Spari alla cena dei corrispondenti alla Casa Bianca con Trump

Un uomo armato ha aperto il fuoco durante la cena dei corrispondenti della Casa Bianca all’hotel Hilton di Washington, causando panico tra migliaia di presenti e l’evacuazione del presidente Donald Trump. L’evento è stato cancellato: lo ha annunciato Weijia Jiang, presidente dell’associazione dei corrispondenti della Casa Bianca. La sparatoria è avvenuta nella lobby, a pochi metri dal presidente e da membri del governo come il vicepresidente JD Vance, il ministro della Giustizia Todd Blanche e il direttore dell’FBI Kash Patel. Circa 2.600 giornalisti presenti hanno cercato riparo sotto i tavoli e dietro le colonne dopo aver udito quattro o forse sei spari. Il Secret Service ha evacuato Trump e Vance in direzioni opposte. L’aggressore, Cole Tomas Allen, 31 anni, è stato fermato dopo essere stato colpito. Un agente è rimasto ferito ma non è in pericolo di vita. Secondo la procuratrice Jeanine Pirro, l’uomo era armato con fucile, pistola e coltelli. Trump ha parlato di “un lupo solitario” che “voleva uccidere” e ha ringraziato le forze di sicurezza, invitando a risolvere le differenze “pacificamente”. L’FBI indaga sulle modalità di accesso dell’uomo armato all’evento ad alta sicurezza.

La Casa Bianca chiude l’Upper Press ai giornalisti senza appuntamento

Karoline Leavitt

L’amministrazione Trump ha introdotto una nuova restrizione per i giornalisti della Casa Bianca, limitando l’accesso all’area conosciuta come Upper Press, una zona dell’Ala Ovest dove lavorano i principali portavoce del governo. La decisione, comunicata attraverso un memorandum ufficiale, impedisce ai cronisti di entrare liberamente negli uffici senza un appuntamento, interrompendo una prassi seguita da decenni da giornalisti di entrambe le parti politiche. Il documento diffuso dalla Casa Bianca spiega che la misura nasce da preoccupazioni di sicurezza riguardanti la presenza di materiale sensibile legato al Consiglio di Sicurezza Nazionale, ora gestito direttamente dal personale dell’ufficio stampa. Nel testo si legge: “Questa politica garantirà il rispetto delle migliori pratiche relative all’accesso a materiale sensibile”. La nota precisa che l’area è “adiacente allo Studio Ovale”, anche se in realtà si trova a qualche stanza di distanza. La nuova regola limita così la possibilità dei reporter di porre domande dirette ai funzionari o di ottenere informazioni in tempo reale. Ai giornalisti resta accessibile soltanto il cosiddetto Lower Press, uno spazio più piccolo dove lavorano assistenti stampa di livello inferiore. La White House Correspondents’ Association (WHCA), l’associazione che riunisce i giornalisti accreditati alla Casa Bianca, ha espresso una ferma opposizione alla misura. In un comunicato ufficiale, la presidente Weijia Jiang della CBS News ha dichiarato che “le nuove restrizioni ostacolano la capacità della stampa di interrogare i funzionari, garantire la trasparenza e chiedere conto al governo, a scapito del pubblico americano”. In risposta, il direttore delle comunicazioni del presidente, Steven Cheung, ha spiegato sui social che “alcuni giornalisti sono stati sorpresi a registrare segretamente video, audio e foto di informazioni sensibili, senza autorizzazione”. La Casa Bianca, dunque, sostiene che la misura sia un provvedimento di sicurezza, non una limitazione alla libertà di stampa. La decisione si inserisce in un contesto più ampio di tensioni tra l’amministrazione Trump e i media, già acuitosi negli ultimi mesi. Il presidente ha spesso accusato la stampa tradizionale di parzialità, arrivando a minacciare la revoca di licenze di trasmissione e a citare in giudizio alcune organizzazioni giornalistiche. Già in passato, altre istituzioni governative avevano introdotto restrizioni simili. A ottobre, decine di cronisti che seguono il Pentagono avevano rinunciato ai loro pass stampa per protesta contro nuove regole che limitavano la possibilità di richiedere informazioni ai funzionari del Dipartimento della Difesa. Anche all’interno della Casa Bianca, i giornalisti hanno notato cambiamenti progressivi. Da inizio anno, i collaboratori di Trump hanno iniziato a selezionare con maggiore attenzione quali testate possono partecipare al pool stampa giornaliero, e hanno eliminato uno spazio riservato ad agenzie storiche come l’Associated Press. Il nuovo provvedimento segna quindi la fine di una tradizione durata decenni. Il corridoio dell’Upper Press, spesso affollato di cronisti provenienti da redazioni più piccole, era considerato un simbolo di accessibilità e trasparenza. Ora, quell’accesso è possibile solo su appuntamento, riportando alla mente un episodio simile del 1993, quando l’amministrazione Clinton introdusse una regola analoga poi revocata dopo le proteste. Nel 2017, al suo primo mandato, Donald Trump aveva già ridotto le conferenze stampa quotidiane e revocato temporaneamente le credenziali al giornalista della CNN Jim Acosta. Allora, come oggi, la Casa Bianca aveva giustificato la scelta con motivi organizzativi. Secondo alcuni assistenti presidenziali, la nuova politica punta a offrire maggiore spazio ai media emergenti, come podcast, piattaforme digitali e servizi di streaming, ampliando la rappresentanza mediatica oltre le testate tradizionali. Allo stesso tempo, gli stessi collaboratori difendono il presidente, definendolo “il più trasparente e accessibile nella storia americana”, grazie alle sue frequenti sessioni improvvisate di domande e risposte con i cronisti. (In foto, la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt)

I reporter USA lasciano il Pentagono: sostituiti i media tradizionali con influencer

Reporter fuori dal Pentagono

A Washington, i principali media americani hanno lasciato i loro uffici all’interno del Pentagono dopo decenni di presenza stabile. La decisione è arrivata quando testate come NBC, ABC, CNN, NPR, Associated Press, Washington Post, New York Times e Fox News hanno rifiutato di firmare le nuove linee guida imposte dal Dipartimento della Difesa. Queste regole, volute dal segretario alla Difesa Pete Hegseth, richiedono ai giornalisti di indossare sempre il badge identificativo, di essere scortati dal personale militare in alcune aree e di ottenere autorizzazioni preventive per interviste e spostamenti, limitando la libertà di movimento che i reporter avevano in passato. Secondo il Pentagono, le nuove regole servono a evitare “leak”, cioè fughe di notizie, anche su temi non classificati. Ora i funzionari devono chiedere il permesso per parlare con la stampa o con il Congresso. I giornalisti possono continuare a fare domande, ma il documento avverte che le fonti non autorizzate potrebbero subire “conseguenze”, e che esiste una “distinzione critica tra chiedere informazioni legalmente o incoraggiare una violazione della legge”. Per il Dipartimento, chi diffonde contenuti confidenziali può essere considerato un rischio alla sicurezza nazionale. I portavoce del Pentagono hanno definito la scelta dei media tradizionali un errore: “Saranno loro a perderci”, hanno dichiarato, annunciando l’arrivo di una nuova generazione di 60 reporter, che si aggiungeranno ai 26 rimasti. Tra i nuovi accreditati figurano testate appartenenti ai “new media” conservatori come The Gateway Pundit, Human Events, Timcast, Frontlines di Turning Point USA, LindellTV, National Pulse ed Epoch Times. Alcuni di questi siti e podcast sono stati in passato coinvolti in controversie legali o accuse di disinformazione, ma ora avranno pieno accesso alle informazioni del Pentagono. Anche nel fronte conservatore, però, non tutti sono d’accordo. La rete OAN (One America News) ha accettato di firmare le regole, ma in estate ha licenziato la propria corrispondente dal Pentagono, Gabrielle Cuccia, che si definiva una “Maga Girl” ma aveva criticato le restrizioni imposte da Hegseth. Alla Casa Bianca, invece, non è richiesto ai giornalisti di firmare documenti simili. Il presidente Donald Trump ha sostenuto il capo del Pentagono affermando che «la stampa è molto disonesta». Trump mantiene comunque un rapporto diretto con i giornalisti: risponde spesso alle domande del pool presidenziale, e le sue partenze e arrivi sono aperti a tutti i media, compresi quelli tradizionali come ABC, CNN e Axios. Allo stesso tempo, non esita ad accusare le redazioni di diffondere “fake news” e ha intentato cause legali contro alcune reti televisive. Il presidente ha inoltre ordinato la chiusura di Voice of America, la storica emittente pubblica che trasmetteva in 49 lingue. L’Associazione dei Corrispondenti della Casa Bianca, indipendente, continua a gestire i posti nella briefing room: nelle prime file siedono i media tradizionali, ma negli ultimi mesi è cresciuta la presenza di giornalisti indipendenti e media pro-Trump come Daily Signal, The Daily Wire, Real America’s Voice e Turning Point USA. Secondo il New York Times, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha dato spazio anche ai nuovi media: circa un quarto delle domande durante le conferenze stampa è arrivato da giornalisti non tradizionali. Dal mese di gennaio, un posto a sedere è riservato a rotazione a un rappresentante dei new media, che può porre la prima domanda. Il sistema di rotazione, ora gestito direttamente dalla Casa Bianca, regola anche l’accesso agli spazi riservati come lo Studio Ovale e l’Air Force One. Dopo una causa legale intentata dall’Associated Press, la Corte d’appello ha dato ragione alla Casa Bianca, permettendo di includere le agenzie di stampa nella rotazione senza riservare loro un posto fisso.

Associated Press esclusa dalla Casa Bianca: i giudici danno ragione a Trump

Karoline Leavitt

Una corte d’appello ha respinto la richiesta dell’Associated Press di revocare le restrizioni imposte dalla precedente amministrazione Trump sull’accesso dei suoi giornalisti alla Casa Bianca. La decisione conferma quanto stabilito il 6 giugno da un collegio di tre giudici, secondo cui l’amministrazione può legalmente limitare l’accesso dell’agenzia di stampa agli eventi nello Studio Ovale e in altri spazi ufficiali sotto il controllo della Casa Bianca, compresi l’Air Force One e i briefing presidenziali. Il contenzioso si trascina da febbraio, quando l’Associated Press si è rifiutata di adottare la dicitura “Golfo d’America” al posto del tradizionale “Golfo del Messico“, come richiesto dall’allora presidente.

Il New York Times difende il WSJ escluso dalla Casa Bianca

NYTimes sede

Il New York Times difende il Wall Street Journal dopo l’esclusione dal pool stampa della Casa Bianca da parte dell’amministrazione Trump. La misura è stata presa in seguito alla pubblicazione di un’inchiesta che collega l’ex presidente Donald Trump a Jeffrey Epstein. Il fatto è avvenuto martedì 22 luglio 2025 a Washington, quando il WSJ è stato escluso dal viaggio presidenziale in Scozia. Il New York Times, con una dichiarazione pubblica, ha definito la decisione “una semplice ritorsione da parte di un presidente nei confronti di un’organizzazione giornalistica per aver fatto un’informazione che non gli piace”. La polemica è scoppiata dopo la pubblicazione da parte del WSJ di un articolo secondo cui Trump avrebbe inviato nel 2003 una lettera di compleanno “oscena” a Epstein, all’interno di un libro rilegato in pelle con contenuti sessualmente allusivi. In risposta, Trump ha negato i fatti e ha avviato una causa per diffamazione da 10 miliardi di dollari contro la testata, che ha però confermato la fondatezza del proprio lavoro investigativo. Secondo il portavoce del Times, il comportamento della Casa Bianca “priva gli americani di informazioni su come opera il loro governo” e costituisce “un attacco ai principi costituzionali fondamentali che sostengono la libertà di parola e la libertà di stampa“. Il Times ha inoltre sottolineato che “gli americani, a prescindere dal partito, meritano di conoscere e comprendere le azioni del presidente”. Anche Weijia Jiang, presidente della White House Correspondents’ Association, ha espresso forte preoccupazione per la decisione, definendola “ritorsione governativa” e segnalando che la misura mina le tutele previste dal Primo Emendamento.

Trump posta video AI con arresto fittizio di Obama

Trump video AI arresto Obama

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha pubblicato sul proprio social network Truth Social un video generato con intelligenza artificiale che raffigura l’ex presidente Barack Obama mentre viene arrestato da agenti dell’FBI all’interno della Casa Bianca. Nella ricostruzione, i due sono seduti fianco a fianco nello Studio Ovale quando sopraggiungono tre agenti che ammanettano Obama. La scena prosegue con Trump che osserva sorridendo. Il video si conclude con l’ex presidente chiuso in una cella e vestito con una tuta arancione simile a quelle dei detenuti di Guantanamo. Il filmato è accompagnato dalla scritta: “Nessuno è al di sopra della legge“. Poco dopo la pubblicazione, Trump ha rilanciato anche una clip TikTok in cui appaiono diversi esponenti del Partito Democratico, tra cui Obama, Nancy Pelosi e altri leader. Il contenuto, condiviso senza contesto esplicito, ha suscitato reazioni immediate e diffuse, alimentando interrogativi sulle sue implicazioni politiche e simboliche. Il gesto del presidente arriva pochi giorni dopo le dichiarazioni rilasciate da Tulsi Gabbard, attuale direttrice dell’intelligence nazionale, che ha accusato Barack Obama e alcuni alti funzionari dell’intelligence di aver “orchestrato una narrazione ingannevole” riguardo alla presunta collusione tra Trump e la Russia durante le elezioni presidenziali del 2016. Secondo Gabbard, “Obama e il suo team dirigente non volevano accettare la volontà del popolo americano e hanno ordito una cospirazione traditrice per lanciare un colpo di Stato durato anni”. Trump ha successivamente ripubblicato le dichiarazioni di Gabbard, accompagnandole con un commento riferito a un segmento andato in onda su Fox News: “Ottimo lavoro del giovane e talentuoso Harrison Fields. Il panel è stato fantastico nel perseguire Obama e i ‘criminali’ che sono appena stati inequivocabilmente smascherati per frode elettorale di altissimo livello. Congratulazioni a Tulsi Gabbard. Continua così!“ Il video ha rapidamente fatto il giro del mondo e generato forti reazioni, sia negli ambienti istituzionali sia sui social media. Alcuni osservatori hanno evidenziato il carattere provocatorio del contenuto, altri hanno espresso preoccupazione per l’uso politico delle tecnologie di sintesi visiva, in un contesto già segnato da tensioni istituzionali e indagini federali in corso. Tra i commenti italiani, si segnala quello di Enrico Mentana, direttore del TgLa7, che ha dichiarato: “L’aspetto grave e clamoroso è che a postarlo sul proprio profilo nel social di sua proprietà sia stato lo stesso presidente degli Stati Uniti, mai caduti così in basso”. Il contenuto appare anche in un momento in cui cresce l’attenzione sulle connessioni tra le alte sfere della politica e la figura di Jeffrey Epstein, con pressioni crescenti su varie agenzie per rendere pubblici i documenti ancora secretati. Nonostante le recenti tensioni interne, il movimento MAGA continua a sostenere Trump, seppur attraversato da segnali di inquietudine e richieste di trasparenza. Il video diffuso dal presidente è solo l’ultima di una serie di azioni che mettono al centro dell’arena politica statunitense la disinformazione digitale, l’uso dell’intelligenza artificiale generativa e le tensioni tra poteri costituzionali.

Il WSJ escluso dal viaggio in Scozia di Trump, dopo articolo su Epstein

Karoline Leavitt parla con la stampa

La Casa Bianca ha rimosso il Wall Street Journal dal gruppo di giornalisti accreditati per il viaggio del presidente Donald Trump in Scozia, previsto dal 25 al 29 luglio. Lo ha confermato a Politico la portavoce Karoline Leavitt. La testata era originariamente inclusa nel pool stampa che avrebbe seguito il presidente nei resort di Turnberry e Aberdeen. La decisione arriva a seguito di un articolo pubblicato dal Wall Street Journal, in cui si sostiene che nel 2003 Donald Trump avrebbe inviato a Jeffrey Epstein una lettera contenente un messaggio sessualmente allusivo. Il presidente ha negato l’esistenza della lettera e la testata Politico ha dichiarato di non aver verificato in modo indipendente il contenuto. Il quotidiano è anche oggetto di una causa per diffamazione intentata da Trump, che ha chiesto almeno 10 miliardi di dollari di risarcimento. Il Wall Street Journal ha confermato l’accuratezza del proprio servizio. La giornalista Tarini Parti, corrispondente dalla Casa Bianca per il Journal, era stata inserita nella rotazione per coprire gli ultimi due giorni del viaggio. Tuttavia, è stata rimossa dal programma, come comunicato da Leavitt, in un momento in cui la Casa Bianca ha assunto il controllo diretto delle rotazioni del pool stampa, in precedenza gestite dalla White House Correspondents’ Association (WHCA). Parti non è tra gli autori del pezzo su Epstein. In una nota ufficiale, Leavitt ha dichiarato: “Come confermato dalla corte d’appello, al Wall Street Journal o a qualsiasi altra testata giornalistica non è garantito l’accesso privilegiato per coprire il Presidente Trump nello Studio Ovale, a bordo dell’Air Force One e nei suoi spazi di lavoro privati“, ha dichiarato Leavitt in una nota. “A causa della condotta falsa e diffamatoria del Wall Street Journal, non sarà tra i tredici organi di stampa a bordo. Ogni testata giornalistica al mondo desidera coprire il Presidente Trump e la Casa Bianca ha adottato misure significative per includere quante più voci possibile“. Un portavoce del Wall Street Journal ha rifiutato di commentare. Non è chiaro se la testata sarà reintegrata nel pool stampa in futuro, sia nella residenza presidenziale che in occasione di viaggi ufficiali. Diversi giornalisti della redazione di Washington del quotidiano hanno rifiutato a loro volta di rilasciare dichiarazioni. La White House Correspondents’ Association ha espresso preoccupazione per l’accaduto. In una nota, la presidente Weijia Jiang (CBS News) ha dichiarato: “Questo tentativo della Casa Bianca di punire un organo di stampa la cui copertura non le piace è profondamente preoccupante e viola il Primo Emendamento. Le ritorsioni del governo contro le testate giornalistiche basate sul contenuto dei loro reportage dovrebbero preoccupare tutti coloro che hanno a cuore la libertà di parola e l’indipendenza dei media. Esortiamo vivamente la Casa Bianca a ripristinare la precedente posizione del Wall Street Journal, sia in piscina che a bordo dell’Air Force One, in vista del prossimo viaggio del Presidente in Scozia. La WHCA è pronta a collaborare con l’amministrazione per trovare una rapida soluzione”. L’esclusione del Journal rappresenta una misura più contenuta rispetto a precedenti azioni dell’amministrazione Trump nei confronti dei media. All’inizio dell’anno, la Casa Bianca aveva escluso completamente l’Associated Press da ogni rotazione, a seguito di una disputa terminologica sul Golfo del Messico, dopo che l’agenzia aveva deciso di non adottare la denominazione di “Golfo d’America”. (In copertina, la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, parla con la stampa fuori dall’ala ovest della Casa Bianca a Washington, il 21 luglio 2025. | Bonnie Cash/UPI)

La Casa Bianca deve riaprire l’accesso all’Associated Press, lo ordina il giudice federale

Donald Trump nello Studio Ovale. Doug Mills/Il New York Times

Un giudice federale ha ordinato alla Casa Bianca di ripristinare il pieno accesso dell’Associated Press agli eventi con il presidente Donald Trump, dopo che l’emittente era stata esclusa per non aver adottato il termine “Golfo d’America” al posto di “Golfo del Messico”, come richiesto dall’amministrazione. La sentenza, emessa martedì dal giudice Trevor N. McFadden del tribunale distrettuale federale del Distretto di Columbia, stabilisce che tale esclusione rappresenta una violazione del Primo Emendamento, che tutela la libertà di stampa. Secondo il tribunale, la Casa Bianca ha agito discriminando l’AP sulla base del suo punto di vista editoriale, impedendole di partecipare a eventi presidenziali riservati a un numero limitato di giornalisti, come le sessioni nello Studio Ovale o i viaggi a bordo dell’Air Force One. L’Associated Press aveva intentato una causa a febbraio, sostenendo che l’esclusione comprometteva la capacità dell’agenzia di svolgere il proprio lavoro e di fornire copertura in tempo reale su attività rilevanti del presidente. La Casa Bianca, da parte sua, ha motivato la decisione affermando di voler ridurre il numero di giornalisti presenti in alcuni eventi per fare spazio a testate digitali o più specializzate. Tuttavia, nelle motivazioni della sentenza, il giudice ha sottolineato che l’amministrazione ha ammesso pubblicamente che la scelta di escludere l’AP è stata influenzata dalla posizione dell’agenzia sul linguaggio utilizzato. Il giudice McFadden, nominato da Trump, ha affermato che il governo non può consentire l’accesso ad alcuni giornalisti e negarlo ad altri solo per divergenze di opinione. Ha respinto l’argomentazione secondo cui l’AP chiedeva un trattamento privilegiato, chiarendo che l’agenzia chiedeva soltanto parità di condizioni con le altre testate. La sentenza stabilisce che le regole di accesso devono essere applicate in modo equo e non possono essere usate come strumento per sanzionare il dissenso. Dopo aver emesso l’ordine, il giudice ha concesso all’amministrazione cinque giorni per presentare un ricorso d’urgenza, sospendendo temporaneamente l’efficacia della decisione fino a domenica. L’ingiunzione rimarrà in vigore fino alla conclusione del procedimento o a un’eventuale decisione di un tribunale superiore. Durante il contenzioso, i legali dell’Associated Press hanno denunciato che la gestione dei turni del press pool – il gruppo di giornalisti che segue il presidente – è stata sottratta alla White House Correspondents’ Association e centralizzata dalla Casa Bianca, con l’effetto di favorire voci conservatrici. Intanto, l’AP continua ad avere accesso alle conferenze stampa generali nella sala stampa della West Wing, ma resta esclusa dagli eventi più ristretti. La portavoce dell’agenzia, Lauren Easton, ha dichiarato che la sentenza riafferma il diritto della stampa e del pubblico a ricevere informazioni senza ritorsioni governative. La Casa Bianca non ha commentato direttamente la sentenza, ma ha ribadito l’intenzione di diversificare l’accesso alle fonti giornalistiche, senza però specificare se presenterà ricorso. (In foto, Donald Trump nello Studio Ovale. Doug Mills/Il New York Times)

La Casa Bianca valuta un nuovo assetto dei posti stampa e dà più spazio alle nuove voci emergenti

Karoline Leavitt parla durante una conferenza stampa alla Casa Bianca

La Casa Bianca sta valutando la possibilità di ridefinire la mappa dei posti nella sala stampa, finora gestita dalla White House Correspondents’ Association (WHCA), aprendo un nuovo fronte di tensione tra l’amministrazione Trump e la stampa accreditata. Secondo quanto riportato da Axios, la proposta è parte di una più ampia riorganizzazione con l’obiettivo dichiarato di aggiornare la sala alle trasformazioni dell’ecosistema mediatico, con maggiore spazio previsto per nuove piattaforme e voci emergenti. I criteri attuali privilegiano testate storiche come le agenzie di stampa e le principali emittenti, assegnando loro le prime file. La nuova mappa, nelle intenzioni della Casa Bianca, dovrebbe riflettere “il modo in cui i media vengono consumati oggi”. La WHCA ha definito l’ipotesi un tentativo di sovvertire il sistema di autogestione della stampa alla Casa Bianca. In una comunicazione ai suoi membri, l’associazione ha avvertito che, se attuata, la mossa renderà ancora più evidente l’intenzione del governo di prendere il controllo del sistema con cui i media si organizzano in modo indipendente, facilitando eventuali punizioni per una copertura non allineata. Il confronto arriva dopo settimane di tensioni. A febbraio, la Casa Bianca ha revocato all’Associated Press l’accesso a vari eventi, accusandola di non adeguarsi a una direttiva stilistica sull’uso della denominazione “Golfo d’America” al posto di “Golfo del Messico”. L’AP ha avviato un’azione legale, chiedendo un’ingiunzione. Allo stesso tempo, la WHCA ha invitato i membri a indossare simboli del Primo Emendamento durante le apparizioni pubbliche in segno di protesta. Domenica, la dirigenza della WHCA si è riunita per discutere possibili risposte, tra cui anche un’azione simbolica che prevede il ritorno ai seggi tradizionali in caso di imposizione della nuova disposizione. Alcuni membri hanno riferito che il clima resta incerto e che ogni decisione verrà presa in base all’evoluzione della situazione. Interpellato sull’ipotesi di protesta, il direttore delle comunicazioni della Casa Bianca, Steven Cheung, ha risposto con una risata pubblicata sui social. Intanto, la stessa portavoce Leavitt ha dichiarato che la sala briefing “non appartiene ai giornalisti d’élite di Washington” e che la Casa Bianca ha cercato di avviare un confronto sui cambiamenti proposti. Nel frattempo, l’associazione ha rinunciato alla partecipazione della comica Amber Ruffin alla cena annuale dei corrispondenti, dopo le critiche dell’amministrazione. Il presidente della WHCA, Eugene Daniels, ha motivato la scelta come una decisione per mantenere il focus sull’attività giornalistica e sul supporto alla nuova generazione di cronisti. Secondo alcune fonti, l’obiettivo dell’amministrazione non sarebbe quello di escludere i media tradizionali, ma di rivedere il sistema in chiave più rappresentativa del panorama attuale. Un seggio per i “nuovi media” è già stato previsto nei briefing recenti. Tuttavia, nella comunità giornalistica cresce il timore che la redistribuzione dei posti possa trasformarsi in un criterio di accesso condizionato alla linea editoriale. (In copertina, la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, parla durante una conferenza stampa alla Casa Bianca il 26 marzo. Foto di Jabin Botsford/The Washington Post)

Elon Musk accusa l’Associated Press: “Propaganda associata”

Elon Musk accusa l’Associated Press

L’Associated Press finisce nuovamente al centro delle polemiche. Questa volta, l’attacco arriva da Elon Musk, che su X ha rilanciato una feroce critica contro la storica agenzia di stampa, scrivendo: “AP sta per Associated Propaganda”. Il commento del miliardario ha amplificato le accuse di un utente, che contestava un lancio ritirato dall’agenzia. L’intervento di Musk si inserisce in un clima già teso: nelle ultime settimane, l’AP è stata bersagliata da Donald Trump e dalla Casa Bianca, irritati per la decisione dell’agenzia di non allinearsi alla nuova denominazione di Golfo d’America, stabilita da un ordine esecutivo del presidente. Una scelta che ha avuto conseguenze dirette: i reporter dell’AP sono stati esclusi dallo Studio Ovale e dall’Air Force One, segnando un duro colpo per la storica testata. Il caso ha sollevato un ampio dibattito tra chi difende l’autonomia editoriale dell’AP e chi accusa l’agenzia di bias ideologico. Musk, da tempo in guerra con i media tradizionali, continua così la sua battaglia per una libertà di parola senza filtri, consolidando il suo ruolo di critico delle narrazioni istituzionali.