Corriere della Sera festeggia 150 anni tra eventi e cultura

Il Corriere della Sera celebra i suoi 150 anni con un ampio programma di iniziative che raccontano la sua nascita, la sua storia e il modo in cui guarda al futuro dell’informazione. Il quotidiano uscì per la prima volta il 5 e 6 marzo 1876 e l’anniversario viene ricordato con eventi, progetti editoriali e appuntamenti aperti al pubblico, pensati per spiegare il percorso del giornale in modo chiaro e comprensibile. Il direttore Luciano Fontana, presentando il calendario delle celebrazioni alla redazione, ha richiamato l’idea di una “visione aperta e della pluralità delle idee”, elementi che accompagnano il giornale fin dalle origini. L’obiettivo è un doppio sguardo: uno rivolto alla memoria storica, l’altro orientato alle trasformazioni dell’informazione contemporanea. Le celebrazioni si aprono con la musica. Il 6 marzo l’Orchestra del Teatro alla Scala darà il via agli eventi con un concerto alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e delle principali istituzioni. La musica tornerà anche a chiudere il percorso: il 6 marzo 2027, a un anno di distanza, è previsto un grande concerto pop al Live Dome di Rho Fiera, come segno di continuità tra tradizione e nuovi linguaggi. Accanto alla musica, il teatro avrà un ruolo centrale. Il Piccolo Teatro porterà in scena uno spettacolo ispirato ai materiali dell’archivio storico del giornale, con più repliche, per trasformare la cronaca e la storia del quotidiano in racconto teatrale. Grande spazio è dedicato anche alla storia editoriale. L’inserto culturale La Lettura ha già proposto copertine d’autore dedicate al giornale e continuerà con una serie di cover da collezione. La Fondazione Corriere della Sera, presieduta da Ferruccio de Bortoli, ha realizzato volumi che raccolgono articoli, fotografie e illustrazioni dal 1876, comprese le tavole storiche di Achille Beltrame e Walter Molino. Il materiale ripercorre tutto il cammino del quotidiano, senza omettere i passaggi più difficili. Tra le iniziative editoriali è prevista anche la ripubblicazione in edicola di copie anastatiche di edizioni storiche, abbinate al quotidiano, per permettere ai lettori di vedere come il giornale raccontava l’Italia di ieri. Alle celebrazioni si aggiungono anche iniziative ufficiali e commemorative. L’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato emetterà una moneta d’argento celebrativa dedicata alla fondazione del giornale. Nei mesi successivi sarà disponibile in edicola anche una medaglia da collezione. È prevista inoltre l’emissione di un francobollo dedicato al Corriere della Sera, a testimonianza del valore storico e culturale del quotidiano. Milano sarà il centro di molte iniziative. La città ospiterà spettacoli di teatro narrativo legati alla cronaca e installazioni urbane che trasformeranno piazze e luoghi di incontro in spazi di racconto, con il coinvolgimento diretto della redazione. Il digitale accompagna tutto il percorso. Corriere.it, che ogni giorno registra milioni di utenti, proporrà nuovi contenuti quotidiani insieme ad app, newsletter, social network, podcast e produzioni video. È previsto anche un docufilm sulla storia del giornale, con immagini d’archivio e testimonianze, narrato dalla voce di Neri Marcorè. Un ruolo centrale è riservato ai lettori e alle lettrici. Saranno invitati a condividere ricordi, lettere e aneddoti legati al giornale, attraverso iniziative dedicate, visite guidate e progetti speciali. Il racconto dei 150 anni del Corriere della Sera passa anche da chi, ogni giorno, lo legge su carta o online. (In copertina, la foto di gruppo della redazione)
La Repubblica, i 50 anni iniziano con la protesta del Cdr

Il 14 gennaio 2026, davanti all’ex Mattatoio di Roma, i giornalisti di Repubblica hanno organizzato una protesta pubblica alla vigilia dell’apertura della mostra fotografica per i 50 anni del quotidiano. L’iniziativa è stata promossa dal Cdr, il Comitato di redazione, che ha esposto striscioni e fatto sentire il proprio dissenso durante un sit-in pacifico. La manifestazione si è svolta mentre era atteso l’arrivo del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per l’inaugurazione dell’evento dedicato all’anniversario del giornale fondato da Eugenio Scalfari. I giornalisti hanno mostrato cartelli con scritte come “La Repubblica siamo noi. Giornalismo, dignità, indipendenza” e “Elkann non è la tua festa”, accompagnando la protesta con fischietti e cori. Il dissenso è rivolto a John Elkann, amministratore delegato di Exor, impegnato in una trattativa con il gruppo greco Antenna Group per la cessione degli asset editoriali del Gruppo Gedi. Secondo il Cdr, la presenza di Elkann alle celebrazioni non rappresenta il lavoro quotidiano della redazione. Al sit-in ha partecipato anche una delegazione della Fnsi, con la segretaria generale Alessandra Costante, il segretario aggiunto Claudio Silvestri e Stefano Ferrante, segretario di Stampa Romana. In un comunicato diffuso da Stampa Romana, il Cdr ha scritto: “La presenza di John Elkann oggi alla festa di Repubblica è un vergognoso schiaffo in faccia a Repubblica e alle sue lavoratrici e lavoratori. Siamo stati lasciati fuori dalla inaugurazione della mostra al mattatoio per i 50 anni dalla fondazione di Repubblica. Quindi chi vuole disfarsene è dentro a festeggiare, chi Repubblica la fa ogni giorno è fuori, alla stregua di fastidiosi disturbatori. Probabilmente per non infastidire un editore che non si è mai degnato di incontrare le rappresentanze sindacali nel pieno della vertenza per la cessione di Gedi. Ribadiamo ciò che abbiamo scritto nei nostri striscioni: la Repubblica siamo noi, Elkann non è la tua festa”.
Vendita GEDI: “nessuna offerta italiana per La Repubblica”

L’audizione del sottosegretario all’Editoria Alberto Barachini in Commissione Cultura della Camera ha fatto chiarezza sulla vendita del gruppo GEDI da Exor al gruppo greco Gruppo Antenna, spiegando che per il governo la tutela del pluralismo e la salvaguardia dell’occupazione restano priorità assolute, mentre al momento non esistono le condizioni per l’attivazione del golden power. Barachini ha spiegato che l’esecutivo segue il dossier con attenzione istituzionale, basandosi esclusivamente su informazioni ufficiali. Ha chiarito che la vicenda è delicata e che deve essere accompagnata da una “sobrietà comunicativa”, senza forzare tempi o passaggi che non siano previsti dalla normativa. Nel suo intervento ha ribadito l’impegno del governo a vigilare affinché siano rispettate tutte le garanzie legali previste nei trasferimenti di proprietà e di testate. Ha inoltre assicurato che il confronto con i Cdr, i comitati di redazione, sarà costante, pur nel rispetto dei limiti imposti dal quadro normativo e dalla fase in cui si trova l’operazione. Il sottosegretario ha richiamato la centralità della tutela dei livelli occupazionali, ricordando che il contratto di lavoro giornalistico prevede strumenti specifici per proteggere i lavoratori in caso di cessione, come gli articoli 30, 31 e 32. Ha collegato questo impegno alle dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha più volte indicato la difesa dell’occupazione come un obiettivo prioritario dell’azione di governo. Sul tema del golden power, Barachini ha precisato che l’esercizio dei poteri speciali è regolato da una normativa puntuale e che, in assenza di una notifica formale e di informazioni complete sul veicolo societario coinvolto, non è possibile avviare alcuna valutazione. Ha aggiunto che ogni eventuale notifica dovrebbe comunque essere esaminata da un gruppo di coordinamento tecnico previsto dalla legge. Durante l’audizione è stato affrontato anche il confronto con i potenziali acquirenti. Barachini ha riferito che il Gruppo Antenna ha assicurato l’intenzione di rilevare l’intero gruppo GEDI, compresa La Stampa, ritenendo alcuni asset strategici, mentre altri potrebbero in futuro essere oggetto di manifestazioni di interesse da parte di terzi. Il sottosegretario ha riportato fedelmente quanto dichiarato dall’editore Kyriakou, che avrebbe affermato che “un imprenditore che arriva per la prima volta in un Paese non arriva per licenziare”. Ha spiegato di aver posto subito l’accento su due punti fondamentali per il governo: indipendenza editoriale e tutela dell’occupazione. Secondo quanto riferito, il presidente del Gruppo Antenna avrebbe sottolineato la volontà di valorizzare tutte le risorse del gruppo GEDI, attraverso un impegno finanziario diretto e una gestione degli asset affidata a un manager italiano, evidenziando attenzione all’indipendenza delle testate e al pluralismo. Parlando di la Repubblica, Barachini ha affermato che negli ultimi anni non sarebbe mai arrivata una proposta da parte di un editore italiano. L’unica offerta giunta in una fase avanzata, ha spiegato, sarebbe stata giudicata dai vertici del gruppo meno solida rispetto a quella dell’editore greco. Il sottosegretario ha infine ribadito che il governo continuerà ad approfondire la vicenda per comprendere pienamente la visione industriale dell’investimento, ricordando che si parla di circa 140 milioni di euro in un settore che registra perdite annue rilevanti e coinvolge circa 450 giornalisti. Nel corso della seduta sono intervenuti anche i deputati del Movimento 5 Stelle Antonio Caso e Chiara Appendino, che hanno chiesto garanzie su affidabilità dell’acquirente, pluralismo, indipendenza editoriale e tutele occupazionali, sollecitando un’audizione dei vertici di Exor in commissione.
Tg5 festeggia 34 anni, con tre direttori dalla fondazione

Il Tg5 compie 34 anni dalla sua nascita, avvenuta il 13 gennaio 1992 su Canale 5, quando divenne il primo telegiornale di una rete privata a confrontarsi direttamente con i notiziari del servizio pubblico. Il notiziario, prodotto da Mediaset, ha segnato fin dall’inizio una novità nel panorama televisivo italiano, proponendo un modello informativo pensato per un pubblico ampio e generalista. Un tratto rilevante della storia del Tg5 è la continuità nella direzione. In 34 anni, alla guida del telegiornale si sono alternati soltanto tre direttori. Il primo è stato Enrico Mentana, in carica dalla fondazione fino al 2004. Gli è subentrato Carlo Rossella, direttore dal 2004 al 2007. Dal 2007 la direzione è affidata a Clemente Mimun, che guida il notiziario da 19 anni. In oltre tre decenni di attività, il Tg5 ha raccontato i principali avvenimenti nazionali e internazionali, con un linguaggio contemporaneo e una linea editoriale fondata sulla distinzione tra fatti e opinioni, con l’obiettivo di offrire un’informazione chiara, rigorosa e accessibile. (In foto, da sinistra: Mentana, Rossella e Mimun)
La Stampa verso la cessione, partita aperta tra SAE e NEM

GEDI sta valutando la vendita de La Stampa, storico quotidiano fondato a Torino nel 1867, attraverso una trattativa separata che coinvolge più gruppi editoriali italiani all’inizio del 2026. Il giornale, con sede a Torino, non rientra nel pacchetto principale di asset oggetto di negoziazione da parte dell’imprenditore greco Thodōrīs Kyriakou, interessato ad altre testate del gruppo. Per questo motivo, La Stampa è al centro di un dossier autonomo, seguito direttamente da GEDI. Tra i soggetti che hanno manifestato interesse c’è SAE – Sapere Aude Editori, gruppo editoriale fondato da Alberto Leonardis. SAE è già attiva nel settore dei quotidiani locali e nazionali, con acquisizioni effettuate negli ultimi anni proprio da GEDI. Il gruppo ha espresso un interesse per La Stampa e si prepara, secondo le informazioni disponibili, a presentare una proposta di acquisto formale ma non vincolante entro metà gennaio 2026. Leonardis ha dichiarato: “Mi piace moltissimo, è il primo giornale che leggo al mattino e ha anche un marchio di grande prestigio”. L’operazione immaginata da SAE prevede il coinvolgimento di una cordata composta anche da realtà piemontesi, comprese fondazioni bancarie e investitori istituzionali del territorio. Le valutazioni economiche circolate in modo non ufficiale stimano un possibile valore di cessione intorno ai 40 milioni di euro. In caso di offerta formale, GEDI dovrebbe consentire l’accesso alla data room, avviando la due diligence, cioè l’analisi dettagliata dei conti e della struttura economica del quotidiano. Resta però pienamente in campo anche NEM – Nord Est Multimedia, gruppo editoriale guidato da Enrico Marchi. NEM è già proprietaria di diverse testate del Nord-Est, acquisite negli anni passati da GEDI. Il 7 gennaio 2026 il Consiglio di amministrazione del gruppo ha deliberato all’unanimità di dare seguito formale agli accordi già avviati con GEDI, annunciando la presentazione nei prossimi giorni di un’offerta non vincolante per La Stampa, con l’obiettivo di aprire una trattativa in esclusiva. Nel progetto di NEM sono coinvolti, oltre agli attuali soci, anche imprenditori e investitori istituzionali del Nord-Ovest. L’iniziativa mira a garantire una rappresentanza delle aree in cui La Stampa è storicamente radicata, mantenendo il ruolo del quotidiano come voce nazionale e territoriale. Non ha invece avuto seguito la proposta presentata dall’imprenditore italo-americano Salvatore Palella, fondatore di Helbiz ed editore de La Sicilia. L’offerta, pari a circa 25 milioni di euro e riferita a La Stampa e Huffington Post, è stata respinta. Oltre alla componente economica, avrebbe pesato la necessità di verifiche Antitrust, che avrebbero allungato i tempi dell’operazione. (In foto, la redazione de La Stampa)
Corriere della Sera: un libro per ripercorrere 150 anni di storia

Nel 2026 il Corriere della Sera celebra i suoi 150 anni raccontando la storia d’Italia attraverso un volume speciale che raccoglie fatti, immagini e parole pubblicate dal quotidiano dal 1876 a oggi, spiegando chi è stato protagonista, cosa è accaduto, quando e dove, e perché quei fatti sono diventati importanti per il Paese. Il libro nasce come progetto editoriale dedicato all’anniversario del Corriere della Sera, fondato a Milano nel 1876, e ripercorre un secolo e mezzo di storia italiana osservata attraverso il lavoro del giornale. Non è presentato come una semplice opera celebrativa, ma come un racconto costruito usando archivio storico, prime pagine, articoli e fotografie d’epoca, selezionati per mostrare i principali passaggi della vita nazionale, dalla fine dell’Ottocento fino all’età contemporanea. Il volume alterna una ricostruzione cronologica dei fatti a focus tematici dedicati a guerra e pace, trasformazioni sociali, politica, economia, cultura, sport e costume, spiegando gli eventi in modo lineare e accessibile. Il progetto porta l’impronta del direttore Luciano Fontana, che ha voluto un libro capace di raccontare il Paese attraverso il giornale, tenendo insieme cronaca, grandi snodi della storia nazionale e cambiamenti della società, con attenzione al ruolo dell’informazione nel tempo, al rapporto con il potere e alle sfide del giornalismo digitale. Il volume descrive il Corriere non solo come testimone dei fatti, ma come soggetto inserito nel dibattito pubblico, mostrando come il linguaggio giornalistico e le modalità di racconto si siano trasformati nel corso dei decenni. Un contributo di inquadramento storico è affidato a Ferruccio de Bortoli, presidente della Fondazione del quotidiano ed ex direttore, che colloca il patrimonio editoriale del Corriere della Sera in una prospettiva di lungo periodo. Il suo intervento richiama il valore civile dell’informazione, il tema della credibilità e la responsabilità del giornale nel raccontare passaggi delicati della vita democratica, elementi presentati come parti integranti della storia del quotidiano. I contenuti del libro sono organizzati seguendo le principali fasi della storia italiana, dall’Unità consolidata di fine Ottocento alle due guerre mondiali, dal dopoguerra alla Repubblica, fino ai cambiamenti più recenti. Accanto alla linea del tempo, il volume propone sezioni tematiche che aiutano a capire come sono cambiati la società, i comportamenti, il costume, lo sport e il modo di scrivere le notizie. Ampio spazio è dedicato alle prime pagine iconiche, agli articoli che hanno segnato il confronto pubblico e alle immagini che raccontano visivamente il passato. Sul piano editoriale, il progetto coinvolge giornalisti, firme storiche ed editorialisti del Corriere, insieme a studiosi ed esperti di informazione, chiamati a spiegare i contesti e a rendere leggibili anche i momenti più complessi. Il volume è pensato come strumento di consultazione e di rilettura critica della storia italiana attraverso il giornalismo, rivolto non solo ai lettori abituali del quotidiano ma anche a scuole, università e istituzioni culturali, all’interno di una più ampia strategia di valorizzazione del brand e dell’archivio come patrimonio culturale.
La Repubblica chiede a Exor risposte su vendita Gedi entro il 7 gennaio

La redazione di Repubblica, a Roma, chiede una risposta ufficiale sulla vendita del gruppo Gedi, rivolta all’attuale editore Exor, dopo oltre un mese di confronti senza chiarimenti definitivi e con una scadenza fissata a mercoledì 7 gennaio. L’assemblea di redazione del quotidiano La Repubblica vuole sapere se, nel dialogo con il possibile acquirente Antenna Group, siano state accolte richieste precise: garanzie occupazionali, rispetto del perimetro aziendale e tutela della linea politico-editoriale, insieme alla salvaguardia dell’indipendenza della testata. La richiesta riguarda l’inserimento di queste tutele nel contratto di compravendita del gruppo Gedi, prima che l’operazione venga definita. Secondo quanto comunicato dall’assemblea, le notizie apparse sui media e attribuite a fonti vicine al gruppo Antenna non sono considerate una risposta formale. La redazione indica che il chiarimento deve arrivare dall’editore in carica, cui viene attribuita la responsabilità sociale di garantire i livelli occupazionali e le garanzie democratiche del gruppo in vendita. Il clima interno viene descritto come privo di serenità durante le festività di fine anno, in attesa di una posizione chiara. La data del 7 gennaio è indicata come termine entro cui i vertici di Gedi ed Exor sono chiamati a fornire un riscontro, che sarà poi comunicato alla redazione.
Casa Messaggero, memoria del giornale all’ingresso della redazione

Casa Messaggero, la redazione diventa spazio aperto: nel centro di Roma, in via del Tritone, la storica sede de Il Messaggero apre le sue porte alla città e si trasforma in un luogo accessibile, visibile e condiviso. La redazione, dove ogni giorno nascono le notizie, diventa uno spazio pensato per accogliere cittadini, lettori e visitatori, offrendo la possibilità di entrare fisicamente nel cuore del giornalismo e di osservare come funziona il lavoro quotidiano dell’informazione. L’ingresso della sede si presenta come una piazza coperta, che mette insieme storia e innovazione. Alle pareti sono esposte prime pagine storiche che raccontano grandi avvenimenti del passato, mentre schermi digitali mostrano la prima pagina del giorno, le notizie in tempo reale e i contenuti che dai social diventano fatti da verificare e raccontare. Tutto è pensato per spiegare in modo semplice come una notizia nasce, viene controllata e arriva ai lettori. La Casa Messaggero è visibile anche dall’esterno. Un sistema di vetri e specchi permette di osservare dalla strada la linotype storica, la grande macchina che un tempo serviva per stampare il giornale, simbolo del lavoro artigianale e quotidiano dei giornalisti. Accanto a questo oggetto del passato convivono tecnologie moderne: grandi video mostrano le notizie mentre accadono, creando un collegamento continuo tra la redazione e la città. Il nuovo spazio è pensato anche per ospitare eventi, incontri e appuntamenti aperti al pubblico. L’idea è quella di una redazione che non resta chiusa, ma dialoga con chi vive e attraversa il centro di Roma. Un luogo dove il giornale si racconta e si fa vedere, spiegando il proprio ruolo in modo chiaro e diretto. Durante la presentazione, l’amministratrice delegata Azzurra Caltagirone ha dichiarato: “Ricordiamo la nostra storia e ci proiettiamo verso il futuro. Questo luogo sarà al centro di una serie di appuntamenti durante l’anno. Vogliamo essere al passo con i tempi e leggere con anticipo i trend del futuro”. Il direttore responsabile Roberto Napoletano ha definito la Casa Messaggero “una piazza, un luogo di incontro aperto”, spiegando: “Ogni sistema multimediale ha valore se esprime un’anima, e il giornale cartaceo è l’anima del sistema multimediale”. Alla realizzazione del progetto hanno contribuito anche il direttore editoriale Massimo Martinelli e i vicedirettori Barbara Jerkov, Guido Boffo e Alvaro Moretti Alvaro Moretti – che ha spiegato come ogni area sia stata pensata per collegare memoria e futuro, con un’esposizione che potrà cambiare nel tempo. (Foto presa dal web)
La Lettura celebra i 150 anni del Corriere della Sera con copertine d’autore

Il 5 e 6 marzo 1876, a Milano, nasce il Corriere della Sera; oggi, nel 2026, il quotidiano festeggia 150 anni e lo fa attraverso il suo supplemento culturale la Lettura, che dedica la copertina numero 736, da domani in edicola e già disponibile in anteprima sull’App, a un’opera dell’artista Antonio Recalcati: due mani impresse in blu cobalto sulla riproduzione della prima pagina storica del giornale. L’opera è un omaggio ufficiale alle celebrazioni dell’anniversario e apre una serie di copertine d’autore pensate per accompagnare i lettori fino a marzo. La copertina firmata da Recalcati è la prima di una collezione speciale che racconta i 150 anni del Corriere della Sera attraverso l’arte visiva. Il progetto prevede opere uniche realizzate da artisti italiani e internazionali che in passato hanno già collaborato con la Lettura. Per questa ricorrenza è stata prevista un’eccezione alla regola editoriale che normalmente non consente allo stesso autore di firmare più volte la pagina d’apertura del supplemento. L’opera pubblicata sul numero 736 è postuma: Recalcati la realizzò nel 2016, durante una visita alla redazione del giornale. La scelta dell’artista richiama anche il suo legame storico con il Corriere, nato dall’amicizia con lo scrittore Dino Buzzati, che lo volle come volto di Orfeo nel Poema a fumetti del 1969. Recalcati, esponente della Nuova figurazione, aveva già firmato la copertina numero 106 del supplemento, pubblicata il 1° dicembre 2013. L’iniziativa si inserisce nella tradizione che lega il Corriere della Sera alle arti visive fin dalle origini del suo storico mensile culturale. Lo ricorda Gianluigi Colin, cover editor de la Lettura, in un articolo che chiude il numero. Il supplemento, rinato il 13 novembre 2011, ha raccolto l’eredità della prima Lettura, fondata nel 1901 per volontà di Luigi Albertini e diretta nei primi anni dal drammaturgo Giuseppe Giacosa. Quel mensile fu pubblicato senza interruzioni fino a marzo 1945, per poi continuare come settimanale fino all’ottobre 1946. Già dal 1906, la Lettura storica ospitava copertine illustrate da grandi nomi del disegno e dell’arte, tra cui Marcello Dudovich, Achille Beltrame, Enrico Sacchetti, Giorgio Abkhasi, Sergio Tofano e Bruno Munari. Dagli archivi del giornale è emersa anche un’opera realizzata nel 1937 da Federico Patellani, poi maestro della fotografia neorealista, rimasta inedita fino al 2021, quando è diventata la copertina di un numero speciale dedicato alle vetrine storiche del supplemento. Tutti i numeri de la Lettura, compreso lo speciale del 14 novembre 2021, sono consultabili nell’archivio dell’App ufficiale. In occasione delle festività, l’abbonamento annuale digitale è proposto al prezzo di 19,99 euro. Ogni settimana il nuovo numero è disponibile in anteprima il sabato, come avviene oggi per il #736. Il numero si apre anche con un altro anniversario: i 100 anni dalla morte di Claude Monet, avvenuta il 5 dicembre 1926. Le prime 14 pagine ospitano un museo virtuale con 100 opere presentate in ordine cronologico e testi di Emanuele Trevi, Stefano Bucci, Vincenzo Trione e Alessandra Coppola. Il percorso prosegue con il teatro: dal 4 marzo, il Piccolo Teatro di Milano porta per la prima volta in scena Miracolo a Milano, tratto dal film del 1951 di Vittorio De Sica e Cesare Zavattini. Ne parlano il regista Claudio Longhi, direttore artistico del Piccolo, e l’attore Lino Guanciale, con un intervento critico di Paolo Mereghetti.
Gruppo Corriere nomina Federico Ricci amministratore

Federico Ricci entra nel Gruppo Cepu per supportare la finanza di gruppo e, dal 1° febbraio 2026, assumerà anche l’incarico di amministratore unico del Gruppo Corriere. Federico Ricci ha 48 anni ed è un manager di origini umbre con oltre venti anni di esperienza in aziende attive in diversi settori, tra cui Information Technology, industria di marca, banche, farmaceutico e infrastrutture. In Umbria è noto per aver contribuito al rilancio delle Farmacie comunali di Perugia e per il salvataggio, risanamento e rilancio della catena di Terni. In passato ha anche ricoperto per cinque anni il ruolo di capo di gabinetto della presidenza della Regione Umbria, seguendo i dossier più delicati del governo regionale e delle aziende partecipate. Durante la presentazione, la proprietà ha ringraziato l’attuale amministratore unico del Gruppo Corriere, Marco Corridori, per il lavoro “svolto con successo fino ad oggi”, definendo la sua attività un’opera di “gestione” che “ha contribuito al risanamento e al rilancio del Gruppo Corriere in soli tre anni”. Marco Corridori continuerà comunque la propria attività all’interno del Gruppo Cepu, mantenendo la guida dell’Accademia del Volo in qualità di accountable manager e di Aergrifo srl come amministratore unico. Le testate giornalistiche del Gruppo Corriere, dirette dal 1° gennaio 2023 da Sergio Casagrande, comprendono i quotidiani Corriere dell’Umbria, Corriere di Arezzo, Corriere di Siena e Corriere di Maremma, insieme ai siti internet di informazione, a Radio Corriere dell’Umbria, a supplementi mensili e a diverse collane di e-book. Fanno inoltre capo al Gruppo Corriere l’agenzia di raccolta pubblicitaria omonima e Corriere Formazione – Corriere Academy, che offre anche un master di giornalismo locale. Nel suo percorso professionale più recente, Federico Ricci ha ricoperto il ruolo di amministratore delegato di Antognolla spa, società il cui percorso si è concluso con la valorizzazione dell’asset, oggi di proprietà del gruppo immobiliare emiratino EMAAR, fondato da Mohamed Alabbar.