OpenAI, modelli IA fuori controllo durante i test: colpita Hugging Face

OpenAI ha reso noto che alcuni suoi modelli di intelligenza artificiale avanzata hanno superato i limiti previsti durante un test di sicurezza, riuscendo ad accedere a Internet e prendendo di mira la piattaforma Hugging Face, uno dei principali archivi online che raccoglie modelli di IA, dataset e strumenti utilizzati da sviluppatori e ricercatori di tutto il mondo. Secondo quanto comunicato dall’azienda, l’episodio si è verificato durante una prova svolta in un ambiente digitale isolato, creato appositamente per valutare le capacità dei modelli senza consentire un accesso libero alla rete. Il test ha coinvolto una combinazione di sistemi, tra cui il recente GPT-5.6 Sol e un modello ancora in fase di sviluppo, descritto come più avanzato. L’obiettivo dell’esperimento era verificare le capacità di hacking dei modelli di IA. Quando questi sistemi operano in modo autonomo per svolgere compiti nel mondo reale vengono definiti agenti. La prova era stata progettata per capire se l’intelligenza artificiale fosse in grado di individuare eventuali punti deboli nei sistemi informatici prima che possano essere scoperti da persone o da criminali informatici. Nel racconto pubblicato da OpenAI, l’azienda spiega che i modelli hanno cercato autonomamente un modo per uscire dall’ambiente controllato. “Mentre operavano nel nostro ambiente di test isolato, i nostri modelli hanno impiegato una notevole quantità di potenza di calcolo per trovare un modo per ottenere l’accesso a Internet, nel tentativo di risolvere il problema di valutazione”. Una volta collegati alla rete, i sistemi hanno individuato Hugging Face come obiettivo. Secondo OpenAI, i modelli erano alla ricerca di “informazioni segrete” che potessero aiutarli ad aggirare il test e, durante questa attività, il sistema ha “concatenato molteplici vettori di attacco, incluso l’utilizzo di credenziali rubate”. L’azienda di San Francisco ha definito quanto accaduto un “incidente informatico senza precedenti” e ha annunciato l’avvio di un’indagine congiunta con Hugging Face per ricostruire nel dettaglio la dinamica dell’episodio e analizzarne le cause. Sull’accaduto è intervenuto anche Hussein Abbass, professore di informatica presso l’UNSW di Canberra, che ha definito l’episodio “incredibile sotto molti aspetti”. Lo studioso ha dichiarato all’AFP: “Non ha attaccato solo Hugging Face. Ha attaccato il suo sistema interno per sfruttarne le vulnerabilità”. Ha poi aggiunto: “E questo è spaventoso”.
Francia, approvata la legge che vieta i social agli under 15

La Francia ha approvato una legge che vieta l’accesso ai social media ai minori di 15 anni e introduce l’obbligo di verificare l’età per tutti gli utenti che vogliono utilizzare queste piattaforme. Il provvedimento, approvato dal Parlamento e successivamente dal Consiglio Nazionale con 279 voti favorevoli e 81 contrari, vieta anche l’utilizzo dei telefoni cellulari nelle scuole superiori. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la tutela della salute e del benessere di bambini e adolescenti. Con questa decisione, la Francia diventa il primo Paese europeo ad adottare una norma che richiede la verifica dell’età per accedere ai social e che impedisce ai minori di 15 anni di utilizzarli. Il presidente Emmanuel Macron ha commentato il via libera alla legge con un messaggio pubblicato sui social, affermando: “La Francia è all’avanguardia in Europa nella protezione dei nostri bambini e adolescenti”. Il capo dello Stato ha inoltre definito il provvedimento “un grande passo avanti”. La nuova normativa entrerà in vigore in due fasi. Dal 1° settembre, con l’inizio del nuovo anno scolastico, i ragazzi con meno di 15 anni non potranno più creare nuovi account sui social media. A partire da gennaio 2027, il divieto sarà esteso anche agli account già esistenti, che dovranno essere chiusi se appartenenti a utenti al di sotto dell’età prevista. La ministra delegata al Digitale, Anne Le Hénanff, ha spiegato il funzionamento della misura dichiarando: “Per quattro mesi, tutti noi in Francia dovremo dimostrare la nostra età”. Ha poi aggiunto: “Se una persona ha meno di 15 anni, il suo account verrà chiuso”. Secondo la ministra, il calendario previsto è realizzabile perché “gli strumenti di verifica dell’età esistono già” e altri sistemi sono in fase di sviluppo. La responsabilità di applicare la legge ricadrà sulle piattaforme social, che dovranno utilizzare strumenti di verifica approvati dall’autorità francese garante della privacy. Secondo quanto riferito da Reuters, saranno proprio questi sistemi certificati a controllare l’età degli utenti. L’Agence France-Presse ha però riportato che sono state espresse alcune preoccupazioni riguardo all’efficacia dei controlli, alla possibilità che i minori riescano ad aggirarli, alla tutela della privacy e ai tempi rapidi con cui la legge è stata elaborata e approvata. La Francia segue l’esempio dell’Australia, che lo scorso dicembre ha introdotto un divieto simile per gli under 16. Tuttavia, secondo la Commissione australiana per la sicurezza online, molti ragazzi che possedevano già un account prima dell’entrata in vigore della norma hanno continuato ad accedere almeno in parte alle piattaforme. Il professore Tama Leaver, della Curtin University dell’Australia Occidentale, ha dichiarato alla BBC che il divieto australiano ha “fallito” alcuni obiettivi tecnici, pur dimostrando che una misura di questo tipo “può essere realizzata”. Lo studioso ha aggiunto che “i giovani devono essere parte di questa conversazione”, affinché il divieto venga costruito “insieme a loro” e non “imposto a loro”. Secondo Leaver, il modello francese potrebbe risultare più efficace perché impone la verifica dell’età a tutti gli utenti, ma potrebbe comportare maggiori questioni legate alla protezione dei dati personali. Tra gli aspetti osservati dagli esperti vi è anche il rischio che una parte dei giovani possa spostarsi verso servizi online meno regolamentati o ridurre l’utilizzo dei canali di informazione presenti sulle piattaforme social. Il tema è al centro del dibattito anche in altri Paesi. Oltre all’Australia, anche Indonesia ha già introdotto un divieto per i minori di 16 anni, mentre Thailandia, Corea del Sud e Canada stanno valutando misure analoghe. Il Brasile ha invece scelto un sistema basato sul consenso e sulla supervisione dei genitori. Anche la Commissione europea sta esaminando possibili restrizioni dopo le richieste avanzate da diversi Stati membri, tra cui Grecia, Spagna e Danimarca. In Italia, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, dopo il divieto degli smartphone nelle scuole introdotto lo scorso settembre, ha dichiarato di valutare una misura che vieti i social media agli under 15. Nel frattempo, il Regno Unito ha annunciato l’introduzione del divieto per i minori di 16 anni a partire da gennaio 2027, insieme a un coprifuoco digitale facoltativo per i ragazzi tra i 16 e i 17 anni. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha inoltre affermato che l’accesso dei bambini ai social media dovrebbe avvenire in modo “graduale e progressivo”, mentre Bruxelles sta sperimentando un’applicazione dedicata alla verifica dell’età, già in fase di test anche in Francia.
Netflix apre all’informazione con i video di grandi editori internazionali

Netflix amplia la propria offerta e dal 3 agosto introdurrà sulla piattaforma una nuova selezione di video brevi realizzati da importanti editori e media internazionali. I nuovi contenuti saranno disponibili per tutti gli abbonati negli Stati Uniti, in Canada, nel Regno Unito, in Irlanda, in Australia e in Nuova Zelanda. L’iniziativa rappresenta una nuova fase per Netflix, che oltre a serie televisive, film, documentari e programmi di intrattenimento offrirà anche clip della durata compresa tra tre e venti minuti. I video saranno dedicati a diversi argomenti, tra cui cucina, viaggi, moda, benessere, design e spettacolo, con l’obiettivo di ampliare le possibilità di scelta degli utenti. I contenuti arriveranno grazie ad accordi con numerosi editori e media company. Tra questi figurano BuzzFeed, Condé Nast, Hearst Magazines, PMX, divisione di Penske Media, People Inc. e Tastemade. All’interno del catalogo saranno presenti video provenienti da marchi conosciuti come Architectural Digest (AD), Bon Appétit, Condé Nast Traveler, Vanity Fair, Vogue, Wired, Cosmopolitan, Elle, Harper’s Bazaar, Billboard, Rolling Stone, The Hollywood Reporter, Variety, Entertainment Weekly, Food & Wine, InStyle, People e Travel + Leisure. Nel catalogo saranno inseriti sia video già pubblicati in passato sia nuove serie che continueranno ad essere aggiornate nel tempo. Tra i programmi annunciati figurano “Open Door” di AD, “I Draw, You Cook” di BuzzFeed, “Where is the Lie” di Elle, “My Life in Pictures” di People e “Struggle Meals” di Tastemade. Con questa novità la piattaforma punta ad aumentare il tempo che gli utenti trascorrono ogni giorno davanti ai propri contenuti. L’introduzione dei video brevi arriva dopo gli investimenti effettuati dall’azienda anche nel settore dei video podcast e conferma la strategia di ampliare l’offerta oltre ai contenuti tradizionali. La scelta richiama il modello dei servizi specializzati nei video online, in particolare YouTube, che continua a rappresentare uno dei principali concorrenti nel settore. Secondo i dati Nielsen relativi ad aprile negli Stati Uniti, YouTube ha raggiunto una quota del 13,4% del tempo dedicato alla visione televisiva, mentre Netflix si è fermata al 7,8%. La stessa Netflix aveva già indicato YouTube come una delle principali sfide per il proprio business durante la presentazione dell’offerta per Warner Bros. Discovery.
Anthropic sceglie Milano come sesta sede europea dell’AI

Anthropic aprirà un nuovo ufficio a Milano, che diventerà la sesta sede europea della società specializzata in intelligenza artificiale dopo Londra, Dublino, Parigi, Zurigo e Monaco. L’annuncio è stato comunicato direttamente dal gruppo, che ha spiegato come il nuovo team italiano lavorerà insieme alle aziende del Paese e alla community nazionale di sviluppatori per sostenere la crescita dell’uso di Claude, il sistema di AI sviluppato dall’azienda, in modo responsabile. Secondo quanto riferito da Anthropic, il gruppo con sede milanese avrà il compito di aiutare imprese, ricercatori e professionisti italiani a utilizzare strumenti di AI generativa nelle attività quotidiane e nei progetti industriali. L’obiettivo indicato dalla società è anche quello di contribuire al confronto già aperto sul ruolo dell’intelligenza artificiale nel sistema produttivo e nella società italiana. La società ha inoltre reso noto di avere già avviato collaborazioni con alcune realtà italiane in diversi settori economici. Nel comparto finanziario sono state citate Generali Group e Unipol Group. Nel settore delle life sciences risultano coinvolte Angelini Pharma e Bracco Group. Tra le aziende attive nell’energia compare Enel Group, mentre nel settore automotive è stata indicata Pirelli. “Siamo in Italia – commenta Chris Ciauri, Managing director international di Anthropic – per accompagnare grandi aziende e supportare ricerca e cultura in una transizione sicura verso l’intelligenza artificiale. L’Italia è un Paese che ha sempre saputo accogliere trasformazioni profonde e siamo ottimisti riguardo a ciò che la frontier AI può offrire a questo Paese, a grandi gruppi industriali, imprenditori, università e istituzioni culturali”.
Papa Leone XIV presenta l’enciclica dedicata all’AI: il dibattito online supera le 38mila menzioni

Papa Leone XIV pubblicherà il 25 maggio la sua prima enciclica, intitolata “Magnifica humanitas”, dedicata al rapporto tra Intelligenza artificiale e tutela della persona umana. Il documento sarà presentato alle 11.30 nell’Aula Nuova del Sinodo in Vaticano, alla presenza dello stesso Pontefice. Secondo quanto comunicato dalla Sala stampa vaticana, è la prima volta che un Papa partecipa direttamente alla presentazione ufficiale della propria enciclica. La nuova enciclica affronta il tema della trasformazione digitale e del modo in cui le persone possono proteggere la propria dignità, i propri diritti e la propria libertà mentre l’AI entra sempre di più nella vita quotidiana. Oggi sistemi intelligenti vengono utilizzati per lavorare, studiare, scrivere testi, creare immagini, svolgere ricerche e prendere decisioni automatiche. Il testo di Papa Leone XIV si concentra proprio sulla “custodia della persona umana” in questo scenario tecnologico. Il documento è stato firmato il 15 maggio, data scelta nel 135° anniversario della Rerum Novarum di Papa Leone XIII, pubblicata nel 1891. Quella enciclica affrontava i grandi cambiamenti sociali provocati dalla rivoluzione industriale e dall’arrivo delle fabbriche e delle macchine nel mondo del lavoro. Con “Magnifica humanitas”, il Vaticano collega invece la riflessione della Chiesa alla nuova rivoluzione tecnologica guidata dall’Intelligenza artificiale. Alla presentazione parteciperanno rappresentanti della Chiesa, professori universitari ed esperti di tecnologia. Tra i relatori ci saranno il cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, e il cardinale Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. Interverranno anche la teologa britannica Anna Rowlands, docente della Durham University, e Leocadie Lushombo, esperta di teologia politica e pensiero sociale cattolico presso la Jesuit School of Theology della Santa Clara University in California. Tra gli ospiti è prevista anche la partecipazione di Christopher Olah, co-fondatore della società americana Anthropic e responsabile della ricerca sull’interpretabilità dell’Intelligenza artificiale. La sua presenza rappresenta una novità per la comunicazione vaticana, perché porta al centro del confronto anche uno dei protagonisti internazionali dello sviluppo dell’AI generativa. Olah è conosciuto per gli studi che cercano di comprendere il funzionamento interno delle reti neurali avanzate, un tema collegato alla trasparenza e alla sicurezza dei sistemi intelligenti. La conclusione dell’evento sarà affidata al cardinale segretario di Stato Pietro Parolin. Successivamente è previsto l’intervento finale e la benedizione di Papa Leone XIV. L’annuncio della nuova enciclica ha già generato una forte attenzione online. Secondo uno studio realizzato da Arcadia, tra il 17 e il 24 maggio le conversazioni digitali dedicate a “Magnifica humanitas” hanno raccolto 38.598 menzioni. Il picco più alto è stato registrato il 18 maggio, giorno dell’annuncio ufficiale del documento. Il report evidenzia che la keyword “Magnifica Humanitas” ha ottenuto un sentiment positivo dell’86,5%. Le conversazioni online hanno riguardato soprattutto i temi della spiritualità, della tecnologia, della fede e dell’etica digitale. Gli Stati Uniti risultano il Paese con il maggior numero di menzioni, pari al 31,3% del totale, seguiti dall’Italia con il 9,4%. Tra i Paesi più attivi compaiono anche Spagna, Colombia, Argentina, Messico, Brasile, Francia, Regno Unito e Città del Vaticano. L’evento sarà trasmesso in diretta da Tv2000 con uno speciale del programma “Chiesa viva” condotto da Gennaro Ferrara dalle ore 11 del 25 maggio. Sono previsti anche approfondimenti nel Tg2000 e nel Gr di Radio inBlu2000. La diretta sarà disponibile in streaming e on demand sulla piattaforma Play2000.
Google cambia Search con la nuova IA agentica, capace di agire da sola

Google vuole cambiare il modo in cui le persone cercano informazioni online e usare internet. L’azienda americana ha annunciato una nuova fase della propria intelligenza artificiale, chiamata IA agentica, che renderà la Ricerca Google più autonoma e capace di svolgere attività direttamente per gli utenti. La novità è stata presentata durante il Google I/O, l’evento annuale dedicato agli sviluppatori, dal Ceo di Google e Alphabet, Sundar Pichai. Per capire cosa sta cambiando, Google prova a trasformare l’intelligenza artificiale da semplice sistema che risponde alle domande a una sorta di assistente personale digitale. Fino a oggi molti sistemi di IA funzionavano come una chat: l’utente faceva una domanda e il programma rispondeva. L’IA agentica, invece, è progettata per fare un passo in più. Non si limita a parlare con l’utente, ma può anche svolgere compiti, cercare informazioni da sola, organizzare attività e seguire richieste nel tempo. È un po’ come chiedere a una persona di aiutare a preparare una ricerca scolastica. Non si limita a dare una risposta veloce, ma continua a lavorare, controlla dati, organizza le informazioni e aggiorna il lavoro quando serve. Google vuole portare questo sistema dentro Search, il suo motore di ricerca. Secondo l’azienda, la nuova Ricerca sarà capace di lavorare anche in background, cioè senza che l’utente debba restare continuamente davanti allo schermo. “AI Overviews conta ora oltre 2,5 miliardi di utenti attivi mensili. AI Mode ha superato il miliardo di utenti attivi mensili con un volume di richieste che è più che raddoppiato trimestre dopo trimestre dopo il lancio”, ha dichiarato Pichai durante l’evento. Il Ceo ha spiegato anche che oltre 900 milioni di persone utilizzano ogni mese Gemini, l’assistente di intelligenza artificiale sviluppato da Google. La funzione più importante annunciata si chiama Gemini Spark. Google la descrive come un assistente personale attivo “24 ore su 24, 7 giorni su 7”. Secondo l’azienda, questo sistema potrà aiutare le persone a cercare informazioni, organizzare compiti, controllare aggiornamenti e creare strumenti personalizzati per seguire attività nel tempo. Google ha spiegato che la nuova Search potrà creare automaticamente dashboard, promemoria e piccoli strumenti interattivi per aiutare gli utenti nelle attività quotidiane. “La Ricerca sarà più potente e utile che mai”, ha detto Pichai durante la presentazione. La strategia dell’IA agentica non riguarderà solo il motore di ricerca. Google vuole integrare questa tecnologia in molti altri prodotti. Tra le novità presentate c’è Ask YouTube, una funzione che aiuta gli utenti a trovare e riassumere video presenti sulla piattaforma. Arriva anche Docs Live, che permetterà di creare e modificare documenti usando la voce. Google ha annunciato inoltre Google Pics, un sistema per creare e modificare immagini tramite IA, insieme agli strumenti Daily Brief e Flow, progettati per aiutare le persone a organizzare impegni e attività giornaliere. Durante l’evento sono stati presentati anche nuovi modelli di intelligenza artificiale come Gemini 3.5 Flash, Gemini 3.5 Pro e Gemini Omni, capace di lavorare con testo, immagini e video. Google ha inoltre mostrato Antigravity 2.0, una piattaforma che servirà agli sviluppatori per creare agenti autonomi basati sull’intelligenza artificiale. L’azienda ha parlato anche di privacy e sicurezza. Con l’aumento dei contenuti creati dall’IA, Google ha annunciato nuovi strumenti come SynthID e C2PA, sistemi che aiutano a capire se immagini, video o file online sono stati generati artificialmente. Infine Google ha annunciato nuovi occhiali intelligenti con integrazione Gemini. Gli smart glasses arriveranno sul mercato dall’autunno e saranno pensati per competere con i Ray-Ban Meta sviluppati da Meta. Gli occhiali permetteranno agli utenti di ricevere informazioni vocali direttamente nell’orecchio senza usare le mani o guardare continuamente lo smartphone. (In foto, Sundar Pichai)
Trump verso il lancio del T1 Phone: poche prenotazioni, tra ritardi e attacco informatico

Il T1 Phone, lo smartphone promosso da Trump Mobile, la società telefonica legata al marchio di Donald Trump, si prepara al debutto sul mercato americano dopo mesi di rinvii. L’azienda ha annunciato che le spedizioni inizieranno nelle prossime settimane e che i clienti che hanno effettuato i preordini riceveranno presto il dispositivo. A confermarlo è stato il CEO di Trump Mobile, Pat O’Brien, che ha spiegato come il lungo ritardo sia stato necessario per completare gli ultimi controlli sul prodotto e migliorare la qualità finale dello smartphone. Il T1 Phone è un telefono Android presentato come uno dei principali progetti commerciali collegati al marchio Trump nel settore tecnologico. Nelle ultime settimane il dispositivo ha ottenuto diverse certificazioni ufficiali negli Stati Uniti, comprese quelle della FCC e del PTCRB, necessarie per la vendita dei dispositivi elettronici. Il telefono è stato inoltre inserito nell’elenco dei prodotti compatibili con Google Play. Trump Mobile ha pubblicato anche un video promozionale che mostra il design definitivo del dispositivo. Nella confezione saranno inclusi una custodia trasparente, un caricatore e un cavo USB-C con finiture dorate, elementi scelti per richiamare lo stile associato all’immagine dell’ex presidente americano. Nonostante l’avvicinarsi del lancio, il progetto continua però ad affrontare diverse difficoltà. Secondo quanto riportato dal portale specializzato TechCrunch, il numero di acquirenti del T1 Phone sarebbe inferiore alle attese iniziali. In base ai dati trapelati online, i preordini registrati finora sarebbero circa 30mila, una cifra molto più bassa rispetto alle stime diffuse nel 2025 da alcuni analisti di Moneywise, che avevano ipotizzato oltre 590mila prenotazioni con una caparra di 100 dollari per ogni dispositivo. I numeri non sarebbero emersi tramite comunicazioni ufficiali dell’azienda, ma dopo un hackeraggio che avrebbe coinvolto il sito di Trump Mobile. Alcuni dati personali degli utenti registrati sarebbero infatti stati diffusi online dopo un attacco informatico. Secondo le informazioni pubblicate da TechCrunch, alcuni youtuber iscritti alla piattaforma sarebbero stati avvisati da un ricercatore informatico della presenza online dei loro dati sensibili. Uno di loro ha dichiarato che “indirizzo postale, email e praticamente tutto tranne il numero di carta di credito, è stato divulgato”. Trump Mobile ha confermato la violazione attraverso un portavoce, attribuendo però il problema a un fornitore esterno non identificato. Nel frattempo restano anche dubbi su alcune modifiche apportate al progetto durante la lunga fase di sviluppo. Gli ultimi aggiornamenti parlano infatti di un aumento del prezzo rispetto alle informazioni diffuse inizialmente e della rimozione della scritta “Made in Usa” dalla scocca del telefono, slogan utilizzato durante la presentazione del dispositivo.
L’Italia definisce per prima in Europa i profili professionali per l’Intelligenza Artificiale

L’Italia ha pubblicato il 30 aprile la nuova norma UNI 11621-8:2026, il primo standard nazionale in Europa che definisce in modo preciso i profili professionali di chi lavora nel settore dell’Intelligenza Artificiale. Il documento stabilisce regole, competenze e compiti per 12 figure professionali legate all’AI, con l’obiettivo di creare un sistema comune per aziende, pubbliche amministrazioni, scuole e organismi di certificazione. La norma è stata sviluppata dalla Commissione Tecnica UNI/CT 526 – UNINFO, con il coordinamento del Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri e con il contributo della Commissione Tecnica 533 “AI” di UNI. Il testo arriva in una fase di forte sviluppo delle regole europee sull’Intelligenza Artificiale, soprattutto dopo l’approvazione del regolamento europeo AI Act, che richiede sistemi di IA gestiti da persone con competenze adeguate. La nuova norma italiana si collega anche alla Legge 132/2025, che promuove attività di formazione, alfabetizzazione digitale e certificazione delle competenze nel campo dell’AI. In pratica, il documento serve a spiegare chi fa cosa nel mondo dell’Intelligenza Artificiale e quali capacità deve avere ogni professionista. Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’innovazione tecnologica e alla transizione digitale, Alessio Butti, ha dichiarato: “Con la pubblicazione della norma UNI 11621-8:2026, siamo i primi in Europa ad aver rilasciato uno standard, coerente con l’AI Act e con la normativa nazionale, che mira a rafforzare il perimetro delle competenze e le relative responsabilità nell’Intelligenza Artificiale. I 12 profili definiti dalla norma rappresentano uno strumento operativo per imprese, pubbliche amministrazioni e sistema formativo, perché consentono di qualificare e certificare le competenze in modo omogeneo. In questo modo rendiamo più solido e ordinato il percorso di adozione dell’Intelligenza Artificiale, valorizzando le competenze delle persone coinvolte e la capacità del Paese di emergere come protagonista in questa trasformazione”. Per ogni figura professionale la norma definisce missione, compiti principali, risultati attesi, competenze, conoscenze, abilità, nonché indicatori chiave di prestazione (KPI). Il sistema è stato costruito seguendo il modello della UNI 11621-1 ed è allineato all’e-Competence Framework europeo. La norma UNI 11621-8 si rivolge a professionisti ICT, imprese, pubbliche amministrazioni, università, enti di formazione e organismi di certificazione coinvolti nello sviluppo e nell’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale. Ecco i 12 profili professionali: Chief AI Officer (Responsabile dell’IA) AI Consultant (Consulente di IA) AI Product Manager (Responsabile di Prodotto IA) AI Prompt Engineer (Ingegnere Prompt IA) AI Algorithm Engineer (Ingegnere di Algoritmi IA) AI Deep Learning Engineer (Ingegnere di Deep Learning IA) AI Data Engineer (Ingegnere dei Dati IA) AI Data Scientist (Data Scientist IA) AI Security Specialist (Specialista di Sicurezza IA) AI Machine Learning Engineer (Ingegnere di Machine Learning IA) AI Natural Language Processing Engineer (Ingegnere di Elaborazione del Linguaggio Naturale IA) AI Research Scientist (Ricercatore Scientifico IA) (Foto creata con AI)
Agcom porta Google AI Overviews davanti alla Commissione Ue per tutelare gli editori

L’Agcom ha inviato alla Commissione europea una richiesta di valutazione sui servizi Google AI Overviews e AI Mode per verificare una possibile violazione del Digital Services Act. La decisione è arrivata dopo una segnalazione della Fieg, la Federazione Italiana Editori Giornali, che ha contestato il funzionamento dei nuovi strumenti di ricerca basati sull’intelligenza artificiale. L’iniziativa dell’authority guidata da Giacomo Lasorella ha preso avvio da una segnalazione da parte della Federazione Italiana Editori Giornali (Fieg), secondo la quale tali servizi hanno determinato una significativa riduzione della visibilità e reperibilità dei contenuti editoriali in Italia. La Fieg ha presentato un reclamo formale all’Agcom nel suo ruolo di Coordinatore nazionale dei Servizi Digitali contro il servizio AI Overviews di Google. In una nota, la Federazione ha spiegato che una iniziativa simile, promossa da Enpa, è già in corso presso altri Coordinatori dei Servizi Digitali dell’Unione europea. L’obiettivo indicato dagli editori è ottenere dalla Commissione europea l’apertura di un procedimento previsto dal DSA. Il servizio AI Overviews, disponibile in Italia da marzo 2025, utilizza l’intelligenza artificiale per creare automaticamente un riassunto delle informazioni cercate dagli utenti e mostrarlo nella parte alta della pagina dei risultati. Secondo la Fieg, insieme alla funzione AI Mode, questo sistema ridurrebbe il numero di visite ai siti editoriali perché gli utenti riceverebbero direttamente una risposta sintetica senza aprire le pagine originali. “Google stia diventando un ‘traffic killer’”, ha scritto la Fieg in una nota tecnica. “Sta anteponendo le sue risposte AI alle query degli utenti integrandole direttamente nell’elenco dei risultati, senza dover cliccare sulle fonti originali, ossia i siti degli editori”. Secondo gli editori, la riduzione della visibilità dei contenuti potrebbe avere effetti economici sui giornali, soprattutto su quelli più piccoli e indipendenti, perché meno accessi ai siti significherebbero anche minori entrate pubblicitarie. “Stiamo parlando di un prodotto – è il punto sostenuto dalla Fieg – che non solo si pone in diretta concorrenza con i contenuti prodotti dalle aziende editoriali ma che determina anche una riduzione della loro visibilità e reperibilità, e quindi dei relativi introiti pubblicitari, minacciando il loro rifinanziamento”. La federazione ha inoltre segnalato possibili effetti sul pluralismo dell’informazione e sulla libertà di espressione. Tra i punti evidenziati c’è anche il rischio che le risposte generate dall’intelligenza artificiale possano contenere errori, informazioni imprecise oppure contenuti inventati, definiti “allucinazioni”, senza permettere agli utenti di verificare facilmente le fonti originali. Dopo avere acquisito informazioni fornite da Google e avere svolto audizioni con Google, Fieg e Fisc, la Federazione Italiana Settimanali Cattolici, l’Agcom ha deciso di sottoporre il caso alla Commissione europea ai sensi dell’articolo 65 del Digital Services Act. L’Autorità chiede di verificare una possibile violazione degli obblighi previsti per le piattaforme online e i motori di ricerca di grandi dimensioni, in particolare sulle misure di mitigazione dei rischi sistemici, sulla tutela della libertà di informazione e sulla trasparenza dei sistemi di raccomandazione. L’Agcom ha precisato che la decisione è stata approvata con il voto contrario della commissaria Elisa Giomi. Nella stessa seduta del 29 aprile, il Consiglio dell’Autorità ha anche deciso di creare un tavolo permanente di confronto tra Google, eventuali altre piattaforme interessate e gli editori, per sviluppare un dialogo sui temi del copyright, dell’intelligenza artificiale e della tutela del pluralismo dell’informazione. La Fieg ha espresso apprezzamento per la decisione dell’Agcom. Il presidente Andrea Riffeser Monti ha dichiarato che l’iniziativa “giunge al termine di un’istruttoria articolata e approfondita e testimonia l’attenzione dell’Autorità rispetto agli effetti di questi sistemi sul traffico verso i siti editoriali e, più in generale, sulle dinamiche del settore”. La federazione degli editori ha inoltre confermato la disponibilità a partecipare a un confronto con le piattaforme digitali sull’utilizzo dei contenuti editoriali nei sistemi di intelligenza artificiale. “La proposta dell’Agcom di istituire un tavolo permanente di confronto”, ha continuato Riffeser, “rappresenta un elemento distintivo e di rilievo nel panorama europeo e costituisce, nelle more delle iniziative a livello dell’Unione, un segnale operativo di attenzione al settore”. Tra i temi indicati dalla Fieg ci sono la tutela economica dei contenuti editoriali utilizzati per addestrare i sistemi di IA, il rispetto dei meccanismi di opt-out senza penalizzazioni nella visibilità online e l’efficacia degli accordi di licenza anche rispetto alla protezione dei dati personali e della riservatezza. “È importante – ha concluso Riffeser – un approccio regolatorio coerente con l’evoluzione tecnologica, idoneo a garantire equilibrio tra innovazione e tutela dei diritti, a salvaguardia del pluralismo informativo e della sostenibilità del sistema editoriale”. (Foto creata con AI)
Rai Way, eletto nuovo consiglio e approvato il bilancio del 2025

L’assemblea degli azionisti di Rai Way ha eletto il nuovo consiglio di amministrazione per il prossimo triennio e approvato il bilancio 2025 con utile e dividendo per gli azionisti. Il rinnovo degli organi sociali segna l’avvio di un nuovo ciclo gestionale per la società che gestisce le infrastrutture di trasmissione del segnale radiotelevisivo. Secondo quanto comunicato in una nota ufficiale, il nuovo presidente è Enrico Mordillo, che prende il posto di Giuseppe Pasciucco, l’amministratore delegato Roberto Cecatto, Monica Caccavelli, Romano Ciccone, Barbara Morgante, Gian Luca Petrillo, Greta Tellarini, Maria Cristina Vismara, tratti dalla lista di maggioranza presentata dalla Rai, e Salvatore Sardo, in rappresentanza dei fondi di Assogestioni. Nel corso della stessa assemblea, i soci hanno approvato il bilancio d’esercizio 2025 di Rai Way. I conti si sono chiusi con un utile pari a 88,6 milioni di euro. È stata inoltre deliberata la distribuzione di un dividendo di 0,33 euro per azione, destinato agli azionisti. L’assemblea ha dato il via libera anche ad altre decisioni operative e strategiche, come l’approvazione dei compensi per l’anno 2025 e della politica di remunerazione prevista per il 2026. È stato autorizzato inoltre l’acquisto di azioni proprie fino a un massimo del 10% del capitale sociale, una misura che consente alla società di gestire eventuali operazioni sul mercato. Tra i punti approvati figura anche un piano di azionariato diffuso rivolto ai dipendenti.