La Stampa, tavolo ad aprile e cessione entro giugno. Cdr: “richieste clausole per lavoro e salari”

La vendita de La Stampa è stata al centro di un’audizione pubblica in Comune a Torino, dove rappresentanti dei giornalisti e delle istituzioni hanno chiesto nuovi investimenti per il futuro dell’editoria locale. Durante l’incontro del 25 marzo 2026, la Commissione Cultura e Lavoro ha ascoltato il Cdr, l’associazione Stampa Subalpina, l’Ordine dei giornalisti e i sindacati, aggiornati sulla cessione del quotidiano dal gruppo Gedi alla società Sae. L’obiettivo dell’audizione è stato chiarire cosa potrebbe accadere al giornale e ai lavoratori nei prossimi mesi. I rappresentanti dei giornalisti hanno spiegato che esiste già un contratto preliminare di vendita. Hanno inoltre comunicato che a metà aprile si aprirà il tavolo previsto dalla legge per discutere il passaggio e che entro giugno potrebbe concludersi il trasferimento della proprietà. Il Cdr ha dichiarato: “Noi abbiamo intenzione di chiedere clausole di salvaguardia su livelli occupazionali e tutela dei salari per un periodo di un paio d’anni”. Nel corso dell’audizione è stato lanciato un appello agli imprenditori del territorio affinché investano nella editoria, considerata un settore importante per la vita democratica. La segretaria della Stampa Subalpina, Silvia Garbarino, ha sottolineato che “è il momento di investire sull’editoria, baluardo di democrazia”, ricordando anche alcune criticità del settore, come il contratto nazionale dei giornalisti fermo da dieci anni e le recenti cessioni di diversi quotidiani. Garbarino ha invitato anche i cittadini a partecipare alla manifestazione prevista il 1° aprile in piazza Castello, organizzata insieme alla Fnsi. L’invito è stato accolto dalla stessa Commissione comunale, che ha annunciato la propria presenza in piazza per sostenere la mobilitazione dei giornalisti. La vicesindaca Michela Favaro ha ribadito il ruolo delle istituzioni locali, spiegando che “l’attenzione di tutti i livelli istituzionali deve essere massima ma c’è un mercato su cui la politica locale può poco”. Ha aggiunto: “L’appello rispetto a investimenti di imprenditori va fatto e deve essere forte – ha aggiunto – e noi dobbiamo fare la nostra parte nel senso di rendere più attrattivi gli investimenti, perché il Comune non può imporre investimenti di privati, ma può e deve lavorare perché il territorio sia un luogo attrattivo per investimenti e su questo stiamo lavorando”. (In foto, la redazione de La Stampa)
La Repubblica sollecita Antenna per confronto sul futuro del quotidiano

Il Comitato di redazione di Repubblica ha chiesto un incontro urgente alla nuova proprietà, il gruppo Antenna, per ottenere chiarimenti sui piani di sviluppo e sul futuro del giornale dopo il recente passaggio di proprietà. In una nota diffusa il 24 marzo 2026, il Cdr Repubblica ha spiegato che il cambiamento, con il passaggio di Gedi da Exor al gruppo dell’imprenditore greco Theodore Kyriakou, rappresenta “una nuova pagina della sua storia”. Allo stesso tempo, i rappresentanti dei giornalisti sottolineano il ruolo centrale della redazione, ricordando che “Repubblica siamo noi”, cioè le giornaliste e i giornalisti che costituiscono il cuore della testata fin dalla sua nascita. Il documento evidenzia come la redazione prenda atto delle comunicazioni della nuova proprietà, ma chieda al più presto dettagli concreti sui piani industriali Gedi e sull’organizzazione futura della principale testata del gruppo, in tutti i suoi assetti editoriali. Il Comitato di redazione accoglie positivamente le dichiarazioni della nuova amministratrice delegata, Mirja Cartia d’Asero, che nella sua lettera ha indicato tra i “valori fondanti” del gruppo Antenna “identità editoriale, autonomia giornalistica e pluralismo dell’informazione”. La Ceo ha inoltre dichiarato: “Continueremo a investire nella qualità dei contenuti e nella valorizzazione delle competenze che rendono Gedi un punto di riferimento culturale del nostro Paese”. I rappresentanti sindacali spiegano però che ora attendono una convocazione formale per un confronto diretto con l’azienda. La richiesta principale riguarda la presentazione del piano industriale, atteso da tempo e mai illustrato durante la precedente gestione. Nel comunicato si legge che la redazione è fiduciosa che le parole della nuova dirigenza possano tradursi rapidamente in azioni concrete. Viene inoltre sottolineata la necessità di tempi brevi per il primo incontro, con l’obiettivo di rassicurare i lavoratori. Il Cdr evidenzia infatti che da nove mesi giornaliste e giornalisti vivono in una situazione di incertezza, “col fiato sospeso”, in attesa di conoscere il futuro del giornale in cui lavorano. Dopo il confronto con la nuova proprietà, è prevista un’assemblea di redazione per valutare eventuali iniziative “a tutela dei posti di lavoro e del futuro del giornale”.
La Repubblica passa ai greci di Antenna Group

La vendita di GEDI è stata completata: il gruppo editoriale italiano passa da Exor al gruppo greco Antenna Group, con effetto immediato e dopo mesi di trattative. L’operazione riguarda l’intero perimetro editoriale di GEDI, compresi la Repubblica, le radio Radio Deejay, Radio Capital e m2o, oltre a HuffPost Italia, National Geographic Italia, Limes e la concessionaria pubblicitaria Manzoni. L’accordo è stato comunicato ufficialmente ai dipendenti attraverso una nota interna firmata dal presidente di GEDI, Paolo Ceretti, che ha parlato di un processo lungo e già concluso. Nel messaggio si legge: “Cari Colleghi, care Colleghe oggi è stata perfezionata la cessione del 100% del capitale di Gedi al gruppo greco Antenna. Il cambio di proprietà, che è già efficace, segue un processo di lunga negoziazione”. La comunicazione sottolinea che il passaggio punta a “creare le condizioni per assicurare uno sviluppo duraturo al Gruppo” e ad accelerare la transizione digitale. L’operazione segna un cambio importante nel sistema dei media italiani, perché coinvolge alcune delle principali testate giornalistiche e piattaforme editoriali del Paese. Il nuovo proprietario, Antenna Group, è un gruppo internazionale attivo nei settori della televisione, dello streaming e della produzione di contenuti, con una presenza in più Paesi e un pubblico globale. Nel dettaglio, la vendita non include il quotidiano La Stampa, che uscirà dal perimetro GEDI per entrare nel Gruppo SAE, secondo un accordo separato già annunciato. È prevista anche l’esclusione di alcune attività come Stardust. Secondo quanto comunicato dall’azienda, con il completamento dell’acquisizione Mirja Cartia d’Asero diventerà amministratore delegato del gruppo GEDI. Mario Orfeo resterà direttore di la Repubblica, mentre Linus continuerà a guidare le attività radiofoniche. L’obiettivo dichiarato è sviluppare il gruppo in chiave internazionale, con investimenti in streaming, podcast, cinema e contenuti digitali, oltre alla creazione di un hub radiofonico nel Mediterraneo. Nel comunicato ufficiale si legge che Antenna intende mantenere l’indipendenza editoriale delle testate e rafforzare la presenza internazionale del gruppo. La società prevede inoltre nuove collaborazioni editoriali e possibili accordi con operatori globali del settore, inclusi partner dello streaming. La vendita rappresenta l’ultimo passaggio di un percorso iniziato nel 2019, quando Exor aveva acquisito il controllo di GEDI con l’obiettivo di costruire un grande polo editoriale italiano. Nel tempo, il gruppo è stato progressivamente riorganizzato, fino alla decisione di cedere l’intero asset. La trattativa con Antenna era stata confermata ufficialmente nel dicembre 2025 ed è proseguita nei mesi successivi tra richieste di garanzie, confronti sindacali e attenzione da parte delle istituzioni sul tema del pluralismo dell’informazione e dell’occupazione. Dopo l’annuncio della cessione, sono arrivate reazioni da parte delle rappresentanze sindacali dei giornalisti. La Federazione nazionale della Stampa italiana ha dichiarato: “prende atto del passaggio di proprietà e si schiera al fianco dei colleghi”, sottolineando la necessità di chiarire le strategie future del nuovo editore. Anche il comitato di redazione di la Repubblica ha diffuso una nota: “Dopo una lunghissima gestazione, durata oltre nove mesi, Exor comunica la cessione del Gruppo Gedi ad Antenna Group”. I giornalisti hanno annunciato la convocazione di un’assemblea per martedì 24 marzo 2026. (In foto, Theodore Kyriakou, presidente di Antenna Group)
Gedi vende La Stampa al gruppo SAE di Leonardis

Il Gruppo GEDI e il Gruppo SAE – Sapere Aude Editori hanno firmato il contratto preliminare per la cessione del quotidiano La Stampa, avviando il processo che porterà la storica testata torinese sotto il controllo di un nuovo editore entro il primo semestre del 2026. L’accordo è stato annunciato con una nota diffusa da Torino e Sassari. La cessione comprende la testata La Stampa, le testate collegate, tutte le attività digitali, il centro stampa, la rete commerciale dedicata alla raccolta pubblicitaria locale e le attività di staff e di supporto alla redazione. Si tratta quindi di gran parte delle strutture che permettono al giornale di essere scritto, stampato e distribuito. Il passaggio avverrà tramite una nuova società che sarà controllata dal Gruppo SAE, guidato dal presidente e amministratore delegato Alberto Leonardis. In questa società è previsto anche l’ingresso di investitori legati al territorio del Nord Ovest italiano. Il Gruppo SAE è già proprietario di diverse testate locali italiane. Tra queste ci sono La Provincia Pavese, Il Tirreno, La Nuova Sardegna, Gazzetta di Modena, Gazzetta di Reggio e La Nuova Ferrara. Con l’acquisizione de La Stampa, il gruppo amplierebbe la propria presenza nel settore dell’editoria giornalistica nazionale. La conclusione definitiva dell’operazione è prevista entro la prima metà del 2026, ma il passaggio dovrà prima completare alcune procedure previste dalla legge. Tra queste ci sono i passaggi sindacali e burocratici, necessari quando cambia la proprietà di una grande azienda editoriale. Intanto, all’interno della redazione del quotidiano torinese si sono avviati i primi incontri informativi. Il Comitato di redazione (Cdr) ha comunicato ai giornalisti che nel pomeriggio sarebbe stata convocata un’assemblea e che un incontro con l’azienda è previsto per la mattina successiva. Nel messaggio inviato ai giornalisti si legge: “Care colleghe e colleghi, si legge nel testo inviato dal cdr ai giornalisti, L’azienda ci ha comunicato che è stata firmata la cessione a Sae. In mattinata arriverà un comunicato congiunto Gedi-Sae. È stato firmato un preliminare e la vendita avverrà entro il primo semestre dell’anno. Abbiamo chiesto un incontro all’azienda, che avverrà domattina. Entro il pomeriggio convocheremo l’assemblea”. La notizia ha suscitato reazioni anche a livello istituzionale. Il presidente della Commissione Cultura ed editoria della Camera, Federico Mollicone, ha dichiarato: “Dopo la firma del contratto preliminare di cessione de ‘La Stampa’ tra il Gruppo Gedi e il Gruppo Sae, invitiamo nuovamente i vertici di Gedi in Commissione Editoria della Camera per fornire i chiarimenti necessari”. Anche la Federazione nazionale della Stampa italiana (Fnsi) ha commentato l’operazione. La segretaria generale Alessandra Costante ha definito l’accordo “cronaca di una cessione annunciata” e ha spiegato che il sindacato seguirà con attenzione i passaggi della vendita. Costante ha dichiarato: “La Federazione nazionale della Stampa italiana vigilerà con la dovuta attenzione e anche un rigore maggiore su ogni passaggio di questa cessione per numerosi motivi, ma essenzialmente perché è stata preceduta da indiscrezioni sulla consistenza economica del Gruppo acquirente, che ai tavoli sindacali dovrà dimostrare la capacità di pagare gli stipendi e mantenere l’occupazione tanto dei giornalisti quanto dei non giornalisti”. La Fnsi “sarà al fianco dell’Assostampa Subalpina e dei colleghi del Cdr della Stampa nella richiesta di un piano industriale, economico, progettuale ed editoriale solido, degno della tradizione della Stampa. Così come ci auguriamo – ha concluso Costante – che tutta questa operazione, compresa la cessione degli asset di Repubblica, per i quali Gedi sta trattando con l’imprenditore greco Kyriakou, non costituisca un cambio di posizionamento editoriale che avrebbe ripercussioni negative sul pluralismo dell’informazione”.
La Stampa, presidio a Torino per la vendita. I lavoratori chiedono garanzie

La protesta dei giornalisti e dei lavoratori del quotidiano La Stampa si è svolta questa mattina sotto Palazzo Civico a Torino, dove per la prima volta in 150 anni di storia il personale del giornale è sceso in piazza per chiedere certezze sul futuro della testata e sull’assetto proprietario. Il presidio si è tenuto davanti al municipio della città. I giornalisti e i dipendenti hanno partecipato numerosi. Hanno portato striscioni con scritte come “La Stampa è di tutte e tutti” e “Elkann i nostri valori non sono in vendita”. L’iniziativa arriva dopo settimane di indiscrezioni sulla possibile vendita del quotidiano e su cambiamenti nella proprietà. In una nota distribuita durante la manifestazione, il comitato di redazione ha spiegato le ragioni della mobilitazione. “I nostri valori non sono in vendita – sottolinea il comitato di redazione in una nota distribuita in piazza – da mesi lavoratrice lavoratori vivono in una condizione di profonda preoccupazione e chiedono informazioni chiare e ufficiali sul processo di vendita. Un timore che non riguarda soltanto il nostro futuro occupazionale, ma investe la qualità e la pluralità dell’informazione nel Paese”. Nel documento si legge anche: “Ancora oggi – prosegue il documento- durante una trattativa esclusiva viviamo in un continuo flusso di indiscrezioni contraddittorie e spesso silenti: crediamo sia doveroso che la proprietà confermi o smentisca con chiarezza le informazioni in nostro possesso, ovvero che alcuni improntarti imprenditori abbiano manifestato l’interesse per l’acquisizione de La Stampa”. La redazione ha annunciato uno stop simbolico alle attività per chiedere risposte. “La redazione oggi si ferma per chiedere risposte e garanzie sul suo futuro – si legge ancora nella nota – inoltre, riteniamo che chi vende non possa e non debba sottrarsi dall’assicurare garanzie sui livelli occupazionali e salariali, sulla conferma dei contratti in essere su un perimetro ben definito della cessione del ramo d’azienda e sui tempi certi: chiediamo di avere una data precisa di conclusione della due diligence in corso con il gruppo Sae e ancor prima la composizione della accordata acquirente”. Al presidio hanno partecipato rappresentanti politici di maggioranza e opposizione, assessori comunali e regionali, parlamentari e sindacalisti. Erano presenti anche l’Anpi, l’Ordine dei giornalisti del Piemonte e l’Associazione Stampa Subalpina. Intanto è stato fissato un incontro per il 13 marzo in Regione Piemonte, al quale prenderanno parte i sindacati e i rappresentanti dei giornalisti del quotidiano torinese, per è ottenere informazioni ufficiali sul processo di due diligence e sulla possibile acquisizione, oltre a chiarimenti sulle tutele occupazionali e contrattuali.
La Stampa in sciopero il 25 febbraio per 24 ore

La Stampa sarà in sciopero mercoledì 25 febbraio 2026: il quotidiano non sarà in edicola giovedì 26 febbraio e il sito interromperà gli aggiornamenti dalle ore 6:00 del 25 febbraio fino alle ore 6:00 del 26 febbraio 2026. La proclamazione dello sciopero è stata diffusa il 24 febbraio. Nel comunicato si legge che “Il giornale si fermerà in tutte le sue componenti, giornalistiche e non: la proclamazione è firmata congiuntamente dal Comitato di redazione e delle Rsu aziendali”. Durante la giornata del 25 febbraio sono previste iniziative pubbliche. A Torino sarà organizzato un presidio in piazza Palazzo di Città dalle 11 alle 13 per comunicare le ragioni della protesta. A Roma, invece, la mobilitazione prevede un incontro nella sala stampa della Camera alle 10 e un presidio in piazza di Montecitorio a partire dalle 11, con l’obiettivo di coinvolgere la politica nazionale. Al centro della protesta c’è il processo di vendita della testata, che fa parte del gruppo GEDI Gruppo Editoriale. Nel comunicato si legge: “Giornaliste e giornalisti, lavoratrici e lavoratori, collaboratrici e collaboratori chiedono all’azienda di rispondere, una volta e per tutte, alle indiscrezioni che hanno alimentato e continuano ad alimentare confusione e incertezza sul futuro del nostro giornale. Da mesi lavoratrici e lavoratori vivono una condizione di profonda preoccupazione e chiedono informazioni chiare e ufficiali sul processo di vendita. Un timore che non riguarda soltanto il nostro futuro occupazionale, ma investe la qualità e la pluralità dell’informazione nel Paese”. La proprietà del gruppo editoriale è riconducibile a Exor, la holding guidata da John Elkann. Nel testo diffuso da Cdr e Rsu si legge: “Abbiamo vissuto una prima fase di svendita al buio, durante la quale si è lasciato intendere che mancassero offerte. Ma le proposte ricevute confermano invece il valore di questo giornale, nonostante sia ormai chiara a tutti la volontà di Exor e del nostro editore, John Elkann, di disfarsene”. Secondo quanto riportato nel comunicato, è in corso una trattativa esclusiva e una due diligence con il gruppo Sae. I rappresentanti dei lavoratori scrivono: “Ancora oggi durante una trattativa esclusiva viviamo in un continuo flusso di indiscrezioni contraddittorie e spesso svilenti: crediamo sia doveroso che la proprietà confermi o smentisca con chiarezza le informazioni in nostro possesso, ovvero che alcuni importanti imprenditori abbiano manifestato interesse per l’acquisizione de La Stampa”. Nel documento si legge inoltre: “La Stampa oggi si ferma per chiedere risposte e garanzie sul suo futuro. Inoltre, riteniamo che chi vende non possa e non debba sottrarsi dall’assicurare garanzie sui livelli occupazionali e salariali, sulla conferma dei contratti in essere, su un perimetro ben definito della cessione del ramo d’azienda e su tempi certi: chiediamo di avere una data precisa di conclusione della due diligence in corso con il gruppo Sae e ancor prima la composizione della cordata acquirente”. Un appello è rivolto anche alle istituzioni: “Chiediamo anche alla politica, del territorio e nazionale, che fine abbiano fatto le promesse di sostegno e attenzione alle vicende della nostra testata. A oggi, per esempio, restiamo in attesa della data delle audizioni dei vertici del gruppo Gedi in Commissione Cultura della Camera”. Nel comunicato viene ricordata anche una recente visita del presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla redazione torinese, durante la quale ha affermato che “i giornali sono un pilastro della democrazia”. Sulla vicenda è intervenuta anche la segretaria generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Alessandra Costante, a margine di un flash mob organizzato a Sanremo per il rinnovo del contratto dei giornalisti scaduto nel 2016. “Per la prima volta i colleghi subiscono una cessione, un passaggio di proprietà. Elkann cede e la acquista una nuova impresa, una nuova azienda che dovrebbe essere la Sae che sta facendo la due diligence. Una due diligence che si protrae nel tempo. I colleghi de La Stampa chiedono chiarezza, chiedono di sapere quali sono gli imprenditori, qual è la cordata e avere delle certezze anche dal punto di vista economico. La Federazione nazionale della Stampa – ha concluso – è ovviamente al loro fianco”. In una nota, anche l’Associazione Stampa Romana si è espressa “al fianco dei colleghi de la Stampa in sciopero domani per chiedere chiarezza sulla cessione della testata da parte del gruppo Gedi. Per garantire il futuro del quotidiano è necessario innanzitutto tutelarne l’autonomia, l’indipendenza e la storia. Domani alle 10 – conclude il sindacato regionale – Stampa Romana parteciperà con la Fnsi e il Cdr all’incontro organizzato nella sala stampa della Camera e poi al sit in davanti a Montecitorio, per esigere trasparenza da Gedi e per sensibilizzare le istituzioni”.
Il Presidente Mattarella alla sede de La Stampa a Torino

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha visitato questa mattina la redazione de La Stampa a Torino, incontrando giornalisti e lavoratori del quotidiano e portando un messaggio sulla funzione dei giornali nella vita pubblica del Paese. Il Capo dello Stato è arrivato nella sede del quotidiano torinese dopo aver partecipato al Teatro Carignano alle celebrazioni per il centenario della morte di Piero Gobetti. Qui ha assistito alla lectio magistralis del giurista Gustavo Zagrebelsky, organizzata dal Comitato nazionale per le celebrazioni dedicate all’intellettuale antifascista. Entrando in redazione, Mattarella ha stretto le mani ai giornalisti e agli altri dipendenti, si è informato su come si prepara il giornale ogni giorno e ha rivolto parole di apprezzamento al direttore Andrea Malaguti per il lavoro svolto. Durante l’incontro ha dichiarato: “I giornali sono i pilastri della democrazia”. Il Presidente ha anche espresso solidarietà per il blitz subito dalla redazione nei mesi scorsi, quando un gruppo di manifestanti aveva fatto irruzione nella sede. Nel corso della visita, il direttore Malaguti ha consegnato al Capo dello Stato due lastre tipografiche: una con la prima pagina dedicata alla sua elezione al Quirinale e un’altra con una fotografia che lo ritrae all’ospedale Niguarda. Parlando della struttura sanitaria, il Presidente ha sottolineato lo “straordinario lavoro dei medici, perché lavorare su molti casi contemporaneamente dimostra la grande professionalità”. Il Capo dello Stato ha poi rivolto un pensiero “ai familiari dei ragazzi morti nel rogo di Crans Montana e per quelli ricoverati, che stanno affrontando una prova difficilissima”. In occasione della visita privata, il Comitato di redazione e le Rsu hanno consegnato al Presidente una lettera riservata. I rappresentanti dei lavoratori hanno ringraziato il Capo dello Stato “per questa visita: la sua attenzione ci onora e ci conforta in una fase delicata della storia ultracentenaria del nostro giornale”. (Credits foto: www.quirinale.it)
La Repubblica, sciopero di due giorni per mancate risposte sulla vendita del gruppo Gedi

I giornalisti di Repubblica hanno proclamato uno sciopero che ha fermato l’uscita del quotidiano nei giorni 10 e 11 febbraio. La decisione è stata presa durante un’assemblea permanente della redazione dopo che l’azienda non ha fornito informazioni sulla possibile vendita del giornale. La testata fa parte del Gruppo Gedi, controllato dalla società Exor, guidata dall’amministratore delegato John Elkann. Il gruppo editoriale è stato messo sul mercato insieme ad altre attività editoriali e radiofoniche. Al momento è in corso una trattativa esclusiva con il gruppo greco Antenna, guidato dall’imprenditore Theodore Kyriakou. L’accordo doveva concludersi entro gennaio, ma a metà febbraio non sono state comunicate novità alla redazione. Il Comitato di redazione ha spiegato che i giornalisti non hanno ricevuto dettagli sui tempi e sulle modalità della cessione. Nel comunicato diffuso sul sito del quotidiano si legge: “Ormai da settimane la vertenza del nostro giornale è aperta: sappiamo che Exor è in trattativa per la vendita di Gedi con il gruppo greco Antenna. Ma questa trattativa in esclusiva è scaduta lo scorso 31 gennaio, e la società non ci ha ancora detto se c’è stata una proroga e fino a quando. Le informazioni in nostro possesso finiscono qui”. Durante l’assemblea, i giornalisti hanno deciso di bloccare la pubblicazione del giornale e proclamare lo sciopero, spiegando di aver coinvolto organizzazioni sindacali e istituzioni per ottenere chiarimenti sulla trattativa. Nel comunicato si legge anche: “In questa trattativa – lo stiamo denunciando da tempo – manca trasparenza, necessaria e fondamentale quando in ballo c’è un prodotto che non è solo economico ma uno strumento di equilibrio di un già fragile pluralismo mediatico”. Secondo il Comitato di redazione, la situazione riguarda circa 1.300 famiglie che lavorano nel gruppo editoriale. Intanto, i giornalisti stanno lavorando alla creazione di una Fondazione con l’obiettivo di tutelare la testata e l’occupazione, prendendo esempio da esperienze editoriali internazionali.
Il Cdr de La Stampa denuncia poche inserzioni nelle pagine del quotidiano

La redazione de La Stampa segnala una forte riduzione della pubblicità nelle pagine del quotidiano, un dato che, secondo il comitato di redazione, si sarebbe ripetuto anche nei giorni precedenti. La stessa situazione viene indicata per l’edizione domenicale, composta da 48 pagine, e per l’ultimo numero dell’inserto Tuttolibri, anch’essi con una sola pagina pubblicitaria. Nel comunicato diffuso dal Cdr, i giornalisti spiegano che il dato non sarebbe occasionale ma costante nel tempo. “Ieri a fronte di una foliazione nazionale di 32 pagine abbiamo contato una sola pagina intera di pubblicità: come il giorno prima, come tanti altri giorni di questa settimana, di questi mesi, di questi anni potremmo anche dire”. Il testo prosegue richiamando il confronto con la Repubblica, dove, secondo quanto riportato, i numeri relativi alla raccolta pubblicitaria sarebbero differenti: “Se invece guardiamo Repubblica, con una accelerazione in questa fase decisamente sospetta, escono tutt’altri conteggi”. Il comitato di redazione parla di uno squilibrio evidente, già segnalato più volte all’azienda, e sottolinea che il quotidiano torinese, “sia in termini di vendite in edicola sia come qualità del prodotto, non merita questo trattamento”. Nel comunicato viene inoltre affermato che la situazione rappresenterebbe la conferma di una mancata valorizzazione del giornale: “Questo è un fatto che ci ferisce, che ci indigna profondamente, che riconferma un dato di fatto per noi incontrovertibile, ovvero che la nostra concessionaria di pubblicità – ma crediamo che in ultima analisi la responsabilità sia del gruppo editoriale nella sua interezza – non valorizza come secondo noi dovrebbe fare il ‘prodotto La Stampa’”. Nel testo si fa riferimento anche alle trattative in corso all’interno del gruppo, che secondo il Cdr porterebbero allo smantellamento di quello che era stato presentato come il più grande gruppo editoriale del Paese. Vengono citati l’azionista Exor e il gruppo Gedi: “Sia l’azionista Exor, che lascia il campo in maniera ai nostri occhi indecorosa per come si è sviluppata la vicenda, sia Gedi hanno evidentemente fallito la loro missione”. Nel comunicato viene ricordato che il settore editoriale ha attraversato anni complessi, inclusa la pubblicità, ma anche che il lavoro di centinaia di giornalisti e poligrafici sarebbe coinvolto direttamente da queste dinamiche. Il Cdr riferisce infine di aver chiesto spiegazioni all’azienda e alla concessionaria Manzoni. La risposta ricevuta, secondo quanto riportato, indica che nel mese di gennaio la raccolta pubblicitaria, sia locale sia nazionale, sarebbe in linea con quella dell’anno precedente. Manzoni avrebbe dichiarato di garantire “attenzione massima alla raccolta a favore della nostra testata senza alcun tipo di discriminazione” e di essere disponibile a confronti periodici con la redazione per affrontare eventuali disallineamenti futuri. Il comitato di redazione afferma che continuerà a monitorare la situazione e a segnalare eventuali anomalie riscontrate.
Cessione Repubblica, il Cdr chiede trasparenza sui conti

Il Cdr di Repubblica torna a parlare pubblicamente della possibile vendita del giornale e di altri mezzi del gruppo Gedi al gruppo greco Antenna. Il Cdr dice che Exor, l’attuale proprietaria, non sta spiegando abbastanza bene cosa sta succedendo e annuncia la pubblicazione di un dossier, cioè un lavoro di ricerca, sulle attività economiche della famiglia Kyriakou, che potrebbe comprare Repubblica. Il messaggio è stato pubblicato sui social, mentre si avvicina il 31 gennaio, giorno indicato come termine dell’esclusiva delle trattative. Secondo il Cdr, le informazioni sul possibile compratore sono poche, difficili da controllare e non aggiornate. Per questo i giornalisti hanno deciso di fare da soli un lavoro di ricostruzione, che verrà condiviso sui profili social del sindacato di Repubblica, su Facebook e Instagram, per spiegare in modo chiaro chi è il gruppo interessato all’acquisto. Dal lavoro emerge che il gruppo legato alla famiglia Kyriakou è formato da circa 90 società, sparse in vari Paesi, come Olanda, Cipro, Grecia, Romania e Lussemburgo. Le società, spiegano i giornalisti, non sembrano avere una guida unica. Al vertice c’è una holding chiamata K Group, con sede in Lussemburgo, che raccoglie le attività dei tre fratelli Xenofon, Theodore e Athina Kyriakou, proprietari in parti uguali. I conti più completi disponibili risalgono però al 2019, mentre quelli meno dettagliati sono del 2021. Analizzando i documenti, il Cdr spiega che il gruppo lavora soprattutto in due settori. Il primo riguarda la finanza e vale circa due terzi delle attività: è collegato a società con sede a Cipro e deriva dal lavoro storico della famiglia, cioè il trasporto di petrolio con navi cisterna. Il secondo settore è quello televisivo-editoriale, che si concentra soprattutto in Olanda, nella zona di Amsterdam. Per la parte televisiva, nel dicembre 2025 è stato depositato in Olanda un bilancio 2024 di Antenna Group BV, la società che controlla la tv. Questo documento mostra una situazione patrimoniale ridotta. Il Cdr ha poi trovato due bilanci consolidati, del 2023 e del 2024, di Antenna Greece BV, preparati, come scritto negli stessi documenti, “con il preciso scopo di essere utilizzati” dai nuovi soci entrati nel gruppo negli ultimi anni. Si tratta della Mbc, società media legata al fondo sovrano saudita, e della Eurolife Ffh Life Insurance, compagnia assicurativa greca. Secondo il Cdr, questi bilanci sono l’unica fotografia recente del gruppo televisivo. La tv di Antenna è nata nel 1989, quando Minos Kyriakou, padre degli attuali proprietari, decise di affiancare la televisione al lavoro nel settore petrolifero iniziato nel 1965. Nei conti di Antenna Greece BV non ci sono attività legate ai giornali di carta. I ricavi sono aumentati negli ultimi tre anni, passando da 103 milioni nel 2022 a 138 milioni nel 2024, ma ogni anno si è chiuso con una perdita, anche se in calo nel 2024. Una parte della crescita dei ricavi è legata all’acquisto, nel 2022, della Village Roadshow Operations Hellas SA, che gestisce cinema, bar, mense e giochi elettronici. La voce più importante resta però la pubblicità, che è aumentata negli anni. Nel 2024 compaiono anche ricavi da abbonamenti, legati al lancio del canale Pay Tv Ant1+ in Grecia e a Cipro. Nel 2023 Antenna Greece aveva 670 dipendenti, diventati 690 nel 2024, con un costo totale superiore a 29 milioni di euro. Nello stesso periodo è stato registrato un aumento di capitale da 225 milioni, sottoscritto dalla Mbc, che ha ottenuto fino al 30% dei diritti di voto. L’accordo prevedeva investimenti per costruire studi televisivi e attirare produzioni internazionali in Grecia, ma nei documenti non è spiegato a che punto siano arrivati questi progetti. Nel bilancio 2024 risultano anche debiti: 206 milioni verso le banche, 44 milioni per leasing e 102 milioni verso fornitori. I soldi entrati nel corso dell’anno non sono bastati a coprire tutti gli investimenti e il gruppo ha dovuto emettere un prestito obbligazionario da 50 milioni. Secondo il Cdr, negli ultimi tre anni Antenna Greece non ha distribuito dividendi, cioè non ha versato utili ai proprietari. Questo solleva interrogativi sulla possibilità di finanziare una crescita all’estero. I fondi potrebbero arrivare da altre società del gruppo o da utili non distribuiti, pari a 365 milioni, ma dai bilanci non emerge liquidità subito disponibile. Un’altra possibile fonte di denaro riguarda operazioni passate. Nel 2008, poco dopo il fallimento di Lehman Brothers, Antenna Group ha venduto la tv bulgara Nova TV per 620 milioni di euro, operazione definita dal gruppo “uno dei più grandi ritorni sull’investimento mai conseguiti da una società media europea”. Nel 2018 sono state vendute anche le tv in Serbia e Montenegro per 180 milioni, permettendo la distribuzione di un dividendo alle holding di famiglia. Quanto di quel denaro sia ancora disponibile oggi non è chiaro, perché l’ultimo bilancio consolidato di K Group è fermo al 2019. Da allora, secondo il Cdr, mancano documenti aggiornati che permettano di capire con precisione la situazione economica del gruppo. Per questo viene chiesta una maggiore trasparenza e la pubblicazione di bilanci aggiornati nel percorso di vendita. (In foto, Theodore Kyriakou)