ByteDance firma l’intesa su TikTok negli Stati Uniti

ByteDance ha firmato accordi vincolanti con investitori statunitensi e internazionali per la gestione di TikTok negli Stati Uniti, con l’obiettivo di evitare il rischio di un bando legato alla sicurezza nazionale: l’operazione, secondo BBC e Reuters, sarà completata il 22 gennaio 2026. L’accordo riguarda le attività americane dell’app, utilizzata da milioni di persone, ed è stato raggiunto dopo anni di discussioni tra l’azienda cinese e le autorità di Washington, preoccupate per la gestione dei dati degli utenti e per il controllo dell’algoritmo. L’intesa prevede la nascita di una nuova joint venture chiamata TikTok USDS, che avrà sede negli Stati Uniti e sarà controllata in maggioranza da investitori americani e globali. In base a una comunicazione interna dell’azienda, ByteDance manterrà una quota del 19,9%, mentre l’80,1% sarà detenuto da un consorzio composto da Oracle, Silver Lake, dal fondo emiratino MGX e da affiliate di investitori già presenti nel capitale del gruppo, come riportato da Reuters. La nuova società sarà responsabile diretta delle operazioni di TikTok sul territorio statunitense. La struttura dell’accordo riprende uno schema discusso nei mesi precedenti, quando l’amministrazione Trump aveva rinviato l’applicazione di una legge che avrebbe imposto la vendita dell’app o il suo divieto negli Stati Uniti. All’epoca era emersa una soluzione preliminare, rimasta però sospesa a causa di tensioni geopolitiche e incertezze sul ruolo effettivo di ByteDance nella governance e nella gestione dell’algoritmo di raccomandazione. Secondo quanto riportato dalla BBC, il nuovo assetto consentirà a “oltre 170 milioni di americani di continuare a utilizzare TikTok”. Reuters evidenzia che la joint venture opererà come entità indipendente e avrà competenze su protezione dei dati, sicurezza dell’algoritmo, moderazione dei contenuti e controllo del software. In questo contesto, Oracle svolgerà il ruolo di “trusted security partner”, occupandosi della conservazione e della supervisione dei dati degli utenti statunitensi su infrastrutture cloud localizzate negli Stati Uniti. Permangono tuttavia alcuni punti aperti. Come sottolineato dalla BBC, parte del dibattito politico e istituzionale riguarda il reale trasferimento o la concessione in licenza dell’algoritmo, considerato centrale nelle preoccupazioni di Washington. Alvin Graylin, docente al MIT, ha dichiarato alla BBC che TikTok “è diventato una pedina nel più ampio rapporto tra Stati Uniti e Cina”, definendo l’accordo una “de-escalation calibrata”. Secondo Reuters, l’operazione dovrebbe chiudere il dossier, anche se non mancano critiche bipartisan: il senatore democratico Ron Wyden, citato dalla BBC, ha affermato che l’intesa “non farà nulla per proteggere la privacy degli utenti americani”.
WhatsApp Business, stop Antitrust a Meta per rischio posizione dominante

L’Antitrust ha ordinato a Meta la sospensione immediata delle nuove regole di WhatsApp Business, introdotte il 15 ottobre 2025 e destinate a entrare pienamente in vigore entro il 15 gennaio 2026. La decisione riguarda il mercato italiano, coinvolge le aziende che utilizzano WhatsApp per comunicare con i clienti e nasce dal sospetto di un abuso di posizione dominante nel settore dei chatbot AI, in violazione dell’articolo 102 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Secondo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, le nuove condizioni contrattuali avrebbero potuto limitare l’accesso a WhatsApp Business ai chatbot basati su intelligenza artificiale sviluppati da imprese diverse da Meta AI. In questo modo, alcune aziende concorrenti rischiavano di non poter più offrire i propri servizi sulla piattaforma. L’Antitrust ha spiegato che una simile esclusione avrebbe potuto ridurre la concorrenza nel mercato dei chatbot AI, limitando le possibilità di scelta per le imprese che usano WhatsApp Business e rallentando lo sviluppo tecnologico del settore. Per l’Autorità, il rischio era che una sola azienda potesse controllare l’accesso a uno strumento considerato centrale per la comunicazione tra imprese e clienti. Il procedimento è stato avviato a luglio 2025 e ampliato il 25 novembre. Dopo aver analizzato la documentazione presentata e ascoltato le parti coinvolte, l’Antitrust ha deciso di adottare una misura cautelare, prevista dalla legge, per intervenire prima della conclusione dell’istruttoria. Secondo l’Autorità, attendere avrebbe potuto causare un danno grave e difficilmente reversibile al mercato. Con il provvedimento, l’Antitrust ha ordinato a Meta di sospendere l’applicazione delle nuove regole contestate, garantendo che WhatsApp Business resti accessibile anche ai chatbot AI sviluppati da aziende concorrenti. L’obiettivo è preservare la concorrenza e impedire che il mercato venga chiuso durante l’indagine. L’Autorità italiana ha inoltre avviato un coordinamento con la Commissione europea, considerata la dimensione sovranazionale delle attività di Meta e l’impatto potenziale della vicenda sul mercato digitale europeo. Meta ha replicato definendo la decisione “infondata” e annunciando un ricorso. Un portavoce ha dichiarato che l’integrazione dei chatbot AI sulle Business API di WhatsApp avrebbe messo sotto pressione sistemi non progettati per questo tipo di utilizzo. Secondo la società, l’Antitrust partirebbe da un presupposto errato, trattando WhatsApp come un app store. Meta ha inoltre affermato che i principali canali di accesso al mercato per le aziende di intelligenza artificiale restano gli app store, i siti web e le partnership commerciali, non WhatsApp Business.
X lancia AI per scrivere note di fact-checking, ma il controllo resta agli utenti umani

X ha annunciato l’introduzione di bot basati sull’intelligenza artificiale per il suo sistema di fact-checking collaborativo, affidato dal 2022 al meccanismo delle Community Notes. Il progetto, avviato in forma sperimentale, consente agli sviluppatori di creare AI Note Writers, strumenti capaci di scrivere autonomamente note di contesto da associare ai post pubblicati sulla piattaforma. La novità è stata comunicata dal social in un aggiornamento ufficiale, in cui si legge: “Il programma inizia con un progetto pilota e verrà ampliato nel tempo. L’obiettivo è rendere il contributo alle Community Notes un’esperienza straordinaria sia per i collaboratori umani che per gli sviluppatori”. Secondo quanto precisato da X, il controllo finale sulle note scritte dai bot resterà affidato agli utenti umani. Le annotazioni generate dall’IA saranno visibili pubblicamente solo se valutate “utili” e saranno “chiaramente contraddistinte” rispetto a quelle scritte da persone. I criteri di approvazione seguiranno lo stesso schema applicato alle note umane, con un algoritmo che assegna un punteggio basato sull’utilità riconosciuta da utenti con prospettive diverse. Inoltre, si prevede che anche i bot debbano “acquisire capacità di scrittura attraverso contributi, analogamente agli scrittori umani”. La scelta di potenziare il fact-checking con strumenti IA generativa si inserisce nel più ampio cambio di strategia adottato da X, che ha da tempo abbandonato la collaborazione con enti terzi certificati per la verifica dei fatti. Il sistema delle Community Notes è stato progettato per coinvolgere gli utenti nella moderazione, dando loro la possibilità di segnalare errori, imprecisioni o contenuti fuorvianti, soprattutto nei post con maggiore diffusione.
Papa Leone XIV eredita i social ufficiali del papato, in nove lingue per 52 milioni di follower

Papa Leone XIV ha assunto oggi la gestione degli account social ufficiali del papato su X e Instagram, mantenendo attiva la presenza digitale della Santa Sede. A comunicarlo è il Dicastero per la Comunicazione, specificando che il pontefice ha deciso di mettere da parte il suo account personale su X (@drprevost) e di proseguire la comunicazione istituzionale attraverso i profili già utilizzati dai suoi predecessori. L’account @Pontifex su X, attivo dal 2012, era stato inizialmente creato durante il pontificato di Benedetto XVI, per poi essere utilizzato da Papa Francesco. Oggi conta un totale di 52 milioni di follower distribuiti su nove lingue: inglese, spagnolo, portoghese, italiano, francese, tedesco, polacco, arabo e latino. Si tratta di uno dei più ampi canali digitali gestiti da un capo di Stato, oltre che di una delle principali fonti di comunicazione ufficiale del Vaticano. Parallelamente, su Instagram, Papa Leone XIV utilizzerà il profilo @Pontifex – Pope Leo XIV, considerato il solo account ufficiale del pontefice sulla piattaforma. Anche in questo caso si conferma la continuità con l’account di Papa Francesco, @Franciscus, che resterà online ma non più attivo per nuovi contenuti. Il Dicastero ha inoltre reso noto che i contenuti pubblicati da Papa Francesco verranno archiviati in una sezione dedicata del sito istituzionale Vatican.va, dove resteranno consultabili per studiosi, fedeli e media.
Spotify paga 100 milioni di dollari ai creator per sfidare YouTube

Spotify ha distribuito oltre 100 milioni di dollari a editori e creatori di podcast da gennaio 2025, nell’ambito di un nuovo programma di partnership introdotto quest’anno. Lo ha dichiarato la stessa azienda in un’intervista con il DealBook del New York Times. Il progetto mira ad attrarre nuovi creator e i loro pubblici, cercando di contrastare il dominio crescente di YouTube, che ha consolidato la propria posizione nel mercato grazie alla popolarità dei podcast video. Secondo un rapporto pubblicato a gennaio da Edison Research, più della metà degli americani sopra i 12 anni guarda podcast in formato video, prevalentemente su YouTube. La piattaforma di Google dichiara di raggiungere un miliardo di utenti mensili, superando di gran lunga i 170 milioni di ascoltatori mensili di Spotify su un pubblico totale di 675 milioni. Dal 2021 al 2024, YouTube ha pagato oltre 70 miliardi di dollari ai creator e ai media partner, mentre Spotify ha deciso di cambiare approccio solo nel 2025, offrendo ricompense economiche aggiuntive basate sull’interazione dei propri abbonati premium. Il nuovo programma rappresenta una svolta per Spotify, che finora condivideva solo i ricavi pubblicitari, come YouTube. Oggi l’azienda integra quei pagamenti con incentivi legati al caricamento di contenuti video originali. Inoltre, ha annunciato che in alcuni mercati gli utenti premium non vedranno più annunci dinamici nei podcast video, una mossa pensata per aumentare l’engagement. Secondo dati interni, il consumo video sulla piattaforma è cresciuto di oltre il 40% da gennaio. Tra i beneficiari del programma, David Coles, creatore del podcast horror “Just Creepy: Scary Stories”, ha riferito che i suoi guadagni trimestrali da Spotify sono passati da 45.500 a 81.600 dollari grazie alla nuova formula. Coles ha affermato di aver rivalutato la sua “piattaforma di casa”. Un impatto simile è stato registrato anche da YMH Studios, network di podcast comici con oltre 2,1 milioni di iscritti su YouTube, che ha dichiarato di aver triplicato i propri ricavi su Spotify, pur senza rivelare le cifre esatte. Spotify, quotata alla Borsa di New York ma con sede a Stoccolma, pubblicherà i risultati finanziari martedì: secondo le stime di S&P Capital IQ, otterrà un utile ante imposte di circa 540 milioni di euro su vendite per 4,2 miliardi. L’azienda, che ha raggiunto la prima piena redditività annuale nel 2024, continua a distribuire e vendere spazi pubblicitari per uno dei podcast più seguiti al mondo, “The Joe Rogan Experience”, disponibile anche su YouTube. Spotify punta ora a recuperare terreno nel settore, investendo su strumenti di monetizzazione diretta e sulla fidelizzazione dei creator.
Meta ha acquisito Instagram e Whatsapp “perché sviluppare app è difficile”

Mark Zuckerberg ha dichiarato che Meta ha acquisito Instagram e WhatsApp perché “sviluppare nuove app è difficile”, non per soffocare la concorrenza. Il ceo lo ha affermato durante la sua testimonianza nel processo antitrust avviato dalle autorità statunitensi contro Meta. Secondo quanto riportato dal New York Times, Zuckerberg ha spiegato che l’azienda ha tentato di creare “dozzine di app” nel corso della sua storia, ma la maggior parte di queste “non ha avuto successo”, motivando così le acquisizioni di Instagram nel 2012 per 1 miliardo di dollari e di WhatsApp nel 2014 per 19 miliardi di dollari. La Federal Trade Commission (FTC) sostiene che Meta detenga una posizione di monopolio nel mercato dei social network e ha contestato la legittimità delle acquisizioni, affermando che Meta ha eliminato la concorrenza attraverso queste operazioni. Meta respinge le accuse, sottolineando che la FTC non considera adeguatamente la concorrenza rappresentata da piattaforme come TikTok, iMessage di Apple e Snapchat.Durante il procedimento, gli avvocati della FTC hanno presentato email interne del maggio 2018 in cui Zuckerberg evidenziava il rischio di un possibile scorporo di Instagram e WhatsApp nei successivi 5-10 anni, a causa delle pressioni sull’industria tecnologica. Prima dell’inizio del processo, secondo il Wall Street Journal, Meta aveva offerto 450 milioni di dollari per patteggiare con la FTC, una cifra inferiore ai 30 miliardi richiesti dalle autorità. La FTC aveva poi indicato una soglia minima di 18 miliardi di dollari, mentre Meta era disposta ad arrivare a quasi 1 miliardo. Le trattative si sono concluse senza accordo e la vicenda è approdata in tribunale. (In foto, Mark Zuckerberg)
OpenAI potrebbe lanciare un social per sfidare Meta e X

OpenAI sta valutando la creazione di un social network in grado di competere con X e Instagram, sfidando direttamente Elon Musk. La notizia è stata diffusa da The Verge e rilanciata da Ansa: il progetto, ancora in fase iniziale, si basa sulla popolarità della nuova funzione di generazione di immagini all’interno di ChatGPT, denominata ChatGPT immagini. Non è ancora chiaro se OpenAI lancerà il social come app separata o se opterà per un’integrazione diretta in ChatGPT, che lo scorso mese è diventata l’app più scaricata a livello globale. La possibile entrata di OpenAI nel mercato dei social media potrebbe intensificare la rivalità tra Sam Altman ed Elon Musk, in corso da tempo e caratterizzata anche da scontri pubblici. I rapporti tra i due si sono deteriorati a partire dalla fuoriuscita di Musk da OpenAI, società che aveva co-fondato, per divergenze sulla sua trasformazione in un’entità a scopo di lucro. Attualmente, Musk ha fondato xAI, concorrente diretta di OpenAI, e ha recentemente proposto senza successo l’acquisto di OpenAI per 97,4 miliardi di dollari. Altman, nel frattempo, ha risposto provocatoriamente offrendo di acquistare Twitter per 9,74 miliardi. Le tensioni si sono estese anche a progetti infrastrutturali come Stargate, un’iniziativa da miliardi di dollari per l’intelligenza artificiale promossa da Altman e supportata da Softbank e Oracle, criticata pubblicamente da Musk. La nuova iniziativa di OpenAI si inserisce in un contesto competitivo che coinvolge anche Meta, la quale sta lavorando a un’app AI autonoma con feed social integrato. L’eventuale lancio di un social network consentirebbe a OpenAI di ottenere dati proprietari in tempo reale, preziosi per l’addestramento dei propri modelli di intelligenza artificiale, analogamente a quanto fanno Meta e X. Secondo fonti vicine al progetto, il prototipo interno di OpenAI prevede un feed sociale incentrato sulla generazione di immagini con l’obiettivo di migliorare la qualità dei contenuti condivisi attraverso l’assistenza dell’intelligenza artificiale. Al momento, un portavoce di OpenAI non ha commentato ufficialmente la notizia e non è chiaro se il progetto verrà effettivamente lanciato. (Credits foto copertina: Primaonline)
Meta AI arriva in Europa su WhatsApp, Messenger e Instagram

Dopo una lunga attesa, la Meta AI debutta finalmente in Europa e diventa accessibile anche agli utenti italiani attraverso le app di messaggistica istantanea di Meta: WhatsApp, Messenger e Instagram. L’annuncio arriva a oltre un anno dalla sua presentazione ufficiale, avvenuta durante l’evento Meta Connect del settembre 2023 in California, ma il percorso per l’arrivo nel mercato europeo è stato tutt’altro che immediato. Le ragioni del ritardo sono legate alle regolamentazioni europee sulla privacy e alle richieste di trasparenza avanzate dal garante irlandese per la protezione dei dati (DPC), responsabile della supervisione delle attività Meta nel continente. La Meta AI si basa su Llama 3.2, una versione aggiornata del modello linguistico open source sviluppato dall’azienda, e al momento offre funzioni di generazione testuale. Gli utenti potranno chiedere di scrivere o riscrivere contenuti, ricevere suggerimenti o chiarimenti, ma non sarà possibile generare immagini o analizzare fotografie. Queste funzioni avanzate, già attive in altri Paesi, restano bloccate in Europa proprio a causa dei dubbi su come i dati degli utenti vengano utilizzati per l’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale. Sulle piattaforme Meta, utilizzare l’IA è semplice e immediato. Basta cercare “Meta AI” nella lista dei contatti oppure cliccare sul cerchio colorato — blu, verde e viola — visibile nelle app. Su Instagram e Messenger, il chatbot è disponibile anche nella barra di ricerca dei messaggi. Su WhatsApp, oltre alla conversazione diretta, è possibile menzionare l’IA nei gruppi scrivendo @Meta AI, seguito dalla domanda. Una volta attivato, il chatbot risponde in tempo reale, come avviene con altri assistenti virtuali già diffusi, da ChatGPT a Gemini, ma con un vantaggio pratico: non serve uscire dall’app in uso. Tuttavia, ci sono delle precauzioni da tenere a mente. Le risposte fornite da Meta AI non sono sempre accurate: come altri modelli generativi, anche questo può soffrire di allucinazioni, ovvero fornire contenuti plausibili ma inventati. Inoltre, il sistema non è connesso a internet e non può effettuare ricerche in tempo reale: il suo sapere si ferma ai dati disponibili fino a dicembre 2024, limite temporale dell’ultimo aggiornamento del modello Llama. Questo rende inaffidabili le risposte su eventi molto recenti. Fino ad oggi, in Europa era possibile interagire con la Meta AI solo tramite i Ray-Ban Meta, occhiali smart con supporto vocale IA. Tuttavia, anche in quel caso, molte funzioni erano disattivate proprio per ragioni normative. All’estero, invece, l’IA può già analizzare ciò che l’utente osserva tramite la fotocamera degli occhiali, offrendo informazioni contestuali in tempo reale: una funzione che in Europa resta bloccata. Meta ha voluto chiarire che le conversazioni con la sua intelligenza artificiale nelle app europee non saranno usate per addestrare i modelli futuri. Un’informazione fondamentale, dato che diverse big tech raccolgono le interazioni con le IA proprio per migliorare le performance dei loro algoritmi. Le leggi europee, però, obbligano le aziende a dichiarare apertamente come intendono trattare i dati degli utenti e a offrire la possibilità di rifiutare l’uso delle proprie conversazioni a scopo di training. (Immagine di copertina generata con Chat GPT)
Instagram sperimenta il pulsante “Non mi piace” nei commenti

Instagram sta testando un nuovo pulsante “Non mi piace”, che consentirà agli utenti di esprimere privatamente il proprio dissenso sui commenti dei post e dei Reels. La conferma arriva dal capo della piattaforma, Adam Mosseri, dopo che alcuni utenti avevano notato questa funzione in fase di test. Mosseri ha spiegato su Threads che l’obiettivo principale di questa funzione è creare un ambiente più amichevole e ridurre la visibilità dei commenti più negativi. Il pulsante “Non mi piace” sarà completamente anonimo, quindi nessuno potrà sapere chi lo ha utilizzato. Questa novità potrebbe aiutare a migliorare la qualità della sezione commenti, scoraggiando interazioni tossiche e rendendo la piattaforma più accogliente. Un portavoce di Meta ha ribadito che il pulsante “Non mi piace” non serve a punire gli utenti, ma a migliorare il ranking dei commenti, spostando quelli meno apprezzati in basso. Questo approccio è simile a quello già adottato da piattaforme come Reddit e YouTube, dove il sistema di downvote aiuta a gestire i contenuti meno pertinenti o poco apprezzati dalla community. Negli ultimi mesi, Instagram ha introdotto diverse novità per competere con TikTok, che negli Stati Uniti sta affrontando incertezze normative. Tra le innovazioni recenti, la piattaforma ha annunciato lo sviluppo di una nuova app per editing video, ispirata a CapCut, il software di montaggio di TikTok. Inoltre, ha ampliato la durata massima dei Reels a tre minuti, un’altra mossa per attrarre utenti abituati ai contenuti di maggiore lunghezza.
Trump prolunga TikTok: 75 giorni per trovare acquirenti

Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo per mantenere attiva TikTok negli Stati Uniti per altri 75 giorni, offrendo un temporaneo sollievo agli utenti della popolare piattaforma social, nonostante persistano preoccupazioni legate alla sicurezza nazionale. L’ordine consente a ByteDance, la società madre cinese di TikTok, di guadagnare tempo per trovare un acquirente statunitense, evitando il divieto che sarebbe scattato il 19 gennaio. Questo passo avviene in un contesto di tensioni geopolitiche e regolamentari, con accuse che TikTok possa essere usato da Pechino per spiare e manipolare gli utenti americani. TikTok, con 170 milioni di utenti negli Stati Uniti, ha visto l’app disattivata per oltre 12 ore nel weekend prima del blocco previsto per legge. Dopo l’annuncio di Trump, il servizio è stato ripristinato per gli utenti esistenti, mentre Apple e Google non hanno ancora reso disponibile l’app nei loro store. Le preoccupazioni sulla sicurezza di TikTok risalgono al 2020, quando Trump aveva emesso ordini per vietare le operazioni di ByteDance e WeChat. Sebbene quei divieti fossero stati bloccati dai tribunali, il Congresso ha approvato recentemente una legge che obbliga ByteDance a vendere TikTok, imponendo sanzioni fino a 5.000 dollari per utente alle piattaforme che distribuissero l’app dopo il termine ultimo. Trump ha affermato che gli Stati Uniti potrebbero negoziare un controllo del 50% di TikTok, valutando la piattaforma fino a 500 miliardi di dollari. Tuttavia, l’applicazione dell’ordine esecutivo potrebbe sollevare dubbi legali, in quanto non è chiaro se l’estensione di 90 giorni prevista dalla legge possa essere retroattiva. Mentre ByteDance continua a dichiarare la propria riluttanza a vendere, la Cina ha mostrato segnali di flessibilità, suggerendo un possibile accordo. Nonostante ciò, resta da vedere se le società tecnologiche americane coinvolte, tra cui Oracle, Apple e Google, opteranno per conformarsi alle richieste legislative o alle pressioni presidenziali.