Trump verso il lancio del T1 Phone: poche prenotazioni, tra ritardi e attacco informatico

Il T1 Phone, lo smartphone promosso da Trump Mobile, la società telefonica legata al marchio di Donald Trump, si prepara al debutto sul mercato americano dopo mesi di rinvii. L’azienda ha annunciato che le spedizioni inizieranno nelle prossime settimane e che i clienti che hanno effettuato i preordini riceveranno presto il dispositivo. A confermarlo è stato il CEO di Trump Mobile, Pat O’Brien, che ha spiegato come il lungo ritardo sia stato necessario per completare gli ultimi controlli sul prodotto e migliorare la qualità finale dello smartphone. Il T1 Phone è un telefono Android presentato come uno dei principali progetti commerciali collegati al marchio Trump nel settore tecnologico. Nelle ultime settimane il dispositivo ha ottenuto diverse certificazioni ufficiali negli Stati Uniti, comprese quelle della FCC e del PTCRB, necessarie per la vendita dei dispositivi elettronici. Il telefono è stato inoltre inserito nell’elenco dei prodotti compatibili con Google Play. Trump Mobile ha pubblicato anche un video promozionale che mostra il design definitivo del dispositivo. Nella confezione saranno inclusi una custodia trasparente, un caricatore e un cavo USB-C con finiture dorate, elementi scelti per richiamare lo stile associato all’immagine dell’ex presidente americano. Nonostante l’avvicinarsi del lancio, il progetto continua però ad affrontare diverse difficoltà. Secondo quanto riportato dal portale specializzato TechCrunch, il numero di acquirenti del T1 Phone sarebbe inferiore alle attese iniziali. In base ai dati trapelati online, i preordini registrati finora sarebbero circa 30mila, una cifra molto più bassa rispetto alle stime diffuse nel 2025 da alcuni analisti di Moneywise, che avevano ipotizzato oltre 590mila prenotazioni con una caparra di 100 dollari per ogni dispositivo. I numeri non sarebbero emersi tramite comunicazioni ufficiali dell’azienda, ma dopo un hackeraggio che avrebbe coinvolto il sito di Trump Mobile. Alcuni dati personali degli utenti registrati sarebbero infatti stati diffusi online dopo un attacco informatico. Secondo le informazioni pubblicate da TechCrunch, alcuni youtuber iscritti alla piattaforma sarebbero stati avvisati da un ricercatore informatico della presenza online dei loro dati sensibili. Uno di loro ha dichiarato che “indirizzo postale, email e praticamente tutto tranne il numero di carta di credito, è stato divulgato”. Trump Mobile ha confermato la violazione attraverso un portavoce, attribuendo però il problema a un fornitore esterno non identificato. Nel frattempo restano anche dubbi su alcune modifiche apportate al progetto durante la lunga fase di sviluppo. Gli ultimi aggiornamenti parlano infatti di un aumento del prezzo rispetto alle informazioni diffuse inizialmente e della rimozione della scritta “Made in Usa” dalla scocca del telefono, slogan utilizzato durante la presentazione del dispositivo.
UE avvia l’iter per ESN, primo social network europeo pubblico e indipendente. Al via la raccolta firme

L’Unione Europea ha avviato l’iter per valutare la creazione di un nuovo social network europeo pubblico, dopo aver giudicato ammissibile una proposta presentata dai cittadini. Secondo quanto riportato nel verbale del 4 marzo del collegio dei commissari, consultato dall’agenzia Adnkronos, la Commissione Europea ha registrato un’Iniziativa dei cittadini europei chiamata “European Public Social Network”. Questo passaggio significa che la proposta può andare avanti nel suo percorso ufficiale. Il commissario Maroš Šefčovič ha spiegato che l’obiettivo è chiedere la creazione di una piattaforma pubblica di social media a livello europeo. L’idea è costruire uno spazio digitale che sia “un’alternativa alle piattaforme attuali” e che sia “imparziale e indipendente da pressioni politiche, garantendo al contempo i diritti di tutte le persone senza distinzioni”. Nel verbale si legge anche che “nessuna parte di questa iniziativa dei cittadini eccede manifestamente l’ambito delle competenze della Commissione”, cioè che la proposta rientra nei poteri dell’Unione Europea. Per questo motivo è stata considerata ammissibile. Questo non significa però che il progetto sarà realizzato. Lo stesso Šefčovič ha precisato che la Commissione non ha ancora preso una posizione sul contenuto della proposta. Ha infatti chiarito che “solo dopo la raccolta delle firme” l’esecutivo europeo valuterà se sostenere o meno l’iniziativa. Adesso inizia una fase importante: i promotori dovranno raccogliere almeno un milione di firme in almeno sette Paesi dell’Unione entro dodici mesi. Le firme potranno essere raccolte sia online sia in forma cartacea. Dopo la raccolta, le firme dovranno essere inviate alle autorità nazionali, che avranno tre mesi per verificarle. Una volta certificate, gli organizzatori avranno altri tre mesi per presentare ufficialmente la proposta alla Commissione, insieme alle informazioni sui finanziamenti e sul sostegno ricevuto. A quel punto partirà l’esame. Entro un mese, i promotori incontreranno i rappresentanti della Commissione per spiegare meglio il progetto. Entro tre mesi, l’iniziativa potrà essere discussa in un’audizione pubblica al Parlamento Europeo, che potrebbe anche organizzare un dibattito e adottare una risoluzione. Infine, entro sei mesi dalla presentazione, la Commissione deciderà se proporre azioni concrete o meno. La decisione sarà pubblicata ufficialmente e spiegata anche direttamente agli organizzatori. L’idea di un social network pubblico europeo nasce anche da alcune preoccupazioni espresse dai promotori. Nel testo si legge che “gli utenti delle piattaforme social private sono esposti a disinformazione, informazioni errate e disinformazione che generano paura e distorcono la realtà sociale”. Viene inoltre segnalato che molti contenuti possono essere diffusi da account falsi e che gli utenti “possono quindi facilmente diventare vittime di frodi online”.
Meta condannata: multa da 375 milioni, minori non protetti e piattaforme ritenute non sicure

Il 24 marzo una giuria del New Mexico ha deciso che Meta Platforms, l’azienda che gestisce Facebook e Instagram, non ha detto tutta la verità sulla sicurezza delle sue piattaforme e non ha protetto abbastanza i bambini online. Per questo dovrà pagare una multa molto alta: 375 milioni di dollari. Il processo è durato sette settimane. Hanno parlato esperti di sicurezza, lavoratori dell’azienda e persone che si occupano di proteggere i minori. Alla fine, la giuria ha stabilito che l’azienda ha violato le regole sulla tutela dei consumatori, cioè quelle che servono a proteggere chi usa un servizio. Il procuratore generale del New Mexico, Raúl Torrez, ha dichiarato: “Il verdetto della giuria è una vittoria storica per ogni bambino e famiglia che ha pagato il prezzo della scelta di Meta di mettere i profitti sopra la sicurezza dei minori”. E ha aggiunto: “I dirigenti di Meta sapevano che i loro prodotti danneggiavano i bambini, hanno ignorato gli avvertimenti dei loro stessi dipendenti e hanno mentito al pubblico su ciò che sapevano. Oggi la giuria si è unita a famiglie, educatori ed esperti di sicurezza infantile nel dire: ora basta.” L’azienda guidata da Mark Zuckerberg ha risposto dicendo che non è d’accordo con la decisione e che farà appello. Un portavoce ha spiegato: “Rispettiamo ma non condividiamo il verdetto e faremo appello. Lavoriamo duramente per mantenere le persone al sicuro sulle nostre piattaforme e siamo trasparenti sulle difficoltà nell’identificare e rimuovere attori malintenzionati o contenuti dannosi”. Durante il processo è emerso che Meta era stata avvertita più volte dei rischi per i bambini. Alcuni dipendenti e consulenti avevano segnalato problemi. Le forze dell’ordine e il National Center for Missing and Exploited Children hanno spiegato che alcune segnalazioni automatiche, fatte con l’intelligenza artificiale, non aiutavano abbastanza a fermare i reati. Sono state mostrate anche dichiarazioni di Zuckerberg e di Adam Mosseri, responsabile di Instagram. In queste dichiarazioni si afferma che, con così tanti utenti, alcuni problemi possono comunque succedere, anche se l’azienda ha investito molti soldi per migliorare la sicurezza, come gli account dedicati ai ragazzi tra 13 e 17 anni. Un punto importante riguarda una legge americana, il Communications Decency Act, che di solito protegge le piattaforme da ciò che fanno gli utenti. In questo caso, però, il giudice ha detto che il problema non erano solo i contenuti degli utenti, ma anche come le piattaforme sono progettate e gestite. Intanto, negli Stati Uniti ci sono altre cause simili contro diverse aziende dei social media, accusate di aver creato sistemi che possono influenzare negativamente i giovani, anche sulla salute mentale. Dal 4 maggio, le autorità del New Mexico chiederanno nuove regole per aumentare la sicurezza dei minori online, come controlli più precisi sull’età e strumenti per bloccare persone pericolose. (in foto, Mark Zuckerberg)
ByteDance firma l’intesa su TikTok negli Stati Uniti

ByteDance ha firmato accordi vincolanti con investitori statunitensi e internazionali per la gestione di TikTok negli Stati Uniti, con l’obiettivo di evitare il rischio di un bando legato alla sicurezza nazionale: l’operazione, secondo BBC e Reuters, sarà completata il 22 gennaio 2026. L’accordo riguarda le attività americane dell’app, utilizzata da milioni di persone, ed è stato raggiunto dopo anni di discussioni tra l’azienda cinese e le autorità di Washington, preoccupate per la gestione dei dati degli utenti e per il controllo dell’algoritmo. L’intesa prevede la nascita di una nuova joint venture chiamata TikTok USDS, che avrà sede negli Stati Uniti e sarà controllata in maggioranza da investitori americani e globali. In base a una comunicazione interna dell’azienda, ByteDance manterrà una quota del 19,9%, mentre l’80,1% sarà detenuto da un consorzio composto da Oracle, Silver Lake, dal fondo emiratino MGX e da affiliate di investitori già presenti nel capitale del gruppo, come riportato da Reuters. La nuova società sarà responsabile diretta delle operazioni di TikTok sul territorio statunitense. La struttura dell’accordo riprende uno schema discusso nei mesi precedenti, quando l’amministrazione Trump aveva rinviato l’applicazione di una legge che avrebbe imposto la vendita dell’app o il suo divieto negli Stati Uniti. All’epoca era emersa una soluzione preliminare, rimasta però sospesa a causa di tensioni geopolitiche e incertezze sul ruolo effettivo di ByteDance nella governance e nella gestione dell’algoritmo di raccomandazione. Secondo quanto riportato dalla BBC, il nuovo assetto consentirà a “oltre 170 milioni di americani di continuare a utilizzare TikTok”. Reuters evidenzia che la joint venture opererà come entità indipendente e avrà competenze su protezione dei dati, sicurezza dell’algoritmo, moderazione dei contenuti e controllo del software. In questo contesto, Oracle svolgerà il ruolo di “trusted security partner”, occupandosi della conservazione e della supervisione dei dati degli utenti statunitensi su infrastrutture cloud localizzate negli Stati Uniti. Permangono tuttavia alcuni punti aperti. Come sottolineato dalla BBC, parte del dibattito politico e istituzionale riguarda il reale trasferimento o la concessione in licenza dell’algoritmo, considerato centrale nelle preoccupazioni di Washington. Alvin Graylin, docente al MIT, ha dichiarato alla BBC che TikTok “è diventato una pedina nel più ampio rapporto tra Stati Uniti e Cina”, definendo l’accordo una “de-escalation calibrata”. Secondo Reuters, l’operazione dovrebbe chiudere il dossier, anche se non mancano critiche bipartisan: il senatore democratico Ron Wyden, citato dalla BBC, ha affermato che l’intesa “non farà nulla per proteggere la privacy degli utenti americani”.
WhatsApp Business, stop Antitrust a Meta per rischio posizione dominante

L’Antitrust ha ordinato a Meta la sospensione immediata delle nuove regole di WhatsApp Business, introdotte il 15 ottobre 2025 e destinate a entrare pienamente in vigore entro il 15 gennaio 2026. La decisione riguarda il mercato italiano, coinvolge le aziende che utilizzano WhatsApp per comunicare con i clienti e nasce dal sospetto di un abuso di posizione dominante nel settore dei chatbot AI, in violazione dell’articolo 102 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Secondo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, le nuove condizioni contrattuali avrebbero potuto limitare l’accesso a WhatsApp Business ai chatbot basati su intelligenza artificiale sviluppati da imprese diverse da Meta AI. In questo modo, alcune aziende concorrenti rischiavano di non poter più offrire i propri servizi sulla piattaforma. L’Antitrust ha spiegato che una simile esclusione avrebbe potuto ridurre la concorrenza nel mercato dei chatbot AI, limitando le possibilità di scelta per le imprese che usano WhatsApp Business e rallentando lo sviluppo tecnologico del settore. Per l’Autorità, il rischio era che una sola azienda potesse controllare l’accesso a uno strumento considerato centrale per la comunicazione tra imprese e clienti. Il procedimento è stato avviato a luglio 2025 e ampliato il 25 novembre. Dopo aver analizzato la documentazione presentata e ascoltato le parti coinvolte, l’Antitrust ha deciso di adottare una misura cautelare, prevista dalla legge, per intervenire prima della conclusione dell’istruttoria. Secondo l’Autorità, attendere avrebbe potuto causare un danno grave e difficilmente reversibile al mercato. Con il provvedimento, l’Antitrust ha ordinato a Meta di sospendere l’applicazione delle nuove regole contestate, garantendo che WhatsApp Business resti accessibile anche ai chatbot AI sviluppati da aziende concorrenti. L’obiettivo è preservare la concorrenza e impedire che il mercato venga chiuso durante l’indagine. L’Autorità italiana ha inoltre avviato un coordinamento con la Commissione europea, considerata la dimensione sovranazionale delle attività di Meta e l’impatto potenziale della vicenda sul mercato digitale europeo. Meta ha replicato definendo la decisione “infondata” e annunciando un ricorso. Un portavoce ha dichiarato che l’integrazione dei chatbot AI sulle Business API di WhatsApp avrebbe messo sotto pressione sistemi non progettati per questo tipo di utilizzo. Secondo la società, l’Antitrust partirebbe da un presupposto errato, trattando WhatsApp come un app store. Meta ha inoltre affermato che i principali canali di accesso al mercato per le aziende di intelligenza artificiale restano gli app store, i siti web e le partnership commerciali, non WhatsApp Business.
X lancia AI per scrivere note di fact-checking, ma il controllo resta agli utenti umani

X ha annunciato l’introduzione di bot basati sull’intelligenza artificiale per il suo sistema di fact-checking collaborativo, affidato dal 2022 al meccanismo delle Community Notes. Il progetto, avviato in forma sperimentale, consente agli sviluppatori di creare AI Note Writers, strumenti capaci di scrivere autonomamente note di contesto da associare ai post pubblicati sulla piattaforma. La novità è stata comunicata dal social in un aggiornamento ufficiale, in cui si legge: “Il programma inizia con un progetto pilota e verrà ampliato nel tempo. L’obiettivo è rendere il contributo alle Community Notes un’esperienza straordinaria sia per i collaboratori umani che per gli sviluppatori”. Secondo quanto precisato da X, il controllo finale sulle note scritte dai bot resterà affidato agli utenti umani. Le annotazioni generate dall’IA saranno visibili pubblicamente solo se valutate “utili” e saranno “chiaramente contraddistinte” rispetto a quelle scritte da persone. I criteri di approvazione seguiranno lo stesso schema applicato alle note umane, con un algoritmo che assegna un punteggio basato sull’utilità riconosciuta da utenti con prospettive diverse. Inoltre, si prevede che anche i bot debbano “acquisire capacità di scrittura attraverso contributi, analogamente agli scrittori umani”. La scelta di potenziare il fact-checking con strumenti IA generativa si inserisce nel più ampio cambio di strategia adottato da X, che ha da tempo abbandonato la collaborazione con enti terzi certificati per la verifica dei fatti. Il sistema delle Community Notes è stato progettato per coinvolgere gli utenti nella moderazione, dando loro la possibilità di segnalare errori, imprecisioni o contenuti fuorvianti, soprattutto nei post con maggiore diffusione.
Papa Leone XIV eredita i social ufficiali del papato, in nove lingue per 52 milioni di follower

Papa Leone XIV ha assunto oggi la gestione degli account social ufficiali del papato su X e Instagram, mantenendo attiva la presenza digitale della Santa Sede. A comunicarlo è il Dicastero per la Comunicazione, specificando che il pontefice ha deciso di mettere da parte il suo account personale su X (@drprevost) e di proseguire la comunicazione istituzionale attraverso i profili già utilizzati dai suoi predecessori. L’account @Pontifex su X, attivo dal 2012, era stato inizialmente creato durante il pontificato di Benedetto XVI, per poi essere utilizzato da Papa Francesco. Oggi conta un totale di 52 milioni di follower distribuiti su nove lingue: inglese, spagnolo, portoghese, italiano, francese, tedesco, polacco, arabo e latino. Si tratta di uno dei più ampi canali digitali gestiti da un capo di Stato, oltre che di una delle principali fonti di comunicazione ufficiale del Vaticano. Parallelamente, su Instagram, Papa Leone XIV utilizzerà il profilo @Pontifex – Pope Leo XIV, considerato il solo account ufficiale del pontefice sulla piattaforma. Anche in questo caso si conferma la continuità con l’account di Papa Francesco, @Franciscus, che resterà online ma non più attivo per nuovi contenuti. Il Dicastero ha inoltre reso noto che i contenuti pubblicati da Papa Francesco verranno archiviati in una sezione dedicata del sito istituzionale Vatican.va, dove resteranno consultabili per studiosi, fedeli e media.
Spotify paga 100 milioni di dollari ai creator per sfidare YouTube

Spotify ha distribuito oltre 100 milioni di dollari a editori e creatori di podcast da gennaio 2025, nell’ambito di un nuovo programma di partnership introdotto quest’anno. Lo ha dichiarato la stessa azienda in un’intervista con il DealBook del New York Times. Il progetto mira ad attrarre nuovi creator e i loro pubblici, cercando di contrastare il dominio crescente di YouTube, che ha consolidato la propria posizione nel mercato grazie alla popolarità dei podcast video. Secondo un rapporto pubblicato a gennaio da Edison Research, più della metà degli americani sopra i 12 anni guarda podcast in formato video, prevalentemente su YouTube. La piattaforma di Google dichiara di raggiungere un miliardo di utenti mensili, superando di gran lunga i 170 milioni di ascoltatori mensili di Spotify su un pubblico totale di 675 milioni. Dal 2021 al 2024, YouTube ha pagato oltre 70 miliardi di dollari ai creator e ai media partner, mentre Spotify ha deciso di cambiare approccio solo nel 2025, offrendo ricompense economiche aggiuntive basate sull’interazione dei propri abbonati premium. Il nuovo programma rappresenta una svolta per Spotify, che finora condivideva solo i ricavi pubblicitari, come YouTube. Oggi l’azienda integra quei pagamenti con incentivi legati al caricamento di contenuti video originali. Inoltre, ha annunciato che in alcuni mercati gli utenti premium non vedranno più annunci dinamici nei podcast video, una mossa pensata per aumentare l’engagement. Secondo dati interni, il consumo video sulla piattaforma è cresciuto di oltre il 40% da gennaio. Tra i beneficiari del programma, David Coles, creatore del podcast horror “Just Creepy: Scary Stories”, ha riferito che i suoi guadagni trimestrali da Spotify sono passati da 45.500 a 81.600 dollari grazie alla nuova formula. Coles ha affermato di aver rivalutato la sua “piattaforma di casa”. Un impatto simile è stato registrato anche da YMH Studios, network di podcast comici con oltre 2,1 milioni di iscritti su YouTube, che ha dichiarato di aver triplicato i propri ricavi su Spotify, pur senza rivelare le cifre esatte. Spotify, quotata alla Borsa di New York ma con sede a Stoccolma, pubblicherà i risultati finanziari martedì: secondo le stime di S&P Capital IQ, otterrà un utile ante imposte di circa 540 milioni di euro su vendite per 4,2 miliardi. L’azienda, che ha raggiunto la prima piena redditività annuale nel 2024, continua a distribuire e vendere spazi pubblicitari per uno dei podcast più seguiti al mondo, “The Joe Rogan Experience”, disponibile anche su YouTube. Spotify punta ora a recuperare terreno nel settore, investendo su strumenti di monetizzazione diretta e sulla fidelizzazione dei creator.
Meta ha acquisito Instagram e Whatsapp “perché sviluppare app è difficile”

Mark Zuckerberg ha dichiarato che Meta ha acquisito Instagram e WhatsApp perché “sviluppare nuove app è difficile”, non per soffocare la concorrenza. Il ceo lo ha affermato durante la sua testimonianza nel processo antitrust avviato dalle autorità statunitensi contro Meta. Secondo quanto riportato dal New York Times, Zuckerberg ha spiegato che l’azienda ha tentato di creare “dozzine di app” nel corso della sua storia, ma la maggior parte di queste “non ha avuto successo”, motivando così le acquisizioni di Instagram nel 2012 per 1 miliardo di dollari e di WhatsApp nel 2014 per 19 miliardi di dollari. La Federal Trade Commission (FTC) sostiene che Meta detenga una posizione di monopolio nel mercato dei social network e ha contestato la legittimità delle acquisizioni, affermando che Meta ha eliminato la concorrenza attraverso queste operazioni. Meta respinge le accuse, sottolineando che la FTC non considera adeguatamente la concorrenza rappresentata da piattaforme come TikTok, iMessage di Apple e Snapchat.Durante il procedimento, gli avvocati della FTC hanno presentato email interne del maggio 2018 in cui Zuckerberg evidenziava il rischio di un possibile scorporo di Instagram e WhatsApp nei successivi 5-10 anni, a causa delle pressioni sull’industria tecnologica. Prima dell’inizio del processo, secondo il Wall Street Journal, Meta aveva offerto 450 milioni di dollari per patteggiare con la FTC, una cifra inferiore ai 30 miliardi richiesti dalle autorità. La FTC aveva poi indicato una soglia minima di 18 miliardi di dollari, mentre Meta era disposta ad arrivare a quasi 1 miliardo. Le trattative si sono concluse senza accordo e la vicenda è approdata in tribunale. (In foto, Mark Zuckerberg)
OpenAI potrebbe lanciare un social per sfidare Meta e X

OpenAI sta valutando la creazione di un social network in grado di competere con X e Instagram, sfidando direttamente Elon Musk. La notizia è stata diffusa da The Verge e rilanciata da Ansa: il progetto, ancora in fase iniziale, si basa sulla popolarità della nuova funzione di generazione di immagini all’interno di ChatGPT, denominata ChatGPT immagini. Non è ancora chiaro se OpenAI lancerà il social come app separata o se opterà per un’integrazione diretta in ChatGPT, che lo scorso mese è diventata l’app più scaricata a livello globale. La possibile entrata di OpenAI nel mercato dei social media potrebbe intensificare la rivalità tra Sam Altman ed Elon Musk, in corso da tempo e caratterizzata anche da scontri pubblici. I rapporti tra i due si sono deteriorati a partire dalla fuoriuscita di Musk da OpenAI, società che aveva co-fondato, per divergenze sulla sua trasformazione in un’entità a scopo di lucro. Attualmente, Musk ha fondato xAI, concorrente diretta di OpenAI, e ha recentemente proposto senza successo l’acquisto di OpenAI per 97,4 miliardi di dollari. Altman, nel frattempo, ha risposto provocatoriamente offrendo di acquistare Twitter per 9,74 miliardi. Le tensioni si sono estese anche a progetti infrastrutturali come Stargate, un’iniziativa da miliardi di dollari per l’intelligenza artificiale promossa da Altman e supportata da Softbank e Oracle, criticata pubblicamente da Musk. La nuova iniziativa di OpenAI si inserisce in un contesto competitivo che coinvolge anche Meta, la quale sta lavorando a un’app AI autonoma con feed social integrato. L’eventuale lancio di un social network consentirebbe a OpenAI di ottenere dati proprietari in tempo reale, preziosi per l’addestramento dei propri modelli di intelligenza artificiale, analogamente a quanto fanno Meta e X. Secondo fonti vicine al progetto, il prototipo interno di OpenAI prevede un feed sociale incentrato sulla generazione di immagini con l’obiettivo di migliorare la qualità dei contenuti condivisi attraverso l’assistenza dell’intelligenza artificiale. Al momento, un portavoce di OpenAI non ha commentato ufficialmente la notizia e non è chiaro se il progetto verrà effettivamente lanciato. (Credits foto copertina: Primaonline)