UK, Google valuta lo stop alle AI Overviews per gli editori senza penalità nei risultati web

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L’autorità britannica per la concorrenza ha chiesto che gli editori possano decidere se i loro articoli vengano usati nelle panoramiche AI di Google, senza subire effetti negativi nei normali risultati di ricerca.

La richiesta arriva dalla Competition and Markets Authority (CMA), che nel Regno Unito controlla il rispetto delle regole del mercato. Secondo l’autorità, oggi gli editori “attualmente non hanno sufficiente scelta” su come i loro contenuti vengano utilizzati nelle risposte generate dall’intelligenza artificiale di Google. Quindi, se un sito vuole restare visibile su Google, deve accettare che i propri testi possano essere letti e riassunti dall’AI.

Le AI Overviews sono riassunti automatici che compaiono in alto nella pagina dei risultati. Sono creati dall’intelligenza artificiale e spiegano velocemente un argomento, usando informazioni prese da più siti. La CMA sostiene che un editore dovrebbe poter dire “non voglio che il mio contenuto venga usato per questi riassunti” senza perdere posizione nella ricerca tradizionale.

La questione è rilevante perché nel Regno Unito oltre il 90% delle ricerche online passa da Google. A ottobre la CMA ha designato Google come piattaforma con “status di mercato strategico” in base al Digital Markets, Competition and Consumers Act 2024, una legge che attribuisce nuovi poteri al regolatore per controllare le grandi aziende digitali. Google è la prima società tecnologica a essere sottoposta a questi requisiti.

Secondo la CMA, gli editori non hanno “alcuna alternativa realistica” se non consentire la scansione dei propri contenuti, proprio per la posizione dominante di Google. L’autorità afferma che, senza controlli adeguati, Google può limitare la capacità degli editori di monetizzare i propri articoli, mentre utilizza gli stessi contenuti per generare risposte con l’intelligenza artificiale.

Google, attraverso Ron Eden, responsabile della gestione dei prodotti, ha dichiarato: “Abbiamo aggiunto controlli per elementi come gli snippet in evidenza e le anteprime delle immagini (che si applicano anche alle panoramiche AI). E più recentemente, abbiamo introdotto Google-Extended, un nuovo controllo che consente ai siti web di gestire il modo in cui i loro contenuti vengono utilizzati per addestrare i nostri modelli Gemini”. Eden ha aggiunto: “Stiamo ora valutando aggiornamenti ai nostri controlli per consentire ai siti di disattivare specificamente le funzionalità di intelligenza artificiale generativa della ricerca”.

Attualmente gli editori possono usare strumenti tecnici, come il meta tag NOSNIPPET, per evitare che i loro testi vengano mostrati nei riassunti. Tuttavia, secondo la CMA, questo può ridurre la visibilità nei risultati normali, perché viene eliminata la descrizione che aiuta gli utenti a decidere se cliccare. L’autorità cita uno studio interno di Google che avrebbe rilevato una riduzione del traffico del 45% quando i dettagli dei contenuti vengono limitati.

Un altro punto centrale riguarda la trasparenza. La CMA afferma che gli editori hanno “trasparenza limitata” su come i loro contenuti vengano utilizzati per addestrare e “fondare” sistemi di intelligenza artificiale come Gemini e Vertex, e su come gli utenti interagiscano con quei contenuti nelle funzionalità AI. Per questo propone che Google pubblichi informazioni “chiare e dettagliate” e fornisca dati separati su impressioni, clic e tasso di clic legati alle panoramiche AI.

L’autorità chiede inoltre che Google non introduca segnali di ranking per penalizzare chi sceglie di non partecipare alle panoramiche AI, e che non aggiri la scelta degli editori acquisendo i contenuti tramite altre fonti. Ritiene invece “ragionevole” l’uso di set di dati open source ottenuti legalmente.

La CMA sottolinea anche l’importanza dell’attribuzione delle fonti. Indicare chiaramente da dove provengono le informazioni nelle risposte AI è considerato utile sia per i consumatori, che possono verificare la correttezza dei contenuti, sia per gli editori, che possono mantenere il valore del proprio marchio. L’autorità riconosce che le risposte generate dall’intelligenza artificiale non possono essere sempre completamente accurate, ma chiede che Google spieghi come gestisce eventuali inesattezze e quali metriche utilizza per misurare la correttezza delle informazioni.

Le proposte sono in consultazione pubblica fino al 25 febbraio. Al termine di questa fase, la CMA adotterà una decisione definitiva.

Anche le associazioni di categoria hanno commentato l’iniziativa. Owen Meredith, amministratore delegato della News Media Association, ha dichiarato: “Accogliamo con grande favore le proposte della CMA di consentire agli editori di notizie di controllare se i loro contenuti vengono utilizzati nelle panoramiche AI pur rimanendo visibili nei risultati di ricerca di Google”. Altre organizzazioni, come Foxglove e Movement for an Open Web, hanno definito le misure insufficienti e hanno sollecitato interventi più incisivi.

Secondo un’analisi della Press Gazette, Google ricaverebbe almeno 20 miliardi di sterline all’anno dagli inserzionisti nel Regno Unito.