Pittsburgh Post-Gazette chiude il 3 maggio, dopo 240 anni e perdite per oltre 350 milioni

Pittsburgh Post-Gazette

La pubblicazione del Pittsburgh Post-Gazette terminerà il 3 maggio 2026, ponendo fine a una storia editoriale iniziata nel 1786 e durata quasi due secoli e mezzo. La chiusura riguarda Pittsburgh e la sua area metropolitana e nasce da una combinazione di perdite economiche, decisioni giudiziarie e una lunga vertenza sindacale, come comunicato dalla società proprietaria Block Communications Inc. La holding mediatica, che controlla il quotidiano dal 1923, ha spiegato che negli ultimi vent’anni la gestione del giornale ha generato oltre 350 milioni di dollari di perdite. “Negli ultimi 20 anni, Block Communications ha perso più di 350 milioni con la Post-Gazette. La realtà con cui è alle prese il giornalismo locale non rende sostenibile continuare con perdite di tale entità”, ha dichiarato l’azienda, collegando la decisione alle difficoltà strutturali del giornalismo locale negli Stati Uniti. Il Pittsburgh Post-Gazette è considerato uno dei quotidiani più antichi del Paese. Le sue origini risalgono al 29 luglio 1786, quando John Scull e Joseph Hall pubblicarono il Pittsburgh Gazette, primo giornale stampato a ovest dei Monti Allegheny. Nel tempo la testata ha cambiato nome e proprietà, documentando eventi locali e nazionali e pubblicando anche la Costituzione degli Stati Uniti nel 1787. Nel 1927, con l’acquisizione da parte di Paul Block, assunse l’attuale denominazione, diventando il principale quotidiano dell’area di Pittsburgh. L’annuncio della chiusura è arrivato poche ore dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto la richiesta di sospendere l’esecuzione di una sentenza di grado inferiore, ritenuta onerosa dall’azienda. La decisione giudiziaria si inserisce in una battaglia legale durata anni tra l’editore e i sindacati dei dipendenti, legata ai contratti di lavoro e alla copertura sanitaria. A novembre, la Corte d’Appello del Terzo Circuito aveva ordinato al quotidiano di ripristinare le condizioni di un contratto scaduto nel 2017, inclusa una copertura assicurativa sanitaria comparabile. Un ricorso aveva temporaneamente sospeso l’applicazione della sentenza, ma il procedimento si è concluso con la decisione di mercoledì. In un video rivolto ai dipendenti, la presidente e direttrice operativa Jodi Miehls ha affermato: “Dal 2007, il Post-Gazette ha operato in perdita significativa, sostenuto da centinaia di milioni di dollari di investimenti continui della famiglia Block per mantenerlo aperto. Nonostante questi sforzi, la realtà che il giornalismo locale sta affrontando ci ha portato a questo triste momento”. Fondata nel 1900 e con sede a Toledo, Ohio, Block Communications Inc. ha espresso rammarico per l’impatto della decisione su Pittsburgh e sulla regione circostante, dichiarandosi “orgogliosa del servizio che il Post-Gazette ha fornito a Pittsburgh per quasi un secolo”. L’azienda ha precisato che la chiusura non avrà effetti sulla pubblicazione del Toledo Blade, quotidiano gemello in Ohio. La cessazione delle attività coinvolgerà circa 180 dipendenti. L’azienda ha comunicato che verranno negoziati pacchetti di buonuscita per i lavoratori rappresentati dai sindacati e offerte indennità ai dipendenti non sindacalizzati che resteranno fino alla data di chiusura. Negli ultimi anni, azienda e rappresentanze dei lavoratori non sono riuscite a raggiungere nuovi accordi contrattuali. Il cambio del piano di assicurazione sanitaria nel 2020 aveva portato a uno sciopero nel 2022, mentre una successiva decisione giudiziaria ha stabilito che le parti non erano realmente giunte a un punto morto nelle trattative. Accordi sono stati poi raggiunti con quattro dei cinque sindacati coinvolti. La chiusura del Pittsburgh Post-Gazette arriva a breve distanza dall’annuncio della fine del Pittsburgh City Paper, altra testata del gruppo, e si inserisce in una tendenza più ampia che interessa l’industria dei quotidiani statunitensi. Il settore è segnato da un calo degli introiti pubblicitari, dal cambiamento delle abitudini dei lettori e dalla riduzione delle risorse dedicate all’informazione locale, con un numero crescente di testate costrette a interrompere le pubblicazioni.

HBO Max debutta in Italia il 13 gennaio e amplia l’offerta streaming in Italia

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Il 13 gennaio arriva in Italia HBO Max, nuova piattaforma streaming di Warner Bros. Discovery, che porta nel Paese serie, film, programmi e sport del gruppo americano, con l’obiettivo di ampliare l’offerta pay tv e raggiungere il pubblico italiano attraverso un unico servizio digitale. Il debutto avviene online, riguarda tutto il territorio nazionale e segna l’ingresso di un nuovo operatore internazionale nel mercato dello streaming, con un catalogo che include grandi franchise come Harry Potter, Superman e Batman, comunicati al pubblico anche attraverso l’immagine simbolo di un drago legato all’universo di Game of Thrones. L’arrivo di HBO Max produce effetti immediati sul sistema televisivo italiano perché dal 1° gennaio si è conclusa la collaborazione storica tra Sky e Warner Bros. Discovery. Da questa data, le nuove serie HBO e i nuovi film Warner in prima visione sono disponibili solo su HBO Max, mentre Sky mantiene esclusivamente le nuove stagioni delle serie già presenti nel proprio catalogo, senza poter offrire le stagioni precedenti. Questo significa che le raccolte complete delle serie diventano un’esclusiva della nuova piattaforma streaming. Il cambiamento coinvolge anche lo sport. L’uscita di Eurosport dall’offerta Sky comporta la perdita di eventi come i Giochi Olimpici invernali, l’Australian Open e il Roland Garros, che saranno trasmessi integralmente su HBO Max. Sky conserva invece i diritti di competizioni come la Champions League e altri campionati calcistici, mentre valuta nuove strategie per rafforzare l’offerta, anche attraverso una maggiore attenzione alle produzioni italiane. Nel catalogo di lancio di HBO Max trovano anche spazio titoli di richiamo internazionale. Sono disponibili tutte le stagioni di Industry, con la quarta proposta in anteprima, e la seconda stagione di The Pitt. Nei giorni successivi arrivano A Knight of the Seven Kingdoms, ambientata nello stesso mondo narrativo di Game of Thrones, la serie francese The Seduction e Heated Rivalry, ambientata nell’hockey su ghiaccio. È inoltre prevista per il 2027 una nuova serie dedicata a Harry Potter. Tra i contenuti legati all’Italia figurano Portobello di Marco Bellocchio con Fabrizio Gifuni, una serie che affronta il tema del femminicidio di Melania Rea e un documentario dedicato a Gina Lollobrigida.

xAI di Elon Musk raccoglie 20 miliardi, mentre Grok è sotto accusa per deepfake sessuali

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La startup di intelligenza artificiale fondata da Elon Musk ha chiuso un nuovo finanziamento da 20 miliardi di dollari negli Stati Uniti, secondo quanto riportato dal Financial Times, mentre il suo chatbot Grok è finito al centro di segnalazioni per la diffusione di immagini manipolate e deepfake sessuali non consensuali che coinvolgono donne e bambini. Il round Series E ha superato l’obiettivo iniziale di 15 miliardi di dollari e ha visto la partecipazione di grandi investitori e gruppi industriali, tra cui Nvidia, Cisco, Fidelity Management, Qatar Investment Authority, Valor Equity Partners, StepStone Group, il fondo di Abu Dhabi MGX e Baron Capital. Nvidia e Cisco, già partner industriali, forniscono tecnologia e capacità di calcolo utili allo sviluppo dei modelli di IA generativa. Secondo quanto comunicato dall’azienda, le nuove risorse serviranno a migliorare i modelli di intelligenza artificiale, a sostenere la ricerca e a costruire grandi data center. Tra questi c’è il progetto Colossus a Memphis, nel Tennessee, che aveva già raccolto 10 miliardi di dollari nel luglio precedente. La società, xAI, lavora allo sviluppo del modello Grok 5 e dichiara di puntare alla missione di “comprendere l’universo”. Dal blog ufficiale emerge che Grok e la piattaforma collegata raggiungono circa 600 milioni di utenti attivi al mese. Proprio l’uso del chatbot ha però generato numerose segnalazioni per la creazione e la circolazione di contenuti sessualizzati prodotti senza il consenso delle persone rappresentate. Dopo i reclami, l’azienda ha parlato di falle nei sistemi di sicurezza e ha pubblicato delle scuse, senza riuscire a fermare subito la diffusione dei materiali segnalati. Alla richiesta di commento del Guardian, la società ha risposto con un messaggio automatico: “Le bugie dei media tradizionali”. Tra le persone coinvolte c’è Ashley St Clair, che ha denunciato la mancata rimozione delle immagini dopo le segnalazioni. “Mi sono sentita inorridita, mi sono sentita violata”, ha dichiarato, spiegando che i contenuti continuavano a circolare online. Il caso ha attirato l’attenzione delle autorità europee. Il governo francese ha trasmesso i materiali alla magistratura e ha coinvolto gli organismi di vigilanza sui media per verificare un possibile contrasto con il Digital Services Act. Nel Regno Unito, la ministra della Tecnologia Liz Kendall ha definito la situazione preoccupante, mentre l’Ofcom ha avviato contatti con xAI per valutare eventuali azioni. Anche la Commissione Ue segue la vicenda nell’ambito dell’applicazione del DSA. Un portavoce ha ricordato che a novembre è stata inviata una richiesta di informazioni a X, sottolineando che la piattaforma “è ben consapevole della nostra serietà nell’applicazione del DSA” e richiamando una sanzione comminata dall’Unione europea nel dicembre scorso.

Francesca Milano lascia Chora News e passa alla vicedirezione di Open

Francesca Milano

Francesca Milano lascia Chora News e si prepara a entrare nella vicedirezione di Open, il giornale online fondato nel 2018 da Enrico Mentana. Nel nuovo ruolo, la giornalista affiancherà l’altra vicedirettrice, Sara Menafra, e prenderà il posto di Serena Danna, che si è trasferita negli Stati Uniti. Open è una testata digitale con sede a Milano, attiva nell’informazione politica, economica e culturale. Il passaggio era stato notato già il 18 dicembre, quando il profilo Instagram di Open aveva pubblicato una foto della redazione riunita per il settimo anniversario del giornale. Nell’immagine era presente anche Francesca Milano, mentre Serena Danna non compariva nella foto, pur intervenendo nei commenti. Un dettaglio che alcuni osservatori avevano interpretato come un segnale del cambiamento in arrivo. Nata nel 1980, Francesca Milano ha costruito il suo percorso formativo partendo da Perugia, dove si è laureata in Scienze della Comunicazione. Ha poi proseguito gli studi con un master in Teorie e metodi dell’investigazione criminale all’Università La Sapienza di Roma e con la scuola di giornalismo dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. La carriera professionale inizia in Toscana, al Corriere di Arezzo, per poi proseguire a Milano, dove lavora per 15 anni al Sole 24 Ore, tra il quotidiano e il sito web. In questo periodo si occupa in particolare di social network e podcast, contribuendo allo sviluppo delle nuove forme di informazione digitale. Dal 2015 cura anche il Premio Subito, un’iniziativa dedicata alla riflessione sull’evoluzione del giornalismo e sui suoi cambiamenti nel tempo. Nel 2021 entra in Chora Media come Head of Chora Live, con la responsabilità dei podcast giornalistici. Nel gennaio 2023 assume il ruolo di Head of Chora News, diventando direttrice responsabile della testata.

Warner Bros rifiuta l’offerta di Paramount a favore di Netflix

Warner Bros Studios

Warner Bros. Discovery ha respinto un’offerta pubblica di acquisto ostile da 108 miliardi di dollari presentata da Paramount, ritenendola “inadeguata”, mentre ha confermato che la proposta di fusione con Netflix resta la soluzione considerata migliore. La decisione è stata presa dal consiglio di amministrazione di Warner, che ha valutato struttura, valore economico e rischi dell’operazione, sottolineando che “la struttura aggressiva della transazione” proposta da Paramount “pone dei rischi materiali per Warner”. I fatti riguardano grandi aziende dell’intrattenimento globale e si inseriscono nel contesto delle trattative avviate nel dicembre 2025, con effetti attesi sul mercato dei media, sugli azionisti e sul settore creativo. In parallelo, il consiglio di amministrazione di Netflix ha dichiarato ufficialmente il proprio “pieno sostegno” all’accordo di fusione con Warner Bros. Discovery, già annunciato il 5 dicembre 2025. Nella stessa comunicazione, il board ha raccomandato agli azionisti di WBD di respingere eventuali proposte alternative o modificate emerse successivamente, incluse quelle rese note il 22 dicembre 2025. Secondo Netflix, la valutazione è arrivata dopo una revisione “completa e rigorosa” dell’operazione, condotta con il supporto di consulenti indipendenti. Il consiglio di Netflix ha spiegato che l’operazione con Warner Bros. Discovery è ritenuta la più solida in termini di valore non solo per gli azionisti, ma anche per i consumatori, per i creatori di contenuti e per l’intera industria dell’intrattenimento. Anche i co-CEO di Netflix, Ted Sarandos e Greg Peters, sono intervenuti sul tema, spiegando che la fusione permetterebbe di unire competenze diverse ma complementari. Secondo quanto dichiarato, l’obiettivo è creare una piattaforma più forte per lo storytelling, capace di offrire maggiori opportunità ai creatori e di contribuire a un ecosistema dell’intrattenimento più competitivo e sostenibile