Meta condannata: multa da 375 milioni, minori non protetti e piattaforme ritenute non sicure

Il 24 marzo una giuria del New Mexico ha deciso che Meta Platforms, l’azienda che gestisce Facebook e Instagram, non ha detto tutta la verità sulla sicurezza delle sue piattaforme e non ha protetto abbastanza i bambini online. Per questo dovrà pagare una multa molto alta: 375 milioni di dollari. Il processo è durato sette settimane. Hanno parlato esperti di sicurezza, lavoratori dell’azienda e persone che si occupano di proteggere i minori. Alla fine, la giuria ha stabilito che l’azienda ha violato le regole sulla tutela dei consumatori, cioè quelle che servono a proteggere chi usa un servizio. Il procuratore generale del New Mexico, Raúl Torrez, ha dichiarato: “Il verdetto della giuria è una vittoria storica per ogni bambino e famiglia che ha pagato il prezzo della scelta di Meta di mettere i profitti sopra la sicurezza dei minori”. E ha aggiunto: “I dirigenti di Meta sapevano che i loro prodotti danneggiavano i bambini, hanno ignorato gli avvertimenti dei loro stessi dipendenti e hanno mentito al pubblico su ciò che sapevano. Oggi la giuria si è unita a famiglie, educatori ed esperti di sicurezza infantile nel dire: ora basta.” L’azienda guidata da Mark Zuckerberg ha risposto dicendo che non è d’accordo con la decisione e che farà appello. Un portavoce ha spiegato: “Rispettiamo ma non condividiamo il verdetto e faremo appello. Lavoriamo duramente per mantenere le persone al sicuro sulle nostre piattaforme e siamo trasparenti sulle difficoltà nell’identificare e rimuovere attori malintenzionati o contenuti dannosi”. Durante il processo è emerso che Meta era stata avvertita più volte dei rischi per i bambini. Alcuni dipendenti e consulenti avevano segnalato problemi. Le forze dell’ordine e il National Center for Missing and Exploited Children hanno spiegato che alcune segnalazioni automatiche, fatte con l’intelligenza artificiale, non aiutavano abbastanza a fermare i reati. Sono state mostrate anche dichiarazioni di Zuckerberg e di Adam Mosseri, responsabile di Instagram. In queste dichiarazioni si afferma che, con così tanti utenti, alcuni problemi possono comunque succedere, anche se l’azienda ha investito molti soldi per migliorare la sicurezza, come gli account dedicati ai ragazzi tra 13 e 17 anni. Un punto importante riguarda una legge americana, il Communications Decency Act, che di solito protegge le piattaforme da ciò che fanno gli utenti. In questo caso, però, il giudice ha detto che il problema non erano solo i contenuti degli utenti, ma anche come le piattaforme sono progettate e gestite. Intanto, negli Stati Uniti ci sono altre cause simili contro diverse aziende dei social media, accusate di aver creato sistemi che possono influenzare negativamente i giovani, anche sulla salute mentale. Dal 4 maggio, le autorità del New Mexico chiederanno nuove regole per aumentare la sicurezza dei minori online, come controlli più precisi sull’età e strumenti per bloccare persone pericolose. (in foto, Mark Zuckerberg)
L’Australia vieta i social ai minori di 16 anni, multe da 50 milioni

Il Parlamento australiano ha approvato una legge che vieta l’accesso ai social network ai minori di 16 anni, rendendo l’Australia uno dei paesi più restrittivi al mondo in materia. Piattaforme come TikTok, Instagram, Facebook, e X saranno obbligate ad adottare misure concrete per impedire agli adolescenti di creare account, pena multe fino a 50 milioni di dollari australiani (circa 30 milioni di euro). Il primo ministro Anthony Albanese ha dichiarato che i social sono un “motore di ansia” e un mezzo per truffatori e predatori online, sollecitando i genitori a rispettare le nuove norme e a incentivare attività più sane per i giovani, come lo sport. La legge, approvata con un ampio sostegno bipartisan, prevede un periodo di sperimentazione a partire dal 2025 e entrerà in vigore tra almeno 12 mesi. Tuttavia, presenta numerose ambiguità: non esiste un elenco ufficiale delle piattaforme interessate, e manca un metodo chiaro per verificare l’età degli utenti. Secondo il governo, Snapchat, TikTok, Instagram, Reddit, Facebook e X saranno probabilmente inclusi, mentre piattaforme come YouTube, per il loro valore educativo, e servizi di messaggistica come WhatsApp, resteranno escluse. Il provvedimento, nato per tutelare la salute mentale degli adolescenti, ha ricevuto il sostegno dell’opinione pubblica australiana, ma è stato duramente criticato da esperti di internet e privacy. Tra le preoccupazioni principali figurano i possibili sistemi di verifica dell’età, come l’uso di dati biometrici o credenziali gestite dal governo, che potrebbero mettere a rischio i dati personali degli utenti. Inoltre, i genitori potrebbero aggirare le restrizioni utilizzando i propri account per consentire ai figli l’accesso. Nonostante le critiche, l’Australia si pone come capofila in un dibattito globale sulla regolamentazione dei social network e sulla protezione dei minori online.
Addio Twitter, benvenuto X.com

Twitter non esiste più. Il famoso social network ha completato il suo rebranding, migrando definitivamente su X.com, come annunciato dal proprietario Elon Musk. Questo cambiamento segna la conclusione di un percorso iniziato nell’estate scorsa, quando il primo annuncio del rebranding ha sorpreso gli utenti di tutto il mondo. Musk ha confermato la transizione con un post sul suo profilo, affermando che “tutti i sistemi principali sono ora su X.com“. Ad accompagnare l’annuncio, un nuovo logo: una X bianca su un cerchio blu, simbolo del cambiamento e dell’innovazione. La storia di X: dalla visione di Musk alla realtà Elon Musk ha una lunga storia con la lettera X nei suoi marchi aziendali. Dopo aver acquistato Twitter alla fine del 2022, ha fondato una società chiamata X Corp per completare l’acquisizione. Questo non è stato un caso isolato: il marchio “X” è apparso più volte nella carriera di Musk, simbolo di avanguardia e trasformazione. X: una super-app a tutto tondo L’obiettivo di Musk con X è ambizioso: creare una super-app simile a WeChat, il colosso cinese che integra una vasta gamma di servizi oltre al semplice social networking. X non sarà solo una piattaforma per condividere post e interagire con gli amici, ma un ecosistema completo che includerà chiamate vocali, video, pagamenti mobili, giochi, notizie e prenotazioni online. Grok: l’intelligenza artificiale al servizio di X In questo nuovo contesto, Musk sta anche promuovendo Grok, il suo chatbot di intelligenza artificiale. Dopo il lancio negli Stati Uniti, Grok è ora disponibile anche in Europa. Questo strumento di AI rappresenta un altro passo verso l’integrazione di tecnologie avanzate nella piattaforma, offrendo agli utenti assistenza intelligente e interazioni più sofisticate.
Florida, legge HB 3 regola accesso minori a social e pornografia

La Florida ha recentemente adottato la HB 3, una legge volta a regolamentare l’accesso dei minori ai social media e ai siti pornografici. Firmata dal Governatore Ron DeSantis, la normativa vieta ai bambini al di sotto dei 14 anni di possedere account sui social media e richiede il consenso dei genitori per gli utenti tra i 14 e i 16 anni. Questa mossa riflette una crescente preoccupazione per l’impatto delle piattaforme digitali sulla salute mentale dei giovani. La legge, sebbene approvata, non entrerà in vigore prima del 1° gennaio dell’anno successivo. Oltre a disciplinare l’accesso ai social media, la HB 3 impone anche la verifica dell’età per l’accesso ai siti pornografici, evidenziando una preoccupazione più ampia per la protezione dei minori online. Tuttavia, la legge ha suscitato un dibattito acceso. Mentre alcuni la accolgono come una misura necessaria per proteggere i giovani dai potenziali danni derivanti dall’uso incontrollato dei social media, altri la criticano come un’invasione della privacy. Gruppi come NetChoice, sostenuti da aziende tecnologiche, sollevano dubbi sulla fattibilità pratica della verifica dell’identità degli utenti online, temendo possibili rischi per la privacy e la sicurezza dei dati personali.
Minacce ai giornalisti: riduzione nel 2023, focus su Roma e Milano
Il 2023 ha visto una diminuzione del 11,7% degli episodi intimidatori nei confronti dei giornalisti rispetto all’anno precedente, secondo il report del Servizio di Analisi Criminale della Direzione Centrale della Polizia Criminale. Dei 98 episodi registrati, il 12,2% è attribuibile alla criminalità organizzata e il 40,8% a contesti politico-sociali. L’utilizzo dei canali web è aumentato, con il social network Facebook e le e-mail come mezzi più utilizzati. Le regioni più colpite sono risultate essere Lazio, Lombardia, Campania, Calabria e Sicilia, mentre tra le aree metropolitane spiccano Roma e Milano.
TikTok, record di ricavi: in corsa per il trono dei Social Media

Nel 2023, TikTok, l’app di condivisione video di ByteDance, ha segnato un traguardo impressionante, raggiungendo la cifra record di 16 miliardi di dollari di ricavi negli Stati Uniti. Questa notizia, riportata dal Financial Times, ha scatenato un’ondata di interesse e speculazione riguardo al futuro del panorama dei social media. Secondo il Financial Times, la holding cinese ByteDance, proprietaria di TikTok, potrebbe presto superare Meta (precedentemente conosciuta come Facebook) come il maggiore social media per ricavi. Nel complesso, nel 2023, ByteDance ha previsto di incassare circa 120 miliardi di dollari, registrando una crescita del 40%, gran parte della quale è attribuita alla spinta di TikTok. Tuttavia, mentre TikTok continua a dominare il mercato dei social media, ci sono nuvole scure all’orizzonte. In America, la politica si è mossa rapidamente, sollevando preoccupazioni riguardo alla sicurezza dei dati e alla gestione delle informazioni personali. In risposta a queste preoccupazioni, esistono voci sempre più forti riguardo alla possibilità di un blocco dell’app nel caso in cui ByteDance non ceda la sua proprietà entro sei mesi. È emerso che Steve Mnuchin, l’ex segretario al Tesoro americano, sta lavorando attivamente alla formazione di un consorzio di investitori americani interessati all’acquisizione di TikTok. Secondo stime riportate dal Financial Times, il prezzo dell’app potrebbe superare i 180 miliardi di dollari, riflettendo sia il suo valore intrinseco che la sua importanza strategica nel mercato dei social media. L’ascesa di TikTok e le questioni politiche che la circondano pongono domande cruciali sul futuro del panorama dei social media. Con la sua impressionante crescita e la sua influenza sempre maggiore, TikTok sembra destinato a rimanere un attore chiave nel mondo digitale. Tuttavia, le sfide politiche e regolamentari potrebbero minacciare la sua supremazia e ridefinire radicalmente il panorama dei social media nei prossimi anni.
Musk svela il nuovo volto di X: Articles e streaming su smart TV

In una serie di novità, la piattaforma X, precedentemente nota come Twitter e ora di proprietà di Elon Musk dal 2022, ha lanciato una funzione di “Articles” per gli abbonati Premium, permettendo la pubblicazione di articoli più lunghi, simili a un blog. Questa mossa, oltre ad allungare il tempo di permanenza degli utenti, potrebbe essere una risposta alla crescente concorrenza, in particolare da Threads di Meta, e coincidere con l’interesse di Musk a rimettere al centro del dibattito politico la piattaforma. Inoltre, secondo voci di corridoio riportate da Fortune, X si appresta a lanciare un’app dedicata allo streaming video su smart TV, confermata da Musk con un enigmatico “Coming soon” su Twitter. L’app, prevista per modelli di smart TV Samsung e Fire Stick di Amazon, segna un passo significativo verso l’obiettivo di Musk di trasformare X in qualcosa di più di un social, entrando direttamente in competizione con piattaforme come YouTube per la visualizzazione di contenuti multimediali. Resta da scoprire se l’app per smart TV sarà aperta a tutti gli utenti o riservata agli abbonati Premium.