Gian Marco Chiocci racconta il rapporto con la premier e afferma che sul Tg1 “non mette becco” perché “si fida”

Chiocci Tg1

Il direttore del Tg1, Gian Marco Chiocci, è finito al centro delle polemiche dopo alcune dichiarazioni rilasciate durante un’intervista all’emittente ligure Telenord. Parlando del suo rapporto con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, Chiocci ha detto di essere suo amico da tempo, di stimarla molto e di esserle grato per l’opportunità ricevuta in Rai. Poi ha aggiunto una frase che ha attirato particolare attenzione: “Sul Tg non mette becco, perché comunque si fida”.

Le parole del direttore hanno immediatamente fatto discutere perché riguardano il rapporto tra il governo e il principale telegiornale del servizio pubblico. Chiocci guida il Tg1 dal giugno 2023, quando fu nominato durante il primo anno dell’esecutivo guidato da Meloni. Prima aveva diretto l’agenzia di stampa Adnkronos e il quotidiano Il Tempo.

Nella stessa intervista, il giornalista ha anche dichiarato di essere “profondamente di destra” e ha sostenuto che, se alle prossime elezioni dovesse vincere il centrosinistra, con ogni probabilità verrebbe sostituito nel suo incarico.

Le dichiarazioni hanno provocato reazioni all’interno della stessa redazione del Tg1. Caterina Proietti, componente del comitato di redazione, l’organismo che rappresenta i giornalisti della testata, ha definito le parole del direttore “lesive della dignità professionale”. Secondo Proietti, affermare che la presidente del Consiglio non interviene perché si fida del direttore rischia di creare dubbi sull’autonomia che deve esistere tra il giornalismo e il potere politico.

Sulla vicenda è intervenuto anche l’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai. In una nota diffusa il 17 giugno, l’organizzazione ha preso le distanze dalle dichiarazioni di Chiocci. “Il Tg1 non è grato alla Premier e non ha bisogno della sua fiducia, se non nella misura in cui ha bisogno di quella di qualsiasi altro cittadino”, ha scritto il sindacato.

L’Usigrai ha inoltre ricordato che il Tg1 esiste da molti decenni e che il suo rapporto con il pubblico è stato costruito dal lavoro delle redazioni nel tempo. Nella nota si legge anche che la trasparenza e l’equidistanza della testata non possono essere messe in discussione da rapporti personali con esponenti politici, qualunque sia il loro schieramento.

Il sindacato ha poi collegato il caso al tema della governance Rai, sostenendo che le parole del direttore confermano le critiche rivolte da anni all’influenza della politica nelle nomine dei vertici dell’azienda. Per questo motivo ha ribadito la richiesta di una riforma delle regole che disciplinano la gestione della Rai.

Anche Stampa Romana, l’associazione dei giornalisti del Lazio, ha espresso solidarietà ai giornalisti del Tg1. In una nota ha affermato che un direttore Rai che collega apertamente il proprio ruolo a una nomina politica rappresenta un elemento che rende ancora più urgente una riforma capace di garantire maggiore autonomia al servizio pubblico. L’associazione ha inoltre ricordato che la storia del Tg1 è stata costruita nel tempo dal lavoro di generazioni di giornalisti attraverso servizi, inchieste e attività sul territorio. Per questo, secondo Stampa Romana, l’autonomia professionale della redazione deve restare separata dai rapporti personali e politici dei dirigenti che guidano la testata.