Il Resto del Carlino festeggia 140 anni con una mostra a Bologna

Il Resto del Carlino mostra 140 anni

Che c’è di nuovo? È da questa domanda che nasce il Resto del Carlino, il 20 marzo 1885 a Bologna, ed è da questa stessa domanda che prende forma la mostra “140 Il Resto del Carlino – Occhi sulla storia”, aperta gratuitamente al pubblico dal 19 dicembre al 14 gennaio nella Sala Convegni della Banca di Bologna, a Palazzo de’ Toschi, in piazza Minghetti. L’esposizione celebra i 140 anni del quotidiano raccontando, attraverso immagini e notizie, la storia del giornale e quella del Paese. La mostra è stata presentata con una preview nel cuore della città ed è curata dal vicedirettore Valerio Baroncini e dal giornalista Claudio Cumani, con progetto grafico ed espositivo di Paper Paper. Il percorso accompagna i visitatori in un viaggio nel tempo fatto di 46 pannelli, dove fotografie, testi e prime pagine storiche raccontano eventi che hanno segnato generazioni. Fatti che, senza il lavoro di cronisti e fotografi, sarebbero arrivati fino a oggi in modo diverso. “Servono ancora i giornali? È la domanda che ci facciamo oggi – dice la direttrice di QN Quotidiano Nazionale, il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno e Luce!, Agnese Pini –. Se servono o meno i giornali è un problema di tutti noi. Centoquarant’anni di storia significa 50mila prime pagine. Il nostro lavoro è essere testimoni della storia, oggi importante più che mai”. Pini richiama anche il valore della memoria storica: “La storia sembra non insegnare niente, ma ci fa capire cosa è in grado di fare l’essere umano: guerre mondiali, stragi, ma anche cose meravigliose. La grandezza e la bassezza. Ecco a cosa servono i giornali, a mantenere un racconto in equilibrio in cui tutti noi possiamo riconoscerci per essere cittadini consapevoli”. Nel corso della presentazione, la direttrice ha ricordato il lavoro di giornalisti e dipendenti e la famiglia di editori Riffeser Monti, presenti con Andrea Riffeser Monti, amministratore delegato e presidente di Monrif e presidente Fieg, Sara Riffeser Monti, presidente Speed, Matteo Riffeser Monti, vicepresidente Monrif, e Bruno Riffeser Monti, vicepresidente Speed. “Li ringrazio per l’impegno che da ormai 60 anni, dal 1966, mettono nel contribuire al mantenimento della stampa libera”, ha detto Pini. La mostra racconta 140 anni di fatti, dalle tragedie alle grandi speranze. “Come si raccontano 140 anni? – riflette Claudio Cumani –. Con i fatti, quelli sanguinosi, ma anche le grandi utopie. Attraverso personaggi come Luciano Pavarotti e Marco Pantani. Come dice Orson Welles, la memoria è un diario che ognuno di noi si porta dentro”. Cumani sottolinea anche “la responsabilità del giornalista davanti alla notizia, che in certi casi diventa una devozione” e “la forza delle fotografie”. Il progetto espositivo è pensato come un’esperienza immersiva. Il cuore simbolico della mostra è la rotativa, rappresentata da tre tunnel centrali che raccontano i tre secoli attraversati dal Carlino, da percorrere come una capsula del tempo. Attorno, i pannelli richiamano la bobina di carta e mostrano immagini e titoli di giorni unici. Alcuni eventi dialogano tra loro: il ballo di Lady Diana con John Travolta è accostato a Ayrton Senna, simboli dei grandi sorrisi spezzati degli anni Novanta; l’11 settembre dialoga con la caduta del Muro di Berlino; la Liberazione del 1945 è accostata ai volti dei bambini di Gaza; la tragedia del Vajont alle alluvioni più recenti. Il percorso si chiude con immagini dell’attualità, dalla politica internazionale alla Coppa Italia. “La mostra celebra il passaggio dal passato al presente e al futuro – commenta Valerio Baroncini –. Fotografia e scrittura cristallizzano il tempo e danno forza alla memoria e agli archivi, che ci aiutano nei momenti difficili. Abbiamo voluto rileggere la storia con gli occhi di chi l’ha fatta, con l’urgenza della cronaca”. Il percorso si apre con Giosuè Carducci, tra i più importanti collaboratori del Carlino, e ricorda anche Giovanni Pascoli, che scrisse per il quotidiano, dove uscì un frammento della poesia Vertigine. Una vertigine che richiama anche la velocità della rotativa, capace di correre a 45 chilometri all’ora e produrre ogni anno oltre 210mila chilometri di carta. La mostra “Occhi sulla storia” è pensata anche come un progetto in movimento: dopo Bologna, partirà per altri territori e rappresenta un prologo alle iniziative del 2026, a dieci anni dalla scomparsa di Umberto Eco, che considerava gli archivi “una rete multimediale, simile a un giornale”. Padrona di casa è la Banca di Bologna. “Con il Carlino abbiamo un rapporto che dura da tempo – spiega il presidente Enzo Mengoli –. Ci unisce l’attenzione per il territorio. Ospitare questa mostra in un luogo che per decenni è stato identificato come il palazzo delle Poste richiama proprio il tema della connessione”. (Credits foto: ilrestodelcarlino.it)