Falso lancio Adnkronos su Meloni al Quirinale: scatta la denuncia

Nelle chat di politici e giornalisti sta circolando un falso lancio Adnkronos che annuncia un presunto incontro tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Quirinale, parlando di un clima di tensione al termine del colloquio. L’agenzia di stampa ha smentito il contenuto, precisando che il messaggio è completamente inventato e annunciando una denuncia alla Polizia Postale. Il testo falso riproduce in modo molto fedele la grafica, il formato e lo stile dei tradizionali take di Adnkronos. Proprio questa somiglianza può indurre chi lo riceve a credere che si tratti di una notizia autentica. Il messaggio, intitolato “Flash – Quirinale: Meloni al Colle per incontro con Mattarella, tensione al termine del vertice”, è stato inoltrato più volte nelle conversazioni tra esponenti politici e operatori dell’informazione. A confermare che si tratta di un contenuto contraffatto è stato il direttore responsabile di Adnkronos, Davide Desario, che ha annunciato iniziative per accertare quanto accaduto. “E’ una cosa molto grave, faremo i dovuti accertamenti e presenteremo denuncia alla polizia postale sull’accaduto. Basta controllare il nostro notiziario per verificare che si tratta di un falso”, ha dichiarato. Nel falso lancio si sostiene che Giorgia Meloni si sarebbe recata al Quirinale per un incontro con Sergio Mattarella e che, al termine del colloquio, avrebbe lasciato il Colle senza rilasciare dichiarazioni, alimentando ipotesi su presunte divergenze istituzionali. Secondo Adnkronos, nessuna di queste informazioni è stata pubblicata dall’agenzia e il testo è stato realizzato senza alcun collegamento con il notiziario ufficiale. L’episodio non rappresenta un caso isolato. Già nell’agosto del 2024 era stato diffuso un altro falso lancio Adnkronos, nel quale veniva attribuita al senatore Maurizio Gasparri una dichiarazione mai pronunciata sul generale Mori e su De Donno. Anche in quell’occasione il messaggio riprendeva fedelmente l’impaginazione dell’agenzia, rendendo difficile distinguerlo da un vero take. Il precedente aveva tratto in inganno anche l’ex deputato del Partito Democratico Davide Mattiello, che aveva spiegato come il messaggio circolasse in una chat WhatsApp frequentata da componenti degli ambienti della Commissione Antimafia. “A vista – disse all’epoca Mattiello – sembrava un lancio di Adnkronos in tutto e per tutto, con tanto di orario e sigla”. Anche Walter Verini raccontò che, prima di accorgersi della falsità del contenuto, “stavamo valutando tra di noi cosa fare” in Commissione Antimafia davanti a una frase “così forte”.
Digital News Report 2026: Ansa, Sky TG24 e Sole sul podio. TgLa7 perde terreno

L’Ansa si conferma la testata giornalistica più affidabile per gli italiani nel Digital News Report 2026, l’indagine internazionale che ogni anno misura il rapporto tra cittadini e informazione, analizzando il livello di fiducia attribuito alle principali fonti giornalistiche. Il report evidenzia una sostanziale continuità rispetto all’anno precedente e mostra come i lettori continuino a riconoscere maggiore credibilità alle realtà editoriali percepite come più orientate alla diffusione di notizie e meno al commento o all’interpretazione degli eventi. Secondo la rilevazione, l’agenzia di stampa Ansa raggiunge il 74% di fiducia, mantenendo la stessa percentuale registrata nel 2025 e consolidando il proprio ruolo di riferimento nel panorama dell’informazione italiana. Il dato la colloca nettamente al primo posto della classifica nazionale, confermando una tendenza già emersa nelle precedenti edizioni del rapporto. Alle spalle di Ansa si posizionano Sky TG24 e Il Sole 24 Ore, entrambe con il 64% di fiducia. Le due testate conservano le rispettive posizioni sul podio pur registrando una flessione di tre punti rispetto all’anno precedente. Nonostante il lieve calo, restano tra le fonti più apprezzate dagli intervistati e continuano a occupare le posizioni di vertice nella graduatoria della credibilità dei media. Subito dietro compare Quotidiano Nazionale, che raggiunge il 60% di giudizi positivi e si colloca tra le realtà editoriali considerate più affidabili dai lettori italiani. La testata figura nel gruppo delle fonti che ottengono i risultati migliori all’interno della rilevazione pubblicata nel report. L’indagine suggerisce che le organizzazioni giornalistiche percepite come maggiormente focalizzate sulla cronaca, sui fatti e sulla copertura informativa tendono a raccogliere livelli di fiducia più elevati. Al contrario, le testate considerate più identitarie o maggiormente orientate all’opinione registrano risultati generalmente inferiori. Tra le posizioni intermedie della classifica si trovano alcune realtà spesso presenti nel dibattito pubblico nazionale. La Stampa ottiene il 54% di fiducia, mentre Il Post si attesta al 44%. Quest’ultimo dato colloca la testata nella parte medio-bassa della graduatoria. Il report evidenzia inoltre che Il Post raccoglie una quota particolarmente elevata di giudizi neutrali, segnale che una parte consistente degli intervistati non esprime una valutazione nettamente positiva o negativa. La graduatoria mostra differenze significative tra le prime posizioni e le testate che occupano la parte finale della classifica. In coda figurano Libero e Fanpage, che registrano alcuni dei livelli di fiducia più bassi rilevati dall’indagine. Fanpage si ferma al 41%, mentre entrambe le testate presentano quote di sfiducia tra le più elevate emerse dal sondaggio. Tra gli elementi evidenziati dall’edizione 2026 del rapporto compare anche l’assenza de Il Foglio. Pur essendo una testata spesso citata nel confronto politico e culturale nazionale, non risulta inclusa nella rilevazione presa in esame dal Digital News Report. Tra le variazioni più rilevanti emerge il caso di TgLa7, che passa dal 61% al 58% di fiducia. Si tratta di uno dei cali più evidenti registrati tra le principali testate e programmi informativi inclusi nell’indagine. L’unica crescita significativa riguarda invece Il Fatto Quotidiano, che aumenta di due punti rispetto al 2025 e raggiunge il 54% di fiducia. Il risultato rappresenta l’incremento più consistente rilevato dal report e consente alla testata di migliorare la propria posizione relativa all’interno della graduatoria. Nella fascia inferiore della classifica si osservano diminuzioni più marcate per Libero Quotidiano e Fanpage, entrambe in calo rispetto all’anno precedente. Repubblica, La Stampa, Il Giornale e Il Post mostrano invece livelli di fiducia sostanzialmente stabili, con scostamenti minimi rispetto ai dati registrati dodici mesi prima.
Wikipedia, timori per qualità e controlli dopo i tagli tecnici

Oltre 700 volontari di Wikipedia stanno protestando contro la decisione della Wikimedia Foundation di chiudere il team Community Tech, un piccolo gruppo formato da sei sviluppatori informatici che aiutava il funzionamento tecnico dell’enciclopedia online più usata al mondo. La decisione è stata comunicata il 20 maggio dalla fondazione che gestisce Wikipedia. Secondo quanto riportato da Ansa e dal sito The Verge, il gruppo era considerato molto importante dai volontari che ogni giorno aggiornano, correggono e controllano milioni di pagine della piattaforma. Gli sviluppatori di Community Tech lavoravano su strumenti utilizzati quotidianamente dagli utenti e dagli editor volontari. Tra questi ci sono la modalità scura dello schermo, i sistemi per individuare i testi copiati e altri strumenti tecnici utili per correggere errori e migliorare la qualità delle voci pubblicate online. La Wikimedia Foundation ha spiegato che la chiusura del team è stata decisa per motivi organizzativi. Secondo la fondazione, quel modello di lavoro provocava rallentamenti interni e per questo le attività saranno distribuite ad altri gruppi tecnici. La scelta ha però provocato forti reazioni tra i volontari che collaborano con Wikipedia. “Wikipedia non esisterà più. Si deteriorerà rapidamente”, ha dichiarato un portavoce dell’organizzazione a The Verge, “se anche solo una massa critica di volontari smetterà di lavorare sarà un disastro, non solo per Wikipedia ma per l’umanità”. I circa 700 volontari coinvolti nella protesta gestiscono gran parte delle pagine in lingua inglese della piattaforma e realizzano milioni di modifiche ai contenuti. Un eventuale rallentamento del loro lavoro potrebbe influire sulla qualità e sull’affidabilità delle informazioni presenti nell’enciclopedia digitale. Nei mesi precedenti alla chiusura del reparto, alcuni dipendenti della Wikimedia Foundation avevano annunciato l’intenzione di avviare un percorso di sindacalizzazione. Dopo i licenziamenti, alcune persone hanno ipotizzato che tra i lavoratori coinvolti ci fossero anche dipendenti legati alla campagna sindacale. La Wikimedia Foundation ha però precisato che la decisione di chiudere il dipartimento era stata presa già nel settembre del 2025, prima dell’avvio delle discussioni sulla sindacalizzazione. La vicenda riguarda anche il settore dell’intelligenza artificiale. Molti sistemi di IA utilizzano infatti le pagine di Wikipedia per raccogliere informazioni e addestrare i propri modelli linguistici. Un possibile peggioramento della qualità delle voci potrebbe quindi avere effetti anche sui sistemi digitali che leggono e utilizzano quei contenuti.
Spotify punta sul giornalismo audio con il formato Articles

Spotify amplia la sua offerta audio e introduce gli articoli narrati in lingua inglese all’interno della piattaforma. La novità riguarda oltre 650 contenuti provenienti da riviste internazionali come Rolling Stone, The Atlantic, Vogue, Variety, Billboard, Vibe, GQ, WIRED, Vanity Fair e Pitchfork. Gli articoli saranno disponibili nei mercati dove il servizio audiolibri è già attivo. Il nuovo formato, chiamato Articles, permette agli utenti di ascoltare articoli giornalistici letti in audio, proprio come avviene con podcast e audiolibri. I contenuti sono prodotti dal team interno Spotify Audiobooks e hanno una durata inferiore alle due ore. Gli utenti con abbonamento Premium possono accedere agli articoli all’interno del pacchetto mensile dedicato agli audiolibri, mentre gli utenti gratuiti hanno la possibilità di acquistare singoli contenuti al prezzo di 1,99 dollari ciascuno. Secondo quanto comunicato dall’azienda, l’obiettivo è ampliare i contenuti disponibili sulla piattaforma e offrire agli ascoltatori nuove modalità di fruizione del giornalismo in formato audio. “Con Articles, introduciamo il giornalismo d’inchiesta in formato audio come naturale estensione della musica, dei podcast e degli audiolibri che già interessano agli utenti di Spotify, concentrandoci su argomenti che sappiamo essere di loro interesse”, ha dichiarato Colleen Prendergast , responsabile delle licenze di Spotify Audiobooks. “Integrando contenuti più brevi, raggiungiamo il pubblico dove si trova, contribuendo a creare sane abitudini di ascolto e, in definitiva, ad aumentare l’interesse per i libri nel tempo”. Anche alcune delle testate coinvolte hanno commentato il progetto. “Siamo entusiasti di collaborare con Spotify in quella che consideriamo una sinergia naturale tra due piattaforme che celebrano la musica e la cultura”, ha dichiarato Julian Holguin , CEO di Rolling Stone . “Questa collaborazione con Articles ci permette di rafforzare il legame tra i nostri lettori e gli artisti, le storie e gli articoli che amano, offrendo al contempo un’opportunità di scoperta. Rendendo il giornalismo di Rolling Stone più accessibile su Spotify, siamo entusiasti di portare le nostre storie a un pubblico ancora più ampio”. Spotify spiega che il nuovo formato nasce anche dall’esperienza maturata nel settore dei podcast e degli audiolibri. Secondo l’azienda, gli ascolti più brevi possono aiutare gli utenti a esplorare contenuti più lunghi nel tempo. Gli articoli audio saranno inoltre suggeriti attraverso gli strumenti di personalizzazione e raccomandazione già presenti sulla piattaforma. La società ha ricordato che il servizio di audiolibri è stato lanciato poco più di due anni fa ed è oggi disponibile in 22 mercati. Spotify afferma di avere raggiunto decine di milioni di nuovi ascoltatori e di avere registrato una crescita del 60% anno su anno nelle ore di ascolto degli audiolibri. Negli ultimi mesi la piattaforma ha introdotto anche nuove funzioni come Page Match, Recaps e Follow Along, strumenti pensati per migliorare l’esperienza di ascolto e lettura.
Cairo Communication approva il bilancio 2025 e nomina il nuovo CdA

L’assemblea degli azionisti di Cairo Communication ha approvato il bilancio 2025 e la distribuzione di un dividendo pari a 0,18 euro per azione. Durante la riunione, i soci hanno anche votato il rinnovo del Consiglio di Amministrazione per il triennio 2026-2028, confermando alla guida del gruppo il fondatore Urbano Cairo. Il nuovo consiglio è composto da 10 membri. Urbano Cairo è stato confermato presidente della società con il mantenimento delle principali deleghe esecutive e gestionali. Nove consiglieri sono stati eletti dalla lista di maggioranza presentata da U.T. Communications, società che possiede il 44,59% del capitale e il 60,6% dei diritti di voto. Oltre a Urbano Cairo, fanno parte del board Uberto Fornara, Marco Pompignoli, Roberto Cairo, Laura Maria Cairo, Federico Cairo, Claudio Roberto Calabi, Luisa Maria Collina e Laura Guazzoni. Dalla lista di minoranza presentata dai fondi è stata invece eletta Valentina Manfredi. La manager è stata inoltre nominata lead independent director, secondo quanto previsto dal Codice di Corporate Governance. Dopo l’assemblea, il nuovo CdA si è riunito per assegnare le deleghe operative. Uberto Fornara è stato nominato Amministratore Delegato con poteri specifici legati alla gestione e allo sviluppo della raccolta pubblicitaria, del personale e della rete commerciale dedicata. L’assemblea ha inoltre rinnovato per 18 mesi l’autorizzazione all’acquisto di azioni proprie. Attualmente Cairo Communication possiede in portafoglio circa 14,26 milioni di titoli, pari al 10,61% del capitale sociale della società. (In foto, Urbano Cairo e Uberto Fornara)
Nasce Objection, piattaforma AI che valuta articoli in 72 ore

Objection, piattaforma lanciata il 15 aprile 2026 con il sostegno di Peter Thiel, introduce un sistema basato su intelligenza artificiale che consente di contestare articoli giornalistici e ottenere una valutazione entro 72 ore. Il servizio è attivabile tramite pagamento di 2.000 dollari per singola richiesta. Il progetto è guidato da Aron D’Souza, già coinvolto nella strategia legale che nel 2016 ha portato al fallimento di Gawker Media. La piattaforma si presenta come uno strumento per la verifica dei contenuti e l’analisi delle fonti nel settore del giornalismo. Il funzionamento prevede il caricamento dell’articolo da contestare e la presentazione di controprove. Una rete di investigatori freelance, tra cui ex membri di agenzie federali statunitensi, raccoglie documentazione aggiuntiva. I dati vengono poi analizzati da modelli di AI sviluppati da diverse aziende tecnologiche, tra cui OpenAI, Anthropic, Google, Mistral e xAI. Il sistema esamina le singole affermazioni contenute nei testi e restituisce un punteggio numerico, denominato Honor Index, che misura l’affidabilità complessiva del contenuto e del giornalista. I modelli sono istruiti a operare come “lettori medi”, valutando la coerenza tra prove e dichiarazioni. Una delle componenti centrali è la classificazione delle fonti. I documenti ufficiali, come atti legali, registri pubblici ed email istituzionali, sono considerati elementi di maggiore rilevanza. Le fonti anonime ricevono un peso inferiore nella valutazione. In questi casi, il giornalista può scegliere se fornire ulteriori dettagli oppure accettare un punteggio più basso. In assenza di partecipazione, il risultato viene indicato come “indeterminabile”. La piattaforma include anche una funzione denominata Fire Blanket, che consente di etichettare i contenuti sui social network, in particolare sulla piattaforma X, come “under investigation” durante la fase di verifica. Secondo quanto dichiarato al momento del lancio, l’obiettivo è rendere più rapida e strutturata la verifica delle informazioni. Aron D’Souza ha affermato: “Il contenzioso Gawker ha richiesto dieci anni e milioni di dollari. Objection industrializza questo processo”. (Foto creata con AI)
Gruppo Athesia acquisisce emittenti locali da Thaler, in Trentino-Alto Adige

Il Gruppo Athesia ha acquisito le partecipazioni detenute da Bartls Holding Srl e da Bartl e Lukas Thaler in diverse emittenti radiofoniche locali, tra cui Die Antenne, Radio 2000, Radio Edelweiss e Stadtradio Bozen, rafforzando la propria presenza nel settore dei media regionali. L’accordo è stato firmato nei giorni scorsi dalla famiglia Thaler e da Georg Ebner, chief digital officer del Gruppo Athesia, realtà editoriale che gestisce diversi quotidiani e stazioni radio nel territorio del Trentino-Alto Adige. Tra i marchi del gruppo figurano i quotidiani Dolomiten, Alto Adige, Il Trentino e l’Adige, oltre a emittenti radiofoniche come Radio Dolomiti, Radio Südtirol 1, Radio Tirol e Radio Italia Anni 60. In una nota ufficiale, Lukas Thaler ha dichiarato: “Con questo passo si apre per le nostre emittenti una prospettiva di lungo periodo, solida e stabile. La collaborazione con il Gruppo Athesia offre nuove opportunità per sviluppare ulteriormente la nostra programmazione, rafforzare il nostro radicamento regionale e valorizzare ulteriormente le sinergie esistenti. Allo stesso tempo, mi preme sottolineare che tutti coloro che, nel corso degli anni, hanno costruito e plasmato Radio 2000, Die Antenne Südtirol e Radio Edelweiss meritano grande rispetto e riconoscenza. Anche al nostro attuale team va il mio sincero ringraziamento”. Secondo quanto comunicato, le due parti erano già da tempo in dialogo per valutare forme di collaborazione più strette. L’intesa rappresenta quindi l’evoluzione naturale di un percorso condiviso, con l’obiettivo di sviluppare insieme le attività radiofoniche e migliorare l’offerta per il pubblico. Il Gruppo Athesia ha sottolineato che l’integrazione delle emittenti consentirà di creare sinergie operative e contenutistiche, mantenendo al tempo stesso le caratteristiche distintive di ciascun marchio. L’azienda ha inoltre precisato che la guida manageriale resterà stabile, con Lukas Thaler nel ruolo di amministratore delegato, garantendo continuità nella gestione. (Foto creata con AI)
Rai Pubblicità festeggia 100 anni con mostra alla Triennale

Il 9 aprile 2026 segna i 100 anni di Rai Pubblicità, nata nel 1926 come Sipra, e oggi protagonista di un grande sistema che collega pubblico, aziende e media in tutta Italia. Nel corso di un secolo, la concessionaria ha accompagnato la crescita del Paese, evolvendo insieme ai mezzi di comunicazione e alle abitudini delle persone. Da quando la radio muoveva i primi passi, fino all’era delle piattaforme digitali e della connected TV, l’azienda ha costruito un ponte costante tra chi produce contenuti e chi li utilizza per comunicare. Oggi Rai Pubblicità è parte di un network articolato che coinvolge editori e realtà come Radio Italia solomusicaitaliana, Radio Kiss Kiss, Vevo e grandi eventi di live entertainment come Rockin’1000 e il Concerto del Primo Maggio di Roma. Il circuito cinematografico conta inoltre circa 800 sale distribuite sul territorio nazionale, confermando la presenza capillare nel settore dei media. Per celebrare il centenario, l’azienda ha avviato un percorso di iniziative partito dagli eventi di Milano-Cortina e dal Festival di Sanremo, coinvolgendo stakeholder e operatori del mercato. Il progetto principale è la mostra “Nello spazio di un secolo. Rai Pubblicità, 100 anni di storia e oltre”, ospitata alla Triennale Milano dal 10 aprile al 7 giugno. L’esposizione racconta cento anni di pubblicità, media e trasformazioni sociali attraverso materiali d’archivio, opere e installazioni immersive. Il percorso segue quattro direttrici principali: media, mercati, pubblici e futuro, mostrando come la comunicazione sia cambiata insieme alla società. La storia parte dal 1926, anno di fondazione della Sipra con Arnoldo Mondadori primo presidente, e arriva fino agli scenari più recenti. Durante questo lungo periodo, la pubblicità ha accompagnato la vita quotidiana degli italiani, riflettendo cambiamenti nei consumi, nei linguaggi e nelle tecnologie. “Oggi celebriamo i 100 anni della più longeva concessionaria di pubblicità in Europa”, ha dichiarato Luca Poggi. “La mostra è l’occasione per raccontare noi stessi e il mercato che abbiamo contribuito a costruire, ma anche per guardare avanti e immaginare nuovi modelli di comunicazione“. Secondo Laura D’Ausilio, il centenario rappresenta un sistema di iniziative che proseguirà per tutto il 2026, includendo workshop e una pubblicazione dedicata. “Non sono cambiati solo i media, ma anche le audience e il loro modo di relazionarsi ai contenuti”, ha spiegato. La mostra è curata da Peppino Ortoleva e Giuliana Galvagno, e propone una riflessione sulla pubblicità come elemento centrale nella cultura contemporanea. “Non è solo una ricostruzione storica, ma un dispositivo narrativo che intreccia memoria e visione, capace di raccontare come la pubblicità abbia spesso anticipato i cambiamenti della società”, ha osservato Ortoleva.
Warren Buffett vende Amazon e compra The New York Times per 351,7 milioni di dollari

Le comunicazioni depositate alla Securities and Exchange Commission indicano che Warren Buffett ha ridotto di oltre il 75% la partecipazione in Amazon e ha investito 351,7 milioni di dollari nel New York Times, aprendo una nuova posizione attraverso Berkshire Hathaway. Nel dettaglio, tra ottobre e dicembre la holding con sede a Omaha ha acquistato 5,1 milioni di azioni della società editrice del quotidiano newyorkese, arrivando a detenere una quota superiore al 3% del capitale. Alla fine dell’anno il valore dell’investimento era pari a 351,7 milioni di dollari. Dopo la diffusione dei documenti ufficiali, il titolo del gruppo editoriale ha registrato un rialzo superiore al 10% nelle contrattazioni after-hours a Wall Street. Warren Buffett, per decenni amministratore delegato di Berkshire Hathaway, rientra così nel settore dell’editoria, dal quale il conglomerato era uscito sei anni fa con la vendita di numerose testate locali. In passato l’investitore aveva affermato che solo alcune grandi testate nazionali, come il New York Times, il Washington Post e il Wall Street Journal, avrebbero potuto mantenere una posizione solida nel mercato. L’operazione assume rilievo anche per il modello di business del New York Times. La società non è più soltanto un giornale stampato su carta, ma una piattaforma digitale che integra abbonamenti online, prodotti multimediali e servizi aggiuntivi. Il comparto digitale genera oltre 2 miliardi di dollari di ricavi annui. La scelta di Berkshire Hathaway viene letta dagli osservatori come un riconoscimento di questa trasformazione industriale, basata su entrate ricorrenti e su una base di abbonati in crescita. Parallelamente, la holding ha ridotto in modo significativo la propria esposizione verso Amazon. Nel quarto trimestre sono state vendute circa 7,7 milioni di azioni del gruppo dell’e-commerce, con una diminuzione superiore al 75% della partecipazione. La quota residua scende a circa 2,3 milioni di titoli. Berkshire era entrata nel capitale di Amazon nel 2019; in quell’occasione Buffett aveva dichiarato di essere stato “uno sciocco” a non aver investito prima nella società. Secondo osservatori economici, la vendita di una parte consistente delle azioni Amazon rappresenta anche una presa di profitto dopo la crescita del titolo negli ultimi anni. Le azioni del gruppo tecnologico hanno beneficiato della spinta legata allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, ma negli ultimi mesi, come altre grandi società tecnologiche, hanno mostrato maggiore cautela in Borsa a fronte di investimenti molto elevati in infrastrutture e cloud. Il ribilanciamento del portafoglio non riguarda solo Amazon. Tra ottobre e dicembre Berkshire Hathaway ha continuato ad alleggerire la posizione in Apple, pur mantenendo il titolo tra le principali partecipazioni della holding. Il valore complessivo delle partecipazioni quotate del gruppo supera i 270 miliardi di dollari. L’aggiornamento arriva dopo il passaggio della carica di amministratore delegato al successore designato, mentre Buffett mantiene il ruolo di presidente del consiglio di amministrazione. Le operazioni dell’ultimo trimestre delineano quindi una redistribuzione delle quote: riduzione significativa nell’e-commerce e nella tecnologia, ingresso nell’editoria digitale attraverso il New York Times, con effetti immediati sul titolo del gruppo a Wall Street. (In foto, Warren Buffett)
UK, nel 2026 gli abbonamenti alle notizie online aumentati del +3%, con sconti fino all’89%

Nel Regno Unito il prezzo degli abbonamenti alle notizie online è aumentato in media del 3% per il secondo anno consecutivo. Il dato emerge da un’analisi di Press Gazette che ha monitorato i prezzi standard a tariffa piena tra gennaio 2025 e gennaio 2026 su 23 editori. Nel periodo considerato, dieci pubblicazioni hanno aumentato il costo dell’abbonamento digitale annuale, sei lo hanno lasciato invariato e sette lo hanno ridotto. L’incremento medio del 3% è vicino al tasso di inflazione britannico del 3,6% registrato negli ultimi dodici mesi. Negli Stati Uniti l’inflazione è stata del 2,7% nello stesso arco temporale. L’andamento degli abbonamenti digitali si distingue da quello della carta stampata. I prezzi di copertina dei quotidiani nazionali del Regno Unito sono cresciuti in media del 10% nell’ultimo anno. Tra il 2024 e il 2025 l’aumento medio degli abbonamenti online era stato ancora del 3%, mentre tra il 2023 e il 2024 aveva raggiunto il 19%. L’aumento più elevato in valore assoluto riguarda il Financial Times. Il costo dell’abbonamento digitale standard è passato da 369 sterline a 468 sterline, con un incremento del 26,8%. È prevista un’offerta per il primo anno a 279 sterline. In termini percentuali l’incremento più alto è stato registrato da Bloomberg Media, che ha portato il prezzo da 235 a 299 sterline, pari a +27,2%, con un primo anno a 115 sterline. Prezzi annuali invariati per The Telegraph, The Independent, The New York Times, Daily Mail+, The i Paper e Belfast Telegraph. Per The Telegraph l’offerta del primo anno è stata ridotta rispetto all’anno precedente, con prezzi compresi tra 29 e 39 sterline. Le riduzioni più marcate hanno riguardato The Scotsman e Yorkshire Post, entrambe scese da 129,90 sterline a 69,90 sterline all’anno. Le due testate fanno parte di Iconic Media e hanno registrato un cambio di proprietà con l’acquisizione di National World da parte di Media Concierge. Per quanto riguarda i prezzi mensili, la variazione media è stata dello 0,1%. Dieci editori hanno aumentato il costo mensile, otto lo hanno lasciato invariato e cinque lo hanno ridotto. L’aumento percentuale più significativo è stato registrato da The Economist, passato da 18,25 a 23,90 sterline al mese, pari a +31%. Il calo più consistente si è verificato ancora per Yorkshire Post e The Scotsman, con riduzione da 12,99 a 6,99 sterline mensili. Nonostante l’aumento medio del 3% sui prezzi standard annuali, molte testate hanno proposto sconti promozionali rilevanti per il primo anno. A gennaio 2026 alcune offerte raggiungevano l’89% di riduzione rispetto al prezzo pieno. Gli sconti più elevati sono stati rilevati per The Telegraph e Mail+ Editions. The Telegraph proponeva il primo anno a 29 o 39 sterline rispetto a un prezzo pieno di 269 sterline. Mail+ Editions, con tariffa annuale di 191,88 sterline, offriva il primo mese gratuito e poi 1,99 sterline al mese per il resto del primo anno. Tra le altre offerte, Business Insider proponeva un primo anno a 21,30 sterline rispetto a 110,64 sterline standard, con uno sconto dell’81%. Il The Wall Street Journal offriva un abbonamento a 3 sterline al mese per dodici mesi rispetto al prezzo abituale di 179,88 sterline, pari a uno sconto dell’80%. Non tutte le pubblicazioni hanno applicato sconti nel periodo analizzato. Tra quelle senza promozioni figurano The Atlantic, The Free Press, The Guardian, Press & Journal, The Courier di DC Thomson, GB News, Kent Online e The Jewish Chronicle. Nel corso dell’ultimo anno diversi editori hanno introdotto o rafforzato modelli di paywall per i contenuti digitali. The Sun ha lanciato a febbraio 2025 un paywall per contenuti “premium” al costo di 1,99 sterline al mese o 10 sterline l’anno. Daily Mail propone l’abbonamento digitale Mail+ a 6,99 sterline al mese, con offerte promozionali per il primo anno. I marchi regionali del gruppo Reach, tra cui Manchester Evening News, Liverpool Echo e Wales Online, hanno introdotto abbonamenti a 4,99 sterline al mese o 39,99 sterline l’anno. È incluso anche The Guardian, che mantiene l’accesso gratuito ai contenuti online ma offre un abbonamento digitale da 12 sterline al mese o 120 sterline l’anno, comprensivo di accesso completo all’app e lettura senza pubblicità. (Foto copertina: @pressgazette.co.uk)