La Repubblica porta in edicola 200 storiche prime pagine, con cinque inserti speciali

Eugenio Scalfari

La Repubblica celebra i suoi cinquant’anni con una raccolta speciale dedicata alle più importanti prime pagine pubblicate dal quotidiano dalla sua nascita a oggi. Da giovedì e per cinque settimane consecutive, i lettori troveranno in regalo con il giornale un inserto che raccoglie quaranta copertine considerate tra le più significative di ogni decennio. In totale saranno pubblicate duecento prime pagine che ripercorrono fatti storici, cambiamenti politici, eventi culturali, scoperte scientifiche e grandi momenti sportivi degli ultimi cinquant’anni. Il progetto parte dalla storica prima pagina del 14 gennaio 1976, giorno della nascita del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari. In quella edizione compariva l’editoriale dedicato alla situazione politica italiana e all’incarico di governo affidato ad Aldo Moro. Da quel momento, il giornale ha raccontato guerre, trattati di pace, epidemie, trasformazioni sociali e avvenimenti internazionali attraverso titoli, fotografie e approfondimenti diventati parte della memoria collettiva italiana. L’iniziativa è stata presentata come un viaggio nella storia del giornalismo italiano e nell’evoluzione stessa di Repubblica. Il quotidiano ricorda il ruolo avuto nel cambiamento del linguaggio giornalistico, nel formato grafico e nell’uso delle immagini, oltre alla crescita editoriale che lo ha portato a diventare uno dei principali giornali italiani. Le pagine selezionate mostrano anche l’evoluzione della comunicazione, dal bianco e nero al colore, fino all’integrazione con il digitale e il web. Nel testo che accompagna l’iniziativa viene spiegato che il progetto non vuole essere una semplice cronologia di fatti, ma un racconto costruito attraverso articoli, interviste, fotografie e vignette che hanno segnato epoche diverse. Repubblica sottolinea di aver raccontato l’Italia dando spazio a temi come i diritti e la giustizia sociale, seguendo la linea editoriale costruita negli anni dal fondatore. Tra le citazioni riportate compare una frase di Eugenio Scalfari: “Il senso di una storia non può che essere corale e come in un coro le singole voci non si distinguono separate dal tutto”. Il quotidiano utilizza queste parole per descrivere il lavoro svolto nel corso dei decenni e il rapporto costruito con la comunità dei lettori. L’iniziativa proseguirà fino all’11 giugno con la pubblicazione dei cinque inserti speciali. Dal 12 al 14 giugno è inoltre prevista a Bologna una nuova edizione di Repubblica delle Idee, evento organizzato dal quotidiano per celebrare il cinquantesimo anniversario. Sul sito del giornale, invece, i lettori potranno votare settimana dopo settimana la loro prima pagina preferita tra quelle selezionate con il coordinamento dell’art director Angelo Rinaldi. (In foto, Eugenio Scalfari)

Il Giorno compie 70 anni: eventi, libro e mostra a Milano dal 21 al 23 aprile

Il Giorno ha settant'anni

Il 21 aprile 2026 il quotidiano Il Giorno compie 70 anni e celebra l’anniversario a Milano aprendo la sede di corso Buenos Aires 54 a tre giornate di incontri, mostre e conversazioni. Dal 21 al 23 aprile, a partire dalle 18, il giornale ospita eventi aperti al pubblico che uniscono il racconto della propria storia ai temi del design, della cultura e dell’innovazione, in coincidenza con la Design Week e il Fuorisalone. L’apertura è affidata alla presentazione del libro “Quelli che… Il Giorno”, edito da All Around, scritto da Mario Consani e Stefano Passarelli. Il volume ricostruisce la storia della testata attraverso documenti, episodi e testimonianze, raccontando la redazione come luogo di incontro tra giornalismo e letteratura e richiamando l’attenzione sulla necessità di preservare e digitalizzare l’archivio storico. Per l’occasione viene allestita anche una mostra con immagini d’archivio e prime pagine che ripercorrono i principali eventi italiani e internazionali, tra cronaca, sport, cinema e design, offrendo una sintesi visiva del lavoro svolto dal quotidiano nel corso dei decenni. Il programma si intreccia con il Fuorisalone, con incontri dedicati alle identità visive e al ruolo del design nella società contemporanea. Tra gli ospiti l’illustratore Bruno Bozzetto. Previsti anche interventi sul design sociale con Francesco Zurlo e Bertram Niessen, oltre a un focus sul Fuorisalone multiculturale di Chinatown. Il 23 aprile è dedicato al Salone del Mobile, con contributi di Annalisa Rosso e Luca Palermo. Fondato il 21 aprile 1956, Il Giorno nasce per iniziativa di Enrico Mattei, con l’obiettivo di creare un quotidiano capace di proporre una linea informativa alternativa nel panorama italiano. Al progetto partecipa l’editore Cino Del Duca e il 27 settembre 1955 viene costituita a Milano la Società Editrice Lombarda, con Mattei al 51% e Del Duca al 49%. Alla presidenza viene nominato Oreste Cacciabue. Il giornale si presenta come indipendente, pur inserendosi in un contesto legato alla presenza pubblica nell’editoria. Diretto inizialmente da Gaetano Baldacci, il quotidiano nasce con l’obiettivo di rappresentare un’alternativa al Corriere della Sera. La redazione viene organizzata da Paolo Murialdi e Angelo Rozzoni, con un modello ispirato al Daily Express. Fin dal primo numero introduce innovazioni grafiche e editoriali: impaginazione a otto colonne, titoli evidenti, uso esteso delle fotografie e una prima pagina costruita come una vetrina. Compare la testatina “Situazione” al posto del tradizionale editoriale, mentre le notizie vengono raccolte sotto “Fatti della Vita”. Vengono introdotte pagine dedicate a Spettacoli ed Economia e finanza, oltre a inserti a colori e contenuti come fumetti e giochi. Il primo numero del 1956 apre con il titolo “La distensione a Londra”, dedicato ai discorsi di Nikita Chruščëv, e ospita firme come Giacomo Debenedetti, Roberto Longhi e Goffredo Parise. Fin dagli inizi il giornale si caratterizza anche per la presenza di importanti collaboratori: tra questi Carlo Emilio Gadda, Pier Paolo Pasolini, Italo Calvino, Umberto Eco e Leonardo Sciascia. Nello sport si afferma la redazione guidata da Gianni Brera, mentre Adele Cambria cura rubriche di costume. Negli anni Sessanta, sotto la direzione di Italo Pietra, il quotidiano consolida il proprio ruolo nel panorama nazionale, con collaborazioni di autori e giornalisti come Alberto Arbasino, Luciano Bianciardi e Giorgio Bocca, autore nel 1962 di un reportage sul boom economico destinato a diventare uno dei più citati del giornalismo italiano. In questa fase la testata si configura come uno spazio di incontro tra informazione e cultura. Negli anni Settanta emergono difficoltà economiche e tensioni interne. Alla direzione arriva Gaetano Afeltra, che afferma: “non muterà l’impegno democratico, civile e, quindi, antifascista. La notizia è sacra, il commento è libero”. In questo periodo si verificano scioperi della redazione e l’uscita di diverse firme. Nel 1976 Giorgio Bocca lascia il quotidiano per partecipare alla nascita di la Repubblica, seguito da altri collaboratori. Nel 1980 la direzione passa a Guglielmo Zucconi, che riporta il giornale verso uno stile più vicino alle origini, reintroducendo il colore e ampliando l’attenzione ai linguaggi della televisione e dello spettacolo. Negli anni successivi la testata attraversa nuove trasformazioni e una fase di calo delle vendite, anche in relazione alla crescita di altri quotidiani nazionali. Nel 1997 Poligrafici Editoriale acquisisce il quotidiano, che entra nella rete di QN Quotidiano Nazionale insieme a La Nazione e il Resto del Carlino. Dal 2016 la redazione ha sede in corso Buenos Aires. Oggi il giornale mantiene una forte presenza territoriale con numerose edizioni locali in Lombardia e una versione digitale aggiornata in tempo reale.

Corriere.it si rinnova: nuova homepage per valorizzare notizie e commenti

In occasione del suo 150° anniversario, Corriere della Sera presenta la nuova home page di Corriere.it, progettata per rendere le notizie più visibili, la lettura più semplice e l’accesso ai contenuti più veloce. Il cambiamento riguarda l’intera esperienza digitale del sito: le immagini sono più grandi, i titoli più chiari e immediati, mentre il nuovo menù di navigazione permette di trovare rapidamente le sezioni principali e gli articoli più importanti. L’obiettivo dichiarato è aiutare i lettori a orientarsi meglio tra le informazioni quotidiane, come se stessero sfogliando una pagina organizzata e facile da capire. La nuova struttura mette al centro le notizie principali, con una disposizione più ordinata che guida l’utente passo dopo passo. Anche chi è abbonato può accedere più facilmente ai propri contenuti grazie a un menù profilo rinnovato, dove sono raccolti gli articoli salvati e il quotidiano digitale. Un’altra novità riguarda le edizioni locali, sempre disponibili e facilmente raggiungibili sia nella parte alta della pagina sia in uno spazio dedicato. Questo permette ai lettori di trovare subito le informazioni legate alla propria città o territorio. Grande attenzione è stata data anche alle sezioni di Opinioni, Commenti e Rubriche, che ora hanno uno spazio più visibile e un formato grafico specifico. Le pagine dedicate a questi contenuti sono state pensate per valorizzare gli articoli più rilevanti, con uno stile ordinato ed elegante. Il rinnovamento è stato costruito anche grazie ai suggerimenti dei lettori. In una comunicazione inviata agli abbonati, il giornale spiega: “Nell’anno in cui festeggiamo un secolo e mezzo di storia del Corriere della Sera, abbiamo deciso di rinnovare la nostra identità digitale”. Nella stessa lettera si legge che la nuova pagina è stata progettata “anche grazie ai vostri suggerimenti, per valorizzare ancora di più le nostre notizie quotidiane”. Secondo quanto comunicato, il nuovo sito richiederà tempo per essere esplorato completamente, ma è stato pensato per accompagnare ogni giorno chi cerca informazione in modo chiaro e diretto.

Il ritorno al verde per i 130 anni della Gazzetta dello Sport

Gazzetta Sport 130

Il 3 aprile La Gazzetta dello Sport celebra i suoi 130 anni con un ritorno simbolico alle origini: un’edizione speciale stampata su carta verde, come quella del 1896, quando il giornale nacque ispirandosi a Il Ciclista e La Tripletta. L’iniziativa, promossa da RCS MediaGroup, coinvolge l’intero ecosistema della testata, con Gazzetta.it, homepage e canali social che si tingono di verde per raccontare l’anniversario in modo immersivo. Il quotidiano diretto da Stefano Barigelli celebra il traguardo con un libro speciale intitolato “La storia più bella”, un volume di 200 pagine che raccoglie i momenti più importanti dello sport dal 1896 a oggi. Il libro racconta imprese, campioni ed emozioni che hanno accompagnato diverse generazioni, mostrando come lo sport sia cambiato nel tempo ma anche come alcune emozioni siano rimaste le stesse. Il volume sarà distribuito gratuitamente in edicola insieme al giornale il 3 aprile e anche nelle stazioni e nei centri cittadini di Milano e Roma. Inoltre, accompagnerà eventi importanti legati alla testata, come il Giro d’Italia, la Milano Football Week e il Festival dello Sport di Trento. Sarà disponibile anche online, sul sito e sull’app, con contenuti digitali pensati per ampliare l’esperienza dei lettori. Tra i contenuti speciali è previsto uno speciale G+ che racconta la storia dello sport attraverso la rilettura di dieci prime pagine storiche. È come sfogliare un album di ricordi, dove ogni pagina mostra un momento importante. Le celebrazioni continueranno anche sui social, con immagini create da Caricaturella, video esclusivi e un mini-documentario che mostra il lavoro quotidiano della redazione, cioè cosa succede “dietro le quinte”. Non mancano i messaggi dei protagonisti dello sport: atleti e campioni partecipano alle celebrazioni con contributi dedicati, per rendere omaggio al giornale che racconta le loro imprese ogni giorno. Le iniziative proseguono il 4 aprile con un numero speciale di Sportweek, completamente rosa e pensato come oggetto da collezione, che raccoglie articoli storici e immagini iconiche degli ultimi 130 anni, offrendo una panoramica dei principali eventi sportivi. Dal 3 aprile debutta anche un nuovo logo celebrativo che accompagnerà la testata per tutto il 2026. Le celebrazioni continueranno nei mesi successivi con altre iniziative e con la presenza della Gazzetta nei principali eventi sportivi, tra cui il Giro d’Italia, dove verrà distribuito il numero speciale “La storia più bella” in ogni tappa.

“Tg2 50 anni di notizie”. Un ‘doc’ con storia e testimoni

Tg2 50 anni di notizie documentario

Il documentario “Tg2 50 anni di notizie” va in onda sabato 21 marzo alle 21.20 su Rai 2, per celebrare mezzo secolo di storia del Tg2 attraverso immagini d’archivio e testimonianze di protagonisti della televisione e dell’informazione italiana. Realizzato da Rai Documentari in collaborazione con il Tg2, il programma ripercorre le tappe principali della testata nata dopo la riforma della Rai del 1975, che ridisegnò il sistema radiotelevisivo italiano introducendo nuove regole per l’informazione pubblica. Dal 15 marzo 1976, data di avvio delle trasmissioni, il telegiornale della seconda rete ha raccontato eventi nazionali e internazionali, accompagnando i cambiamenti della società italiana nel corso di cinque decenni. Il documentario utilizza materiali d’archivio per mostrare come il Tg2 abbia seguito momenti storici, cronaca, cultura e trasformazioni sociali, mantenendo una presenza costante nel panorama dell’informazione televisiva. Le immagini vengono affiancate da interviste e contributi di figure note del mondo giornalistico, culturale e televisivo, tra cui Giovanni Allevi, Alberto Angela, Renzo Arbore, padre Paolo Benanti, Francesca Romana Elisei, Fiorello, Paolo Garimberti, Lilli Gruber, Carmen Lasorella, Maurizio Martinelli, Maria Concetta Mattei, Enrico Mentana, Clemente Mimun, Luciano Onder, Antonio Preziosi e Francesco Vitale. Attraverso queste testimonianze, il racconto televisivo ricostruisce il ruolo del Tg2 informazione pubblica nel seguire i principali avvenimenti italiani e internazionali, evidenziando l’evoluzione del linguaggio giornalistico e delle modalità di diffusione delle notizie. Il documentario si concentra sul lavoro della redazione, sulle edizioni storiche e sui cambiamenti tecnologici che hanno interessato la produzione televisiva. Il direttore del Tg2 Antonio Preziosi, nel documentario, ricorda: “Dalla prima edizione condotta da Alberto Angela ad oggi il nostro telegiornale e le nostre rubriche hanno raccontato cinquant’anni della nostra storia sempre dalla parte delle telespettatrici e dei telespettatori. Forti di questa storia siamo pronti a continuare con determinazione il nostro impegno verso il futuro”. Il progetto è stato scritto da Laura Sansavini insieme a Francesco Castellani, con supervisione editoriale di Elisabetta Migliorelli, Alfonso Samengo e Fabrizio Silani, montaggio di Nicola Di Lecce, realizzazione di Paolo Porcaro e produzione esecutiva di Claudio Baldino. La regia è firmata da Francesco Castellani.

La Repubblica, 50 anni dal primo numero in edicola

Eugenio Scalfari e la redazione de La Repubblica

Oggi La Repubblica compie 50 anni. Il quotidiano viene pubblicato per la prima volta nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 1976, a Roma, segnando l’ingresso di una nuova testata nel panorama del giornalismo italiano. La nascita avviene in un momento difficile per l’editoria, con un mercato già saturo e una forte diminuzione delle vendite dei giornali. Il fondatore e primo direttore è Eugenio Scalfari, giornalista ed editore che presenta il progetto come un’iniziativa rischiosa. Alla conferenza stampa del 7 ottobre 1975 spiega ai cronisti: “La parte diabolica di questo progetto è che può essere un fallimento e allora vuol dire che abbiamo sbagliato. Ma può essere anche l’innesco di una bomba. E allora sarà un terremoto”. La redazione prende forma in piazza Indipendenza, a Roma. Nelle ore della stampa del primo numero lavorano giornalisti, tecnici, redattori ed editori. Accanto a Scalfari ci sono firme destinate a diventare centrali nella storia del quotidiano e del giornalismo nazionale. Tra i collaboratori figurano anche molte giornaliste, impegnate fin dall’inizio nel lavoro redazionale tra Roma e Milano. Il progetto è sostenuto da editori che operano esclusivamente nel settore dei libri e dei giornali, senza interessi esterni. La Repubblica nasce con caratteristiche editoriali diverse rispetto ai quotidiani tradizionali. Il formato è più piccolo, le pagine sono poche, la cronaca locale è assente, lo sport ha uno spazio ridotto e non ci sono necrologi. Il giornale punta su notizie nazionali e internazionali, spiegate insieme ad analisi pensate per aiutare il lettore a capire i fatti. L’obiettivo dichiarato è intervenire nel dibattito pubblico, trattando temi politici, sociali ed economici. Un elemento centrale del progetto è l’indipendenza editoriale. Scalfari indica l’autonomia del giornale come condizione essenziale del suo funzionamento. In seguito riassumerà questo principio con parole precise: “L’editore ha l’importantissimo compito di proteggere e garantire l’autonomia del giornale e di chi ci lavora”. La linea del quotidiano viene presentata come il risultato esclusivo delle scelte della direzione giornalistica. Il quotidiano si rivolge a un pubblico composto da lettori interessati alla politica, alla cultura e ai diritti, tra cui studenti, insegnanti, lavoratori, donne e giovani, soggetti che negli anni Settanta assumono un ruolo crescente nella società italiana. Il giornale si definisce fin dall’inizio come vicino alla sinistra italiana, ma con una funzione dichiarata di analisi e critica. Un’altra novità riguarda il ruolo della cultura. Le pagine culturali non sono separate dal resto del giornale, ma occupano una posizione centrale nell’impaginazione. Scrittori, studiosi e intellettuali partecipano alla vita del quotidiano non solo come collaboratori esterni, ma anche come protagonisti del progetto editoriale. Scalfari spiega questa impostazione ricordando: “In fondo sono sempre stato un giornalista culturale”. Nel corso degli anni la Repubblica cresce nelle vendite e nell’influenza pubblica. Alla fine degli anni Ottanta raggiunge risultati che, al momento della fondazione, erano considerati difficili da immaginare. Nel 1996 Scalfari lascia la direzione del giornale, affidandola a Ezio Mauro. Nel suo saluto alla redazione riassume l’esperienza con parole nette: “Questo giornale è stato anche una scuola professionale. Ma – cosa che mi sta più a cuore – è stata anche una scuola morale, e uno stile”.

Al Mattatoio di Roma la mostra sui 50 anni di Repubblica

La Repubblica mostra 50 anni

Dal 15 gennaio al Mattatoio di Roma, nel quartiere Testaccio, apre al pubblico la mostra La Repubblica una storia di futuro, un’esposizione dedicata ai cinquant’anni di Repubblica: l’evento racconta dove, quando, come e perché è nato e si è trasformato uno dei principali quotidiani italiani, fondato da Eugenio Scalfari insieme a Carlo Caracciolo, attraverso un percorso pensato per i lettori e per il pubblico più giovane, con un linguaggio semplice e strumenti digitali. La mostra, ospitata negli spazi del Mattatoio, è visitabile fino al 15 marzo, dal martedì alla domenica dalle 11 alle 20, con ingresso gratuito previa registrazione online. L’inaugurazione istituzionale è prevista il 14 gennaio. L’iniziativa è organizzata dal quotidiano la Repubblica con Electa e Studio Azzurro, con il sostegno del Comune di Roma, di Palaexpo e della Fondazione Mattatoio, nata dalla collaborazione tra Campidoglio e Università Roma Tre. Il percorso espositivo è costruito come un grande racconto da attraversare. I visitatori possono muoversi tra pannelli interattivi, video, contenuti social, pagine originali, numeri zero, fotografie d’autore e vignette, per capire come il giornale ha seguito e spiegato l’Italia negli ultimi cinquant’anni. Tutto è pensato per essere chiaro, come una storia raccontata passo dopo passo, mostrando come il passato del quotidiano dialoghi con il suo futuro. All’ingresso, un’installazione accoglie il pubblico con i lavori di cinquanta illustratori, tra cui Altan, Ellekappa, Milo Manara e Tullio Pericoli, che hanno interpretato l’anniversario con vignette e immagini inedite dedicate al numero 50. Al centro della mostra si sviluppa un percorso personalizzabile, che può essere ripetuto più volte scegliendo temi diversi. Una grande parete lunga cento metri e alta 4,5 metri ripercorre la storia di Repubblica decennio dopo decennio, dalle prime matite satiriche contro il potere alle innovazioni editoriali, dai supplementi alle edizioni locali, fino alla crescita del digitale. Altri pannelli guidano il pubblico tra i grandi argomenti raccontati dal giornale: politica, cronaca, economia, mondo, cultura, società, sport e spettacoli, mostrando come questi temi abbiano contribuito a costruire un racconto continuo del Paese. Una sezione è dedicata all’evoluzione grafica, spiegando in modo semplice come nasce un giornale: l’impaginazione, i formati, i caratteri, visti come gli ingranaggi di una macchina che lavora ogni giorno. L’esposizione è accompagnata da un catalogo curato dal quotidiano con Electa e da un calendario di talk, lezioni e dibattiti che renderanno lo spazio un luogo attivo per tutta la durata dell’evento. In chiusura del percorso, una selezione di scatti d’autore, da Steve McCurry a Gianni Berengo Gardin, racconta i protagonisti finali della storia del giornale: i lettori.

Corriere della Sera: un libro per ripercorrere 150 anni di storia

CorSera libro 150 anni

Nel 2026 il Corriere della Sera celebra i suoi 150 anni raccontando la storia d’Italia attraverso un volume speciale che raccoglie fatti, immagini e parole pubblicate dal quotidiano dal 1876 a oggi, spiegando chi è stato protagonista, cosa è accaduto, quando e dove, e perché quei fatti sono diventati importanti per il Paese. Il libro nasce come progetto editoriale dedicato all’anniversario del Corriere della Sera, fondato a Milano nel 1876, e ripercorre un secolo e mezzo di storia italiana osservata attraverso il lavoro del giornale. Non è presentato come una semplice opera celebrativa, ma come un racconto costruito usando archivio storico, prime pagine, articoli e fotografie d’epoca, selezionati per mostrare i principali passaggi della vita nazionale, dalla fine dell’Ottocento fino all’età contemporanea. Il volume alterna una ricostruzione cronologica dei fatti a focus tematici dedicati a guerra e pace, trasformazioni sociali, politica, economia, cultura, sport e costume, spiegando gli eventi in modo lineare e accessibile. Il progetto porta l’impronta del direttore Luciano Fontana, che ha voluto un libro capace di raccontare il Paese attraverso il giornale, tenendo insieme cronaca, grandi snodi della storia nazionale e cambiamenti della società, con attenzione al ruolo dell’informazione nel tempo, al rapporto con il potere e alle sfide del giornalismo digitale. Il volume descrive il Corriere non solo come testimone dei fatti, ma come soggetto inserito nel dibattito pubblico, mostrando come il linguaggio giornalistico e le modalità di racconto si siano trasformati nel corso dei decenni. Un contributo di inquadramento storico è affidato a Ferruccio de Bortoli, presidente della Fondazione del quotidiano ed ex direttore, che colloca il patrimonio editoriale del Corriere della Sera in una prospettiva di lungo periodo. Il suo intervento richiama il valore civile dell’informazione, il tema della credibilità e la responsabilità del giornale nel raccontare passaggi delicati della vita democratica, elementi presentati come parti integranti della storia del quotidiano. I contenuti del libro sono organizzati seguendo le principali fasi della storia italiana, dall’Unità consolidata di fine Ottocento alle due guerre mondiali, dal dopoguerra alla Repubblica, fino ai cambiamenti più recenti. Accanto alla linea del tempo, il volume propone sezioni tematiche che aiutano a capire come sono cambiati la società, i comportamenti, il costume, lo sport e il modo di scrivere le notizie. Ampio spazio è dedicato alle prime pagine iconiche, agli articoli che hanno segnato il confronto pubblico e alle immagini che raccontano visivamente il passato. Sul piano editoriale, il progetto coinvolge giornalisti, firme storiche ed editorialisti del Corriere, insieme a studiosi ed esperti di informazione, chiamati a spiegare i contesti e a rendere leggibili anche i momenti più complessi. Il volume è pensato come strumento di consultazione e di rilettura critica della storia italiana attraverso il giornalismo, rivolto non solo ai lettori abituali del quotidiano ma anche a scuole, università e istituzioni culturali, all’interno di una più ampia strategia di valorizzazione del brand e dell’archivio come patrimonio culturale.

Il Giornale di Brescia compie 80 anni: porte aperte il 27 aprile

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Compie 80 anni il Giornale di Brescia, fondato il 27 aprile 1945, all’indomani della Liberazione della città. Il primo numero del quotidiano bresciano riportava in apertura la notizia «Brescia è libera», affermandosi fin da subito come voce del Comitato di Liberazione. Da quel giorno sono seguite quasi 30.000 edizioni, in un racconto continuo e sempre più multimediale della cronaca e della vita cittadina. LA STORIA DEL GdB Il Giornale di Brescia nasce il 27 aprile 1945, mentre la guerra non era ancora terminata del tutto. In quella notte, cronisti e tipografi realizzarono il primo numero, titolato «Brescia è libera», su impulso del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), nei locali che avevano ospitato in precedenza giornali del regime fascista. Il primo direttore fu Leonzio Foresti, nominato il 22 maggio 1945. La gestione del quotidiano rimase al CLN fino al 1946, e la proprietà venne poi regolata con la creazione dell’Editoriale Bresciana nel 1947.Dal Broletto, la sede si trasferì nel 1960 in via Saffi, angolo via Solferino, dove ancora oggi si trova, pur con diverse ristrutturazioni nel tempo (1984-85 e 2019). Parallelamente, il Giornale ha seguito l’evoluzione tecnologica e culturale: nel 1985 passò alla fotocomposizione, nel 2000 nacque la sua edizione online e a Erbusco fu inaugurata una nuova tipografia. La prima edizione interamente a colori uscì nel 2008, mentre il formato cambiò nel 2010. Negli ultimi 15 anni, il GdB ha accelerato la sua trasformazione digitale, culminando con un’app che integra quotidiano, televisione e radio. Direttori principali dal 1945 a oggi: Leonzio Foresti, Mino Pezzi, Alberto Vigna, Vincenzo Cecchini, Ugo Martegani, Gian Battista Lanzani, Giacomo Scanzi e Nunzia Vallini. I FESTEGGIAMENTI PER L’ANNIVERSARIO Per celebrare l’anniversario, il GdB ha organizzato un calendario di eventi lungo tutto il 2025, con un’apertura simbolica proprio il 27 aprile, quando la sede di via Solferino aprirà le porte al pubblico. A partire dalle ore 11, la corte antistante ospiterà una puntata speciale, in diretta televisiva, di «In Piazza con Noi» su Teletutto, seguita da visite guidate alla redazione, alla tipografia e agli studi radio-televisivi del gruppo, tra cui Radio Bresciasette. I lettori potranno incontrare giornalisti e conduttori, assistere a trasmissioni in diretta e scoprire il “dietro le quinte” della produzione giornalistica. Il programma prevede laboratori di lettura per i più piccoli, in due fasce orarie: dalle 11.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 15.30. La diretta radiofonica proseguirà nel pomeriggio dalle 14 alle 16. Alle 15.30, nella Sala Libretti, inizierà la presentazione del libro «Chiamami adulto» di Matteo Lancini, psicologo e docente universitario. Alle 17 sarà la volta dello scrittore Giuseppe Lupo, che illustrerà il romanzo «Storia d’amore e macchine da scrivere», dedicato all’iconica Olivetti Lettera 22. Alle 18.30, sempre in Sala Libretti, si terrà «Il mio GdB», momento di testimonianze in cui i lettori racconteranno episodi significativi legati al quotidiano, accanto a giornalisti che ne hanno fatto parte in diverse epoche. Durante l’intera giornata sarà possibile ottenere una ristampa omaggio della prima pagina del GdB del proprio giorno di nascita e l’annullo filatelico speciale sulla cartolina commemorativa dell’anniversario, grazie alla presenza di Poste Italiane. (In copertina, il logo per gli 80 anni)

Radio Rai, 100 anni di storia

Francobollo Rai

Il 6 ottobre del 1924, dalla stazione di Roma dell’Unione Radiofonica Italiana, si diffuse nell’etere il primo programma quotidiano di trasmissioni radiofoniche in Italia. Da quell’evento pionieristico, sono trascorsi cento anni segnati da imponenti trasformazioni politiche, sociali e tecnologiche. In occasione del 100° anniversario della Radio Rai, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha voluto celebrare questo traguardo con un messaggio che sottolinea l’importanza storica e culturale di questa istituzione. Con la nascita della Repubblica la radio e, successivamente, la televisione, divennero un pilastro della costruzione civile e democratica del nostro Paese, diffondendo il pluralismo, promuovendo il dialogo e la partecipazione, trasmettendo alfabetizzazione e cultura”, ha dichiarato Mattarella, evidenziando il ruolo fondamentale della radio nella crescita civile del Paese. La radio, e in seguito la televisione, hanno svolto un ruolo centrale nella promozione di valori come pluralismo e partecipazione, contribuendo all’alfabetizzazione e alla diffusione della cultura tra i cittadini italiani. Mattarella ha inoltre ricordato l’importanza del contributo della televisione alla formazione della lingua italiana moderna:” Il lessico della televisione contribuì alla nascita della lingua italiana moderna, agevolando la formazione di una comunità linguistica e di valori condivisi, in cui tutti gli italiani potevano riconoscersi”. Questo processo ha aiutato a creare una comunità nazionale coesa, favorendo la condivisione di valori comuni. Guardando al futuro, il presidente ha sottolineato le sfide che la Rai deve affrontare in un contesto dominato dal pluralismo delle emittenti, dalle piattaforme digitali e dai social media. Tuttavia, Mattarella ha ribadito che la missione della Rai rimane invariata: “Oggi, la Rai, erede di una storia di così grande rilievo, si misura con altre sfide, in un contesto caratterizzato dal pluralismo delle emittenti televisive, dalle piattaforme digitali e dai social, in cui la Rai continua ad avere come missione quella di operare per la promozione della libera informazione e della cultura”. Il presidente ha concluso il suo messaggio elogiando le doti che hanno permesso alla Rai di ottenere prestigiosi risultati: indipendenza, autorevolezza, pluralità delle opinioni, originalità, professionalità e innovazione. Questi valori hanno reso la Rai una voce autorevole e affidabile nel panorama dell’informazione italiana, nonché uno dei maggiori centri di produzione e diffusione culturale. “L’augurio che rivolgo alla Rai, ai suoi dirigenti, ai tanti che vi lavorano è di continuare a essere specchio fedele della ricchezza inestimabile della società italiana e, insieme, impulso di progresso nel solco dei valori di libertà, democrazia, giustizia, solidarietà e pace sanciti dalla Costituzione repubblicana”, conclude il capo dello Stato. (in in foto, il francobollo celebrativo dei 100 anni della Radio)