Il leader inglese Farage pubblica online il badge di un reporter del Guardian

Il politico Nigel Farage ha pubblicato sui social network la foto del tesserino stampa di un fotografo del quotidiano britannico Guardian, provocando la reazione del giornale e del sindacato dei giornalisti britannici NUJ, che accusano il leader di Reform UK di avere messo il reporter in una situazione potenzialmente pericolosa. Il caso è nato durante un’inchiesta del Guardian sui finanziamenti ricevuti da Farage. Il quotidiano stava infatti lavorando a un articolo sulla donazione personale da 5 milioni di sterline che il politico britannico avrebbe ricevuto dal miliardario delle criptovalute Christopher Harborne. Secondo il quotidiano, il leader di Reform UK avrebbe ottenuto il denaro poco prima di cambiare idea sulla sua candidatura alle elezioni britanniche del 2024. Farage ha confermato di avere ricevuto i 5 milioni di sterline, spiegando però che il denaro era destinato esclusivamente alla sua sicurezza personale. Il politico britannico ha inoltre sostenuto che le informazioni sulle sue finanze siano state ottenute attraverso un presunto “grave caso di pirateria informatica”. Per realizzare il servizio, un fotografo incaricato dal giornale si è recato vicino alla casa di Farage per scattare alcune immagini dell’abitazione. Secondo il Guardian, il reporter si trovava su una strada pubblica, quindi in un luogo dove chiunque può passare legalmente. A un certo punto gli addetti alla sicurezza di Farage hanno fermato il fotografo e gli hanno chiesto di identificarsi. Il reporter ha quindi mostrato il suo tesserino professionale della National Union of Journalists, il documento che serve ai giornalisti per dimostrare chi sono e per quale testata lavorano. Successivamente Farage ha fotografato quel badge e ha pubblicato l’immagine sui suoi profili social, mostrando il documento del reporter ai suoi follower. Nel messaggio il leader di Reform UK ha scritto: “Il mio team di sicurezza ha appena trovato questo giornalista del Guardian nella mia proprietà. Ecco perché ho bisogno di sicurezza. Assolutamente inaccettabile”. Secondo il Guardian e la NUJ, il problema non riguarda il fatto che Farage abbia chiesto l’identità del fotografo, ma la decisione di pubblicare online il suo tesserino stampa. Il giornale e il sindacato sostengono infatti che mostrare pubblicamente le credenziali di un giornalista possa trasformarlo in un bersaglio di insulti, minacce o molestie da parte degli utenti dei social network. Per questo motivo il Guardian ha accusato Farage di avere “esposto a rischi” il proprio collaboratore. In una dichiarazione ufficiale il quotidiano ha spiegato che il fotografo “stava svolgendo legalmente il suo lavoro in uno spazio pubblico”. Il giornale ha aggiunto: “Chiedere conto alle figure pubbliche è il ruolo di una stampa libera”. Anche la NUJ ha criticato duramente il comportamento del leader politico britannico. Laura Davison, segretaria generale del sindacato, ha dichiarato: “Nessun giornalista dovrebbe essere soggetto ad azioni che lo prendano di mira o lo espongano a potenziali rischi nello svolgimento del suo legittimo lavoro“. La NUJ ha ricordato che nel Regno Unito i giornalisti subiscono sempre più spesso attacchi, molestie e minacce, soprattutto online, e che la diffusione pubblica di documenti professionali può aumentare questi rischi. (In copertina, la foto del badge del fotografo condivisa sui social di Farage. Credenziali oscurate. Fonte: Instagram Nigel Farage)
The New York Times vieta ai freelance l’uso dell’IA nei testi

Il New York Times ha inviato ai suoi collaboratori freelance una nuova comunicazione per ricordare le regole sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella produzione di articoli e immagini destinati alla pubblicazione. L’e-mail, spedita martedì e visionata dal sito Futurism, ribadisce che ogni contenuto consegnato al giornale deve essere creato esclusivamente da persone e non può essere generato, modificato o migliorato tramite strumenti di IA generativa. Nel messaggio il quotidiano americano spiega che “tutti i testi e le immagini che i freelance inviano al Times devono essere frutto della creatività e della maestria umana“. Il documento aggiunge che i collaboratori “non devono inviare materiale per la pubblicazione che contenga contenuti generati, modificati o migliorati da strumenti di IA generativa”. L’avviso rimanda anche a una politica interna più dettagliata dedicata all’uso dell’IA da parte dei freelance. Secondo le linee guida, gli strumenti di intelligenza artificiale possono essere usati soltanto per attività di brainstorming generale, ma non per scrivere o modificare articoli. Il documento precisa infatti che i collaboratori “non possono utilizzare strumenti di intelligenza artificiale generativa per la stesura di alcuna parte di un articolo”. Tra le attività vietate rientrano la creazione, la revisione, la modifica, il miglioramento e la riformulazione dei testi tramite software di IA generativa. Nelle linee guida vengono citati direttamente alcuni strumenti, tra cui ChatGPT, Gemini, Claude e Perplexity per i chatbot, Google AI Overviews per le ricerche automatiche e generatori di immagini come Adobe Firefly, DALL-E e MidJourney. Il richiamo arriva dopo diverse controversie che hanno coinvolto il giornale negli ultimi mesi. A marzo una collaboratrice della rubrica “Modern Love” era stata accusata pubblicamente di aver utilizzato l’intelligenza artificiale per creare un saggio personale. L’autrice aveva poi dichiarato a Futurism di avere usato chatbot per ideare e revisionare il testo. Ad aprile il quotidiano ha invece interrotto la collaborazione con un freelance che aveva ammesso di avere utilizzato l’IA per scrivere una recensione letteraria. Dopo la pubblicazione, l’articolo era stato accusato di contenere materiale plagiato. La scorsa settimana il New York Times è stato coinvolto in un nuovo caso legato all’utilizzo dell’IA. Una rettifica pubblicata dal giornale ha spiegato che un articolo dedicato al primo ministro canadese Mark Carney conteneva una citazione inesatta generata da uno strumento di intelligenza artificiale. Secondo quanto riportato nella correzione, una frase attribuita al leader conservatore Pierre Poilievre era in realtà un riassunto automatico delle sue posizioni politiche trasformato erroneamente in una citazione diretta. Nel testo della rettifica il quotidiano ha scritto: “Il giornalista avrebbe dovuto verificare l’accuratezza del risultato fornito dallo strumento di intelligenza artificiale”. Futurism ha chiesto al New York Times se il nuovo promemoria inviato ai freelance fosse collegato ai recenti episodi. In risposta, il giornale ha dichiarato che “forniamo regolarmente linee guida aggiornate ai freelance e in questo caso volevamo chiarire le nostre politiche relative all’uso dell’IA”.
La Repubblica porta in edicola 200 storiche prime pagine, con cinque inserti speciali

La Repubblica celebra i suoi cinquant’anni con una raccolta speciale dedicata alle più importanti prime pagine pubblicate dal quotidiano dalla sua nascita a oggi. Da giovedì e per cinque settimane consecutive, i lettori troveranno in regalo con il giornale un inserto che raccoglie quaranta copertine considerate tra le più significative di ogni decennio. In totale saranno pubblicate duecento prime pagine che ripercorrono fatti storici, cambiamenti politici, eventi culturali, scoperte scientifiche e grandi momenti sportivi degli ultimi cinquant’anni. Il progetto parte dalla storica prima pagina del 14 gennaio 1976, giorno della nascita del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari. In quella edizione compariva l’editoriale dedicato alla situazione politica italiana e all’incarico di governo affidato ad Aldo Moro. Da quel momento, il giornale ha raccontato guerre, trattati di pace, epidemie, trasformazioni sociali e avvenimenti internazionali attraverso titoli, fotografie e approfondimenti diventati parte della memoria collettiva italiana. L’iniziativa è stata presentata come un viaggio nella storia del giornalismo italiano e nell’evoluzione stessa di Repubblica. Il quotidiano ricorda il ruolo avuto nel cambiamento del linguaggio giornalistico, nel formato grafico e nell’uso delle immagini, oltre alla crescita editoriale che lo ha portato a diventare uno dei principali giornali italiani. Le pagine selezionate mostrano anche l’evoluzione della comunicazione, dal bianco e nero al colore, fino all’integrazione con il digitale e il web. Nel testo che accompagna l’iniziativa viene spiegato che il progetto non vuole essere una semplice cronologia di fatti, ma un racconto costruito attraverso articoli, interviste, fotografie e vignette che hanno segnato epoche diverse. Repubblica sottolinea di aver raccontato l’Italia dando spazio a temi come i diritti e la giustizia sociale, seguendo la linea editoriale costruita negli anni dal fondatore. Tra le citazioni riportate compare una frase di Eugenio Scalfari: “Il senso di una storia non può che essere corale e come in un coro le singole voci non si distinguono separate dal tutto”. Il quotidiano utilizza queste parole per descrivere il lavoro svolto nel corso dei decenni e il rapporto costruito con la comunità dei lettori. L’iniziativa proseguirà fino all’11 giugno con la pubblicazione dei cinque inserti speciali. Dal 12 al 14 giugno è inoltre prevista a Bologna una nuova edizione di Repubblica delle Idee, evento organizzato dal quotidiano per celebrare il cinquantesimo anniversario. Sul sito del giornale, invece, i lettori potranno votare settimana dopo settimana la loro prima pagina preferita tra quelle selezionate con il coordinamento dell’art director Angelo Rinaldi. (In foto, Eugenio Scalfari)
Gruppo Nem rinnova la grafica dei quotidiani del Nordest

Dal 13 maggio i sei quotidiani del Nordest del Gruppo Nem arrivano in edicola con una nuova veste grafica. Il cambiamento riguarda Messaggero Veneto, il mattino di Padova, la Nuova di Venezia e Mestre, la tribuna di Treviso, Corriere delle Alpi e Il Piccolo, che si presentano ai lettori con pagine ridisegnate e una nuova identità visiva pensata per rendere la lettura più chiara e immediata. Il progetto segue il recente restyling dei siti web delle testate del gruppo e rientra nel percorso di sviluppo editoriale avviato da Nord Est Multimedia (Nem), società nata nel 2023 e proprietaria delle principali testate del Triveneto. Il nuovo design è stato realizzato dallo studio Tomo Tomo, che ha lavorato a un equilibrio tra tradizione della carta stampata e linguaggi visivi contemporanei. Secondo quanto spiegato dal gruppo editoriale, l’obiettivo del restyling è creare giornali più leggibili, ordinati ed essenziali, capaci di accompagnare il lettore in un’esperienza informativa moderna mantenendo però elementi riconoscibili della tradizione giornalistica. Le nuove pagine sono state progettate per adattarsi non solo alla lettura su carta, ma anche a quella su tablet, smartphone e computer. Uno degli aspetti centrali del progetto riguarda la tipografia. Per i testi principali è stato scelto il carattere Tiempos, creato dal designer Kris Sowersby e ispirato al Times New Roman, storico font utilizzato nei quotidiani di tutto il mondo. Accanto a questo carattere compare anche il Söhne, un font senza grazie dal tratto più moderno e lineare, pensato per richiamare il linguaggio digitale utilizzato online e sui social. Il lavoro grafico ha interessato anche titoli, spazi, gerarchie visive e impaginazione. L’obiettivo è rendere le pagine più leggere e facili da leggere. Nel progetto viene richiamata anche l’idea di “leggerezza” descritta da Italo Calvino nelle Lezioni americane, intesa come ricerca di precisione, chiarezza ed essenzialità del linguaggio visivo. Ogni quotidiano mantiene comunque la propria identità territoriale e il legame costruito nel tempo con lettori, istituzioni, imprese, associazioni e realtà sportive del territorio. Il nuovo sistema grafico punta infatti a valorizzare le singole identità locali dentro un progetto editoriale condiviso e integrato.
Deborah Turness (ex BBC): sempre più persone lasciano i tg per seguire i creator digitali

Il pubblico sta lasciando sempre di più i telegiornali tradizionali per seguire creator e personalità digitali su piattaforme come YouTube, TikTok e Substack. A dirlo è Deborah Turness, ex ceo di BBC News, intervenuta a Londra durante la tradizionale “Sir David Nicholas Lecture” dedicata al giornalismo radiotelevisivo. Nel suo discorso, Turness ha spiegato che il settore dell’informazione sta vivendo “il passaggio totale da un ecosistema informativo a un altro”. La giornalista ha raccontato di aver trascorso gli ultimi sei mesi studiando il mercato televisivo e la crescita del cosiddetto giornalismo dei creator, cioè un modello in cui le persone seguono direttamente un volto o una personalità online invece di affidarsi soltanto ai programmi televisivi tradizionali. Secondo i dati citati dall’ex dirigente della BBC, negli ultimi cinque anni circa 4 milioni di persone hanno smesso di utilizzare la televisione tradizionale, compresi i servizi di streaming, come principale fonte di informazione. Nello stesso periodo, il numero di utenti che si informano attraverso YouTube sarebbe triplicato, mentre su TikTok sarebbe aumentato di dieci volte. Turness ha descritto questo momento come “un profondo momento di rottura”, spiegando che molte persone oggi preferiscono contenuti più diretti e personali rispetto alla comunicazione definita “formale” e “patinata” dei media tradizionali. Nel suo intervento ha citato alcuni creator molto seguiti nel mondo dell’informazione e dei commenti politici, tra cui Joe Rogan, Tucker Carlson, Megyn Kelly e Mehdi Hasan, tutti con milioni di iscritti sulle piattaforme digitali. Durante la conferenza, la giornalista ha rivolto anche un messaggio alle emittenti televisive, sostenendo che il cambiamento è già in corso e che le aziende dell’informazione devono adattarsi rapidamente. “Il giornalismo dei creator non è uno spettacolo di contorno; sta diventando lo spettacolo principale”, ha dichiarato. Secondo Turness, il pubblico non sta soltanto cambiando piattaforma, ma sta scegliendo un modo diverso di ricevere le notizie, cercando un rapporto più diretto con chi racconta gli eventi. Negli Stati Uniti questo modello è già molto diffuso, ma anche diverse televisioni internazionali stanno cercando di rafforzare il rapporto tra giornalisti e pubblico attraverso podcast, video online e contenuti pensati per i social network. Nel Regno Unito, ad esempio, Sky News ha avviato strategie dedicate alla valorizzazione dei volti più conosciuti dell’emittente, seguendo dinamiche simili a quelle utilizzate dai creator digitali. Turness ha inoltre sottolineato che molte grandi aziende televisive continuano a organizzare il proprio lavoro pensando soprattutto alla messa in onda tradizionale. “La brutale verità è che la maggior parte delle grandi testate rimane strutturata attorno alla messa in onda televisiva”, ha affermato. “Eppure, se i media tradizionali vogliono prosperare – o anche solo sopravvivere – devono ricominciare da dove si trova oggi il consumatore”. Secondo l’ex dirigente della BBC, le emittenti dovranno trovare un equilibrio tra il linguaggio più personale e soggettivo tipico dei creator online e i principi di neutralità e verifica che caratterizzano il giornalismo televisivo tradizionale. Deborah Turness è considerata una delle figure più importanti del giornalismo televisivo internazionale. Nel corso della sua carriera ha guidato BBC News and Current Affairs, ITN, NBC News e ITV News. È stata inoltre la prima donna non statunitense a dirigere la divisione news di un grande network americano e la più giovane direttrice nella storia di ITV News. Durante la sua esperienza alla BBC ha seguito importanti progetti di trasformazione digitale della redazione, con investimenti nell’intelligenza artificiale, nello sviluppo di contenuti per i social media e nella creazione di BBC Verify, la struttura dedicata al fact-checking e alla verifica delle informazioni online. (In foto, Deborah Turness)
Il WSJ racconta il lavoro dietro l’articolo su Trump ed Epstein. Tucker: “Le inchieste costano tempo, soldi e supporto legale”

La direttrice del Wall Street Journal, Emma Tucker, ha raccontato a Londra i retroscena dell’inchiesta che collegava Donald Trump al finanziere americano Jeffrey Epstein, spiegando che il lavoro giornalistico ha richiesto mesi di verifiche, decine di persone coinvolte e un forte supporto legale. Tucker ha parlato durante il summit sul giornalismo investigativo “Truth Tellers”, organizzato in memoria di Sir Harry Evans. La vicenda nasce da un articolo pubblicato dal Wall Street Journal in cui si sosteneva che Trump avesse inviato un messaggio di compleanno dal contenuto osceno a Epstein. Dopo la pubblicazione, Trump aveva tentato di ottenere un risarcimento da 10 miliardi di dollari per diffamazione. La causa è stata però archiviata ad aprile, quando un giudice statunitense ha stabilito che non era stato dimostrato il “dolo effettivo”, elemento richiesto dalla legge americana per condannare una testata giornalistica per diffamazione. Durante l’incontro, Tucker ha spiegato che l’inchiesta ha coinvolto almeno 20 persone tra giornalisti, redattori, legali e responsabili degli standard editoriali. Ha detto che il lavoro è andato avanti per “ben oltre sei mesi” e ha definito l’esperienza “un sacco di problemi”, sottolineando però l’importanza del giornalismo investigativo. Tucker ha dichiarato: “È un ottimo esempio del perché il tipo di giornalismo che tutti cerchiamo di mantenere vivo e su cui ci concentriamo sia messo in discussione, perché ha richiesto moltissimo tempo. Ha richiesto un’enorme quantità di risorse”. La direttrice del quotidiano americano ha spiegato che, nell’epoca dell’intelligenza artificiale, le redazioni devono concentrarsi soprattutto su storie originali e complesse. “Sono queste le storie su cui dobbiamo concentrarci, quelle che raccontano alle persone qualcosa che non sapevano”, ha affermato. Secondo Tucker, uno dei problemi più grandi oggi riguarda le pressioni legali che arrivano ancora prima della pubblicazione degli articoli. Ha spiegato che sempre più spesso le redazioni ricevono lettere di avvocati e minacce di cause prima che una notizia venga pubblicata. Ha definito questa pratica una strategia che può mettere in dubbio la credibilità delle notizie e rallentare il lavoro dei giornalisti. “Prima ancora di arrivare alla pubblicazione, le cause legali piovano addosso, un vero e proprio torrente di lettere legali ti investe”, ha dichiarato Tucker. La giornalista ha aggiunto che questo obbliga reporter e avvocati a lavorare insieme continuamente, aumentando tempi e costi delle inchieste. Alla domanda sul coinvolgimento del proprietario del giornale, Rupert Murdoch, Tucker ha risposto che le discussioni con l’editore sono normali quando si affrontano storie delicate, ma che “le decisioni sulla pubblicazione sono mie”. Nel corso dello stesso incontro è intervenuto anche Joshi Herrmann, fondatore di Mill Media, che ha parlato delle difficoltà affrontate dalle piccole testate locali nel Regno Unito. Herrmann ha spiegato che le minacce legali rappresentano “una grande ragione” per cui alcune notizie non vengono pubblicate. Mill Media sta affrontando due denunce per diffamazione legate ad articoli pubblicati da testate locali del gruppo. Herrmann ha dichiarato che le leggi britanniche permettono ancora di intentare cause contro articoli “veri e ben documentati”, chiedendo maggiori protezioni contro le cosiddette SLAPP, le cause strategiche usate per scoraggiare la partecipazione pubblica e intimidire i giornalisti. Herrmann ha raccontato anche di avere ricevuto una minaccia legale da un consigliere speciale del ministro dell’Interno britannico Shabana Mahmood, poco prima della pubblicazione di un articolo del Birmingham Dispatch. Secondo il giornalista, il messaggio minacciava azioni per diffamazione, violazione della privacy e una possibile ingiunzione dell’Alta Corte per bloccare la pubblicazione. “Credo che l’abbia fatto perché pensava che, essendo una piccola pubblicazione locale di Birmingham, potessi intimidirli”, ha dichiarato Herrmann. Sul palco era presente anche Patrick Radden Keefe, che ha raccontato di ricevere spesso lettere legali preventive durante il lavoro sulle sue inchieste. Il giornalista ha spiegato che queste comunicazioni “sono concepite per intimidire” e che esistono aziende specializzate nell’invio di lettere minacciose prima ancora della pubblicazione degli articoli. Keefe ha ricordato il periodo in cui lavorava a un libro sulla famiglia Sackler e sulla crisi degli oppioidi negli Stati Uniti, spiegando di avere ricevuto richieste legali che lo obbligavano a conservare documenti per tempi indefiniti. “Cosa succede al giornalista indipendente, o a chi lavora per una rivista appena nata, quando riceve una lettera da una di queste aziende?”, ha chiesto Keefe durante il dibattito. Al summit è intervenuta anche Christiane Amanpour, responsabile della programmazione internazionale della CNN. Amanpour ha detto di essere “preoccupata” per una possibile acquisizione dell’emittente da parte del miliardario David Ellison e ha ribadito l’importanza dell’indipendenza editoriale nelle grandi reti televisive. (In foto, Trump ed Epstein)
Cairo Communication approva il bilancio 2025 e nomina il nuovo CdA

L’assemblea degli azionisti di Cairo Communication ha approvato il bilancio 2025 e la distribuzione di un dividendo pari a 0,18 euro per azione. Durante la riunione, i soci hanno anche votato il rinnovo del Consiglio di Amministrazione per il triennio 2026-2028, confermando alla guida del gruppo il fondatore Urbano Cairo. Il nuovo consiglio è composto da 10 membri. Urbano Cairo è stato confermato presidente della società con il mantenimento delle principali deleghe esecutive e gestionali. Nove consiglieri sono stati eletti dalla lista di maggioranza presentata da U.T. Communications, società che possiede il 44,59% del capitale e il 60,6% dei diritti di voto. Oltre a Urbano Cairo, fanno parte del board Uberto Fornara, Marco Pompignoli, Roberto Cairo, Laura Maria Cairo, Federico Cairo, Claudio Roberto Calabi, Luisa Maria Collina e Laura Guazzoni. Dalla lista di minoranza presentata dai fondi è stata invece eletta Valentina Manfredi. La manager è stata inoltre nominata lead independent director, secondo quanto previsto dal Codice di Corporate Governance. Dopo l’assemblea, il nuovo CdA si è riunito per assegnare le deleghe operative. Uberto Fornara è stato nominato Amministratore Delegato con poteri specifici legati alla gestione e allo sviluppo della raccolta pubblicitaria, del personale e della rete commerciale dedicata. L’assemblea ha inoltre rinnovato per 18 mesi l’autorizzazione all’acquisto di azioni proprie. Attualmente Cairo Communication possiede in portafoglio circa 14,26 milioni di titoli, pari al 10,61% del capitale sociale della società. (In foto, Urbano Cairo e Uberto Fornara)
Sky News prepara una redazione digitale centrata sui video e ridurrà le news live entro il 2030

Sky News sta cambiando il suo modo di fare informazione e punta sempre di più su video digitali, inchieste e contenuti di approfondimento per affrontare la crescita della concorrenza e l’impatto dell’intelligenza artificiale nel settore delle notizie. A spiegarlo è stato Jonathan Levy, amministratore delegato e direttore editoriale dell’emittente britannica, durante l’evento “Future of Media Trends” organizzato a Londra da Press Gazette. Levy ha detto che Sky News continuerà a seguire le breaking news, cioè le notizie dell’ultima ora, ma che oggi questo settore è diventato molto più affollato rispetto al passato. Secondo il dirigente, quando accade un fatto importante, le persone ricevono contemporaneamente notifiche da molte testate diverse. Per questo motivo, Sky News non vuole più basarsi soltanto sulle notizie immediate. “Credo che ci si stia rendendo conto che questo settore sta diventando sempre più standardizzato e competitivo. Quando scoppia una notizia importante, ricevo cinque, sei, sette notifiche contemporaneamente. Quindi sapevamo di non poterci affidare principalmente a questo”, ha dichiarato Levy. L’emittente sta lavorando a un piano che punta a trasformare Sky News in una redazione “video-first”, cioè pensata prima di tutto per i contenuti video e per il pubblico digitale. L’obiettivo è ridurre entro il 2030 la dipendenza dalla televisione tradizionale in diretta. Nei prossimi mesi arriveranno anche nuovi servizi a pagamento. Sky News lancerà infatti un’app dedicata ai contenuti sulla difesa e nuovi podcast premium con episodi extra e ascolto senza pubblicità. Secondo Levy, i contenuti più approfonditi sono meno esposti agli effetti dei riassunti automatici creati dall’IA, che stanno cambiando il traffico online dei siti di informazione. Negli ultimi mesi, diversi editori hanno registrato un calo delle visite provenienti dai motori di ricerca dopo l’arrivo delle panoramiche generate dall’intelligenza artificiale. Levy ha spiegato che Sky News è stata colpita meno rispetto ad altre testate perché gran parte dei suoi articoli riguarda notizie immediate e aggiornamenti in tempo reale. Tuttavia, ha riconosciuto che l’impatto dell’IA sul giornalismo sarà importante. “Non c’è dubbio che avranno un grande impatto”, ha detto riferendosi ai riassunti basati sull’intelligenza artificiale. Per questo motivo, Sky News vuole investire di più in giornalismo investigativo, reportage originali e analisi dettagliate. Levy ha citato il documentario di 26 minuti realizzato dal corrispondente Stuart Ramsay a Cuba sugli effetti del blocco petrolifero statunitense e gli approfondimenti politici della giornalista Beth Rigby. “Per noi, questo tipo di giornalismo è meno vulnerabile alle innovazioni tecnologiche dell’IA rispetto ad altri”, ha spiegato Levy. Secondo il direttore editoriale, anche i video online sono meno esposti al rischio rappresentato dall’intelligenza artificiale rispetto ai testi scritti. Per questo Sky News sta aumentando la produzione di contenuti video per piattaforme digitali e social network. Un ruolo importante in questa strategia è stato giocato dalla copertura della guerra in Iran. Levy ha parlato di un forte aumento delle visualizzazioni e dell’interazione del pubblico con i video pubblicati sull’app di Sky News e su YouTube, soprattutto quelli brevi. Nel marzo 2026, gli utenti hanno trascorso circa 597,5 milioni di minuti sui contenuti online di Sky News, tra sito web, app e piattaforme esterne come Apple News, MSN e Yahoo. È stato il dato più alto degli ultimi nove mesi. Levy ha spiegato che la guerra in Iran è stata una notizia molto difficile da seguire per la grande quantità di immagini e informazioni provenienti dal Medio Oriente e per la difficoltà dei giornalisti a lavorare direttamente sul posto. Ha ricordato che Dominic Waghorn, responsabile degli affari internazionali, è stato uno dei pochi giornalisti occidentali a entrare in Iran durante il conflitto. Sky News ha scelto di concentrarsi soprattutto su inchieste, analisi militari ed economiche e spiegazioni approfondite. Levy ha citato i video realizzati dall’analista economico Ed Conway e dall’esperto militare Michael Clarke come alcuni dei contenuti più apprezzati dal pubblico. Anche TikTok è diventato una parte importante della strategia digitale di Sky News. L’emittente ha raggiunto 11 milioni di follower sulla piattaforma, con una crescita accelerata proprio grazie ai contenuti sulla guerra in Iran e al lancio del progetto Artemis. Secondo Levy, TikTok serve soprattutto per raggiungere nuovi utenti, in particolare giovani e pubblico femminile, che normalmente non seguono Sky News in televisione o attraverso l’app ufficiale. “Non c’è alcun ritorno di utenti sulla nostra piattaforma tramite TikTok. Il traffico di riferimento è minimo, se non inesistente”, ha spiegato il dirigente. Levy ha aggiunto che il passaggio ai video digitali ha richiesto un cambiamento anche nel linguaggio e nello stile dei giornalisti e dei presentatori. Sky News, ha spiegato, non si limita più a trasferire i programmi televisivi online, ma crea contenuti pensati direttamente per il digitale e successivamente adattati anche alla TV. “Si tratta di invertire la rotta e di dare la priorità alla creazione di contenuti video per le piattaforme digitali”, ha dichiarato Levy.
Il Times taglia il 25% dei contenuti e cresce nel digitale

Il Times ha registrato una crescita del pubblico digitale dopo avere ridotto il numero di articoli pubblicati ogni giorno e puntato su contenuti più approfonditi, esclusivi e curati. La strategia, definita internamente “meno storie, ma di qualità superiore”, ha portato il quotidiano britannico a ottenere tre mesi consecutivi di crescita record del pubblico globale sul sito web e sull’app. Secondo i dati comunicati dalla vicedirettrice del settore digitale Anna Sbuttoni, la redazione del giornale è passata dalla pubblicazione di oltre 200 articoli quotidiani a circa 150, con una riduzione vicina al 25%. Anche la sezione sportiva ha diminuito la produzione del 30%. Nonostante il calo del numero di articoli, il giornale ha continuato a crescere in termini di lettori e traffico online. Sbuttoni ha spiegato che non si è trattato di un piano di taglio dei costi e che il numero dei dipendenti è rimasto invariato. “Non hanno perso pubblico. Anzi, ne hanno guadagnato”, ha dichiarato parlando del nuovo approccio editoriale. Il traffico organico verso il sito del Times è aumentato del 29% rispetto all’anno precedente e del 13% su base mensile nel mese di febbraio. Anche il traffico proveniente da Google Discover è cresciuto di oltre il 150% in un anno, mentre quello generato dai social media è aumentato di oltre il 100%. La nuova strategia si basa su cinque punti principali. Il primo riguarda la produzione di giornalismo esclusivo e originale, con contenuti che i lettori non possono trovare altrove. Uno dei cambiamenti più importanti, secondo Sbuttoni, è stato permettere ai giornalisti di dedicare più tempo alle storie considerate davvero importanti, senza dover pubblicare continuamente aggiornamenti minori. Tra gli esempi citati c’è un articolo pubblicato nel 2024 sulla fine di 142 anni di utilizzo del carbone in Gran Bretagna. Il contenuto, realizzato dal giornalista ambientale Adam Vaughan, è stato trasformato in un grande approfondimento con immagini d’archivio e una forte componente visiva. Secondo il Times, quell’articolo è diventato il più letto del sito web e ha ottenuto un vasto pubblico anche su Apple News. Il secondo pilastro della strategia riguarda la copertura delle grandi notizie in tempo reale attraverso blog in diretta, accompagnati da approfondimenti, cronologie e profili. Il terzo punto punta invece ad aggiungere valore anche alle notizie già pubblicate dai concorrenti, rendendole più riconoscibili come contenuti del Times. Per migliorare il lavoro editoriale, il quotidiano ha introdotto anche uno strumento interno chiamato TED (Times Editorial Data). Il sistema permette di analizzare le performance degli articoli e segnalare quelli che entrano nella cosiddetta “zona rossa”, cioè con risultati inferiori alle aspettative. Sbuttoni ha spiegato che i dati vengono usati insieme al giudizio editoriale per capire cosa pubblicare, quando pubblicarlo e come raccontare le storie. Il Times ha inoltre lavorato sul modo in cui vengono presentati gli articoli ai lettori. Titoli, immagini e introduzioni devono spiegare chiaramente perché una notizia merita attenzione e perché può avere valore per chi legge o per chi decide di abbonarsi. La crescita digitale è stata sostenuta anche da un importante lavoro di SEO e dal passaggio al dominio “.com” avvenuto nel 2024. Parallelamente, il giornale ha aumentato la presenza dei propri giornalisti sui social media, mostrando i volti e il lavoro dietro le inchieste e gli approfondimenti. Un video della caporedattrice Fiona Hamilton relativo a un caso giudiziario legato alla morte di uno studente dell’UCL ha superato un milione di visualizzazioni fuori dalla piattaforma del giornale e, secondo Sbuttoni, ha contribuito ad attirare nuovi abbonati digitali. Dal 2016 il Times utilizzava online un modello di pubblicazione a orari fissi, con uscite alle 9, alle 12, alle 17 e a mezzanotte. Ora il quotidiano ha deciso di abbandonare la pubblicazione notturna e di distribuire alcuni contenuti durante la settimana per dare maggiore visibilità a ogni articolo e sostenere meglio la promozione online. Secondo i dati di Pamco, pubblicati a marzo, il Times raggiunge oltre 12,5 milioni di lettori al mese nel Regno Unito, di cui 10,5 milioni attraverso il digitale. Gli utenti britannici trascorrono mediamente otto ore e 55 minuti al mese leggendo contenuti tramite l’app del giornale. Il gruppo Times Media ha chiuso l’anno terminato il 29 giugno 2025 con ricavi pari a 390,7 milioni di sterline, in crescita del 2%. L’utile ante imposte è aumentato del 13%, arrivando a 69,2 milioni di sterline. La crescita è stata sostenuta soprattutto dagli abbonamenti digitali e dal miglioramento della pubblicità online, mentre le vendite della versione cartacea hanno continuato a diminuire. Il quotidiano conta oggi 659mila abbonati digitali, con un aumento del 7% rispetto all’anno precedente. Secondo l’analisi interna effettuata circa due anni fa, un quarto degli articoli pubblicati veniva letto da meno di 2mila persone. Molti di quei contenuti erano brevi aggiornamenti o notizie facilmente reperibili anche altrove. Per questo motivo il giornale ha deciso di interrompere gran parte di quella produzione. Tra i nuovi progetti del Times ci sono funzionalità dedicate alla community, una maggiore presenza dei video nell’app e la possibilità di ascoltare gli articoli tramite narrazione audio. Il giornale ha inoltre rafforzato la sezione Times Money, dedicata alla finanza personale, che ha registrato un raddoppio degli articoli letti dagli abbonati dopo il rilancio. Nel 2025 il Times ha anche introdotto la possibilità per gli abbonati di condividere fino a tre account bonus con amici e familiari senza costi aggiuntivi. Secondo il quotidiano, questa funzione ha già attirato oltre 100mila utenti bonus, mediamente più giovani e con una maggiore presenza femminile rispetto alla base storica degli abbonati.
“Sky TG24 Live In” torna nella Capitale il 7 maggio al Teatro di Villa Torlonia

Il format Sky TG24 Live In torna a Roma il 7 maggio con una giornata dedicata ai temi più importanti dell’attualità italiana e internazionale. L’evento si svolgerà al Teatro di Villa Torlonia, che dalle 9.30 sarà trasformato in uno studio televisivo aperto al pubblico per incontri, dibattiti e confronti tra istituzioni, cittadini ed esperti. Il progetto del canale all news diretto da Fabio Vitale nasce con l’obiettivo di portare il dibattito fuori dagli studi televisivi, creando momenti di dialogo diretto sui temi che riguardano politica, economia, società e scenari internazionali. Durante la giornata saranno affrontati argomenti legati alla guerra commerciale che dal 2025 sta cambiando gli equilibri mondiali, al nuovo assetto della geopolitica internazionale, al conflitto in Medio Oriente, al percorso diplomatico verso la pace in Ucraina e al rafforzamento della difesa europea. Spazio anche alla situazione italiana, con approfondimenti sul quadro politico nazionale, sulle conseguenze del referendum costituzionale sulla giustizia, sulla tenuta del governo guidato da Giorgia Meloni e sulle prospettive del centrosinistra. Nel corso degli incontri si parlerà inoltre di temi sociali ed economici che coinvolgono famiglie, lavoratori e imprese. Sul palco sono attesi rappresentanti delle istituzioni, del mondo economico, scientifico e culturale. L’evento sarà trasmesso in diretta su tutti i canali televisivi e digitali di Sky TG24 e si svolgerà con il patrocinio di Roma Capitale.