L’Arena, il quotidiano di Verona e della sua provincia, compie oggi 160 anni. Il primo numero uscì il 12 ottobre 1866, poco prima che il Veneto entrasse a far parte del Regno d’Italia. Per festeggiare l’anniversario, nella Biblioteca Civica di Verona è aperta una mostra con le pagine storiche del giornale ed è arrivato in edicola un libro che ne racconta la storia.
Un quotidiano è un giornale che esce ogni giorno. L’Arena è uno dei più longevi ancora in circolazione. Il direttore Massimo Mamoli lo ha descritto così durante l’inaugurazione della mostra: “Il quarto giornale più antico d’Italia, il primo del Nord-est”. Quando il giornale nacque, la redazione era formata da quattro giornalisti: due direttori e due redattori. Le notizie arrivavano per posta o con i piccioni viaggiatori, mentre i “dispacci elettrici”, cioè i messaggi inviati con il telegrafo, si usavano poco perché costavano molto. Oggi le notizie viaggiano su internet.
Il giornale è pubblicato dalla società editrice Athesis, che stampa anche Il Giornale di Vicenza, Bresciaoggi e la Gazzetta di Mantova. Dal 1° luglio 2023 L’Arena, Bresciaoggi e Il Giornale di Vicenza escono in formato berliner, una misura di pagina più compatta, e vengono stampati al Centro Stampa Quotidiani di Erbusco. Tra le firme più conosciute del giornale c’è stato Arnaldo Fraccaroli, giornalista, scrittore e autore di commedie. Fu lui a inventare l’espressione “dolce vita”, usata come titolo di una sua commedia del 1912. Nel 1960 Federico Fellini scelse lo stesso titolo per il suo film con Anita Ekberg e Marcello Mastroianni.
La mostra per i 160 anni de L’Arena è stata inaugurata lunedì 5 ottobre nella Protomoteca della Biblioteca Civica, con il patrocinio del Comune di Verona. Si può visitare gratis fino al 31 ottobre: il lunedì dalle 14 alle 19, dal martedì al sabato dalle 9 alle 19. Le pagine esposte sono originali e arrivano dagli archivi della Biblioteca e del giornale. Alcune sono conservate da più di un secolo e mezzo. Nelle teche si vede anche come è cambiato il modo di stampare: prima con il torchio, poi con i caratteri di piombo e infine con la fotocomposizione. Prima che esistesse la fotografia, i grandi fatti venivano raccontati con disegni e incisioni; poi sono arrivate le foto dei reporter.
Il percorso parte dalla prima copia del 1866 e dalla piena dell’Adige del 1882, il primo disastro ambientale gestito dal Regno d’Italia. Ci sono la notizia della morte di Giuseppe Verdi, nel 1901, e la prima “Aida” rappresentata nell’Arena, l’anfiteatro romano che dà il nome al giornale. Una delle pagine racconta il bombardamento di Verona del 14 novembre 1915, durante la Prima guerra mondiale. I cronisti dell’epoca descrissero “Tre velivoli tutti neri” che sganciarono le loro bombe: “Uccidono 29 persone”. Una sezione è dedicata al Ventennio fascista, dalla prima fiducia in Parlamento a Benito Mussolini dopo la marcia su Roma fino alla proclamazione dell’Impero. Poi la Seconda guerra mondiale, la caduta del fascismo e i primi due numeri di “Verona Libera”, il giornale pubblicato dal Comitato di liberazione nazionale: con questo nome L’Arena uscì fino al 1° luglio 1946. Seguono il referendum che fece nascere la Repubblica, l’assassinio di Aldo Moro, la strage della stazione di Bologna, il disastro di Ustica e i rapimenti a Verona del generale americano James Lee Dozier e di Saverio Garonzi, presidente del Verona calcio. Ci sono anche la visita di papa Giovanni Paolo II nel 1988 e la pagina dello scudetto dell’Hellas Verona del 1985, con le foto originali scattate dai fotografi del giornale.
All’inaugurazione hanno parlato il direttore Mamoli, il sindaco Damiano Tommasi, l’assessora comunale Elisa La Paglia, l’assessora regionale alla Cultura Valeria Mantovan e il professore dell’Università di Verona Renato Camurri. Mamoli ha ricordato che quest’anno si festeggiano anche gli 80 anni della Repubblica: “Dalla sua prima uscita, 12 ottobre 1866, L’Arena ha accompagnato la storia del nostro Paese. Anno per anno, giorno per giorno, titolo dopo titolo”. Il direttore ha aggiunto: “In un momento come questo, nel quale un linguaggio di guerra viene utilizzato in ogni ambito della vita quotidiana, dal discorso pubblico alle relazioni personali, poter ripercorrere la storia di un giornale come il nostro è importante per ricordarci il destino che rischiamo di affrontare”.
Andrea Pietro Faltracco, amministratore delegato del Gruppo Athesis, ha spiegato: “con questa mostra abbiamo voluto consegnare nelle mani dei nostri lettori la storia di Verona e dell’Italia, attraverso la riscoperta delle pagine del nostro giornale”. Il curatore della mostra, il giornalista Filippo Brunetto, ha detto: “Da queste pagine si percepisce tutta la forza dei momenti storici vissuti attraverso L’Arena. La carta e la scrittura utilizzata ne sono esempi plastici”. Il sindaco Tommasi ha concluso l’incontro così: “L’Arena è da sempre un’istituzione, non solo della nostra città, ma del nostro Paese. Anche da sindaco, in un modo o nell’altro, devo sempre sapere cosa viene scritto sul giornale. Una storia orgogliosamente credibile, vera e continua”.
Sabato 10 ottobre la mostra ha ricevuto la visita del presidente della Camera dei deputati, il veronese Lorenzo Fontana, terza carica dello Stato. “L’Arena incarna la storia e l’attualità di Verona. È stata la voce dei momenti più felici della città, ma anche di quelli più tristi e complessi”, ha dichiarato. Fontana ha definito il quotidiano un “patrimonio della comunità scaligera” e ha parlato della “capacità di custodire la memoria collettiva e offrire strumenti per interpretare il presente. La storia è uno strumento indispensabile per capire dove siamo e dove vogliamo andare. Dobbiamo prima di tutto conoscere da dove veniamo”. Davanti alla pagina dello scudetto del 1985 ha raccontato un ricordo personale: “Ricordo la grande giornata di festa e le tante bandiere che sventolavano anche dai balconi. Ero sulle sue spalle di mio padre, in mezzo alla folla, e provavo quasi un po’ di timore nell’assistere a quell’atmosfera così intensa e partecipata. È un ricordo d’infanzia a cui resto molto legato”.
Durante la visita Mamoli ha spiegato: “Cercare di fermare il tempo per comprendere i fenomeni è una sfida indubbiamente decisiva per l’editoria, in un’epoca in cui tutto accade velocemente e, soprattutto, in modo molto frammentato”. Al termine ha regalato a Fontana il libro “L’Arena, 160 anni nella storia. Dal 1866, fatti, protagonisti, cambiamenti”, in edicola con il quotidiano dal 9 ottobre. “Credo che conservare le tracce del passato ci aiuti a guidare la comunità a operare le scelte migliori per il presente e, soprattutto, a cogliere quelle che potrebbero essere le chiavi di lettura per intravedere il futuro”, ha aggiunto il direttore.
Il volume, curato dalla redazione, ha 256 pagine. Parte dal primo numero e dalle cronache della Breccia di Porta Pia e arriva fino alle cerimonie delle Olimpiadi del 2026. Racconta la Verona dell’Unità d’Italia, delle due guerre mondiali, della ricostruzione e del boom economico degli anni Cinquanta e Sessanta. Ci sono l’invenzione del motore a scoppio da parte del veronese Enrico Bernardi, la prima trasmissione della Rai e le visite in città di tre papi: Wojtyla, Ratzinger e Bergoglio. Il libro ricorda anche Davide Caprioli, lo studente veronese ucciso nella strage alla stazione di Bologna, e i militari e gli agenti delle forze dell’ordine veronesi morti in servizio. Racconta inoltre gli anni in cui Verona veniva chiamata la “Bangkok d’Italia” per la grande quantità di droga spacciata in città.