UK, Google valuta lo stop alle AI Overviews per gli editori senza penalità nei risultati web

shutterstock_2468813507-e1746807289551

L’autorità britannica per la concorrenza ha chiesto che gli editori possano decidere se i loro articoli vengano usati nelle panoramiche AI di Google, senza subire effetti negativi nei normali risultati di ricerca. La richiesta arriva dalla Competition and Markets Authority (CMA), che nel Regno Unito controlla il rispetto delle regole del mercato. Secondo l’autorità, oggi gli editori “attualmente non hanno sufficiente scelta” su come i loro contenuti vengano utilizzati nelle risposte generate dall’intelligenza artificiale di Google. Quindi, se un sito vuole restare visibile su Google, deve accettare che i propri testi possano essere letti e riassunti dall’AI. Le AI Overviews sono riassunti automatici che compaiono in alto nella pagina dei risultati. Sono creati dall’intelligenza artificiale e spiegano velocemente un argomento, usando informazioni prese da più siti. La CMA sostiene che un editore dovrebbe poter dire “non voglio che il mio contenuto venga usato per questi riassunti” senza perdere posizione nella ricerca tradizionale. La questione è rilevante perché nel Regno Unito oltre il 90% delle ricerche online passa da Google. A ottobre la CMA ha designato Google come piattaforma con “status di mercato strategico” in base al Digital Markets, Competition and Consumers Act 2024, una legge che attribuisce nuovi poteri al regolatore per controllare le grandi aziende digitali. Google è la prima società tecnologica a essere sottoposta a questi requisiti. Secondo la CMA, gli editori non hanno “alcuna alternativa realistica” se non consentire la scansione dei propri contenuti, proprio per la posizione dominante di Google. L’autorità afferma che, senza controlli adeguati, Google può limitare la capacità degli editori di monetizzare i propri articoli, mentre utilizza gli stessi contenuti per generare risposte con l’intelligenza artificiale. Google, attraverso Ron Eden, responsabile della gestione dei prodotti, ha dichiarato: “Abbiamo aggiunto controlli per elementi come gli snippet in evidenza e le anteprime delle immagini (che si applicano anche alle panoramiche AI). E più recentemente, abbiamo introdotto Google-Extended, un nuovo controllo che consente ai siti web di gestire il modo in cui i loro contenuti vengono utilizzati per addestrare i nostri modelli Gemini”. Eden ha aggiunto: “Stiamo ora valutando aggiornamenti ai nostri controlli per consentire ai siti di disattivare specificamente le funzionalità di intelligenza artificiale generativa della ricerca”. Attualmente gli editori possono usare strumenti tecnici, come il meta tag NOSNIPPET, per evitare che i loro testi vengano mostrati nei riassunti. Tuttavia, secondo la CMA, questo può ridurre la visibilità nei risultati normali, perché viene eliminata la descrizione che aiuta gli utenti a decidere se cliccare. L’autorità cita uno studio interno di Google che avrebbe rilevato una riduzione del traffico del 45% quando i dettagli dei contenuti vengono limitati. Un altro punto centrale riguarda la trasparenza. La CMA afferma che gli editori hanno “trasparenza limitata” su come i loro contenuti vengano utilizzati per addestrare e “fondare” sistemi di intelligenza artificiale come Gemini e Vertex, e su come gli utenti interagiscano con quei contenuti nelle funzionalità AI. Per questo propone che Google pubblichi informazioni “chiare e dettagliate” e fornisca dati separati su impressioni, clic e tasso di clic legati alle panoramiche AI. L’autorità chiede inoltre che Google non introduca segnali di ranking per penalizzare chi sceglie di non partecipare alle panoramiche AI, e che non aggiri la scelta degli editori acquisendo i contenuti tramite altre fonti. Ritiene invece “ragionevole” l’uso di set di dati open source ottenuti legalmente. La CMA sottolinea anche l’importanza dell’attribuzione delle fonti. Indicare chiaramente da dove provengono le informazioni nelle risposte AI è considerato utile sia per i consumatori, che possono verificare la correttezza dei contenuti, sia per gli editori, che possono mantenere il valore del proprio marchio. L’autorità riconosce che le risposte generate dall’intelligenza artificiale non possono essere sempre completamente accurate, ma chiede che Google spieghi come gestisce eventuali inesattezze e quali metriche utilizza per misurare la correttezza delle informazioni. Le proposte sono in consultazione pubblica fino al 25 febbraio. Al termine di questa fase, la CMA adotterà una decisione definitiva. Anche le associazioni di categoria hanno commentato l’iniziativa. Owen Meredith, amministratore delegato della News Media Association, ha dichiarato: “Accogliamo con grande favore le proposte della CMA di consentire agli editori di notizie di controllare se i loro contenuti vengono utilizzati nelle panoramiche AI pur rimanendo visibili nei risultati di ricerca di Google”. Altre organizzazioni, come Foxglove e Movement for an Open Web, hanno definito le misure insufficienti e hanno sollecitato interventi più incisivi. Secondo un’analisi della Press Gazette, Google ricaverebbe almeno 20 miliardi di sterline all’anno dagli inserzionisti nel Regno Unito.

UK, nel 2026 gli abbonamenti alle notizie online aumentati del +3%, con sconti fino all’89%

digitalsubspages

Nel Regno Unito il prezzo degli abbonamenti alle notizie online è aumentato in media del 3% per il secondo anno consecutivo. Il dato emerge da un’analisi di Press Gazette che ha monitorato i prezzi standard a tariffa piena tra gennaio 2025 e gennaio 2026 su 23 editori. Nel periodo considerato, dieci pubblicazioni hanno aumentato il costo dell’abbonamento digitale annuale, sei lo hanno lasciato invariato e sette lo hanno ridotto. L’incremento medio del 3% è vicino al tasso di inflazione britannico del 3,6% registrato negli ultimi dodici mesi. Negli Stati Uniti l’inflazione è stata del 2,7% nello stesso arco temporale. L’andamento degli abbonamenti digitali si distingue da quello della carta stampata. I prezzi di copertina dei quotidiani nazionali del Regno Unito sono cresciuti in media del 10% nell’ultimo anno. Tra il 2024 e il 2025 l’aumento medio degli abbonamenti online era stato ancora del 3%, mentre tra il 2023 e il 2024 aveva raggiunto il 19%. L’aumento più elevato in valore assoluto riguarda il Financial Times. Il costo dell’abbonamento digitale standard è passato da 369 sterline a 468 sterline, con un incremento del 26,8%. È prevista un’offerta per il primo anno a 279 sterline. In termini percentuali l’incremento più alto è stato registrato da Bloomberg Media, che ha portato il prezzo da 235 a 299 sterline, pari a +27,2%, con un primo anno a 115 sterline. Prezzi annuali invariati per The Telegraph, The Independent, The New York Times, Daily Mail+, The i Paper e Belfast Telegraph. Per The Telegraph l’offerta del primo anno è stata ridotta rispetto all’anno precedente, con prezzi compresi tra 29 e 39 sterline. Le riduzioni più marcate hanno riguardato The Scotsman e Yorkshire Post, entrambe scese da 129,90 sterline a 69,90 sterline all’anno. Le due testate fanno parte di Iconic Media e hanno registrato un cambio di proprietà con l’acquisizione di National World da parte di Media Concierge. Per quanto riguarda i prezzi mensili, la variazione media è stata dello 0,1%. Dieci editori hanno aumentato il costo mensile, otto lo hanno lasciato invariato e cinque lo hanno ridotto. L’aumento percentuale più significativo è stato registrato da The Economist, passato da 18,25 a 23,90 sterline al mese, pari a +31%. Il calo più consistente si è verificato ancora per Yorkshire Post e The Scotsman, con riduzione da 12,99 a 6,99 sterline mensili. Nonostante l’aumento medio del 3% sui prezzi standard annuali, molte testate hanno proposto sconti promozionali rilevanti per il primo anno. A gennaio 2026 alcune offerte raggiungevano l’89% di riduzione rispetto al prezzo pieno. Gli sconti più elevati sono stati rilevati per The Telegraph e Mail+ Editions. The Telegraph proponeva il primo anno a 29 o 39 sterline rispetto a un prezzo pieno di 269 sterline. Mail+ Editions, con tariffa annuale di 191,88 sterline, offriva il primo mese gratuito e poi 1,99 sterline al mese per il resto del primo anno. Tra le altre offerte, Business Insider proponeva un primo anno a 21,30 sterline rispetto a 110,64 sterline standard, con uno sconto dell’81%. Il The Wall Street Journal offriva un abbonamento a 3 sterline al mese per dodici mesi rispetto al prezzo abituale di 179,88 sterline, pari a uno sconto dell’80%. Non tutte le pubblicazioni hanno applicato sconti nel periodo analizzato. Tra quelle senza promozioni figurano The Atlantic, The Free Press, The Guardian, Press & Journal, The Courier di DC Thomson, GB News, Kent Online e The Jewish Chronicle. Nel corso dell’ultimo anno diversi editori hanno introdotto o rafforzato modelli di paywall per i contenuti digitali. The Sun ha lanciato a febbraio 2025 un paywall per contenuti “premium” al costo di 1,99 sterline al mese o 10 sterline l’anno. Daily Mail propone l’abbonamento digitale Mail+ a 6,99 sterline al mese, con offerte promozionali per il primo anno. I marchi regionali del gruppo Reach, tra cui Manchester Evening News, Liverpool Echo e Wales Online, hanno introdotto abbonamenti a 4,99 sterline al mese o 39,99 sterline l’anno. È incluso anche The Guardian, che mantiene l’accesso gratuito ai contenuti online ma offre un abbonamento digitale da 12 sterline al mese o 120 sterline l’anno, comprensivo di accesso completo all’app e lettura senza pubblicità. (Foto copertina: @pressgazette.co.uk)