Giornalisti al terzo sciopero per contratto scaduto da 10 anni: mobilitazioni in tutta Italia

Il 16 aprile 2026 i giornalisti italiani si sono fermati per il terzo sciopero nazionale proclamato dalla Fnsi, con presìdi e manifestazioni in tutta Italia per chiedere il rinnovo del contratto Fnsi-Fieg, l’introduzione dell’equo compenso e maggiori tutele per chi lavora nell’informazione. Le associazioni regionali di stampa hanno organizzato incontri pubblici e sit-in per spiegare le ragioni della protesta. A Verona, la segretaria generale della Fnsi, Alessandra Costante, ha partecipato alla manifestazione in piazza Bra, davanti al municipio, insieme ai rappresentanti delle redazioni locali e all’Ordine dei giornalisti del Veneto, che aderisce all’iniziativa “a sottolineare l’unità di intenti in questa battaglia per il futuro della professione”. A Milano, l’Associazione Lombarda dei Giornalisti ha organizzato un presidio in piazza San Babila. Il presidente, Paolo Perucchini, ha spiegato: “Diritti, tutele e soldi. Ma soprattutto dignità per i giovani colleghi. È quello che chiedono i giornalisti scioperando, di nuovo, a sostegno del nuovo contratto nazionale di lavoro, fermo da oltre 10 anni“. In altre città, come Genova, Torino e Ancona, i sindacati regionali segnalano che negli ultimi anni l’inflazione ha ridotto il valore degli stipendi e che molti collaboratori vengono pagati pochi euro per ogni articolo o fotografia. Le iniziative sono diffuse: a Genova il presidio si è tenuto davanti alla Prefettura, mentre a Torino si è svolto un flash mob per rappresentare concretamente la vita quotidiana dei cronisti. A Roma la mobilitazione è stata anticipata al 15 aprile con incontri e distribuzione di volantini per informare i cittadini. Anche a Perugia, Terni, Cagliari, Palermo e in altre città si svolgono eventi pubblici per spiegare le richieste dei lavoratori. Nel comunicato diffuso per lo sciopero, la Fnsi afferma: “Le giornaliste e i giornalisti italiani scioperano, oggi, per la terza volta. Non lo facciamo a cuor leggero, ma riteniamo che sia necessario informare i lettori, la società e la politica di ciò che sta accadendo nel nostro settore”. Il sindacato sottolinea che il contratto è scaduto da dieci anni e che “non esiste alcuna regola per l’uso dell’intelligenza artificiale e per il giusto riconoscimento economico agli autori dei contenuti ceduti agli Over the top”. Dall’altra parte, la Fieg, che rappresenta gli editori, spiega la propria posizione. Gli editori chiedono maggiore flessibilità e una revisione delle regole contrattuali per affrontare le trasformazioni del mercato e le innovazioni tecnologiche. Secondo la Fieg, l’attuale contratto contiene vincoli considerati superati e costosi, come ferie e permessi elevati e alcune indennità, che inciderebbero sulla sostenibilità economica delle aziende editoriali. La Fieg dichiara inoltre di non essersi mai sottratta al confronto e di voler proseguire le trattative per arrivare a un nuovo accordo che tenga conto anche dell’ingresso di giovani professionisti nel settore. Il confronto tra sindacato ed editori resta quindi aperto, mentre lo sciopero del 16 aprile rappresenta un momento di mobilitazione nazionale sul tema del futuro dell’informazione e delle condizioni di lavoro dei giornalisti.
La7, giornalisti pronti allo sciopero per chiedere tutele sui neoassunti

L’assemblea dei giornalisti di La7 ha annunciato la disponibilità a proclamare lo sciopero se non arriveranno risposte dall’azienda su forfait e incidenze domenicali, chiedendo anche azioni legali per il rispetto dei contratti e la concreta applicazione della decisione della Cassazione anche per il pregresso. La comunicazione è contenuta in una nota diffusa martedì 24 febbraio 2026, in cui l’assemblea prende posizione sul mancato riconoscimento, ai neoassunti, della corretta applicazione del contratto collettivo nazionale e degli accordi integrativi aziendali. Secondo quanto riportato nel documento, tali accordi sarebbero stati elusi attraverso “forfait palesemente irrisori e incongrui”. Nel testo si legge che l’assemblea prende atto “con sconcerto del rifiuto dell’azienda di riconoscere ai colleghi neoassunti la corretta applicazione del contratto collettivo nazionale e degli accordi integrativi aziendali”. Viene inoltre segnalato un ulteriore elemento: il mancato pagamento delle incidenze domenicali, dopo che al tavolo sindacale l’azienda aveva comunicato l’intenzione di uniformarsi a quanto stabilito dalla Corte di Cassazione. La decisione della Corte, come ricordato nella nota, ha riconosciuto ai giornalisti di La7 il diritto a percepire in busta paga questa voce del contratto nazionale, “così come avviene per tutti i colleghi delle altre testate, anche nel gruppo Cairo”. Le incidenze domenicali sono somme aggiuntive previste dal contratto quando si lavora di domenica, e devono essere indicate nella busta paga. L’assemblea ha quindi chiesto al Comitato di redazione (Cdr) “di attivarsi anche legalmente per ottenere il rispetto dei contratti collettivo e integrativo per i neoassunti e la concreta applicazione della decisione della Cassazione anche per il pregresso”. Nel documento viene inoltre richiesto “di utilizzare con effetto immediato il pacchetto di giorni di sciopero già affidato al Cdr nel caso di esito negativo dell’imminente incontro – sui due punti in questione – in programma con l’azienda”.
Equo compenso giornalisti: proposta unitaria degli editori a 17,25 euro per articolo

Federazione nazionale della Stampa italiana (Fnsi), Ordine dei Giornalisti e Inpgi hanno presentato al Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria (DIE) una proposta unitaria sull’equo compenso giornalisti, mentre la proposta della Fieg è stata definita inaccettabile dalle organizzazioni di categoria. Il confronto si è svolto al tavolo istituito in base alla legge 233/2012, che prevede regole specifiche per garantire un compenso proporzionato ai giornalisti che lavorano senza contratto da dipendenti. L’obiettivo è stabilire criteri chiari e coerenti con quanto indicato dalla sentenza del Consiglio di Stato, che aveva annullato la delibera del 2014 in materia di equo compenso, chiedendo parametri legati alla retribuzione dei colleghi assunti. La proposta presentata congiuntamente riprende il lavoro già elaborato nel 2023 per le tabelle di liquidazione giudiziale dei compensi. Le tabelle sono parametrate ai contratti di categoria sottoscritti dalla Federazione nazionale della Stampa italiana (Fnsi) e tengono conto delle diverse realtà del settore: quotidiani, agenzie di stampa, testate online, uffici stampa, emittenti radiotelevisive private nazionali e locali. Viene considerata anche l’anzianità di iscrizione all’Ordine, riconoscendo il tempo impiegato e la qualità del lavoro svolto. Per le testate nazionali si indicano compensi compresi tra 130 e 170 euro al giorno e tra 65 e 84 euro per la mezza giornata. Per l’emittenza locale le cifre variano da 86 a 119 euro al giorno e da 44 a 62 euro per la mezza giornata. Nelle testate locali online e nei periodici i compensi previsti vanno da 52,50 euro fino a 262,50 euro per i mensili, in base alle caratteristiche dell’attività richiesta. Le organizzazioni hanno ringraziato il sottosegretario Alberto Barachini per aver ricostituito la Commissione sull’equo compenso e per l’impegno nel riaprire un confronto che prosegue da oltre dodici anni. Al tavolo era presente anche la Fieg, che rappresenta gli editori. La proposta degli editori individua un parametro di 17,25 euro per articolo di almeno 1200 battute. Nel 2014 il criterio di riferimento era pari a 20,83 euro. Secondo Federazione nazionale della Stampa italiana (Fnsi), Ordine e Inpgi, questa cifra non rispetta i principi di coerenza e proporzionalità richiamati dalla sentenza del giudice amministrativo. La proposta della Fieg mantiene inoltre soglie di accesso che prevedono una fascia al di sotto del minimo, alla quale non si applicherebbe l’equo compenso. Il presidente nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Carlo Bartoli, ha dichiarato: “l’equo compenso non si può calcolare solo in termini quantitativi, occorre tenere conto dei parametri di qualità, delle caratteristiche del lavoro e del tempo necessario al giornalista per produrre quanto richiesto. Riteniamo pertanto che le tabelle possano essere il punto di riferimento per attuare finalmente quanto prevedono la Costituzione e le leggi in materia”. La segretaria generale della Federazione nazionale della Stampa italiana (Fnsi), Alessandra Costante, ha affermato: “La proposta degli editori è molto distante non solo dalle sentenze, ma anche dall’assicurare dignità e professionalità ai collaboratori che finirebbero per guadagnare ancora meno di quanto previsto dalla delibera annullata. Gli editori continuano a voler ridurre surrettiziamente il costo del lavoro sfruttando cococo e partite Iva”. Il presidente dell’Inpgi, Roberto Ginex, ha spiegato: “Oggi un giornalista libero professionista dichiara in media circa 17 mila euro di reddito annui, mentre un giornalista che è titolare di un cococo dichiara in media circa 10 mila euro annui. L’ammontare dei redditi incide in modo significativo anche sulla possibilità o meno di raggiungere il requisito di anzianità contributiva minima necessaria per ottenere il diritto alla prestazione pensionistica, con la conseguenza che, in presenza di bassi redditi, i nostri iscritti, al raggiungimento dell’età anagrafica di 66 anni, si trovino nella condizione di non poter accedere alla pensione. Con il sistema contributivo in vigore – aggiunge Ginex – il volume dei redditi che si percepiscono nel corso della vita lavorativa da giornalista autonomo diventa assolutamente centrale, per poter accedere domani ad un assegno pensionistico con le tutele previste dall’articolo 36 della Costituzione”. (Foto generata con AI)
I giornalisti scendono in piazza per il rinnovo del contratto

Giovedì 27 novembre, alle 10, il Consiglio nazionale della Fnsi si riunirà in piazza dei Santi Apostoli a Roma per aprire ufficialmente la mobilitazione per il rinnovo del contratto nazionale Fnsi-Fieg, scaduto nel 2016. L’incontro coinvolgerà i rappresentanti dell’Esecutivo del Cnog, dell’Unione nazionale giornalisti pensionati, dell’Usigrai e i delegati di Inpgi e Casagit, che affiancheranno le Associazioni regionali di Stampa in un momento considerato il cuore organizzativo della protesta. Le iniziative del 27 novembre anticipano lo sciopero nazionale proclamato per il giorno successivo e preparano le manifestazioni previste nelle città italiane, sostenute dai Comitati di redazione e dagli Ordini regionali dei giornalisti. L’appuntamento romano sarà accompagnato dagli hashtag #IlNostroLavoroVale e #GiornalismoDignità, che riassumono il senso della mobilitazione e guideranno la comunicazione pubblica della giornata. A Milano i giornalisti si ritroveranno in piazza 25 Aprile dalle 11, in un presidio organizzato dall’Associazione Lombarda dei Giornalisti. Il sindacato regionale spiega: “Siamo la categoria di lavoratori che, per colpa degli editori, non ha ancora sottoscritto un contratto di lavoro all’altezza dei tempi: adeguato nelle retribuzioni, moderno nelle regole, che tuteli i giovani e sia proiettato verso nuovi modelli di informazione”. A Bologna la manifestazione dell’Aser vedrà la partecipazione del Sindacato giornalisti del Trentino-Alto Adige, del Sigim e del Sindacato giornalisti Veneto, con iniziative che dureranno per tutta la mattinata. A Genova l’Associazione Ligure dei Giornalisti e l’Ordine regionale hanno convocato un presidio davanti alla Prefettura, in Largo Eros Lanfranco, alle 10.30. A Firenze la protesta sarà davanti alla sede Rai, in Largo Ettore Bernabei, dalle 11, con la presenza dei Comitati di redazione, dei fiduciari della Consulta sindacale, dei rappresentanti dell’Associazione Stampa Toscana e dei gruppi regionali dei pensionati e dei giornalisti sportivi. A Napoli l’appuntamento è alle 11.30 a largo Berlinguer. Il Sugc annuncia il riposizionamento del banner dedicato a Mario Paciolla e ricorda le parole del presidente Mattarella: “Il contratto di lavoro dei giornalisti costituisce il primo elemento dell’autonomia della categoria”. A Torino l’Associazione Stampa Subalpina sarà in piazza Carignano dalle 11 alle 12 “per manifestare a sostegno dello sciopero nazionale proclamato dalla Fnsi”. “Il nostro lavoro vale”, aggiunge l’Assostampa, invitando i colleghi a partecipare. A Cagliari il presidio è previsto alle 10.30 in via Barone Rossi, davanti alla sede dell’Assostampa e dell’Ordine regionale, in un momento di confronto anche con i cittadini. A Potenza l’Associazione della Stampa di Basilicata ha convocato un presidio alle 10.30 in piazza Mario Pagano, segnalando che “in molte aree del Paese, soprattutto nel Mezzogiorno, è in atto una vera e propria desertificazione dell’informazione”. A Pescara il Sindacato giornalisti abruzzesi sarà in piazza Salotto alle 10: “La mobilitazione riguarda tutti, dipendenti, autonomi, precari, pensionati. Perché questa non è solo una vertenza di categoria, ma la difesa del diritto dei cittadini a un’informazione corretta e libera”. A Perugia l’Associazione Stampa Umbra manifesterà in piazza Italia dalle 9, insieme all’Ordine dei Giornalisti e ad altre associazioni “per chiedere diritti salariali, innovazione e fine del precariato”. L’associazione avverte: “La luce dell’informazione e del pluralismo si sta spegnendo”. Ad Aosta l’Associazione Stampa Valdostana sarà in piazza Albert Deffeyes alle 11.30, davanti al Palazzo regionale, con delegazioni di Cgil, Cisl, Savt e Uil. (In foto, Alessandra Costante, segretaria generale FNSI)
Aumentano le minacce ai giornalisti in Italia. “Ossigeno” propone uno sportello legale gratuito

A Roma, durante la presentazione dei nuovi dati di Ossigeno per l’informazione alla Casa del Jazz, è emerso un quadro preoccupante sullo stato della libertà di stampa in Italia. Le manifestazioni di violenza contro i giornalisti sono in forte aumento e l’episodio dell’ordigno trovato davanti casa di Sigfrido Ranucci è solo l’ultimo di una lunga serie. Secondo l’associazione che monitora le minacce ai cronisti dal 2006, sono ormai quasi 8 mila gli operatori dell’informazione che hanno subito attacchi per motivi legati al loro lavoro. Nel primo semestre del 2025, i giornalisti intimiditi sono stati 361, a fronte dei 203 registrati nello stesso periodo del 2024. Si tratta di 158 casi in più, con un incremento del 78%. Crescono anche le violazioni deliberate della libertà di informazione, aumentate del 46%, con 107 episodi rispetto ai 73 del 2024. Tra le minacce, quelle provenienti da esponenti politici e istituzionali rappresentano il 39% del totale, in crescita di 10 punti percentuali. Più della metà di questi episodi arriva da istituzioni locali, come comuni o regioni. In circa un terzo dei casi, i giornalisti vengono colpiti con querele pretestuose, minacce sui social o insulti pubblici, aumentati del 17% rispetto all’anno precedente. Il 33% delle intimidazioni ha origine sociale, il 12% non è identificato, mentre l’8% proviene da imprenditori, il 4% da criminali e il 3% da ambienti mediatici. La Lombardia resta la regione con il maggior numero di giornalisti minacciati, pari al 27% del totale, seguita da Lazio (16%) e Sicilia (13%). L’Abruzzo, con il 3% delle vittime, registra però un aumento del livello di pressione intimidatoria, cioè del rapporto tra minacciati e popolazione giornalistica attiva sul territorio. Oltre alle aggressioni fisiche e verbali, cresce anche il ricorso alle azioni legali strumentali, note come Slapp, che restano la seconda forma più frequente di intimidazione dopo gli avvertimenti diretti. Ma uno degli aspetti più critici riguarda la mancata denuncia: l’81% dei giornalisti aggrediti sceglie di non rivolgersi alla giustizia, contro circa la metà nello stesso periodo del 2024. Diminuiscono invece le minacce di genere, anche se aumenta la tendenza a non segnalarle. I numeri diffusi da Ossigeno riguardano solo i casi di cui l’associazione ha avuto notizia. Nel 2024, i 516 giornalisti minacciati registrati da Ossigeno superavano le stime di altre istituzioni: Ministero dell’Interno (114 casi), Media Freedom Rapid Response (125) e Consiglio d’Europa (8). “Secondo noi nei primi mesi del 2025 ci sono stati molti più di 361 minacciati”, ha commentato Alberto Spampinato, presidente di Ossigeno, sottolineando la necessità di un monitoraggio ancora più capillare. Per offrire un aiuto concreto, Ossigeno ha proposto la creazione di un pronto soccorso nazionale gratuito per i giornalisti colpiti da querele temerarie e privi di tutela da parte del proprio editore. L’associazione ha ricordato anche l’attività del proprio Sportello di assistenza legale, operativo dal 2015, che ha seguito 100 giornalisti ottenendo il 98% di vittorie giudiziarie. “È un’iniziativa a cui siamo favorevoli – ha dichiarato Guido D’Ubaldo, presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio – ma penso che sia necessaria pure l’attenzione del governo”.
I reporter USA lasciano il Pentagono: sostituiti i media tradizionali con influencer

A Washington, i principali media americani hanno lasciato i loro uffici all’interno del Pentagono dopo decenni di presenza stabile. La decisione è arrivata quando testate come NBC, ABC, CNN, NPR, Associated Press, Washington Post, New York Times e Fox News hanno rifiutato di firmare le nuove linee guida imposte dal Dipartimento della Difesa. Queste regole, volute dal segretario alla Difesa Pete Hegseth, richiedono ai giornalisti di indossare sempre il badge identificativo, di essere scortati dal personale militare in alcune aree e di ottenere autorizzazioni preventive per interviste e spostamenti, limitando la libertà di movimento che i reporter avevano in passato. Secondo il Pentagono, le nuove regole servono a evitare “leak”, cioè fughe di notizie, anche su temi non classificati. Ora i funzionari devono chiedere il permesso per parlare con la stampa o con il Congresso. I giornalisti possono continuare a fare domande, ma il documento avverte che le fonti non autorizzate potrebbero subire “conseguenze”, e che esiste una “distinzione critica tra chiedere informazioni legalmente o incoraggiare una violazione della legge”. Per il Dipartimento, chi diffonde contenuti confidenziali può essere considerato un rischio alla sicurezza nazionale. I portavoce del Pentagono hanno definito la scelta dei media tradizionali un errore: “Saranno loro a perderci”, hanno dichiarato, annunciando l’arrivo di una nuova generazione di 60 reporter, che si aggiungeranno ai 26 rimasti. Tra i nuovi accreditati figurano testate appartenenti ai “new media” conservatori come The Gateway Pundit, Human Events, Timcast, Frontlines di Turning Point USA, LindellTV, National Pulse ed Epoch Times. Alcuni di questi siti e podcast sono stati in passato coinvolti in controversie legali o accuse di disinformazione, ma ora avranno pieno accesso alle informazioni del Pentagono. Anche nel fronte conservatore, però, non tutti sono d’accordo. La rete OAN (One America News) ha accettato di firmare le regole, ma in estate ha licenziato la propria corrispondente dal Pentagono, Gabrielle Cuccia, che si definiva una “Maga Girl” ma aveva criticato le restrizioni imposte da Hegseth. Alla Casa Bianca, invece, non è richiesto ai giornalisti di firmare documenti simili. Il presidente Donald Trump ha sostenuto il capo del Pentagono affermando che «la stampa è molto disonesta». Trump mantiene comunque un rapporto diretto con i giornalisti: risponde spesso alle domande del pool presidenziale, e le sue partenze e arrivi sono aperti a tutti i media, compresi quelli tradizionali come ABC, CNN e Axios. Allo stesso tempo, non esita ad accusare le redazioni di diffondere “fake news” e ha intentato cause legali contro alcune reti televisive. Il presidente ha inoltre ordinato la chiusura di Voice of America, la storica emittente pubblica che trasmetteva in 49 lingue. L’Associazione dei Corrispondenti della Casa Bianca, indipendente, continua a gestire i posti nella briefing room: nelle prime file siedono i media tradizionali, ma negli ultimi mesi è cresciuta la presenza di giornalisti indipendenti e media pro-Trump come Daily Signal, The Daily Wire, Real America’s Voice e Turning Point USA. Secondo il New York Times, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha dato spazio anche ai nuovi media: circa un quarto delle domande durante le conferenze stampa è arrivato da giornalisti non tradizionali. Dal mese di gennaio, un posto a sedere è riservato a rotazione a un rappresentante dei new media, che può porre la prima domanda. Il sistema di rotazione, ora gestito direttamente dalla Casa Bianca, regola anche l’accesso agli spazi riservati come lo Studio Ovale e l’Air Force One. Dopo una causa legale intentata dall’Associated Press, la Corte d’appello ha dato ragione alla Casa Bianca, permettendo di includere le agenzie di stampa nella rotazione senza riservare loro un posto fisso.
Senato, via libera a regole IA: l’Italia tutela giornalisti, il diritto d’autore e attua norme contro i deepfake

Il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge di delega al governo sull’intelligenza artificiale, che diventa così legge dello Stato. I voti favorevoli sono stati 77, quelli contrari 55 e 2 gli astenuti. La norma si compone di 28 articoli e stabilisce i “princìpi in materia di ricerca, sperimentazione, sviluppo, adozione e applicazione di sistemi e di modelli” legati all’IA. Il testo mira a promuovere un uso corretto, trasparente e responsabile delle nuove tecnologie, ponendo al centro la persona e vigilando sui possibili rischi economici, sociali e sull’impatto sui diritti fondamentali. Tra gli aspetti messi in rilievo, la tutela del diritto d’autore e la protezione del lavoro giornalistico. Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi, ha dichiarato: “Certamente uno degli aspetti più interessanti della legge italiana sull’intelligenza artificiale è costituito dagli argini posti a tutela del diritto d’autore e dei giornalisti che producono contenuti originali e di qualità. Per la Fnsi, l’IA non può sostituire i giornalisti in carne ed ossa”. Costante ha aggiunto che ora servono regole anche nel settore dell’informazione, per garantire un uso etico dell’IA e per permettere ai professionisti di far valere i propri diritti nei confronti di grandi piattaforme. Soddisfazione è stata espressa dal sottosegretario all’Editoria, Alberto Barachini, che ha sottolineato la necessità di garantire sicurezza nello sviluppo tecnologico: “La straordinaria rivoluzione dell’intelligenza artificiale ha bisogno di argini per far correre il cambiamento in sicurezza e grazie al lavoro del governo adesso sono in vigore misure adeguate per proteggere i cittadini dai rischi connessi”. Barachini ha richiamato l’attenzione sul contrasto al reato di deepfake, definito “più che mai necessario” dopo recenti episodi di cronaca, e sul rafforzamento delle norme a tutela del copyright, in linea con le direttive europee. Il sottosegretario ha inoltre ringraziato il presidente della Commissione AI per l’Informazione, padre Paolo Benanti, e i commissari per il contributo fornito al percorso legislativo, evidenziando l’impegno del governo nel delineare “la via italiana all’intelligenza artificiale”.
Papa Leone XIV: “grazie ai giornalisti della pace e verità”
“Grazie a tutti i giornalisti che contribuiscono ad una comunicazione di pace e di verità”: lo ha detto il Papa Leone XIV nel corso dell’Angelus di domenica 27 luglio 2025 rivolgendosi, riporta l’agenzia Ansa, in particolare ai media vaticani che in questi giorni del Giubileo dei giovani hanno anche una postazione al colonnato di San Pietro.
Papa Leone XIV: i giornalisti siano “operatori di pace” e responsabili nell’uso dell’AI

Papa Prevost ha incontrato questa mattina, alle ore 11 nell’Aula Paolo VI, i rappresentanti dei media internazionali, in occasione del primo appuntamento ufficiale con la stampa mondiale dopo la sua elezione. L’incontro, nel solco del dialogo avviato da Papa Francesco, ha visto il Pontefice rivolgersi ai giornalisti con un discorso centrato sul ruolo etico dell’informazione, la responsabilità della comunicazione nei contesti di crisi e il valore della libertà di stampa. Rivolgendosi ai presenti con un saluto formale, Papa Prevost ha sottolineato che il tempo attuale rappresenta per la Chiesa un “tempo di Grazia”, richiamando poi le parole del Vangelo: “Beati gli operatori di pace”. Il Pontefice ha evidenziato come questa esortazione interpelli direttamente il mondo dell’informazione, chiamato a rifiutare logiche di conflitto, linguaggi divisivi e modelli comunicativi improntati alla competizione. Ha esortato a una comunicazione che non separi la ricerca della verità dal rispetto per le persone, chiedendo di respingere il paradigma della guerra comunicativa. Nel passaggio centrale del discorso, Papa Prevost ha rivolto un appello alla liberazione dei giornalisti detenuti per aver cercato di raccontare fatti e conflitti, affermando che la libertà di stampa è un diritto fondamentale che permette ai popoli di compiere scelte consapevoli. Ha definito tali operatori “testimoni” e ha ricordato il contributo di quanti documentano la guerra anche a costo della propria incolumità. Il Pontefice ha poi espresso gratitudine alla stampa per la copertura dei recenti eventi ecclesiali, tra cui i riti della Settimana Santa, la morte di Papa Francesco e i giorni del Conclave, sottolineando il loro impegno nel raccontare la varietà e l’unità della Chiesa. Ha ringraziato i giornalisti per aver superato cliché e stereotipi nella narrazione della vita ecclesiale. Ampio spazio è stato dedicato alla trasformazione digitale e al ruolo dell’intelligenza artificiale, definita una sfida che interpella l’intera società. Papa Prevost ha invitato a un uso responsabile degli strumenti tecnologici, affinché siano orientati al bene comune, promuovendo ambienti digitali inclusivi, capaci di generare dialogo e cultura. Citata anche la necessità di “disarmare la comunicazione” da odio, aggressività e pregiudizi, il Papa ha fatto eco al messaggio del suo predecessore per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, chiedendo un linguaggio sobrio e ascoltante, che sappia dare voce a chi non ne ha. Nel concludere il suo intervento, Papa Prevost ha ribadito l’importanza di una comunicazione di pace, in grado di raccontare con rigore sia i conflitti che le speranze, e ha esortato i giornalisti a continuare il proprio servizio alla verità con coraggio e consapevolezza. Il Pontefice ha infine impartito la sua benedizione ai presenti.
Casagit, nuove strategie contro lo stress in redazione: il 79% dei giornalisti ne soffre

Il lavoro dei giornalisti italiani è sempre più caratterizzato da stress psicosociale, carichi cognitivi elevati e incertezza occupazionale. L’indagine “Breaking News”, promossa dall’Osservatorio salute e sicurezza sul lavoro di Casagit Salute, ha coinvolto 1.910 professionisti dei settori stampa, televisione, web e radio, analizzando i rischi del mestiere. Il report sarà discusso al Congresso europeo di Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni a Praga dal 21 al 24 maggio 2025. Lo studio, realizzato con il Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi (Cnop) e l’Università di Bologna, evidenzia come il 79% dei giornalisti percepisca un forte aumento dello stress lavorativo. Le principali cause sono il sovraccarico informativo, l’uso incessante delle tecnologie e la riduzione del personale nelle redazioni. Il tecnostress, ovvero la difficoltà nel gestire notifiche continue e l’accelerazione dei tempi di produzione, sta incidendo negativamente sul benessere mentale e fisico dei professionisti dell’informazione. Un altro dato allarmante riguarda la crescente preoccupazione per la sicurezza occupazionale: il 65% degli intervistati teme che l’intelligenza artificiale possa ridurre ulteriormente le opportunità di impiego, mentre l’82% ritiene indispensabile un aggiornamento continuo delle competenze per restare competitivi. La costante pressione nel garantire contenuti rapidi e aggiornati porta inoltre a un calo della qualità dell’informazione, con ripercussioni sia sui giornalisti che sul pubblico. Il report è stato già consegnato alla Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi) come contributo al tavolo di discussione per il rinnovo del Contratto nazionale di lavoro giornalistico. Secondo il presidente di Casagit Salute, Gianfranco Giuliani, questi dati devono spingere a implementare strategie di prevenzione e supporto per migliorare la salute psicofisica dei giornalisti e rendere il settore più sostenibile. Tra le soluzioni proposte, emergono l’adozione di modelli organizzativi più equilibrati, la promozione di percorsi di formazione continua e un maggiore riconoscimento del valore del lavoro giornalistico.