Il Cdr di Repubblica chiede a Orfeo di lasciare subito la direzione, ma lui respinge le accuse

Mario-Orfeo-foto-Imagoeconomica

Repubblica vive una giornata di forte tensione interna. È in corso l’assemblea di redazione chiamata a votare una mozione di sfiducia nei confronti del direttore dimissionario Mario Orfeo, dopo l’annuncio del suo futuro passaggio al gruppo Qn Media. La votazione si concluderà in serata. La richiesta di interrompere subito la guida del quotidiano è arrivata nella riunione di redazione della mattina, quando il Comitato di redazione (Cdr) ha chiesto a Orfeo di lasciare l’incarico prima della nomina del successore. Secondo la ricostruzione pubblicata da Professione Reporter, a parlare per primo è stato Matteo Pucciarelli, rappresentante del Cdr, che avrebbe detto: “Riteniamo che non sia opportuno che tu da oggi faccia il giornale. È venuta meno la fiducia, non si possono avere due padroni”. Sempre secondo la stessa ricostruzione, tra il direttore e i rappresentanti della redazione sarebbe seguito un confronto particolarmente acceso, anche sul piano personale. Orfeo avrebbe respinto le contestazioni e annunciato iniziative nei confronti del rappresentante sindacale, prima di dare regolarmente avvio alla riunione. Nel pomeriggio l’assemblea dei giornalisti è stata convocata per esprimersi su un documento che richiama il “palese conflitto di interessi” tra la direzione del quotidiano e il futuro incarico annunciato da Orfeo in un gruppo editoriale concorrente. Nel testo si legge: “L’assemblea delle giornaliste e dei giornalisti di Repubblica, considerato il palese conflitto di interessi tra la direzione di Repubblica e il futuro e annunciato incarico in un gruppo editoriale concorrente, sfiducia il direttore dimissionario Mario Orfeo”. Il documento aggiunge inoltre che il direttore “ha risposto mancando di rispetto all’intero Comitato di redazione, quindi alla redazione tutta”, parlando di una “totale incompatibilità ambientale” tra il direttore uscente e la redazione. Il Cdr sarebbe inoltre intenzionato a chiedere all’amministratrice delegata Mirja Cartia d’Asero di sospendere Orfeo dalle funzioni di direttore fino alla nomina del successore, affidando temporaneamente la guida del giornale ai vicedirettori. Secondo quanto avrebbe spiegato lo stesso Orfeo ai colleghi, la decisione di lasciare la direzione sarebbe legata anche alla volontà di non gestire una fase nella quale potrebbero essere previsti interventi sull’organico. Una prospettiva che avrebbe aumentato le preoccupazioni all’interno della redazione. La fase di cambiamento coinvolge anche Lirio Abbate, che ha deciso di lasciare Repubblica per diventare vicedirettore de Il Giornale, con delega alle inchieste investigative e giudiziarie. In un’intervista, Abbate ha spiegato che il rapporto professionale con Orfeo si era progressivamente deteriorato e che aveva iniziato a valutare nuove opportunità dopo essere stato escluso, a suo giudizio, dalle principali scelte editoriali. L’offerta è arrivata da Tosinvest attraverso Giampaolo Angelucci, che gli ha proposto il nuovo incarico nel quotidiano diretto da Tommaso Cerno. Abbate ha accettato firmando una lettera preliminare. Lo stesso giornalista ha però raccontato di essere rimasto sorpreso dalle dimissioni di Orfeo, aggiungendo che, se fossero arrivate prima, probabilmente non avrebbe lasciato Repubblica. L’accordo con il nuovo editore, tuttavia, era già stato definito. Intanto continua la ricerca del nuovo direttore. Tra i nomi circolati nelle ultime ore figurano Stefano Cappellini, Carlo Bonini e Claudio Tito come possibili candidature interne, mentre tra i profili esterni vengono indicati Emiliano Fittipaldi, Marco Damilano e Fabio Vitale. Tra le indiscrezioni è comparso anche Giuseppe De Bellis, attuale Executive Vice President Sport, News & Entertainment di Sky Italia. Tuttavia, durante la riunione sarebbe stato riferito che l’azienda avrebbe già individuato il successore di Orfeo e che sarebbero necessari solo alcuni giorni per completare i passaggi tecnici prima dell’annuncio ufficiale. Al momento non sono arrivate conferme ufficiali su questa ricostruzione. La vicenda rappresenta il primo momento di forte confronto tra la redazione e la nuova proprietà di GEDI dopo l’acquisizione da parte di Antenna Group. Nel documento approvato dopo le dimissioni del direttore, i giornalisti chiedono anche un progetto editoriale per il futuro del quotidiano e un confronto con il nuovo editore. È atteso a Roma martedì il presidente di Antenna Group, Theodore Kyriakou.

Mario Orfeo lascia Repubblica, i giornalisti chiedono un nuovo direttore e un piano industriale

Repubblica-nel-toto-nomi-post-Orfeo-in-pole-Emiliano-Fittipaldi-e-Claudio-Tito-1024x768

Repubblica chiede un nuovo direttore e un piano industriale dopo l’addio di Mario Orfeo. La richiesta arriva dalla redazione del quotidiano attraverso un comunicato approvato dall’assemblea con 256 voti favorevoli, 8 astensioni e un voto contrario. Nel documento, i giornalisti si rivolgono all’editore Theo Kyriakou e alla nuova amministratrice delegata Mirja Cartia D’Asero, chiedendo la presentazione di un piano industriale. La redazione parla della necessità di “un serio progetto di rilancio che coinvolga” i giornalisti del quotidiano e considera urgente anche la nomina di un nuovo direttore, dopo la decisione di Mario Orfeo di lasciare la guida di Repubblica. Orfeo ha annunciato che da settembre assumerà il ruolo di direttore editoriale del gruppo di Leonardo Del Vecchio. Prima di intervenire durante l’assemblea della redazione, ha incontrato il comitato di redazione, spiegando di non essere mai stato coinvolto nei progetti del nuovo editore, nonostante l’esperienza maturata negli anni, anche durante il periodo trascorso in Rai, dove ha ricoperto gli incarichi di direttore del Tg1, del Tg3 e direttore generale. Nel confronto con i giornalisti, Orfeo ha inoltre ribadito di non aver mai voluto essere ricordato come il direttore dei tagli al personale. Ha anche spiegato di aver dato la propria disponibilità a restare alla guida di Repubblica fino alla scadenza del periodo di preavviso, prevista per settembre. Una possibilità che, secondo quanto riportato nel comunicato approvato dall’assemblea, non è condivisa dalla redazione. Dopo l’annuncio delle dimissioni di Orfeo è arrivata anche la posizione dell’editore Gedi, espressa attraverso una nota ufficiale. Nel comunicato si legge: “Prendiamo atto della decisione di Mario Orfeo e desideriamo ringraziarlo per il lavoro svolto con professionalità e dedizione, rivolgendogli i migliori auguri di successo per il prosieguo del suo percorso professionale”. La società aggiunge inoltre che: “La storia cinquantennale di la Repubblica proseguirà nel solco della sua tradizione di qualità dell’informazione, forte del valore dei suoi giornalisti e di un piano di investimenti e crescita su cui il gruppo è al lavoro”.

Mario Orfeo si dimette da Repubblica e passa a QN Media

Mario Orfeo

Mario Orfeo lascerà la direzione di Repubblica e dal 9 settembre assumerà il ruolo di Direttore Editoriale di QN Media, il gruppo editoriale che pubblica Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno e QN. La nomina rientra nel progetto di sviluppo avviato dall’editore Leonardo Maria Del Vecchio, che punta a riorganizzare il gruppo e a rinnovare l’offerta informativa. Nel nuovo incarico, Mario Orfeo lavorerà al fianco dell’editore Leonardo Maria Del Vecchio e dell’amministratore delegato con il compito di coordinare la strategia editoriale e seguire i nuovi progetti di crescita. Il piano prevede anche il lancio, nel prossimo autunno, del nuovo QN, destinato a trasformarsi in una testata di opinione di fascia alta, con un linguaggio contemporaneo e l’obiettivo di rivolgersi anche a un pubblico più giovane. La direttrice responsabile delle testate del gruppo resterà Agnese Pini, che continuerà a guidare il lavoro giornalistico dei quotidiani e parteciperà al progetto di rinnovamento. Il piano comprende una nuova veste grafica ispirata ai principali quotidiani europei, una maggiore attenzione alla leggibilità dei contenuti e una piattaforma digitale completamente riprogettata insieme all’edizione cartacea. Il progetto prevede inoltre che Il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno mantengano il proprio ruolo nell’informazione locale, rafforzando il legame con i rispettivi territori. Le tre testate entreranno in un ecosistema editoriale digitale pensato per raggiungere nuovi lettori e sviluppare ulteriori opportunità di crescita. Nel comunicato diffuso dal gruppo viene spiegato che: “Nel nuovo ruolo, Mario Orfeo affiancherà l’editore, Leonardo Maria Del Vecchio, e l’amministratore delegato, nel percorso di crescita del gruppo, con una funzione di indirizzo e di coordinamento della strategia editoriale e dei nuovi progetti di sviluppo”. Lo stesso comunicato aggiunge che “Agnese Pini è confermata Direttrice Responsabile delle testate del gruppo e contribuirà all’ambizioso progetto di rilancio del nuovo QN”. Con questo passaggio, Mario Orfeo, che ha 60 anni, conclude l’esperienza alla guida di Repubblica, incarico assunto il 7 ottobre 2024 dopo Maurizio Molinari. Al momento non è stato comunicato il nome della persona che assumerà la direzione del quotidiano. Negli ultimi giorni alcuni organi di stampa hanno pubblicato indiscrezioni secondo cui le dimissioni di Orfeo sarebbero collegate a presunte incomprensioni con il nuovo editore di Repubblica, Theodore Kyriakou, proprietario del gruppo Antenna, che a marzo ha acquisito GEDI, il gruppo editoriale di cui fa parte il quotidiano. Al momento non sono state rese note conferme ufficiali su questa ricostruzione. Nel corso della sua carriera, Mario Orfeo ha diretto numerose testate nazionali. È stato direttore de Il Mattino, Il Messaggero, Tg1, Tg2 e Tg3, diventando l’unico giornalista nella storia della Rai ad aver guidato tutti e tre i principali telegiornali della televisione pubblica. Tra il 2017 e il 2018 ha ricoperto anche l’incarico di amministratore delegato della Rai. In passato aveva già lavorato nella redazione di Repubblica, dove è rimasto dal 1990 al 2002 occupandosi prima della cronaca di Napoli, poi di sport, politica e infine del ruolo di caporedattore centrale. (In foto, Mario Orfeo – Roberto Serra/Getty Images)

La Repubblica porta in edicola 200 storiche prime pagine, con cinque inserti speciali

Eugenio Scalfari

La Repubblica celebra i suoi cinquant’anni con una raccolta speciale dedicata alle più importanti prime pagine pubblicate dal quotidiano dalla sua nascita a oggi. Da giovedì e per cinque settimane consecutive, i lettori troveranno in regalo con il giornale un inserto che raccoglie quaranta copertine considerate tra le più significative di ogni decennio. In totale saranno pubblicate duecento prime pagine che ripercorrono fatti storici, cambiamenti politici, eventi culturali, scoperte scientifiche e grandi momenti sportivi degli ultimi cinquant’anni. Il progetto parte dalla storica prima pagina del 14 gennaio 1976, giorno della nascita del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari. In quella edizione compariva l’editoriale dedicato alla situazione politica italiana e all’incarico di governo affidato ad Aldo Moro. Da quel momento, il giornale ha raccontato guerre, trattati di pace, epidemie, trasformazioni sociali e avvenimenti internazionali attraverso titoli, fotografie e approfondimenti diventati parte della memoria collettiva italiana. L’iniziativa è stata presentata come un viaggio nella storia del giornalismo italiano e nell’evoluzione stessa di Repubblica. Il quotidiano ricorda il ruolo avuto nel cambiamento del linguaggio giornalistico, nel formato grafico e nell’uso delle immagini, oltre alla crescita editoriale che lo ha portato a diventare uno dei principali giornali italiani. Le pagine selezionate mostrano anche l’evoluzione della comunicazione, dal bianco e nero al colore, fino all’integrazione con il digitale e il web. Nel testo che accompagna l’iniziativa viene spiegato che il progetto non vuole essere una semplice cronologia di fatti, ma un racconto costruito attraverso articoli, interviste, fotografie e vignette che hanno segnato epoche diverse. Repubblica sottolinea di aver raccontato l’Italia dando spazio a temi come i diritti e la giustizia sociale, seguendo la linea editoriale costruita negli anni dal fondatore. Tra le citazioni riportate compare una frase di Eugenio Scalfari: “Il senso di una storia non può che essere corale e come in un coro le singole voci non si distinguono separate dal tutto”. Il quotidiano utilizza queste parole per descrivere il lavoro svolto nel corso dei decenni e il rapporto costruito con la comunità dei lettori. L’iniziativa proseguirà fino all’11 giugno con la pubblicazione dei cinque inserti speciali. Dal 12 al 14 giugno è inoltre prevista a Bologna una nuova edizione di Repubblica delle Idee, evento organizzato dal quotidiano per celebrare il cinquantesimo anniversario. Sul sito del giornale, invece, i lettori potranno votare settimana dopo settimana la loro prima pagina preferita tra quelle selezionate con il coordinamento dell’art director Angelo Rinaldi. (In foto, Eugenio Scalfari)

La Repubblica sollecita Antenna per confronto sul futuro del quotidiano

La Repubblica siamo noi

Il Comitato di redazione di Repubblica ha chiesto un incontro urgente alla nuova proprietà, il gruppo Antenna, per ottenere chiarimenti sui piani di sviluppo e sul futuro del giornale dopo il recente passaggio di proprietà. In una nota diffusa il 24 marzo 2026, il Cdr Repubblica ha spiegato che il cambiamento, con il passaggio di Gedi da Exor al gruppo dell’imprenditore greco Theodore Kyriakou, rappresenta “una nuova pagina della sua storia”. Allo stesso tempo, i rappresentanti dei giornalisti sottolineano il ruolo centrale della redazione, ricordando che “Repubblica siamo noi”, cioè le giornaliste e i giornalisti che costituiscono il cuore della testata fin dalla sua nascita. Il documento evidenzia come la redazione prenda atto delle comunicazioni della nuova proprietà, ma chieda al più presto dettagli concreti sui piani industriali Gedi e sull’organizzazione futura della principale testata del gruppo, in tutti i suoi assetti editoriali. Il Comitato di redazione accoglie positivamente le dichiarazioni della nuova amministratrice delegata, Mirja Cartia d’Asero, che nella sua lettera ha indicato tra i “valori fondanti” del gruppo Antenna “identità editoriale, autonomia giornalistica e pluralismo dell’informazione”. La Ceo ha inoltre dichiarato: “Continueremo a investire nella qualità dei contenuti e nella valorizzazione delle competenze che rendono Gedi un punto di riferimento culturale del nostro Paese”. I rappresentanti sindacali spiegano però che ora attendono una convocazione formale per un confronto diretto con l’azienda. La richiesta principale riguarda la presentazione del piano industriale, atteso da tempo e mai illustrato durante la precedente gestione. Nel comunicato si legge che la redazione è fiduciosa che le parole della nuova dirigenza possano tradursi rapidamente in azioni concrete. Viene inoltre sottolineata la necessità di tempi brevi per il primo incontro, con l’obiettivo di rassicurare i lavoratori. Il Cdr evidenzia infatti che da nove mesi giornaliste e giornalisti vivono in una situazione di incertezza, “col fiato sospeso”, in attesa di conoscere il futuro del giornale in cui lavorano. Dopo il confronto con la nuova proprietà, è prevista un’assemblea di redazione per valutare eventuali iniziative “a tutela dei posti di lavoro e del futuro del giornale”.

La Repubblica passa ai greci di Antenna Group

Theodore Kyriakou

La vendita di GEDI è stata completata: il gruppo editoriale italiano passa da Exor al gruppo greco Antenna Group, con effetto immediato e dopo mesi di trattative. L’operazione riguarda l’intero perimetro editoriale di GEDI, compresi la Repubblica, le radio Radio Deejay, Radio Capital e m2o, oltre a HuffPost Italia, National Geographic Italia, Limes e la concessionaria pubblicitaria Manzoni. L’accordo è stato comunicato ufficialmente ai dipendenti attraverso una nota interna firmata dal presidente di GEDI, Paolo Ceretti, che ha parlato di un processo lungo e già concluso. Nel messaggio si legge: “Cari Colleghi, care Colleghe oggi è stata perfezionata la cessione del 100% del capitale di Gedi al gruppo greco Antenna. Il cambio di proprietà, che è già efficace, segue un processo di lunga negoziazione”. La comunicazione sottolinea che il passaggio punta a “creare le condizioni per assicurare uno sviluppo duraturo al Gruppo” e ad accelerare la transizione digitale. L’operazione segna un cambio importante nel sistema dei media italiani, perché coinvolge alcune delle principali testate giornalistiche e piattaforme editoriali del Paese. Il nuovo proprietario, Antenna Group, è un gruppo internazionale attivo nei settori della televisione, dello streaming e della produzione di contenuti, con una presenza in più Paesi e un pubblico globale. Nel dettaglio, la vendita non include il quotidiano La Stampa, che uscirà dal perimetro GEDI per entrare nel Gruppo SAE, secondo un accordo separato già annunciato. È prevista anche l’esclusione di alcune attività come Stardust. Secondo quanto comunicato dall’azienda, con il completamento dell’acquisizione Mirja Cartia d’Asero diventerà amministratore delegato del gruppo GEDI. Mario Orfeo resterà direttore di la Repubblica, mentre Linus continuerà a guidare le attività radiofoniche. L’obiettivo dichiarato è sviluppare il gruppo in chiave internazionale, con investimenti in streaming, podcast, cinema e contenuti digitali, oltre alla creazione di un hub radiofonico nel Mediterraneo. Nel comunicato ufficiale si legge che Antenna intende mantenere l’indipendenza editoriale delle testate e rafforzare la presenza internazionale del gruppo. La società prevede inoltre nuove collaborazioni editoriali e possibili accordi con operatori globali del settore, inclusi partner dello streaming. La vendita rappresenta l’ultimo passaggio di un percorso iniziato nel 2019, quando Exor aveva acquisito il controllo di GEDI con l’obiettivo di costruire un grande polo editoriale italiano. Nel tempo, il gruppo è stato progressivamente riorganizzato, fino alla decisione di cedere l’intero asset. La trattativa con Antenna era stata confermata ufficialmente nel dicembre 2025 ed è proseguita nei mesi successivi tra richieste di garanzie, confronti sindacali e attenzione da parte delle istituzioni sul tema del pluralismo dell’informazione e dell’occupazione. Dopo l’annuncio della cessione, sono arrivate reazioni da parte delle rappresentanze sindacali dei giornalisti. La Federazione nazionale della Stampa italiana ha dichiarato: “prende atto del passaggio di proprietà e si schiera al fianco dei colleghi”, sottolineando la necessità di chiarire le strategie future del nuovo editore. Anche il comitato di redazione di la Repubblica ha diffuso una nota: “Dopo una lunghissima gestazione, durata oltre nove mesi, Exor comunica la cessione del Gruppo Gedi ad Antenna Group”. I giornalisti hanno annunciato la convocazione di un’assemblea per martedì 24 marzo 2026. (In foto, Theodore Kyriakou, presidente di Antenna Group)

La Repubblica, sciopero di due giorni per mancate risposte sulla vendita del gruppo Gedi

La Repubblica prime pagine

I giornalisti di Repubblica hanno proclamato uno sciopero che ha fermato l’uscita del quotidiano nei giorni 10 e 11 febbraio. La decisione è stata presa durante un’assemblea permanente della redazione dopo che l’azienda non ha fornito informazioni sulla possibile vendita del giornale. La testata fa parte del Gruppo Gedi, controllato dalla società Exor, guidata dall’amministratore delegato John Elkann. Il gruppo editoriale è stato messo sul mercato insieme ad altre attività editoriali e radiofoniche. Al momento è in corso una trattativa esclusiva con il gruppo greco Antenna, guidato dall’imprenditore Theodore Kyriakou. L’accordo doveva concludersi entro gennaio, ma a metà febbraio non sono state comunicate novità alla redazione. Il Comitato di redazione ha spiegato che i giornalisti non hanno ricevuto dettagli sui tempi e sulle modalità della cessione. Nel comunicato diffuso sul sito del quotidiano si legge: “Ormai da settimane la vertenza del nostro giornale è aperta: sappiamo che Exor è in trattativa per la vendita di Gedi con il gruppo greco Antenna. Ma questa trattativa in esclusiva è scaduta lo scorso 31 gennaio, e la società non ci ha ancora detto se c’è stata una proroga e fino a quando. Le informazioni in nostro possesso finiscono qui”. Durante l’assemblea, i giornalisti hanno deciso di bloccare la pubblicazione del giornale e proclamare lo sciopero, spiegando di aver coinvolto organizzazioni sindacali e istituzioni per ottenere chiarimenti sulla trattativa. Nel comunicato si legge anche: “In questa trattativa – lo stiamo denunciando da tempo – manca trasparenza, necessaria e fondamentale quando in ballo c’è un prodotto che non è solo economico ma uno strumento di equilibrio di un già fragile pluralismo mediatico”. Secondo il Comitato di redazione, la situazione riguarda circa 1.300 famiglie che lavorano nel gruppo editoriale. Intanto, i giornalisti stanno lavorando alla creazione di una Fondazione con l’obiettivo di tutelare la testata e l’occupazione, prendendo esempio da esperienze editoriali internazionali.

Cessione Repubblica, il Cdr chiede trasparenza sui conti

Theodore Kyriakou

Il Cdr di Repubblica torna a parlare pubblicamente della possibile vendita del giornale e di altri mezzi del gruppo Gedi al gruppo greco Antenna. Il Cdr dice che Exor, l’attuale proprietaria, non sta spiegando abbastanza bene cosa sta succedendo e annuncia la pubblicazione di un dossier, cioè un lavoro di ricerca, sulle attività economiche della famiglia Kyriakou, che potrebbe comprare Repubblica. Il messaggio è stato pubblicato sui social, mentre si avvicina il 31 gennaio, giorno indicato come termine dell’esclusiva delle trattative. Secondo il Cdr, le informazioni sul possibile compratore sono poche, difficili da controllare e non aggiornate. Per questo i giornalisti hanno deciso di fare da soli un lavoro di ricostruzione, che verrà condiviso sui profili social del sindacato di Repubblica, su Facebook e Instagram, per spiegare in modo chiaro chi è il gruppo interessato all’acquisto. Dal lavoro emerge che il gruppo legato alla famiglia Kyriakou è formato da circa 90 società, sparse in vari Paesi, come Olanda, Cipro, Grecia, Romania e Lussemburgo. Le società, spiegano i giornalisti, non sembrano avere una guida unica. Al vertice c’è una holding chiamata K Group, con sede in Lussemburgo, che raccoglie le attività dei tre fratelli Xenofon, Theodore e Athina Kyriakou, proprietari in parti uguali. I conti più completi disponibili risalgono però al 2019, mentre quelli meno dettagliati sono del 2021. Analizzando i documenti, il Cdr spiega che il gruppo lavora soprattutto in due settori. Il primo riguarda la finanza e vale circa due terzi delle attività: è collegato a società con sede a Cipro e deriva dal lavoro storico della famiglia, cioè il trasporto di petrolio con navi cisterna. Il secondo settore è quello televisivo-editoriale, che si concentra soprattutto in Olanda, nella zona di Amsterdam. Per la parte televisiva, nel dicembre 2025 è stato depositato in Olanda un bilancio 2024 di Antenna Group BV, la società che controlla la tv. Questo documento mostra una situazione patrimoniale ridotta. Il Cdr ha poi trovato due bilanci consolidati, del 2023 e del 2024, di Antenna Greece BV, preparati, come scritto negli stessi documenti, “con il preciso scopo di essere utilizzati” dai nuovi soci entrati nel gruppo negli ultimi anni. Si tratta della Mbc, società media legata al fondo sovrano saudita, e della Eurolife Ffh Life Insurance, compagnia assicurativa greca. Secondo il Cdr, questi bilanci sono l’unica fotografia recente del gruppo televisivo. La tv di Antenna è nata nel 1989, quando Minos Kyriakou, padre degli attuali proprietari, decise di affiancare la televisione al lavoro nel settore petrolifero iniziato nel 1965. Nei conti di Antenna Greece BV non ci sono attività legate ai giornali di carta. I ricavi sono aumentati negli ultimi tre anni, passando da 103 milioni nel 2022 a 138 milioni nel 2024, ma ogni anno si è chiuso con una perdita, anche se in calo nel 2024. Una parte della crescita dei ricavi è legata all’acquisto, nel 2022, della Village Roadshow Operations Hellas SA, che gestisce cinema, bar, mense e giochi elettronici. La voce più importante resta però la pubblicità, che è aumentata negli anni. Nel 2024 compaiono anche ricavi da abbonamenti, legati al lancio del canale Pay Tv Ant1+ in Grecia e a Cipro. Nel 2023 Antenna Greece aveva 670 dipendenti, diventati 690 nel 2024, con un costo totale superiore a 29 milioni di euro. Nello stesso periodo è stato registrato un aumento di capitale da 225 milioni, sottoscritto dalla Mbc, che ha ottenuto fino al 30% dei diritti di voto. L’accordo prevedeva investimenti per costruire studi televisivi e attirare produzioni internazionali in Grecia, ma nei documenti non è spiegato a che punto siano arrivati questi progetti. Nel bilancio 2024 risultano anche debiti: 206 milioni verso le banche, 44 milioni per leasing e 102 milioni verso fornitori. I soldi entrati nel corso dell’anno non sono bastati a coprire tutti gli investimenti e il gruppo ha dovuto emettere un prestito obbligazionario da 50 milioni. Secondo il Cdr, negli ultimi tre anni Antenna Greece non ha distribuito dividendi, cioè non ha versato utili ai proprietari. Questo solleva interrogativi sulla possibilità di finanziare una crescita all’estero. I fondi potrebbero arrivare da altre società del gruppo o da utili non distribuiti, pari a 365 milioni, ma dai bilanci non emerge liquidità subito disponibile. Un’altra possibile fonte di denaro riguarda operazioni passate. Nel 2008, poco dopo il fallimento di Lehman Brothers, Antenna Group ha venduto la tv bulgara Nova TV per 620 milioni di euro, operazione definita dal gruppo “uno dei più grandi ritorni sull’investimento mai conseguiti da una società media europea”. Nel 2018 sono state vendute anche le tv in Serbia e Montenegro per 180 milioni, permettendo la distribuzione di un dividendo alle holding di famiglia. Quanto di quel denaro sia ancora disponibile oggi non è chiaro, perché l’ultimo bilancio consolidato di K Group è fermo al 2019. Da allora, secondo il Cdr, mancano documenti aggiornati che permettano di capire con precisione la situazione economica del gruppo. Per questo viene chiesta una maggiore trasparenza e la pubblicazione di bilanci aggiornati nel percorso di vendita. (In foto, Theodore Kyriakou)

Al Mattatoio di Roma otto sabati di incontri dedicati ai 50 anni de La Repubblica

La Repubblica talk mostra

Dal 15 gennaio al 15 marzo, al Mattatoio di Testaccio a Roma, la mostra “La Repubblica una storia di futuro” apre al pubblico e diventa anche un luogo di incontri gratuiti che raccontano i primi cinquant’anni di Repubblica. Ogni sabato, lo spazio del padiglione 9b si anima con dibattiti e dialoghi che spiegano come un giornale nasce, cresce e racconta il mondo, partendo dalla memoria per parlare del presente e del futuro. L’ingresso è libero, con prenotazione, e la mostra è aperta dal martedì alla domenica dalle 11 alle 20. Il percorso degli incontri è diviso in otto giornate, con due appuntamenti ogni sabato, e attraversa i grandi temi che hanno segnato la storia del giornale: arte, musica, politica, cultura, diritti, esteri, inchieste, sport e reportage. L’obiettivo è spiegare, in modo chiaro e accessibile, come Repubblica ha raccontato l’Italia e il mondo attraverso le sue pagine e le sue firme. Il primo appuntamento è sabato 24 gennaio alle 16 con “Il gran museo Repubblica”, dedicato all’attenzione del giornale per l’arte e la bellezza. Dario Pappalardo e Melania Mazzucco ripercorrono il lavoro iniziato nel 1976, quando Scalfari chiamò Giuliano Briganti, storico e critico d’arte, e arrivato fino alle grandi mostre e alle rubriche come “Il museo del mondo”, che ha portato ogni settimana un’opera d’arte nelle case dei lettori. Alle 17.30 si parla di musica con “La musica di Repubblica”: Gino Castaldo e Laura Pertici raccontano concerti, interviste, collane musicali e l’esperienza digitale di Webnotte, definito un “rivoluzionario web show”, che ha unito giornalismo e nuovi linguaggi. Sabato 31 gennaio è dedicato alla politica, uno dei pilastri del quotidiano. Alle 16 Annalisa Cuzzocrea e Concetto Vecchio discutono di “I nemici di Repubblica”, mentre alle 17.30 Filippo Ceccarelli e Serenella Mattera affrontano il tema “Berlusconi e Repubblica”, una relazione che ha segnato la storia del giornale, ricordando anche le dieci domande di Giuseppe D’Avanzo. Il calendario prosegue sabato 7 febbraio con un incontro sui lettori e sulla posta del giornale, seguito da un dialogo sulla Cultura di Repubblica, che racconta il cambiamento delle pagine culturali a partire dal debutto in edicola del quotidiano e la fine della tradizionale terza pagina. Sabato 14 febbraio lo spazio è dedicato agli esteri e ai reportage, con incontri che spiegano come nascono i racconti dal mondo e come la storia viene narrata giorno dopo giorno. Gli appuntamenti continuano il 21 febbraio con due incontri dedicati alla scrittura e alla narrativa, il 28 febbraio con un focus sulla grafica del giornale e sul nuovo disordine mondiale, e il 7 marzo con una giornata sui diritti e sul racconto degli anni Settanta, che include momenti chiave come “l’ultima intervista rilasciata da Moro a Scalfari prima del rapimento”. La chiusura è prevista sabato 14 marzo, con incontri sulle grandi inchieste e sullo sport, altri due elementi centrali nella storia di Repubblica.

Gedi, audizione in Parlamento sulla vendita delle testate

Gedi gruppo editoriale

Le richieste di garanzie sull’identità delle testate e sulla occupazione sono state portate in Parlamento dai rappresentanti dei giornalisti del Gruppo Gedi, ascoltati in audizione dalla commissione Cultura della Camera dei Deputati. L’incontro si è svolto martedì 20 gennaio 2026 ed è servito a chiarire cosa sta succedendo nella procedura di vendita di alcune importanti testate giornalistiche italiane. Durante l’audizione, i Comitati di redazione hanno spiegato che la vendita riguarda in particolare La Repubblica e La Stampa, due giornali storici del gruppo. Per La Repubblica l’interesse è arrivato dal gruppo greco Antenna, guidato dall’editore Theodore Kyriakou. Per La Stampa, invece, si sono fatti avanti Gruppo Nem e Gruppo Sae, già attivi nell’editoria locale. I rappresentanti sindacali hanno raccontato di aver chiesto tutele precise. “Abbiamo chiesto garanzie per l’identità della testata e per l’occupazione”, ha detto il Cdr di Repubblica. Secondo quanto riferito, inizialmente i vertici di Gedi avrebbero spiegato che non era possibile inserire clausole di questo tipo nella procedura di vendita. Successivamente, dopo interventi del governo e della politica, ai giornalisti sarebbe stato comunicato che la richiesta di garanzie era entrata nella trattativa, ma senza documenti ufficiali. “Per noi sono solo parole. Non abbiamo alcun tipo di documento che lo dimostri”, hanno aggiunto. I giornalisti hanno anche spiegato di aver tentato un contatto diretto con i rappresentanti del gruppo Kyriakou, senza successo. “Ci preoccupa il fatto che dalle ricerche fatte si tratta di un gruppo senza esperienze sulla carta”, hanno dichiarato, spiegando che il gruppo opera soprattutto in altri settori dei media. Nel corso dell’audizione è stata ricordata anche l’idea di creare una fondazione che possa controllare l’operato societario delle testate. “Un’idea già vagliata nel 2021 senza seguito. Andremo da un notaio nei prossimi giorni per dar vita a questo strumento”, hanno spiegato i rappresentanti dei lavoratori. Un altro punto affrontato riguarda la presenza del principe saudita Mohammed bin Salman come socio in una delle società del gruppo Kyriakou. Il Cdr ha riferito di aver ricevuto rassicurazioni sul fatto che l’acquisto sarebbe effettuato da un’altra società del gruppo, precisando però che questo elemento non viene considerato risolutivo. Anche il Cdr de La Stampa ha segnalato criticità. “C’è poca trasparenza e tanta confusione”, hanno detto i rappresentanti, spiegando che non è chiara la struttura societaria del gruppo Kyriakou e che mancano dati sui fatturati nei diversi Paesi. Riguardo agli altri potenziali acquirenti, hanno aggiunto che le trattative potrebbero procedere in parallelo, ma che al momento non esiste un quadro definito. Le offerte di Nem e Sae, secondo quanto riferito, arrivano da realtà più piccole rispetto al gruppo attuale e pongono interrogativi sulla gestione di un quotidiano nazionale.