OpenAI rilascia GPT-6 Astra, nuovo modello IA definito “salto generazionale”

OpenAI GPT-6 Astra

OpenAI ha annunciato il rilascio di GPT-6 Astra, il nuovo modello di intelligenza artificiale sviluppato dall’azienda. A definirlo un “salto generazionale” è stato il presidente Greg Brockman, che ha presentato la novità durante un briefing con i media riportato da Axios. Secondo quanto dichiarato dai vertici dell’azienda, Astra avvicina gli agenti IA alla capacità di svolgere in autonomia lavori professionali complessi, aprendo al tempo stesso interrogativi sulla sicurezza del loro utilizzo. Brockman ha affermato di ritenere personalmente che OpenAI abbia raggiunto la cosiddetta artificial general intelligence (Agi), pur lasciando agli utenti il compito di stabilire se il nuovo modello soddisfi effettivamente questa definizione. “Credo che questo modello possa rappresentare il traguardo”, ha dichiarato Brockman. Il nuovo sistema è stato sviluppato attraverso la più ampia sessione di addestramento mai realizzata dall’azienda, che ha utilizzato oltre 100.000 Gpu presso il sito di Stargate, in Texas. OpenAI ha inoltre precisato che Astra è il primo modello a impiegare altri modelli con un ruolo significativo nella supervisione del proprio processo di addestramento. La disponibilità di GPT-6 Astra seguirà una diffusione graduale: inizialmente il modello sarà riservato a un gruppo ristretto di utilizzatori legati al programma Daybreak Access di OpenAI. Nei prossimi giorni l’accesso sarà esteso agli utenti dei piani ChatGPT Plus, Pro, Business ed Enterprise, oltre che agli sviluppatori che utilizzano le Api dell’azienda. All’inizio della settimana, prima del rilascio ufficiale, OpenAI aveva già annunciato l’arrivo imminente di Astra, specificando però che le funzionalità di sicurezza informatica più avanzate del modello sarebbero rimaste riservate a un gruppo ristretto di tester di fiducia. Astra rappresenta infatti il primo modello che OpenAI ha classificato come capace di raggiungere la soglia critica di sicurezza informatica prevista dal proprio preparedness framework, il quadro interno di valutazione della preparazione dell’azienda. Questo significa che il modello sarebbe potenzialmente in grado di individuare e sfruttare vulnerabilità sconosciute in precedenza all’interno di sistemi informatici ben protetti, senza bisogno di una guida umana passo dopo passo.

QN Media, Del Vecchio e Benedetto presentano il piano a Cernobbio

Leonardo Maria Del Vecchio

Leonardo Maria Del Vecchio e Gabriele Benedetto hanno scelto il Forum TEHA di Cernobbio per presentare ufficialmente il progetto industriale di QN Media, la società controllata all’80% da LMDV Media e partecipata al 20% da Monrif. Davanti alla business community italiana, i due manager hanno illustrato il Position Paper “Valore Sistema Editoria: una nuova agenda industriale per il sistema italiano dell’informazione a sostegno di competitività, coesione e qualità democratica del Paese”, realizzato da TEHA Group insieme a QN Media con il contributo scientifico di Alec Ross, docente della Bologna Business School. Il documento non rappresenta un punto d’arrivo ma l’inizio di un percorso che coinvolgerà nei prossimi mesi editori, giornalisti, istituzioni, piattaforme tecnologiche, imprese e università. Il traguardo è fissato per il 3 dicembre, quando un nuovo Forum presenterà il Rapporto Finale con le proposte per una nuova agenda industriale dell’editoria italiana, con l’obiettivo dichiarato di trasformare l’iniziativa in un appuntamento annuale. Al centro della proposta c’è un cambio di prospettiva: considerare l’editoria non come un settore in difficoltà da proteggere, ma come un’infrastruttura strategica del Paese. I numeri raccolti da TEHA spiegano perché. Tra il 2005 e il 2025 le copie cartacee medie giornaliere sono calate del 79,7%. Tra il 2021 e il 2025 i ricavi editoriali sono scesi del 18,3%, mentre nello stesso periodo l’intero mercato dei media è cresciuto del 3,5%. Secondo lo studio, il valore dell’informazione non sarebbe scomparso, ma si sarebbe spostato verso altri soggetti della filiera digitale. Per la prima volta l’editoria quotidiana italiana è stata misurata come filiera industriale unica, comprendendo editoria, stampa, distribuzione e vendita: un sistema da 2,2 miliardi di euro di ricavi, 805 milioni di valore aggiunto, circa 8.600 occupati e 664 imprese equivalenti pro-quota, con editoria e stampa che generano insieme il 94,9% del valore aggiunto. A spiegare le motivazioni dell’investimento è lo stesso Del Vecchio, presidente di LMDV Capital: “Ho scelto di investire nei media perché credo che l’informazione di qualità sia un’infrastruttura strategica per il futuro del Paese”. Per l’imprenditore, il digitale e l’intelligenza artificiale non sono soltanto una minaccia, ma un’occasione per “un nuovo modello editoriale, investendo nelle persone, nella tecnologia e nel rapporto con i lettori”. Del Vecchio collega questa visione direttamente a QN Media, che punta a entrare in “una nuova fase di crescita e innovazione”, ribadendo: “Non si tratta di rimanere arroccati al passato, ma di costruire il futuro dell’informazione”. Sul fronte operativo interviene l’amministratore delegato di QN Media, Gabriele Benedetto: “Negli ultimi anni gli editori sono rimasti in difesa, concentrati solo nel contenere il calo delle copie e l’aumento dei costi. Oggi dobbiamo cambiare passo, andare all’attacco e costruire un nuovo modello di business”. Nella visione di Benedetto il giornalista resta centrale nelle sue funzioni di verifica, analisi e presenza sul territorio, ma attorno al giornalismo dovrà crescere una struttura tecnologica più solida, capace di usare dati e intelligenza artificiale per conoscere i lettori e distribuire meglio i contenuti. Il vero banco di prova, per il manager, riguarda però la disintermediazione dalle grandi piattaforme straniere: “La vera sfida è non lasciare che siano gli algoritmi delle grandi piattaforme estere a decidere cosa è rilevante, sostituendosi a noi nel rapporto con il pubblico”. Lo studio evidenzia anche un paradosso legato alla diffusione dell’intelligenza artificiale: mentre produrre contenuti costa sempre meno, cresce il valore di chi è in grado di verificarli. I siti di informazione generati con AI e con scarsa o nulla supervisione umana sarebbero passati da 49 nel 2023 a 3.749 nel 2026, mentre il 64% dei media leader considera prioritaria l’automazione dei processi interni. Per Alec Ross, l’intelligenza artificiale porta “verso lo zero il costo di produzione delle fake news”, rendendo ancora più necessarie istituzioni editoriali capaci di garantire fonti, responsabilità e contesto. Il Position Paper indica tre direttrici: rafforzare qualità, verifica, pluralismo e fiducia; usare digitale, dati e intelligenza artificiale per aumentare produttività e relazione diretta con il pubblico; ricostruire i modelli di produzione, distribuzione e monetizzazione che permettano agli editori di trattenere una quota maggiore del valore generato. Il prossimo appuntamento, fissato per il 3 dicembre, sarà l’occasione per verificare quante delle proposte presentate a Cernobbio si tradurranno in un progetto industriale concreto. (In foto, Leonardo Maria Del Vecchio)

Seattle Times e Newsday contro OpenAI e Microsoft: la denuncia per copyright

Seattle Times e Newsday portano OpenAI e Microsoft in tribunale

The Seattle Times e Newsday hanno presentato una denuncia contro OpenAI e Microsoft, accusando le due aziende di aver usato senza autorizzazione articoli protetti da copyright per addestrare i propri sistemi di intelligenza artificiale. La causa, resa pubblica online, si aggiunge alla lunga lista di azioni legali intentate da editori statunitensi contro le principali società del settore tecnologico. Nel documento, i due giornali descrivono gli strumenti di IA generativa come “un serpente che si morde la coda”, capace di usare i contenuti scritti dai giornalisti fino a togliere risorse economiche a chi quei contenuti li produce. Secondo la denuncia, OpenAI e Microsoft avrebbero raccolto in modo sistematico migliaia di articoli attraverso tecniche di scraping, cioè programmi automatici che copiano grandi quantità di testo dai siti internet, in alcuni casi riuscendo a superare i paywall, ossia le barriere che permettono di leggere le notizie solo a chi paga un abbonamento. Per i due editori, questo comportamento sottrae traffico al sito e pubblicità digitale, perché chi usa l’intelligenza artificiale riceve un riassunto automatico della notizia senza dover visitare la pagina originale del giornale. La denuncia segnala inoltre casi in cui i sistemi di IA avrebbero attribuito ai due giornali informazioni sbagliate, un fenomeno noto come allucinazione, oltre alla presunta cancellazione dei dati che indicano chi detiene i diritti d’autore sui testi originali. Il nuovo caso arriva dopo che diverse testate avevano scelto una strada diversa, firmando accordi di licenza commerciale con le aziende tecnologiche per autorizzare l’uso dei propri archivi in cambio di un pagamento. Pochi giorni prima del deposito della denuncia, l’amministrazione Trump si era invece schierata a favore di OpenAI nella causa legale già in corso con il New York Times, sempre sul tema del copyright. Secondo la posizione della Casa Bianca, mettere troppi limiti all’addestramento dell’intelligenza artificiale rallenterebbe i progressi tecnologici e indebolirebbe la posizione degli Stati Uniti nel settore. (Foto generata con AI)