Tg5 festeggia 34 anni, con tre direttori dalla fondazione

Il Tg5 compie 34 anni dalla sua nascita, avvenuta il 13 gennaio 1992 su Canale 5, quando divenne il primo telegiornale di una rete privata a confrontarsi direttamente con i notiziari del servizio pubblico. Il notiziario, prodotto da Mediaset, ha segnato fin dall’inizio una novità nel panorama televisivo italiano, proponendo un modello informativo pensato per un pubblico ampio e generalista. Un tratto rilevante della storia del Tg5 è la continuità nella direzione. In 34 anni, alla guida del telegiornale si sono alternati soltanto tre direttori. Il primo è stato Enrico Mentana, in carica dalla fondazione fino al 2004. Gli è subentrato Carlo Rossella, direttore dal 2004 al 2007. Dal 2007 la direzione è affidata a Clemente Mimun, che guida il notiziario da 19 anni. In oltre tre decenni di attività, il Tg5 ha raccontato i principali avvenimenti nazionali e internazionali, con un linguaggio contemporaneo e una linea editoriale fondata sulla distinzione tra fatti e opinioni, con l’obiettivo di offrire un’informazione chiara, rigorosa e accessibile. (In foto, da sinistra: Mentana, Rossella e Mimun)
Cosa vedere a Capodanno: il discorso di Mattarella, musica e film in diretta tv

La sera del 31 dicembre, dove vedere il discorso di fine anno del capo dello Stato è una delle informazioni più cercate dagli italiani, perché il messaggio del presidente della Repubblica apre ufficialmente la notte di San Silvestro in televisione. Andrà in onda alle 20.30 su Rai1, Rai2, Rai3, Canale 5, Rete4, La7, Tv2000 e su tutte le principali reti all news. Per il presidente Sergio Mattarella si tratta dell’undicesimo messaggio di fine anno. Il discorso viene registrato nello studio alla Vetrata del Quirinale ed è, come da tradizione, un momento in cui il capo dello Stato ripercorre i fatti principali dell’anno che si chiude e indica le prospettive future per il Paese, con riferimenti alla politica interna, alla situazione internazionale e alla vita quotidiana delle persone. Secondo le anticipazioni, il messaggio è centrato sull’importanza della coesione sociale, sul ruolo delle istituzioni e sull’impegno di ogni cittadino nella comunità. Il discorso cade alla vigilia dell’ottantesimo anniversario della proclamazione della Repubblica e richiama valori condivisi come pace, libertà, democrazia, sicurezza e benessere. Un’attenzione particolare è rivolta ai giovani, descritti come sensibili ai temi civili e sociali ma sempre più distanti dalla partecipazione politica e dal voto, in un periodo segnato dalla crescita dell’astensione elettorale. Concluso il messaggio del capo dello Stato, le reti televisive danno spazio ai programmi di intrattenimento pensati per accompagnare il pubblico fino alla mezzanotte. Su Rai 1 prende il via L’Anno che Verrà, la tradizionale maratona musicale di Capodanno, in diretta da Catanzaro Lido, con la conduzione di Marco Liorni e la partecipazione di Nina Zilli. Su Canale 5 va in onda Capodanno in Musica, trasmesso in diretta da piazza Libertà a Bari, con Federica Panicucci e Fabio Rovazzi. Rai 2 propone il classico d’animazione Lilli e il Vagabondo, che nel 2025 celebra 70 anni dalla prima uscita. Su Rai 3 va in onda The Palace, commedia ambientata durante l’ultima notte dell’anno, seguita dalla tradizionale maratona di Blob, intitolata Make Blob Great Again!. Rete 4 sceglie il film Capodanno a New York. La proposta di La7 è una lunga serata dedicata alla commedia, con la maratona Ridere per Ridere: in programma Febbre da Cavallo, Basilicata Coast to Coast e La Strana Coppia. Sul Nove, invece, la notte di San Silvestro è all’insegna della musica rock, con A Kind of Magic – Queen in concerto, registrato il 27 luglio 1986, quando il gruppo suonò per la prima volta in Ungheria.
Spot natalizio russo prende di mira l’Europa e i suoi problemi: “È tutta colpa di Putin”

Alla vigilia di Natale, la televisione russa RT ha diffuso uno spot satirico che prende di mira l’Europa, indicando Vladimir Putin come causa di molti problemi quotidiani dei cittadini europei. Il messaggio è stato trasmesso online e rilanciato da diverse testate, con l’obiettivo di mostrare una narrazione ironica delle difficoltà economiche e sociali del continente europeo. Nel video vengono elencati, uno dopo l’altro, temi che toccano la vita di tutti i giorni. L’immigrazione incontrollata viene attribuita a Putin. Le bollette alte vengono attribuite a Putin. Anche l’aumento dei prezzi, le tasse elevate e il costo della vita sono indicati come “colpa di Putin”. Ogni problema è accompagnato dalla stessa spiegazione ripetuta, come una filastrocca, per rendere il messaggio facile da ricordare. Nello spot compare anche una rappresentazione rigida e fredda della presidente della Commissione europea, che afferma che le difficoltà delle famiglie sarebbero causate da Putin. Il video utilizza immagini e frasi brevi, pensate per essere comprese subito, anche da chi non segue la politica ogni giorno. Secondo quanto riportato da Adnkronos, nel filmato appaiono anche volti noti della televisione internazionale. Tra questi vengono mostrati il giornalista americano Anderson Cooper e il conduttore britannico Piers Morgan, inseriti nel racconto per rafforzare l’idea di una narrazione diffusa nei media occidentali. Il messaggio finale dello spot suggerisce che per i cittadini europei non ci siano soluzioni immediate ai problemi mostrati. L’unica frase di chiusura, pronunciata con tono ironico, invita a “Continuate ad avere fede in Babbo Natale”, collegando così la comunicazione al periodo natalizio e rafforzando il carattere provocatorio del video.
CBS News ritira il servizio di 60 Minutes sul carcere Cecot per stop politico

La CBS News ha bloccato la messa in onda di un episodio del programma 60 Minutes dedicato al carcere Cecot di El Salvador, dove sono stati trasferiti migranti deportati dagli Stati Uniti. Il servizio, previsto per domenica, è stato ritirato dal palinsesto poco prima della trasmissione. L’inchiesta era stata realizzata dalla giornalista Sharyn Alfonsi e riguardava il Centro de Confinamiento del Terrorismo (Cecot), una maxi-prigione costruita dal governo salvadoregno. Secondo quanto riferito dall’autrice, la decisione non sarebbe stata editoriale ma politica. La rete televisiva appartiene al gruppo ParamountSkydance, impegnato in operazioni industriali che coinvolgono anche Warner Bros. Discovery. Il reportage mostrava immagini della struttura carceraria e raccoglieva testimonianze dirette di ex detenuti. Tra questi, Luis Muñoz Pinto, cittadino venezuelano, ha raccontato il suo arresto avvenuto nel 2024 durante un appuntamento con la US Customs and Border Protection in California, mentre chiedeva asilo. Nel servizio affermava di non avere precedenti penali e dichiarava: “Mi hanno guardato e mi hanno detto che ero un pericolo per la società”. E ancora: “Non ho mai preso nemmeno una multa per infrazione stradale”. Secondo quanto riferito da Alfonsi in una comunicazione interna alla redazione, l’episodio era stato controllato più volte e approvato dagli avvocati della rete. La giornalista ha scritto: “È stato proiettato cinque volte e autorizzato sia dagli avvocati della CBS che dagli standard e dalle prassi. È fattualmente corretto. A mio avviso, ritirarlo ora, dopo aver superato ogni rigoroso controllo interno, non è una decisione editoriale, ma politica”. Alfonsi ha anche spiegato di aver richiesto commenti ufficiali alla Casa Bianca, al Dipartimento della Sicurezza Interna e al Dipartimento di Stato. Il servizio descriveva le condizioni di detenzione all’interno del Cecot, mostrando celle con cuccette sovrapposte senza materassi, luci accese 24 ore su 24 e assenza di acqua potabile. Pinto raccontava anche episodi di violenza: “Quattro guardie mi hanno afferrato e mi hanno picchiato fino a farmi sanguinare fino a farmi male. Ci hanno sbattuto la faccia contro il muro. È stato allora che mi hanno rotto un dente”. Nel reportage venivano citati dati di Human Rights Watch. Il vicedirettore Juan Pappier spiegava che un rapporto di 81 pagine descriveva un sistema di “tortura sistematica” e che quasi la metà dei detenuti non aveva precedenti penali, sulla base di documenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE), informazioni che 60 Minutes ha dichiarato di aver verificato in modo indipendente. Un altro ex detenuto, William Losada Sánchez, descriveva una cella di punizione chiamata “l’isola”: “L’isola è una piccola stanza senza luce, senza ventilazione, niente. È una cella di punizione dove non puoi vedere la tua mano davanti al viso. Dopo che ci hanno rinchiusi, venivano a picchiarci ogni mezz’ora e picchiavano alla porta con i loro bastoni per traumatizzarci”. Il segmento ricordava anche un rapporto del Dipartimento di Stato del 2023 che segnalava torture e condizioni di detenzione pericolose per la vita nel carcere. Veniva inoltre mostrato un filmato in cui il presidente Donald Trump affermava: “Costruiscono strutture eccellenti. Strutture molto solide. Non scherzano”, dopo un incontro alla Casa Bianca con il presidente salvadoregno Nayib Bukele. Dopo il ritiro dalla programmazione statunitense, l’episodio è apparso online tramite una piattaforma di Global TV, emittente canadese che detiene i diritti del programma. La CBS ha dichiarato che la pubblicazione è avvenuta “per errore” e che sono state avviate procedure di rimozione dei contenuti non autorizzati. Sulla vicenda è intervenuta la senatrice democratica Elizabeth Warren, che ha condiviso il video online affermando: “Prendetevi qualche minuto per guardare ciò che non volevano che vedeste. Questa storia dovrebbe essere raccontata”. Warren ha anche collegato la decisione della rete alle trattative industriali di ParamountSkydance, che necessita dell’approvazione governativa per operazioni nel settore dei media. La CBS News, guidata dal caporedattore Bari Weiss, ha spiegato che il servizio necessitava di ulteriori interventi prima della messa in onda. In una nota ai dipendenti, Weiss ha dichiarato: “Il mio lavoro è assicurarmi che tutti gli articoli che pubblichiamo siano i migliori possibili. Conservare articoli che per qualsiasi motivo non sono pronti – ad esempio perché mancano di contesto sufficiente, o perché mancano voci critiche – accade ogni giorno in ogni redazione. Non vedo l’ora di mandare in onda questo importante pezzo quando sarà pronto”.
Falsi e pressioni sull’intervista a Diana: esce “Dianarama”, il libro che scuote la BBC

“La BBC ha ucciso Diana?” è la domanda che torna oggi sulle prime pagine britanniche dopo l’uscita di “Dianarama”, il libro con cui l’ex reporter Andy Webb ricostruisce, con documenti finora inediti, come l’intervista del 1995 alla principessa Diana sarebbe nata da una catena di falsi, pressioni e omissioni interne all’emittente pubblica. Il volume, pubblicato questa settimana nel Regno Unito, riapre un caso che da trent’anni scuote l’immagine della BBC e mette in discussione il comportamento del giornalista Martin Bashir, autore dell’incontro trasmesso dal programma Panorama. Webb documenta come Bashir avrebbe mostrato a Earl Spencer, fratello di Diana, estratti bancari falsificati per far credere che persone vicine alla principessa fossero pagate dai servizi di sicurezza per sorvegliarla. Secondo l’autore, queste informazioni – poi rivelatesi prive di fondamento – avrebbero convinto Diana che la sua vita e quella dei figli fossero al centro di complotti, alimentando un clima di paura in un momento già segnato dalla separazione dall’allora principe Carlo. Nel libro si sostiene che alla principessa sarebbe stato riferito che Carlo avesse una relazione con la baby sitter dei figli, Tiggy Legge-Bourke, e che persino il giovane William fosse spiato attraverso un orologio progettato per registrare le conversazioni. Il volume riporta testimonianze che negli anni hanno contribuito a tenere aperto il dibattito sulla vicenda. Il principe Harry dichiarò: “Nostra madre ha perso la vita a causa di ciò”. Una terapista vicina a Diana affermò di ritenere Bashir “totalmente responsabile per la morte di Diana”. Webb inserisce queste frasi come parte del quadro storico, senza attribuire interpretazioni personali. Nel libro compare anche il racconto del grafico Matt Wiessler, incaricato da Bashir di realizzare inconsapevolmente i documenti falsi: l’uomo ricorda di essersi recato, all’alba del 1997, davanti a Buckingham Palace, convinto di avere avuto «un ruolo» negli eventi che avevano segnato la vita della principessa. Una delle parti centrali del libro riguarda la gestione della vicenda da parte della BBC. Secondo Webb, l’emittente avrebbe per anni mantenuto negli archivi materiali incompleti, svolto verifiche insufficienti e protetto la versione ufficiale dell’intervista. Nel 2021, l’ex giudice della Corte Suprema Lord Dyson definì l’indagine interna del 1996 “deplorevole e inefficace”, un giudizio che la BBC ha successivamente accettato integralmente, presentando scuse pubbliche e procedendo a risarcimenti. Webb ricostruisce anche i contatti tra Earl Spencer e l’emittente, sostenendo che nel 2020 il fratello di Diana avrebbe fornito nuovi dettagli sul contenuto delle conversazioni avute con Bashir nel 1995. Il libro cita inoltre una fonte anonima secondo cui il principe William, definito “un antagonista implacabile”, starebbe “prendendo provvedimenti per scoprire” ogni elemento ancora poco chiaro sul caso, avvalendosi di persone incaricate di approfondire il dossier. William aveva già dichiarato pubblicamente che l’intervista contribuì ad aggravare la solitudine della madre. Le rivelazioni arrivano mentre la BBC è impegnata a rispondere ad altre contestazioni legate alla manipolazione del montaggio di un discorso di Donald Trump, episodio che ha portato l’emittente ad affrontare una nuova ondata di critiche.
Trump accusa la BBC: “Manipolato il mio discorso”, chiesto 1 miliardo

Trump ha inviato alla Bbc una richiesta di risarcimento da un miliardo di dollari, accusando l’emittente di aver “manipolato” il suo discorso del 6 gennaio 2021 in un documentario. Nella lettera formale, l’ex presidente sostiene che il montaggio abbia unito frasi diverse e omesso il passaggio in cui invitava i sostenitori a protestare “in modo pacifico e patriottico”. Se la rete non pubblicherà una rettifica entro il 14 novembre alle 22 (ora britannica), Trump avvierà un’azione legale chiedendo la somma record. L’emittente ha confermato di aver ricevuto la lettera e ha dichiarato che “risponderà”. Le accuse si sono intrecciate con le dimissioni del direttore generale Tim Davie e della responsabile delle Bbc News Deborah Turness, arrivate dopo giorni di critiche internazionali per il servizio contestato. Davie ha dichiarato: “Ho deciso di lasciare la Bbc dopo 20 anni. Questa è una decisione interamente mia”. Ha riconosciuto che “sono stati commessi alcuni errori” e ha aggiunto: “In qualità di direttore generale, devo assumermi la responsabilità ultima”. Ha spiegato inoltre che la Bbc “deve essere sempre aperta, trasparente e responsabile”. Turness ha affermato che “l’attuale controversia sul presidente Trump ha raggiunto uno stadio tale da danneggiare la Bbc” e ha aggiunto: “La responsabilità ricade su di me”. Ha però precisato che “sebbene siano stati commessi degli errori, le recenti accuse secondo cui Bbc News sarebbe istituzionalmente faziosa sono sbagliate”. L’episodio ruota attorno a un servizio in cui la frase di Trump “combattere come matti” era stata messa in evidenza, mentre mancava il riferimento alla protesta “pacifica e patriottica”. La polemica ha alimentato un dibattito sulla correttezza del montaggio e sulla fiducia nelle immagini trasmesse, mentre Trump ha definito i giornalisti coinvolti “corrotti” e ha sostenuto che il video avrebbe potuto alterare la percezione degli eventi del 6 gennaio. La rete ha ammesso l’errore tecnico e si prepara a chiarire la propria posizione nelle sedi formali.
Scandalo sul caso Trump, si dimettono i vertici della BBC

A Londra, nella serata di ieri, il direttore generale della BBC, Tim Davie, e la responsabile dei servizi giornalistici, Deborah Turness, si sono dimessi dopo una settimana di polemiche scoppiate nel Regno Unito, negli Stati Uniti e all’interno del dibattito politico britannico. La vicenda nasce da accuse rivolte all’emittente pubblica secondo cui un suo documentario avrebbe modificato alcune parti del discorso tenuto da Donald Trump il 6 gennaio 2021, inducendo gli spettatori a credere che l’allora presidente avesse incitato in modo diretto l’assalto al Campidoglio. L’episodio è emerso quando il Telegraph ha pubblicato un documento di 19 pagine preparato da un ex consulente sugli standard editoriali della BBC, che segnalava presunte manipolazioni nella copertura della presidenza Trump, del conflitto a Gaza e delle questioni trans. Nel documento si indicava che, nel programma dedicato al 6 gennaio, alcune frasi del discorso di Trump sarebbero state montate in modo tale da far apparire l’intervento più diretto e aggressivo rispetto alla versione originale. Nella clip integrale, Trump aveva invitato i sostenitori a camminare con lui “per sostenere i nostri coraggiosi senatori e deputati”, mentre nel documentario risultava al centro un passaggio che sembrava collegarlo più esplicitamente alla folla diretta al Campidoglio. Alla pubblicazione delle accuse è seguita una reazione immediata da parte della Casa Bianca. La portavoce Karoline Leavitt ha definito la BBC “una fonte di notizie false al 100%” e una “macchina di propaganda”, aggiungendo che la clip del documentario era “selettivamente modificata” e che avrebbe “tratto in inganno completamente” gli spettatori. La polemica è cresciuta quando l’ex primo ministro Boris Johnson ha invitato i cittadini a boicottare il canone televisivo finché Davie non avesse lasciato l’incarico. Parallelamente, alcuni commentatori sostenevano che le critiche contro la BBC fossero alimentate anche da rivalità politiche interne al Regno Unito. La posizione di Davie si è ulteriormente indebolita quando, durante un’intervista trasmessa proprio dalla BBC, la ministra britannica della Cultura, Lisa Nandy, ha affermato che “le decisioni sugli standard editoriali, le linee guida e il linguaggio utilizzato sono del tutto incoerenti”, spiegando che la copertura giornalistica non sempre rispetta “gli standard migliori”. Le sue parole hanno contribuito a rendere inevitabile il passo indietro dei vertici dell’emittente. Turness, presentando le proprie dimissioni, ha dichiarato che la controversia sul documentario “ha raggiunto uno livello tale da danneggiare la BBC, un’istituzione che amo”. Ha aggiunto: “La responsabilità ricade su di me. Sebbene siano stati commessi degli errori, voglio essere assolutamente chiara: le recenti accuse secondo cui BBC News sarebbe istituzionalmente faziosa sono sbagliate”. Davie, da parte sua, ha riconosciuto: “Ci sono stati degli errori e in quanto direttore generale devo assumerne la responsabilità ultima”. Ha ricordato inoltre il ruolo della BBC in un Paese “gentile, tollerante e curioso”, affermando che l’emittente deve essere “aperta, trasparente e responsabile”.
Garante della Privacy diffida Report e ne chiede lo stop, ma la puntata va in onda

Il 2 novembre 2025, Agostino Ghiglia, membro del Garante per la Privacy, ha inviato una diffida alla redazione di Report, la trasmissione di Rai3 condotta da Sigfrido Ranucci, chiedendo di non mandare in onda il servizio previsto per la serata. Il servizio, secondo quanto annunciato, avrebbe riguardato il coinvolgimento di Ghiglia nella procedura che ha portato a una multa da 150mila euro nei confronti di Report per la pubblicazione dell’audio privato tra l’ex ministro Gennaro Sangiuliano e la moglie, la giornalista Federica Corsini. Nella diffida, Ghiglia contesta una presunta acquisizione illecita di dati personali, che a suo dire costituirebbe una violazione della corrispondenza privata. Ha chiesto inoltre la rimozione del materiale dai social e la non diffusione televisiva. Dal canto suo, Sigfrido Ranucci ha anticipato che la puntata analizzerà il funzionamento del Garante per la Privacy, domandandosi “Quanto è indipendente e trasparente?”. Nonostante la richiesta di Ghiglia, fonti Rai hanno confermato che la trasmissione andrà regolarmente in onda, spiegando che gli uffici legali non hanno riscontrato motivi per bloccarla e che un eventuale stop potrebbe causare accuse di censura e danni economici per l’azienda. Il caso nasce dopo che Report aveva mostrato un video in cui Ghiglia, ex parlamentare di Alleanza Nazionale, veniva ripreso mentre entrava nella sede di Fratelli d’Italia, in via della Scrofa a Roma, il 23 ottobre, poche ore prima della sanzione a Report per la diffusione dell’audio privato. In quella conversazione, Sangiuliano raccontava della propria relazione con Maria Rosaria Boccia, fatto che aveva portato alle sue dimissioni da ministro. Corsini aveva definito la pubblicazione “illegittima, servita solo ad umiliarmi”. Sulla vicenda è intervenuta anche Arianna Meloni, sorella della premier e responsabile della segreteria politica di Fratelli d’Italia, affermando: “C’è un clima da caccia alle streghe, non userei una telefonata tra coniugi nemmeno contro il peggior nemico”. Secondo quanto emerso, Sangiuliano e Corsini avevano presentato due reclami al Garante, scrivendo a Ghiglia: “Buona domenica, caro Agostino. Non chiediamo alcun trattamento di favore, ma solo i diritti di ogni cittadino”. Report sostiene che Ghiglia avrebbe chiesto alla dirigente Cristina Luciani, sua assistente, di trattare i reclami con urgenza. Ghiglia, però, ha dichiarato che la sua presenza in via della Scrofa era dovuta a un incontro con Italo Bocchino, direttore de Il Secolo d’Italia, per la presentazione di un libro, e non per motivi politici. Ha aggiunto: “Ho incontrato Arianna Meloni solo per un saluto. “Vado da Arianna” significava che andavo al Secolo d’Italia, che ha sede nello stesso palazzo di Fratelli d’Italia”. In risposta alla diffida, Ranucci ha affermato: “Non c’è stato nessun materiale trafugato o intrusioni informatiche. Ciò che tenta di fare Ghiglia è mettere un bavaglio, si tratta di interruzione di servizio pubblico”. Ghiglia, a sua volta, ha replicato parlando di una presunta violazione della sua corrispondenza e di una intrusione nella sua vita privata, dichiarando: “Sono stato pedinato, e le mie chat sembrano nella disponibilità di Report da tempo. Stiamo parlando di mail del Garante, un’Autorità pubblica”. La vicenda ha suscitato reazioni politiche. Il deputato Walter Verini del Partito Democratico ha definito “grave” la condotta di Ghiglia, chiedendone le dimissioni. Anche i parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno diffuso una nota in cui sostengono che Ghiglia “non esercita il suo ruolo con disciplina e onore”.
Il Garante della Privacy sanziona Report per l’audio tra Sangiuliano e la moglie Federica Corsini

Il Garante per la protezione dei dati personali ha notificato alla Rai una sanzione di 150mila euro per la violazione del Codice della Privacy, del GDPR e delle Regole deontologiche sull’uso dei dati personali in ambito giornalistico. Il procedimento, avviato nel dicembre 2024, riguarda la diffusione di un audio privato trasmesso durante una puntata di Report l’8 dicembre 2024, in cui veniva riprodotta una conversazione telefonica tra Gennaro Sangiuliano, allora ministro della Cultura, e la moglie Federica Corsini, giornalista Rai. Durante la stessa riunione, il Garante ha giudicato infondato il reclamo presentato da Sangiuliano contro alcune testate giornalistiche, ritenendo che i loro articoli non violassero la sfera privata dell’ex ministro. A poche ore dalla decisione, il conduttore di Report Sigfrido Ranucci, oggetto di un attentato intimidatorio il 17 ottobre, ha espresso la propria posizione in una conferenza stampa al Parlamento europeo di Strasburgo. “In questi giorni raccolgo solidarietà bipartisan, ma si sta rivelando ipocrita: da una parte solidarietà, dall’altra qualcuno sta armando il Garante della privacy per punire Report e dare un segnale esemplare ad altre trasmissioni”, ha dichiarato Ranucci. “Chiedo che il Garante europeo verifichi come sta operando il Garante della privacy italiano, perché sembra agire come un’emanazione del governo”. Il giornalista ha poi aggiunto: “Proprio oggi, dopo giornate di solidarietà, è apparso su un giornale di Angelucci un articolo contro di noi: l’ennesima prova della campagna diffamatoria contro chi lavora per la libertà di stampa in questo Paese”. Ranucci ha ringraziato l’Unione europea per l’approvazione dell’European Media Freedom Act, che, secondo lui, “dovrebbe presto liberare la Rai e ogni altro mezzo di informazione dai legami con la politica”. La risposta del Garante Privacy non si è fatta attendere. In una nota ufficiale, l’Autorità ha dichiarato: “In relazione alle gravissime affermazioni rese dal dottor Sigfrido Ranucci nel corso della conferenza stampa al Parlamento europeo di Strasburgo, il Garante ribadisce l’assoluta indipendenza e trasparenza del proprio operato a difesa della legalità”. L’Autorità ha inoltre precisato di riservarsi ogni iniziativa a propria tutela, sottolineando che la decisione di sanzionare la Rai è stata presa collegialmente e senza alcuna influenza esterna. La vicenda ha avuto anche un risvolto politico. I componenti del Partito Democratico nella Commissione di Vigilanza Rai hanno diffuso una nota chiedendo spiegazioni sull’accaduto. “Non solo il governo e i partiti di maggioranza non hanno ritirato le querele temerarie contro Ranucci, ma da quanto apprendiamo il Garante della Privacy si sarebbe mosso su input politico per sanzionare in modo esemplare le puntate di Report che riguardavano l’origine del caso Boccia e le sue dimissioni”, si legge nel comunicato.
Ordigno esplode sotto l’auto di Sigfrido Ranucci: paura per la figlia, potevano ucciderla

Questa notte, intorno alle 22, a Campo Ascolano, frazione tra Roma e Pomezia, un ordigno esplosivo è stato piazzato sotto l’auto del giornalista e conduttore di Report, Sigfrido Ranucci. L’esplosione ha distrutto il veicolo e danneggiato gravemente anche l’altra macchina di famiglia e la facciata dell’abitazione vicina. Sul posto sono intervenuti carabinieri, Digos, vigili del fuoco e polizia scientifica per i rilievi e la messa in sicurezza dell’area. La Procura competente è stata immediatamente informata e ha avviato le indagini. Nel post pubblicato sul profilo social della trasmissione Report si legge: “L’auto è saltata in aria, danneggiando anche l’altra auto di famiglia e la casa accanto. La potenza dell’esplosione è stata tale per cui avrebbe potuto uccidere chi fosse passato in quel momento”. Secondo quanto riferito dal giornalista, “è stato utilizzato almeno un chilo di esplosivo”. Nessuno è rimasto ferito, ma i danni materiali sono ingenti. La seconda auto coinvolta, usata abitualmente dalla figlia di Ranucci, era stata parcheggiata pochi minuti prima, intorno alle 21.40. In un’intervista rilasciata al Corriere, Ranucci ha raccontato: “Mia figlia è passata davanti alla mia auto pochi minuti prima dell’esplosione, potevano ammazzarla”. Il giornalista ha aggiunto che “potrebbe non essere una coincidenza” il fatto che, pochi giorni prima, avesse annunciato i temi delle nuove inchieste di Report. Le indagini puntano ora a chiarire se ci sia un legame tra l’attentato e l’attività professionale del conduttore. Gli investigatori stanno esaminando le telecamere di sorveglianza della zona e raccogliendo testimonianze per ricostruire le fasi dell’attentato. Le fiamme, divampate subito dopo la deflagrazione, sono state domate dai vigili del fuoco, che hanno lavorato a lungo per impedire che l’incendio si estendesse ad altre abitazioni. Gli artificieri e la scientifica hanno rinvenuto diversi frammenti riconducibili a due distinti ordigni artigianali. (Credits foto di copertina: www.corriere.it)