Il New York Times è entrato a far parte di SPUR, la coalizione internazionale di editori che lavora per stabilire regole comuni sull’uso dei contenuti giornalistici da parte dell’intelligenza artificiale. Con il quotidiano statunitense, a ottobre 2026 hanno aderito oltre 40 nuovi membri, tra cui The Atlantic, ITV News, The Observer, l’agenzia di stampa francese AFP, Radio France, il quotidiano svizzero NZZ e il gruppo tedesco FUNKE.
Per capire di che cosa si tratta, bisogna partire da come funzionano i programmi di intelligenza artificiale, come i chatbot che rispondono alle domande delle persone. Per imparare a scrivere e a dare informazioni, questi sistemi leggono enormi quantità di testi, compresi gli articoli dei giornali. Gli editori, cioè le aziende che pubblicano quei giornali, chiedono di essere informati e pagati quando il loro lavoro viene usato. Lo strumento per farlo è la licenza: un accordo che stabilisce chi può usare un contenuto, in che modo e a quale prezzo.
SPUR, il cui nome in italiano corrisponde a “coalizione per gli standard sui diritti di utilizzo degli editori”, è nata a febbraio. A fondarla sono stati The Guardian, Financial Times, Telegraph, BBC e Sky News. In seguito si sono aggiunti come membri fondatori anche Mediahuis, Associated Press e l’editore francese CMA Media. Con le nuove adesioni, la coalizione conta 80 membri, tra editori e associazioni di categoria, provenienti da più di 20 Paesi. Tra le associazioni entrate di recente ci sono la News Media Association del Regno Unito, l’International News Media Association, l’Associazione brasiliana dei giornali e l’Associazione interamericana della stampa. Anche la testata britannica Press Gazette ha aderito, come membro associato.
Il New York Times ha già affrontato la questione sia in tribunale sia con accordi commerciali. Nel dicembre 2023 è stato il primo grande editore a fare causa a OpenAI, l’azienda che ha creato ChatGPT, accusandola di aver raccolto i suoi articoli senza autorizzazione. Il processo non è ancora iniziato. Due anni dopo, il giornale ha fatto causa anche a Perplexity, un’altra azienda del settore. Nel maggio 2025, invece, ha firmato una licenza con Amazon: l’accordo permette di mostrare riassunti e brevi estratti degli articoli nei servizi dell’azienda, come l’assistente vocale Alexa, e di usarli per addestrare i suoi modelli di intelligenza artificiale.
Rebecca Grossman-Cohen, vicepresidente senior per le partnership strategiche e le operazioni esecutive del New York Times, ha spiegato la scelta: “La protezione della proprietà intellettuale e il progresso tecnologico possono e devono coesistere. Un giornalismo di alta qualità è fondamentale per democrazie sane e per il corretto funzionamento di prodotti ed esperienze basati sull’intelligenza artificiale. Siamo orgogliosi di collaborare con SPUR per sviluppare standard e tutele rigorosi per i contenuti protetti da copyright, che non siano imposti unilateralmente dalle piattaforme tecnologiche”.
All’inizio di ottobre la coalizione ha presentato uno standard open source per la telemetria dei contenuti. Si tratta di un sistema, libero e utilizzabile da tutti, che serve a tenere traccia di ciò che succede a un articolo quando viene usato dall’intelligenza artificiale. SPUR lo ha descritto come “una mossa pionieristica sul mercato per creare un processo standardizzato attraverso il quale gli agenti di intelligenza artificiale e i creatori di modelli registrano come utilizzano i contenuti multimediali e comunicano tale utilizzo agli editori”.
Funziona come un diario di bordo che segue ogni articolo nel suo percorso: annota il momento in cui un programma di intelligenza artificiale lo preleva da un sito, l’uso che ne fa per costruire una risposta e le eventuali citazioni. Il sistema registra anche se una persona vede quel contenuto e se poi lo apre, lo copia o lo condivide. SPUR ha spiegato di lavorare insieme alle aziende del settore per rendere operativo lo standard e di stare sviluppando strumenti che ne semplifichino l’adozione.
Tra i membri di SPUR ci sono editori che hanno fatto causa alle aziende di intelligenza artificiale, editori che hanno firmato accordi con loro, altri che hanno fatto entrambe le cose e altri ancora che non hanno fatto né l’una né l’altra. OpenAI, da parte sua, ha firmato circa 20 licenze con diversi editori e ha un numero simile di cause aperte nei suoi confronti. Altri accordi sono stati conclusi da Perplexity, Amazon e Meta.
Il cofondatore di SPUR, David Buttle, ha dichiarato: “Non possiamo semplicemente sperare nel meglio quando si tratta di aziende che si occupano di intelligenza artificiale e del futuro dell’editoria. Le organizzazioni mediatiche di tutto il mondo devono unirsi per proteggere se stesse, le altre e il futuro del giornalismo. Il nostro impegno per costruire un’economia dell’informazione più equa e sostenibile sta acquisendo sempre maggiore slancio. Sappiamo che il giornalismo di alta qualità costituisce il fondamento dei modelli di intelligenza artificiale, eppure, allo stato attuale, gli editori non dispongono di alcun meccanismo per garantire di essere equamente remunerati per il loro lavoro. In molti casi, il loro lavoro viene letteralmente rubato”. Buttle ha aggiunto: “Poiché l’intelligenza artificiale sta trasformando ogni aspetto del mercato globale dei media, preservare i principi e l’integrità del giornalismo d’inchiesta richiede che le parti interessate si uniscano e stabiliscano regole di condotta chiare e valide per l’intero settore”.