Piano GEDI, La Repubblica sbarca online in inglese con Repubblica Europe

Mirja Cartia d'Asero

La Repubblica si prepara a parlare inglese. Tra l’inizio e la metà di ottobre il quotidiano del gruppo GEDI lancerà Repubblica Europe, un sito in lingua inglese pensato per i lettori stranieri che vogliono conoscere meglio l’Italia. Il nome, almeno per ora, è provvisorio. Il progetto è stato presentato il 21 settembre a Roma. All’incontro c’erano l’amministratrice delegata di GEDI, Mirja Cartia d’Asero, i dirigenti del gruppo e il Comitato di redazione del giornale, cioè i giornalisti che rappresentano i colleghi davanti all’azienda. Repubblica Europe non sarà una semplice traduzione del quotidiano italiano. La redazione sceglierà e adatterà articoli pensati apposta per chi ha un legame con l’Italia ma non parla italiano. Al centro ci saranno gli argomenti che interessano di più fuori dai confini: il Vaticano e il Papa, il design, la moda, la cultura e la politica italiana. Chi legge potrebbe non conoscere i protagonisti o la storia dei fatti raccontati. Per questo i testi dovranno spiegare chi sono le persone coinvolte, cosa è successo prima e come funzionano le vicende. Per alcuni aspetti il modello è quello di giornali internazionali come il New York Times e il Financial Times, capaci di trasformare notizie di un solo Paese in storie comprensibili a lettori di tutto il mondo. Dopo l’avvio del sito sono previsti una campagna internazionale e il lancio degli abbonamenti in inglese. Il nuovo sito è il primo progetto concreto del piano industriale del gruppo, cioè il programma che stabilisce come l’azienda lavorerà e investirà nei prossimi anni. Il piano riguarda il periodo 2027-2030 e ruota attorno a tre parole che iniziano con la lettera I: internazionalizzazione, innovazione e interazioni. In pratica significa portare i contenuti oltre i confini nazionali, puntare di più su digitale, video e podcast e far lavorare insieme giornali, radio, piattaforme, eventi e comunità di lettori. L’obiettivo economico è raggiungere il pareggio di bilancio in tre anni, cioè arrivare al punto in cui i soldi che entrano sono uguali a quelli che escono. Il piano prevede di mantenere i ricavi e ridurre gli sprechi, poi di crescere nei cinque anni successivi con investimenti in tecnologia e persone. La nuova proprietà, la società Antenna, guida il gruppo da circa sei mesi e ha trovato i conti con un buco importante. La prima scelta è stata rafforzare con nuovi manager gli uffici che si occupano di finanza e controllo delle spese. Secondo quanto illustrato, già quest’anno i costi dovrebbero scendere in modo significativo rispetto all’anno scorso. Non sono previsti licenziamenti. Restano soltanto i prepensionamenti già decisi dalla gestione precedente, cioè le uscite anticipate dal lavoro di alcuni giornalisti, che potrebbero anche essere meno del previsto. Queste uscite però dipendono dai fondi pubblici, che al momento il governo ha esaurito. La linea indicata dall’azienda unisce attenzione ai costi e investimenti: niente “spese folli”, ma risorse concentrate sui settori ritenuti più importanti per il rilancio, a partire dal digitale. Per guidarlo è stata scelta Veronica Diquattro, manager che in passato ha lavorato in Spotify e Google. L’idea è partire dalle persone prima che dagli strumenti: si individua chi dovrà guidare il cambiamento e gli si affida anche il compito di decidere quali progetti realizzare. Tra gli obiettivi ci sono la crescita degli abbonamenti digitali e una piattaforma capace di collegare meglio carta, sito, podcast, eventi, video e formazione. L’azienda ha spiegato anche il metodo scelto: più partecipazione della redazione, perché il rilancio non deve essere deciso solo dall’alto. È un cambiamento rispetto al passato, quando i piani industriali arrivavano già pronti e ai giornalisti restava solo da adeguarsi. Durante l’incontro è stato espresso un giudizio positivo sul direttore Stefano Cappellini, sia per i risultati del giornale sia per il rapporto con la redazione, descritto come diretto e aperto. Dalle edicole arrivano segnali migliori. Da marzo Repubblica perde meno copie del Corriere della Sera, e il miglioramento è diventato più netto a luglio e ancora di più ad agosto. Il mercato dei giornali di carta, però, continua a ridursi. Secondo quanto emerso, il numero uscito dopo la morte di Francesco Guccini ha ottenuto vendite eccezionali in edicola. (In foto, Mirja Cartia d’Asero)

Trump TV al via su YouTube dopo lo scontro con Cnn, Ms Now e Politico

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La Casa Bianca ha lanciato Trump TV, un canale YouTube che trasmette 24 ore su 24 video, discorsi e momenti dell’attività del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e della sua amministrazione. Le trasmissioni sono iniziate lunedì 21 settembre. Il canale nasce dopo lo scontro tra la Casa Bianca e i giornalisti. Trump ha tolto gli accrediti stampa, cioè i permessi per entrare e lavorare alla Casa Bianca, ai cronisti di Cnn, Ms Now e Politico. In risposta, le grandi televisioni americane hanno smesso di riprendere gli eventi del presidente. Secondo la nota di presentazione, il nuovo servizio propone “i migliori video, gli interventi più importanti e i momenti salienti da non perdere, in streaming 24 ore su 24 e aggiornati in tempo reale”. La descrizione su YouTube invita a guardare “i momenti più importanti dell’amministrazione Trump, tutti in un unico posto”. Sul social X la Casa Bianca ha aggiunto: “Non tutti i grandi momenti sono arrivati in TV; ora possono farlo”. Le trasmissioni saranno visibili anche in una finestra sul sito della Casa Bianca. Non è ancora chiaro se il canale mostrerà anche eventi in diretta con il presidente e i membri dell’amministrazione. La diretta si intitola “Trump TV: The Essentials Station”. Si è aperta con un discorso che Trump ha tenuto il 3 luglio al Mount Rushmore, in South Dakota, la montagna dove sono scolpiti i volti di quattro presidenti americani, durante le celebrazioni per i 250 anni degli Stati Uniti. Nel video promozionale del canale sono comparsi spezzoni di serie tv e cartoni animati come “I Simpson”, “Friends”, “Breaking Bad” e “SpongeBob”. Per capire la protesta delle televisioni bisogna sapere come funziona il press pool. Da decenni una sola troupe televisiva, scelta a turno tra i grandi network, segue il presidente e condivide gratis le immagini con tutte le altre tv e con le agenzie di stampa internazionali. Del pool fanno parte CNN, NBC, ABC, CBS e Fox News. Quando la CNN, che aveva il turno, è stata esclusa, le altre quattro reti hanno deciso di non prendere il suo posto e di sospendere la copertura. Tra queste c’è anche Fox News, storicamente la rete più vicina all’amministrazione. Lo stop ha riguardato anche il viaggio di Trump a New York per l’Assemblea generale dell’ONU. Secondo quanto riportato, la CNN è andata in onda perfino dalla strada per continuare a garantire l’informazione. CNN, MS NOW e Politico hanno annunciato un’azione legale contro l’amministrazione per tornare ad avere accesso alla Casa Bianca. Trump ha difeso la sua scelta accusando le testate escluse di fare disinformazione e di essere un rischio per la sicurezza nazionale. “La Casa Bianca non sta sferrando un attacco alla stampa libera, un valore che ho a cuore. Sta invece attaccando le fake news, un fenomeno che si è diffuso come un cancro” e che è “una minaccia per la nostra sicurezza nazionale. Deve essere fermato”, ha detto il presidente. Le associazioni dei giornalisti americani denunciano un attacco alla libertà di stampa e alla trasparenza delle istituzioni. Il governatore democratico della California, Gavin Newsom, ha dichiarato: “prima Trump ha bandito l’informazione indipendente dalla Casa Bianca. Ora sta lanciando quella che è, a tutti gli effetti, una TV di Stato per cercare di oscurare il fatto che lui e la sua amministrazione corrotta stanno deludendo il popolo americano. È un comportamento davvero autocratico da parte di un presidente fallimentare”. Una TV di Stato è una televisione controllata direttamente dal governo. Weijia Jiang è l’ex presidente della White House Correspondents’ Association, l’associazione dei giornalisti che seguono la Casa Bianca. In un’intervista a Fox News ha ricordato che negli Stati Uniti non esistono media controllati dallo Stato: “L’America non può avere una tv di Stato. È proprio questo che rende l’America tale. La necessità di attori indipendenti che possano svolgere il ruolo di osservatori. E se il governo ti mostra solo ciò che vuole, allora devi chiederti: cosa ci stiamo perdendo?”. Non è la prima volta che Trump crea un proprio mezzo di comunicazione. Dopo essere stato escluso da Twitter, oggi X, fondò il social network Truth. Anche tra i repubblicani ci sono dubbi su questo scontro con i media, a poche settimane dalle elezioni di metà mandato. Secondo il Wall Street Journal, il presidente ha pensato più volte di spostare tutti i giornalisti accreditati in un’altra sede vicino alla Casa Bianca. I suoi stessi collaboratori gli hanno sconsigliato questa idea, che Trump ha riproposto anche nell’ultimo mese.

Corriere della Sera, cambio al vertice dell’Economia: arriva Daniele Bellasio dal Sole 24Ore

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Dal primo ottobre Daniele Bellasio sarà il nuovo caporedattore della redazione Economia del Corriere della Sera. Il giornalista sarà assunto a tempo indeterminato, cioè con un contratto senza data di scadenza, e guiderà il gruppo di giornalisti che ogni giorno racconta economia, imprese e finanza. La notizia è stata comunicata dal Comitato di redazione, l’organismo che rappresenta i giornalisti del quotidiano davanti all’azienda. Il caporedattore organizza il lavoro di una redazione: decide quali notizie seguire, come distribuirle tra i colleghi e come presentarle ai lettori. Accanto a Bellasio lavoreranno due colleghi. Paola Pica, finora vicecaporedattrice, diventa caporedattrice vicaria, cioè la persona che lo sostituisce quando è assente. Il caporedattore Paolo Ligammari resta responsabile del digitale della redazione Economia. Bellasio prende il posto di Nicola Saldutti, che ha guidato la redazione per 17 anni. Il Cdr gli ha rivolto un ringraziamento per “l’eccellente lavoro svolto”. Dal primo novembre Saldutti diventerà responsabile editoriale del settimanale Corriere Economia, sia per l’edizione di carta sia per quella sul web. Coordinerà anche le iniziative speciali e gli eventi dell’area economica. Continuerà inoltre a scrivere come editorialista, cioè come firma che commenta i fatti più importanti. Alla guida del settimanale Saldutti sostituisce il caporedattore Massimo Fracaro. Il Cdr ha ringraziato anche lui per “l’eccellente lavoro svolto nel lungo periodo a capo dell’Economia”. Nella redazione di Corriere Economia c’è anche una promozione: Giuditta Marvelli diventa vice caporedattrice del settimanale. Sempre dal primo novembre il vicecaporedattore Federico De Rosa lascerà la redazione Economia per trasferirsi all’ufficio centrale di corrispondenza di Roma: avrà il compito di coordinare l’area economica e continuerà a scrivere.

Sciopero a Reuters Italia contro il licenziamento di una collega

Reuters

Oggi, 22 settembre, i giornalisti di Reuters Italia sono in sciopero, cioè hanno deciso di non lavorare per protestare. La protesta riguarda la decisione dell’azienda di avviare la procedura di licenziamento di una collega della redazione di Roma. Lo sciopero coinvolge sia la sede di Roma sia quella di Milano. Reuters è una delle più grandi agenzie di stampa del mondo: raccoglie notizie e le fornisce a giornali, televisioni e siti. L’azienda ha motivato il licenziamento con il giustificato motivo oggettivo. È una formula prevista dalla legge italiana: si usa quando una persona perde il lavoro non per qualcosa che ha fatto, ma per ragioni legate all’organizzazione dell’azienda. In questo caso Reuters ha indicato la soppressione della posizione della giornalista, cioè l’eliminazione del suo posto, nell’ambito del progetto organizzativo One Newsroom. Lo sciopero è stato deciso dall’assemblea dei redattori, la riunione di tutti i giornalisti di Reuters Italia, e annunciato con una nota diffusa lunedì 21 settembre. L’assemblea “ritiene tale decisione inaccettabile e denuncia quello che appare come un comportamento palesemente discriminatorio”. Nella stessa nota l’assemblea si riserva “di assumere ulteriori iniziative di protesta, e a questo scopo affida immediatamente al Cdr un pacchetto di 3 giorni di sciopero”. Il Cdr, o Comitato di redazione, è il gruppo di giornalisti che rappresenta i colleghi davanti all’azienda. Potrà quindi proclamare altre giornate di sciopero. Alla protesta si è unito il Coordinamento dei Cdr delle agenzie di stampa, che in una nota diffusa il 22 settembre si dice solidale con i colleghi. “Sosteniamo”, si legge nella nota, “la richiesta dei colleghi che chiedono all’azienda di ritornare sui suoi passi, cancellando la procedura di licenziamento”. Al fianco della redazione si è schierata anche la Federazione nazionale della Stampa italiana, il sindacato dei giornalisti. L’Associazione Stampa Romana sostiene i giornalisti in sciopero. Secondo l’associazione, la decisione non è stata comunicata al Comitato di redazione, come prevede il Contratto nazionale di lavoro. Stampa Romana chiede che il licenziamento non vada avanti e che si apra un confronto con l’azienda nel rispetto delle regole sulle relazioni sindacali. Anche l’Associazione Lombarda Giornalisti si è schierata con la redazione. L’associazione parla di una “improvvisa decisione aziendale di licenziare una collega a Roma per presunto giustificato motivo oggettivo” e si dice “pronta a sostenere qualunque azione la redazione voglia intraprendere”.