L’Adige ha presentato una denuncia alla Polizia Postale contro la diffusione illegale delle copie digitali del quotidiano tramite Telegram e WhatsApp. La notizia è stata confermata dal giornale stesso con un articolo pubblicato sabato 30 agosto 2025. L’azione legale arriva dopo mesi di monitoraggio di un fenomeno che il quotidiano definisce “strutturato e industriale”, con migliaia di copie piratate ogni giorno.
Secondo quanto riportato, poche ore dopo l’uscita dell’edizione digitale, spesso nel cuore della notte, un utente con abbonamento regolare scarica il file PDF del giornale. Da quel momento, il documento viene caricato su canali Telegram e gruppi WhatsApp che operano come edicole digitali abusive, permettendo la diffusione gratuita del quotidiano a un vasto pubblico. Questi canali, gestiti da amministratori anonimi, funzionano come vere centrali di smistamento, causando gravi danni economici agli editori e mettendo a rischio i posti di lavoro di giornalisti, grafici, tipografi e dell’intera filiera editoriale.
Nel suo articolo, L’Adige afferma: “Un clic per scaricare, un istante per condividere. E un intero giornale, frutto del lavoro di decine di professionisti, dalla redazione alla tipografia, finisce illegalmente nelle mani di migliaia di utenti”. Il quotidiano parla di un “punto di non ritorno” e sottolinea che “non si tratta più di tollerare un fenomeno marginale, ma di combattere una pratica industriale che minaccia di dare il colpo di grazia a un settore già in profonda crisi”.
La denuncia punta a colpire i responsabili principali. Gli investigatori della Polizia Postale, specializzati in crimini informatici, avranno il compito di risalire la catena di distribuzione: dagli utilizzatori finali, agli amministratori dei canali, fino a chi carica i file originali.
L’articolo ricorda inoltre che la legge 633/1941 sul diritto d’autore vieta la condivisione non autorizzata di opere creative, compresi i giornali. La normativa stabilisce che chi distribuisce copie protette senza permesso commette un reato penale, rischiando fino a tre anni di reclusione e multe che possono superare i 15.000 euro. Chi scarica copie piratate, invece, può ricevere una sanzione amministrativa a partire da 154 euro e potrebbe essere obbligato a risarcire i danni.
A sostegno dell’iniziativa, il Sindacato giornalisti del Trentino Alto Adige ha diffuso una nota ufficiale: “Anche attraverso le denunce penali si deve combattere la pirateria che attenta al lavoro giornalistico ed alle risorse degli editori; soprattutto si deve invertire il paradigma che l’informazione professionale di qualità ha un costo e non può essere gratuita”.