Lavoro, AI e competenze: lo scenario 3–5 anni

AI e risorse umane

Nei prossimi 3–5 anni la gestione dello staff nelle aziende cambierà grazie all’uso crescente dell’Intelligenza Artificiale, che sta già trasformando il talent management e i processi di risorse umane. Oggi molte imprese stanno introducendo strumenti di AI per pianificare il lavoro, assegnare le persone ai progetti e sviluppare nuove competenze, in un contesto in cui la sperimentazione è ormai diffusa: il 62% delle organizzazioni internazionali dichiara di essere almeno in fase di test con agenti basati su intelligenza artificiale. In Italia, secondo i dati Istat, nel 2025 l’adozione dell’AI tra le imprese con almeno 10 addetti ha raggiunto il 16,4%, in aumento rispetto all’8,2% dell’anno precedente, mentre la principale difficoltà resta la carenza di competenze adeguate, segnalata dal 58,6% delle aziende. L’evoluzione riguarda in particolare il modo in cui le imprese gestiscono lo staffing, cioè decidono chi lavora su cosa e quando. I modelli tradizionali basati su fogli di calcolo, email e processi manuali stanno lasciando spazio a sistemi più evoluti, come i software ERP integrati con funzioni di intelligenza artificiale. Questi strumenti permettono di raccogliere dati dai progetti, dalle vendite e dalle performance interne e di usarli per prevedere in anticipo i bisogni futuri, suggerendo scenari di assegnazione delle risorse più adatti. In questo modo lo staffing passa da reattivo a predittivo, aiutando le aziende a prepararsi ai picchi di lavoro e a ridurre errori di pianificazione. Le competenze legate all’AI sono tra le più richieste e si concentrano su tre aree principali: la conoscenza degli strumenti, per scegliere e usare correttamente soluzioni di intelligenza artificiale generativa, analisi dei dati o automazione; il prompting, cioè la capacità di dare istruzioni chiare ai sistemi AI e controllarne i risultati; e la gestione dei workflow e della governance, necessaria per integrare l’AI nei processi aziendali in modo sicuro e tracciabile. Nei ruoli più esposti all’AI, le competenze evolvono il 66% più velocemente rispetto ad altri ambiti e le skill legate all’intelligenza artificiale possono portare a un premio salariale che arriva fino al 56%. Nei prossimi anni diventerà sempre più importante aggiornare le informazioni sulle competenze in tempo reale. Una skill dichiarata a inizio anno può diventare superata dopo pochi mesi. Per questo i dati devono arrivare direttamente dal lavoro quotidiano, permettendo alle aziende di avere una visione sempre aggiornata delle capacità disponibili. Lo staffing diventa così uno strumento utile non solo per l’organizzazione del lavoro, ma anche per il controllo finanziario e la gestione delle performance. Parallelamente cresce l’attenzione allo sviluppo continuo dei talenti. I dati in tempo reale su competenze e soddisfazione dei dipendenti permetteranno di personalizzare i percorsi di crescita, individuare i bisogni formativi prima che incidano sui risultati e migliorare la retention dei team. In questo modello, talent management, progetti, area commerciale e finanza non sono più separati, ma collegati in un unico processo supportato da dashboard e automazioni intelligenti. Secondo i casi analizzati da Furious, il 92% delle organizzazioni che ha adottato questi strumenti ha già ottenuto benefici come maggiore controllo dei processi, riduzione dei tempi di pianificazione e miglioramento della soddisfazione interna. (Foto creata con AI)

L’imparabile ascesa dell’IA e il ruolo cruciale delle aziende

Formazione aziendale

Negli ultimi anni, l’intelligenza artificiale (IA) ha rapidamente guadagnato terreno come catalizzatore di trasformazioni nel mondo del lavoro. Una recente indagine condotta da LinkedIn rivela che i leader aziendali italiani stanno gradualmente riconoscendo l’importanza di preparare la propria forza lavoro alle sfide e alle opportunità proposte dall’IA. Secondo i dati di LinkedIn, il 39% dei leader aziendali italiani sta attivamente supportando i propri dipendenti nell’acquisizione di competenze legate all’IA. Questa tendenza è riscontrabile anche in altri paesi europei, con il 36% nei Paesi Bassi e il 38% in Francia che adottano misure simili per potenziare l’alfabetizzazione all’IA tra i loro dipendenti. Con l’avanzare rapido dell’intelligenza artificiale, la necessità di sviluppare nuove competenze è diventata cruciale per le aziende. Secondo i dati di LinkedIn, si prevede che le competenze richieste per i lavori a livello globale cambieranno del 51% entro il 2030, con un ulteriore impulso al cambiamento previsto grazie all’ascesa dell’IA generativa, che porterà a un aumento del 68%. In Italia, il 67% degli hiring manager prevede un crescente divario di competenze nei prossimi cinque anni, evidenziando l’urgenza per le aziende di concentrarsi sullo sviluppo delle competenze per sfruttare appieno le opportunità offerte dall’IA. La ricerca rivela anche che i professionisti italiani sono entusiasti di abbracciare l’IA nei loro ruoli lavorativi, con l’89% che si dice eccitato all’idea di utilizzare questa tecnologia e il 79% convinto che possa portare a un progresso significativo nella loro carriera. Non solo le competenze legate all’IA diventano sempre più cruciali per l’avanzamento professionale, ma sono anche fondamentali per la mobilità interna e la retention dei talenti. A livello europeo, il 39% degli hiring manager italiani prevede un aumento del turnover dei dipendenti nel 2024, sottolineando l’importanza della mobilità interna come strategia per trattenere i talenti. “A poco più di un anno dalla diffusione dell’IA generativa, le aziende stanno iniziando a investire nella formazione dei propri dipendenti per sfruttare al meglio questa tecnologia”, dice Marcello Albergoni, Country Manager Italia Linkedin: “Sono proprio queste imprese lungimiranti ad avere un vantaggio sulla concorrenza. Le aziende non possono permettersi di tardare nell’aggiornamento professionale se vogliono cogliere le opportunità offerte dall’IA e avere successo in un mondo del lavoro in continua evoluzione. L’aggiornamento dei dipendenti in materia di hard e soft skill non solo aiuterà le aziende a diventare più agili, ma migliorerà anche la fidelizzazione e renderà più facile passare a nuove carriere all’interno dell’organizzazione. Le imprese che riusciranno a raggiungere questo obiettivo beneficeranno del fatto di avere una forza lavoro con le competenze giuste, nei ruoli giusti e al momento giusto. Tuttavia, per avere successo, le aziende dovranno anche coltivare una cultura dell’apprendimento continuo – segnalando i ruoli interni, incoraggiando i dipendenti a considerare la loro prossima mossa e aiutandoli a individuare le competenze necessarie per accedere a nuovi ruoli”. Inoltre, la ricerca di LinkedIn identifica tre principali barriere alla mobilità interna: la mancanza di opportunità di apprendimento e sviluppo per trasformare le carriere, la mancanza di un processo efficace per la gestione della mobilità interna e il fenomeno dell’“accaparramento” dei talenti. Anandi Shankar, Global Head of Learning di Unilever, sottolinea l’importanza di adattarsi al futuro del lavoro, incoraggiando la curiosità e offrendo strumenti come LinkedIn Learning per sviluppare competenze cruciali. La chiave per il successo, secondo Shankar, risiede nell’implementazione di piani di sviluppo personalizzati per il futuro, collegando competenze e comportamenti di leadership necessari per il successo continuo delle organizzazioni.