L’FBI perquisisce una reporter del Washington Post: cercava prove su un’altra persona

Mercoledì mattina gli agenti dell’FBI hanno perquisito l’abitazione in Virginia di Hannah Natanson, giornalista del Washington Post, e hanno sequestrato un telefono e uno smartwatch, chiarendo alla reporter che non è indagata e non è accusata di alcun reato. La giornalista era in casa al momento dell’intervento. Gli agenti federali hanno controllato i suoi dispositivi elettronici nell’ambito di un’indagine che, secondo quanto riferito dalle autorità, riguarda la possibile gestione non autorizzata di segreti governativi. Il mandato di perquisizione indica che l’inchiesta è rivolta a Aurelio Perez-Lugones, amministratore di sistema del Maryland in possesso di un’autorizzazione di sicurezza top secret, accusato di aver portato a casa documenti di intelligence classificata. I materiali sarebbero stati trovati nascosti nella sua borsa del pranzo e nella cantina della sua abitazione. Gli investigatori, riferisce il Washington Post, hanno spiegato che Natanson non è coinvolta come indagata. Hannah Natanson è tra le firme più impegnate nel raccontare gli effetti delle politiche di taglio del personale federale avviate dal presidente Donald Trump all’inizio del suo secondo mandato, segnato dalla riorganizzazione delle missioni delle agenzie federali. In un recente articolo scritto in prima persona, la reporter ha raccontato di essere stata contattata da oltre mille dipendenti pubblici, che le segnalavano licenziamenti, pressioni e cambiamenti interni all’amministrazione. Negli Stati Uniti non è insolito che l’FBI conduca indagini sulle fughe di notizie pubblicate dai media, ma la perquisizione dell’abitazione di un giornalista è considerata un evento raro. Più spesso, queste indagini si basano sull’analisi di tabulati telefonici o dati email. Il Washington Post ha definito l’operazione “altamente insolita e aggressiva”, mentre diverse organizzazioni per la libertà di stampa l’hanno descritta come una “tremenda intrusione”. Sulla vicenda è intervenuto Jameel Jaffer, direttore del Knight First Amendment Institute, che ha parlato di un episodio “estremamente preoccupante”, spiegando che “esistono importanti limiti all’autorità del governo di effettuare perquisizioni che implicano attività legate al Primo Emendamento”, perché possono avere effetti sulla normale attività giornalistica. Il caso si inserisce in un contesto politico più ampio. Nel 2025 l’amministrazione Trump ha eliminato una politica introdotta durante la presidenza Biden che limitava fortemente la possibilità per il Dipartimento di Giustizia di ottenere dati dei reporter nelle indagini sulle fughe di notizie. La procuratrice generale Pam Bondi ha spiegato su X che la nuova linea è motivata dalla necessità di tutelare informazioni sensibili e perseguire le divulgazioni non autorizzate. Sulla perquisizione è intervenuto anche l’ex direttore del Washington Post Marty Baron, che l’ha definita “un segno chiaro e inquietante” del rapporto sempre più teso tra l’amministrazione e la stampa indipendente. (In foto, Hannah Natanson)
Corriere della Sera festeggia 150 anni tra eventi e cultura

Il Corriere della Sera celebra i suoi 150 anni con un ampio programma di iniziative che raccontano la sua nascita, la sua storia e il modo in cui guarda al futuro dell’informazione. Il quotidiano uscì per la prima volta il 5 e 6 marzo 1876 e l’anniversario viene ricordato con eventi, progetti editoriali e appuntamenti aperti al pubblico, pensati per spiegare il percorso del giornale in modo chiaro e comprensibile. Il direttore Luciano Fontana, presentando il calendario delle celebrazioni alla redazione, ha richiamato l’idea di una “visione aperta e della pluralità delle idee”, elementi che accompagnano il giornale fin dalle origini. L’obiettivo è un doppio sguardo: uno rivolto alla memoria storica, l’altro orientato alle trasformazioni dell’informazione contemporanea. Le celebrazioni si aprono con la musica. Il 6 marzo l’Orchestra del Teatro alla Scala darà il via agli eventi con un concerto alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e delle principali istituzioni. La musica tornerà anche a chiudere il percorso: il 6 marzo 2027, a un anno di distanza, è previsto un grande concerto pop al Live Dome di Rho Fiera, come segno di continuità tra tradizione e nuovi linguaggi. Accanto alla musica, il teatro avrà un ruolo centrale. Il Piccolo Teatro porterà in scena uno spettacolo ispirato ai materiali dell’archivio storico del giornale, con più repliche, per trasformare la cronaca e la storia del quotidiano in racconto teatrale. Grande spazio è dedicato anche alla storia editoriale. L’inserto culturale La Lettura ha già proposto copertine d’autore dedicate al giornale e continuerà con una serie di cover da collezione. La Fondazione Corriere della Sera, presieduta da Ferruccio de Bortoli, ha realizzato volumi che raccolgono articoli, fotografie e illustrazioni dal 1876, comprese le tavole storiche di Achille Beltrame e Walter Molino. Il materiale ripercorre tutto il cammino del quotidiano, senza omettere i passaggi più difficili. Tra le iniziative editoriali è prevista anche la ripubblicazione in edicola di copie anastatiche di edizioni storiche, abbinate al quotidiano, per permettere ai lettori di vedere come il giornale raccontava l’Italia di ieri. Alle celebrazioni si aggiungono anche iniziative ufficiali e commemorative. L’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato emetterà una moneta d’argento celebrativa dedicata alla fondazione del giornale. Nei mesi successivi sarà disponibile in edicola anche una medaglia da collezione. È prevista inoltre l’emissione di un francobollo dedicato al Corriere della Sera, a testimonianza del valore storico e culturale del quotidiano. Milano sarà il centro di molte iniziative. La città ospiterà spettacoli di teatro narrativo legati alla cronaca e installazioni urbane che trasformeranno piazze e luoghi di incontro in spazi di racconto, con il coinvolgimento diretto della redazione. Il digitale accompagna tutto il percorso. Corriere.it, che ogni giorno registra milioni di utenti, proporrà nuovi contenuti quotidiani insieme ad app, newsletter, social network, podcast e produzioni video. È previsto anche un docufilm sulla storia del giornale, con immagini d’archivio e testimonianze, narrato dalla voce di Neri Marcorè. Un ruolo centrale è riservato ai lettori e alle lettrici. Saranno invitati a condividere ricordi, lettere e aneddoti legati al giornale, attraverso iniziative dedicate, visite guidate e progetti speciali. Il racconto dei 150 anni del Corriere della Sera passa anche da chi, ogni giorno, lo legge su carta o online. (In copertina, la foto di gruppo della redazione)
La Repubblica, i 50 anni iniziano con la protesta del Cdr

Il 14 gennaio 2026, davanti all’ex Mattatoio di Roma, i giornalisti di Repubblica hanno organizzato una protesta pubblica alla vigilia dell’apertura della mostra fotografica per i 50 anni del quotidiano. L’iniziativa è stata promossa dal Cdr, il Comitato di redazione, che ha esposto striscioni e fatto sentire il proprio dissenso durante un sit-in pacifico. La manifestazione si è svolta mentre era atteso l’arrivo del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per l’inaugurazione dell’evento dedicato all’anniversario del giornale fondato da Eugenio Scalfari. I giornalisti hanno mostrato cartelli con scritte come “La Repubblica siamo noi. Giornalismo, dignità, indipendenza” e “Elkann non è la tua festa”, accompagnando la protesta con fischietti e cori. Il dissenso è rivolto a John Elkann, amministratore delegato di Exor, impegnato in una trattativa con il gruppo greco Antenna Group per la cessione degli asset editoriali del Gruppo Gedi. Secondo il Cdr, la presenza di Elkann alle celebrazioni non rappresenta il lavoro quotidiano della redazione. Al sit-in ha partecipato anche una delegazione della Fnsi, con la segretaria generale Alessandra Costante, il segretario aggiunto Claudio Silvestri e Stefano Ferrante, segretario di Stampa Romana. In un comunicato diffuso da Stampa Romana, il Cdr ha scritto: “La presenza di John Elkann oggi alla festa di Repubblica è un vergognoso schiaffo in faccia a Repubblica e alle sue lavoratrici e lavoratori. Siamo stati lasciati fuori dalla inaugurazione della mostra al mattatoio per i 50 anni dalla fondazione di Repubblica. Quindi chi vuole disfarsene è dentro a festeggiare, chi Repubblica la fa ogni giorno è fuori, alla stregua di fastidiosi disturbatori. Probabilmente per non infastidire un editore che non si è mai degnato di incontrare le rappresentanze sindacali nel pieno della vertenza per la cessione di Gedi. Ribadiamo ciò che abbiamo scritto nei nostri striscioni: la Repubblica siamo noi, Elkann non è la tua festa”.
Vendita GEDI: “nessuna offerta italiana per La Repubblica”

L’audizione del sottosegretario all’Editoria Alberto Barachini in Commissione Cultura della Camera ha fatto chiarezza sulla vendita del gruppo GEDI da Exor al gruppo greco Gruppo Antenna, spiegando che per il governo la tutela del pluralismo e la salvaguardia dell’occupazione restano priorità assolute, mentre al momento non esistono le condizioni per l’attivazione del golden power. Barachini ha spiegato che l’esecutivo segue il dossier con attenzione istituzionale, basandosi esclusivamente su informazioni ufficiali. Ha chiarito che la vicenda è delicata e che deve essere accompagnata da una “sobrietà comunicativa”, senza forzare tempi o passaggi che non siano previsti dalla normativa. Nel suo intervento ha ribadito l’impegno del governo a vigilare affinché siano rispettate tutte le garanzie legali previste nei trasferimenti di proprietà e di testate. Ha inoltre assicurato che il confronto con i Cdr, i comitati di redazione, sarà costante, pur nel rispetto dei limiti imposti dal quadro normativo e dalla fase in cui si trova l’operazione. Il sottosegretario ha richiamato la centralità della tutela dei livelli occupazionali, ricordando che il contratto di lavoro giornalistico prevede strumenti specifici per proteggere i lavoratori in caso di cessione, come gli articoli 30, 31 e 32. Ha collegato questo impegno alle dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha più volte indicato la difesa dell’occupazione come un obiettivo prioritario dell’azione di governo. Sul tema del golden power, Barachini ha precisato che l’esercizio dei poteri speciali è regolato da una normativa puntuale e che, in assenza di una notifica formale e di informazioni complete sul veicolo societario coinvolto, non è possibile avviare alcuna valutazione. Ha aggiunto che ogni eventuale notifica dovrebbe comunque essere esaminata da un gruppo di coordinamento tecnico previsto dalla legge. Durante l’audizione è stato affrontato anche il confronto con i potenziali acquirenti. Barachini ha riferito che il Gruppo Antenna ha assicurato l’intenzione di rilevare l’intero gruppo GEDI, compresa La Stampa, ritenendo alcuni asset strategici, mentre altri potrebbero in futuro essere oggetto di manifestazioni di interesse da parte di terzi. Il sottosegretario ha riportato fedelmente quanto dichiarato dall’editore Kyriakou, che avrebbe affermato che “un imprenditore che arriva per la prima volta in un Paese non arriva per licenziare”. Ha spiegato di aver posto subito l’accento su due punti fondamentali per il governo: indipendenza editoriale e tutela dell’occupazione. Secondo quanto riferito, il presidente del Gruppo Antenna avrebbe sottolineato la volontà di valorizzare tutte le risorse del gruppo GEDI, attraverso un impegno finanziario diretto e una gestione degli asset affidata a un manager italiano, evidenziando attenzione all’indipendenza delle testate e al pluralismo. Parlando di la Repubblica, Barachini ha affermato che negli ultimi anni non sarebbe mai arrivata una proposta da parte di un editore italiano. L’unica offerta giunta in una fase avanzata, ha spiegato, sarebbe stata giudicata dai vertici del gruppo meno solida rispetto a quella dell’editore greco. Il sottosegretario ha infine ribadito che il governo continuerà ad approfondire la vicenda per comprendere pienamente la visione industriale dell’investimento, ricordando che si parla di circa 140 milioni di euro in un settore che registra perdite annue rilevanti e coinvolge circa 450 giornalisti. Nel corso della seduta sono intervenuti anche i deputati del Movimento 5 Stelle Antonio Caso e Chiara Appendino, che hanno chiesto garanzie su affidabilità dell’acquirente, pluralismo, indipendenza editoriale e tutele occupazionali, sollecitando un’audizione dei vertici di Exor in commissione.
La Repubblica, 50 anni dal primo numero in edicola

Oggi La Repubblica compie 50 anni. Il quotidiano viene pubblicato per la prima volta nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 1976, a Roma, segnando l’ingresso di una nuova testata nel panorama del giornalismo italiano. La nascita avviene in un momento difficile per l’editoria, con un mercato già saturo e una forte diminuzione delle vendite dei giornali. Il fondatore e primo direttore è Eugenio Scalfari, giornalista ed editore che presenta il progetto come un’iniziativa rischiosa. Alla conferenza stampa del 7 ottobre 1975 spiega ai cronisti: “La parte diabolica di questo progetto è che può essere un fallimento e allora vuol dire che abbiamo sbagliato. Ma può essere anche l’innesco di una bomba. E allora sarà un terremoto”. La redazione prende forma in piazza Indipendenza, a Roma. Nelle ore della stampa del primo numero lavorano giornalisti, tecnici, redattori ed editori. Accanto a Scalfari ci sono firme destinate a diventare centrali nella storia del quotidiano e del giornalismo nazionale. Tra i collaboratori figurano anche molte giornaliste, impegnate fin dall’inizio nel lavoro redazionale tra Roma e Milano. Il progetto è sostenuto da editori che operano esclusivamente nel settore dei libri e dei giornali, senza interessi esterni. La Repubblica nasce con caratteristiche editoriali diverse rispetto ai quotidiani tradizionali. Il formato è più piccolo, le pagine sono poche, la cronaca locale è assente, lo sport ha uno spazio ridotto e non ci sono necrologi. Il giornale punta su notizie nazionali e internazionali, spiegate insieme ad analisi pensate per aiutare il lettore a capire i fatti. L’obiettivo dichiarato è intervenire nel dibattito pubblico, trattando temi politici, sociali ed economici. Un elemento centrale del progetto è l’indipendenza editoriale. Scalfari indica l’autonomia del giornale come condizione essenziale del suo funzionamento. In seguito riassumerà questo principio con parole precise: “L’editore ha l’importantissimo compito di proteggere e garantire l’autonomia del giornale e di chi ci lavora”. La linea del quotidiano viene presentata come il risultato esclusivo delle scelte della direzione giornalistica. Il quotidiano si rivolge a un pubblico composto da lettori interessati alla politica, alla cultura e ai diritti, tra cui studenti, insegnanti, lavoratori, donne e giovani, soggetti che negli anni Settanta assumono un ruolo crescente nella società italiana. Il giornale si definisce fin dall’inizio come vicino alla sinistra italiana, ma con una funzione dichiarata di analisi e critica. Un’altra novità riguarda il ruolo della cultura. Le pagine culturali non sono separate dal resto del giornale, ma occupano una posizione centrale nell’impaginazione. Scrittori, studiosi e intellettuali partecipano alla vita del quotidiano non solo come collaboratori esterni, ma anche come protagonisti del progetto editoriale. Scalfari spiega questa impostazione ricordando: “In fondo sono sempre stato un giornalista culturale”. Nel corso degli anni la Repubblica cresce nelle vendite e nell’influenza pubblica. Alla fine degli anni Ottanta raggiunge risultati che, al momento della fondazione, erano considerati difficili da immaginare. Nel 1996 Scalfari lascia la direzione del giornale, affidandola a Ezio Mauro. Nel suo saluto alla redazione riassume l’esperienza con parole nette: “Questo giornale è stato anche una scuola professionale. Ma – cosa che mi sta più a cuore – è stata anche una scuola morale, e uno stile”.
Al Mattatoio di Roma la mostra sui 50 anni di Repubblica

Dal 15 gennaio al Mattatoio di Roma, nel quartiere Testaccio, apre al pubblico la mostra La Repubblica una storia di futuro, un’esposizione dedicata ai cinquant’anni di Repubblica: l’evento racconta dove, quando, come e perché è nato e si è trasformato uno dei principali quotidiani italiani, fondato da Eugenio Scalfari insieme a Carlo Caracciolo, attraverso un percorso pensato per i lettori e per il pubblico più giovane, con un linguaggio semplice e strumenti digitali. La mostra, ospitata negli spazi del Mattatoio, è visitabile fino al 15 marzo, dal martedì alla domenica dalle 11 alle 20, con ingresso gratuito previa registrazione online. L’inaugurazione istituzionale è prevista il 14 gennaio. L’iniziativa è organizzata dal quotidiano la Repubblica con Electa e Studio Azzurro, con il sostegno del Comune di Roma, di Palaexpo e della Fondazione Mattatoio, nata dalla collaborazione tra Campidoglio e Università Roma Tre. Il percorso espositivo è costruito come un grande racconto da attraversare. I visitatori possono muoversi tra pannelli interattivi, video, contenuti social, pagine originali, numeri zero, fotografie d’autore e vignette, per capire come il giornale ha seguito e spiegato l’Italia negli ultimi cinquant’anni. Tutto è pensato per essere chiaro, come una storia raccontata passo dopo passo, mostrando come il passato del quotidiano dialoghi con il suo futuro. All’ingresso, un’installazione accoglie il pubblico con i lavori di cinquanta illustratori, tra cui Altan, Ellekappa, Milo Manara e Tullio Pericoli, che hanno interpretato l’anniversario con vignette e immagini inedite dedicate al numero 50. Al centro della mostra si sviluppa un percorso personalizzabile, che può essere ripetuto più volte scegliendo temi diversi. Una grande parete lunga cento metri e alta 4,5 metri ripercorre la storia di Repubblica decennio dopo decennio, dalle prime matite satiriche contro il potere alle innovazioni editoriali, dai supplementi alle edizioni locali, fino alla crescita del digitale. Altri pannelli guidano il pubblico tra i grandi argomenti raccontati dal giornale: politica, cronaca, economia, mondo, cultura, società, sport e spettacoli, mostrando come questi temi abbiano contribuito a costruire un racconto continuo del Paese. Una sezione è dedicata all’evoluzione grafica, spiegando in modo semplice come nasce un giornale: l’impaginazione, i formati, i caratteri, visti come gli ingranaggi di una macchina che lavora ogni giorno. L’esposizione è accompagnata da un catalogo curato dal quotidiano con Electa e da un calendario di talk, lezioni e dibattiti che renderanno lo spazio un luogo attivo per tutta la durata dell’evento. In chiusura del percorso, una selezione di scatti d’autore, da Steve McCurry a Gianni Berengo Gardin, racconta i protagonisti finali della storia del giornale: i lettori.
Arriva ItalyPost, il giornale per raccontare l’Italia che produce

Il 14 gennaio 2026 debutta ItalyPost, nuovo quotidiano nazionale dedicato all’economia reale, alle imprese e ai territori, disponibile online, in PDF sfogliabile e in edicola nei principali centri industriali del Centro-Nord, con l’obiettivo di raggiungere imprenditori, manager e professionisti interessati a capire cosa succede nell’economia che produce lavoro e sviluppo. Il progetto nasce dalla società ItalyPost Group e si fonda su numeri economici già definiti: 2.000 abbonamenti iniziali a 300 euro ciascuno, una raccolta pubblicitaria stimata in 1 milione di euro con circa 50 inserzionisti, una tiratura di 11.800 copie distribuite “da Roma in su” e un break even fissato a 1.000 copie vendute in edicola a livello nazionale. Gli obiettivi complessivi prevedono 4.000 abbonamenti paganti e una diffusione quotidiana di 2.000 copie. Alla guida del quotidiano c’è Filiberto Zovico, fondatore e amministratore unico di Post Editori. Vicentino, classe 1961, Zovico ha un percorso che attraversa editoria, pubblicità e organizzazione di eventi culturali ed economici. Ha lavorato per Manzoni e per Il Sole 24 Ore negli anni della direzione di Ferruccio De Bortoli, è stato direttore marketing ed editor della casa editrice Marsilio e ha collaborato con il supplemento Economia del Corriere della Sera. La sua formazione culturale è legata anche all’esperienza con Massimo Cacciari, negli anni in cui si sviluppa il dibattito sul modello economico del Nordest insieme al giornalista Giorgio Lago. ItalyPost esce in tre formati: sito web, edizione digitale per gli abbonati disponibile la sera prima e versione cartacea di 32 pagine. L’obiettivo dichiarato è offrire una lettura dei fatti economici “indipendente e orientata a comprendere il futuro”, con attenzione alla competitività delle imprese e alla coesione sociale. Il pubblico di riferimento comprende imprenditori, manager, professionisti, accademici e giovani leader. La redazione è composta da 30 giovani giornalisti, affiancati da 20 collaboratori esperti e 20 editorialisti. Tra i nomi coinvolti figurano Stefano Feltri, Marino Sinibaldi, Marco Bentivogli, Guido Barbujani, la scrittrice Maria Pia Veladiano e il giornalista Andrea Vianello. La caporedattrice centrale è Giovanna Guzzetti, già al Sole 24 Ore e in seguito responsabile comunicazione di Fastweb. Il quotidiano racconterà ogni giorno l’attualità economica e produttiva, con analisi di apertura, approfondimenti su imprese, filiere industriali, finanza, politica ed esteri, oltre a interviste e inchieste dedicate alle cosiddette imprese Champion. L’idea è dare spazio ai fatti che hanno un impatto diretto sulla vita delle aziende e dei territori. Nel fine settimana il giornale sarà affiancato da due inserti. Il sabato uscirà L’indice della settimana, evoluzione dell’esperienza culturale de L’Indice dei Libri del Mese, fondato nel 1984 e di cui ItalyPost ha acquisito la maggioranza dal 2025, mantenendo la redazione a Torino. La domenica sarà invece dedicata a Monitor, supplemento focalizzato sui grandi trend economici e sociali di medio periodo. ItalyPost nasce dall’esperienza maturata negli anni con festival e iniziative come Città Impresa, Galileo Festival dell’Innovazione, Trieste Next, Green Week, Open Factory e We Food. ItalyPost Group, che edita il quotidiano, ha registrato nel 2025 un fatturato superiore a 5 milioni di euro con un Ebitda del 10%, confermando una crescita costante negli ultimi quattro anni.
Tg5 festeggia 34 anni, con tre direttori dalla fondazione

Il Tg5 compie 34 anni dalla sua nascita, avvenuta il 13 gennaio 1992 su Canale 5, quando divenne il primo telegiornale di una rete privata a confrontarsi direttamente con i notiziari del servizio pubblico. Il notiziario, prodotto da Mediaset, ha segnato fin dall’inizio una novità nel panorama televisivo italiano, proponendo un modello informativo pensato per un pubblico ampio e generalista. Un tratto rilevante della storia del Tg5 è la continuità nella direzione. In 34 anni, alla guida del telegiornale si sono alternati soltanto tre direttori. Il primo è stato Enrico Mentana, in carica dalla fondazione fino al 2004. Gli è subentrato Carlo Rossella, direttore dal 2004 al 2007. Dal 2007 la direzione è affidata a Clemente Mimun, che guida il notiziario da 19 anni. In oltre tre decenni di attività, il Tg5 ha raccontato i principali avvenimenti nazionali e internazionali, con un linguaggio contemporaneo e una linea editoriale fondata sulla distinzione tra fatti e opinioni, con l’obiettivo di offrire un’informazione chiara, rigorosa e accessibile. (In foto, da sinistra: Mentana, Rossella e Mimun)
La Stampa verso la cessione, partita aperta tra SAE e NEM

GEDI sta valutando la vendita de La Stampa, storico quotidiano fondato a Torino nel 1867, attraverso una trattativa separata che coinvolge più gruppi editoriali italiani all’inizio del 2026. Il giornale, con sede a Torino, non rientra nel pacchetto principale di asset oggetto di negoziazione da parte dell’imprenditore greco Thodōrīs Kyriakou, interessato ad altre testate del gruppo. Per questo motivo, La Stampa è al centro di un dossier autonomo, seguito direttamente da GEDI. Tra i soggetti che hanno manifestato interesse c’è SAE – Sapere Aude Editori, gruppo editoriale fondato da Alberto Leonardis. SAE è già attiva nel settore dei quotidiani locali e nazionali, con acquisizioni effettuate negli ultimi anni proprio da GEDI. Il gruppo ha espresso un interesse per La Stampa e si prepara, secondo le informazioni disponibili, a presentare una proposta di acquisto formale ma non vincolante entro metà gennaio 2026. Leonardis ha dichiarato: “Mi piace moltissimo, è il primo giornale che leggo al mattino e ha anche un marchio di grande prestigio”. L’operazione immaginata da SAE prevede il coinvolgimento di una cordata composta anche da realtà piemontesi, comprese fondazioni bancarie e investitori istituzionali del territorio. Le valutazioni economiche circolate in modo non ufficiale stimano un possibile valore di cessione intorno ai 40 milioni di euro. In caso di offerta formale, GEDI dovrebbe consentire l’accesso alla data room, avviando la due diligence, cioè l’analisi dettagliata dei conti e della struttura economica del quotidiano. Resta però pienamente in campo anche NEM – Nord Est Multimedia, gruppo editoriale guidato da Enrico Marchi. NEM è già proprietaria di diverse testate del Nord-Est, acquisite negli anni passati da GEDI. Il 7 gennaio 2026 il Consiglio di amministrazione del gruppo ha deliberato all’unanimità di dare seguito formale agli accordi già avviati con GEDI, annunciando la presentazione nei prossimi giorni di un’offerta non vincolante per La Stampa, con l’obiettivo di aprire una trattativa in esclusiva. Nel progetto di NEM sono coinvolti, oltre agli attuali soci, anche imprenditori e investitori istituzionali del Nord-Ovest. L’iniziativa mira a garantire una rappresentanza delle aree in cui La Stampa è storicamente radicata, mantenendo il ruolo del quotidiano come voce nazionale e territoriale. Non ha invece avuto seguito la proposta presentata dall’imprenditore italo-americano Salvatore Palella, fondatore di Helbiz ed editore de La Sicilia. L’offerta, pari a circa 25 milioni di euro e riferita a La Stampa e Huffington Post, è stata respinta. Oltre alla componente economica, avrebbe pesato la necessità di verifiche Antitrust, che avrebbero allungato i tempi dell’operazione. (In foto, la redazione de La Stampa)
La Repubblica, trattative sulla vendita in corso: Cdr in stato di agitazione. Mercoledì audizione alla Camera

La possibile vendita de la Repubblica al gruppo greco Antenna Group è al centro di un confronto tra azienda e giornalisti, con particolare attenzione alle garanzie occupazionali e alla linea editoriale. La trattativa riguarda il quotidiano italiano, parte del Gruppo Gedi, controllato dalla holding Exor, e si svolge in Italia nel contesto di un negoziato ancora in corso. Durante un incontro con il Comitato di redazione, i vertici di Gedi hanno spiegato che i temi indicati dai giornalisti sono entrati nel dialogo con il potenziale acquirente. Questo, però, non equivale alla certezza che tali punti vengano inseriti nel testo finale dell’accordo. Il Cdr aveva chiesto una risposta chiara entro il 7 gennaio a John Elkann, amministratore delegato di Exor. La risposta ricevuta è stata considerata non risolutiva. Secondo quanto comunicato, la trattativa è descritta come articolata, con più questioni aperte e limiti legati alla riservatezza. I dirigenti hanno indicato che potrebbero essere necessarie diverse settimane prima di arrivare a un’eventuale intesa vincolante e ulteriore tempo per completare ogni passaggio formale. In questo scenario, non viene escluso che le richieste avanzate dalla redazione restino fuori dall’accordo definitivo. Il Comitato di redazione, in un documento pubblicato sul giornale, segnala che le tutele sul lavoro e sulla direzione politico-editoriale, presentate all’editore al momento dell’avvio della trattativa esclusiva, sono ora oggetto di discussione tra le parti. Allo stesso tempo, il Cdr evidenzia che l’assenza di certezze scritte mantiene aperto lo stato di agitazione, già approvato dall’assemblea dei giornalisti, che ha affidato al Comitato cinque giorni di sciopero. Nel testo, il Cdr richiama le esperienze degli ultimi anni, ritenute insufficienti a garantire un clima di fiducia e di trasparenza. Viene confermata l’intenzione di continuare a monitorare il processo di vendita, con l’obiettivo dichiarato di tutelare i principi professionali e l’identità del lavoro giornalistico svolto dalla testata. La questione approda anche in sede istituzionale. Mercoledì 14 gennaio, alle 12.30, è prevista un’audizione in Commissione Cultura presso la Camera dei deputati. Sarà ascoltato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’informazione e all’editoria, Alberto Barachini, per un confronto sulle problematiche legate alla vendita del gruppo editoriale Gedi. L’incontro, secondo quanto annunciato, sarà trasmesso in diretta webtv.