Aumentano le minacce ai giornalisti in Italia. “Ossigeno” propone uno sportello legale gratuito

A Roma, durante la presentazione dei nuovi dati di Ossigeno per l’informazione alla Casa del Jazz, è emerso un quadro preoccupante sullo stato della libertà di stampa in Italia. Le manifestazioni di violenza contro i giornalisti sono in forte aumento e l’episodio dell’ordigno trovato davanti casa di Sigfrido Ranucci è solo l’ultimo di una lunga serie. Secondo l’associazione che monitora le minacce ai cronisti dal 2006, sono ormai quasi 8 mila gli operatori dell’informazione che hanno subito attacchi per motivi legati al loro lavoro. Nel primo semestre del 2025, i giornalisti intimiditi sono stati 361, a fronte dei 203 registrati nello stesso periodo del 2024. Si tratta di 158 casi in più, con un incremento del 78%. Crescono anche le violazioni deliberate della libertà di informazione, aumentate del 46%, con 107 episodi rispetto ai 73 del 2024. Tra le minacce, quelle provenienti da esponenti politici e istituzionali rappresentano il 39% del totale, in crescita di 10 punti percentuali. Più della metà di questi episodi arriva da istituzioni locali, come comuni o regioni. In circa un terzo dei casi, i giornalisti vengono colpiti con querele pretestuose, minacce sui social o insulti pubblici, aumentati del 17% rispetto all’anno precedente. Il 33% delle intimidazioni ha origine sociale, il 12% non è identificato, mentre l’8% proviene da imprenditori, il 4% da criminali e il 3% da ambienti mediatici. La Lombardia resta la regione con il maggior numero di giornalisti minacciati, pari al 27% del totale, seguita da Lazio (16%) e Sicilia (13%). L’Abruzzo, con il 3% delle vittime, registra però un aumento del livello di pressione intimidatoria, cioè del rapporto tra minacciati e popolazione giornalistica attiva sul territorio. Oltre alle aggressioni fisiche e verbali, cresce anche il ricorso alle azioni legali strumentali, note come Slapp, che restano la seconda forma più frequente di intimidazione dopo gli avvertimenti diretti. Ma uno degli aspetti più critici riguarda la mancata denuncia: l’81% dei giornalisti aggrediti sceglie di non rivolgersi alla giustizia, contro circa la metà nello stesso periodo del 2024. Diminuiscono invece le minacce di genere, anche se aumenta la tendenza a non segnalarle. I numeri diffusi da Ossigeno riguardano solo i casi di cui l’associazione ha avuto notizia. Nel 2024, i 516 giornalisti minacciati registrati da Ossigeno superavano le stime di altre istituzioni: Ministero dell’Interno (114 casi), Media Freedom Rapid Response (125) e Consiglio d’Europa (8). “Secondo noi nei primi mesi del 2025 ci sono stati molti più di 361 minacciati”, ha commentato Alberto Spampinato, presidente di Ossigeno, sottolineando la necessità di un monitoraggio ancora più capillare. Per offrire un aiuto concreto, Ossigeno ha proposto la creazione di un pronto soccorso nazionale gratuito per i giornalisti colpiti da querele temerarie e privi di tutela da parte del proprio editore. L’associazione ha ricordato anche l’attività del proprio Sportello di assistenza legale, operativo dal 2015, che ha seguito 100 giornalisti ottenendo il 98% di vittorie giudiziarie. “È un’iniziativa a cui siamo favorevoli – ha dichiarato Guido D’Ubaldo, presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio – ma penso che sia necessaria pure l’attenzione del governo”.
Il Papa: difendere libertà di stampa e informazione
Papa Francesco, in occasione del Giubileo della Comunicazione, ha sottolineato l’importanza di difendere la libertà di stampa e il diritto fondamentale a essere informati. Nel discorso consegnato ai presenti, Francesco ha descritto l’informazione libera, responsabile e corretta come un bene prezioso da custodire per evitare il rischio di confondere verità e menzogna, che alimenta pregiudizi e divisioni. Francesco ha ricordato i giornalisti incarcerati ingiustamente in molte parti del mondo, chiedendo la loro liberazione e invitando chi ha il potere a intervenire. Ha inoltre affrontato i temi della intelligenza artificiale e della “algoretica”, ribadendo l’urgenza di un’alfabetizzazione mediatica che favorisca il pensiero critico e la partecipazione attiva. La giornata si è svolta tra momenti solenni, come l’attraversamento della Porta Santa, e interventi significativi, tra cui il dialogo tra la giornalista Maria Ressa, Nobel per la Pace, e lo scrittore Colum McCann, moderato da Mario Calabresi. Il prefetto Paolo Ruffini ha ricordato che il ruolo del comunicatore è una missione che deve rimanere fedele alle radici della professione.
Annahar vince il premio “Brave Brand” per il 2024

Il quotidiano libanese Annahar ha ricevuto per il secondo anno consecutivo il premio “Brave Brand” conferito dall’Advertising Club di New York. Il principale quotidiano di Beirut è stato premiato per la sua campagna Newspapers Inside The Newspaper, un’iniziativa che ha fatto rivivere per un giorno sei giornali libanesi chiusi, per riportare in auge le voci che un tempo si battevano per la libertà di stampa. La campagna mirava a mettere in luce il deterioramento della libertà di stampa nel Paese, alle prese con difficoltà economiche e instabilità politica. “In un mondo in cui la verità può essere sfuggente, crediamo che sia nostro dovere cercarla, raccontare le storie che contano e restare fermi di fronte alle difficoltà”, ha affermato Nayla Tueni, CEO e caporedattrice di Annahar, in un video pubblicato sui canali social del quotidiano. Ogni pagina dei nuovi giornali ospitava i giornalisti originali e consentiva loro di scrivere senza timore di persecuzioni, a simboleggiare una posizione a favore della libera espressione. Tueni, che ha assunto la direzione di Annahar dopo che suo padre, Gebran Tueni, è stato assassinato nel 2005, ha affermato che la campagna è avvenuta in un periodo particolarmente difficile per il Libano. In mezzo alla crisi economica in corso e al crescente conflitto tra Israele e Hezbollah, ha affermato, l’impegno del giornale per la libera stampa è rimasto incrollabile. La campagna premiata, lanciata il 12 dicembre 2022, è stata anche un omaggio all’eredità di suo padre, fervente sostenitore della libertà di stampa in Libano. Tueni ha affermato che “celebra l’audacia di aprire nuove strade” e funge da “testimonianza della nostra resilienza e del nostro impegno incrollabile nei confronti della nostra missione”. Annahar ha annunciato di recente un passaggio verso una strategia “digital first”, trasformandosi in quello che Tueni ha definito un “giornale di opinione” incentrato sulla modernizzazione del suo approccio, continuando a sostenere i principi del giornalismo libero.
Arresto in contumacia per i giornalisti Rai Battistini e Traini

La Russia ha emesso un ordine di arresto in contumacia nei confronti dei giornalisti Rai Stefania Battistini e Simone Traini, accusati di “attraversamento illegale del confine” dall’Ucraina. I due reporter, che sono rientrati in Italia lo scorso agosto, avevano documentato l’incursione delle forze ucraine nella regione russa di Kursk durante l’estate. Secondo i media russi, un tribunale della regione di Kursk ha chiesto la loro estradizione, disponendo la “custodia cautelare” sul territorio russo o “dal momento dell’estradizione”. Il tribunale distrettuale Leninsky di Kursk ha accolto la mozione dell’ufficio regionale del servizio di frontiera russo, che accusa Battistini e Traini di essere entrati illegalmente in Russia per girare un servizio televisivo sulla situazione ucraina. Il servizio stampa della magistratura della regione ha confermato la notizia tramite l’agenzia Interfax: “Simone Traini e Stefania Battistini entrati illegalmente in Russia dall’Ucraina per girare un servizio televisivo sulla situazione ucraina”, si legge nella dichiarazione ufficiale. Battistini è la prima giornalista italiana a essere finita nella lista dei ricercati russi in seguito a queste accuse. Il suo operatore, Simone Traini, è stato inserito nello stesso elenco. Entrambi sono stati coinvolti in un’indagine avviata dall’FSB russo, che ha aperto un procedimento penale a loro carico dopo aver documentato le riprese effettuate nella zona di Sudzha, al confine tra Ucraina e Russia. Quest’area, a inizio agosto, è stata teatro di un’incursione delle forze ucraine, e le autorità russe sostengono che i giornalisti abbiano violato il confine senza autorizzazione. L’episodio ha avuto rilevanza internazionale, con altri giornalisti stranieri inseriti nella lista dei ricercati dalla Russia. Tra questi, il corrispondente della CNN Nick Walsh, Nicholas Simon Connolly di Deutsche Welle, e due giornaliste ucraine, Diana Butsko e Olesya Borovik. L’inclusione di Battistini e Traini in questo elenco ha suscitato una reazione forte da parte del governo italiano. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, aveva già manifestato preoccupazione lo scorso settembre, dichiarando: “Ho fatto convocare alla Farnesina l’ambasciatore della Federazione russa in Italia per manifestare la nostra sorpresa a causa della singolare decisione di Mosca di inserire la giornalista Battistini nella lista dei ricercati diramata dal ministero dell’Interno russo“. La Rai ha denunciato l’inserimento della giornalista Stefania Battistini e dell’operatore Simone Traini nella lista dei ricercati russi, definendo tale decisione una violazione della libertà d’informazione. L’emittente ha elogiato il lavoro esemplare e obiettivo dei due reporter e ha dichiarato che difenderà la libertà di stampa e tutelerà i propri giornalisti in ogni sede.
Caso Innocenti: il Cdr contesta la procura e difende il cronista

Il comitato di redazione del Corriere della Sera interviene in difesa del collega del Corriere Fiorentino Simone Innocenti, sottolineando che il cronista ha agito con scrupolo e professionalità. Innocenti è indagato per concorso nella rivelazione di segreti d’ufficio dopo aver pubblicato un articolo sul suicidio di un’allieva marescialla della scuola dell’Arma a Firenze. In seguito all’indagine, è stata disposta una perquisizione e il sequestro dei suoi strumenti di lavoro, sollevando dubbi sul rispetto della libertà di stampa. Il comitato esprime stupore per il comunicato stampa diffuso dalla procura di Firenze, che ha confermato la legittimità della perquisizione. Il Cdr fa notare come l’articolo di Innocenti non sia mai stato contestato nel merito e annuncia che i legali del Corriere faranno ricorso in Cassazione per difendere il cronista e il diritto a una stampa libera. Anche l’Associazione Stampa Toscana (Ast) e l’Ordine dei Giornalisti della Toscana (Odg) sono intervenuti, ricordando che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha più volte condannato le perquisizioni nelle redazioni per proteggere le fonti giornalistiche. Le organizzazioni chiedono che la magistratura italiana rispetti tali sentenze e che si mantenga la stessa solerzia nella divulgazione di notizie di pubblico interesse. (In foto, il Palazzo di Giustizia a Firenze)
Russia contro Domani: “Cronista italiano a Kursk, atto inaccettabile”

La Russia ha espresso una protesta formale contro il giornalista italiano Davide Maria De Luca, reporter per Domani, per aver pubblicato reportage dalla regione di Kursk, entrata in territorio russo accompagnato da militari ucraini. Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, ha lanciato un monito ai diplomatici italiani, sottolineando che le autorità russe non accettano la presenza di giornalisti stranieri nella zona di conflitto. De Luca ha condiviso su X (ex Twitter) il suo viaggio nella regione di Kursk a bordo di un veicolo blindato delle forze armate ucraine, raccontando di aver avuto l’opportunità di parlare con civili russi. In risposta, Zakharova ha criticato il lavoro del cronista, affermando che gli avvertimenti non vengono presi sul serio, un chiaro riferimento agli episodi precedenti che hanno coinvolto altri giornalisti italiani. Il direttore di Domani, Emiliano Fittipaldi, ha dichiarato che questa protesta rappresenta un grave attacco alla libertà di informazione e ha espresso piena solidarietà a De Luca. Fittipaldi ha inoltre sottolineato come diversi giornalisti stranieri, inclusi Stefania Battistini e Simone Traini della Rai, siano stati presi di mira dalle autorità russe per aver attraversato illegalmente il confine, solo per aver svolto il proprio lavoro di cronisti sul campo. L’FSB, i servizi di sicurezza russi, ha aperto indagini penali contro altri tre giornalisti stranieri, tra cui due americani e un rumeno, accusati di essere entrati illegalmente in Russia. Secondo l’FSB, dal 17 agosto sono stati avviati procedimenti contro 12 giornalisti stranieri, tra cui anche italiani. Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi, ha condannato il comportamento russo, affermando che la Russia di Putin “perseguita il diritto di cronaca e cerca di intimidire l’Italia attraverso la caccia ai suoi giornalisti”. Ha definito tale condotta “inaccettabile” e ha ribadito l’importanza della libertà di stampa.
Sulzberger (NYT) sul Post: difendere la libertà di stampa

L’editore del New York Times, A.G. Sulzberger, ha pubblicato un raro articolo di opinione sul Washington Post, chiedendo un “fronte comune dei media” per difendere la libertà di stampa di fronte alle crescenti minacce globali. Questo intervento segue un aumento degli attacchi alla stampa indipendente in paesi come Ungheria, India e Brasile, e sottolinea come tali minacce potrebbero avere un impatto significativo sulle elezioni statunitensi del prossimo novembre. Nel suo articolo, Sulzberger ha evidenziato come Donald Trump si sia distinto per i suoi sforzi aggressivi di limitare la stampa libera negli Stati Uniti. “Spero che la nostra nazione, con le protezioni per la libertà di stampa esplicitamente inserite nel Primo Emendamento, mantenga la rotta a prescindere dall’esito di questa o di qualsiasi altra elezione”, ha dichiarato Sulzberger. Il suo appello è un richiamo all’unità tra le organizzazioni giornalistiche, sottolineando che le sfide odierne non possono essere affrontate da una sola istituzione. Sulzberger ha ringraziato il Washington Post per aver ospitato il suo intervento, considerando la lunghezza e la rilevanza dell’articolo. “È questo un altro esempio di come il Post, oltre a essere uno stimato rivale, sia stato da tempo uno dei nostri partner sul fronte della libertà di stampa. Siamo davanti a sfide che non possono essere risolte da una sola istituzione”, ha scritto Sulzberger al suo staff. Il New York Times e il Washington Post hanno già collaborato in passato su questioni cruciali per la libertà di stampa, come il caso dei Pentagon Papers. Quando il Times fu bloccato dall’amministrazione Nixon, il Post pubblicò i documenti segreti sulla guerra del Vietnam, culminando in una storica sentenza della Corte Suprema che affermò il diritto dei media di pubblicare tali documenti in nome del Primo Emendamento. NUOVE TATTICHE DI CONTROLLO Gli attacchi alla libertà di stampa non si limitano alle dittature tradizionali come Russia, Cina e Arabia Saudita, dove i giornalisti sono sistematicamente censurati, imprigionati o uccisi. I nuovi leader autoritari nelle democrazie hanno adottato metodi più sottili e sofisticati per indebolire il giornalismo indipendente. Questo approccio meno drammatico ma altrettanto pericoloso segue un “manuale” composto da cinque tattiche principali: Creazione di un clima ostile: questa tattica consiste nel seminare sfiducia nel giornalismo indipendente e normalizzare le molestie contro i giornalisti. L’obiettivo è creare un ambiente in cui la repressione della stampa diventa socialmente accettabile. Attraverso la diffusione di disinformazione e attacchi verbali, si mina la credibilità della stampa e si incoraggiano comportamenti ostili verso i giornalisti. Manipolazione legale e regolamentare: i leader autoritari utilizzano leggi fiscali, regolamenti sull’immigrazione e norme sulla privacy per punire i giornalisti e le organizzazioni mediatiche. Questi strumenti vengono impiegati per infliggere danni finanziari e burocratici alle testate indipendenti, rendendo difficile il loro funzionamento e la loro sostenibilità economica. Sfruttamento dei tribunali: viene impiegato un ampio ricorso ai contenziosi civili e ad altre cause legali per infliggere sanzioni economiche e logistiche ai media sfavoriti. Questi contenziosi spesso mancano di fondamento legale e servono più a intimidire che a ottenere giustizia. Le cause legali infondate o eccessivamente onerose possono esaurire le risorse delle testate indipendenti e scoraggiare il giornalismo critico. Espansione degli attacchi: incoraggiare attacchi ai giornalisti da parte di sostenitori influenti in vari settori amplifica l’effetto delle strategie repressive. Questo può includere pressioni da parte di figure di spicco nel settore pubblico e privato che sostengono la causa del governo contro la stampa indipendente, creando una rete di intimidazione e repressione. Premi ai media favorevoli: supportare i media che dimostrano fedeltà al governo attraverso sussidi e appalti, e facilitare l’acquisizione di testate indebolite da questi sforzi. Questo approccio non solo punisce i media indipendenti ma premia anche quelli che contribuiscono a consolidare la narrativa del governo, garantendo un controllo crescente sulle informazioni disponibili al pubblico. Come sottolinea Sulzberger, la creazione di un ambiente in cui le azioni repressive contro i media siano meno evidenti e più complicate è una strategia particolarmente efficace perché meno visibile e più difficile da combattere rispetto ai metodi di repressione più diretti. UNITÀ CRUCIALE La collaborazione tra il New York Times e il Washington Post su questi temi evidenzia la necessità di un’azione concertata. I due giornali dimostrano che la difesa della libertà di stampa è un obiettivo comune che trascende le rivalità editoriali. Sulzberger ha espresso gratitudine per l’opportunità di pubblicare il suo intervento sul Washington Post e ha ribadito che la protezione della libertà di stampa richiede un impegno collettivo. La sua dichiarazione sottolinea l’importanza di mantenere la stampa libera e indipendente come pilastro essenziale della democrazia. In un periodo di crescente sfiducia nei media e di pressione sui giornalisti, il sostegno reciproco tra le principali testate giornalistiche è fondamentale per garantire che la verità possa continuare a emergere e che i diritti dei cittadini possano essere protetti. (in foto, AG Sulzberger, editore del New York Times)
Fnsi: libertà di stampa a rischio, serve un rinnovo contrattuale

Il Consiglio nazionale della Federazione Nazionale Stampa Italiana (Fnsi) si è riunito mercoledì 5 giugno 2024, esprimendo sostegno alla relazione presentata dalla segretaria generale Alessandra Costante. La relazione ha sollevato preoccupazioni significative riguardo alla qualità della libertà di stampa e al rispetto dei diritti civili in Italia, criticità che sono state denunciate anche da organismi internazionali. In un documento ufficiale, il Consiglio ha espresso “profonda inquietudine per le parole della segretaria e del presidente sulle criticità rispetto alla qualità della libertà di stampa e del rispetto dei diritti civili in Italia”. Il documento sottolinea anche l’importanza dell’articolo 36 della Costituzione italiana, che garantisce ai lavoratori una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del loro lavoro, sufficiente a garantire un’esistenza libera e dignitosa. Il Consiglio nazionale ha dichiarato il proprio appoggio alle azioni che la Segreteria e la Giunta intendono intraprendere nel confronto con gli editori per il rinnovo contrattuale, fermo da otto anni. “Un lasso di tempo che si è tradotto per gli editori in un importante taglio del costo del lavoro e in una maggiore precarizzazione del settore“, ha affermato il Consiglio. Il nuovo contratto dovrà essere inclusivo, aggiornato coi tempi e dovrà recuperare il gap dovuto all’erosione dell’inflazione. Un altro tema centrale discusso durante l’assemblea è stato quello dell‘intelligenza artificiale. Il Consiglio ha condiviso l’idea della segreteria secondo cui i giornalisti dovranno essere i protagonisti nel governare l’AI in redazione. “Il Consiglio respinge fin d’ora l’ipotesi che l’AI possa sostituire il nostro lavoro, un lavoro che è centrale per la democrazia e la sicurezza del nostro Paese”, si legge nel documento. La Fnsi ha sottolineato l’importanza di non ripetere l’errore fatto agli inizi degli anni 2000 con il web, quando gli editori non sono stati in grado di gestire il cambiamento, danneggiando il settore anche economicamente. Infine, il Consiglio nazionale ha espresso ottimismo per la chiusura in avanzo del bilancio federale e ha concordato con la proposta di utilizzare parte dei fondi federali a sostegno delle Associazioni regionali di Stampa che hanno chiuso in negativo. “L’anima della Fnsi sono le Associazioni regionali di Stampa“, ha dichiarato la segretaria Costante, evidenziando l’importanza di sostenere le entità regionali per mantenere viva e forte la missione della Fnsi.
Allarme RSF: libertà di stampa in pericolo, Italia al 46° posto

Un’allerta globale è stata emessa da Reporter Senza Frontiere (RSF) nel suo rapporto annuale sulla libertà di stampa nel mondo. L’organizzazione ha evidenziato un preoccupante declino del sostegno e del rispetto per l’autonomia dei media, mentre la pressione da parte dello Stato e di altri attori politici continua a crescere. Tra i Paesi in cui la situazione è peggiorata, spicca l’Argentina sotto il neoeletto presidente Javier Milei. Tuttavia, mentre l’Argentina affonda, la Norvegia mantiene la sua posizione in cima alla classifica, seguita da Danimarca e Svezia. Un’inversione di tendenza sorprendente vede l’Eritrea scendere all’ultima posizione, superando la Corea del Nord. Ma non sono solo i Paesi in via di sviluppo a essere colpiti: Afghanistan e Siria figurano tra coloro che hanno subito cali significativi, con quest’ultima tra gli ultimi 10 Paesi insieme a Cina, Iran e Corea del Nord. Il quadro complessivo dipinto da RSF è allarmante: in 138 Paesi intervistati, gli attori politici sono spesso coinvolti in disinformazione e propaganda, con 31 nazioni in cui questa situazione è diventata sistematica. L’Italia non è immune a questa tendenza inesorabile. Nel rapporto di RSF, il paese perde cinque posizioni, passando dal 41º al 46º posto nella classifica sulla libertà di stampa. Un segnale preoccupante per un paese che, nel 2023, aveva registrato un aumento significativo, recuperando 17 posizioni rispetto all’anno precedente. Il caso dell’agenzia di stampa AGI, potenzialmente in procinto di essere acquisita dal gruppo Angelucci, è stato citato come un esempio dei crescenti sforzi dei gruppi politici per influenzare il panorama mediatico nazionale. L’Europa orientale e l’Asia centrale si trovano sotto i riflettori di RSF per l’imitazione dei metodi repressivi russi, con la Serbia che fa da trampolino per la propagazione della propaganda russa. Tuttavia, l’Europa rimane l’unica regione a includere paesi classificati come “buoni”, anche se la situazione in nazioni come la Grecia solleva preoccupazioni serie.
Libertà di stampa: consapevolezza e sfide a Conselice nel 2024

Il 3 maggio 2024, in occasione della Giornata mondiale della libertà di stampa, si è tenuta a Conselice (RA) la manifestazione “Libertà di stampa sotto attacco – Tra bavagli e minacce, quando il potere politico vuole silenziare l’informazione“. L’evento è stato organizzato dall’Osservatorio sulla libertà di stampa, in collaborazione con Fnsi, il Comune di Conselice, Aser e Odg Emilia-Romagna. La sindaca di Conselice, Paola Pula, e Paolo Berizzi, presidente dell’Osservatorio sulla libertà di stampa, hanno dato il benvenuto ai partecipanti. Tra i relatori, hanno preso la parola Silvestro Ramunno, presidente dell’Ordine dei giornalisti Emilia-Romagna, Matteo Naccari, segretario generale aggiunto Fnsi, e Paolo Maria Amadasi, presidente dell’Associazione della stampa Emilia-Romagna. Le relazioni si sono concentrate su temi cruciali come “Cronaca nera, nuovi ostacoli per i giornalisti” presentata da Nicola Bianchi del giornale il Resto del Carlino e segretario di Aser, e “Legalità e diritto all’informazione: binomio indissolubile” illustrata da Francesco Maria Caruso, giudice dei processi Aemilia e strage di Bologna. Tra le testimonianze più toccanti, quella di Chiara Caravelli, giornalista del Resto del Carlino, che ha raccontato le minacce quotidiane affrontate nel suo lavoro. Inoltre, sono state analizzate le situazioni di Mukhtar Lashkari, giornalista afgano rifugiato politico in Italia, e di Julian Assange, con un focus a cura dei Comitati Free Assange dell’Emilia-Romagna. La discussione è stata moderata da Paolo Bonacini, giornalista e scrittore, membro del direttivo di Aser. A chiudere l’incontro sono stati Alessandra Costante, segretaria generale Fnsi, e Paolo Berizzi con una riflessione sulla situazione della libertà di stampa in Italia, focalizzando l’attenzione sul rapporto tra il potere politico e l’informazione libera.