Meta compra Manus, l’agente IA che lavora in autonomia

Meta Manus

Meta ha firmato un accordo per acquisire Manus, un agente di intelligenza artificiale sviluppato da una startup cinese e oggi con sede a Singapore. L’operazione riguarda il gruppo americano Meta, la società creatrice di Manus legata al gruppo Butterfly Effect, e coinvolge l’integrazione del nuovo sistema nei prodotti dell’azienda statunitense, compreso Meta AI. I dettagli economici non sono stati comunicati ufficialmente, ma secondo una fonte citata da Bloomberg la valutazione dell’accordo sarebbe compresa tra i 2 e i 3 miliardi di dollari. L’operazione si inserisce in una strategia più ampia di investimenti nel settore dell’intelligenza artificiale, che include anche l’impegno annunciato a giugno per oltre 14 miliardi di dollari nella startup Scale AI, specializzata nell’organizzazione dei dati usati per addestrare i modelli di IA. Manus è un AI agent di tipo general purpose, cioè uno strumento capace di lavorare in modo autonomo partendo da poche istruzioni. A differenza di molti altri agenti presenti sul mercato, che svolgono compiti molto specifici, Manus può eseguire attività diverse senza essere guidato passo dopo passo da una persona. È stato sviluppato da una società collegata a Beijing Butterfly Effect Technology e si è fatto conoscere per la capacità di cercare informazioni, analizzare dati, organizzare contenuti e svolgere anche attività tecniche come il coding e la creazione di piccoli progetti digitali. Secondo quanto scritto da Reuters, “Un tempo acclamato come il prossimo DeepSeek cinese, Manus è diventato virale all’inizio di quest’anno su X dopo aver rilasciato quello che ha definito il primo agente di intelligenza artificiale generale al mondo”. Se l’integrazione in Meta AI sarà completata, Manus potrebbe permettere al chatbot di svolgere alcuni compiti in autonomia. Questo passaggio ridurrebbe la distanza con altri grandi gruppi tecnologici come OpenAI e Google, che hanno già introdotto funzioni di agentic IA nei loro prodotti, come ChatGPT e Gemini, senza però offrire sistemi completamente autonomi. Meta ha comunicato che continuerà a gestire e commercializzare il servizio Manus anche dopo l’accordo. In una nota ufficiale, l’azienda ha spiegato che il progetto sarà integrato nei suoi prodotti. Il fondatore e amministratore delegato di Meta, Mark Zuckerberg, ha più volte indicato l’intelligenza artificiale come un’area centrale per lo sviluppo futuro dell’azienda. Dal lato di Manus, l’amministratore delegato Xiao Hong ha dichiarato: “Continueremo a gestire e commercializzare il servizio Manus e lo integreremo anche nei nostri prodotti”.

WhatsApp Business, stop Antitrust a Meta per rischio posizione dominante

Whatsapp

L’Antitrust ha ordinato a Meta la sospensione immediata delle nuove regole di WhatsApp Business, introdotte il 15 ottobre 2025 e destinate a entrare pienamente in vigore entro il 15 gennaio 2026. La decisione riguarda il mercato italiano, coinvolge le aziende che utilizzano WhatsApp per comunicare con i clienti e nasce dal sospetto di un abuso di posizione dominante nel settore dei chatbot AI, in violazione dell’articolo 102 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Secondo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, le nuove condizioni contrattuali avrebbero potuto limitare l’accesso a WhatsApp Business ai chatbot basati su intelligenza artificiale sviluppati da imprese diverse da Meta AI. In questo modo, alcune aziende concorrenti rischiavano di non poter più offrire i propri servizi sulla piattaforma. L’Antitrust ha spiegato che una simile esclusione avrebbe potuto ridurre la concorrenza nel mercato dei chatbot AI, limitando le possibilità di scelta per le imprese che usano WhatsApp Business e rallentando lo sviluppo tecnologico del settore. Per l’Autorità, il rischio era che una sola azienda potesse controllare l’accesso a uno strumento considerato centrale per la comunicazione tra imprese e clienti. Il procedimento è stato avviato a luglio 2025 e ampliato il 25 novembre. Dopo aver analizzato la documentazione presentata e ascoltato le parti coinvolte, l’Antitrust ha deciso di adottare una misura cautelare, prevista dalla legge, per intervenire prima della conclusione dell’istruttoria. Secondo l’Autorità, attendere avrebbe potuto causare un danno grave e difficilmente reversibile al mercato. Con il provvedimento, l’Antitrust ha ordinato a Meta di sospendere l’applicazione delle nuove regole contestate, garantendo che WhatsApp Business resti accessibile anche ai chatbot AI sviluppati da aziende concorrenti. L’obiettivo è preservare la concorrenza e impedire che il mercato venga chiuso durante l’indagine. L’Autorità italiana ha inoltre avviato un coordinamento con la Commissione europea, considerata la dimensione sovranazionale delle attività di Meta e l’impatto potenziale della vicenda sul mercato digitale europeo. Meta ha replicato definendo la decisione “infondata” e annunciando un ricorso. Un portavoce ha dichiarato che l’integrazione dei chatbot AI sulle Business API di WhatsApp avrebbe messo sotto pressione sistemi non progettati per questo tipo di utilizzo. Secondo la società, l’Antitrust partirebbe da un presupposto errato, trattando WhatsApp come un app store. Meta ha inoltre affermato che i principali canali di accesso al mercato per le aziende di intelligenza artificiale restano gli app store, i siti web e le partnership commerciali, non WhatsApp Business.

Meta dovrà pagare 10 milioni di euro a Gedi per l’uso degli articoli su Facebook nel 2022

GEDI

Meta dovrà versare circa 10 milioni di euro al gruppo editoriale Gedi per l’utilizzo su Facebook, nel corso del 2022, di articoli pubblicati da testate come la Repubblica, La Stampa e il Secolo XIX. Lo ha stabilito il Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni nella seduta di giovedì 10 luglio 2025, secondo quanto riferito da ItaliaOggi. Si tratta della seconda decisione presa dall’Agcom in applicazione dell’articolo 43-bis della legge sul diritto d’autore, che disciplina l’equo compenso per l’uso online di contenuti giornalistici da parte delle piattaforme digitali. La prima deliberazione risale al luglio 2024 e aveva coinvolto Microsoft, condannata a pagare 730 mila euro per l’impiego dei contenuti di Gedi sul motore di ricerca Bing nel biennio 2021-2022. L’ammontare stabilito per Meta risulta molto più elevato a causa del traffico significativamente maggiore generato dal social network e dalla conseguente diffusione di articoli delle testate editoriali. Il regolamento n. 3/23/CONS dell’Agcom prevede che l’equo compenso venga calcolato sulla base della differenza tra i ricavi pubblicitari ottenuti dalla piattaforma grazie alla circolazione delle pubblicazioni giornalistiche e i ricavi di ritorno che l’editore realizza tramite il traffico indirizzato verso i propri siti. Nella determinazione dell’importo si considera anche il numero di utenti che hanno visualizzato i contenuti sulle piattaforme, il peso editoriale in termini di audience online, il numero di giornalisti impiegati, nonché i costi tecnologici e infrastrutturali sostenuti sia dall’editore sia dalla piattaforma, oltre alla storicità delle pubblicazioni. Meta ha la possibilità di presentare ricorso al Tar. La decisione dell’Agcom è arrivata in concomitanza con la pubblicazione del parere dell’avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea, relativo proprio al contenzioso tra Meta e l’Autorità italiana. Secondo il documento, sebbene non vincolante, la normativa italiana sull’equo compenso non risulta in contrasto con la Direttiva europea sul diritto d’autore, posizione che, se confermata dalla Corte, rafforzerebbe l’impianto regolatorio nazionale.

Facebook condannata per le foto di Oriana Fallaci: multa da 151mila euro per violazione del copyright

Oriana Fallaci NY

Il Tribunale di Torino ha condannato Meta, società madre di Facebook, al pagamento di 151.000 euro per violazione del diritto d’autore, accertando la diffusione non autorizzata di 54 fotografie realizzate dal fotoreporter Gianni Minischetti alla giornalista Oriana Fallaci. Le immagini, pubblicate e condivise migliaia di volte sulla piattaforma, erano state più volte segnalate senza che venisse effettuata la loro rimozione. Secondo i giudici, Facebook ha tratto profitto dall’illecita circolazione dei contenuti, ospitati sui propri server e rilanciati dagli utenti in modo virale. La sentenza arriva dopo un procedimento avviato dal fotografo, che si è affidato agli avvocati Giovanni Manganaro, Nicola Gianaria, Fabrizio Lala ed Enrico Chiarello, contestando la mancata tutela delle proprie opere. Tra le fotografie oggetto del giudizio figura anche il celebre scatto di Oriana Fallaci con le Torri Gemelle sullo sfondo, utilizzato in rete anche a scopi satirici, celebrativi e critici. In totale, la diffusione documentata ha superato le 1.045 condivisioni dal 2022, ma l’autore sostiene che il fenomeno sia attivo da oltre un decennio: “Io è dal 2013 che gli segnalo il problema con lettere dagli avvocati e diffide”, ha dichiarato Minischetti. “C’è addirittura una mail in risposta da Facebook dove dicono ‘siamo prontamente a rimuoverle’. Dopodiché non si sono più fatti sentire”. La linea difensiva di Meta ha sostenuto che gli utenti abbiano agito senza scopo di lucro, invocando libertà di espressione e diritto di cronaca. Per estensione, l’azienda ha negato di aver ottenuto vantaggi economici dalla condivisione, posizione contestata dalla parte attrice. “Dire che la partecipazione dell’utente non sia fonte di diretto guadagno per Meta è un falso storico”, ha commentato l’avvocato Manganaro. La profilazione dei dati, le interazioni elevate e la conseguente monetizzazione con gli inserzionisti pubblicitari rappresentano, secondo i legali, prove indirette dei benefici economici ricavati dalla piattaforma. Nel 2021, il Consiglio di Stato ha già sanzionato Meta per aver promosso servizi “gratuiti” senza indicare chiaramente che i dati degli utenti venivano sfruttati a fini commerciali. Sul fronte fiscale, la Procura di Milano ha aperto un’indagine contro Meta per un’evasione stimata in 4 miliardi di euro, legata proprio alla monetizzazione indiretta dei servizi digitali. Il tribunale ha inoltre stabilito che Facebook, in qualità di fornitore di servizi, ha l’obbligo – secondo la direttiva sul commercio elettronico – di eliminare tempestivamente i contenuti illeciti una volta segnalati. In questo caso, la rimozione è avvenuta solo dopo l’avvio del processo e come “atto di prudenza”. La sentenza impone ora il divieto assoluto di caricamento o condivisione delle fotografie in questione; in caso di violazione, è prevista una sanzione di 100 euro per ogni giorno di permanenza dei contenuti online. Nel corso del dibattimento, è emerso che alcune immagini risultano ancora attive. “Sostengono che servono agli utenti per socializzare tra di loro. Con le mie fotografie devono socializzare?”, ha dichiarato Minischetti, criticando la deturpazione dei suoi lavori: “Le hanno tutte storpiate, tagliate, gli hanno aggiunto delle scritte ignobili. Un massacro totale. E alla fine chi ci ha guadagnato? Meta”. La sentenza si inserisce in un contesto europeo complesso, in cui le Big Tech stanno esercitando pressioni politiche per evitare l’introduzione della cosiddetta digital tax e l’applicazione delle normative del GDPR e dell’AI Act. Secondo i legali, il verdetto italiano rappresenta un precedente significativo, dal momento che storicamente le multinazionali preferiscono risolvere simili controversie tramite accordi extragiudiziali. “Mette i server provider in uno stato di maggiore attenzione”, ha dichiarato Manganaro, sottolineando che “non basta più dire ‘lo ha caricato qualcun altro’”. Al momento, Meta non ha impugnato la sentenza né ha annunciato ricorso. Il caso potrebbe dunque costituire una base per azioni legali analoghe da parte di altri autori, rilanciando il dibattito sulla tutela del diritto d’autore nel digitale.

Meta ha acquisito Instagram e Whatsapp “perché sviluppare app è difficile”

Mark Zuckerberg

Mark Zuckerberg ha dichiarato che Meta ha acquisito Instagram e WhatsApp perché “sviluppare nuove app è difficile”, non per soffocare la concorrenza. Il ceo lo ha affermato durante la sua testimonianza nel processo antitrust avviato dalle autorità statunitensi contro Meta. Secondo quanto riportato dal New York Times, Zuckerberg ha spiegato che l’azienda ha tentato di creare “dozzine di app” nel corso della sua storia, ma la maggior parte di queste “non ha avuto successo”, motivando così le acquisizioni di Instagram nel 2012 per 1 miliardo di dollari e di WhatsApp nel 2014 per 19 miliardi di dollari. La Federal Trade Commission (FTC) sostiene che Meta detenga una posizione di monopolio nel mercato dei social network e ha contestato la legittimità delle acquisizioni, affermando che Meta ha eliminato la concorrenza attraverso queste operazioni. Meta respinge le accuse, sottolineando che la FTC non considera adeguatamente la concorrenza rappresentata da piattaforme come TikTok, iMessage di Apple e Snapchat.Durante il procedimento, gli avvocati della FTC hanno presentato email interne del maggio 2018 in cui Zuckerberg evidenziava il rischio di un possibile scorporo di Instagram e WhatsApp nei successivi 5-10 anni, a causa delle pressioni sull’industria tecnologica. Prima dell’inizio del processo, secondo il Wall Street Journal, Meta aveva offerto 450 milioni di dollari per patteggiare con la FTC, una cifra inferiore ai 30 miliardi richiesti dalle autorità. La FTC aveva poi indicato una soglia minima di 18 miliardi di dollari, mentre Meta era disposta ad arrivare a quasi 1 miliardo. Le trattative si sono concluse senza accordo e la vicenda è approdata in tribunale. (In foto, Mark Zuckerberg)

Gli “orfani” di TikTok attratti da Meta e YouTube

Mark Zuckerberg

La conferma della chiusura di TikTok da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti ha scatenato fermento tra i giganti del settore digitale. La potenziale chiusura della popolare piattaforma, che conta circa 170 milioni di utenti americani, potrebbe innescare una migrazione di massa verso alternative consolidate o emergenti. Tra i principali beneficiari si profilano Meta, YouTube e la piattaforma cinese Xiaohongshu, conosciuta a livello internazionale come RedNote, tutte già al lavoro per accogliere il pubblico di TikTok. Secondo un articolo del New York Times, Meta, guidata da Mark Zuckerberg, si sta preparando a capitalizzare questa opportunità. Il colosso ha sviluppato strategie per adattare Instagram alle esigenze degli utenti di TikTok, rendendolo ancora più simile alla piattaforma cinese. Fonti vicine a Meta rivelano che sono in corso iniziative per attrarre i creator più influenti, offrendo incentivi e potenziando funzioni come i video brevi e il social commerce. Richard Kramer, analista di Arete Research, ha definito Instagram una “casa naturale” per i creator e gli utenti di TikTok, grazie alla capacità di combinare engagement e shopping online. Anche YouTube ha implementato modifiche significative per prepararsi a questa eventualità. La piattaforma ha esteso la durata massima dei video di YouTube Shorts, portandola da uno a tre minuti, avvicinandosi così al formato di TikTok, che consente video fino a dieci minuti. Inoltre, YouTube ha organizzato un programma di “boot camp” per i suoi creator, orientato a rafforzare il segmento di YouTube Shopping, un’area che potrebbe trarre grande vantaggio dall’arrivo di nuovi utenti e influencer. Un altro importante player è la piattaforma cinese Xiaohongshu, nota a livello globale come RedNote. Questa applicazione, già affermata in Cina, si prepara a intercettare parte dell’utenza americana di TikTok, puntando su contenuti visivi e funzionalità di social commerce. Con un’impronta che ricorda il mix di estetica e interazione tipico di TikTok, Xiaohongshu potrebbe rappresentare un’alternativa interessante, soprattutto per chi cerca piattaforme innovative. Con un mercato di 170 milioni di utenti in gioco, il bando di TikTok potrebbe ridefinire le dinamiche del panorama social negli Stati Uniti. Tuttavia, le sfide non mancano. Gli utenti americani di TikTok sono noti per la loro fedeltà alla piattaforma e non sarà facile convincerli a migrare verso nuove soluzioni. Allo stesso tempo, l’incertezza legale che ancora circonda il bando potrebbe rallentare la corsa dei competitor. Ciò che è certo, però, è che il vuoto lasciato da TikTok rappresenta una straordinaria opportunità per i giganti della tecnologia, pronti a ridefinire il futuro dei social media negli Stati Uniti. (In foto, Mark Zuckerberg)

Le Figaro: 25% dei diritti Meta-Google ai giornalisti

Le Figaro

La direzione del quotidiano Le Figaro e i sindacati Cfdt, Ccc, e Cgt hanno raggiunto un accordo fondamentale per il settore della stampa: la testata verserà ai giornalisti il 25% dei diritti connessi derivanti dall’utilizzo dei contenuti da parte di Meta (Facebook) e Google. Questa misura, annunciata il 31 ottobre 2024, è parte degli sforzi per tutelare i diritti degli autori nel contesto digitale e garantisce una remunerazione equa per il riutilizzo di articoli e contenuti multimediali. I diritti connessi, introdotti nel 2019 con una direttiva dell’Unione Europea, riconoscono una forma di compensazione economica alle testate giornalistiche per i contenuti che vengono ripubblicati e diffusi dalle grandi piattaforme digitali. Questa normativa ha aperto la strada a una nuova modalità di finanziamento per la stampa, prevedendo che giornali, riviste e agenzie di stampa vengano pagati quando i loro contenuti — articoli, immagini e video — vengono utilizzati da piattaforme come Meta e Google, che ne traggono profitto. Questo accordo fa seguito a un precedente raggiunto da Le Monde nel giugno 2024, che aveva inaugurato un sistema analogo. Le Figaro è quindi il secondo grande giornale francese a firmare un’intesa in tal senso, rafforzando il ruolo delle testate giornalistiche nel nuovo contesto digitale. Le somme destinate ai giornalisti di Le Figaro derivano da un accordo quadro negoziato dall’Apig (Alleanza della stampa d’informazione generale), che riunisce circa 500 testate in tutta la Francia e rappresenta una delle principali organizzazioni di tutela della stampa. Secondo quanto dichiarato da Marc Feuillée, direttore generale del gruppo Figaro, “le somme ricevute sono state negoziate dall’Apig”, che continua a lavorare per creare accordi simili con altri colossi del web, garantendo ulteriori risorse economiche a sostegno della stampa. Ogni giornalista di Le Figaro, in virtù di questo accordo, riceverà 2.900 euro per il periodo che va da ottobre 2019 a dicembre 2025, una somma calcolata retroattivamente. Inoltre, è previsto un compenso annuale aggiuntivo di circa 800 euro per ciascun giornalista, a partire dal 2024 e per gli anni successivi. Il comunicato stampa di Le Figaro, condiviso sulla piattaforma X (ex Twitter), ha sottolineato che questa collaborazione potrebbe estendersi in futuro ad altri attori del mercato digitale. Questo apre la strada a ulteriori negoziazioni, non solo con Meta e Google, ma con altre piattaforme, per incrementare la portata e l’efficacia della tutela dei diritti digitali. Questa intesa è frutto di discussioni complesse e dettagliate, avviate sin dal 2021. La negoziazione è stata lunga e articolata, ma rappresenta un passo fondamentale verso una remunerazione equa e sostenibile per i contenuti giornalistici nel mondo digitale. È un esempio di come il settore della stampa possa adattarsi e resistere alle sfide imposte dalla digitalizzazione e dall’utilizzo massiccio dei contenuti da parte delle piattaforme web.  

Meta blocca Russia Today per interferenze elettorali

RT News

Meta ha adottato misure drastiche contro i media statali russi, bloccandoli su tutte le sue piattaforme, tra cui Facebook, Instagram e WhatsApp. La decisione, presa lunedì, ha colpito principalmente RT (precedentemente Russia Today) e Rossiya Segodnya, due dei principali canali di comunicazione del governo russo. Secondo Meta, queste entità sono state coinvolte in operazioni di “interferenza” politica, accusate di sostenere indirettamente il governo russo. Prima del blocco, RT contava 7,2 milioni di follower su Facebook e 1 milione su Instagram. Da lunedì, le loro pagine non sono più accessibili. Anche se Meta non ha fornito dettagli precisi sulle interferenze specifiche, il contesto suggerisce che il provvedimento sia collegato alle elezioni presidenziali statunitensi del prossimo novembre. Recentemente, il governo degli Stati Uniti ha accusato la Russia di aver orchestrato una campagna di disinformazione sui social media per sostenere la candidatura di Donald Trump, più favorevole rispetto alla democratica Kamala Harris, che sostiene con più convinzione l’Ucraina nella guerra contro la Russia. L’amministrazione statunitense ha reagito con una serie di azioni coordinate tra i Dipartimenti di Giustizia, Stato e Tesoro. Il procuratore generale Merrick Garland ha accusato RT di aver finanziato un’azienda statunitense con 10 milioni di dollari per produrre video a favore del governo russo e della sua guerra in Ucraina. L’azienda coinvolta, forse Tenet Media, avrebbe omesso di dichiarare di essere finanziata da RT. Non è la prima volta che la Russia viene accusata di tentare di influenzare le elezioni statunitensi. Già nel 2016, durante la vittoria di Trump su Hillary Clinton, la Internet Research Agency (IRA) russa era stata accusata di condurre una vasta campagna di disinformazione. Meta, all’epoca, era stata criticata per aver consentito la diffusione di fake news, e da allora ha implementato misure per limitare la presenza di contenuti russi sulle sue piattaforme. La decisione di Meta di bandire i media russi arriva poco dopo le dichiarazioni del segretario di Stato americano, Antony Blinken, che ha definito Russia Today un “braccio de facto” dell’intelligence russa, sottolineando l’importanza di contrastare le attività destabilizzanti di Mosca.

Instagram testa annunci non skippabili: opinioni divise

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Instagram ha confermato di essere attualmente in fase di test per introdurre annunci pubblicitari non skippabili sulla piattaforma, suscitando una serie di reazioni contrastanti tra gli utenti. Questi annunci, già ampiamente diffusi su altre piattaforme come YouTube, richiederanno agli utenti di guardare interamente l’annuncio prima di poter continuare la navigazione nell’app. Con l’aumento del focus di Instagram sui contenuti video attraverso funzionalità come Stories e Reels, l’introduzione di annunci non skippabili sembra una mossa naturale per aumentare il coinvolgimento degli utenti e generare maggiori entrate pubblicitarie. Tuttavia, la notizia ha ricevuto principalmente critiche da parte degli utenti sui social media. Un portavoce di Meta, la società madre di Instagram, ha confermato a TechCrunch che la piattaforma sta esplorando nuovi formati pubblicitari per offrire maggiore valore agli inserzionisti. Al momento, la funzione è in fase di test e non è ancora chiaro se verrà implementata definitivamente. Oltre agli annunci non skippabili, Meta ha annunciato una serie di nuove funzionalità basate sull’intelligenza artificiale generativa per gli inserzionisti, come la generazione automatica di immagini e testi per le campagne pubblicitarie. Secondo le stime di Warc, Meta, che include Facebook, Instagram e WhatsApp, detiene attualmente il 63% del mercato della pubblicità sui social media, con ricavi previsti per il 2024 pari a 155 miliardi di dollari. Questi numeri confermano il crescente dominio di Meta nel settore pubblicitario, con una spesa pubblicitaria che si avvicina sempre di più a quella della TV lineare a livello globale.

Unione Europea contro Meta: inchiesta su possibili violazioni digitali

Bandiera Unione Europea

La Commissione Europea ha avviato un procedimento formale per valutare se Meta, il fornitore di Facebook e Instagram, abbia violato la legge europea sui servizi digitali (DSA) in merito alla protezione dell’integrità delle elezioni europee. Tre sono gli aspetti sui quali la Commissione ha richiesto urgentemente una risposta da parte di Meta: Innanzitutto, la Commissione sospetta che Meta non rispetti gli obblighi del DSA riguardanti la diffusione di pubblicità ingannevole, campagne di disinformazione e comportamenti non autentici coordinati nell’Unione Europea. Questa proliferazione di contenuti può rappresentare un rischio per il discorso civico, i processi elettorali, i diritti fondamentali e la protezione dei consumatori. In secondo luogo, la Commissione contesta la strategia di Meta riguardante l’approccio ai contenuti politici, che sembra declassare tali contenuti nei sistemi di raccomandazione di Instagram e Facebook, inclusi i loro feed. L’indagine si concentrerà sulla conformità di questa politica agli obblighi di trasparenza e di ricorso degli utenti, nonché sui requisiti di valutazione e mitigazione dei rischi per il discorso civico e i processi elettorali. Infine, la terza area di interesse riguarda l’indisponibilità di un efficace strumento terzo di monitoraggio in tempo reale del discorso civico e delle elezioni, in vista delle prossime elezioni del Parlamento europeo e di altre consultazioni in vari Stati membri. Meta sta infatti valutando il deprezzamento di “CrowdTangle”, uno strumento di analisi pubblica che consente il monitoraggio delle elezioni in tempo reale da parte di ricercatori, giornalisti e società civile. La Commissione sospetta che il meccanismo di segnalazione dei contenuti illegali di Meta non sia conforme agli obblighi del DSA. La risposta da parte di Meta è attesa entro cinque giorni lavorativi. L’avvio di questo procedimento formale consente alla Commissione di adottare ulteriori misure, come misure provvisorie e decisioni di non conformità. Inoltre, la Commissione ha la facoltà di accettare gli impegni assunti da Meta per affrontare le questioni sollevate nel procedimento. L’anticipazione di questo procedimento è stata riportata dal Financial Times, evidenziando le preoccupazioni di Bruxelles riguardo alla gestione degli sforzi della Russia per minare le elezioni europee. In caso di violazione del DSA, Meta potrebbe essere multata fino al 6% del suo fatturato annuo globale. Meta ha dichiarato di avere un processo consolidato per identificare e mitigare i rischi sulle proprie piattaforme e si è detta ansiosa di continuare la collaborazione con la Commissione europea per fornire ulteriori dettagli su questo lavoro.