla novità dell’IA è passato. Il dibattito ora si sposta sui vantaggi concreti e misurabili che questa tecnologia può portare. Una tecnologia che sta imparando a parlare e a ragionare come noi. Per quanto riguarda la ricerca, questa si sta trasformando sempre più nell’interazione con un assistente in grado di esaudire i nostri bisogni. E che tra un po’ sarà in grado di lavorare per noi come un vero agente”. Una spiegazione operativa è stata fornita anche da Gail Kent, che ha utilizzato una metafora per descrivere l’evoluzione: “Prima la ricerca su browser era come un bibliotecario, che ci poteva solamente portare allo scaffale giusto. Ora l’IA è andata oltre, e comincia a collaborare con noi nella risoluzione di problemi. Non solo in modalità testuale ma anche tramite ricerca visiva”. L’attenzione si è concentrata anche sull’impatto dell’IA sull’e-commerce, ambito considerato strategico soprattutto nel mercato italiano. Diego Ciulli ha spiegato: “La nostra missione è quella di mettere in contatto le persone con le informazioni che cercano e con chi queste le produce. E molte di queste informazioni hanno a che fare con cose da comprare. Non è un caso che questo nostro evento avvenga nella giornata del Made in Italy: sull’e-commerce l’Italia è arrivata tardi ma è una rivoluzione epocale che ora non può farsi sfuggire. La partita la vincono i paesi che permettono alle imprese di usare la tecnologia nel modo migliore. E questa è la missione che ci siamo dati anche noi, nel nostro lavoro con le istituzioni”. Un elemento centrale di questa trasformazione è rappresentato dalla cosiddetta IA agentica, ovvero sistemi in grado di svolgere azioni per conto degli utenti. Jacopo Allegrini ha chiarito che questi strumenti possono semplificare il processo di acquisto online, riducendo quello che viene definito “attrito del processo”. In pratica, l’utente può indicare le caratteristiche desiderate di un prodotto e lasciare al sistema il compito di cercare, confrontare e valutare le opzioni disponibili. Tra le soluzioni annunciate figura l’Universal Commerce Protocol (UCP), uno standard open source che consente ai sistemi digitali di comunicare tra loro durante tutte le fasi dell’acquisto, e Business Agent, un assistente virtuale attivo 24 ore su 24 per supportare le vendite e rispondere alle domande dei consumatori.
Reed Hastings lascia Netflix dopo quasi 30 anni

L’addio di Reed Hastings da Netflix è stato annunciato ufficialmente: il fondatore non si ricandiderà al consiglio di amministrazione dopo l’assemblea di giugno, segnando la fine di un lungo percorso alla guida del gruppo. La decisione riguarda una delle figure più importanti nella storia dello streaming. Hastings, già co-ceo fino al gennaio 2023 e oggi presidente del consiglio, ha comunicato il suo ritiro attraverso una lettera diffusa insieme ai risultati finanziari. Nel documento si legge: “Netflix ha cambiato la mia vita in tanti modi“. Fondata nel 1997 insieme a Marc Randolph, l’azienda è partita come servizio di noleggio DVD per posta. Questo sistema permetteva alle persone di ricevere film a casa senza andare in negozio. Circa dieci anni dopo, la società ha introdotto lo streaming, cioè la possibilità di guardare film e serie direttamente su internet. Oggi la piattaforma conta oltre 325 milioni di abbonati nel mondo ed è tra i principali servizi di video on demand. L’uscita di Hastings arriva in una fase delicata. La società è impegnata nella competizione con altri operatori come Disney+, Prime Video e Paramount, oltre alla crescita di piattaforme social come YouTube. In questo contesto si inserisce anche la recente mancata acquisizione di Warner Bros Discovery, operazione conclusa invece da Skydance Media insieme a Paramount. Sul piano economico, i dati del primo trimestre mostrano un utile netto di 5,28 miliardi di dollari, superiore alle attese degli analisti che prevedevano 3,29 miliardi. Tuttavia, questo risultato include un pagamento di 2,8 miliardi di dollari legato alla chiusura delle trattative per Warner Bros Discovery. Senza questa voce straordinaria, l’utile risulta inferiore alle stime. Il fatturato si è attestato a 12,25 miliardi di dollari, leggermente sopra le previsioni. La reazione dei mercati è stata immediata: il titolo Netflix ha registrato un calo di circa -9,6% nelle contrattazioni after-hours successive alla chiusura di Wall Street, riflettendo l’impatto dell’annuncio sull’uscita del fondatore e sui risultati finanziari.
Condé Nast chiude Wired Italia

La casa editrice Condé Nast ha deciso di chiudere Wired Italia, la rivista dedicata a tecnologia e innovazione nata 17 anni fa, interrompendo le pubblicazioni nel nostro Paese. La notizia è stata comunicata il 16 aprile, mentre era in corso lo sciopero dei giornalisti per il rinnovo del contratto nazionale, attraverso un documento interno firmato dall’amministratore delegato Roger Lynch. Il memo, intitolato “Brand and Technology Updates”, spiega che la scelta rientra in una più ampia riorganizzazione globale delle testate del gruppo editoriale. Secondo quanto indicato nel documento, Wired Italia non ha registrato la stessa crescita vista in altri Paesi. Il marchio Wired continuerà a esistere in versione cartacea negli Stati Uniti, in Giappone, nella Repubblica Ceca e in Medio Oriente, ma l’edizione italiana cesserà le sue attività editoriali. Allo stesso tempo, proseguiranno in Europa le iniziative legate a eventi e consulenze, coordinate principalmente dal team britannico. Nello stesso piano industriale, Condé Nast ha annunciato anche lo stop a Self, una rivista storica dedicata a salute e benessere attiva da quasi cinquant’anni. I suoi contenuti verranno integrati all’interno di altre testate del gruppo, come Allure e Glamour. Inoltre, sono previste chiusure per le edizioni internazionali di Glamour in Germania, Spagna e Messico. Il documento evidenzia che queste attività rappresentano poco più dell’1% dei ricavi complessivi del gruppo e non risultano profittevoli. La strategia dell’azienda punta quindi a concentrare risorse e investimenti su segmenti considerati più solidi e con maggiori prospettive di crescita. Tra i marchi principali su cui il gruppo intende focalizzarsi ci sono Vogue, The New Yorker e Condé Nast Traveler, che insieme generano circa l’85% dei ricavi complessivi. Questi brand beneficiano maggiormente della presenza globale e delle economie di scala dell’azienda. Nel memo, Roger Lynch ha spiegato che le decisioni riguardano anche l’organizzazione tecnologica interna, alla luce dei rapidi sviluppi dell’intelligenza artificiale. “Stiamo inoltre apportando modifiche alla nostra organizzazione tecnologica, riflettendo l’avanzamento rapidissimo dell’intelligenza artificiale e il suo impatto sulla nostra capacità di innovare e sviluppare prodotti più velocemente. I team saranno ristrutturati per essere più agili e lavorare più a stretto contatto con brand e clienti, riducendo le barriere operative”. Il dirigente ha aggiunto: “Sono scelte che riguardano l’allineamento dei nostri brand e della nostra organizzazione tecnologica verso le opportunità più forti che vediamo davanti a noi”. Nel piano viene inoltre confermato il ruolo strategico di hub tecnologici come Bangalore e Chennai. Il gruppo ha chiuso il 2025 con risultati economici positivi, registrando crescita dei ricavi e della redditività per il quarto anno consecutivo. Anche l’inizio del 2026 ha mantenuto questo andamento, con il primo trimestre sopra le previsioni. Le decisioni annunciate mirano a sostenere questa traiettoria, attraverso una selezione più mirata degli investimenti editoriali e tecnologici.