Uno studio rileva che negli USA l’IA compare più nelle opinioni che nella cronaca

L’uso dell’intelligenza artificiale nella scrittura degli articoli giornalistici negli Stati Uniti torna al centro dell’attenzione dopo un caso che ha coinvolto un testo pubblicato dal New York Times, aprendo verifiche più ampie su come vengono prodotti alcuni contenuti. Per capire cosa sta succedendo, bisogna partire da un episodio preciso. A novembre, nella rubrica “Modern Love” del quotidiano, è stato pubblicato un articolo che raccontava una storia personale. Nei giorni scorsi, però, una giornalista, Becky Tuch, ha letto quel testo e ha avuto un dubbio sul modo in cui era scritto. Ha condiviso un estratto sui social e ha scritto: “questo sembra ESATTAMENTE robaccia generata dall’intelligenza artificiale”. Da quel momento, altri osservatori hanno iniziato a chiedersi se strumenti automatici potessero essere stati utilizzati. Il caso è stato approfondito da The Atlantic, che ha raccolto la versione dell’autrice, Kate Gilgan. La scrittrice ha spiegato di non aver lasciato che un sistema producesse l’articolo al posto suo, ma di aver usato programmi come ChatGPT, Claude e Gemini come aiuto durante il lavoro. In pratica, questi strumenti sono stati utilizzati per suggerire idee, correggere frasi e migliorare la struttura del testo. “Ho usato l’IA come editor collaborativo e non come generatore di contenuti”, ha dichiarato. Per spiegare questa differenza in modo semplice: è come quando qualcuno scrive un tema e chiede a un adulto di aiutarlo a sistemare le frasi o a trovare parole migliori. Il testo finale resta suo, ma è stato influenzato dai suggerimenti ricevuti. Proprio su questo punto si concentra il dibattito. Alcuni ricercatori hanno cercato di capire quanto spesso accada una situazione simile nei giornali. Utilizzando strumenti che analizzano il linguaggio, hanno esaminato molti articoli pubblicati negli Stati Uniti. I risultati indicano che circa il 9% dei contenuti recenti potrebbe contenere parti scritte o modificate con l’aiuto dell’IA generativa, soprattutto nelle testate locali più piccole. Quando lo sguardo si sposta sui grandi quotidiani, come il Wall Street Journal e il Washington Post, emerge un altro dato: gli articoli di opinione hanno una probabilità più alta di includere contributi legati all’intelligenza artificiale rispetto agli articoli di cronaca. Questo accade perché i testi di opinione sono spesso scritti da collaboratori esterni e seguono controlli diversi rispetto alle notizie verificate dalle redazioni. Va però considerato un elemento importante. I programmi che cercano di riconoscere i testi generati dall’IA non sono sempre precisi. In alcuni casi, hanno segnalato come artificiali anche opere scritte molto tempo fa, come libri famosi. Questo significa che i dati devono essere letti con attenzione, anche se alcune piattaforme, come quella sviluppata da Pangram Labs, sono considerate tra le più affidabili disponibili. Intanto, le redazioni stanno già usando l’intelligenza artificiale nei media in modo dichiarato. Il Washington Post ha introdotto sistemi che riassumono gli articoli e chatbot che rispondono alle domande dei lettori. Il New York Times utilizza strumenti per creare titoli, mentre Bloomberg produce sintesi automatiche delle notizie. Un episodio recente aiuta a capire come possono nascere problemi. Un giornalista di Ars Technica ha utilizzato un chatbot per riassumere i propri appunti e, senza accorgersene, ha inserito nel testo una citazione generata automaticamente. L’articolo è stato corretto con una rettifica e, dopo un’indagine interna, il giornalista ha perso il lavoro. (Foto generata con AI)
L’IA distingue opinioni e notizie al Los Angeles Times

Il Los Angeles Times ha introdotto un innovativo strumento basato sull’intelligenza artificiale, denominato Insights, per valutare il tono politico degli articoli di opinione e fornire ai lettori una panoramica di punti di vista alternativi. Questa iniziativa si inserisce nella visione del proprietario Patrick Soon-Shiong, che intende rendere il giornale più equo ed equilibrato, limitando la predominanza di una sola narrativa nelle opinioni pubblicate. Il sistema Insights assegna un’etichetta politica agli articoli di opinione, collocandoli lungo uno spettro che va da sinistra a destra. Ad esempio, un pezzo sull’uso dell’intelligenza artificiale nei documentari è stato classificato come centro-sinistra, mentre un articolo critico nei confronti degli influencer Andrew e Tristan Tate è stato etichettato come di destra. Inoltre, ogni articolo viene accompagnato da un elenco di punti di vista alternativi, generati da algoritmi, per offrire ai lettori una maggiore pluralità di opinioni. Il nuovo approccio ha suscitato reazioni contrastanti all’interno della redazione. La decisione di Soon-Shiong di impedire l’endorsement a Kamala Harris durante la campagna elettorale ha già provocato la dimissione di figure di spicco della sezione opinioni, tra cui Mariel Garza e il premio Pulitzer Robert Greene. Il sindacato dei giornalisti ha espresso forti preoccupazioni, sottolineando che l’uso dell’intelligenza artificiale per analizzare articoli d’opinione potrebbe compromettere la fiducia nei media e che il giornale dovrebbe invece investire nelle risorse umane per migliorare la qualità del giornalismo. Parallelamente, il Washington Post, sotto la guida di Jeff Bezos, ha adottato una politica simile, stabilendo che la sezione opinioni dovrà pubblicare solo articoli che promuovano le libertà personali e i mercati liberi. Per distinguere con maggiore chiarezza le notizie dalle opinioni, il Los Angeles Times ha introdotto anche l’etichetta Voices, che identificherà tutti i contenuti con un punto di vista soggettivo. Questo nuovo approccio mira a fornire ai lettori una maggiore trasparenza nella distinzione tra fatti e commenti, evitando confusione tra reportage e articoli di opinione. Tuttavia, l’uso dell’intelligenza artificiale per classificare e contestualizzare le opinioni solleva interrogativi sulla sua affidabilità. Il Los Angeles Times stesso ha riconosciuto che gli algoritmi potrebbero produrre risultati imperfetti o incompleti, invitando i lettori a segnalare eventuali errori. Inoltre, la valutazione politica degli articoli sarà effettuata in collaborazione con Particle.News, una startup fondata nel 2024 da ex ingegneri di Twitter, il che sottolinea il crescente ruolo della tecnologia nell’influenzare il giornalismo. (In copertina, Patrick Soon-Shiong)