Antitrust multa Poltronesofà: 1 milione per sconti ingannevoli

Poltronesofà

L’Antitrust ha deciso una multa da 1 milione di euro contro Poltronesofà per pratiche scorrette nella politica di sconti. Secondo l’Autorità, a partire almeno da gennaio 2023, la società ha promosso divani della “Collezione Promo” attraverso Tv, radio, social media e internet, indicando prezzi molto ribassati rispetto a un prezzo più alto mostrato come “barrato”. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato spiega che questa comunicazione ha dato l’idea di una grande convenienza, ma che tale convenienza non risultava reale. Nel dettaglio, l’istruttoria ha accertato che i divani della Collezione Promo erano prodotti pensati fin dall’inizio per essere venduti per un periodo più breve e soprattutto a prezzi promozionali. Per questo motivo, il confronto con un prezzo molto più alto, usato come riferimento negli annunci, è stato considerato ingannevole e omissivo. Nel bollettino settimanale si legge che il procedimento “concerne la pratica commerciale posta in essere dalla società Poltronesofà S.p.A. consistente nella indicazione, ingannevole e omissiva, di una asserita convenienza del prezzo praticato”. L’Autorità sottolinea anche che la frequenza delle campagne pubblicitarie ha rafforzato l’idea di uno sconto rilevante, spingendo i consumatori a credere di fare un affare speciale. Tuttavia, secondo l’Antitrust, il prezzo pubblicizzato non rappresentava una reale riduzione rispetto a un prezzo normalmente applicato. Per questo motivo, la pratica è stata giudicata scorretta. Nel provvedimento si legge che essa “risulta scorretta ai sensi degli articoli 20, 21 e 22, del Codice del consumo, in quanto contraria alla diligenza professionale e idonea a indurre i consumatori ad assumere una decisione di natura commerciale che altrimenti non avrebbero preso, sulla base di informazioni ingannevoli, ambigue e omissive”.

WhatsApp Business, stop Antitrust a Meta per rischio posizione dominante

Whatsapp

L’Antitrust ha ordinato a Meta la sospensione immediata delle nuove regole di WhatsApp Business, introdotte il 15 ottobre 2025 e destinate a entrare pienamente in vigore entro il 15 gennaio 2026. La decisione riguarda il mercato italiano, coinvolge le aziende che utilizzano WhatsApp per comunicare con i clienti e nasce dal sospetto di un abuso di posizione dominante nel settore dei chatbot AI, in violazione dell’articolo 102 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Secondo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, le nuove condizioni contrattuali avrebbero potuto limitare l’accesso a WhatsApp Business ai chatbot basati su intelligenza artificiale sviluppati da imprese diverse da Meta AI. In questo modo, alcune aziende concorrenti rischiavano di non poter più offrire i propri servizi sulla piattaforma. L’Antitrust ha spiegato che una simile esclusione avrebbe potuto ridurre la concorrenza nel mercato dei chatbot AI, limitando le possibilità di scelta per le imprese che usano WhatsApp Business e rallentando lo sviluppo tecnologico del settore. Per l’Autorità, il rischio era che una sola azienda potesse controllare l’accesso a uno strumento considerato centrale per la comunicazione tra imprese e clienti. Il procedimento è stato avviato a luglio 2025 e ampliato il 25 novembre. Dopo aver analizzato la documentazione presentata e ascoltato le parti coinvolte, l’Antitrust ha deciso di adottare una misura cautelare, prevista dalla legge, per intervenire prima della conclusione dell’istruttoria. Secondo l’Autorità, attendere avrebbe potuto causare un danno grave e difficilmente reversibile al mercato. Con il provvedimento, l’Antitrust ha ordinato a Meta di sospendere l’applicazione delle nuove regole contestate, garantendo che WhatsApp Business resti accessibile anche ai chatbot AI sviluppati da aziende concorrenti. L’obiettivo è preservare la concorrenza e impedire che il mercato venga chiuso durante l’indagine. L’Autorità italiana ha inoltre avviato un coordinamento con la Commissione europea, considerata la dimensione sovranazionale delle attività di Meta e l’impatto potenziale della vicenda sul mercato digitale europeo. Meta ha replicato definendo la decisione “infondata” e annunciando un ricorso. Un portavoce ha dichiarato che l’integrazione dei chatbot AI sulle Business API di WhatsApp avrebbe messo sotto pressione sistemi non progettati per questo tipo di utilizzo. Secondo la società, l’Antitrust partirebbe da un presupposto errato, trattando WhatsApp come un app store. Meta ha inoltre affermato che i principali canali di accesso al mercato per le aziende di intelligenza artificiale restano gli app store, i siti web e le partnership commerciali, non WhatsApp Business.