Trump insulta la giornalista Cbs Nancy Cordes per i controlli sugli afghani trasferiti negli Stati Uniti

L’episodio è avvenuto venerdì a Mar-a-Lago, in Florida, quando Donald Trump ha rivolto nuove offese alla giornalista Nancy Cordes della Cbs, dopo le critiche espresse contro l’amministrazione di Joe Biden per i controlli sugli afghani trasferiti negli Stati Uniti al termine del ritiro americano. L’intervento dell’ex presidente è arrivato mentre commentava l’attacco avvenuto mercoledì a Washington, in cui due membri della Guardia Nazionale sono stati colpiti da Rahmanullah Lakanwal, un cittadino afghano arrivato nel Paese attraverso l’operazione Allies Welcome. Durante lo scambio con la stampa, Cordes ha ricordato che “il dipartimento di Giustizia aveva riferito che l’Fbi e il dipartimento per la sicurezza interna hanno effettuato controlli approfonditi sugli afghani portati negli Stati Uniti”. Dopo questa osservazione, Trump ha reagito dicendo alla cronista: “Sei stupida? Sei una persona stupida?”, aggiungendo che gli evacuati erano “arrivati su un aereo insieme a migliaia di altre persone che non dovrebbero essere qui”. Le offese rivolte a Cordes seguono altri episodi che hanno coinvolto diverse giornaliste, già definite da Trump “cicciona” e “brutta dentro e fuori” durante incontri pubblici nei giorni precedenti. Nel frattempo emergono nuovi dettagli sul caso di Washington: Lakanwal, che aveva collaborato con la Cia in Afghanistan, ha aperto il fuoco contro due soldati, causando la morte della militare Sarah Beckstrom, deceduta giovedì per le ferite riportate, mentre il sergente Andrew Wolfe resta in condizioni critiche secondo quanto comunicato dalle autorità.
CBS chiude il Late Show di Colbert dopo 30 anni

La CBS ha annunciato la cancellazione di “The Late Show with Stephen Colbert”, il più seguito talk show notturno della televisione americana, che terminerà ufficialmente con la scadenza del contratto del conduttore nel maggio 2026. La notizia è stata confermata dal presidente dell’emittente George Cheeks, che ha motivato la scelta con “ragioni esclusivamente finanziarie”, escludendo collegamenti con il processo di fusione in corso tra Paramount e Skydance Media, soggetto all’approvazione delle autorità federali sotto l’amministrazione Trump. L’annuncio arriva pochi giorni dopo che Colbert aveva criticato pubblicamente il patteggiamento raggiunto da Paramount – società madre della CBS – con il presidente Donald Trump. Il gruppo ha infatti accettato di versare 16 milioni di dollari per chiudere un contenzioso legato a un’intervista trasmessa dal programma “60 Minutes” all’allora candidata democratica Kamala Harris, ritenuta dal tycoon montata in modo fazioso. Colbert aveva ironizzato sul pagamento, definendolo pubblicamente “una grossa tangente” per ottenere il favore dell’amministrazione Trump in vista della fusione tra Paramount e Skydance. Trump, che per anni era stato bersaglio di satira nel programma, ha reagito via Truth scrivendo: “Adoro il fatto che Colbert sia stato licenziato. Il suo talento era persino inferiore al suo rating. Ho sentito dire che Jimmy Kimmel è il prossimo. Ha ancora meno talento di Colbert”. Durante la registrazione dell’ultima puntata, Colbert ha confermato la chiusura dello show davanti al pubblico in studio: “Non è solo la fine del mio show, è la fine del Late Show sulla CBS. Non verrò sostituito, tutto questo finirà e basta”. In platea si sono levati fischi. L’ospite della puntata, il senatore democratico Adam Schiff, ha poi commentato online: “Se Paramount e CBS hanno chiuso il Late Show per motivi politici, il pubblico merita di saperlo. E merita di meglio”. CBS ha ribadito che la cancellazione non è legata ai contenuti, né alle prestazioni dello show. In una nota ufficiale si legge: “Non è in alcun modo correlato alla performance, ai contenuti o ad altre questioni della serie che accadono alla Paramount. La nostra ammirazione, affetto e rispetto per il talento di Stephen Colbert e del suo incredibile team hanno reso questa dolorosa decisione ancora più difficile”. “The Late Show” era andato in onda per oltre trent’anni. Nato nel 1993 con David Letterman, ha visto Colbert succedergli nel 2015 dopo il successo ottenuto su Comedy Central con “The Colbert Report”. Grazie a un’impostazione satirica e un orientamento dichiaratamente liberal, Colbert era diventato il volto più seguito della fascia notturna, superando i concorrenti in termini di ascolti. La chiusura del programma si inserisce nel più ampio declino dei late show nella televisione americana, un genere in crisi da anni a causa dello spostamento del pubblico verso le piattaforme di streaming. Il pubblico più giovane, in particolare, ha abbandonato i format lineari tradizionali, portando le reti generaliste a rivedere le proprie strategie sui contenuti serali. Secondo osservatori del settore, il contesto finanziario e l’incertezza legata alla fusione tra Paramount e Skydance hanno giocato un ruolo decisivo nelle decisioni aziendali recenti. Il fatto che Paramount abbia versato 16 milioni di dollari a Trump per chiudere una controversia legata a un servizio giornalistico ha sollevato domande sul grado di autonomia editoriale nei network controllati da grandi conglomerati mediatici in trattative con il governo. CBS ha respinto ogni collegamento tra la cancellazione e le pressioni politiche, ma il tempismo della decisione ha alimentato il dibattito.
New York Times e CBS sotto accusa per inferenze elettorali. Il Times replica a Trump: “Avanti con le domande”

Donald Trump ha lanciato nuovi attacchi contro due tra le più note realtà mediatiche statunitensi, puntando il dito contro il programma “60 Minutes” della CBS e il New York Times, e ventilando una possibile azione legale contro quest’ultimo. In un messaggio pubblicato su Truth Social, Trump ha definito “un vero vincitore” il procedimento legale già avviato contro Paramount Global, proprietaria della CBS, per presunta manipolazione di un’intervista concessa alla trasmissione nell’ottobre scorso dalla vicepresidente Kamala Harris. Secondo Trump, la versione trasmessa avrebbe favorito la candidata democratica, violando i principi di imparzialità e alterando l’impatto sull’opinione pubblica in vista delle elezioni. Nel messaggio, Trump ha accusato 60 Minutes di aver orchestrato una “gigantesca frode ai danni del popolo americano”, citando tra i soggetti danneggiati anche la Commissione Elettorale Federale e la Federal Communications Commission (FCC). Ha inoltre ribadito che l’operato della rete televisiva sarà oggetto di ulteriori azioni legali. Sempre nello stesso intervento su Truth Social, il presidente si è scagliato contro il New York Times, etichettandolo nuovamente come “fallimentare” e promotore di “fake news”. Il Times, secondo Trump, soffrirebbe della cosiddetta “sindrome da sfera di Trump”, un atteggiamento che – a suo dire – configurerebbe una possibile forma di interferenza illecita, anche in ambito elettorale, al momento oggetto di “attento esame”. Il riferimento è a un articolo pubblicato dal quotidiano martedì, in cui si riferiva che la Paramount sarebbe pronta a trattare per un accordo extragiudiziale nella causa intentata da Trump. Nello stesso pezzo, veniva riportato il giudizio di alcuni esperti legali, secondo cui la causa sarebbe “infondata” e rappresenterebbe “una facile vittoria per la CBS”. La pubblicazione di tale valutazione legale ha contribuito a inasprire ulteriormente la posizione del presidente. Il New York Times ha risposto mercoledì con una nota ufficiale: “Il New York Times non si lascerà scoraggiare dalle tattiche intimidatorie dell’amministrazione. Continueremo a indagare sui fatti senza timore o favoritismi e a difendere il diritto dei giornalisti, garantito dal Primo Emendamento, di porre domande a nome del popolo americano”. Secondo Sarah Rumpf di Mediaite, le accuse di manipolazione rivolte a CBS e Paramount non trovano riscontro oggettivo. Rumpf scrive che, come in ogni prodotto televisivo, l’intervista è stata sottoposta a normali tagli di montaggio, senza alterare in modo sostanziale le risposte. Aggiunge che nessuna delle reti coinvolte ha ammesso frodi o violazioni, e che il contenuto trasmesso non ha avuto effetti documentabili sui risultati elettorali. Nel frattempo, un rapporto pubblicato dal Comitato per la Protezione dei Giornalisti (CPJ) ha evidenziato l’aumento delle pressioni politiche sulla libertà di stampa negli Stati Uniti. Il documento, intitolato “Campanelli d’allarme”, si concentra sui primi 100 giorni del secondo mandato Trump, sottolineando l’intensificarsi del clima di ostilità verso il mondo dell’informazione. La direttrice esecutiva del CPJ, Jodie Ginsberg, ha affermato: “Questo è un momento decisivo per i media statunitensi […] Tutte le nostre libertà dipendono dalla tutela del Primo Emendamento”. Il clima di tensione mediatica è ulteriormente alimentato dal caso del giornalista Ryan Lizza, che ha lasciato Politico per fondare una propria newsletter su Substack. Dopo la fine della relazione con la collega Olivia Nuzzi e il coinvolgimento in una vicenda giudiziaria successivamente ritirata, Lizza ha motivato l’abbandono della testata con il crescente divario tra i fatti e il modo in cui vengono raccontati. In un’intervista alla Columbia Journalism Review, ha elogiato la copertura del New York Times sulla nuova amministrazione. Infine, anche il mondo dello sport è stato coinvolto in dinamiche mediatiche complesse. Bill Belichick, ex allenatore dei New England Patriots e ora coinvolto in un progetto editoriale, ha criticato la CBS per un’intervista andata in onda su CBS News Sunday Morning, in cui è stato chiesto del suo rapporto con la compagna Jordon Hudson, 24 anni. Durante la trasmissione, Hudson è intervenuta per evitare la domanda, episodio che ha generato forte eco mediatica. In una dichiarazione, Belichick ha lamentato che l’intervista, concordata per promuovere un libro, sia stata montata in modo fuorviante, omettendo oltre 30 minuti di conversazione e “creando una narrazione falsa”. La CBS ha risposto affermando che non erano previste limitazioni editoriali e che la natura dell’intervista era stata chiarita con l’editore. La vicenda ha avuto ulteriori sviluppi con la decisione della Università della Carolina del Nord di ritirarsi dalla partecipazione al programma Hard Knocks di HBO, inizialmente previsto per l’estate. Secondo The Athletic, la decisione sarebbe legata alla richiesta di Hudson di essere coinvolta nella produzione, fatto che avrebbe indotto HBO a riconsiderare il progetto.