Sospesa la mobilitazione al Sole 24Ore, più spazio ai giornalisti interni

È stata sospesa la mobilitazione dei giornalisti del Sole 24 Ore, proclamata il 18 ottobre dopo il caso dell’intervista alla premier Giorgia Meloni, affidata alla collaboratrice esterna Maria Latella e non a un giornalista interno. La decisione è arrivata a seguito dell’incontro tra il direttore Fabio Tamburini e il Comitato di redazione (Cdr), avvenuto nella giornata di ieri, e dell’assemblea che ne è seguita. Durante il confronto, le parti hanno ribadito la necessità di garantire la completezza e correttezza dell’informazione, il rispetto della professionalità giornalistica e l’uso prioritario delle risorse interne. Secondo quanto riportato, il direttore Tamburini avrebbe espresso la volontà di valorizzare maggiormente le competenze già presenti nella redazione rispetto al ricorso a collaboratori esterni, soprattutto nella realizzazione delle interviste di rilievo. Il direttore si sarebbe inoltre impegnato a coprire la carica di segretario di redazione, a rafforzare la caporedazione centrale e a rivedere la governance della redazione online, per migliorare la gestione complessiva del quotidiano. Tra le misure annunciate anche la destinazione delle prossime tre assunzioni previste dal piano di prepensionamenti alle redazioni più in difficoltà, con una nuova risorsa destinata in particolare alla redazione romana. Alla luce di questi impegni, il Comitato di redazione ha comunicato la sospensione dello stato di agitazione, in attesa che le promesse della direzione vengano concretizzate nei prossimi giorni. La pubblicazione del quotidiano, durante il periodo di mobilitazione, non era mai stata interrotta ma aveva assunto un formato ridotto, segno della volontà di mantenere la continuità dell’informazione anche durante la protesta. Le parti hanno così trovato un punto di equilibrio temporaneo, fondato sull’ascolto reciproco e sulla volontà di rafforzare la qualità giornalistica del quotidiano economico, riconoscendo il valore delle proprie risorse interne come elemento centrale per il futuro del giornale.
Il Sole 24Ore fermo: lo sciopero prosegue anche nei prossimi sei giorni

Domenica 19 ottobre, il quotidiano Il Sole 24 Ore non sarà presente in edicola e il suo sito web non verrà aggiornato. La decisione arriva dopo che l’assemblea delle giornaliste e dei giornalisti ha votato per affidare al Comitato di redazione (Cdr) un pacchetto di sei giorni di sciopero e un piano di agitazione più ampio, che prenderà forma nei prossimi giorni. La protesta nasce dalla condotta della direzione, accusata di aver pubblicato comunque il numero di sabato 18 ottobre, nonostante fosse stato proclamato uno sciopero all’unanimità il giorno precedente. Il Cdr ha definito l’episodio senza precedenti nei 160 anni di storia del giornale economico. Nel numero contestato è apparsa una lunga intervista alla premier Giorgia Meloni, firmata dalla giornalista esterna Maria Latella, scelta che, secondo il Cdr, avrebbe penalizzato ancora una volta le professionalità interne della redazione. Il caso ha suscitato malumori perché simili situazioni si erano già verificate in passato, con le redattrici e i redattori esclusi da interviste di rilievo. Il Cdr ha espresso preoccupazione per una tendenza che vede figure politiche e istituzionali scegliere direttamente gli intervistatori, riducendo così lo spazio di un’informazione libera e indipendente. Nel comunicato si legge che “non possiamo restare a guardare” di fronte al rischio che l’opinione pubblica riceva un’informazione selezionata e compiacente. I giornalisti si sono scusati con i lettori per l’assenza del quotidiano di domenica e per la qualità del numero pubblicato sabato, definito nel comunicato come “un prodotto indecoroso e non all’altezza della storia del Sole 24 Ore”.
Sciopero al Sole 24 Ore, ma il giornale esce lo stesso

Sabato 18 ottobre 2025 il Comitato di redazione del Sole 24 Ore ha denunciato una violazione sindacale da parte della direzione del quotidiano guidata da Fabio Tamburini, dopo che il giornale è stato pubblicato nonostante uno sciopero proclamato all’unanimità dai giornalisti.Lo sciopero era stato deciso a seguito della scelta del direttore di far realizzare alla giornalista Maria Latella, collaboratrice esterna, un’intervista alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni dopo la conferenza stampa sulla manovra di bilancio. Secondo il Cdr, nell’occasione erano presenti redattori interni che stavano già seguendo la conferenza a Palazzo Chigi. In un comunicato diffuso ai colleghi, il Cdr ha scritto:“Care colleghe, cari colleghi ieri è successa una cosa gravissima, mai successa nella storia di questo giornale e dei grandi giornali italiani. Nonostante lo sciopero fosse stato proclamato all’unanimità da un’assemblea convocata all’ultimo, cui hanno partecipato più di un centinaio di colleghe e colleghi, il direttore ha scelto di fare uscire oggi il giornale, sia pure in formato ridotto”. Il comitato ha inoltre annunciato:“Convochiamo un’assemblea straordinaria alle ore 15 in prima convocazione e alle ore 16 in seconda convocazione per decidere le iniziative più opportune da intraprendere. Manderemo il link più tardi per collegarvi. Il Cdr”. La redazione ha definito la decisione del direttore un “comportamento antisindacale”, sottolineando che l’edizione del 18 ottobre, uscita in forma ridotta, ha comunque pubblicato in prima pagina l’intervista alla premier. Il sito web del quotidiano non è stato aggiornato per tutta la giornata. “L’edizione del Sole 24Ore in edicola oggi nonostante lo sciopero proclamato dalla redazione – commenta Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi – scrive una pagina nera nella storia di uno dei quotidiani più importanti del Paese. Non solo: infanga e sminuisce l’altissima professionalità dei colleghi che ci lavorano. Lo sciopero indetto dal Cdr è a difesa della dignità del giornalismo professionale, della qualità dell’informazione e della sua indipendenza. Penso – conclude Costante – che neppure la presidente del Consiglio avrebbe voluto vedere la sua intervista uscire in un’edizione del Sole che fa carta straccia di tutti i fondamentali dell’informazione libera e democratica”. La vicenda è la seconda fase di uno scontro iniziato il giorno precedente, venerdì 17 ottobre, quando l’intervista di Latella alla presidente del Consiglio è comparsa sul giornale senza la firma di un giornalista interno. Il Cdr aveva già criticato episodi simili in passato, affermando che “in questo modo si approda a una deriva distopica nella quale gli intervistati si scelgono gli intervistatori con il beneplacito del direttore”.
Nasce la Fondazione Editoriale Domani di De Benedetti

A Roma è ufficialmente nata la Fondazione Editoriale Domani, che diventa l’unico azionista di Editoriale Domani S.p.A., casa editrice del quotidiano Domani. La fondazione, voluta da Carlo De Benedetti, è stata istituita per garantire al giornale un futuro autonomo e indipendente, realizzando così la promessa fatta dall’imprenditore fin dalla nascita della testata nel 2020. L’operazione, gestita dallo studio legale Morri Rossetti & Franzosi, ha consentito alla nuova fondazione di acquisire l’intero capitale sociale di Editoriale Domani. Il team composto dal dottor Davide Rizzo, partner, e dall’avvocata Valentina Bianchin, senior associate, ha curato gli aspetti finanziari e legali dell’accordo. Secondo quanto si legge nella nota diffusa dallo studio, la Fondazione Editoriale Domani diventa così socio unico della società editrice, completando un riassetto pensato per assicurare stabilità e indipendenza alla testata. L’ingegnere De Benedetti, che oggi ha 90 anni, aveva annunciato l’intenzione di creare una fondazione già durante il quinto anniversario del quotidiano, celebrato il 15 settembre. “La mia idea da sempre era che, quando il giornale fosse stato in equilibrio economico, l’avrei passato a una fondazione. E oggi, cogliendo l’occasione del compleanno dei cinque anni, rispetto quella promessa”, ha dichiarato. L’imprenditore ha sottolineato di voler restare vicino al progetto editoriale: “Continuerò a seguire con passione il giornale, anche se non sarà più mio ma della fondazione”. La Fondazione Editoriale Domani sarà dotata di una dote iniziale di 4 milioni di euro e avrà il compito di proseguire la linea editoriale fondata sui principi di progressismo, indipendenza e riformismo. De Benedetti ha spiegato che, insieme ad Antonio Campo Dall’Orto, verranno individuate “persone di alto profilo, in sintonia con la vocazione editoriale del giornale”, per garantire una direzione culturale forte e coerente. Dal punto di vista economico, il quotidiano Domani non ha ancora raggiunto il pareggio di bilancio, ma le perdite, oggi vicine al milione di euro, dovrebbero azzerarsi entro un anno grazie alla crescita del digitale e a una strategia di abbonamenti mirati attraverso le newsletter. Il giornale, diretto da Emiliano Fittipaldi, punta a rafforzare il rapporto con i lettori e a consolidare la propria presenza online. La decisione di De Benedetti rappresenta un passaggio importante nella storia recente dell’editoria italiana. L’imprenditore, dopo aver lasciato il gruppo Gedi e la guida di Repubblica, aveva fondato Domani nel pieno della pandemia, con l’obiettivo di creare un giornale libero da partiti e interessi economici. “Ho coltivato la mia indipendenza e le mie idee di libertà. Così è nato Domani, per non lasciare morire quel filone di indipendenza, internazionalismo e cultura”, ha ricordato. Con la nascita della Fondazione, De Benedetti consegna così la sua creatura editoriale a un organismo senza fini di lucro, pensato per tutelare nel tempo l’autonomia del giornalismo e la libertà dell’informazione.
AI, cioè Assenza di Intelligenza (umana): ChatGPT firma un articolo a La Provincia

Il problema non è ChatGPT. Il problema è un giornalismo che si è spento da solo. Redazioni allo stremo, controlli saltati, tempo zero e salari da fame. I giornalisti spremuti come limoni devono sfornare pezzi in serie, come bulloni in una fabbrica di parole. E quando serve chiudere entro le 19, l’intelligenza artificiale diventa la scorciatoia perfetta. Finché non esplode in faccia. È successo a La Provincia: un articolo di cronaca sui traffici di droga a Civitavecchia è finito con una frase che non lascia scampo. “Vuoi che lo trasformi in un articolo da pubblicare su un quotidiano (con titolo, occhiello e impaginazione giornalistica) o in una versione più narrativa da magazine d’inchiesta?” Chiunque abbia mai aperto ChatGPT l’ha riconosciuta subito. Non serviva un’inchiesta: bastava leggere. Eppure nessuno lo ha fatto. Il testo è andato in stampa così, con dentro un pezzo di conversazione tra giornalista e chatbot. Non un refuso, ma una firma involontaria dell’epoca che stiamo vivendo. A segnalare la svista è stato News9, che ha diffuso la foto sui social. Da lì il caso è diventato virale: risate, ironie, meme, e il solito dibattito sull’AI che “minaccia il giornalismo”. Ma la verità è un’altra: il giornalismo si sta distruggendo da solo, e l’intelligenza artificiale sta solo tenendo lo specchio. C’è poi un piccolo paradosso: lo stesso News9 che denuncia l’uso dell’AI pubblica sul proprio profilo Instagram immagini evidentemente generate da software come Midjourney o Firefly. Segno dei tempi: tutti accusano la macchina, nessuno rinuncia a usarla. È ipocrisia 2.0. E se le parole possono inciampare, le immagini mentono ancora meglio. Un’illustrazione ben fatta può falsare la realtà più di un titolo, come si è visto con alcune ricostruzioni grafiche sulla Global Sumud Flotilla intercettata da Israele. Ma anche questo passa in secondo piano, travolto dalla fretta del prossimo post. In tanti hanno riso dell’errore di La Provincia. Pochi hanno guardato oltre. Perché il punto non è la gaffe, ma il sistema che la rende possibile: redazioni ridotte all’osso, caporedattori che devono chiudere venti pagine con quattro persone e nessuno che abbia il tempo di leggere fino in fondo un pezzo prima di mandarlo in stampa. ChatGPT non ha rovinato il giornalismo: lo ha solo smascherato. Ha mostrato quanto sia fragile, improvvisato, in balia della fretta. E quanto serva disperatamente una cosa che non si può automatizzare: la responsabilità. Perché senza un cervello umano che controlla, corregge, decide, anche il miglior strumento diventa un’arma contro chi lo usa. La macchina non è il problema. Il problema è che, in redazione, non c’è più nessuno a tenerla d’occhio. E se continuiamo così, tra poco non ci sarà più neppure nessuno a scrivere.
Dal 1945 al 2025, il Giornale di Brescia festeggia 80 anni con una mostra nel centro storico

Il Giornale di Brescia compie ottant’anni e celebra il suo anniversario con una mostra che ripercorre la storia della città e della sua comunità. Fondato il 27 aprile 1945, all’indomani della fine della guerra, il quotidiano ha accompagnato la ricostruzione di Brescia dalle macerie del conflitto fino alla crescita economica e sociale di oggi. I festeggiamenti si sono aperti con la visita dei lettori alla sede del giornale in via Solferino e proseguono ora con l’esposizione “Il Giornale di Brescia nella storia. 1945-2025. Sguardi su Brescia e sull’Italia”, inaugurata a Palazzo Negroboni in piazza Paolo VI e visitabile gratuitamente fino al 16 novembre. Il percorso, curato dallo storico Roberto Chiarini e dalla professoressa Elena Pala, non vuole essere una celebrazione autoreferenziale, ma un racconto corale che unisce il giornale e i suoi lettori. “Abbiamo voluto raccontare il Giornale di Brescia, che è fatto dei suoi giornalisti, dei suoi tipografi e degli amministratori”, ha spiegato Pala. “E al tempo stesso abbiamo voluto raccontare la comunità dei lettori. Queste due anime diventano un’unica voce”. Il presidente di Editoriale Bresciana, Pierpaolo Camadini, ha sottolineato l’importanza di questa iniziativa: “Con questa esposizione apriamo le porte di casa su ottant’anni di memoria, quella memoria che è di tutti noi: del Giornale di Brescia e dei suoi lettori”. Il progetto si articola in tre parole chiave: Leggere, Scrivere e Aiutare. Durante la serata inaugurale, numerosi interventi hanno evidenziato il valore del giornale come punto di riferimento in un’epoca di fake news e comunicazione frammentata. “Questa mostra è l’antitesi di ciò che sta accadendo nel mondo: siamo travolti da un’informazione invasiva, il ruolo di testate autorevoli come il GdB diventa dunque fondamentale”, ha dichiarato Renato Mazzoncini, amministratore delegato di A2A. Le immagini esposte provengono dall’archivio storico del quotidiano, un patrimonio di copie cartacee e fotografie che documentano la trasformazione della provincia bresciana. Gabriele Colleoni, già vicedirettore del GdB, ha selezionato gli scatti che meglio raccontano l’evoluzione di una terra passata da agricola a industriale e oggi inserita in un contesto cosmopolita. “In ottant’anni siamo cresciuti più che negli otto secoli precedenti”, ha osservato lo storico Roberto Chiarini, sottolineando il salto demografico, urbanistico e sociale vissuto dal territorio. La rassegna resterà aperta dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 18, con apertura straordinaria fino alle 23 in occasione della Notte della Cultura di sabato 4 ottobre. (Credits foto: www.giornaledibrescia.it)
Verso ItalyPost: atteso nuovo giornale economico-finanziario

Il 14 gennaio 2026 è prevista l’uscita in edicola e online di ItalyPost, un nuovo quotidiano economico-finanziario che punta a diventare un punto di riferimento per imprese, imprenditori e piccole e medie aziende. Il giornale si concentrerà in particolare sul nuovo epicentro industriale italiano, che comprende Lombardia, Emilia-Romagna e le Tre Venezie, con un’attenzione speciale al tessuto produttivo del Nord e del Nord-Est. Il progetto è promosso dal gruppo Italy Post, fondato da Filiberto Zovico, già attivo nell’editoria, nella ricerca sulle imprese e nell’organizzazione di eventi attraverso Post Eventi, partecipata al 51% dall’editore Nem. L’iniziativa si inserisce in un percorso di crescita che ha visto Italy Post sviluppare ricerche annuali come quella sulle “aziende Champions” realizzata in collaborazione con l’Economia del Corriere della Sera e gestire tre siti d’informazione regionale – VeneziePost, LombardiaPost ed EmiliaPost – che saranno integrati nel nuovo quotidiano. La direzione editoriale sarà affidata allo stesso Zovico, affiancato da Maria Gaia Fusilli e Damiano Manfrin. Collaboreranno anche professionisti come Luca Pagni, ex giornalista di Repubblica, e Dario Di Vico, ex Corriere della Sera, insieme a una redazione di circa 30 giornalisti, tra cui firme già note come Stefano Feltri, Jacopo Giliberto, Alessandro Aresu, Marco Bentivogli e Stefano Agnoli. La sede principale sarà a Padova, scelta per sottolineare il legame con il cuore produttivo del NordEst. Sono previste inoltre una redazione a Milano e uffici di corrispondenza a Roma, Torino e Bruxelles. Il quotidiano offrirà approfondimenti su economia, finanza, transizione energetica, politica con un approccio “anglosassone, pragmatico e non ideologico”, oltre a contenuti culturali legati al mondo delle imprese. Non saranno presenti pagine di cronaca, mentre lo sport sarà trattato esclusivamente come fenomeno economico. Un elemento innovativo del progetto è l’inserimento de “L’Indice dei Libri del Mese”, mensile recentemente acquisito, che darà vita a un settimanale culturale allegato come inserto domenicale. Il business plan prevede un obiettivo di 4.000 copie di diffusione, un milione di euro di fatturato pubblicitario annuale e una crescita sostenibile entro due anni. Il formato sarà di 32 pagine, disponibili sia in versione cartacea sia come edizione digitale sfogliabile. Il modello economico punta su circa 2.000 abbonamenti da 300 euro ciascuno, riservati a imprese e imprenditori. La versione digitale sarà accessibile già dalla sera precedente rispetto all’uscita in edicola, che interesserà principalmente le grandi città del centro-nord Italia. Per garantire l’indipendenza editoriale, la raccolta pubblicitaria avrà un tetto massimo di 30.000 euro per singolo investitore. L’ufficialità dell’operazione è attesa il 25 settembre 2025, quando saranno diffusi ulteriori dettagli sul progetto.
“Una donna, un lavoro, un conto”: Corriere della Sera e imprese uniti per le lavoratrici

Il Corriere della Sera, insieme a imprese, banche e sindacati, ha firmato un’alleanza per sostenere l’autonomia economica delle donne e favorire la loro indipendenza finanziaria. L’iniziativa, chiamata “UNA DONNA, UN LAVORO, UN CONTO”, nasce con il supporto di Abi, Federcasse, Assolombarda, Confcommercio Milano, Cgil, Cisl, Uil e del Comune di Milano. L’obiettivo è creare opportunità di lavoro concrete e promuovere l’apertura di conti correnti personali per rafforzare il diritto delle donne a gestire liberamente le proprie risorse economiche. Secondo Bankitalia, il 16% delle donne in Italia non possiede alcun conto corrente, né personale né cointestato. Inoltre, un’indagine condotta dal Museo del Risparmio con Episteme evidenzia che il 33% delle donne che hanno un conto non ha pieno accesso alla sua gestione, perché si tratta di conti cointestati gestiti da altre persone. L’alleanza punta a invertire questa situazione, creando strumenti e iniziative per garantire maggiore consapevolezza finanziaria. Durante l’incontro, i vertici delle organizzazioni coinvolte hanno firmato un manifesto che riconosce come una maggiore autonomia femminile sul lavoro e nella gestione del denaro possa produrre effetti positivi per l’intera società: maggiore ricchezza, aumento della natalità e riduzione del rischio di violenza economica e domestica. L’alleanza ha anche realizzato un decalogo informativo, con consigli pratici per le donne che vogliono gestire autonomamente i propri risparmi e pianificare le proprie finanze. Grazie alla collaborazione di Assolombarda, Confcommercio Milano, Cgil, Cisl e Uil, le aziende che aderiranno al progetto diffonderanno questo decalogo tramite bacheche fisiche e strumenti digitali interni. Parallelamente, Abi e Federcasse inviteranno le banche associate ad attivare procedure semplificate per favorire l’apertura di conti correnti personali. L’iniziativa sarà presentata anche al festival Il Tempo delle Donne, organizzato dal Corriere della Sera e in programma alla Triennale di Milano venerdì 12 settembre alle 12:30. Tra gli ospiti ci saranno l’economista Carlo Cottarelli e il conduttore e videomaker Gianluca Gazzoli, che discuteranno dei prossimi passi per estendere la rete di adesioni. Gli organizzatori hanno sottolineato che “UNA DONNA, UN LAVORO, UN CONTO” è un’alleanza aperta: imprese, associazioni e istituzioni interessate possono ancora partecipare. (In foto, i firmatari dell’alleanza in Sala Albertini – Credits: Corriere della Sera)
Copie PDF de L’Adige piratate online, scatta la denuncia

L’Adige ha presentato una denuncia alla Polizia Postale contro la diffusione illegale delle copie digitali del quotidiano tramite Telegram e WhatsApp. La notizia è stata confermata dal giornale stesso con un articolo pubblicato sabato 30 agosto 2025. L’azione legale arriva dopo mesi di monitoraggio di un fenomeno che il quotidiano definisce “strutturato e industriale”, con migliaia di copie piratate ogni giorno. Secondo quanto riportato, poche ore dopo l’uscita dell’edizione digitale, spesso nel cuore della notte, un utente con abbonamento regolare scarica il file PDF del giornale. Da quel momento, il documento viene caricato su canali Telegram e gruppi WhatsApp che operano come edicole digitali abusive, permettendo la diffusione gratuita del quotidiano a un vasto pubblico. Questi canali, gestiti da amministratori anonimi, funzionano come vere centrali di smistamento, causando gravi danni economici agli editori e mettendo a rischio i posti di lavoro di giornalisti, grafici, tipografi e dell’intera filiera editoriale. Nel suo articolo, L’Adige afferma: “Un clic per scaricare, un istante per condividere. E un intero giornale, frutto del lavoro di decine di professionisti, dalla redazione alla tipografia, finisce illegalmente nelle mani di migliaia di utenti”. Il quotidiano parla di un “punto di non ritorno” e sottolinea che “non si tratta più di tollerare un fenomeno marginale, ma di combattere una pratica industriale che minaccia di dare il colpo di grazia a un settore già in profonda crisi”. La denuncia punta a colpire i responsabili principali. Gli investigatori della Polizia Postale, specializzati in crimini informatici, avranno il compito di risalire la catena di distribuzione: dagli utilizzatori finali, agli amministratori dei canali, fino a chi carica i file originali. L’articolo ricorda inoltre che la legge 633/1941 sul diritto d’autore vieta la condivisione non autorizzata di opere creative, compresi i giornali. La normativa stabilisce che chi distribuisce copie protette senza permesso commette un reato penale, rischiando fino a tre anni di reclusione e multe che possono superare i 15.000 euro. Chi scarica copie piratate, invece, può ricevere una sanzione amministrativa a partire da 154 euro e potrebbe essere obbligato a risarcire i danni. A sostegno dell’iniziativa, il Sindacato giornalisti del Trentino Alto Adige ha diffuso una nota ufficiale: “Anche attraverso le denunce penali si deve combattere la pirateria che attenta al lavoro giornalistico ed alle risorse degli editori; soprattutto si deve invertire il paradigma che l’informazione professionale di qualità ha un costo e non può essere gratuita”.
Il quotidiano La Sicilia riapre a Palermo dopo il restyling

La Sicilia ha riaperto oggi una redazione a Palermo, offrendo ai cittadini un’informazione quotidiana aggiornata e di qualità dal capoluogo regionale. La notizia è stata accolta con favore dal segretario regionale del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo, che ha dichiarato: “È sempre una buona notizia quando un giornale si rinnova, ampliando l’offerta di informazione per i cittadini. Lo è ancora di più per il quotidiano La Sicilia, che da oggi ritorna con una redazione a Palermo, offrendo ogni giorno l’informazione aggiornata e di qualità anche dal capoluogo di regione”. Barbagallo ha sottolineato l’importanza della scelta, spiegando che “in un momento in cui l’informazione di qualità si contrae, per gli alti costi e le nuove tecnologie, non può che far piacere quando un giornale con la storia de La Sicilia decide di andare in controtendenza, investendo sui giornalisti e le notizie di qualità”. Ha quindi formulato “i migliori auguri alla redazione di Palermo e a La Sicilia”. La riapertura della redazione arriva a poche settimane dal restyling grafico lanciato l’11 agosto, con cui il quotidiano ha introdotto un nuovo font più raffinato, un corpo testo ingrandito per facilitare la lettura e una palette colori rinnovata per un aspetto più fresco e luminoso. Nei prossimi mesi il cambiamento coinvolgerà anche il sito web e l’applicazione digitale, con l’obiettivo di offrire ai lettori un’esperienza più chiara, intuitiva e moderna. Il direttore Antonello Piraneo ha spiegato che “la grafica è sostanza” e che l’aggiornamento “vuole essere un segnale chiaro”. Ha aggiunto: “Nel giorno dell’11 agosto, quando tutto rallenta, la nostra squadra ha accelerato, condividendo l’entusiasmo dell’editore Salvatore Palella per questa sfida imprenditoriale e affettiva”. Piraneo ha sottolineato anche il valore del marchio: “La Sicilia è un brand potente, legato a una regione ricca di identità e va valorizzato”. Il nuovo progetto editoriale punta su un’impaginazione più agile, con sezioni distinte dedicate a cronaca, economia, spettacolo e sport, ognuna con una propria palette cromatica per facilitare la navigazione. Il font per i titoli è stato reso più moderno e leggero, mentre il testo degli articoli è stato ampliato per migliorare la leggibilità. Il quotidiano punta a rafforzare il proprio ruolo sul territorio con un’informazione sempre più approfondita e autorevole, capace di raccontare sia i territori locali sia i mondi lontani, come recita il claim scelto per il lancio. Il rinnovamento non si ferma qui: dietro le quinte si lavora per offrire un giornale più radicato nella realtà regionale, con un sito e un’app completamente riprogettati, per rispondere alle esigenze di lettori sempre più digitali.