Giornalisti in piazza il 9 aprile a Roma contro ritardi su equo compenso e contratto fermo

Equo compenso giornalisti

L’Ordine dei giornalisti del Lazio ha annunciato una manifestazione per il 9 aprile 2026 davanti al Ministero della Giustizia per chiedere l’ufficializzazione delle tabelle sull’equo compenso per i giornalisti. Secondo la nota diffusa martedì 24 marzo 2026, la protesta nasce dopo anni di attesa senza risposte. L’appuntamento è fissato alle 9:45 in via San Nicola De’ Cesarini, a Roma. All’iniziativa sono stati invitati i presidenti degli Ordini regionali, il Consiglio nazionale, la Federazione nazionale della stampa italiana, Stampa romana e i rappresentanti degli altri organismi di categoria. Il presidente dell’Ordine del Lazio, Guido D’Ubaldo, ha spiegato le motivazioni della mobilitazione: “arriva dopo troppi anni di attesa e siamo stanchi di aspettare. Ogni Ordine regionale viene sollecitato di continuo dai colleghi ad esprimere pareri sulla congruità dei compensi che ricevono e noi non riusciamo a rispondere in attesa di queste tabelle”. Nel documento si evidenzia come il ritardo nella definizione delle regole sull’equo compenso giornalisti non sia chiaro, soprattutto in un momento segnato dalla crisi dell’editoria. L’Ordine regionale ha inoltre chiesto ai Presidenti delle Camere di ricevere una delegazione per illustrare le difficoltà crescenti nelle redazioni. Tra i temi segnalati figura anche il blocco del contratto giornalisti, fermo da 12 anni. Questa situazione ha portato la Fnsi a proclamare due giornate di sciopero, fissate per il 27 marzo e il 16 aprile, a fronte della mancata apertura alle richieste della categoria da parte della Fieg. L’Ordine del Lazio richiama inoltre altre criticità strutturali: la riforma dell’Ordine, ancora ferma nelle Commissioni parlamentari da diverse legislature, e il problema della precarietà giornalismo, aggravato da assunzioni insufficienti. Il comunicato sottolinea che l’attività giornalistica viene definita dalle più alte cariche dello Stato “fondamentale per la tenuta della democrazia”. Per questo, conclude D’Ubaldo, “abbiamo deciso di far sentire forte e chiara la nostra voce di protesta e per questo chiediamo ai vertici del Parlamento di essere ascoltati. Se vogliamo salvaguardare la libertà di stampa e il diritto ad essere informati si deve agire. Ora”.

La Stampa, tavolo ad aprile e cessione entro giugno. Cdr: “richieste clausole per lavoro e salari”

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La vendita de La Stampa è stata al centro di un’audizione pubblica in Comune a Torino, dove rappresentanti dei giornalisti e delle istituzioni hanno chiesto nuovi investimenti per il futuro dell’editoria locale. Durante l’incontro del 25 marzo 2026, la Commissione Cultura e Lavoro ha ascoltato il Cdr, l’associazione Stampa Subalpina, l’Ordine dei giornalisti e i sindacati, aggiornati sulla cessione del quotidiano dal gruppo Gedi alla società Sae. L’obiettivo dell’audizione è stato chiarire cosa potrebbe accadere al giornale e ai lavoratori nei prossimi mesi. I rappresentanti dei giornalisti hanno spiegato che esiste già un contratto preliminare di vendita. Hanno inoltre comunicato che a metà aprile si aprirà il tavolo previsto dalla legge per discutere il passaggio e che entro giugno potrebbe concludersi il trasferimento della proprietà. Il Cdr ha dichiarato: “Noi abbiamo intenzione di chiedere clausole di salvaguardia su livelli occupazionali e tutela dei salari per un periodo di un paio d’anni”. Nel corso dell’audizione è stato lanciato un appello agli imprenditori del territorio affinché investano nella editoria, considerata un settore importante per la vita democratica. La segretaria della Stampa Subalpina, Silvia Garbarino, ha sottolineato che “è il momento di investire sull’editoria, baluardo di democrazia”, ricordando anche alcune criticità del settore, come il contratto nazionale dei giornalisti fermo da dieci anni e le recenti cessioni di diversi quotidiani. Garbarino ha invitato anche i cittadini a partecipare alla manifestazione prevista il 1° aprile in piazza Castello, organizzata insieme alla Fnsi. L’invito è stato accolto dalla stessa Commissione comunale, che ha annunciato la propria presenza in piazza per sostenere la mobilitazione dei giornalisti. La vicesindaca Michela Favaro ha ribadito il ruolo delle istituzioni locali, spiegando che “l’attenzione di tutti i livelli istituzionali deve essere massima ma c’è un mercato su cui la politica locale può poco”. Ha aggiunto: “L’appello rispetto a investimenti di imprenditori va fatto e deve essere forte – ha aggiunto – e noi dobbiamo fare la nostra parte nel senso di rendere più attrattivi gli investimenti, perché il Comune non può imporre investimenti di privati, ma può e deve lavorare perché il territorio sia un luogo attrattivo per investimenti e su questo stiamo lavorando”. (In foto, la redazione de La Stampa)

Equo compenso giornalisti: proposta unitaria degli editori a 17,25 euro per articolo

compenso giornalisti

Federazione nazionale della Stampa italiana (Fnsi), Ordine dei Giornalisti e Inpgi hanno presentato al Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria (DIE) una proposta unitaria sull’equo compenso giornalisti, mentre la proposta della Fieg è stata definita inaccettabile dalle organizzazioni di categoria. Il confronto si è svolto al tavolo istituito in base alla legge 233/2012, che prevede regole specifiche per garantire un compenso proporzionato ai giornalisti che lavorano senza contratto da dipendenti. L’obiettivo è stabilire criteri chiari e coerenti con quanto indicato dalla sentenza del Consiglio di Stato, che aveva annullato la delibera del 2014 in materia di equo compenso, chiedendo parametri legati alla retribuzione dei colleghi assunti. La proposta presentata congiuntamente riprende il lavoro già elaborato nel 2023 per le tabelle di liquidazione giudiziale dei compensi. Le tabelle sono parametrate ai contratti di categoria sottoscritti dalla Federazione nazionale della Stampa italiana (Fnsi) e tengono conto delle diverse realtà del settore: quotidiani, agenzie di stampa, testate online, uffici stampa, emittenti radiotelevisive private nazionali e locali. Viene considerata anche l’anzianità di iscrizione all’Ordine, riconoscendo il tempo impiegato e la qualità del lavoro svolto. Per le testate nazionali si indicano compensi compresi tra 130 e 170 euro al giorno e tra 65 e 84 euro per la mezza giornata. Per l’emittenza locale le cifre variano da 86 a 119 euro al giorno e da 44 a 62 euro per la mezza giornata. Nelle testate locali online e nei periodici i compensi previsti vanno da 52,50 euro fino a 262,50 euro per i mensili, in base alle caratteristiche dell’attività richiesta. Le organizzazioni hanno ringraziato il sottosegretario Alberto Barachini per aver ricostituito la Commissione sull’equo compenso e per l’impegno nel riaprire un confronto che prosegue da oltre dodici anni. Al tavolo era presente anche la Fieg, che rappresenta gli editori. La proposta degli editori individua un parametro di 17,25 euro per articolo di almeno 1200 battute. Nel 2014 il criterio di riferimento era pari a 20,83 euro. Secondo Federazione nazionale della Stampa italiana (Fnsi), Ordine e Inpgi, questa cifra non rispetta i principi di coerenza e proporzionalità richiamati dalla sentenza del giudice amministrativo. La proposta della Fieg mantiene inoltre soglie di accesso che prevedono una fascia al di sotto del minimo, alla quale non si applicherebbe l’equo compenso. Il presidente nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Carlo Bartoli, ha dichiarato: “l’equo compenso non si può calcolare solo in termini quantitativi, occorre tenere conto dei parametri di qualità, delle caratteristiche del lavoro e del tempo necessario al giornalista per produrre quanto richiesto. Riteniamo pertanto che le tabelle possano essere il punto di riferimento per attuare finalmente quanto prevedono la Costituzione e le leggi in materia”. La segretaria generale della Federazione nazionale della Stampa italiana (Fnsi), Alessandra Costante, ha affermato: “La proposta degli editori è molto distante non solo dalle sentenze, ma anche dall’assicurare dignità e professionalità ai collaboratori che finirebbero per guadagnare ancora meno di quanto previsto dalla delibera annullata. Gli editori continuano a voler ridurre surrettiziamente il costo del lavoro sfruttando cococo e partite Iva”. Il presidente dell’Inpgi, Roberto Ginex, ha spiegato: “Oggi un giornalista libero professionista dichiara in media circa 17 mila euro di reddito annui, mentre un giornalista che è titolare di un cococo dichiara in media circa 10 mila euro annui. L’ammontare dei redditi incide in modo significativo anche sulla possibilità o meno di raggiungere il requisito di anzianità contributiva minima necessaria per ottenere il diritto alla prestazione pensionistica, con la conseguenza che, in presenza di bassi redditi, i nostri iscritti, al raggiungimento dell’età anagrafica di 66 anni, si trovino nella condizione di non poter accedere alla pensione. Con il sistema contributivo in vigore – aggiunge Ginex – il volume dei redditi che si percepiscono nel corso della vita lavorativa da giornalista autonomo diventa assolutamente centrale, per poter accedere domani ad un assegno pensionistico con le tutele previste dall’articolo 36 della Costituzione”. (Foto generata con AI)

L’Ordine dei giornalisti segnala un cronista per uso dell’IA: è il primo caso in Italia

News & AI

Nei giorni scorsi una testata giornalistica genovese ha pubblicato un articolo corredato, in calce, da una nota che dichiarava l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella redazione del contenuto. Proprio questa modalità di impiego dell’IA, pur esplicitata, è stata ritenuta non conforme alle regole deontologiche. Per questo motivo il Consiglio dell’Ordine dei giornalisti della Liguria ha deciso di segnalare il caso agli organi disciplinari competenti. Secondo quanto riportato dall’Ansa, si tratterebbe del primo caso in Italia in cui un giornalista viene deferito dall’Ordine per un uso considerato scorretto dell’intelligenza artificiale. In una comunicazione diffusa anche sui social, il Consiglio ha richiamato i colleghi a un uso responsabile dell’IA e al rispetto dell’articolo 19 del nuovo codice deontologico, che stabilisce che “l’intelligenza artificiale non può in alcun modo sostituire l’attività giornalistica”. E quando vi si fa ricorso “la/il giornalista ne rende esplicito l’utilizzo nella produzione e nella modifica di testi, immagini e sonori, di cui assume comunque la responsabilità e il controllo, specificando il tipo di contributo”. Sul tema è intervenuta anche la segretaria generale della Fnsi, Alessandra Costante, che ha ricordato come il sindacato chieda da tempo agli editori di regolamentare l’impiego dell’intelligenza artificiale nel lavoro giornalistico. “Quando però sono gli stessi giornalisti a usarla in modo scorretto, tanto da finire davanti alla commissione di disciplina, resta l’amaro in bocca”, ha osservato. Costante ha aggiunto che non si tratta solo di superficialità, ma di una mancata comprensione delle conseguenze: “Un utilizzo inappropriato dell’IA mina le fondamenta stesse dell’informazione e della libertà di informazione. Se poi sono gli stessi colleghi a farsi sostituire dall’IA, diventa difficile sostenere anche le battaglie sindacali”. (Foto creata con AI)

L’Ordine del Lazio, quota associativa del 2026 sale a 110 euro. “Costi alti e morosi”

OdG Lazio

L’Ordine dei giornalisti del Lazio ha annunciato che nel 2026 la quota di iscrizione passerà da 100 a 110 euro, spiegando che la decisione nasce dall’aumento dei costi di gestione e dalle mancate entrate dovute a un’alta percentuale di morosità. La comunicazione è stata inviata via PEC agli iscritti, insieme alle istruzioni per il pagamento tramite PagoPA. Nel messaggio si legge: “Nei prossimi giorni riceverete via pec il bollettino pagoPA per il rinnovo della quota di iscrizione all’Ordine dei Giornalisti per l’anno 2026. Questa volta siamo costretti ad aumentare la quota annuale a 110 euro, a causa dei rincari dei costi di gestione e delle mancate entrate dovute a un’alta percentuale di morosità”. La quota rimane a 100 euro solo per chi paga entro il 31 gennaio. Dal 1° febbraio l’importo diventa 110 euro, ma la somma da versare sale a 120 euro perché include gli interessi di mora. Per i giornalisti pensionati, che abbiano comunicato ufficialmente lo stato di quiescenza, la cifra è di 50 euro entro il 31 gennaio e 60 euro dopo quella data. Le altre categorie prevedono importi diversi:– Elenco speciale, professionisti provvisori e pubblicisti provvisori: 150 euro (175 oltre il 31 gennaio).– Elenco stranieri: 120 euro (142 oltre il 31 gennaio). Nel comunicato viene richiamato l’articolo 28 del DPR 115/1965, che permette la quota ridotta ai pensionati dall’anno successivo alla maturazione del diritto, previa comunicazione all’Ordine. Non è previsto il rimborso delle annualità già pagate. Per richiedere la riduzione è possibile rivolgersi agli uffici dell’Ordine o inviare il modulo compilato agli indirizzi odglazio@cert.odg.roma.it e info@odg.roma.it. Dal 2026 i pagamenti saranno effettuati solo tramite PagoPA.

Giornalista attacca Jebreal e Berlinguer su Facebook

Il giornalista Claudio Beccalossi, collaboratore de L’Arena e direttore di due testate online veronesi, ha pubblicato su Facebook un post con insulti gravi rivolti a Rula Jebreal e Bianca Berlinguer. In riferimento a Jebreal ha scritto: “Torna da chi ti mantiene, boriosa e insulsa estremista razzista”, definendola anche “feroce antisemita e pro Hamas”. A Berlinguer ha attribuito “bisogno di serie cure psicoanalitiche se non psichiatriche”. La Commissione per le pari opportunità del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti ha segnalato al Comitato esecutivo gli insulti pubblici rivolti dal giornalista Claudio Beccalossi a Rula Jebreal e Bianca Berlinguer, chiedendo di valutare le azioni disciplinari previste. Beccalossi, direttore del Giornale dei Veronesi, è regolarmente iscritto all’Ordine e tenuto al rispetto del codice deontologico, anche sui social. La Fnsi, con mozione votata all’unanimità, ha condannato il post, definito “vergognoso e brutale”, e ha chiesto l’intervento dell’autorità giudiziaria, esprimendo solidarietà a Rula Jebreal.

Paragon, spiata Dagospia: accertamenti sui telefoni

Roberto D'Agostino

Il telefono di Roberto D’Agostino, fondatore del sito di informazione Dagospia, è tra i dispositivi per cui la Procura di Roma ha disposto accertamenti tecnici irripetibili nell’ambito del procedimento relativo allo spyware Graphite, il software spia prodotto dalla società israeliana Paragon Solutions e usato dai servizi segreti italiani. Oltre a D’Agostino, risultano coinvolti altri sei soggetti, tra cui tre giornalisti e tre attivisti della ong Mediterranea Saving Humans, parte lesa nell’indagine. L’attività tecnica è stata disposta su richiesta della Procura e sarà formalmente conferita lunedì. I telefoni sotto esame, oltre a quello di D’Agostino, appartengono all’influencer olandese Eva Vlaardingerbroek, al direttore di Fanpage.it Francesco Cancellato, al capo della cronaca di Napoli Ciro Pellegrino, e agli attivisti Luca Casarini, Giuseppe Caccia e don Mattia Ferrara. L’inchiesta, aperta contro ignoti, riguarda reati previsti dall’articolo 617 del codice penale, tra cui accesso abusivo a sistema informatico e installazione illecita di dispositivi di intercettazione. Secondo quanto emerso, i dispositivi avrebbero ricevuto notifiche da Apple che avvisavano della possibile compromissione tramite spyware. Il malware identificato è Graphite, uno strumento di sorveglianza militare il cui utilizzo è stato attribuito ai servizi di intelligence italiani, ma per il quale non sono ancora emersi mandanti ufficiali. In almeno due casi, Citizen Lab ha confermato l’uso del software attraverso analisi forensi. Il telefono di D’Agostino è attualmente sotto esame da parte della Polizia postale, dopo la denuncia presentata dallo stesso alla Procura di Roma. L’indagine si svolge in coordinamento con la Procura di Napoli, che ha aperto un fascicolo autonomo. Nel frattempo, anche il Copasir ha annunciato di aver riaperto l’esame della documentazione, alla luce dei nuovi elementi emersi e delle segnalazioni da parte di altri giornalisti. Una relazione preliminare era già stata consegnata al Parlamento lo scorso 5 giugno, ma potrebbe ora essere aggiornata e integrata. A livello internazionale, la coalizione americana per i diritti digitali AccessNow ha inviato una lettera formale a Paragon Solutions, chiedendo chiarimenti sulle modalità con cui la società monitora l’uso del proprio software e sugli strumenti adottati per impedire abusi post-contrattuali, come nel caso italiano. AccessNow interroga l’azienda su “quali procedure siano in atto per rilevare e segnalare abusi”, sull’eventuale “impegno a condurre audit indipendenti” e su “quali misure intenda adottare per porre rimedio ai danni causati”. Diverse reazioni sono arrivate dal mondo politico. Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, ha parlato di “#ItalianWatergate” e chiesto spiegazioni pubbliche: “Se anche Dagospia è stata spiata e il Governo italiano continua a far finta di nulla, siamo in presenza di un fatto gravissimo”. Analoghi appelli sono giunti da parlamentari del Pd, di Azione, di Italia Viva e di Avs, che chiedono trasparenza e risposte istituzionali su eventuali responsabilità pubbliche o private nell’uso di tecnologie di sorveglianza contro la stampa. L’Ordine dei Giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, in una nota congiunta, affermano di voler bilanciare il diritto di cronaca con la riservatezza delle indagini in corso sul caso Paragon. Esprimono sostegno al lavoro della magistratura e ribadiscono la gravità delle intercettazioni tramite spyware Graphite, chiedendo che l’inchiesta fornisca risposte rapide su quanti giornalisti siano stati spiati, da chi e con quale finalità. (In copertina, Roberto D’Agostino)

Ordine dei Giornalisti: dal 2026 serve una card con standard di sicurezza UE

Press card giornalisti

Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti ha avviato le procedure di verifica per introdurre una card professionale elettronica destinata a sostituire il tradizionale tesserino cartaceo. La decisione nasce in risposta al Regolamento UE 2019/1157, che stabilisce requisiti minimi di sicurezza per i documenti d’identità rilasciati nell’Unione Europea e rende obsoleti i tesserini attualmente in uso. A partire dal 2026, infatti, il tesserino in formato cartaceo non potrà più essere utilizzato come documento valido di riconoscimento. Il Consiglio nazionale sta esaminando diverse soluzioni tecniche e organizzative per garantire una transizione efficiente verso il nuovo formato, tra cui la possibilità di avviare una collaborazione istituzionale con la Zecca dello Stato. L’ipotesi prevede che le nuove press card elettroniche siano emesse in accordo con gli Ordini regionali e distribuite direttamente agli iscritti. Tra le opzioni in discussione, si valuta anche la durata del documento, che potrebbe essere annuale o pluriennale, e la modalità di invio, con spedizione postale all’indirizzo del giornalista registrato presso l’Albo. L’obiettivo dichiarato è garantire uno strumento conforme agli standard europei e utile per l’identificazione professionale dei giornalisti iscritti. La transizione rientra in un più ampio processo di digitalizzazione e adeguamento normativo che coinvolge tutte le professioni ordinistiche e mira a migliorare l’affidabilità, la sicurezza e il riconoscimento dei documenti professionali, soprattutto in ambito comunitario e internazionale. Il Consiglio nazionale ha confermato che “le valutazioni sono in corso” e che ogni aggiornamento verrà condiviso con gli iscritti attraverso i canali ufficiali dell’Ordine. (Foto di copertina generata con Chat GPT)

Elezione Ordine dei Giornalisti: Bartoli al secondo mandato, Caroprese vice

Bartoli e Caroprese

Carlo Bartoli è stato confermato presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti martedì 6 maggio 2025, durante la seduta di insediamento del nuovo Consiglio nazionale che si è svolta nella sede di via Sommacampagna a Roma. Bartoli ha ottenuto 47 voti su 60 consiglieri; 11 le schede bianche, mentre un voto è andato rispettivamente a Gianluca Amadori e Elena Golino. Il presidente, al suo secondo mandato, ha evidenziato come l’aumento del consenso rispetto alla precedente elezione – avvenuta con 33 voti – rappresenti un segnale di sostegno al percorso già intrapreso. Contestualmente è stato eletto il nuovo vicepresidente: Francesco Caroprese, che ha ricevuto 50 voti. Già vicepresidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, Caroprese aveva già fatto parte del Consiglio nazionale tra il 2014 e il 2017. La sua elezione rafforza la continuità istituzionale all’interno dell’organismo di categoria. Sono stati inoltre confermati Paola Spadari nel ruolo di Segretaria generale, con 41 voti, e Gabriele Dossena in quello di tesoriere, con 46 voti. Entrambi già in carica, proseguiranno il loro incarico anche per il nuovo mandato, contribuendo alla stabilità della struttura operativa. Nel corso della stessa seduta, il Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti ha proceduto alla nomina del nuovo esecutivo, con la partecipazione di membri sia tra i professionisti che tra i pubblicisti. Per i primi sono stati confermati Gianluca Amadori e Andrea Ferro, già presenti nel precedente esecutivo, e si aggiunge il neo eletto Piero Ricci, ex presidente dell’Ordine dei giornalisti della Puglia. Per la componente dei pubblicisti sono stati confermati Giuseppe Murru e Cristina Deffeyes. Rinnovata anche la composizione del collegio dei revisori dei conti, dove sono stati confermati Giancarlo Ghirra, Antonella Monaco e Francesca Piccioli. (In foto, Bartoli e Caroprese – @odg.it)

Riforma Ordine dei Giornalisti: più pubblicisti nei Consigli. Costante (Fnsi): “è un gioco di potere”

Alessandra Costante Fnsi

La Commissione Cultura della Camera dei deputati ha adottato mercoledì 9 aprile 2025 come testo base per la riforma dell’Ordine dei giornalisti una proposta di legge presentata da Fratelli d’Italia, con Andrea Mascaretti come primo firmatario. La proposta, selezionata tra diversi disegni di legge che miravano alla semplificazione del sistema elettorale, introduce modifiche anche alla composizione del Consiglio nazionale dell’Ordine e dei Consigli regionali. Attualmente il Consiglio nazionale è composto da 40 giornalisti professionisti e 20 pubblicisti; la nuova composizione prevista dal testo base porterebbe i professionisti a 36 e i pubblicisti a 26. Cambia anche la composizione dei Consigli regionali: oggi formati da sei professionisti e tre pubblicisti, passerebbero a cinque professionisti e quattro pubblicisti. Il testo stabilisce inoltre che la durata del mandato per i consiglieri regionali e nazionali, così come per i revisori dei conti, venga estesa da tre a quattro anni. Viene introdotto un limite al numero di mandati consecutivi per i membri dei Consigli e un massimo di due mandati non consecutivi per i revisori. Per quanto riguarda le elezioni, la proposta prevede un sistema riformato con una sola tornata elettorale e l’introduzione della doppia preferenza di genere, sostituendo l’attuale sistema articolato in tre turni. La proposta di Fdi, che ora passerà alla fase di esame degli emendamenti, è l’unica tra quelle finora discusse in Commissione ad affrontare sia la riforma del sistema elettorale sia la rappresentanza dei pubblicisti negli organi dell’Ordine. A margine dell’adozione del testo base, è intervenuta la segretaria generale della Fnsi, Alessandra Costante, attraverso una nota ufficiale. Costante ha ricordato come, secondo la legge n. 69 del 1963, i giornalisti pubblicisti sono tali pur esercitando un’altra professione prevalente e ha osservato che l’Ordine non è composto esclusivamente da giornalisti professionisti, ma anche da soggetti con altri impieghi, quali insegnanti, avvocati, ferrovieri, ingegneri e altre categorie. Nella nota si evidenzia che i principali problemi dell’informazione in Italia non risiederebbero nella proporzione tra pubblicisti e professionisti, ma in fattori quali l’elevato numero di iscritti all’Albo, con oltre 100mila membri, di cui meno del 40% attivi come giornalisti con posizione previdenziale aperta. La segretaria della Fnsi ha inoltre fatto riferimento alla mancanza di norme sull’intelligenza artificiale, al sottofinanziamento del settore, alla sottoccupazione e al ruolo dominante delle grandi piattaforme digitali. Costante ha infine definito la proposta un tentativo di redistribuzione interna del potere all’interno dell’Ordine. (in foto, Alessandra Costante, segretaria generale Fnsi)