Il New York Times licenzia un freelance per una recensione scritta con l’AI

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Il New York Times ha interrotto la collaborazione con il giornalista freelance Alex Preston dopo aver scoperto che una sua recensione conteneva parti molto simili a un articolo pubblicato mesi prima dal Guardian e firmato da Christobel Kent. La vicenda riguarda il romanzo “Watching Over Her” dello scrittore Jean-Baptiste Andrea. A gennaio, Preston aveva pubblicato una recensione sul quotidiano statunitense. Alcuni lettori attenti hanno però notato somiglianze evidenti con una recensione uscita ad agosto sul giornale britannico. Le frasi risultavano molto simili, con piccoli cambiamenti nell’ordine delle parole o nelle espressioni utilizzate. Dopo la segnalazione, il New York Times ha avviato un’indagine interna. È emerso che il giornalista aveva utilizzato uno strumento di intelligenza artificiale per scrivere la bozza del testo. Secondo quanto dichiarato dallo stesso Preston, il sistema avrebbe inserito contenuti già esistenti senza che lui si accorgesse della loro origine. Il giornale ha pubblicato una nota ufficiale spiegando l’accaduto: “Un lettore ha recentemente segnalato al Times che questa recensione conteneva linguaggio e dettagli simili a quelli presenti in una recensione dello stesso libro pubblicata sul Guardian. Abbiamo parlato con l’autore, un recensore freelance, che ci ha detto di aver utilizzato uno strumento di IA che ha incorporato materiale dalla recensione del Guardian nella sua bozza, senza che lui lo identificasse e lo rimuovesse. Il suo affidamento all’IA e l’uso di contenuti non attribuiti a un altro autore rappresentano una chiara violazione degli standard del Times”. Le somiglianze tra i due articoli erano numerose e facilmente riconoscibili. In entrambi i testi, ad esempio, il personaggio di Stefano veniva descritto con gli stessi aggettivi, semplicemente invertiti. Anche il giudizio finale sul romanzo risultava quasi identico, con descrizioni dell’Italia come “un paese di contraddizioni” segnato dalla guerra e rappresentato attraverso immagini molto simili. Una frase pubblicata dal Guardian recitava: “soprattutto una canzone d’amore per un paese di contraddizioni, ferito, devastato dalla guerra, diviso, smarrito e miracoloso: un’Italia dove la vita è costume e rappresentazione artistica, e dove i circhi nascono nelle terre abbandonate”. Nella versione del Times, il contenuto appariva praticamente uguale, con minime modifiche nella struttura della frase. Dopo aver accertato i fatti, il quotidiano statunitense ha deciso di interrompere ogni rapporto con Preston. La direzione ha inoltre informato il Guardian dell’accaduto e ha aggiunto una segnalazione in fondo alla recensione, includendo anche un collegamento all’articolo originale. Il giornalista ha riconosciuto l’errore e ha rilasciato una dichiarazione: “Sono enormemente imbarazzato da quanto accaduto e realmente dispiaciuto.  “Ho commesso un grave errore usando uno strumento di AI su una bozza di recensione che avevo scritto, e non sono riuscito a identificare e rimuovere il linguaggio sovrapposto di un’altra recensione che l’AI ha inserito. Ho assunto immediatamente la responsabilità e mi sono scusato con il New York Times, e voglio anche scusarmi con Christobel Kent e con il Guardian”.

Matt Brittin alla guida della BBC, al posto di Tim Davie

BBC studio

Matt Brittin guiderà la BBC dal 18 maggio, prendendo il posto di Tim Davie dopo le sue dimissioni legate alle polemiche sul montaggio di un discorso di Donald Trump trasmesso nel programma Panorama prima degli eventi dell’assalto al Campidoglio del 2021. La nomina del nuovo direttore generale della BBC riguarda Matt Brittin, ex presidente per Europa, Medio Oriente e Africa di Google. L’ingresso ufficiale è previsto per il 18 maggio, in un momento considerato delicato per l’emittente pubblica britannica, impegnata su più fronti istituzionali e legali. Brittin ha dichiarato: “Non vedo l’ora di iniziare questo lavoro. È un momento di reale rischio, ma anche di reale opportunità”, aggiungendo di sentirsi “onorato ed entusiasta” per l’incarico. Parlando della BBC, ha sottolineato che si tratta di “una risorsa straordinaria, unicamente britannica, con oltre 100 anni di innovazione nella narrazione, nella tecnologia e nello sviluppo della creatività”. Ha inoltre evidenziato il ruolo globale dell’emittente: “Ora, più che mai, abbiamo bisogno di una BBC che prosperi e che funzioni per tutti in un mondo complesso, incerto e in rapido cambiamento. Al suo meglio, ci mostra – a noi e al mondo – chi siamo”. Nel delineare le priorità future, Brittin ha indicato la necessità di rafforzare la presenza della BBC nei luoghi dove nascono le storie e dove si trovano gli spettatori, puntando su innovazione e sviluppo digitale. “Dobbiamo costruire sui punti di forza attuali, affrontare le sfide con coraggio e prosperare come servizio pubblico adatto al futuro”, ha affermato. Il presidente della BBC, Samir Shah, ha definito Brittin “un leader eccezionale”, sottolineando la sua esperienza nella gestione di organizzazioni complesse e nei processi di trasformazione. Shah ha inoltre evidenziato che la nomina avviene durante la revisione della Royal Charter, il documento che regola il funzionamento dell’emittente, e ha dichiarato: “È in corso la revisione della Carta e appare chiaro che sia necessaria una riforma radicale della BBC, del suo modello di finanziamento e del quadro in cui opera. La posta in gioco non è mai stata così alta”. Dal settore media e tecnologia arrivano valutazioni positive. La giornalista Katie Razzall ha descritto Brittin come “un leader ispiratore e un grande giocatore di squadra”, mentre Peter Barron ha evidenziato il suo orientamento al servizio pubblico e la volontà di rafforzare la posizione della BBC in un contesto caratterizzato da piattaforme di streaming, disinformazione online e nuovi modelli di consumo dei contenuti. Tra le questioni più urgenti che il nuovo direttore generale dovrà affrontare figura la causa per diffamazione avviata da Donald Trump, relativa proprio alla vicenda editoriale che ha portato alle dimissioni del precedente vertice. Parallelamente, Brittin sarà chiamato a negoziare con il governo britannico il futuro del canone e della Royal Charter, in scadenza nel 2027. La ministra della Cultura Lisa Nandy ha già indicato l’intenzione di rendere la Carta permanente, con l’obiettivo di garantire maggiore stabilità all’emittente.

Uno studio rileva che negli USA l’IA compare più nelle opinioni che nella cronaca

AI in redazione

L’uso dell’intelligenza artificiale nella scrittura degli articoli giornalistici negli Stati Uniti torna al centro dell’attenzione dopo un caso che ha coinvolto un testo pubblicato dal New York Times, aprendo verifiche più ampie su come vengono prodotti alcuni contenuti. Per capire cosa sta succedendo, bisogna partire da un episodio preciso. A novembre, nella rubrica “Modern Love” del quotidiano, è stato pubblicato un articolo che raccontava una storia personale. Nei giorni scorsi, però, una giornalista, Becky Tuch, ha letto quel testo e ha avuto un dubbio sul modo in cui era scritto. Ha condiviso un estratto sui social e ha scritto: “questo sembra ESATTAMENTE robaccia generata dall’intelligenza artificiale”. Da quel momento, altri osservatori hanno iniziato a chiedersi se strumenti automatici potessero essere stati utilizzati. Il caso è stato approfondito da The Atlantic, che ha raccolto la versione dell’autrice, Kate Gilgan. La scrittrice ha spiegato di non aver lasciato che un sistema producesse l’articolo al posto suo, ma di aver usato programmi come ChatGPT, Claude e Gemini come aiuto durante il lavoro. In pratica, questi strumenti sono stati utilizzati per suggerire idee, correggere frasi e migliorare la struttura del testo. “Ho usato l’IA come editor collaborativo e non come generatore di contenuti”, ha dichiarato. Per spiegare questa differenza in modo semplice: è come quando qualcuno scrive un tema e chiede a un adulto di aiutarlo a sistemare le frasi o a trovare parole migliori. Il testo finale resta suo, ma è stato influenzato dai suggerimenti ricevuti. Proprio su questo punto si concentra il dibattito. Alcuni ricercatori hanno cercato di capire quanto spesso accada una situazione simile nei giornali. Utilizzando strumenti che analizzano il linguaggio, hanno esaminato molti articoli pubblicati negli Stati Uniti. I risultati indicano che circa il 9% dei contenuti recenti potrebbe contenere parti scritte o modificate con l’aiuto dell’IA generativa, soprattutto nelle testate locali più piccole. Quando lo sguardo si sposta sui grandi quotidiani, come il Wall Street Journal e il Washington Post, emerge un altro dato: gli articoli di opinione hanno una probabilità più alta di includere contributi legati all’intelligenza artificiale rispetto agli articoli di cronaca. Questo accade perché i testi di opinione sono spesso scritti da collaboratori esterni e seguono controlli diversi rispetto alle notizie verificate dalle redazioni. Va però considerato un elemento importante. I programmi che cercano di riconoscere i testi generati dall’IA non sono sempre precisi. In alcuni casi, hanno segnalato come artificiali anche opere scritte molto tempo fa, come libri famosi. Questo significa che i dati devono essere letti con attenzione, anche se alcune piattaforme, come quella sviluppata da Pangram Labs, sono considerate tra le più affidabili disponibili. Intanto, le redazioni stanno già usando l’intelligenza artificiale nei media in modo dichiarato. Il Washington Post ha introdotto sistemi che riassumono gli articoli e chatbot che rispondono alle domande dei lettori. Il New York Times utilizza strumenti per creare titoli, mentre Bloomberg produce sintesi automatiche delle notizie. Un episodio recente aiuta a capire come possono nascere problemi. Un giornalista di Ars Technica ha utilizzato un chatbot per riassumere i propri appunti e, senza accorgersene, ha inserito nel testo una citazione generata automaticamente. L’articolo è stato corretto con una rettifica e, dopo un’indagine interna, il giornalista ha perso il lavoro. (Foto generata con AI)

Giornalisti in piazza il 9 aprile a Roma contro ritardi su equo compenso e contratto fermo

Equo compenso giornalisti

L’Ordine dei giornalisti del Lazio ha annunciato una manifestazione per il 9 aprile 2026 davanti al Ministero della Giustizia per chiedere l’ufficializzazione delle tabelle sull’equo compenso per i giornalisti. Secondo la nota diffusa martedì 24 marzo 2026, la protesta nasce dopo anni di attesa senza risposte. L’appuntamento è fissato alle 9:45 in via San Nicola De’ Cesarini, a Roma. All’iniziativa sono stati invitati i presidenti degli Ordini regionali, il Consiglio nazionale, la Federazione nazionale della stampa italiana, Stampa romana e i rappresentanti degli altri organismi di categoria. Il presidente dell’Ordine del Lazio, Guido D’Ubaldo, ha spiegato le motivazioni della mobilitazione: “arriva dopo troppi anni di attesa e siamo stanchi di aspettare. Ogni Ordine regionale viene sollecitato di continuo dai colleghi ad esprimere pareri sulla congruità dei compensi che ricevono e noi non riusciamo a rispondere in attesa di queste tabelle”. Nel documento si evidenzia come il ritardo nella definizione delle regole sull’equo compenso giornalisti non sia chiaro, soprattutto in un momento segnato dalla crisi dell’editoria. L’Ordine regionale ha inoltre chiesto ai Presidenti delle Camere di ricevere una delegazione per illustrare le difficoltà crescenti nelle redazioni. Tra i temi segnalati figura anche il blocco del contratto giornalisti, fermo da 12 anni. Questa situazione ha portato la Fnsi a proclamare due giornate di sciopero, fissate per il 27 marzo e il 16 aprile, a fronte della mancata apertura alle richieste della categoria da parte della Fieg. L’Ordine del Lazio richiama inoltre altre criticità strutturali: la riforma dell’Ordine, ancora ferma nelle Commissioni parlamentari da diverse legislature, e il problema della precarietà giornalismo, aggravato da assunzioni insufficienti. Il comunicato sottolinea che l’attività giornalistica viene definita dalle più alte cariche dello Stato “fondamentale per la tenuta della democrazia”. Per questo, conclude D’Ubaldo, “abbiamo deciso di far sentire forte e chiara la nostra voce di protesta e per questo chiediamo ai vertici del Parlamento di essere ascoltati. Se vogliamo salvaguardare la libertà di stampa e il diritto ad essere informati si deve agire. Ora”.

Questionario Inpgi sul lavoro autonomo, online fino al 31 marzo 2026

Sede Inpgi

L’Inpgi ha avviato una nuova ricerca sul lavoro giornalistico autonomo in occasione dei suoi 100 anni, invitando le giornaliste e i giornalisti iscritti a partecipare compilando un questionario anonimo entro il 31 marzo 2026. L’iniziativa rientra nel programma celebrativo del centenario dell’Istituto (1926–2026) e si concentra sull’analisi delle condizioni professionali e previdenziali di chi lavora senza un contratto fisso, cioè in forma autonoma. Il progetto, intitolato “Giornalisti, lavoro autonomo e previdenza”, nasce con l’obiettivo di raccogliere dati aggiornati su come lavorano oggi i giornalisti e su quali siano le loro condizioni economiche e di tutela. Secondo quanto comunicato ufficialmente, “l’obiettivo è raccogliere dati al fine di fare un’analisi aggiornata sulle condizioni professionali, economiche, di lavoro e previdenziali delle giornaliste e dei giornalisti iscritti all’Inpgi, per disporre di uno strumento di conoscenza utile a orientare le scelte future dell’Istituto e rendere le tutele sempre più aderenti alle esigenze degli iscritti”. Il questionario – clicca qui per compilarlo – è stato progettato per essere semplice e veloce: la compilazione richiede circa 10 minuti e avviene in forma anonima, così da garantire la riservatezza delle informazioni raccolte. Tutti i dati serviranno a costruire una fotografia chiara e aggiornata del settore, utile per comprendere meglio come cambia il lavoro giornalistico nel tempo. La ricerca è stata commissionata alla Fondazione Paolo Murialdi, che ha affidato la parte scientifica al team guidato dal professor Christian Ruggiero del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale (CoRiS) della Università La Sapienza di Roma. Il coinvolgimento di enti accademici e di ricerca serve a garantire un’analisi rigorosa e basata su metodi scientifici. L’Inpgi sottolinea l’importanza della partecipazione degli iscritti per ottenere risultati completi e rappresentativi. “La partecipazione di ciascuno è fondamentale: i risultati costituiranno una base di analisi preziosa per comprendere meglio il presente e costruire politiche previdenziali più efficaci e consapevoli”. I dati raccolti permetteranno di capire meglio come lavorano oggi i giornalisti autonomi, quali difficoltà incontrano e quali strumenti di tutela possono essere migliorati. Le informazioni serviranno anche a supportare decisioni future in ambito previdenziale, cioè legate a pensioni e protezioni sociali. (In foto, la Sede dell’Inpgi)

La Stampa, tavolo ad aprile e cessione entro giugno. Cdr: “richieste clausole per lavoro e salari”

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La vendita de La Stampa è stata al centro di un’audizione pubblica in Comune a Torino, dove rappresentanti dei giornalisti e delle istituzioni hanno chiesto nuovi investimenti per il futuro dell’editoria locale. Durante l’incontro del 25 marzo 2026, la Commissione Cultura e Lavoro ha ascoltato il Cdr, l’associazione Stampa Subalpina, l’Ordine dei giornalisti e i sindacati, aggiornati sulla cessione del quotidiano dal gruppo Gedi alla società Sae. L’obiettivo dell’audizione è stato chiarire cosa potrebbe accadere al giornale e ai lavoratori nei prossimi mesi. I rappresentanti dei giornalisti hanno spiegato che esiste già un contratto preliminare di vendita. Hanno inoltre comunicato che a metà aprile si aprirà il tavolo previsto dalla legge per discutere il passaggio e che entro giugno potrebbe concludersi il trasferimento della proprietà. Il Cdr ha dichiarato: “Noi abbiamo intenzione di chiedere clausole di salvaguardia su livelli occupazionali e tutela dei salari per un periodo di un paio d’anni”. Nel corso dell’audizione è stato lanciato un appello agli imprenditori del territorio affinché investano nella editoria, considerata un settore importante per la vita democratica. La segretaria della Stampa Subalpina, Silvia Garbarino, ha sottolineato che “è il momento di investire sull’editoria, baluardo di democrazia”, ricordando anche alcune criticità del settore, come il contratto nazionale dei giornalisti fermo da dieci anni e le recenti cessioni di diversi quotidiani. Garbarino ha invitato anche i cittadini a partecipare alla manifestazione prevista il 1° aprile in piazza Castello, organizzata insieme alla Fnsi. L’invito è stato accolto dalla stessa Commissione comunale, che ha annunciato la propria presenza in piazza per sostenere la mobilitazione dei giornalisti. La vicesindaca Michela Favaro ha ribadito il ruolo delle istituzioni locali, spiegando che “l’attenzione di tutti i livelli istituzionali deve essere massima ma c’è un mercato su cui la politica locale può poco”. Ha aggiunto: “L’appello rispetto a investimenti di imprenditori va fatto e deve essere forte – ha aggiunto – e noi dobbiamo fare la nostra parte nel senso di rendere più attrattivi gli investimenti, perché il Comune non può imporre investimenti di privati, ma può e deve lavorare perché il territorio sia un luogo attrattivo per investimenti e su questo stiamo lavorando”. (In foto, la redazione de La Stampa)

La Repubblica sollecita Antenna per confronto sul futuro del quotidiano

La Repubblica siamo noi

Il Comitato di redazione di Repubblica ha chiesto un incontro urgente alla nuova proprietà, il gruppo Antenna, per ottenere chiarimenti sui piani di sviluppo e sul futuro del giornale dopo il recente passaggio di proprietà. In una nota diffusa il 24 marzo 2026, il Cdr Repubblica ha spiegato che il cambiamento, con il passaggio di Gedi da Exor al gruppo dell’imprenditore greco Theodore Kyriakou, rappresenta “una nuova pagina della sua storia”. Allo stesso tempo, i rappresentanti dei giornalisti sottolineano il ruolo centrale della redazione, ricordando che “Repubblica siamo noi”, cioè le giornaliste e i giornalisti che costituiscono il cuore della testata fin dalla sua nascita. Il documento evidenzia come la redazione prenda atto delle comunicazioni della nuova proprietà, ma chieda al più presto dettagli concreti sui piani industriali Gedi e sull’organizzazione futura della principale testata del gruppo, in tutti i suoi assetti editoriali. Il Comitato di redazione accoglie positivamente le dichiarazioni della nuova amministratrice delegata, Mirja Cartia d’Asero, che nella sua lettera ha indicato tra i “valori fondanti” del gruppo Antenna “identità editoriale, autonomia giornalistica e pluralismo dell’informazione”. La Ceo ha inoltre dichiarato: “Continueremo a investire nella qualità dei contenuti e nella valorizzazione delle competenze che rendono Gedi un punto di riferimento culturale del nostro Paese”. I rappresentanti sindacali spiegano però che ora attendono una convocazione formale per un confronto diretto con l’azienda. La richiesta principale riguarda la presentazione del piano industriale, atteso da tempo e mai illustrato durante la precedente gestione. Nel comunicato si legge che la redazione è fiduciosa che le parole della nuova dirigenza possano tradursi rapidamente in azioni concrete. Viene inoltre sottolineata la necessità di tempi brevi per il primo incontro, con l’obiettivo di rassicurare i lavoratori. Il Cdr evidenzia infatti che da nove mesi giornaliste e giornalisti vivono in una situazione di incertezza, “col fiato sospeso”, in attesa di conoscere il futuro del giornale in cui lavorano. Dopo il confronto con la nuova proprietà, è prevista un’assemblea di redazione per valutare eventuali iniziative “a tutela dei posti di lavoro e del futuro del giornale”.

Giornalisti in sciopero: mobilitazione nazionale e tappe nelle piazze italiane

Fnsi sciopero

Giornalisti in piazza oggi, 27 marzo 2026, in tutta Italia per lo sciopero nazionale proclamato dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana per il rinnovo del contratto Fieg-Fnsi, scaduto da circa dieci anni. La mobilitazione coinvolge molte città e vede la partecipazione di giornaliste e giornalisti che chiedono diritti, tutele e nuove regole per lavorare. È come quando un gruppo di persone chiede di aggiornare le regole di un gioco diventate vecchie: qui si parla del lavoro di chi racconta le notizie ogni giorno. Secondo la Fnsi, le richieste riguardano sia i lavoratori dipendenti sia quelli autonomi. Gli editori, rappresentati dalla Fieg, hanno avanzato proposte che il sindacato considera non accettabili. La giornata del 27 marzo è parte di una mobilitazione più ampia, dopo lo sciopero del 28 novembre 2025 e in vista di una nuova astensione prevista per il 16 aprile. Le iniziative si svolgono con modalità diverse, tra presìdi, assemblee e incontri pubblici per spiegare le ragioni dello sciopero giornalisti e della vertenza sul contratto lavoro. Il percorso di mobilitazione prosegue con una manifestazione nazionale prevista il 1° aprile 2026 a Torino, organizzata dalla Fnsi insieme all’Associazione Stampa Subalpina. La segretaria Silvia Garbarino ha invitato la cittadinanza a partecipare. Gli appuntamenti nelle città italiane: Roma: manifestazione in Largo di Torre Argentina dalle 10.30 Milano: presidio in Largo la Foppa (MM Moscova) dalle 11 Bologna: iniziativa davanti alla Regione Emilia-Romagna, dalle 10.15 alle 12 Bolzano: presidio in piazza Mazzini alle 11 Trento: appuntamento in piazza Dante alle 15 Perugia: iniziativa in piazza Italia alle 10.30 Terni: presidio in piazza Tacito alle 10.30 Aosta: manifestazione in piazza Chanoux dalle 11 Cagliari: incontro sotto il bastione di San Remy alle 11 Pescara: assemblea promossa dal sindacato regionale Potenza: assemblea organizzata dall’Associazione stampa locale Nelle Marche, il flash mob inizialmente previsto è stato rinviato al 16 aprile a causa delle condizioni meteo. A Firenze, una manifestazione si era già svolta il 19 marzo, collegata anche alla difesa della sede Rai. In Trentino-Alto Adige, i sindacati confederali regionali hanno espresso “pieno sostegno” ai giornalisti in sciopero.

La Repubblica passa ai greci di Antenna Group

Theodore Kyriakou

La vendita di GEDI è stata completata: il gruppo editoriale italiano passa da Exor al gruppo greco Antenna Group, con effetto immediato e dopo mesi di trattative. L’operazione riguarda l’intero perimetro editoriale di GEDI, compresi la Repubblica, le radio Radio Deejay, Radio Capital e m2o, oltre a HuffPost Italia, National Geographic Italia, Limes e la concessionaria pubblicitaria Manzoni. L’accordo è stato comunicato ufficialmente ai dipendenti attraverso una nota interna firmata dal presidente di GEDI, Paolo Ceretti, che ha parlato di un processo lungo e già concluso. Nel messaggio si legge: “Cari Colleghi, care Colleghe oggi è stata perfezionata la cessione del 100% del capitale di Gedi al gruppo greco Antenna. Il cambio di proprietà, che è già efficace, segue un processo di lunga negoziazione”. La comunicazione sottolinea che il passaggio punta a “creare le condizioni per assicurare uno sviluppo duraturo al Gruppo” e ad accelerare la transizione digitale. L’operazione segna un cambio importante nel sistema dei media italiani, perché coinvolge alcune delle principali testate giornalistiche e piattaforme editoriali del Paese. Il nuovo proprietario, Antenna Group, è un gruppo internazionale attivo nei settori della televisione, dello streaming e della produzione di contenuti, con una presenza in più Paesi e un pubblico globale. Nel dettaglio, la vendita non include il quotidiano La Stampa, che uscirà dal perimetro GEDI per entrare nel Gruppo SAE, secondo un accordo separato già annunciato. È prevista anche l’esclusione di alcune attività come Stardust. Secondo quanto comunicato dall’azienda, con il completamento dell’acquisizione Mirja Cartia d’Asero diventerà amministratore delegato del gruppo GEDI. Mario Orfeo resterà direttore di la Repubblica, mentre Linus continuerà a guidare le attività radiofoniche. L’obiettivo dichiarato è sviluppare il gruppo in chiave internazionale, con investimenti in streaming, podcast, cinema e contenuti digitali, oltre alla creazione di un hub radiofonico nel Mediterraneo. Nel comunicato ufficiale si legge che Antenna intende mantenere l’indipendenza editoriale delle testate e rafforzare la presenza internazionale del gruppo. La società prevede inoltre nuove collaborazioni editoriali e possibili accordi con operatori globali del settore, inclusi partner dello streaming. La vendita rappresenta l’ultimo passaggio di un percorso iniziato nel 2019, quando Exor aveva acquisito il controllo di GEDI con l’obiettivo di costruire un grande polo editoriale italiano. Nel tempo, il gruppo è stato progressivamente riorganizzato, fino alla decisione di cedere l’intero asset. La trattativa con Antenna era stata confermata ufficialmente nel dicembre 2025 ed è proseguita nei mesi successivi tra richieste di garanzie, confronti sindacali e attenzione da parte delle istituzioni sul tema del pluralismo dell’informazione e dell’occupazione. Dopo l’annuncio della cessione, sono arrivate reazioni da parte delle rappresentanze sindacali dei giornalisti. La Federazione nazionale della Stampa italiana ha dichiarato: “prende atto del passaggio di proprietà e si schiera al fianco dei colleghi”, sottolineando la necessità di chiarire le strategie future del nuovo editore. Anche il comitato di redazione di la Repubblica ha diffuso una nota: “Dopo una lunghissima gestazione, durata oltre nove mesi, Exor comunica la cessione del Gruppo Gedi ad Antenna Group”. I giornalisti hanno annunciato la convocazione di un’assemblea per martedì 24 marzo 2026. (In foto, Theodore Kyriakou, presidente di Antenna Group)

Fnsi proclama scioperi 27 marzo e 16 aprile per rinnovo del contratto giornalisti

Fnsi sciopero 27 marzo

Le giornaliste e i giornalisti italiani si preparano a due giornate di sciopero nazionale, fissate per il 27 marzo e il 16 aprile 2026, nell’ambito della mobilitazione per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro giornalistico, scaduto da dieci anni. La richiesta arriva dalla Fnsi, la Federazione nazionale della stampa italiana, che ha invitato le redazioni di quotidiani, siti di informazione, agenzie di stampa e emittenti radiotelevisive a diffondere un comunicato sindacale rivolto al pubblico, pubblicato nelle edizioni del 21 marzo o letto nei telegiornali. Il documento è previsto dall’articolo 34 del contratto e rappresenta una forma ufficiale di comunicazione ai cittadini. Al centro della mobilitazione c’è una parola chiave: dignità. Il comunicato spiega che i professionisti dell’informazione chiedono condizioni di lavoro adeguate e un futuro stabile per il settore. Secondo quanto riportato, il contratto non viene rinnovato da circa dieci anni e, nello stesso periodo, gli stipendi hanno perso circa il 20% del potere d’acquisto a causa dell’inflazione. Il testo evidenzia anche una questione legata al ruolo della stampa nella società. Viene ricordato che il contratto giornalistico è stato definito dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella come “prima garanzia della libertà dei giornalisti italiani”. Il riferimento collega le richieste economiche alla tutela della libertà di informazione, considerata un elemento essenziale per i cittadini. Nel comunicato si parla anche delle scelte degli editori. Secondo il sindacato, le aziende editoriali ricevono risorse pubbliche, ma investono in misura limitata nello sviluppo dell’informazione. Vengono segnalati prepensionamenti a partire dai 62 anni, incentivi all’uscita e una riduzione delle redazioni, accompagnata da un aumento del ricorso a collaboratori esterni e partite Iva con compensi bassi. Un altro tema riguarda l’uso dell’Intelligenza Artificiale nel settore. Il documento segnala il rifiuto, da parte degli editori, di introdurre regole condivise per il suo utilizzo. Viene inoltre citata la questione dei contenuti editoriali ceduti alle grandi piattaforme digitali, i cosiddetti Over the top (Ott), per i quali, secondo il comunicato, non verrebbero sempre rispettati gli obblighi di pagamento previsti dalla legge. Infine, il sindacato richiama il tema dell’equo compenso, riferendo che le proposte avanzate dagli editori sarebbero inferiori a quelle già respinte nel 2016 dal Consiglio di Stato. Il comunicato si chiude con un richiamo al rapporto tra condizioni di lavoro e qualità dell’informazione, invitando il pubblico a riflettere sul legame tra la tutela dei giornalisti e la possibilità di ricevere notizie complete e affidabili.