GIORNALISMO MULTIMEDIALE

Censura e sfiducia: tensione nella redazione di Repubblica

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La tensione che da tempo serpeggiava tra la Direzione e la redazione di Repubblica ha raggiunto il culmine con il voto a favore di una mozione di sfiducia contro il direttore Maurizio Molinari, presentata dal Comitato di Redazione. Il verdetto è stato schiacciante: 164 voti a favore, 55 contrari e 35 astenuti. Come segno di protesta, le giornaliste e i giornalisti hanno ritirato le proprie firme dal giornale e dal sito per 24 ore, a partire dal 9 aprile.

L’episodio che ha innescato questa accelerazione è stato la censura del numero dell’8 aprile dell’inserto economico Affari&Finanza. Il pezzo di apertura, curato da Giovanni Pons, che trattava degli intrecci economici tra Italia e Francia, è stato improvvisamente ritirato dalla Direzione e distrutto, coinvolgendo circa 100.000 copie già pronte per la distribuzione. Al suo posto è stato inserito un articolo sul medesimo argomento, ma redatto con toni diversi, dal vicedirettore Walter Galbiati, che funge anche da coordinatore del settore Economia di Repubblica.

La decisione della Direzione di sostituire il pezzo originale con uno diverso è particolarmente significativa data la delicatezza degli interessi coinvolti. Fra gli aspetti rilevanti, spicca il legame economico tra Stellantis, ex Fiat, Exor (azionista di controllo di Stellantis) e il Gruppo Gedi, proprietario de la Repubblica. John Elkann, amministratore delegato di Exor e presidente di Gedi, rappresenta un nodo cruciale in questa intricata rete di relazioni.

L’azione della Direzione ha sollevato non solo interrogativi sull’autonomia editoriale del giornale, ma ha anche messo in evidenza il conflitto di interessi potenziale e la mancanza di trasparenza nel processo decisionale. Questo episodio non è soltanto un sintomo di disaccordo all’interno della redazione, ma rappresenta anche una minaccia per l’integrità del giornalismo e per la credibilità del giornale stesso. La redazione, con il voto di sfiducia, ha espresso il suo netto dissenso nei confronti delle azioni della Direzione, lasciando chiare le proprie preoccupazioni riguardo alla libertà di espressione e all’indipendenza giornalistica.