La Repubblica, trattative sulla vendita in corso: Cdr in stato di agitazione. Mercoledì audizione alla Camera

Repubblica

La possibile vendita de la Repubblica al gruppo greco Antenna Group è al centro di un confronto tra azienda e giornalisti, con particolare attenzione alle garanzie occupazionali e alla linea editoriale. La trattativa riguarda il quotidiano italiano, parte del Gruppo Gedi, controllato dalla holding Exor, e si svolge in Italia nel contesto di un negoziato ancora in corso. Durante un incontro con il Comitato di redazione, i vertici di Gedi hanno spiegato che i temi indicati dai giornalisti sono entrati nel dialogo con il potenziale acquirente. Questo, però, non equivale alla certezza che tali punti vengano inseriti nel testo finale dell’accordo. Il Cdr aveva chiesto una risposta chiara entro il 7 gennaio a John Elkann, amministratore delegato di Exor. La risposta ricevuta è stata considerata non risolutiva. Secondo quanto comunicato, la trattativa è descritta come articolata, con più questioni aperte e limiti legati alla riservatezza. I dirigenti hanno indicato che potrebbero essere necessarie diverse settimane prima di arrivare a un’eventuale intesa vincolante e ulteriore tempo per completare ogni passaggio formale. In questo scenario, non viene escluso che le richieste avanzate dalla redazione restino fuori dall’accordo definitivo. Il Comitato di redazione, in un documento pubblicato sul giornale, segnala che le tutele sul lavoro e sulla direzione politico-editoriale, presentate all’editore al momento dell’avvio della trattativa esclusiva, sono ora oggetto di discussione tra le parti. Allo stesso tempo, il Cdr evidenzia che l’assenza di certezze scritte mantiene aperto lo stato di agitazione, già approvato dall’assemblea dei giornalisti, che ha affidato al Comitato cinque giorni di sciopero. Nel testo, il Cdr richiama le esperienze degli ultimi anni, ritenute insufficienti a garantire un clima di fiducia e di trasparenza. Viene confermata l’intenzione di continuare a monitorare il processo di vendita, con l’obiettivo dichiarato di tutelare i principi professionali e l’identità del lavoro giornalistico svolto dalla testata. La questione approda anche in sede istituzionale. Mercoledì 14 gennaio, alle 12.30, è prevista un’audizione in Commissione Cultura presso la Camera dei deputati. Sarà ascoltato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’informazione e all’editoria, Alberto Barachini, per un confronto sulle problematiche legate alla vendita del gruppo editoriale Gedi. L’incontro, secondo quanto annunciato, sarà trasmesso in diretta webtv.

Francesca Milano lascia Chora News e passa alla vicedirezione di Open

Francesca Milano

Francesca Milano lascia Chora News e si prepara a entrare nella vicedirezione di Open, il giornale online fondato nel 2018 da Enrico Mentana. Nel nuovo ruolo, la giornalista affiancherà l’altra vicedirettrice, Sara Menafra, e prenderà il posto di Serena Danna, che si è trasferita negli Stati Uniti. Open è una testata digitale con sede a Milano, attiva nell’informazione politica, economica e culturale. Il passaggio era stato notato già il 18 dicembre, quando il profilo Instagram di Open aveva pubblicato una foto della redazione riunita per il settimo anniversario del giornale. Nell’immagine era presente anche Francesca Milano, mentre Serena Danna non compariva nella foto, pur intervenendo nei commenti. Un dettaglio che alcuni osservatori avevano interpretato come un segnale del cambiamento in arrivo. Nata nel 1980, Francesca Milano ha costruito il suo percorso formativo partendo da Perugia, dove si è laureata in Scienze della Comunicazione. Ha poi proseguito gli studi con un master in Teorie e metodi dell’investigazione criminale all’Università La Sapienza di Roma e con la scuola di giornalismo dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. La carriera professionale inizia in Toscana, al Corriere di Arezzo, per poi proseguire a Milano, dove lavora per 15 anni al Sole 24 Ore, tra il quotidiano e il sito web. In questo periodo si occupa in particolare di social network e podcast, contribuendo allo sviluppo delle nuove forme di informazione digitale. Dal 2015 cura anche il Premio Subito, un’iniziativa dedicata alla riflessione sull’evoluzione del giornalismo e sui suoi cambiamenti nel tempo. Nel 2021 entra in Chora Media come Head of Chora Live, con la responsabilità dei podcast giornalistici. Nel gennaio 2023 assume il ruolo di Head of Chora News, diventando direttrice responsabile della testata.

AP lancia AP Verify, dashboard per verificare notizie e foto

apverify

L’Associated Press ha lanciato un nuovo strumento digitale chiamato AP Verify, pensato per aiutare i giornalisti a controllare se testi, foto e video che circolano online sono autentici, chi li ha creati e da dove arrivano, in un momento in cui l’intelligenza artificiale rende sempre più difficile capire cosa è vero e cosa no. La novità riguarda le redazioni di tutto il mondo, è già in uso da un anno all’interno dell’agenzia e ora viene messa a disposizione anche di altri editori attraverso una dashboard unica, cioè una schermata centrale che raccoglie più strumenti di verifica delle notizie nello stesso posto, per controllare eventi di cronaca importanti in modo più rapido e ordinato. AP Verify permette agli abbonati di usare un assistente chatbot, sistemi di geolocalizzazione, strumenti di riconoscimento di oggetti e luoghi, rilevamento automatico di testo generato dall’AI, servizi di trascrizione e un sistema che segnala se un altro collega sta già verificando lo stesso contenuto. L’obiettivo è evitare errori, doppioni e confusione, aiutando le redazioni a lavorare meglio quando arrivano immagini o video che dicono di mostrare fatti rilevanti. Secondo Aimee Rinehart, responsabile senior dei prodotti per la strategia sull’intelligenza artificiale dell’Associated Press, lo strumento nasce dall’esperienza diretta dei giornalisti dell’agenzia, che prima usavano un vero e proprio “patchwork di strumenti”, come la ricerca inversa delle immagini di Google, passando da un servizio all’altro. “È un’estensione naturale che l’AP sviluppi uno strumento come AP Verify, in modo che tutti gli altri possano assicurarsi che i loro flussi di informazioni producano e condividano anche immagini autentiche, video autentici e siano in grado di verificare la storia dell’origine delle informazioni”, ha dichiarato Rinehart a Press Gazette. La dashboard è stata utilizzata per casi concreti di cronaca. L’AP l’ha impiegata per proteggere il filmato originale dell’alluvione in Texas, usando la ricerca inversa e strumenti per trovare persone online, così da contattare il videografo e ottenere l’autorizzazione. È servita anche a individuare un video chiave di un testimone oculare dell’assassinio di Charlie Kirk, analizzando contenuti sui social network e confermando la fonte con strumenti di verifica dell’identità. Ogni redazione che usa AP Verify mantiene privati i propri materiali: gli editori non possono vedere cosa stanno controllando i concorrenti. La piattaforma si appoggia a diversi fornitori esterni, tra cui servizi di fact-checking, il lettore di immagini di Google, Trint per le trascrizioni, Graylark per la geolocalizzazione, GPTZero per il rilevamento di testi generati dall’AI, Trendolizer e il fornitore di identità Pipl. Rinehart ha spiegato che nessun sistema è perfetto: “Nessuno strumento è affidabile al 100%… non consiglieremmo mai di pubblicare direttamente basandosi solo sulle informazioni di quello strumento”. Gli strumenti, ha aggiunto, “funzionano solo se [utilizzati] fianco a fianco con un essere umano” e servono come guida, perché possono esistere false segnalazioni. Secondo l’AP, sapere che un contenuto è passato attraverso un processo di verifica strutturato può offrire al pubblico “un ulteriore livello di fiducia”. “Nessuno dovrebbe scrivere o elaborare storie senza comprendere come le informazioni viaggiano online”, ha affermato Rinehart, sottolineando come alcune piccole redazioni siano sorprese dal fatto che esistano strumenti professionali per evitare errori, come mandare in onda il video sbagliato e chiedere scusa il giorno dopo. Il tema dell’autenticità è emerso anche nel 2024, quando cinque agenzie di stampa internazionali, tra cui l’AP, hanno ritirato una foto diffusa da Kensington Palace che ritraeva Kate Middleton e i suoi figli, dopo accuse di manipolazione dell’immagine. In quel caso, ha spiegato Rinehart, molti editori hanno guardato all’AP come a una “fonte di verità” per capire se il contenuto fosse affidabile. Il lancio di AP Verify serve anche a misurare se nel settore editoriale esiste una reale domanda di centralizzazione degli strumenti di verifica. “Vogliamo che tutti pensino di poter verificare le informazioni online, perché dovrebbero essere accessibili a tutti in questo modo”, ha detto Rinehart, aggiungendo: “Non so se tutti busseranno alle porte per AP Verify… ma credo che la richiesta di autenticità sia presente”. (Foto: PressGazette)

Nasce “Nord Ovest Milano”, mensile free press di cronaca del Municipio 8

Nord Ovest Milano freepress

Paolo Pozzi, insieme alla Cooperativa di giornalisti FreeMedia, ha lanciato Nord Ovest Milano, un nuovo mensile free press di cronaca locale dedicato ai quartieri del Municipio 8 di Milano, con notizie raccolte direttamente sul territorio e distribuite gratuitamente. Il progetto nasce a Milano, coinvolge una zona che conta circa 200 mila abitanti ed è pensato per raccontare fatti, eventi e cambiamenti che riguardano da vicino la vita quotidiana dei cittadini. Il giornale copre un’area ampia che comprende CityLife e Tre Torri, Trenno, Gallaratese, San Leonardo, Lampugnano, QT8, Lotto-Fiera, Portello, Pagano, Sarpi, Ghisolfa, Villapizzone, Cagnola-Boldinasco, Cimitero Maggiore, Certosa, Cascina Merlata, MIND-Cascina Triulza, Roserio, Stephenson, Quarto Oggiaro, Vialba, Musocco e il Parco Bosco in Città. Si tratta di un territorio paragonabile, per estensione e popolazione, a una città come Brescia e che nei prossimi anni sarà interessato da trasformazioni importanti, non solo dal punto di vista urbanistico. Nord Ovest Milano è attualmente composto da otto pagine in versione di test, con un piano di crescita che prevede il passaggio a sedici e successivamente a ventiquattro pagine. Il nuovo mensile è un progetto gemello di Sud Milano, testata già edita e gestita da FreeMedia da tre anni, che segue i Municipi 5 e 6 e parte del Municipio 4. Sud Milano è nata dalla fusione di due storiche realtà editoriali locali, La Conca e Milano Sud, e rappresenta l’esperienza da cui prende forma anche il nuovo giornale del Nord Ovest cittadino. Per informazioni su abbonamenti e contatti è disponibile l’indirizzo email info@freemedia-sc.com.  

La prima del Corriere del 2 giugno ’46 nel discorso di fine anno del capo dello Stato

Prima del Corriere come sfondo al Quirinale

Durante il discorso di fine anno, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha parlato agli italiani dal Quirinale con alle spalle una grande immagine storica: la prima pagina del Corriere della Sera del 2 giugno 1946, dedicata alla vittoria della Repubblica nel referendum istituzionale. La scelta scenografica è stata pensata in vista del 2026, anno in cui ricorreranno 80 anni da quel voto che cambiò la storia dello Stato italiano. L’immagine mostrata è una fotografia molto conosciuta, scattata dal fotografo Federico Patellani. Ritrae il volto sorridente di una giovane donna, Anna Iberti, incorniciato dal giornale che annunciava la fine della monarchia. La foto fu realizzata sul tetto del Palazzo dei giornali in piazza Cavour, a Milano, ed è diventata nel tempo uno dei simboli visivi della nascita della Repubblica. Leggi qui il discorso integrale del capo dello Stato. (Credits foto: www.quirinale.it)

Cosa vedere a Capodanno: il discorso di Mattarella, musica e film in diretta tv

Palazzo del Quirinale

La sera del 31 dicembre, dove vedere il discorso di fine anno del capo dello Stato è una delle informazioni più cercate dagli italiani, perché il messaggio del presidente della Repubblica apre ufficialmente la notte di San Silvestro in televisione. Andrà in onda alle 20.30 su Rai1, Rai2, Rai3, Canale 5, Rete4, La7, Tv2000 e su tutte le principali reti all news. Per il presidente Sergio Mattarella si tratta dell’undicesimo messaggio di fine anno. Il discorso viene registrato nello studio alla Vetrata del Quirinale ed è, come da tradizione, un momento in cui il capo dello Stato ripercorre i fatti principali dell’anno che si chiude e indica le prospettive future per il Paese, con riferimenti alla politica interna, alla situazione internazionale e alla vita quotidiana delle persone. Secondo le anticipazioni, il messaggio è centrato sull’importanza della coesione sociale, sul ruolo delle istituzioni e sull’impegno di ogni cittadino nella comunità. Il discorso cade alla vigilia dell’ottantesimo anniversario della proclamazione della Repubblica e richiama valori condivisi come pace, libertà, democrazia, sicurezza e benessere. Un’attenzione particolare è rivolta ai giovani, descritti come sensibili ai temi civili e sociali ma sempre più distanti dalla partecipazione politica e dal voto, in un periodo segnato dalla crescita dell’astensione elettorale. Concluso il messaggio del capo dello Stato, le reti televisive danno spazio ai programmi di intrattenimento pensati per accompagnare il pubblico fino alla mezzanotte. Su Rai 1 prende il via L’Anno che Verrà, la tradizionale maratona musicale di Capodanno, in diretta da Catanzaro Lido, con la conduzione di Marco Liorni e la partecipazione di Nina Zilli. Su Canale 5 va in onda Capodanno in Musica, trasmesso in diretta da piazza Libertà a Bari, con Federica Panicucci e Fabio Rovazzi. Rai 2 propone il classico d’animazione Lilli e il Vagabondo, che nel 2025 celebra 70 anni dalla prima uscita. Su Rai 3 va in onda The Palace, commedia ambientata durante l’ultima notte dell’anno, seguita dalla tradizionale maratona di Blob, intitolata Make Blob Great Again!. Rete 4 sceglie il film Capodanno a New York. La proposta di La7 è una lunga serata dedicata alla commedia, con la maratona Ridere per Ridere: in programma Febbre da Cavallo, Basilicata Coast to Coast e La Strana Coppia. Sul Nove, invece, la notte di San Silvestro è all’insegna della musica rock, con A Kind of Magic – Queen in concerto, registrato il 27 luglio 1986, quando il gruppo suonò per la prima volta in Ungheria.  

Del Vecchio acquisisce il 30% de Il Giornale e tratta su QN

Leonardo del Vecchio

Leonardo Maria Del Vecchio ha acquisito il 30% de Il Giornale tramite il family office LMDV Capital: l’operazione riguarda Milano, è stata ufficializzata oggi, coinvolge l’editore del quotidiano e rientra in una strategia di investimento nel settore dei media, mentre sono in corso trattative per il controllo del gruppo QN. LMDV Capital è entrata nel capitale de Il Giornale, quotidiano fondato nel 1974 da Indro Montanelli e oggi controllato al 70% dalla famiglia Angelucci attraverso la Finanziaria Tosinvest. L’acquisizione riguarda il 30% delle quote e segna l’ingresso diretto di Leonardo Maria Del Vecchio nel quotidiano. Secondo quanto ricostruito, una parte delle quote sarebbe stata ceduta dagli Angelucci, mentre la quota principale sarebbe stata venduta da Paolo Berlusconi, che ha ridotto la propria partecipazione dal 30% al 5%, mantenendo una presenza simbolica nella società editrice. L’operazione si inserisce in un progetto più ampio nel settore dell’informazione. In una nota, LMDV Capital spiega che l’investimento fa parte di un percorso avviato nei media e che si affianca a un’esclusiva per l’acquisizione della maggioranza di un gruppo editoriale italiano con quotidiani e piattaforme digitali nazionali e locali. Secondo fonti finanziarie, il gruppo coinvolto è QN, editore de Il Giorno, La Nazione e Il Resto del Carlino, controllato dalla famiglia Riffeser Monti. La società capogruppo Monrif è uscita dalla Borsa l’8 maggio, dopo il superamento del 90% del capitale in seguito a un’offerta pubblica di acquisto. Le due iniziative, spiega ancora la nota, delineano il primo perimetro di un polo editoriale italiano che Del Vecchio intende sviluppare come base di un futuro piano industriale nei media. Nei mesi scorsi l’imprenditore ha anche presentato un’offerta da 140 milioni di euro per l’acquisizione di Gedi, proposta respinta dall’azionista John Elkann, impegnato in una trattativa in esclusiva con Antenna Group. “In una fase di profondo riassetto del settore, LMDV Capital conferma la volontà di investire nel lungo periodo sull’informazione italiana mettendo a disposizione capitale, competenze manageriali e know-how sulla trasformazione digitale”, si legge nella nota. Il progetto prevede una piattaforma editoriale integrata basata sulla valorizzazione dei brand storici, sullo sviluppo digitale di siti, app, podcast, video e modelli di abbonamento, e sull’uso responsabile di dati e intelligenza artificiale a supporto del lavoro delle redazioni. “Questo investimento, al fianco della famiglia Angelucci, rappresenta un passo concreto nel percorso che ho delineato nei mesi scorsi: rafforzare l’editoria italiana con capitale italiano, paziente e industriale”, ha dichiarato Leonardo Maria Del Vecchio. “Non possiamo accettare che il futuro dell’informazione venga deciso esclusivamente dagli algoritmi o da piattaforme che non investono nel lavoro giornalistico”. Negli ultimi mesi Il Giornale ha registrato anche cambiamenti nella struttura editoriale: da poche settimane il direttore responsabile è Tommaso Cerno, con Osvaldo De Paolini nel ruolo di condirettore, mentre la direzione editoriale resta affidata a Vittorio Feltri.

CBS News ritira il servizio di 60 Minutes sul carcere Cecot per stop politico

Carcere Cecot

La CBS News ha bloccato la messa in onda di un episodio del programma 60 Minutes dedicato al carcere Cecot di El Salvador, dove sono stati trasferiti migranti deportati dagli Stati Uniti. Il servizio, previsto per domenica, è stato ritirato dal palinsesto poco prima della trasmissione. L’inchiesta era stata realizzata dalla giornalista Sharyn Alfonsi e riguardava il Centro de Confinamiento del Terrorismo (Cecot), una maxi-prigione costruita dal governo salvadoregno. Secondo quanto riferito dall’autrice, la decisione non sarebbe stata editoriale ma politica. La rete televisiva appartiene al gruppo ParamountSkydance, impegnato in operazioni industriali che coinvolgono anche Warner Bros. Discovery. Il reportage mostrava immagini della struttura carceraria e raccoglieva testimonianze dirette di ex detenuti. Tra questi, Luis Muñoz Pinto, cittadino venezuelano, ha raccontato il suo arresto avvenuto nel 2024 durante un appuntamento con la US Customs and Border Protection in California, mentre chiedeva asilo. Nel servizio affermava di non avere precedenti penali e dichiarava: “Mi hanno guardato e mi hanno detto che ero un pericolo per la società”. E ancora: “Non ho mai preso nemmeno una multa per infrazione stradale”. Secondo quanto riferito da Alfonsi in una comunicazione interna alla redazione, l’episodio era stato controllato più volte e approvato dagli avvocati della rete. La giornalista ha scritto: “È stato proiettato cinque volte e autorizzato sia dagli avvocati della CBS che dagli standard e dalle prassi. È fattualmente corretto. A mio avviso, ritirarlo ora, dopo aver superato ogni rigoroso controllo interno, non è una decisione editoriale, ma politica”. Alfonsi ha anche spiegato di aver richiesto commenti ufficiali alla Casa Bianca, al Dipartimento della Sicurezza Interna e al Dipartimento di Stato. Il servizio descriveva le condizioni di detenzione all’interno del Cecot, mostrando celle con cuccette sovrapposte senza materassi, luci accese 24 ore su 24 e assenza di acqua potabile. Pinto raccontava anche episodi di violenza: “Quattro guardie mi hanno afferrato e mi hanno picchiato fino a farmi sanguinare fino a farmi male. Ci hanno sbattuto la faccia contro il muro. È stato allora che mi hanno rotto un dente”. Nel reportage venivano citati dati di Human Rights Watch. Il vicedirettore Juan Pappier spiegava che un rapporto di 81 pagine descriveva un sistema di “tortura sistematica” e che quasi la metà dei detenuti non aveva precedenti penali, sulla base di documenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE), informazioni che 60 Minutes ha dichiarato di aver verificato in modo indipendente. Un altro ex detenuto, William Losada Sánchez, descriveva una cella di punizione chiamata “l’isola”: “L’isola è una piccola stanza senza luce, senza ventilazione, niente. È una cella di punizione dove non puoi vedere la tua mano davanti al viso. Dopo che ci hanno rinchiusi, venivano a picchiarci ogni mezz’ora e picchiavano alla porta con i loro bastoni per traumatizzarci”. Il segmento ricordava anche un rapporto del Dipartimento di Stato del 2023 che segnalava torture e condizioni di detenzione pericolose per la vita nel carcere. Veniva inoltre mostrato un filmato in cui il presidente Donald Trump affermava: “Costruiscono strutture eccellenti. Strutture molto solide. Non scherzano”, dopo un incontro alla Casa Bianca con il presidente salvadoregno Nayib Bukele. Dopo il ritiro dalla programmazione statunitense, l’episodio è apparso online tramite una piattaforma di Global TV, emittente canadese che detiene i diritti del programma. La CBS ha dichiarato che la pubblicazione è avvenuta “per errore” e che sono state avviate procedure di rimozione dei contenuti non autorizzati. Sulla vicenda è intervenuta la senatrice democratica Elizabeth Warren, che ha condiviso il video online affermando: “Prendetevi qualche minuto per guardare ciò che non volevano che vedeste. Questa storia dovrebbe essere raccontata”. Warren ha anche collegato la decisione della rete alle trattative industriali di ParamountSkydance, che necessita dell’approvazione governativa per operazioni nel settore dei media. La CBS News, guidata dal caporedattore Bari Weiss, ha spiegato che il servizio necessitava di ulteriori interventi prima della messa in onda. In una nota ai dipendenti, Weiss ha dichiarato: “Il mio lavoro è assicurarmi che tutti gli articoli che pubblichiamo siano i migliori possibili. Conservare articoli che per qualsiasi motivo non sono pronti – ad esempio perché mancano di contesto sufficiente, o perché mancano voci critiche – accade ogni giorno in ogni redazione. Non vedo l’ora di mandare in onda questo importante pezzo quando sarà pronto”.

Corriere della Sera, premio da mille euro se si mantiene distanza da Repubblica

Urbano Cairo e Luciano Fontana

Il Corriere della Sera ha firmato un accordo che prevede un Premio di risultato di mille euro lordi per ogni giornalista della redazione, esclusi Direttore e Vicedirettori, se entro il 31 dicembre 2025 saranno raggiunti tre obiettivi: 750.000 abbonati digitali, il mantenimento della distanza da Repubblica di 88.000 copie, e la realizzazione di tre progetti editoriali. L’accordo è stato firmato il 25 novembre tra l’azienda e il Comitato di redazione. Secondo quanto comunicato alle persone coinvolte, il Premio è legato a produttività, qualità ed efficienza del lavoro. La cifra totale è divisa in tre parti. La prima riguarda il numero degli abbonati digitali: se al 13 dicembre 2025 saranno 750.000, verrà riconosciuto il 50% del Premio, cioè 500 euro. Sono previste quote minori: 450 euro con 700.000 abbonati e 475 euro con 725.000 abbonati. Il secondo obiettivo riguarda la differenza con il diretto concorrente sul mercato, Repubblica. Per ottenere il 30% del Premio, pari a 300 euro, la distanza deve restare di 88.000 copie certificate Ads entro il 31 dicembre 2025. Sono previste gradazioni anche qui: 150 euro con 60.000 copie, 200 euro con 70.000 copie e 250 euro con 80.000 copie. Il terzo obiettivo è la conclusione dei progetti editoriali “Le lezioni del Corriere“, “Life, il bello della vita” e “L’Europa siamo noi“. Se saranno completati entro il 31 dicembre 2025, verrà erogato il 20% del Premio, pari a 200 euro. Il rendiconto finale sarà fatto da azienda e Cdr quando verrà approvato il Bilancio 2025, previsto per aprile 2026. Il Premio sarà pagato nelle buste di giugno 2026. È previsto che la somma non influirà su retribuzione diretta o indiretta, né su trattamento di fine rapporto. Il Premio sarà riconosciuto ai giornalisti assunti a tempo indeterminato, in forza da almeno sei mesi, presenti al 31 dicembre 2025 e alla data di erogazione. Per i giornalisti con contratto articoli 2 e 12, il Premio sarà dato in buoni benzina, nella stessa misura. Le comunicazioni interne hanno ricordato che lo scorso anno la cifra fu più bassa, perché erano diminuite le copie vendute. (In foto, Urbano Cairo e Luciano Fontana)

La Repubblica verso Grecia e Arabia Saudita. A rischio oltre 100 posti di lavoro

Orfeo ed Elkhann

La vendita di Repubblica e delle radio collegate è attesa da metà dicembre, a partire dal giorno 15, dopo che Exor ha rinnovato per altri due mesi il patto di esclusiva con il potenziale acquirente greco Theodore Kyriakou, collegato a investitori sauditi. La notizia è stata comunicata in riunioni interne e riguarda uno dei giornali più conosciuti in Italia. Exor, guidata da John Elkann, ha acquistato il gruppo Gedi alla fine del 2019 e in cinque anni ha venduto molti giornali, lasciando ora in campo i marchi più grandi. Nei giorni scorsi il Direttore Mario Orfeo, il 4 dicembre, e i rappresentanti dell’azienda, il 5 dicembre, hanno spiegato al Comitato di redazione che la cessione è probabile e potrebbe avvenire in tempi brevi. Sono state comunicate anche altre informazioni: l’accordo sul lavoro da remoto dovrebbe valere solo per altri sei mesi, mentre Elkann ha detto di voler essere presente alla festa per i 50 anni del giornale prevista il 18 gennaio. Secondo quanto spiegato nelle riunioni, se la vendita non dovesse andare in porto e la proprietà restasse a Gedi, nella primavera 2025 potrebbero esserci tagli, perché il passivo previsto per il prossimo anno è più pesante di quello del 2024. Prepensionamenti e cassa integrazione usati finora non sarebbero stati sufficienti. L’azienda ha detto che la produzione editoriale è stata soddisfacente, con perdite di copie e numeri di abbonamenti digitali in linea con le previsioni. Nel caso di acquisto da parte di Kyriakou, alcune ricostruzioni interne parlano dell’idea di un giornale più snello, con un possibile taglio dell’organico, oggi formato da 315 giornalisti. Le voci interne parlano di 100 o 140 persone, ma l’azienda ha smentito questi numeri, ricordando che le garanzie occupazionali sono previste dai contratti. Le cifre indicate coincidono con il numero di giornalisti delle nove edizioni locali del quotidiano. Il Comitato ha chiesto tutele per il lavoro e rispetto della storia del giornale. Tra gli asset in vendita rientrano anche Radio Deejay, Radio Capital e M2o, considerate le attività più redditizie del gruppo, con circa 60 milioni di ricavi e 10 milioni di utili. Nel 2020 Exor ha pagato 220 milioni di euro per acquistare tutto il gruppo Gedi. Oggi Repubblica e La Stampa sono iscritte a bilancio per un valore di circa 72 milioni. Accanto alla vendita a soggetti esteri, è stato discusso un secondo scenario: secondo fonti interne, il ministero dell’Economia potrebbe voler evitare la cessione all’estero e favorire una cordata italiana per acquistare Repubblica e Agi, già coinvolta in trattative editoriali negli ultimi mesi. Questa ipotesi riguarderebbe anche testate vicine a editori che possiedono Giornale, Libero e Tempo. In queste ricostruzioni si parla di una possibile modifica della linea editoriale, poiché Repubblica è indicata come una delle poche testate che seguono con attenzione l’attività del governo Meloni. Il Comitato di redazione e i fiduciari hanno convocato una assemblea per il 9 dicembre per discutere del futuro del giornale. L’obiettivo comunicato è difendere posti di lavoro, evitare lo smantellamento della testata e chiedere chiarimenti alla proprietà sulle sue intenzioni. Nelle comunicazioni interne è stato ricordato che negli ultimi dodici anni ci sono stati cinque stati di crisi e che settanta giornalisti hanno lasciato il giornale tramite prepensionamento durante l’ultimo intervento. (In foto, Mario Orfeo e John Elkann)