Giorgia Meloni: “L’IA è per l’uomo, non l’uomo per l’IA”

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha inviato un messaggio all’assemblea pubblica di Confindustria Canavese, a Ivrea, dedicata al tema del lavoro e dell’innovazione. Nel suo intervento, la premier ha richiamato le parole di Adriano Olivetti, dicendo: “Se Adriano Olivetti diceva che la fabbrica è per l’uomo e non l’uomo per la fabbrica, noi dobbiamo oggi saper dire che l’intelligenza artificiale è per l’uomo e non l’uomo per l’intelligenza artificiale”. Meloni ha spiegato che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale (IA) sta portando il mondo davanti a “cambiamenti epocali”, e ha indicato come obiettivo principale quello di mantenere l’uomo al centro del progresso tecnologico. “I nostri sforzi – ha dichiarato – devono essere finalizzati a un obiettivo: garantire che l’intelligenza artificiale rimanga governata dall’uomo e che abbia l’uomo come suo fine ultimo”. La premier ha aggiunto che “la bussola da seguire, per governare questo processo e far in modo che questo salto tecnologico possa produrre benefici per i nostri cittadini” è quella di mantenere l’uomo al centro. Nel messaggio, la presidente del Consiglio ha parlato anche della necessità di sviluppare nuove competenze, spiegando che i cambiamenti tecnologici impongono un aggiornamento costante delle professionalità. “Sono convinta – ha affermato – che sia fondamentale lavorare, tutti insieme, per promuovere un vasto programma di re-skilling e up-skilling per tutti, giovani e adulti, lungo tutto l’arco della vita, nei luoghi di lavoro e nelle società”. Secondo Meloni, per raggiungere questo obiettivo è necessario investire in modo coordinato “sui sistemi educativi, sull’istruzione universitaria e sulle politiche attive del lavoro”, così da colmare la distanza tra le esigenze delle imprese e le professionalità disponibili. Il governo, ha ricordato Meloni, sta puntando con decisione anche sulle materie STEM – scienza, tecnologia, ingegneria e matematica – considerate “una garanzia di occupazione di qualità”. Per la premier, queste discipline sono fondamentali per preparare le nuove generazioni a un mondo del lavoro in continua evoluzione, dove la formazione continua diventa una chiave per non restare indietro. Rivolgendosi agli imprenditori e ai rappresentanti del mondo industriale presenti a Ivrea, Meloni ha parlato anche degli obiettivi del Governo in materia di ricerca e innovazione. “È un cammino che è solo all’inizio e che non intendiamo arrestare”, ha detto. “Anzi, vogliamo andare sempre più veloci. Ma guardare lontano vuol dire anche avere il coraggio di osare in campi nuovi”. Tra i progetti citati, la premier ha ricordato la Strategia italiana per le tecnologie quantistiche, un piano volto a rafforzare l’ecosistema della ricerca e delle imprese e a posizionare l’Italia “tra i protagonisti di questa rivoluzione tecnologica”.
Sospesa la mobilitazione al Sole 24Ore, più spazio ai giornalisti interni

È stata sospesa la mobilitazione dei giornalisti del Sole 24 Ore, proclamata il 18 ottobre dopo il caso dell’intervista alla premier Giorgia Meloni, affidata alla collaboratrice esterna Maria Latella e non a un giornalista interno. La decisione è arrivata a seguito dell’incontro tra il direttore Fabio Tamburini e il Comitato di redazione (Cdr), avvenuto nella giornata di ieri, e dell’assemblea che ne è seguita. Durante il confronto, le parti hanno ribadito la necessità di garantire la completezza e correttezza dell’informazione, il rispetto della professionalità giornalistica e l’uso prioritario delle risorse interne. Secondo quanto riportato, il direttore Tamburini avrebbe espresso la volontà di valorizzare maggiormente le competenze già presenti nella redazione rispetto al ricorso a collaboratori esterni, soprattutto nella realizzazione delle interviste di rilievo. Il direttore si sarebbe inoltre impegnato a coprire la carica di segretario di redazione, a rafforzare la caporedazione centrale e a rivedere la governance della redazione online, per migliorare la gestione complessiva del quotidiano. Tra le misure annunciate anche la destinazione delle prossime tre assunzioni previste dal piano di prepensionamenti alle redazioni più in difficoltà, con una nuova risorsa destinata in particolare alla redazione romana. Alla luce di questi impegni, il Comitato di redazione ha comunicato la sospensione dello stato di agitazione, in attesa che le promesse della direzione vengano concretizzate nei prossimi giorni. La pubblicazione del quotidiano, durante il periodo di mobilitazione, non era mai stata interrotta ma aveva assunto un formato ridotto, segno della volontà di mantenere la continuità dell’informazione anche durante la protesta. Le parti hanno così trovato un punto di equilibrio temporaneo, fondato sull’ascolto reciproco e sulla volontà di rafforzare la qualità giornalistica del quotidiano economico, riconoscendo il valore delle proprie risorse interne come elemento centrale per il futuro del giornale.
Il Sole 24Ore fermo: lo sciopero prosegue anche nei prossimi sei giorni

Domenica 19 ottobre, il quotidiano Il Sole 24 Ore non sarà presente in edicola e il suo sito web non verrà aggiornato. La decisione arriva dopo che l’assemblea delle giornaliste e dei giornalisti ha votato per affidare al Comitato di redazione (Cdr) un pacchetto di sei giorni di sciopero e un piano di agitazione più ampio, che prenderà forma nei prossimi giorni. La protesta nasce dalla condotta della direzione, accusata di aver pubblicato comunque il numero di sabato 18 ottobre, nonostante fosse stato proclamato uno sciopero all’unanimità il giorno precedente. Il Cdr ha definito l’episodio senza precedenti nei 160 anni di storia del giornale economico. Nel numero contestato è apparsa una lunga intervista alla premier Giorgia Meloni, firmata dalla giornalista esterna Maria Latella, scelta che, secondo il Cdr, avrebbe penalizzato ancora una volta le professionalità interne della redazione. Il caso ha suscitato malumori perché simili situazioni si erano già verificate in passato, con le redattrici e i redattori esclusi da interviste di rilievo. Il Cdr ha espresso preoccupazione per una tendenza che vede figure politiche e istituzionali scegliere direttamente gli intervistatori, riducendo così lo spazio di un’informazione libera e indipendente. Nel comunicato si legge che “non possiamo restare a guardare” di fronte al rischio che l’opinione pubblica riceva un’informazione selezionata e compiacente. I giornalisti si sono scusati con i lettori per l’assenza del quotidiano di domenica e per la qualità del numero pubblicato sabato, definito nel comunicato come “un prodotto indecoroso e non all’altezza della storia del Sole 24 Ore”.
Sciopero al Sole 24 Ore, ma il giornale esce lo stesso

Sabato 18 ottobre 2025 il Comitato di redazione del Sole 24 Ore ha denunciato una violazione sindacale da parte della direzione del quotidiano guidata da Fabio Tamburini, dopo che il giornale è stato pubblicato nonostante uno sciopero proclamato all’unanimità dai giornalisti.Lo sciopero era stato deciso a seguito della scelta del direttore di far realizzare alla giornalista Maria Latella, collaboratrice esterna, un’intervista alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni dopo la conferenza stampa sulla manovra di bilancio. Secondo il Cdr, nell’occasione erano presenti redattori interni che stavano già seguendo la conferenza a Palazzo Chigi. In un comunicato diffuso ai colleghi, il Cdr ha scritto:“Care colleghe, cari colleghi ieri è successa una cosa gravissima, mai successa nella storia di questo giornale e dei grandi giornali italiani. Nonostante lo sciopero fosse stato proclamato all’unanimità da un’assemblea convocata all’ultimo, cui hanno partecipato più di un centinaio di colleghe e colleghi, il direttore ha scelto di fare uscire oggi il giornale, sia pure in formato ridotto”. Il comitato ha inoltre annunciato:“Convochiamo un’assemblea straordinaria alle ore 15 in prima convocazione e alle ore 16 in seconda convocazione per decidere le iniziative più opportune da intraprendere. Manderemo il link più tardi per collegarvi. Il Cdr”. La redazione ha definito la decisione del direttore un “comportamento antisindacale”, sottolineando che l’edizione del 18 ottobre, uscita in forma ridotta, ha comunque pubblicato in prima pagina l’intervista alla premier. Il sito web del quotidiano non è stato aggiornato per tutta la giornata. “L’edizione del Sole 24Ore in edicola oggi nonostante lo sciopero proclamato dalla redazione – commenta Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi – scrive una pagina nera nella storia di uno dei quotidiani più importanti del Paese. Non solo: infanga e sminuisce l’altissima professionalità dei colleghi che ci lavorano. Lo sciopero indetto dal Cdr è a difesa della dignità del giornalismo professionale, della qualità dell’informazione e della sua indipendenza. Penso – conclude Costante – che neppure la presidente del Consiglio avrebbe voluto vedere la sua intervista uscire in un’edizione del Sole che fa carta straccia di tutti i fondamentali dell’informazione libera e democratica”. La vicenda è la seconda fase di uno scontro iniziato il giorno precedente, venerdì 17 ottobre, quando l’intervista di Latella alla presidente del Consiglio è comparsa sul giornale senza la firma di un giornalista interno. Il Cdr aveva già criticato episodi simili in passato, affermando che “in questo modo si approda a una deriva distopica nella quale gli intervistati si scelgono gli intervistatori con il beneplacito del direttore”.
Gian Marco Chiocci lascia il Tg1, sarà portavoce di Giorgia Meloni dal 15 settembre

Il direttore del Tg1 Gian Marco Chiocci diventerà il nuovo portavoce della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La notizia è stata diffusa oggi da Il Foglio e trova conferme sia a Palazzo Chigi sia all’interno della Rai. L’ingresso di Chiocci nello staff della premier dovrebbe avvenire dal 15 settembre, ma non si esclude un’accelerazione dei tempi. La decisione arriva dopo settimane di valutazioni e di incontri riservati per definire il futuro della comunicazione istituzionale della presidente del Consiglio. Tuttavia, in una dichiarazione all’Adnkronos, Chiocci ha precisato: “Io portavoce di Meloni? Allo stato non c’è nulla, informerei prima l’azienda”. Secondo fonti vicine alla maggioranza, la scelta di Meloni nasce dall’esigenza di rafforzare la strategia comunicativa del governo in vista dei prossimi appuntamenti politici. L’autunno porterà infatti un calendario fitto, con la tornata elettorale delle regionali e diversi dossier aperti sul fronte internazionale. Chiocci, considerato figura di massima fiducia della premier, è ritenuto un professionista capace di gestire scenari complessi e media nazionali e internazionali. L’ipotesi di un passaggio a Palazzo Chigi circolava da tempo, ma fino a pochi giorni fa Meloni valutava con cautela l’operazione. Non per motivi professionali, poiché tra i due c’è un rapporto consolidato e di reciproca stima, ma per la necessità di individuare un nuovo direttore del Tg1 che possa garantire continuità alla principale testata giornalistica della Rai. Il “casting” per la direzione è già iniziato e il cambio è considerato imminente. Chiocci, nato a Gubbio, ha una lunga carriera da cronista e direttore. Ha lavorato per anni al Giornale, dove firmò lo scoop sulla casa di Montecarlo di Gianfranco Fini nel 2010. Ha diretto Il Tempo e Adnkronos prima di approdare al Tg1 nel maggio 2023. Durante il suo mandato alla guida del telegiornale, ha realizzato interviste e inchieste che hanno segnato passaggi delicati per l’informazione, come il colloquio televisivo con Gennaro Sangiuliano, che portò a conseguenze politiche rilevanti. Tuttavia, il periodo è stato segnato anche da tensioni interne, culminate con il sorpasso del Tg5 nell’edizione serale del 28 agosto. Accanto a Chiocci resterà Fabrizio Alfano, attuale capo ufficio stampa di Palazzo Chigi, che continuerà a seguire la gestione dei rapporti con la stampa italiana e internazionale. Alfano, con un passato all’Agi e come portavoce di Gianfranco Fini alla presidenza della Camera, ha già coordinato la comunicazione di Meloni negli ultimi due anni e continuerà a farlo. (In foto, la premier Meloni e Gian Marco Chiocci)
Fuorionda di Giorgia Meloni a Washington: “Non voglio parlare con la stampa italiana”

Durante il vertice di Washington sulla situazione in Ucraina, al quale hanno partecipato il presidente statunitense Donald Trump, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e i principali leader europei, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è stata protagonista di un fuorionda che sta facendo discutere. Seduta al tavolo con gli altri capi di Stato, la premier si è rivolta a Trump dicendo: “Io non voglio mai parlare con la stampa italiana”. La frase, catturata dalle telecamere e rilanciata sui social, ha generato un ampio dibattito politico e istituzionale. Il fuori onda si è verificato mentre il presidente finlandese Alexander Stubb commentava con sorpresa l’apertura di Trump alle domande dei giornalisti presenti. La premier ha sorriso e ha aggiunto: “A lui piace, gli piace sempre”, riferendosi alla disponibilità del presidente statunitense a rispondere alla stampa. Poco dopo, durante la conferenza successiva, Trump ha chiesto: “Ragazzi, volete prendere qualche domanda?”, ma Meloni, a bassa voce, ha replicato: “Penso sia meglio di no, siamo troppi e andremmo troppo lunghi”. Il video del momento è stato diffuso attraverso i canali istituzionali e poi rilanciato da diverse testate, alimentando reazioni immediate. La Federazione Nazionale Stampa Italiana (Fnsi), attraverso la sua segretaria generale Alessandra Costante, ha dichiarato: “Che la presidente del Consiglio non ami i giornalisti e le domande della stampa è cosa nota”. Costante ha ricordato che negli anni la premier ha sostituito le tradizionali conferenze stampa con “lunghi monologhi online, senza contraddittorio, senza domande”, definendo la situazione “propaganda, non informazione”. Dure anche le reazioni dell’opposizione. La senatrice di Italia Viva Silvia Fregolent ha affermato: “Il fuori onda con Trump è chiarissimo: Meloni non regge il confronto con le domande, cioè con la democrazia”. Il co-portavoce di Alleanza Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli, ha sottolineato: “Meloni si sottrae al ruolo che i giornalisti hanno in una democrazia: fare domande e chiedere conto delle scelte del governo”. Anche il leader di Azione Carlo Calenda è intervenuto scrivendo su X: “Il leader di un Paese democratico non ha paura della stampa e sa che è suo dovere interloquire con tutti i giornali”. Critiche sono arrivate anche dal segretario di Più Europa, Riccardo Magi, che ha definito l’episodio “un indegno fuori onda” e ha parlato di “totale disprezzo per la libertà di informazione”. L’episodio ha attirato attenzione anche per un altro dettaglio: Giorgia Meloni è iscritta all’albo dei giornalisti professionisti dal 2006. Nonostante ciò, negli anni ha spesso limitato il rapporto diretto con la stampa, preferendo brevi interventi, video registrati e dirette social. Le parole pronunciate a Washington hanno riportato al centro del dibattito pubblico il tema dei rapporti tra governo e informazione, con particolare riferimento al ruolo dei giornalisti nel sistema democratico. [In copertina, i leader riuniti a Washington (Foto: ufficio ImagoEconomica/via Chigi)]
Giorgia Meloni in visita all’ANSA per gli 80 anni: “Nata il mio stesso giorno”

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha visitato la sede dell’ANSA, in occasione degli 80 anni dell’Agenzia di stampa, fondata il 15 gennaio 1945. La visita si è svolta presso gli uffici romani della redazione, dove la premier ha incontrato il presidente Giulio Anselmi e il direttore Luigi Contu, oltre a numerosi giornalisti presenti nella newsroom. “Sono venuta a testimoniare il rispetto verso un pezzo di storia molto autorevole del giornalismo italiano ma anche il rispetto che nutro, anche da giornalista, nei confronti del vostro modo di fare giornalismo, anche in un mondo che cambia, in cui è sempre più difficile essere veloci mantenendo la serietà, cercando di verificare le notizie. Perché so quanto possa essere difficile”, ha dichiarato Meloni, rivolgendo il suo intervento ai professionisti dell’informazione riuniti nella redazione. Nel corso della visita, la presidente del Consiglio ha rivelato anche una curiosità personale: “Ho scoperto – ha sorriso poi Meloni – che l’ANSA è nata lo stesso giorno (il 15 gennaio) in cui sono nata io, qualche anno più tardi“. L’incontro ha rappresentato un riconoscimento istituzionale del ruolo svolto dall’Agenzia nell’informazione italiana. “L’informazione è un servizio importante per la politica e la democrazia“, ha affermato Meloni, ribadendo l’importanza della verifica delle fonti e della serietà professionale nel lavoro giornalistico. Durante uno scambio di battute informale con la dirigenza dell’Agenzia, Meloni ha sottolineato il valore dell’autorevolezza nella produzione giornalistica: “In questo tempo, con il giornalismo si possono guadagnare lettori con la sensazione o con l’autorevolezza, e mi pare che l’ANSA cerchi di farlo con l’autorevolezza“.
Meloni su Agi: è normale che Eni possieda un’agenzia di stampa?

La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, respinge le accuse riguardanti la vendita dell’agenzia Agi al deputato della Lega, Antonio Angelucci, sottolineando che non ne è a conoscenza e che non è coinvolta in alcun modo. Al contrario, solleva interrogativi sulla presenza dell’Eni, una partecipata statale, come proprietaria di un’agenzia di stampa. Meloni ha chiarito di non essere mai intervenuta in questa materia e di non avere interesse nella questione. Ha denunciato la diffusione di falsità sul suo conto, sottolineando che l’Italia rischia di diventare la patria delle fake news. La Presidente del Consiglio ha ribadito che le partecipate statali devono operare per il loro interesse e per la tutela dell’interesse nazionale, ma ha dichiarato che non ritiene sia compito suo interferire in tali questioni. Infine, Giorgia Meloni ha sollevato dubbi sulla normalità che una partecipata statale possieda un’agenzia, suggerendo che ciò potrebbe rappresentare una limitazione alla libertà di stampa. Tuttavia, ha enfatizzato il suo impegno per la libertà di stampa e ha sottolineato che non si occupa dell’Agi, indipendentemente dal suo proprietario.
Nasce “Giornaliste Italiane”, associazione di giornaliste patriottiche

Su una terrazza con una vista mozzafiato su Palazzo Venezia, fra pochi giorni prenderà vita un’iniziativa destinata a fare parlare di sé: le “Giornaliste Italiane“. Si tratta di un’associazione composta da professioniste dell’informazione che fanno onore alle loro simpatie patriottiche, sebbene con una certa misura. Colui che sta promuovendo fervidamente l’iniziativa in queste ore è Giovanna Ianniello, responsabile della comunicazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, con la quale collabora da molti anni, dopo un’esperienza presso l’ufficio stampa dell’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, dal 2008 al 2013. Il manifesto di presentazione dell’associazione riporta il suggestivo nome di “Giornaliste Italiane” sopra uno sfondo tricolore, un chiaro richiamo al simbolo del partito della premier. Tuttavia, gli ideatori desiderano sottolineare che si tratta di un’iniziativa trasversale. Il lancio ufficiale avverrà il 21 marzo, coincidente con l’inizio della primavera (e incidentalmente, con il compleanno del ministro Francesco Lollobrigida), nella terrazza di Civita, presieduta dall’ex braccio destro di Berlusconi, Gianni Letta, e con sede in piazza Venezia. Gli elenchi delle iscritte sono ancora segreti: tuttavia, si sa che sono state contattate diverse personalità, tra cui le giornaliste Rai Federica Corsini (moglie del ministro Gennaro Sangiuliano), Giancarla Rondinelli, e Federica Frangi, presidente di Stampa Romana e da dieci anni animatrice di Lettera 22, la quale lo scorso autunno è stata chiamata a Palazzo Chigi per occuparsi brevemente dei rapporti con le televisioni. Sono state invitate ad aderire anche figure note della televisione pubblica, come Manuela Moreno, e tutte le portavoce del governo in quota FdI, fra cui Silvia Cirocchi, collaboratrice del ministro Nello Musumeci, e sposata con Alemanno. L’associazione si propone di dare maggiore voce alle donne nel mondo dell’informazione, superando le tradizionali rappresentanze di una categoria con la quale la premier ha avuto rapporti tesi e altalenanti. C’è ancora un alone di mistero riguardo i confini delle attività, che sembrano configurarsi come quelli di una lobby giornalistica, con un chiaro collegamento con Palazzo Chigi. Naturalmente, per i critici di Meloni, si tratta dell’ennesimo tentativo di revenge culturale – diretto o indiretto – della Destra. Il dibattito, proprio alla vigilia della Festa delle Donne, è già acceso.