Il Giornale in edicola senza redazione ma con firme apprezzate

Oggi, 29 novembre, il Giornale è uscito in edicola nonostante lo sciopero che ieri ha coinvolto la quasi totalità dei suoi redattori, spiegando chi ha partecipato, cosa è accaduto, dove si è verificato, quando è successo e perché è stato deciso. La redazione ha informato i lettori che l’edizione è stata realizzata senza il loro contributo, ricordando che la protesta riguarda il mancato rinnovo del contratto di lavoro, fermo da più di dieci anni, e la necessità di difendere la professionalità giornalistica. I giornalisti hanno dichiarato che la protesta non ha alcun contenuto politico e non contiene critiche verso il governo, spiegando che “la protesta non aveva alcuna motivazione politica né alcun riferimento critico al governo”. Hanno aggiunto che negli ultimi anni il numero dei dipendenti si è ridotto mentre è aumentato il ricorso a collaboratori precari, spesso retribuiti pochi euro a notizia e privi di tutele. Per far comprendere la situazione anche ai più piccoli, la redazione ha descritto un lavoro in cui molte persone contribuiscono ogni giorno, ma con compensi minimi e senza garanzie che li aiutino a costruire il futuro. Secondo il comunicato dei redattori, questa situazione rende più difficile produrre un’informazione affidabile e variegata. Per questo hanno scritto che “un giornale prodotto così può reggere solo per pochissimo tempo e non garantisce né pluralismo né qualità dell’informazione”. La redazione ha spiegato che il loro sciopero vuole evitare che i lettori ricevano un giornale meno completo e meno accurato, ribadendo il bisogno di rinnovare il contratto per permettere ai giornalisti, giovani e meno giovani, di lavorare in modo stabile e professionale. L’editore, che fa capo alla famiglia Angelucci, ha replicato dichiarando di aver preso atto del comunicato del Comitato di redazione e precisando che l’edizione del giorno è uscita in 32 pagine, come ogni giorno. L’azienda ha spiegato che il quotidiano è stato “arricchito con contributi editoriali di firme apprezzate dai nostri lettori”, assicurando così la continuità e la riconoscibilità del prodotto editoriale.
Il Tempo, 3 euro lordi ad articolo: condannato l’editore

Tre euro lordi ad articolo, condannato l’editore Angelucci. È quanto stabilito dal Tribunale del Lavoro di Roma nella causa intentata da una giornalista contro Il Tempo Srl, società editoriale del quotidiano romano controllato dalla famiglia Angelucci. La giudice Tiziana Orrù ha riconosciuto che la collaborazione della giornalista Giada Oricchio, attiva dal 2006, non era occasionale ma stabile, organica e continuativa. Per questo motivo, l’editore è stato condannato ad assumerla come collaboratrice fissa ai sensi dell’articolo 2 del Contratto nazionale di lavoro giornalistico e a versarle 266 mila euro di retribuzioni arretrate, oltre a 88 mila euro di contributi previdenziali non pagati, interessi e rivalutazioni compresi. La sentenza è arrivata il 18 giugno 2025, al termine di un lungo contenzioso iniziato nel 2023, quando Oricchio ha deciso di adire le vie legali dopo 17 anni di lavoro sottopagato. Secondo quanto emerso in udienza e riportato dal Fatto Quotidiano, il compenso medio per i suoi articoli variava tra 2 e 10 euro lordi, anche per oltre 200 pezzi al mese, pubblicati su carta e poi sul sito web del quotidiano. Gli argomenti trattati spaziavano dallo sport alla politica, fino a temi di attualità come la pandemia da Covid-19 o la guerra in Ucraina. Scriveva anche nei fine settimana e durante le festività, rispondendo direttamente alle richieste della redazione. “La sentenza è stata impugnata e la Società sta compiendo ogni opportuna valutazione in merito alla gestione del contenzioso”, ha dichiarato Tosinvest, la holding finanziaria degli Angelucci, che ha acquisito Il Tempo nel 2016. L’obbligo di risarcimento si riferisce proprio a questo periodo: i dieci anni precedenti sono stati esclusi dalla decisione, in quanto coperti da un concordato preventivo della vecchia società editrice, guidata dall’imprenditore Domenico Bonifaci. In quegli anni Oricchio lavorava con un contratto co.co.co., poi trasformato in cessione di diritti d’autore, senza miglioramenti economici significativi. Durante il procedimento, la giudice Orrù ha invitato più volte la parte datoriale a valutare una transazione extragiudiziale, ma la proposta è stata respinta. Nella motivazione della sentenza, la giudice ha richiamato l’orientamento della Corte di Cassazione, secondo cui ciò che conta è “l’inserimento continuativo e organico delle prestazioni nell’organizzazione dell’impresa”, indipendentemente dalla forma contrattuale. A fornire assistenza legale alla giornalista è stata Giuliana Quattromini, avvocata del lavoro e membro dell’Associazione Comma 2, che tutela i diritti dei collaboratori non contrattualizzati. “È sempre più difficile far comprendere certe situazioni ai giudici, questa volta abbiamo trovato un giudice che ha voluto comprendere”, ha dichiarato Quattromini dopo il verdetto. Secondo dati citati da Il Fatto Quotidiano, oggi in Italia ci sono circa 26 mila collaboratori non assunti a fronte di meno di 14 mila giornalisti contrattualizzati, di cui solo duemila lavorano in Rai. La Fnsi, il sindacato dei giornalisti, da tempo chiede l’introduzione di regole stringenti contro il sottosalario e le false collaborazioni, che restano una pratica diffusa anche in testate nazionali. (In foto, Antonio Angelucci)
Cambi in vista tra i quotidiani degli Angelucci: ecco le novità

A Bologna, durante l’Assemblea di Confindustria del 27 maggio, alla quale ha preso parte anche la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, si è diffusa tra i giornalisti la notizia di una riorganizzazione interna nelle testate editoriali del gruppo Angelucci, in fase avanzata di definizione. Secondo quanto emerso da fonti qualificate, l’attuale direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti, dovrebbe passare al ruolo di direttore editoriale, mentre la direzione del quotidiano sarebbe affidata a Tommaso Cerno, attualmente alla guida de Il Tempo. Contestualmente, alla direzione de Il Tempo dovrebbe arrivare Daniele Capezzone, che lascerebbe così la direzione editoriale di Libero. Tale posizione verrebbe quindi assunta da Vittorio Feltri, già in passato alla guida del quotidiano e attualmente direttore editoriale de Il Giornale, che a sua volta la lascerebbe libera per Sallusti. Fuori da questo riassetto organizzativo rimarrebbero per ora Mario Sechi, confermato alla direzione di Libero, e Osvaldo De Paolini, alla guida del settimanale Moneta, testata a contenuto economico-finanziario lanciata di recente e distribuita in allegato ai quotidiani del gruppo, ma anche in edizione autonoma. Parallelamente al giro di nomine, il gruppo editoriale Angelucci prevede anche un’ampia riorganizzazione tecnica della struttura gestionale delle proprie testate, con interventi volti a ridefinire ruoli, processi produttivi e dinamiche interne. [Nella foto, da sinistra in alto: Alessandro sallusti (foto Ansa), Mario Sechi (foto Ansa), Tommaso Cerno (foto Ansa); sotto, da sinistra: Vittorio Feltri (foto Ansa), Daniele Capezzone (foto Ansa) e Osvaldo De Paolini]