Usigrai e Cdr criticano i nuovi esterni a RaiNews.it, mentre i precari restano senza stabilità

RaiNews24 newsroom

L’Usigrai e il Comitato di redazione di RaiNews24 hanno chiesto spiegazioni alla direzione di RaiNews sull’aumento di collaboratori esterni impiegati per il sito web. La richiesta è stata diffusa martedì 9 dicembre 2025 in una nota congiunta, dopo che i sindacati hanno letto sui quotidiani dell’esistenza di nuovi contratti a partita Iva per RaiNews.it. I rappresentanti domandano perché l’azienda stia ricorrendo a personale esterno mentre fra le redazioni ci sono ancora precari storici che lavorano da anni. Nella nota viene chiesto come vengano selezionati i collaboratori, quali siano i costi e perché non sia stata fornita una risposta dal direttore, che secondo il contratto dovrebbe garantire trasparenza. “Come vengono scelti i collaboratori esterni di RaiNews? Quanto costano? Perché il direttore, nonostante sia tenuto dal contratto, non risponde?”, scrivono Usigrai e Cdr. I sindacati ricordano che la figura dei social media manager è importante per la presenza sulle piattaforme digitali, ma spiegano che nel servizio pubblico non possono esserci criteri basati su amicizie o appartenenze politiche. Per questo motivo chiedono: “Il direttore di Rainews risponda al Cdr”. Secondo i rappresentanti, RaiNews.it mostra un aumento di utenti, ma all’interno del progetto che dovrebbe rappresentare il futuro dell’informazione digitale della Rai è stato creato un organico dove quasi il 35% delle risorse è esterno. La nota spiega che poco più di dieci assistenti alle immagini lavorano da anni in appalto per una società che cambia spesso struttura. A questo gruppo si aggiungono una decina di collaboratori a partita Iva che si occupano della parte social e di video-making, e che sono aumentati nell’ultimo anno con nuove prime utilizzazioni. Nella stessa comunicazione si osserva che l’organico interno è composto da 38 giornalisti contrattualizzati, mentre due anni fa erano 44. L’aumento dei collaboratori esterni e la diminuzione degli interni solleva dubbi sulla direzione del progetto. “Ci chiediamo se questo sia il laboratorio dell’informazione Rai che ci attende: esternalizzare quanto più possibile?”, afferma la nota. La conclusione dei sindacati è chiara sul punto dell’uso delle risorse economiche: “La Rai non può alimentare il precariato con i soldi pubblici”. (In foto, la newsroom di RaiNews24)

Orfeo lascia il Tg3, inizia l’incertezza

Tg3 logo

L’uscita di Mario Orfeo dalla direzione del Tg3 ha aperto una fase di incertezza per la terza rete Rai, che ora reclama una scelta basata sulla professionalità piuttosto che su logiche di spartizione politica. La preoccupazione è espressa dal Cdr del Tg3, che in una nota ringrazia Orfeo, passato alla direzione di Repubblica, sottolineando però il rischio per il futuro della testata. “Chiediamo ai vertici dell’azienda di definire al più presto quale sarà il destino del Tg3”, dichiarano i rappresentanti dei giornalisti, e “pretendiamo che la scelta della nuova direzione sia guidata dal criterio della massima professionalità e autorevolezza, caratteristiche necessarie per guidare un telegiornale che ha una solida e riconosciuta tradizione nel Paese”. Il Cdr avverte che il Tg3 non deve diventare merce di scambio in uno schema di lottizzazione che stravolgerebbe l’identità della testata. Anche l’UsigRai, il sindacato interno all’azienda, ha lanciato l’allarme. La recente perdita di Orfeo, professionista di lunga carriera in Rai, è stata definita un segnale preoccupante. “La Rai meloniana 2.0, con i vertici appena insediati, perde anche Mario Orfeo”, ha affermato Daniele Macheda, segretario del sindacato, ribadendo la necessità di una riforma strutturale e di una riflessione sul ruolo del servizio pubblico. Senza queste misure, l’azienda rischia di rimanere intrappolata in un sistema in cui prevalgono le logiche di partito, con ulteriori uscite di figure chiave. Secondo le fonti, quattro nomi sono in corsa per sostituire Orfeo. Tra i più accreditati ci sono Senio Bonini e Giuseppe Carboni, entrambi vicini al Movimento 5 Stelle e possibili candidati se dovesse prevalere uno schema di nomina che tenga conto del voto in Commissione di Vigilanza. Bonini, attualmente vicedirettore del Tg1, e Carboni, ex direttore del Tg1 e ora a Rai Parlamento, rappresentano i profili più vicini all’area pentastellata. Simona Sala e Angela Mariella completano il quadro delle candidate, entrambe con una carriera legata al mondo della radio. Sala ha già diretto il Tg3 brevemente nel 2021, mentre Mariella, ex direttrice di Isoradio, potrebbe rappresentare una novità alla guida del telegiornale. In attesa della nomina, Pierluca Terzulli, vicedirettore del Tg3 con delega all’informazione politico-parlamentare, ha assunto la direzione ad interim.

Repubblica aggira lo sciopero: solidarietà da Fnsi e Usigrai

La Repubblica redazione

Il Comitato di redazione (Cdr) di Repubblica ha denunciato pubblicamente il tentativo dei vertici della testata di aggirare lo sciopero in corso delle giornaliste e dei giornalisti. La protesta, iniziata il 25 settembre 2024, nasce dal rifiuto della redazione di piegarsi alle ingerenze dell’editore e a pratiche che minano la deontologia professionale. Secondo il comunicato del Cdr, le azioni dell’azienda sono “gravemente estranee alla cultura del giornale” e rappresentano un attacco diretto ai valori storici di Repubblica. Il Cdr ha informato le associazioni di categoria, chiedendo l’apertura di un procedimento antisindacale per tutelare i diritti dei lavoratori. In prima linea a sostegno dei giornalisti in sciopero c’è Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi (Federazione Nazionale della Stampa Italiana), che ha ribadito la solidarietà del sindacato. Costante ha criticato la commistione tra pubblicità e informazione, definendola una prassi dannosa non solo per la fiducia del pubblico, ma anche per l’economia del giornale. Secondo la Fnsi, infatti, i contratti pubblicitari borderline rischiano di creare un danno economico maggiore rispetto agli eventuali benefici immediati. Anche l’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, si è schierato al fianco dei colleghi di Repubblica. In una nota, l’Usigrai ha lodato la “consapevolezza” della redazione, che con larghissima maggioranza ha votato per due giorni di sciopero. I rappresentanti sindacali hanno sottolineato l’importanza di difendere la trasparenza dell’informazione e contrastare ogni forma di confusione tra pubblicità e giornalismo, a tutela dei lettori e dell’autorevolezza del giornale. Anche l’assemblea delle giornaliste e dei giornalisti di Gedi Visual, la divisione che si occupa di contenuti multimediali per il gruppo Gedi, ha espresso piena solidarietà alla redazione di Repubblica, denunciando le gravi ingerenze durante l’evento Italian Tech Week. Il Cdr di Gedi Visual ha chiesto che venga garantita l’indipendenza giornalistica, affinché non si verifichino ulteriori compromessi tra editorialità e interessi commerciali. Infine, la Stampa Romana ha dichiarato la propria disponibilità a difendere con ogni mezzo il diritto di sciopero, condannando il tentativo dell’azienda di trasmettere l’evento aggirando la mobilitazione dei giornalisti. Secondo il sindacato regionale, questa decisione è una grave violazione delle norme deontologiche e contraddice l’identità storica di Repubblica, minando la fiducia dei lettori.

Rai in stallo: il controllo politico frena l’Azienda pubblica

Rai cavallo

Il controllo della politica sulla Rai sembra aver raggiunto nuovi livelli critici, con l’Azienda bloccata da una situazione di stallo istituzionale. Mentre le forze di maggioranza si scontrano sui posti da occupare, la Rai è gestita da un Consiglio di amministrazione (Cda) scaduto da oltre due mesi e un presidente ad interim che ricopre contemporaneamente il ruolo di amministratore delegato. A lanciare l’allarme è l’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, che in una nota diffusa giovedì 29 agosto 2024, denuncia l’immobilismo che attanaglia l’Azienda. Il sindacato non risparmia critiche alla maggioranza di governo, accusata di discutere ulteriori tagli alle risorse della Rai, già colpita dalla riduzione del canone lo scorso anno. Questa misura, in scadenza, rischia di essere nuovamente messa in discussione nel contesto della prossima legge di bilancio. La situazione non solo penalizza l’Azienda e i suoi dipendenti, ma anche gli utenti del Servizio Pubblico radiotelevisivo e multimediale. L’Azienda è ormai segnata dalla “fuga di volti noti, al taglio dei budget mentre continuano le chiamate di esterni e collaboratori”, affermano i rappresentanti sindacali, descrivendo un quadro desolante in cui la Rai, storicamente al centro del panorama informativo e culturale italiano, appare sempre più indebolita. “Una situazione inaccettabile che mortifica il Servizio Pubblico della Rai e conferma la necessità di voltare pagina,” aggiungono. L’Usigrai conclude ribadendo l’urgenza di una nuova legge che liberi la Rai dalla morsa politica, garantendole autonomia e risorse certe per preservarne l’indipendenza. “Le stesse cose che oggi prevede l’European Freedom Act,” sottolineano i sindacalisti, invocando l’adozione dei principi del nuovo regolamento europeo nelle nomine del prossimo Cda. Solo così, secondo l’Usigrai, sarà possibile restituire alla Rai il ruolo di garante dell’informazione pubblica libera e indipendente, capace di servire gli interessi di tutti i cittadini.

RaiNews24: ignorate le elezioni francesi per un festival

RaiNews24, newsroom

La serata delle elezioni legislative in Francia ha visto una vittoria a sorpresa del NFP, ma non è stata la notizia d’apertura dell’edizione delle 22 di RaiNews24. La redazione ha espresso la propria indignazione con una nota ufficiale: “Mentre altri canali di informazione sono in diretta no-stop, il canale all news del servizio pubblico decide di aprire alle 22 sul festival Città Identitarie“. La rappresentanza sindacale dei giornalisti ha criticato apertamente le scelte del direttore Paolo Petrecca: “RaiNews24 non aveva mai toccato il fondo in questo modo, mai aveva abdicato così alla sua missione informativa in occasione di un appuntamento elettorale così importante”. “Un tempo – prosegue la nota – la nostra testata metteva in campo tutte le risorse per garantire un servizio impeccabile all’utenza, in occasioni simili. Chiediamo al direttore come sia possibile prevedere un approfondimento diverso quando tutte le tv del Continente hanno gli occhi puntati sulle elezioni d’Oltralpe. Verrebbe da pensare che alla debacle della destra il direttore preferisca non dedicare troppo spazio. Petrecca ritiene opportuno, in una serata come questa, dare spazio a un evento non scevro da interessi e legami personali. Una scelta che qualifica la deriva che ha preso da tempo la testata e perla quale ci sentiamo indignati” L’UsigRai, sindacato dei giornalisti Rai, ha ulteriormente sottolineato il problema, affermando: “Siamo di fronte, da tempo, a una significativa riduzione degli spazi di informazione, tradizionalmente gestiti dalle testate giornalistiche del Servizio Pubblico; anche da questa scelta sta passando un cambio di narrazione che danneggia la Rai e i cittadini”. Questa non è la prima volta che i giornalisti di RaiNews24 esprimono indignazione per la gestione della testata. Recentemente, in occasione della pubblicazione delle inchieste di Fanpage.it, avevano protestato per la mancata copertura dell’inchiesta sulla Gioventù Meloniana realizzata dal team Backstair: “Il cdr ritiene grave e deprecabile che dopo oltre quattro giorni la direzione di RaiNews24 non abbia dato copertura all’inchiesta di Fanpage sul movimento giovanile di Fratelli d’Italia”. Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. Peppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto di palazzo Madama, componente della commissione di Vigilanza Rai e capogruppo dell’Alleanza Verdi e Sinistra, ha dichiarato: “TeleMeloni ha toccato il fondo. Ieri sera mentre tutti i Tg nazionali, europei e mondiali titolavano e aprivano i loro telegiornali con i risultati delle elezioni francesi con dirette, approfondimenti e interviste, il direttore di Rainews24, Paolo Petrecca, decide di aprire il Tg delle 22 non con la notizia del giorno, ma con un Festival dal titolo che è già un programma “Città Identitarie” ideato da Edoardo Sylos Labini. […] Petrecca mette da parte la notizia del giorno per mandare in onda un evento targato destra meloniana. Un bell’esempio di servizio pubblico che fa il paio con la censura sull’inchiesta di Fanpage sulla gioventù di Fratelli d’Italia di pochi giorni fa. Noi ormai lo diciamo da troppo tempo, Petrecca non può fare il direttore del canale all news della Rai. Per il direttore di Rainews24 non si deve disturbare il manovratore e ha trasformato il canale no-stop nell’organo di Palazzo Chigi e di Fratelli d’Italia. La commissione parlamentare di vigilanza lo convochi dopo questo ennesimo caso di giornalismo di parte“. (in foto, la newsroom di RaiNews24)

Serena Bortone e il caso Scurati: Usigrai critica Roberto Sergio

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Il dibattito intorno alla mancata messa in onda del monologo di Antonio Scurati sul 25 aprile continua a suscitare accese discussioni e polemiche. Al centro di tutto, l’amministratore delegato della Rai, Roberto Sergio, e la giornalista Serena Bortone, conduttrice del programma “Chesarà…”. Le dichiarazioni di Sergio durante l’evento hanno sollevato un’ondata di reazioni, tra cui l’indignazione del Partito Democratico e le critiche dell’Usigrai, il sindacato dei giornalisti della Rai. Roberto Sergio non ha usato mezzi termini nel giudicare il comportamento di Serena Bortone. La giornalista aveva denunciato sui social la mancata trasmissione del monologo di Scurati, aprendo la strada a un procedimento disciplinare nei suoi confronti. Sergio ha affermato: “A nessun dipendente di nessuna azienda sarebbe consentito di dire cose contro l’azienda in cui lavora. Lei questo ha fatto e non è stata punita“. Inoltre, Sergio ha negato qualsiasi forma di censura, sostenendo di aver invitato Bortone tramite WhatsApp a mandare in onda il monologo, ma che lo scrittore ha rifiutato di partecipare poiché non veniva pagato. Antonio Scurati ha prontamente risposto alle accuse di Sergio, definendo falsa l’affermazione secondo cui non avrebbe partecipato perché non retribuito. “Lo sfido a fornire prova del contrario”, ha dichiarato Scurati, ribadendo che l’accordo economico era stato chiuso e che la sua partecipazione era stata annullata solo dopo che aveva inviato il testo del monologo, che sollevava questioni imbarazzanti per il capo del governo. Scurati ha inoltre criticato la gestione della Rai, accusandola di esercitare una “pressione soffocante” sulla libertà d’informazione. L’Usigrai ha definito “inaccettabili e gravissime” le dichiarazioni di Sergio su Serena Bortone. “Arrivare a ipotizzare pubblicamente il licenziamento di una dipendente mentre è in corso un procedimento disciplinare ha il sapore della minaccia”, ha affermato il sindacato. Inoltre, l’Usigrai ha sottolineato l’ipocrisia di Sergio, ricordando un episodio del 2023 in cui egli stesso aveva attaccato pubblicamente un collega su Facebook senza subire conseguenze simili.

La Rai contesta Serena Bortone: caso Scurati sotto inchiesta

Serena Bortone

La Rai si trova al centro di un vortice di polemiche dopo aver inviato una lettera di contestazione disciplinare alla giornalista Serena Bortone per un post pubblicato su Facebook il 20 aprile, riguardante la cancellazione dell’intervento dello scrittore Antonio Scurati nella trasmissione “CheSarà…” su Rai 3, condotta dalla stessa Bortone. La vicenda ha preso una piega inaspettata quando Serena Bortone ha deciso di denunciare il caso attraverso i social media, scatenando una reazione a catena che ha coinvolto l’amministratore delegato Roberto Sergio. Quest’ultimo ha risposto inviando una lettera di contestazione disciplinare alla giornalista, suscitando l’indignazione dell’opposizione e del sindacato, con il segretario dell’Usigrai, principale sindacato dei giornalisti Rai, Daniele Macheda, che ha definito l’iniziativa “inaccettabile” e ha criticato duramente l’amministratore delegato Roberto Sergio. In risposta alle critiche, Sergio ha chiarito in commissione di Vigilanza che la contestazione è avvenuta in virtù del post pubblicato da Bortone, ritenuto in violazione della policy aziendale. Ha sottolineato che non è stata vietata né la partecipazione di Scurati né la lettura del monologo, ma ha evidenziato il danno reputazionale subito dall’azienda a causa della vicenda. L’amministratore delegato ha quindi annunciato l’avvio di un procedimento di audit interno per indagare su eventuali disallineamenti procedurali e sui comportamenti dei singoli coinvolti. Bortone ha ora cinque giorni per fornire spiegazioni in merito alla sua condotta. Nel frattempo, durante una conferenza stampa organizzata dall’Usigrai nel giorno dello sciopero, la giornalista ha difeso le proprie azioni, sottolineando di aver semplicemente agito nel rispetto del proprio dovere professionale. Le polemiche si sono estese anche alla questione dello sciopero, con accuse rivolte all’azienda di aver messo in atto un presunto boicottaggio della protesta. Il direttore generale Giampaolo Rossi ha respinto tali accuse, sottolineando che la presenza dei lavoratori durante lo sciopero ha consentito comunque di mandare in onda i telegiornali, e che l’affluenza non è stata tale da impedirne la trasmissione.

Protesta giornalisti Rai: 24 ore di sciopero dal 6 maggio

Il sindacato dei giornalisti Rai, Usigrai, ha annunciato uno sciopero di 24 ore, con astensione dal lavoro dalle 5.30 di lunedì 6 maggio alle 5.30 di martedì. La decisione di scioperare nasce dalla crescente preoccupazione per il controllo asfissiante sul lavoro giornalistico, con accuse di tentativi di ridurre la Rai a un mero megafono del governo. Tra le motivazioni della protesta vi è anche l’assenza di un chiaro progetto per l’informazione della Rai all’interno del piano industriale dell’azienda. Il sindacato evidenzia inoltre le carenze di organico che impattano sulle condizioni di lavoro dei giornalisti. È importante notare che i giornalisti del Giornale Radio Rai non parteciperanno allo sciopero, poiché sono già in sciopero sabato 27 aprile.

Sciopero alla Rai: giornalisti contro azienda, motivazioni e risposte

La Rai è di tutti

Oggi, lunedì 6 maggio, i telespettatori potrebbero trovare schermi oscurati e notiziari interrotti, poiché i giornalisti della Rai hanno deciso di scioperare. La decisione è stata annunciata attraverso un videomessaggio trasmesso in tutti i Tg dell’emittente pubblica, a firma Usigrai, il sindacato dei giornalisti della Rai. Le motivazioni dietro questa mossa sono state espresse chiaramente nel comunicato. I giornalisti lamentano le decisioni prese dalla dirigenza aziendale senza coinvolgere il sindacato, come la fusione di testate senza consultazione, l’assenza di sostituzioni per pensionamenti o congedi per maternità, lasciando agli altri dipendenti il carico di lavoro in eccesso, e la riduzione unilaterale del premio di risultato. Inoltre, si evidenzia il tentativo di censura di un monologo sul 25 aprile, trasformato in una questione economica dalla Rai. La reazione dell’azienda non si è fatta attendere. Attraverso un altro videomessaggio, la dirigenza ha risposto alle accuse del sindacato definendo le motivazioni dello sciopero come “ideologiche e politiche”. Si è ribadito che la Rai sta lavorando per trasformarsi in una moderna Digital Media Company e che non vi è stata alcuna censura sull’informazione. L’azienda sostiene di aver adattato il sistema premiante dei giornalisti e di non poter attualmente avviare nuove assunzioni a causa del quadro economico attuale, che richiede invece ottimizzazioni per valorizzare il personale esistente. La disputa si intensifica anche sulla tempistica dello sciopero, che coincide con le imminenti elezioni europee. Secondo l’azienda, questo rischia di impoverire l’offerta informativa e di esporre il servizio pubblico a strumentalizzazioni politiche, privando i cittadini del diritto fondamentale all’informazione. La polemica evidenzia una profonda frattura tra la dirigenza aziendale e i giornalisti della Rai, con questioni che vanno oltre gli aspetti puramente lavorativi, toccando temi di libertà di espressione, democrazia e indipendenza dell’informazione.

Sciopero al Giornale Radio Rai: giornalisti in protesta

Oggi, 27 aprile 2024, i giornalisti del Giornale Radio Rai hanno dichiarato sciopero per protestare contro “contro il progetto aziendale di scorporare due componenti fondamentali della redazione, la redazione sportiva e quella di Gr Parlamento, per integrarle rispettivamente a RaiSport e Rai Parlamento, senza tenere conto dell’unicità di Radio Uno e della sua storia. Proprio mentre si celebra il centenario della Radio, si progetta di impoverirla, togliendole componenti fondamentali del palinsesto”, ricorda l’Usigrai, che ha denunciato il tentativo di impoverire Radio Uno e ridurla a un mero strumento del governo. Questa è la seconda mobilitazione nel giro di un mese, poiché i giornalisti chiedono un piano industriale che preservi l’identità e l’autonomia dell’informazione pubblica.