CBS News avrebbe scelto il giornalista britannico Trevor Phillips come nuovo corrispondente per gli affari globali, mentre la storica trasmissione 60 Minutes cerca di ripartire dopo settimane segnate da cambiamenti ai vertici, licenziamenti e una profonda riorganizzazione interna della rete americana.
La nomina, anticipata da Breaker ma non ancora confermata ufficialmente dall’emittente, rappresenta uno dei più importanti movimenti recenti nella strategia editoriale guidata dalla direttrice delle notizie Bari Weiss. L’operazione assume particolare rilievo anche perché Phillips arriverebbe da Sky News, emittente guidata dal presidente esecutivo David Rhodes, ex presidente di CBS News.
L’arrivo del giornalista britannico si inserisce in una fase delicata per CBS News, impegnata in un processo di trasformazione che ha coinvolto numerosi settori della redazione. Restano ancora da definire i dettagli del ruolo che Phillips dovrebbe ricoprire all’interno dell’organizzazione, compresa la sua collocazione nella struttura dedicata alla copertura internazionale.
Anche la sede londinese della rete è stata interessata da recenti cambiamenti. Claire Day, che ricopriva il ruolo di caporedattrice, è stata infatti rimossa dall’incarico. Secondo quanto emerso nel settore, la decisione sarebbe maturata sullo sfondo di tensioni editoriali che avrebbero riguardato anche la copertura del conflitto israelo-palestinese. Nel frattempo la supervisione delle notizie estere è stata affidata a Shayndi Raice, giornalista finanziaria ed ex firma del Wall Street Journal, a conferma di un assetto ancora in fase di definizione.
Trevor Phillips è una figura molto conosciuta nel Regno Unito grazie a una carriera sviluppata tra informazione, politica e attività istituzionale. Dopo le prime esperienze nel mondo dei media, ha acquisito notorietà nel 2003 diventando presidente della Commission for Racial Equality durante il governo di Tony Blair. Dal 2007 al 2012 ha guidato la Equality and Human Rights Commission, mentre nel 2022 ha ricevuto il titolo di cavaliere per il contributo fornito nel campo dei diritti umani.
Nel settore giornalistico ha condotto programmi di approfondimento politico prima di approdare alla trasmissione domenicale di Sky News. Attualmente è anche presidente della campagna per la libertà di espressione Index on Censorship e senior fellow del think tank Policy Exchange. Nel corso degli anni alcune sue dichiarazioni sulla comunità islamica hanno generato discussioni nel dibattito pubblico britannico.
Come editorialista del quotidiano The Times, Phillips ha inoltre raccontato il proprio legame con gli Stati Uniti. In un articolo dedicato anche a Donald Trump ha scritto: “Ammetto di essere di parte in tutto questo”, spiegando: “Sono figlio di immigrati, due volte: prima a Londra e poi a New York. Appartengo a una comunità che ha prosperato enormemente grazie alla vita in America. È una società che premia ambizione e duro lavoro”.
La possibile nomina arriva mentre l’attenzione resta concentrata sulla situazione di 60 Minutes, uno dei programmi simbolo dell’informazione televisiva americana. La trasmissione è stata recentemente colpita dal cosiddetto “giovedì nero”, una fase che ha portato all’uscita di dirigenti editoriali e giornalisti di primo piano. Tra gli episodi più rilevanti figura anche l’allontanamento di Scott Pelley, storico volto del programma, dopo uno scontro con il nuovo produttore esecutivo Nick Bilton.
Secondo quanto riportato da Status, Bilton starebbe ora cercando di inaugurare una fase diversa per favorire la ripartenza della trasmissione. Tra i primi segnali vi sarebbe stata la valorizzazione pubblica dei corrispondenti rimasti in redazione, Lesley Stahl, Bill Whitaker e Jon Wertheim, definiti elementi fondamentali per il futuro del programma.
Un altro passaggio significativo è stata la nomina di Maria Gavrilovic come vice produttrice esecutiva. La giornalista è considerata vicina a Scott Pelley e la sua promozione è stata interpretata come un elemento di continuità rispetto alla precedente gestione editoriale.
Bilton avrebbe inoltre rassicurato la redazione sull’indipendenza editoriale della trasmissione, affermando: “Non saremo mai indirizzati dalla proprietà dell’azienda”. Secondo alcune testimonianze raccolte dalla stampa specializzata, il produttore non avrebbe escluso la possibilità di reintegrare almeno uno dei giornalisti allontanati durante la precedente fase di riorganizzazione, definita dallo stesso Bilton con il termine “epurazione”.