Il Washington Post rinuncia alle Olimpiadi Milano-Cortina per difficoltà economiche

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Il Washington Post ha annullato all’improvviso la copertura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, a meno di due settimane dalla cerimonia di apertura prevista per il 6 febbraio. La decisione è stata comunicata internamente il 23 gennaio e resa nota dal New York Times, che ha visionato una email inviata alla redazione sportiva.

Il quotidiano aveva già completato tutta l’organizzazione: erano stati ottenuti gli accrediti ufficiali, prenotati voli, alloggi e spazi di lavoro sulle Alpi italiane. Secondo fonti interne, erano già stati spesi circa 80.000 dollari solo per l’ospitalità. In totale, erano 14 i giornalisti accreditati per seguire l’evento sul posto. Nonostante ciò, la direzione ha deciso di fermare tutto.

La comunicazione è stata firmata da Kimi Yoshino, managing editor del Washington Post. Nell’email si legge: “Mentre valutiamo le nostre priorità per il 2026, abbiamo deciso di non inviare una delegazione alle Olimpiadi invernali. Sappiamo che questa decisione e la sua tempistica saranno deludenti per molti di voi, quindi non esitate a contattarmi se desiderate approfondire l’argomento”.

La notizia ha colto di sorpresa la redazione, anche perché la copertura olimpica è storicamente tra i contenuti sportivi più letti del giornale. Solo due anni fa, per le Olimpiadi estive di Parigi, il Washington Post aveva inviato 26 reporter, il numero più alto mai registrato per un evento olimpico.

Il cambio di rotta si inserisce in un contesto più ampio di difficoltà economiche. Negli ultimi anni il giornale ha registrato perdite rilevanti: circa 77 milioni di dollari nel 2023 e oltre 100 milioni nel 2024. A dicembre 2023 il personale aveva organizzato uno sciopero contro buyout e licenziamenti, mentre nel 2025 almeno 60 giornalisti hanno lasciato la testata attraverso accordi di uscita volontaria.

Secondo quanto riportato dal giornalista Dylan Byers di Puck News, sarebbero imminenti “licenziamenti massicci” che potrebbero coinvolgere centinaia di dipendenti. Tra le ipotesi citate, anche lo scioglimento dell’intera redazione sportiva e forti riduzioni nella redazione esteri. Su questi punti, al momento, la direzione non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali.

Il New York Times riferisce inoltre che i corrispondenti esteri del Washington Post hanno inviato una lettera al proprietario del giornale, Jeff Bezos, definita un “appello collettivo”. Nel testo, i reporter ricordano che il team internazionale del quotidiano ha seguito eventi globali di primo piano, come l’invasione russa dell’Ucraina, spesso con risorse inferiori rispetto ad altre grandi testate.

Jeff Bezos è proprietario del Washington Post dal 2013. Negli ultimi anni il suo ruolo è diventato più visibile anche sul piano editoriale. Nel 2024 ha bloccato la pubblicazione di un endorsement presidenziale a favore di Kamala Harris, scelta che avrebbe portato alla perdita di circa 200.000 abbonati in una settimana. Successivamente, dopo l’inizio del secondo mandato di Donald Trump, Bezos ha comunicato che la sezione opinioni si sarebbe concentrata su due temi principali: libero mercato e libertà personali. Secondo stime interne, questa decisione avrebbe causato un’ulteriore perdita di circa 75.000 abbonati.