L’Espresso compie 70 anni con mostra, talk e incontro al Quirinale. Attesa per l’archivio digitalizzato del giornale

A Roma, oggi, l’editore Donato Ammaturo e il direttore Emilio Carelli hanno incontrato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per celebrare i 70 anni de L’Espresso, il settimanale fondato nel 1955 da Arrigo Benedetti. L’appuntamento ha aperto una giornata dedicata ai festeggiamenti, iniziata al Quirinale e proseguita nel pomeriggio a Palazzo Brancaccio, dove sono stati organizzati incontri, interventi e una mostra di copertine storiche. Nella nota diffusa dal settimanale si legge che l’incontro con il Capo dello Stato è stato considerato “un onore che rafforza il senso della nostra responsabilità pubblica”. Ammaturo ha ricordato che il futuro dell’informazione passa da un lavoro continuo sulla qualità e sull’autorevolezza, principi indicati come fondamentali anche per gli anni a venire. Carelli ha ringraziato il Presidente per l’attenzione verso la stampa, spiegando che al Quirinale è stata portata la testimonianza di una comunità che ritiene il giornalismo “una missione e un servizio al Paese”. Nel pomeriggio, a Palazzo Brancaccio, si sono alternati giornalisti, artisti, studiosi e personalità istituzionali. La mostra ha esposto prime pagine che hanno segnato momenti importanti della storia italiana e internazionale, come quelle dedicate al caso Moro, all’allarme Aids, alle vicende di Falcone, al traffico di droga, all’operazione contro Bin Laden e alla mafia, con l’immagine di Matteo Messina Denaro. Le copertine sono state presentate come parte della memoria collettiva costruita dal settimanale. Gli incontri sono iniziati con il racconto del lavoro visivo della testata, guidato dall’art director Stefano Cipolla e dall’illustratore Andrea Calisi. Sono poi intervenuti reporter e inviati che hanno parlato del mondo arabo, della musica come forma di impegno e del lavoro delle organizzazioni internazionali. La relatrice speciale dell’Onu, Francesca Albanese, ha spiegato che l’imparzialità significa “portare avanti il lavoro nonostante gli attacchi”, ricordando i sacrifici degli ultimi tre anni. Durante la giornata si è discusso anche del ruolo della televisione nel contrasto alla violenza di genere. La giornalista Serena Bortone ha dichiarato che “la tv è fondamentale” per costruire una società più equilibrata. Non sono mancati interventi sui temi più attuali del giornalismo, dall’importanza dell’inchiesta al rapporto tra stampa e potere. Il conduttore Corrado Formigli ha parlato del recente sciopero al Sole 24 Ore e del bisogno dei giornalisti di poter interrogare chi governa. Tra gli ospiti c’erano anche figure impegnate nella lotta alla mafia, come Nicola Gratteri, e rappresentanti della politica nazionale e locale. Il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha spiegato che la sua presenza su TikTok nasce dall’idea che “raccontare i nostri interventi è un dovere”. Sono intervenuti anche giovani dirigenti politici e la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, con un messaggio video. Carelli ha ricordato il “gruppo di giornalisti coraggiosi” che fondò il settimanale, spiegando che L’Espresso ha attraversato decenni di storia raccontando diritti, terrorismo, criminalità organizzata e conflitti, come quello di Gaza. Ha inoltre annunciato la prossima pubblicazione online dell’intero archivio digitalizzato, dalla nascita del giornale a oggi.
L’Espresso pubblica nonostante lo sciopero: violazione di diritti?

Venerdì 6 settembre, il settimanale “L’Espresso” è uscito in edicola in circostanze straordinarie. Come dichiarato in un documento firmato dall’assemblea di redazione, il numero pubblicato è stato completato mentre l’intera redazione giornalistica era in sciopero. La redazione ha quindi preso le distanze dal prodotto editoriale, denunciando la decisione dell’editore come un grave attacco ai diritti dei lavoratori, tra cui quello di scioperare, sancito dalla Costituzione. Il documento, che doveva essere pubblicato sul sito del settimanale, secondo alcune fonti, non è stato trovato online. La Federazione Nazionale Stampa Italiana (Fnsi) ha quindi ripreso e condiviso il testo per garantirne una maggiore diffusione e visibilità. La protesta dei giornalisti de “L’Espresso” è iniziata il 3 settembre a causa di una serie di motivi, tra cui il mancato rinnovo dei contratti a termine, l’assenza di un piano editoriale chiaro, l’ampio ricorso a collaboratori esterni, la confusione sullo sviluppo del digitale e le dichiarazioni della direzione che hanno definito la redazione “sovradimensionata” e “sproporzionata”. Queste critiche e mancanze da parte dell’azienda hanno portato la redazione a proclamare uno sciopero martedì 3 settembre, che è stato poi esteso a mercoledì, giornata in cui il Consiglio di Amministrazione e il direttore Emilio Carelli hanno deciso di spostare la chiusura del numero. L’editore, infatti, ha scelto di pubblicare il numero utilizzando collaboratori esterni, una mossa che ha suscitato l’indignazione della redazione. I giornalisti ritengono che questo atto rappresenti una violazione delle relazioni sindacali e un precedente pericoloso per il rispetto dei diritti dei lavoratori. D’altra parte, il Consiglio di amministrazione e la direzione di “L’Espresso” hanno motivato la loro scelta sostenendo l’importanza di garantire la continuità del giornale, sottolineando che l’editore ha investito risorse significative per sostenere bil settimanale e assicurare la sua sostenibilità. Hanno anche dichiarato che le preoccupazioni dei giornalisti non sono giustificate, affermando che il piano editoriale è stato delineato dal direttore fin dal suo primo incontro con la redazione e che non vi è alcuna confusione sullo sviluppo del digitale. La redazione, tuttavia, rimane in stato di agitazione e continua a rivendicare un giornalismo libero e democratico, determinata a difendere i propri diritti contro quello che considera un attacco alle loro prerogative e una minaccia all’indipendenza della testata.
L’Espresso in sciopero, ma l’Editore manda in stampa il numero

La redazione de L’Espresso è in sciopero, ma l’editore del settimanale tenta comunque di mandarlo in stampa. È questa la denuncia avanzata dai giornalisti, riuniti in assemblea, in una nota diffusa mercoledì 4 settembre 2024, all’indomani della prima giornata di astensione dal lavoro prevista dal pacchetto di cinque giorni affidato al Comitato di Redazione (Cdr). I giornalisti definiscono il tentativo dell’editore come “un grave attacco al diritto di sciopero sancito dalla Costituzione, che configura i profili di un’azione antisindacale”. La nota prosegue sottolineando che “Il tentativo è ancora più grave in quanto espressione di una concezione delle relazioni sindacali del tutto estranea alla storia e alle tradizioni de L’Espresso, testata che si è sempre battuta per il rispetto dei diritti dei lavoratori e per la democrazia nei luoghi di lavoro”. L’assemblea dei redattori ribadisce l’impegno per un giornalismo libero e democratico, e per relazioni sindacali basate sul rispetto reciproco. “Difenderemo in ogni forma possibile i diritti dei giornalisti e di un giornalismo indipendente, sempre più sotto attacco da parte dei centri di potere economico e politico”. LA POSIZIONE DELL’EDITORE La protesta dei giornalisti arriva in risposta a una nota congiunta del Consiglio di Amministrazione (CdA) e del direttore de L’Espresso, Emilio Carelli, pubblicata lunedì 2 settembre. Nel documento, il CdA rivendica i recenti risultati positivi raggiunti dal settimanale, definendo “del tutto incomprensibile e immotivata” la decisione di proclamare una giornata di sciopero e giudicando “molto grave” il tentativo di bloccare l’uscita del prossimo numero. “Il CdA”, si legge nella nota, “il CdA ritiene di dover garantire la regolare uscita del giornale, ed ha quindi deciso di spostare la chiusura di questo numero a mercoledì sera, consentendo così nella giornata di mercoledì di completare le operazioni di titolazione e impaginazione, nel rispetto del diritto allo sciopero, seppur non condivisibile nelle motivazioni e negli obiettivi”. (In foto, Emilio Carelli)
Carelli alla guida de L’Espresso: sciopero dopo terzo cambio

Il 31 maggio segna un nuovo capitolo per L’Espresso, storico settimanale italiano, con la nomina di Emilio Carelli a direttore. Carelli succede a Enrico Bellavia, il quale aveva preso il posto di Alessandro Mauro Rossi solo lo scorso febbraio. Questo avvicendamento rappresenta il quarto cambio di direzione da quando la testata è stata venduta da Gedi a Danilo Iervolino nel 2022, passando poi, a fine 2023, sotto il controllo del Gruppo Ludoil Energy della famiglia Ammaturo. CURRISULUM DI ECCELLENZA Emilio Carelli, noto per il suo lungo e prestigioso percorso professionale, porta con sé un bagaglio di esperienze significative. Ex vicedirettore del Tg5, direttore di TgCom e fondatore e direttore di Sky Tg24, Carelli ha anche avuto una parentesi nella politica come parlamentare del Movimento 5 Stelle. La sua nomina, come sottolineato dall’editore in un comunicato, si inserisce in una strategia volta a posizionare L’Espresso come portavoce di un giornalismo di approfondimento di stampo anglosassone. Con l’assunzione di questo nuovo ruolo, Carelli lascia la carica di amministratore delegato che aveva ricoperto dall’arrivo del nuovo editore. RINGRAZIAMENTI E TENSIONI Enrico Bellavia, giornalista con una lunga carriera a Repubblica e subentrato alla direzione de L’Espresso dopo essere stato vice di Rossi, ha lasciato il suo incarico con i ringraziamenti dell’intero gruppo editoriale. Il gruppo ha apprezzato il lavoro svolto in un periodo cruciale per il rilancio della testata, ma Bellavia è consapevole che il suo stile professionale avrebbe potuto incontrare difficoltà nel quadro dei nuovi progetti editoriali. LA REAZIONE DELLA REDAZIONE “L’Espresso cambia oggi il terzo direttore in meno di un anno. Un fatto grave perché dovuto all’ennesimo tentativo di intromissione dell’azienda sul contenuto degli articoli: tentativo a cui il direttore uscente Enrico Bellavia si è opposto garantendo la storia e la tradizione del nostro giornale. Il numero in edicola venerdì, per merito del lavoro della redazione e del direttore che ringraziamo, rappresenta il nostro modo di fare giornalismo. Una pratica che rischia di essere compromessa. Alla luce di questi fatti, l’assemblea di redazione proclama l’astensione dal lavoro per venerdì 31 maggio e consegna un pacchetto di 5 giorni di sciopero in mano al Cdr. La redazione continuerà a fare ogni sforzo per garantire un giornalismo libero, di qualità e fedele alla tradizione de L’Espresso”. È quanto si legge nel documento dell’assemblea di redazione.