Sciopero dei giornalisti. Fnsi: “No a chi sostituisce i colleghi che si astengono dal lavoro”

FNSI

La Fnsi ha annunciato che vigilerà in tutta Italia per garantire il diritto di sciopero dei giornalisti che il 28 novembre hanno deciso di fermarsi. L’organizzazione ha spiegato chi farà cosa, dove e quando, indicando che Federazione e Associazioni regionali di Stampa controlleranno ogni redazione in cui saranno previste attività durante lo sciopero, per verificare che nessun collega venga sostituito o invitato a lavorare contro la propria volontà. L’obiettivo dichiarato è tutelare tutti i lavoratori interessati dallo sciopero indetto dalla Fnsi e assicurare il rispetto delle norme previste dalla Costituzione e dallo Statuto dei lavoratori. Il sindacato ricorda che “tuteleremo il diritto allo sciopero, no alla sostituzione dei colleghi che si astengono dal lavoro“, sottolineando che sono considerati comportamenti antisindacali le azioni delle aziende che limitano la possibilità di scegliere liberamente se aderire o meno all’astensione. La Fnsi afferma inoltre di essere pronta a sostenere le Associazioni regionali che vorranno presentare denunce in caso di violazioni, comprese quelle rivolte alle redazioni che dovessero pubblicare giornali, agenzie, siti o telegiornali sostituendo i giornalisti in sciopero con collaboratori, partite Iva o pensionati. Tra le condotte contestate rientra anche la “precettazione” al lavoro dei colleghi, cioè il tentativo di convincere capi o vice capi di settore a non partecipare allo sciopero “per immaginari doveri legati al ruolo e alla funzione”. La Fnsi richiama poi una recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 29740/2025) che ha esaminato il rapporto tra diritto di sciopero e libertà economica dell’azienda, stabilendo che le misure adottate dal datore di lavoro non possono limitare l’esercizio dello sciopero. I giudici hanno riconosciuto come antisindacale il comportamento di un’azienda che, per evitare danni economici durante l’astensione, aveva dato indicazioni al personale considerate in contrasto con l’art. 28 dello Statuto dei lavoratori. La Fnsi ricorda quindi che qualsiasi azione aziendale che imponga un’attività lavorativa o che riduca la facoltà del lavoratore di aderire allo sciopero è considerata illegittima. Per questo, il sindacato invita colleghi e aziende a rispettare le regole e annuncia controlli e segnalazioni qualora si presentino comportamenti in contrasto con la normativa vigente.

I giornalisti scendono in piazza per il rinnovo del contratto

Alessandra Costante FNSI

Giovedì 27 novembre, alle 10, il Consiglio nazionale della Fnsi si riunirà in piazza dei Santi Apostoli a Roma per aprire ufficialmente la mobilitazione per il rinnovo del contratto nazionale Fnsi-Fieg, scaduto nel 2016. L’incontro coinvolgerà i rappresentanti dell’Esecutivo del Cnog, dell’Unione nazionale giornalisti pensionati, dell’Usigrai e i delegati di Inpgi e Casagit, che affiancheranno le Associazioni regionali di Stampa in un momento considerato il cuore organizzativo della protesta.  Le iniziative del 27 novembre anticipano lo sciopero nazionale proclamato per il giorno successivo e preparano le manifestazioni previste nelle città italiane, sostenute dai Comitati di redazione e dagli Ordini regionali dei giornalisti. L’appuntamento romano sarà accompagnato dagli hashtag #IlNostroLavoroVale e #GiornalismoDignità, che riassumono il senso della mobilitazione e guideranno la comunicazione pubblica della giornata. A Milano i giornalisti si ritroveranno in piazza 25 Aprile dalle 11, in un presidio organizzato dall’Associazione Lombarda dei Giornalisti. Il sindacato regionale spiega: “Siamo la categoria di lavoratori che, per colpa degli editori, non ha ancora sottoscritto un contratto di lavoro all’altezza dei tempi: adeguato nelle retribuzioni, moderno nelle regole, che tuteli i giovani e sia proiettato verso nuovi modelli di informazione”. A Bologna la manifestazione dell’Aser vedrà la partecipazione del Sindacato giornalisti del Trentino-Alto Adige, del Sigim e del Sindacato giornalisti Veneto, con iniziative che dureranno per tutta la mattinata. A Genova l’Associazione Ligure dei Giornalisti e l’Ordine regionale hanno convocato un presidio davanti alla Prefettura, in Largo Eros Lanfranco, alle 10.30. A Firenze la protesta sarà davanti alla sede Rai, in Largo Ettore Bernabei, dalle 11, con la presenza dei Comitati di redazione, dei fiduciari della Consulta sindacale, dei rappresentanti dell’Associazione Stampa Toscana e dei gruppi regionali dei pensionati e dei giornalisti sportivi. A Napoli l’appuntamento è alle 11.30 a largo Berlinguer. Il Sugc annuncia il riposizionamento del banner dedicato a Mario Paciolla e ricorda le parole del presidente Mattarella: “Il contratto di lavoro dei giornalisti costituisce il primo elemento dell’autonomia della categoria”. A Torino l’Associazione Stampa Subalpina sarà in piazza Carignano dalle 11 alle 12 “per manifestare a sostegno dello sciopero nazionale proclamato dalla Fnsi”. “Il nostro lavoro vale”, aggiunge l’Assostampa, invitando i colleghi a partecipare. A Cagliari il presidio è previsto alle 10.30 in via Barone Rossi, davanti alla sede dell’Assostampa e dell’Ordine regionale, in un momento di confronto anche con i cittadini. A Potenza l’Associazione della Stampa di Basilicata ha convocato un presidio alle 10.30 in piazza Mario Pagano, segnalando che “in molte aree del Paese, soprattutto nel Mezzogiorno, è in atto una vera e propria desertificazione dell’informazione”. A Pescara il Sindacato giornalisti abruzzesi sarà in piazza Salotto alle 10: “La mobilitazione riguarda tutti, dipendenti, autonomi, precari, pensionati. Perché questa non è solo una vertenza di categoria, ma la difesa del diritto dei cittadini a un’informazione corretta e libera”. A Perugia l’Associazione Stampa Umbra manifesterà in piazza Italia dalle 9, insieme all’Ordine dei Giornalisti e ad altre associazioni “per chiedere diritti salariali, innovazione e fine del precariato”. L’associazione avverte: “La luce dell’informazione e del pluralismo si sta spegnendo”. Ad Aosta l’Associazione Stampa Valdostana sarà in piazza Albert Deffeyes alle 11.30, davanti al Palazzo regionale, con delegazioni di Cgil, Cisl, Savt e Uil. (In foto, Alessandra Costante, segretaria generale FNSI)

Corriere della Sera accusato da Zakharova di far parte della “mafia mondiale”

Maria Zakharova

La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha accusato oggi il quotidiano italiano Corriere della Sera, sostenendo che farebbe parte di una presunta “mafia mondiale” che, secondo lei, proteggerebbe il governo ucraino. La dichiarazione è arrivata dalla Russia, dove Zakharova ha riferito che “recentemente il quotidiano italiano Corriere della Sera si è rifiutato di pubblicare un’intervista a Sergei Lavrov, in cui il ministro riportava, tra l’altro, fatti che dimostrano la natura neonazista del regime di Kiev”. L’episodio citato riguarda un’intervista che il ministero degli Esteri russo aveva proposto dopo aver ricevuto le domande del giornale. Il ministero aveva inviato una risposta molto lunga, con numerose accuse verso l’Ucraina e altri Paesi, e non aveva accettato richieste di chiarimento o possibilità di confronto. Il quotidiano aveva quindi scelto di non pubblicare il materiale. Non è la prima volta che Zakharova critica media italiani o occidentali, “essendo evidentemente poco abituata alla democrazia e di conseguenza a una stampa libera e indipendente”. Il Corriere della Sera ha replicato, affermando: “Ancora una volta ci vediamo costretti a ripetere che non prendiamo lezioni da un Paese dove la libertà di espressione e di dissenso è ormai cancellata”. (In foto, Maria Zakharova)

La Stampa, Gino Cecchettin direttore per un giorno, nella ricorrenza contro la violenza sulle donne

Gino e Giulia Cecchettin

Gino Cecchettin guiderà La Stampa come direttore per un giorno in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, firmando un numero speciale dedicato alla sensibilizzazione sul tema. L’iniziativa nasce per portare nelle pagine del quotidiano l’esperienza diretta di un padre che, l’11 novembre 2023, ha perso la figlia Giulia, 22 anni, uccisa dall’ex fidanzato a Fossò. La redazione ha scelto di affidargli la direzione simbolica dell’edizione del 25 novembre per costruire insieme un giornale che renda più accessibili informazioni, strumenti e testimonianze sulla violenza di genere. Nell’edizione speciale verrà distribuita la guida “Facciamo rumore”, pensata per aiutare chi vive situazioni di rischio e per spiegare a chi osserva come riconoscere segnali e comportamenti utili. La guida, accompagnata da una spilla con la stessa frase, riprende l’espressione usata da Elena Cecchettin, sorella di Giulia, per incoraggiare la reazione pubblica contro il silenzio che spesso circonda i casi di violenza. Il materiale allegato offre indicazioni chiare e immediate, con un linguaggio semplice per raggiungere lettori di tutte le età. Tra le informazioni principali c’è il “Signal for Help”, un gesto silenzioso che consente di chiedere aiuto senza attirare l’attenzione dell’aggressore. Il movimento è composto da tre passaggi: alzare la mano con il palmo in avanti, piegare il pollice verso l’interno, chiudere le altre dita sopra il pollice. La guida illustra quando può essere usato e come chi lo vede può intervenire in sicurezza, ricordando che la priorità è evitare azioni dirette che potrebbero esporre a rischi. La raccomandazione è di chiamare il 112 indicando di aver visto il segnale e, una volta possibile, contattare il 1522, numero nazionale antiviolenza e antistalking attivo 24 ore su 24. Il documento contiene inoltre i riferimenti dei Centri antiviolenza di Torino e provincia. L’iniziativa arriva in un momento in cui i nuovi dati raccolti da Eurostat, aggiornati a marzo 2024, mostrano che una donna su tre nell’Unione Europea ha subito nel corso della vita violenza fisica, minacce e/o violenza sessuale. Le percentuali indicano che il 13% ha subito violenza fisica o minacce senza componenti sessuali, mentre il 17% ha vissuto episodi di violenza sessuale. Numeri che continuano a delineare un fenomeno diffuso e radicato. Nel numero diretto da Gino Cecchettin saranno presenti storie, dati, interventi specialistici e testimonianze raccolte per offrire ai lettori un quadro chiaro della situazione, con l’obiettivo di rendere l’informazione uno strumento di supporto concreto. (In foto, Gino e Giulia Cecchettin)

L’editore del Daily Mail punta al controllo del Telegraph per 500 milioni di sterline

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L’editore del gruppo di Lord Rothermere comunica di aver firmato nel Regno Unito un accordo con il fondo americano RedBird per acquistare il Telegraph, definendo il prezzo, i protagonisti, le ragioni dell’operazione e il possibile impatto sul settore dei media. Il Daily Mail General Trust (DMGT) spiega in una nota: “Dmgt ha firmato un accordo con Redbird IMI per l’acquisizione di Telegraph Media Group per 500 milioni di sterline”, sottolineando l’obiettivo di definire l’intesa “rapidamente”. Secondo l’editore, questa operazione darebbe “la fiducia” di cui i dipendenti del quotidiano “hanno bisogno”, offrendo una prospettiva di “prosperità sostenibile sulla scena mondiale”. L’operazione dovrà essere esaminata dalle autorità Antitrust, che potranno richiedere la cessione di alcuni asset prima dell’autorizzazione finale. Il gruppo DMGT, proprietario anche dei quotidiani Daily Mail e Metro, aveva mostrato interesse per il Telegraph con l’idea di avvicinare due grandi testate rivolte a un pubblico conservatore. L’eventuale creazione di un nuovo polo mediatico potrebbe ridisegnare gli equilibri nel panorama dell’informazione del Regno Unito, in un contesto politico in cui crescono partiti e movimenti che stanno modificando la distribuzione del consenso elettorale. Il processo di vendita del Telegraph è stato caratterizzato da numerosi passaggi. Il fondo guidato da Gerry Cardinale aveva scelto di non proseguire nella propria offerta, riaprendo il dossier. Il quotidiano, di proprietà della famiglia Barclay dal 2004, era stato messo in vendita dalla banca Lloyds per coprire debiti particolarmente elevati. Successivamente, la joint venture RedBird IMI, sostenuta anche da un fondo con sede ad Abu Dhabi, aveva già raggiunto un accordo con i Barclay e ripagato il debito, ottenendo un’opzione per assumere il controllo della testata. La prospettiva che un gruppo legato a uno stato straniero potesse guidare uno dei giornali più influenti del paese aveva sollevato l’interesse delle istituzioni, che avevano scelto di intervenire con una normativa volta a limitare l’ingresso diretto di soggetti statali esteri nel settore dei media britannici.

Dove nascono le fake news: immagini realistiche ma inventate fatte con l’AI

Casa Bianca in famme fake

Nei test fatti nelle ultime ore online, chi ha provato l’app Gemini, il sistema di intelligenza artificiale creato da Google, ha scoperto che può generare immagini molto delicate senza quasi nessun blocco. Queste prove mostrano che cosa l’AI può fare, chi le ha testate, dove è successo, quando è avvenuto e perché questo rappresenta un rischio per il giornalismo e per la diffusione di fake news. I test sono stati fatti usando Nano Banana Pro, un programma gratuito che chiunque può usare nel mondo e che permette di creare immagini con l’aiuto di Gemini. Per capire meglio: Gemini è il “cervello” dell’app, cioè l’intelligenza artificiale che interpreta le richieste e crea le immagini. Nano Banana Pro è invece lo strumento che permette agli utenti di usare Gemini per generare figure, scene e personaggi. Funziona un po’ come un artista che disegna tutto quello che gli viene chiesto, anche se non dovrebbe farlo. Durante i test, chi utilizzava Nano Banana Pro ha scoperto che era possibile ottenere senza ostacoli immagini molto sensibili. L’app ha creato scene come “un aereo che si schianta contro le Torri Gemelle” o “un uomo con un fucile tra i cespugli di Dealey Plaza”, cioè luoghi legati a eventi storici dolorosi o discussi. Le immagini venivano prodotte sia in versione cartoon, sia in modo molto realistico, tanto che potrebbero essere scambiate per fotografie vere da chi le vede sui social. La cosa sorprendente è che l’app capiva da sola a quali eventi ci si riferiva, anche se gli utenti non menzionavano parole come “11 settembre” o “JFK”. A volte, il sistema ha persino aggiunto date o dettagli dell’epoca, come abiti o auto, proprio come farebbe un illustratore esperto. I test hanno mostrato anche che l’app non blocca immagini con personaggi famosi inseriti in momenti reali della storia. Sono state generate figure come Paperino nella metropolitana di Londra durante gli attentati del 7 luglio 2005, Pikachu nella piazza Tienanmen, oppure Topolino, Patrick e SpongeBob rappresentati in scene che imitano eventi tragici o storici. Un’altra richiesta — “Mostra la Casa Bianca in fiamme con squadre di emergenza in azione” — ha prodotto un’immagine che sembrava una situazione reale a Washington. Per chi la vede fuori contesto, potrebbe sembrare una notizia vera, anche se non lo è. Queste immagini non mostravano sangue o violenza diretta, ma violavano regole di copyright, confondevano la memoria storica e creavano situazioni completamente inventate. Per il giornalismo questo è un problema serio, perché immagini così realistiche possono essere scambiate per fatti veri e usate per diffondere fake news che si diffondono molto velocemente online. Google, che nelle sue linee guida afferma che “l’obiettivo dell’app Gemini è di essere il più possibile utile per gli utenti, evitando al contempo contenuti che potrebbero causare danni o offese nella vita reale”, secondo quanto riportato, non avrebbe ancora risposto alla richiesta di commento su quanto accaduto. Per chi lavora con le notizie, questi test mostrano che sarà sempre più importante verificare ciò che circola in rete, perché immagini generate dall’AI possono sembrare vere anche quando non lo sono.

Angelucci ridefinisce le direzioni: Cerno al Giornale, Capezzone al Tempo

Cerno e Capezzone

Il 1° dicembre, nel gruppo editoriale che fa capo all’imprenditore Antonio Angelucci, cambia chi dirige due dei suoi quotidiani più importanti: Tommaso Cerno diventerà direttore del Giornale al posto di Alessandro Sallusti, mentre la guida del Tempo, finora affidata allo stesso Cerno, potrebbe passare a Daniele Capezzone, oggi direttore editoriale di Libero. Il gruppo conferma invece la direzione di Mario Sechi a Libero, che quindi non subirà modifiche. La scelta di affidare Il Giornale a Cerno arriva dopo mesi in cui si parlava di un possibile riassetto interno. Cerno, udinese e cinquantenne, è considerato la figura più spostata sulla scacchiera editoriale del gruppo. La sua carriera è iniziata al Messaggero Veneto, poi è passato a L’Espresso, che ha diretto nel 2016. In seguito è diventato condirettore di Repubblica e, successivamente, parlamentare del Partito Democratico. Negli ultimi anni si è gradualmente spostato verso quotidiani dell’area centrodestra, fino ad approdare al Tempo. Secondo quanto filtrato, Sallusti avrebbe rifiutato il ruolo di direttore editoriale del Giornale, oggi nelle mani di Vittorio Feltri, e per lui potrebbe aprirsi una presenza più stabile negli studi televisivi di Mediaset come analista-commentatore. Le discussioni interne sulla sua uscita dal gruppo avevano generato reazioni, tra cui quelle attribuite proprio a Feltri, e per questo gli editori avevano inizialmente frenato. Ora però il passaggio a Cerno diventa operativo. Durante il suo anno e otto mesi alla guida del Tempo, Cerno è stato descritto come un direttore molto energico, capace di introdurre nuovi ritmi e idee che hanno riportato attenzione su una testata considerata in difficoltà. Il suo metodo di lavoro è definito “solista”: costruisce il giornale seguendo intuizioni personali, senza sempre condividerle in anticipo con la redazione, che comunque riconosce il suo impegno. In un recente incontro pubblico, Cerno ha spiegato come secondo lui sia cambiato il lavoro dei giornalisti: “prima il giornale andava in cerca della notizia, ora la notizia arriva anche al giornale via social network e il valore aggiunto del giornalista non è più nel riportarla così com’è, ma solo nell’approfondimento e nella testimonianza personale”. Ha aggiunto che il compito dei quotidiani è “selezionare le notizie e scegliere quelle che vanno approfondite”, perché devono raccontare qualcosa che non si trova già nei flussi online. Per lui, i giornalisti devono “tornare a essere testimoni diretti”.

Falsi e pressioni sull’intervista a Diana: esce “Dianarama”, il libro che scuote la BBC

Intervista Lady D

“La BBC ha ucciso Diana?” è la domanda che torna oggi sulle prime pagine britanniche dopo l’uscita di “Dianarama”, il libro con cui l’ex reporter Andy Webb ricostruisce, con documenti finora inediti, come l’intervista del 1995 alla principessa Diana sarebbe nata da una catena di falsi, pressioni e omissioni interne all’emittente pubblica. Il volume, pubblicato questa settimana nel Regno Unito, riapre un caso che da trent’anni scuote l’immagine della BBC e mette in discussione il comportamento del giornalista Martin Bashir, autore dell’incontro trasmesso dal programma Panorama. Webb documenta come Bashir avrebbe mostrato a Earl Spencer, fratello di Diana, estratti bancari falsificati per far credere che persone vicine alla principessa fossero pagate dai servizi di sicurezza per sorvegliarla. Secondo l’autore, queste informazioni – poi rivelatesi prive di fondamento – avrebbero convinto Diana che la sua vita e quella dei figli fossero al centro di complotti, alimentando un clima di paura in un momento già segnato dalla separazione dall’allora principe Carlo. Nel libro si sostiene che alla principessa sarebbe stato riferito che Carlo avesse una relazione con la baby sitter dei figli, Tiggy Legge-Bourke, e che persino il giovane William fosse spiato attraverso un orologio progettato per registrare le conversazioni. Il volume riporta testimonianze che negli anni hanno contribuito a tenere aperto il dibattito sulla vicenda. Il principe Harry dichiarò: “Nostra madre ha perso la vita a causa di ciò”. Una terapista vicina a Diana affermò di ritenere Bashir “totalmente responsabile per la morte di Diana”. Webb inserisce queste frasi come parte del quadro storico, senza attribuire interpretazioni personali. Nel libro compare anche il racconto del grafico Matt Wiessler, incaricato da Bashir di realizzare inconsapevolmente i documenti falsi: l’uomo ricorda di essersi recato, all’alba del 1997, davanti a Buckingham Palace, convinto di avere avuto «un ruolo» negli eventi che avevano segnato la vita della principessa. Una delle parti centrali del libro riguarda la gestione della vicenda da parte della BBC. Secondo Webb, l’emittente avrebbe per anni mantenuto negli archivi materiali incompleti, svolto verifiche insufficienti e protetto la versione ufficiale dell’intervista. Nel 2021, l’ex giudice della Corte Suprema Lord Dyson definì l’indagine interna del 1996 “deplorevole e inefficace”, un giudizio che la BBC ha successivamente accettato integralmente, presentando scuse pubbliche e procedendo a risarcimenti. Webb ricostruisce anche i contatti tra Earl Spencer e l’emittente, sostenendo che nel 2020 il fratello di Diana avrebbe fornito nuovi dettagli sul contenuto delle conversazioni avute con Bashir nel 1995. Il libro cita inoltre una fonte anonima secondo cui il principe William, definito “un antagonista implacabile”, starebbe “prendendo provvedimenti per scoprire” ogni elemento ancora poco chiaro sul caso, avvalendosi di persone incaricate di approfondire il dossier. William aveva già dichiarato pubblicamente che l’intervista contribuì ad aggravare la solitudine della madre. Le rivelazioni arrivano mentre la BBC è impegnata a rispondere ad altre contestazioni legate alla manipolazione del montaggio di un discorso di Donald Trump, episodio che ha portato l’emittente ad affrontare una nuova ondata di critiche.

Il Sole 24Ore chiude gli eventi per i suoi 160 anni con un concerto nel Duomo di Milano

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Il Sole 24 Ore ha celebrato ieri sera a Milano i suoi 160 anni con un concerto speciale diretto dal Maestro Lorenzo Viotti, che ha guidato la Filarmonica della Scala sotto le arcate del Duomo, offrendo al pubblico un evento accessibile anche in streaming. L’iniziativa, organizzata grazie all’ospitalità della Veneranda Fabbrica del Duomo, ha portato in scena la Ciaccona dalla Partita n. 2 in re minore BWV 1004 di Johann Sebastian Bach e la Sinfonia n. 5 in mi minore op. 64 di Pëtr Il’ič Čajkovskij, scelte per segnare il momento conclusivo di un anno intero di celebrazioni. L’appuntamento, sostenuto da UniCredit come main partner e da Berlucchi Franciacorta come event partner, ha riunito numerosi ospiti. Tra loro, in veste di ospitante, monsignor Gianantonio Borgonovo, arciprete del Duomo di Milano, che ha dichiarato: “La Veneranda Fabbrica del Duomo e il Capitolo Metropolitano, custodi del Mistero che il Duomo non cessa di manifestare nel cuore della Civitas milanese, accolgono con gioia questo concerto, per celebrare insieme i primi 160 anni de Il Sole 24 Ore. La Filarmonica della Scala, con il rigore sacro della Ciaccona di Bach e la monumentalità della Sinfonia n. 5 di Čajkovskij che si confronta con il tema del fato, ci invita alla riflessione. Ad multos annos!”. Il coordinatore artistico della Filarmonica, Damiano Cottalasso, ha sottolineato il valore del luogo ricordando il “Duomo, che insieme al Teatro alla Scala incarna l’essenza di Milano e il suo tratto distintivo più profondo. L’immensità dello spazio e la dimensione sacra trasformano ogni esecuzione, rendendola sempre un momento particolare, questa volta anche come omaggio al giornale che da oltre un secolo e mezzo racconta la storia, l’economia, la cultura del Paese”. Nel corso della serata è stato ricordato il lungo percorso del giornale, fondato nel 1865. La presidente del Gruppo 24 Ore, Maria Carmela Colaiacovo, ha affermato: “Dal 1865 a oggi, attraversando tre secoli, non ha mai tradito la propria missione: essere un presidio di autorevolezza, indipendenza e competenza al servizio di imprese, istituzioni, professionisti e di tutti i cittadini. Siamo orgogliosi di celebrare 160 anni di storia con un concerto speciale nella suggestiva cornice del Duomo insieme ai nostri stakeholder e lettori: una comunità che si riconosce nel valore imprescindibile di un’informazione di qualità come bene essenziale per il Paese”. L’amministratore delegato del Gruppo 24 Ore, Federico Silvestri, ha evidenziato il valore simbolico dell’evento: “Il concerto esclusivo della Filarmonica della Scala in Duomo – sottolinea l’ad del Gruppo 24 Ore, Federico Silvestri – rappresenta il culmine di un intero anno di iniziative dedicate a celebrare la storia e l’evoluzione del nostro giornale e il suo ruolo nel sistema economico, culturale e informativo del Paese. In questi 160 anni abbiamo costruito un patrimonio di credibilità che è il nostro bene più prezioso e che sarà il faro che ci guiderà anche per il futuro. Viviamo quindi questo anniversario con un forte senso di responsabilità e, soprattutto, uno straordinario stimolo a proiettarci nelle sfide future, mantenendo sempre elevata la qualità del nostro ecosistema informativo capace di generare un grande valore per il Sistema Paese”. A chiudere la serata gli interventi dedicati al lavoro giornalistico. Il direttore del Sole 24 Ore, Fabio Tamburini, ha osservato: “Diciamo, senza timore di smentita che in 160 anni di vita Il Sole 24 Ore ne ha viste di tutti i colori. Ci sono stati anni splendidi e altri maledetti. Inutile perdersi in dettagli. L’augurio, per i prossimi 160 anni, è che siano sempre migliori. Di sicuro l’impegno è a continuare il lavoro quotidiano nella ricerca di notizie che i lettori non conoscano già, d’interviste non banali e di analisi degne di essere lette. Sempre all’insegna della dialettica, mai forzando i fatti in funzione delle opinioni”. (In foto, il direttore Fabio Tamburini)

Sky News prepara l’era delle ricerche “video-first”: l’AI cambierà come troviamo le notizie

David Rhodes

Al Web Summit di Lisbona Sky News ha annunciato un passo strategico che potrebbe ridefinire il modo in cui il pubblico scopre e consulta le notizie online: l’integrazione della ricerca semantica nel proprio archivio video, con l’obiettivo di renderlo pienamente compatibile con un futuro in cui le ricerche saranno mediate dalle intelligenze artificiali e restituiranno risultati direttamente in formato video, anziché in semplici elenchi di link. L’annuncio è arrivato durante un panel organizzato da Press Gazette che ha riunito David Rhodes, presidente esecutivo di Sky News, Rachel Corp, CEO di ITN, e Pedro Vargas David, presidente di Euronews. Al centro del confronto, l’impatto dell’AI sulle redazioni e il cambiamento delle abitudini di fruizione delle notizie. Rhodes ha descritto la strategia “video-first” rientrante nel piano Sky 2030, partendo da un dato significativo: “Negli ultimi sette giorni abbiamo registrato 100 milioni di visualizzazioni su TikTok”. Una cifra che conferma come piattaforme come TikTok e YouTube siano ormai centrali nella distribuzione delle notizie. Secondo Rhodes, il prossimo cambiamento riguarderà la ricerca stessa: “dobbiamo prepararci a un mondo in cui chiedi e ottieni un risultato video”. Per arrivarci, Sky sta collaborando con Prorata e Arc XP per integrare una ricerca semantica avanzata che permetta all’AI di “capire” il contenuto dell’intero archivio, non solo titoli e descrizioni. Pedro Vargas David ha raccontato come l’intelligenza artificiale stia già trasformando in concreto il lavoro dei reporter. Oggi, ha spiegato, è possibile creare servizi completi con “tre iPhone e un treppiede”, mentre la traduzione e l’adattamento dei contenuti nelle 19 lingue dell’emittente sono in buona parte automatizzati: “l’intelligenza artificiale ha liberato molto tempo giornalistico per creare storie vere e proprie, anziché dover tradurre e adattare”. ITN, che produce i notiziari per Channel 4, ITV e Channel 5, sta ottenendo qualche ricavo dal digitale, ma non abbastanza per compensare la perdita dei finanziamenti tradizionali. Corp spiega che la priorità è raggiungere il pubblico ovunque, anche se piattaforme come TikTok non generano entrate significative. ITN sta già usando l’intelligenza artificiale per attività pratiche in produzione, come il controllo ortografico e la ricerca di immagini d’archivio, per rendere il lavoro più efficiente. (In foto, David Rhodes)