Fazzolari accusa Domani per inchiesta su Utopia e legami politici

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari, ha annunciato un esposto alla Procura di Roma contro il quotidiano Domani, che ha pubblicato un’inchiesta sui rapporti tra la società di lobbying Utopia e alcune partecipate statali. La società avrebbe ottenuto appalti per centinaia di migliaia di euro, un dettaglio che ha spinto il braccio destro di Giorgia Meloni a passare all’azione legale. Nella sua nota ufficiale, Fazzolari ha negato di avere un rapporto diretto con Giampiero Zurlo, amministratore delegato di Utopia, nonostante l’articolo del giornale avesse già riportato una smentita precedente su questa relazione. Ma l’indagine di Domani non si è fermata a questo. Il quotidiano ha rivelato nuovi legami tra la società e il mondo della destra meloniana, sollevando domande sulle connessioni tra affari e politica. Al centro dell’inchiesta emerge la figura di Ernesto Di Giovanni, socio di minoranza di Utopia con una quota del 10% nella società e nel suo spin-off editoriale, Urania Media. Prima di approdare al lobbying, Di Giovanni era un dirigente nazionale di Azione Universitaria, l’associazione studentesca legata a Fratelli d’Italia. Da quella posizione, Di Giovanni ha stabilito rapporti diretti con Giorgia Meloni e altri membri di spicco del partito, come Giovanni Donzelli, oggi deputato. Un post del 2009, riportato da Domani, mostra come Di Giovanni fosse in contatto personale con l’allora ministra Meloni, che gli aveva comunicato la propria impossibilità a partecipare a un evento di Azione Universitaria. Nello stesso messaggio, Di Giovanni confermava di voler invitare Donzelli, allora presidente nazionale dell’associazione, sottolineando la sua autorevolezza all’interno del neonato Popolo della Libertà. Questo passato comune nella destra studentesca italiana lega Di Giovanni non solo a Meloni, ma anche a Fazzolari, che è stato presidente della sezione romana di Azione Universitaria. Nonostante il sottosegretario abbia smentito ogni conoscenza con Di Giovanni, la storia politica comune nella capitale e nell’ambito della destra lascia aperti interrogativi sui rapporti tra il governo e il mondo del lobbying. L’inchiesta di Domani ha messo in luce una rete di rapporti che si estende dal Parlamento agli appalti statali. Il legame tra Di Giovanni e Andrea Volpi, attuale deputato meloniano, risale agli anni di militanza in Azione Universitaria. Insieme, i due hanno affrontato gli scontri politici del periodo, opponendosi agli studenti di sinistra. La connessione tra questi personaggi politici e Utopia si inserisce in un quadro più ampio di relazioni all’interno del mondo della destra. Un altro nome di rilievo è Nicola Formichella, ex parlamentare del Popolo delle Libertà e amico personale di Zurlo, che Di Giovanni aveva invitato a un incontro di Azione Universitaria. La complessa trama di rapporti personali e politici solleva dubbi sui possibili conflitti di interesse, soprattutto alla luce dei contratti pubblici assegnati a Utopia. Con l’annuncio della denuncia in procura, Fazzolari non si è limitato a smentire l’inchiesta di Domani, ma ha fatto un ulteriore passo avanti, coinvolgendo la magistratura per chiarire “le reali ragioni che muovono la scientifica diffusione di questa fake news”. Questo approccio riflette il cosiddetto “modello Crosetto”, una strategia già adottata dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, che ha portato sotto inchiesta un ufficiale della Guardia di Finanza e tre giornalisti di Domani per la fuga di notizie sui suoi legami con Leonardo. L’accusa di Fazzolari sembra voler mettere in discussione non solo il contenuto dell’articolo, ma anche l’origine stessa delle informazioni, delegando alla Procura il compito di indagare sulla genesi delle inchieste giornalistiche. Questo metodo di attacco alla stampa non è nuovo, ma preoccupa molti osservatori, che vedono in queste azioni una forma di intimidazione contro il diritto di cronaca. La Federazione Nazionale della Stampa Italiana (Fnsi) ha subito reagito all’annuncio del sottosegretario. “Siamo passati dalle querele bavaglio con richieste di danni milionari alla richiesta di indagini bavaglio. L’Italia sta voltando la schiena alla Costituzione e al diritto di cronaca”, ha dichiarato Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi. L’associazione ha chiesto alle istituzioni europee di mantenere alta l’attenzione sulla libertà di stampa nel Paese, denunciando il crescente uso di strumenti legali per ostacolare l’informazione.
Repubblica si ferma: giornalisti in sciopero contro l’editore

L’assemblea delle giornaliste e dei giornalisti di Repubblica ha indetto uno sciopero di due giorni – 25 e 26 settembre – per protestare contro le gravi ingerenze nell’attività giornalistica da parte dell’editore, delle aziende a lui riconducibili e di altri soggetti privati, avvenuti in occasione dell’evento Italian Tech Week. La redazione denuncia da tempo i tentativi di “piegare colleghe e colleghi a pratiche lontane da una corretta deontologia e dall’osservanza del contratto nazionale”. La direzione, secondo l’assemblea, ha il dovere di apportare “ogni correttivo e presidio possibile per rafforzare le strutture di protezione della confezione giornalistica di tutti i contenuti di Repubblica”, sottolineando che nei mesi scorsi è già stata votata una sfiducia all’attuale direttore. Il messaggio si rivolge anche all’editore John Elkann, invitato a “profondo rispetto della nostra dignità di professionisti e del valore del nostro giornale”. La testata, ricordano, ha una propria storia e identità che non può essere calpestata: “La democrazia che ogni giorno difendiamo sulle nostre pagine passa anche dal reciproco rispetto dei ruoli sul posto di lavoro”. Un appello è stato fatto anche alle lettrici e ai lettori, dichiarando: “Questa redazione non ha mai venduto l’anima. E non sarà mai disposta a farlo”. Parallelamente, l’assemblea delle giornaliste e dei giornalisti di Gedi Visual, che si occupano di video, dirette, podcast e contenuti social del gruppo, ha espresso piena solidarietà ai colleghi di Repubblica, schierandosi contro le “gravi ingerenze nell’attività giornalistica da parte dell’editore” e chiedendo alla direzione di vigilare su “ogni tipo di ingerenza che metta a rischio l’indipendenza del lavoro giornalistico”. Nel frattempo, lo sciopero è in corso e sul sito di Repubblica campeggia la scritta che ne dà notizia, annunciando che fino alle 23:59 di domani non ci saranno aggiornamenti. Tuttavia, l’evento organizzato da Exor viene trasmesso regolarmente. Secondo quanto riportato da ilFattoQuotidiano.it, la ragione dello sciopero è che la holding di John Elkann avrebbe “venduto articoli e interviste alle aziende che partecipano alla Italian Tech Week di Torino,” senza informarne i giornalisti né i lettori. Questa mattina, nonostante lo sciopero, sul sito di Repubblica è apparsa a sorpresa la diretta dell’evento. “Il Comitato di redazione denuncia pubblicamente il tentativo dei vertici della testata di aggirare lo sciopero,” recita una nota diffusa dal cdr. “Abbiamo allertato le associazioni di categoria affinché valutino l’apertura di un procedimento antisindacale”. Oggi, oltre alla proprietà, è il direttore Maurizio Molinari a essere oggetto della rabbia dei giornalisti, in un contesto che mette in discussione la credibilità e l’indipendenza del giornale.
Vogue Italia: 60 anni in 60 cover

Dal 19 al 21 settembre, Palazzo Citterio ospita una mostra che celebra i sessant’anni di Vogue Italia, uno degli eventi più attesi della Milano Fashion Week. Intitolata “Sixty Years of Vogue Italia – Sessant’anni di futuro”, l’esposizione è un omaggio all’eredità e all’evoluzione del magazine, proponendo una selezione di 60 copertine che hanno segnato la storia della moda. Francesca Ragazzi, head of editorial content di Vogue Italia, ha spiegato l’importanza di questo progetto: “‘Sixty Years of Vogue Italia – Sessant’anni di futuro’ è un viaggio nella storia attraverso 60 copertine iconiche di Vogue Italia, un modo per ripercorrere come attraverso il linguaggio universale della moda abbia saputo interpretare l’evoluzione dello stile della società. È un’eredità che portiamo avanti ogni giorno e per noi era importante mostrare questo patrimonio di bellezza e di creatività a tutti e non soltanto agli addetti ai lavori”. Il concept e il design della mostra sono stati realizzati da Ferdinando Verderi, ex direttore creativo di Vogue Italia, che ha voluto presentare un approccio originale e interattivo:“L’idea è stata di decontestualizzare il passato”, racconta, “scegliendo per ogni anno una copertina simbolica accompagnata da un testo inedito di firme storiche di Vogue Italia e di personalità del mondo dell’arte e della cultura. E ognuno ha scelto la copertina di cui scrivere”. Le copertine e i testi sono montati su colonne mobili, offrendo ai visitatori la possibilità di esplorare il percorso in maniera personale: “In modo che i visitatori possano ricomporre dei percorsi su periodi, momenti o temi che considerano affini al di là della cronologia”. Significativo anche il luogo dell’esposizione, Palazzo Citterio, parte del complesso della Grande Brera, a pochi passi dalla Pinacoteca e dall’Accademia di Brera. Secondo il direttore della Pinacoteca, Angelo Crespi, “questa mostra anticipa di poco l’apertura di un museo deputato alla valorizzazione del patrimonio artistico che giunge sino all’attualità”. L’assessore alla Cultura del Comune di Milano, Tommaso Sacchi, ha sottolineato il legame tra moda e società: “I sessant’anni di Vogue Italia sono un’occasione per riflettere anche sul ruolo cruciale che la moda ha come specchio delle trasformazioni culturali e sociali. Ed è rilevante che la mostra si tenga in questi giorni, in cui dalla tessitura di temi contemporanei può nascere il consolidamento di una manifestazione così importante per Milano come la fashion week. Il fatto poi che per ospitarla sia stata aperta una porzione del complesso di Palazzo Citterio, la cui apertura la città attende da tempo, anticipa un pezzo della Milano futura”. In parallelo all’evento, Vogue Italia ha lanciato sui social l’hashtag #myVogue60, invitando il pubblico a condividere contributi personali. Al termine della mostra, la redazione selezionerà i contenuti più interessanti, che verranno pubblicati su Vogue.it.
Nasce Good Morning Italy, con notizie italiane in inglese

È nato Good Morning Italy, un nuovo portale allnews pensato per approfondire e raccontare le principali notizie italiane nel mondo, rigorosamente in lingua inglese. Fondato da Davide Ippolito e Joe Casini e diretto da Claudio Brachino, il portale si propone di fornire una prospettiva autenticamente italiana, colmando un vuoto informativo per una vasta comunità internazionale, grazie alla preziosa partnership con l’Agenzia di stampa Italpress e il network italoamericano fondato da Umberto Mucci, We The Italians. Davide Ippolito ha sottolineato l’importanza di questa iniziativa: “Andiamo a colmare una grande richiesta che c’è negli Stati Uniti, come in tutto il mondo, di avere notizie dall’Italia in lingua inglese, cosa mai fatta in maniera così precisa e puntuale fino ad oggi”. Ippolito ha evidenziato che “questo è un passo in avanti nella creazione di un network editoriale rivolto agli amanti dell’Italia e a un potenziale di 80 milioni di persone e 3 milioni di potenziali elettori”. Anche il direttore editoriale Claudio Brachino ha condiviso l’entusiasmo per questa nuova avventura editoriale: “In America c’è una straordinaria comunità di italiani che non parlano più la nostra lingua e guardano al nostro paese, e una ancor più nutrita comunità di italici che ormai parlano inglese ma che con la prima comunità condividono storia e radici. A loro quando si svegliano Good morning Italy racconta con il medium del nostro tempo, web e social, com’è l’Italia oggi, socialmente, culturalmente, politicamente . I principali fatti in rilievo e tutte le notizie, grazie alla copertura autorevole dell’agenzia di stampa Italpress. Ma anche gli editoriali, le riflessioni, i commenti che servono a capire meglio la complessità degli avvenimenti. Un buongiorno, insomma, che è un ponte fra due paesi che hanno una lunga storia d’amore, l’Italia e l’America”. Good Morning Italy racconterà l’Italia attraverso le notizie principali e i temi cruciali della vita sociale, politica, economica e culturale del paese, rivolgendosi a una comunità internazionale che, pur vivendo lontano, mantiene un forte legame con le proprie radici italiane. “Io e una giovane redazione – continua Brachino – daremo le notizie principali di quello che accade nel nostro paese, le top five news sulle quali, ogni giorno, ci sarà anche una mia riflessione, un mio editoriale molto libero: poca ideologia, molto racconto, molta onestà nella rappresentazione della realtà”, aggiungendo che si tratta di “una bellissima sfida, che affrontiamo con grande intensità”. Good Morning Italy si avvarrà del supporto di Italpress, agenzia di stampa italiana nata a Palermo e con sedi anche a Roma, Milano e dallo scorso anno pure a New York. Entusiasta il direttore e fondatore di Italpress Gaspare Borsellino: “Quando il collega e amico Davide Ippolito mi ha parlato di questo progetto ho subito accettato con grande interesse ad avviare una partnership per un progetto multimediale importante ed entusiasmante”. Il tutto – conclude Borsellino – si inserisce nel nostro piano di sviluppo all’estero ed in particolare modo negli Stati Uniti e pertanto tale partnership ci permetterà di crescere insieme a Luckyhorn Entertainment, società americana guidata da Davide Ippolito, con la quale abbiamo siglato un accordo per il supporto editoriale e multimediale di una serie di testate in lingua italiana ed inglese in America. Grazie alla partnership con Italpress, oltre ai 5 approfondimenti delle principali notizie, si riusciranno a coprire i fatti più importanti dall’Italia e dal mondo utilizzando le oltre 2.000 notizie al giorno prodotte dall’agenzia palermitana. Good Morning Italy è disponibile all’indirizzo morningitaly.com.
MillenniuM si rinnova: nuovo formato ampliato e veste editoriale

Il mensile MillenniuM, diretto da Peter Gomez ed edito da Seif, si presenta in una nuova versione con un formato più grande e un totale di 144 pagine, arricchite da 16 pagine in più rispetto alla versione precedente. Il rinnovamento porta con sé una veste editoriale più raffinata, maggiore spazio per grandi inchieste, reportage, approfondimenti e immagini d’autore. L’obiettivo è offrire un equilibrio tra giornalismo, storia, cultura e il piacere di leggere. Con l’uscita del nuovo numero, debutta online anche il sito web di MillenniuM, accessibile a tutti, ma con articoli completi disponibili solo per gli abbonati. Il sito include contenuti del numero in uscita e di edizioni precedenti, e in futuro ospiterà l’intero archivio della rivista dal primo numero di maggio 2017, comprendente inchieste, reportage e rubriche. Il numero di debutto del rinnovato formato presenta una copertina incentrata sulla banana. Il reportage dal Costa Rica esplora come le banane di marche famose, vendute anche in Italia, contengano sostanze vietate nell’Unione Europea. La banana, simbolo ironico e a volte tragico, rimanda a concetti come la “Repubblica delle banane”, e ha ispirato artisti come Andy Warhol, Woody Allen, Alberto Sordi, Dalla e De Gregori. Il mensile ospita anche le rubriche di Luca Mercalli, Antonio Padellaro, Valentina Petrini, Claudia Rossi, Marco Travaglio e il nuovo ingresso Horacio Verbitski. MillenniuM sarà in vendita in edicola con il Fatto Quotidiano a partire da sabato 14 settembre. Dal 15 settembre sarà acquistabile al prezzo di lancio di 3,90 euro, e dal 20 settembre sarà disponibile anche in libreria.
Le novità del Foglio: dalla nuova App ai Festival

Claudio Cerasa, direttore del Foglio, ha recentemente delineato le principali novità e innovazioni che hanno caratterizzato il giornale negli ultimi mesi. Questo anno ha visto il Foglio intraprendere un percorso di trasformazione significativa, con nuove iniziative che mirano a migliorare l’esperienza dei lettori e a espandere le sue offerte editoriali. Nuova App – da qualche mese, il Foglio ha lanciato una nuova app, disponibile su App Store e Google Play. L’app offre diverse nuove funzionalità rispetto alla versione precedente. Gli utenti possono ora salvare gli articoli in formato PDF, ascoltarli con una qualità audio migliorata, consultare l’archivio storico del Foglio, leggere tutti i magazine del giornale e ascoltare i podcast. Per qualsiasi problema relativo all’abbonamento, è possibile contattare il supporto direttamente tramite l’app. Espansione dei podcast – Il Foglio ha ampliato la sua offerta di podcast con un palinsesto ricco e variegato. Tra i nuovi contenuti disponibili ci sono “L’Uomo che fissava le ghiande” di Maurizio Milani, la versione audio di EuPorn con Paola Peduzzi e Micol Flammini, e “Cibo Estremo” di Camillo Langone. Inoltre, Saverio Raimondo offre la rassegna quotidiana “Foglio 2X”, mentre Stefano Cingolani presenta “Storie italiane”. Altri podcast includono “Screenshot” di Pietro Minto, “Bernoccoli” di Massimo Adinolfi, e “Bar Sport” di Umberto Zapelloni. Tutti i podcast sono gratuiti e disponibili sull’app del Foglio, sul sito web e su tutte le principali piattaforme di streaming. Iniziative universitarie – negli ultimi mesi, il Foglio ha rafforzato il suo impegno verso il mondo universitario. Sono state create opportunità per gli studenti di contribuire al giornale, con uno spazio dedicato alle loro pubblicazioni e un abbonamento speciale con sette mesi gratuiti e uno sconto del 60%. Inoltre, i maturandi possono richiedere un abbonamento gratuito al Foglio. I contributi degli studenti sono pubblicati sul nostro sito e nella newsletter settimanale “La situa”. Collana editoriale “Smartphone Books” – nel mese di giugno, il Foglio ha lanciato una nuova collana di libri con dimensioni e formato simili a uno smartphone. Questi libri sono progettati per essere letti facilmente in mobilità e hanno un prezzo simbolico di 1,50 euro. I primi titoli includono un saggio di Franklin Foer, un libro su Taylor Swift di Stefano Pistolini e un’analisi di Balzac e la Parigi dell’Ottocento. La collana è stata ben accolta e ci sono già piani per ulteriori pubblicazioni. “Foglio esperienza” – per i lettori più appassionati, il Foglio ha introdotto “Foglio Esperienza”, un abbonamento speciale che offre esperienze esclusive. Gli abbonati possono partecipare a visite speciali a Firenze, eventi organizzati dal Foglio, incontri con i giornalisti nelle redazioni di Milano e Roma, e discussioni su temi politici e culturali con esperti del settore. Maggiori informazioni sono disponibili sul nostro sito web. Festival del Foglio – il Foglio ha in programma una serie di festival nei prossimi mesi. Il 18 settembre a Milano si svolgerà il Festival della Mobilità, il 12 ottobre a Firenze la Festa dell’Ottimismo e il 22 novembre a Milano il Festival dell’Agricoltura. Le iscrizioni sono già aperte e gli eventi promettono di essere coinvolgenti e ricchi di contenuti interessanti.
Il Guardian amplia i ricavi con E-commerce e innovazione digitale

Il Guardian sta per lanciare una piattaforma di e-commerce per esplorare nuove aree di diversificazione dei ricavi. Il direttore finanziario e operativo Keith Underwood ha annunciato che il giornale inizierà a fornire raccomandazioni sui prodotti basate sulla fiducia riposta nel marchio, con l’obiettivo di generare entrate tramite link di affiliazione. Durante un dibattito alla conferenza “FT Strategies News in the Digital Age” a Londra, Underwood ha anche rivelato che il Guardian ha creato circa 50 nuovi ruoli giornalistici negli Stati Uniti nell’ultimo anno, nonostante abbia recentemente effettuato tagli ai costi, portando 30 giornalisti a dimettersi volontariamente. Nel panel, intitolato “Diversificare i ricavi per un successo a lungo termine”, il direttore di FT Strategies, Jim Egan, ha osservato che le organizzazioni di notizie devono esplorare nuove aree di profitto per mantenere la sostenibilità economica, poiché i ricavi dal prodotto principale tendono a diminuire. Underwood ha sottolineato che ci sono ancora grandi opportunità nei mercati principali per il Guardian, ma che è fondamentale eseguire strategie di diversificazione in modo efficace, esplorando formati come eventi, podcast, programmi TV e newsletter. Per il Guardian, la diversificazione include l’espansione in mercati digitali e internazionali. Un esempio è il recente lancio dell’app di ricette a pagamento “Feast”, che costa 2,99 sterline al mese nel Regno Unito e ha già ottenuto unapartnership con Tesco Finest. Il Guardian è diventato sempre più digitale e globale, con il 70% dei ricavi derivanti da attività digitali e oltre il 35% da fuori del Regno Unito. Secondo Underwood, la transizione verso un modello più finanziato dai lettori ha dato al Guardian una maggiore resilienza, permettendo al giornale di testare nuove iniziative e diversificare ulteriormente. I ricavi derivanti dai lettori digitali ammontano a circa 80 milioni di sterline, con l’obiettivo di raggiungere i 100 milioni. Complessivamente, il Guardian rappresenta un’attività da 260 milioni di sterline. Nonostante l’introduzione di un accesso a pagamento per la sua app, Underwood ha ribadito l’impegno del Guardian a promuovere un giornalismo aperto sul web. Gli ultimi risultati finanziari del Guardian Media Group saranno pubblicati questo mese, dopo un deficit di 17 milioni di sterline nei primi nove mesi dell’anno finanziario, causato principalmente dalla diminuzione dei ricavi pubblicitari e da un deflusso di cassa di 39 milioni di sterline.
OffBall: il brand che rinnova le conversazioni sullo sport

OffBall, lanciato domenica, si propone come sito web, newsletter e canale social che cerca di dare un tocco umano alla cura del flusso di conversazioni riguardanti lo sport nella cultura popolare. I co-fondatori di OffBall sono Michaela Hammond, che ha fatto parte del team fondatore di The Players’ Tribune; Chris Stone, ex direttore esecutivo di Sports Illustrated; e Adam Mendelsohn, la cui società di comunicazione, Upland Workshop, ha contribuito alla nascita di nuovi media come Puck e la SpringHill Company di LeBron James. La homepage del nuovo sito indirizza gli utenti a post su X e Instagram, e ad altri siti web, piuttosto che alle proprie pagine, una scelta che i fondatori vedono come un’alternativa all’aggregazione ubiquitaria e di bassa qualità. L’obiettivo, spiegano, è aiutare gli utenti a orientarsi nella vasta conversazione online, contrastando quello che percepiscono come un impoverimento della cultura sportiva sul web. “Non c’è niente di più coinvolgente dello sport. I personaggi e le narrazioni sportive sono tra le ultime esperienze condivise rimaste. Ma Internet non è progettato per il modo in cui le persone vogliono godersi lo sport. Quando elimini algoritmi e aggregazione, permetti a persone reali di curare i migliori contenuti e dai priorità ai creatori e al giornalismo, è molto diverso. Lo sport è il luogo perfetto per provare qualcosa di apertamente ottimista”, ha dichiarato Mendelsohn. Domenica, la homepage di OffBall ha condiviso un articolo del New York Times sulla moda dei New York Yankees, un annuncio su YouTube che anticipa la performance di Kendrick Lamar al Super Bowl 2025, una classifica dei migliori “hype video” della NFL, e un link al sito di moda Highsnobriety che proclama “La collaborazione di Willy Chavarria con Adidas è letteralmente perfetta”.
L’Espresso pubblica nonostante lo sciopero: violazione di diritti?

Venerdì 6 settembre, il settimanale “L’Espresso” è uscito in edicola in circostanze straordinarie. Come dichiarato in un documento firmato dall’assemblea di redazione, il numero pubblicato è stato completato mentre l’intera redazione giornalistica era in sciopero. La redazione ha quindi preso le distanze dal prodotto editoriale, denunciando la decisione dell’editore come un grave attacco ai diritti dei lavoratori, tra cui quello di scioperare, sancito dalla Costituzione. Il documento, che doveva essere pubblicato sul sito del settimanale, secondo alcune fonti, non è stato trovato online. La Federazione Nazionale Stampa Italiana (Fnsi) ha quindi ripreso e condiviso il testo per garantirne una maggiore diffusione e visibilità. La protesta dei giornalisti de “L’Espresso” è iniziata il 3 settembre a causa di una serie di motivi, tra cui il mancato rinnovo dei contratti a termine, l’assenza di un piano editoriale chiaro, l’ampio ricorso a collaboratori esterni, la confusione sullo sviluppo del digitale e le dichiarazioni della direzione che hanno definito la redazione “sovradimensionata” e “sproporzionata”. Queste critiche e mancanze da parte dell’azienda hanno portato la redazione a proclamare uno sciopero martedì 3 settembre, che è stato poi esteso a mercoledì, giornata in cui il Consiglio di Amministrazione e il direttore Emilio Carelli hanno deciso di spostare la chiusura del numero. L’editore, infatti, ha scelto di pubblicare il numero utilizzando collaboratori esterni, una mossa che ha suscitato l’indignazione della redazione. I giornalisti ritengono che questo atto rappresenti una violazione delle relazioni sindacali e un precedente pericoloso per il rispetto dei diritti dei lavoratori. D’altra parte, il Consiglio di amministrazione e la direzione di “L’Espresso” hanno motivato la loro scelta sostenendo l’importanza di garantire la continuità del giornale, sottolineando che l’editore ha investito risorse significative per sostenere bil settimanale e assicurare la sua sostenibilità. Hanno anche dichiarato che le preoccupazioni dei giornalisti non sono giustificate, affermando che il piano editoriale è stato delineato dal direttore fin dal suo primo incontro con la redazione e che non vi è alcuna confusione sullo sviluppo del digitale. La redazione, tuttavia, rimane in stato di agitazione e continua a rivendicare un giornalismo libero e democratico, determinata a difendere i propri diritti contro quello che considera un attacco alle loro prerogative e una minaccia all’indipendenza della testata.
L’Espresso in sciopero, ma l’Editore manda in stampa il numero

La redazione de L’Espresso è in sciopero, ma l’editore del settimanale tenta comunque di mandarlo in stampa. È questa la denuncia avanzata dai giornalisti, riuniti in assemblea, in una nota diffusa mercoledì 4 settembre 2024, all’indomani della prima giornata di astensione dal lavoro prevista dal pacchetto di cinque giorni affidato al Comitato di Redazione (Cdr). I giornalisti definiscono il tentativo dell’editore come “un grave attacco al diritto di sciopero sancito dalla Costituzione, che configura i profili di un’azione antisindacale”. La nota prosegue sottolineando che “Il tentativo è ancora più grave in quanto espressione di una concezione delle relazioni sindacali del tutto estranea alla storia e alle tradizioni de L’Espresso, testata che si è sempre battuta per il rispetto dei diritti dei lavoratori e per la democrazia nei luoghi di lavoro”. L’assemblea dei redattori ribadisce l’impegno per un giornalismo libero e democratico, e per relazioni sindacali basate sul rispetto reciproco. “Difenderemo in ogni forma possibile i diritti dei giornalisti e di un giornalismo indipendente, sempre più sotto attacco da parte dei centri di potere economico e politico”. LA POSIZIONE DELL’EDITORE La protesta dei giornalisti arriva in risposta a una nota congiunta del Consiglio di Amministrazione (CdA) e del direttore de L’Espresso, Emilio Carelli, pubblicata lunedì 2 settembre. Nel documento, il CdA rivendica i recenti risultati positivi raggiunti dal settimanale, definendo “del tutto incomprensibile e immotivata” la decisione di proclamare una giornata di sciopero e giudicando “molto grave” il tentativo di bloccare l’uscita del prossimo numero. “Il CdA”, si legge nella nota, “il CdA ritiene di dover garantire la regolare uscita del giornale, ed ha quindi deciso di spostare la chiusura di questo numero a mercoledì sera, consentendo così nella giornata di mercoledì di completare le operazioni di titolazione e impaginazione, nel rispetto del diritto allo sciopero, seppur non condivisibile nelle motivazioni e negli obiettivi”. (In foto, Emilio Carelli)