I gruppi editoriali giapponesi Nikkei e Asahi denunciano Perplexity AI per violazioni di copyright

Due grandi gruppi editoriali giapponesi, Nikkei e Asahi Shimbun, hanno presentato congiuntamente una causa legale contro Perplexity AI presso il tribunale distrettuale di Tokyo. L’azione, annunciata ieri, riguarda presunte violazioni di copyright legate all’utilizzo non autorizzato di contenuti giornalistici da parte della piattaforma basata su intelligenza artificiale generativa. Secondo i due editori, la società statunitense avrebbe copiato e archiviato senza consenso articoli e materiali presenti sui loro server, ignorando specifiche misure di protezione tecnica predisposte per impedirne l’uso. I gruppi sostengono che le risposte fornite da Perplexity contengano informazioni errate attribuite in modo improprio a loro testate, con il rischio di danneggiare la credibilità delle fonti originali. Entrambi chiedono risarcimenti pari a 2,2 miliardi di yen ciascuno, equivalenti a circa 15 milioni di dollari, e la cancellazione dei contenuti già acquisiti. In un comunicato ufficiale, Nikkei e Asahi Shimbun hanno definito l’operato di Perplexity come un “free riding su larga scala”, sottolineando che la piattaforma avrebbe sfruttato “il lavoro giornalistico altrui senza alcun compenso”. Il caso giunge in un contesto di crescente tensione tra editori e società di intelligenza artificiale. Negli ultimi mesi, numerose realtà del settore, tra cui New York Times, Condé Nast, BBC e Dow Jones, hanno intrapreso azioni simili contro aziende come OpenAI, Microsoft e Perplexity, accusandole di utilizzare articoli giornalistici per addestrare i propri modelli linguistici e generare risposte senza riconoscere compensi né attribuire correttamente le fonti. In Giappone, anche lo Yomiuri Shimbun aveva già avviato un procedimento contro Perplexity, rafforzando il fronte legale contro le piattaforme basate su AI. Perplexity, che conta oltre 30 milioni di utenti – per la maggior parte negli Stati Uniti – non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito alla nuova causa. L’azienda ha tuttavia iniziato a proporre accordi di revenue sharing con alcuni editori internazionali, come Time, Fortune e Der Spiegel. Questi contratti prevedono compensi diretti per gli editori ogni volta che i loro articoli vengono citati come fonte nei contenuti generati dalla piattaforma. Secondo esperti legali giapponesi, questi procedimenti rappresentano “casi di prova” che potrebbero stabilire nuovi parametri per la tutela del copyright nell’era dell’intelligenza artificiale. Kensaku Fukui, avvocato specializzato in diritto d’autore, ha spiegato che “il diritto d’autore sia in un certo senso permissivo per quanto riguarda l’addestramento dell’intelligenza artificiale per opere protette da copyright esistenti… ci sono alcune restrizioni”.
Attacco a Gaza, giornalisti tra le vittime del raid israeliano

Un attacco israeliano con un drone kamikaze ha colpito il complesso ospedaliero Nasser di Khan Younis, nella Striscia di Gaza, causando la morte di 19 persone, tra cui diversi giornalisti e operatori dei media. L’episodio è avvenuto nella giornata di ieri e il numero delle vittime potrebbe aumentare, secondo fonti locali. Tra i reporter deceduti figurano Hossam al-Masri, cameraman della Reuters, Moaz Abu Taha, collaboratore freelance della stessa agenzia, Mohammed Salam, fotoreporter di Al Jazeera, Mariam Abu Daqa, video-reporter freelance per l’Associated Press e Independent Arabic, e Ahmed Abu Aziz, collaboratore di Quds Feed Network. Un altro fotoreporter della Reuters, Hatem Khaled, è rimasto ferito e versa in gravi condizioni. La Reuters ha confermato la morte di al-Masri, spiegando che stava documentando l’attacco in diretta. “Il video si è improvvisamente interrotto nel momento dell’attacco iniziale, come mostrano le immagini della Reuters”, ha scritto l’agenzia. L’Associated Press ha ricordato Mariam Abu Daqa sottolineando che “il suo lavoro recente includeva storie toccanti di bambini affamati e malnutriti a Gaza”. L’agenzia ha dichiarato di fare “tutto il possibile per garantire la sicurezza dei nostri giornalisti a Gaza”. Il sindacato dei giornalisti palestinesi ha definito l’operazione “un nuovo terribile massacro contro la stampa palestinese” e ha riferito che, oltre ai quattro reporter uccisi, ci sono diversi feriti tra cui i fotografi Hatem Omar e Jamal Badah. Secondo il sindacato, dall’inizio del conflitto sono “più di 244” i giornalisti e operatori dei media rimasti uccisi nella Striscia di Gaza. In una nota, l’organizzazione accusa l’esercito israeliano di voler “colpire la voce libera, la telecamera testimone e i cavalieri della parola”. Anche la ONG internazionale Reporter senza frontiere (Rsf) ha espresso preoccupazione. “Stanno facendo tutto il possibile per mettere a tacere le voci indipendenti che cercano di riferire su Gaza”, ha dichiarato il direttore generale Thibaut Bruttin, sottolineando che si tratta di “un regresso senza precedenti” per la sicurezza dei giornalisti. L’esercito israeliano ha annunciato l’apertura di un’indagine interna sul duplice attacco, respingendo le accuse di voler colpire volontariamente la stampa. “Il Capo di Stato Maggiore ha ordinato un’indagine preliminare il prima possibile”, si legge in un comunicato diffuso su Telegram. “L’Idf si rammarica per eventuali danni a persone non coinvolte e non prende di mira i giornalisti in quanto tali”. Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, che ha dichiarato: “Crediamo che sia giusto garantire l’incolumità dei giornalisti ed è giusto che possano compiere il loro lavoro anche nella Striscia di Gaza”. Tajani ha ricordato che l’Italia “ha già approvato un documento congiunto con altri Paesi” a tutela della libertà di stampa. Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti e la Federazione degli Ordini dei Medici hanno diffuso una dichiarazione congiunta, denunciando “ancora un raid mirato su un ospedale, con giornalisti, operatori sanitari e pazienti tra le vittime”. Entrambe le organizzazioni hanno chiesto alla comunità internazionale di “garantire l’agibilità della stampa e consentire ai medici di svolgere il proprio mestiere”. Nel frattempo, prosegue la raccolta fondi organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti a sostegno dei reporter palestinesi e delle famiglie delle vittime.
Giappone e India dominano la classifica mondiale dei giornali

La diffusione dei quotidiani nel mondo continua a registrare numeri elevati in alcuni Paesi, nonostante il calo generale della stampa cartacea. Secondo gli ultimi dati di Press Gazette, Giappone e India dominano la classifica globale, confermando l’importanza culturale e sociale della lettura dei giornali in questi Paesi. Lo Yomiuri Shimbun è oggi il quotidiano più diffuso al mondo, con una tiratura media di 6,2 milioni di copie per l’edizione mattutina e 1,5 milioni per quella serale, come certificato dall’ABC per il 2023. Pubblicato in Giappone, il giornale guida la classifica globale dei quotidiani cartacei con la maggiore diffusione. Il Giappone, con 123 milioni di abitanti, è il dodicesimo Paese più popoloso al mondo, ma resta leader nella circolazione dei quotidiani. Al secondo posto si colloca l’Asahi Shimbun, anch’esso giapponese, con 3.568.000 copie giornaliere nell’edizione mattutina e 1,1 milioni in quella serale. A seguire, il quotidiano indiano Dainik Bhaskar registra 3.567.000 copie al giorno, posizionandosi di pochissimo dietro Asahi. L’unico altro giornale che supera le 3 milioni di copie è il People’s Daily, organo ufficiale del Partito Comunista Cinese, che dichiara una tiratura internazionale complessiva di circa tre milioni di copie, dato confermato anche da altre fonti, tra cui State Media Monitor. La classifica mondiale evidenzia un dominio di Giappone e India, con la maggioranza dei titoli presenti nella top ten. In India, con una popolazione di 1,5 miliardi di persone, la diffusione dei giornali resta elevata, mentre in Giappone incide fortemente la cultura della lettura e la consegna a domicilio delle edizioni mattutine e serali. Secondo il Guinness World Records, nel 2010 lo Yomiuri Shimbun raggiunse un record storico di 10 milioni di copie per l’edizione mattutina e 3,5 milioni per quella serale. Fuori dalla top ten, i principali quotidiani europei e americani restano distanti. Nel Regno Unito, il Daily Mail è il più venduto con 627.000 copie, mentre negli Stati Uniti guida il Wall Street Journal con 473.000 copie giornaliere. USA Today ne vende poco più di 100.000 al giorno. Anche il Bild in Germania è sceso sotto il milione di copie, mentre The Sun si aggira intorno alle 600.000 copie quotidiane. In Indonesia, Kompas distribuisce circa 300.000 copie, mentre in Pakistan il Daily Jang registra 700.000 copie nei giorni feriali e 875.000 la domenica. Parallelamente, il consumo di notizie online continua a crescere. Secondo una classifica di Press Gazette basata su dati Similarweb, Yahoo News Giappone è il sito di informazione più visitato al mondo, con 920 milioni di accessi mensili. Lo segue il portale brasiliano Globo, che a maggio ha registrato 795,7 milioni di visite. (In copertina, lo Yomiuri Shimbun)
Wired e Business Insider rimuovono articoli di Margaux Blanchard per sospetto uso dell’Intelligenza Artificiale

Wired e Business Insider hanno rimosso diversi articoli pubblicati da una presunta giornalista freelance, Margaux Blanchard, dopo che sono emersi dubbi sull’autenticità dei contenuti e sulla possibile generazione tramite intelligenza artificiale. Le verifiche condotte da Press Gazette hanno sollevato domande sulla veridicità di citazioni, fonti e perfino dei luoghi descritti negli articoli. Secondo quanto ricostruito, almeno sei testate tra Regno Unito e Stati Uniti hanno pubblicato articoli firmati da Blanchard. In molti casi, i testi includevano storie dettagliate di persone e situazioni che non risultano verificabili online. Dopo le segnalazioni, quattro testate hanno rimosso i contenuti, una quinta ha aperto un’indagine interna e Index on Censorship ha annunciato il ritiro di un articolo pubblicato sulla propria rivista. Il caso è emerso quando Jacob Furedi, direttore della pubblicazione Dispatch, ha ricevuto una proposta da Blanchard per un reportage su Gravemont, una presunta città mineraria dismessa in Colorado, trasformata – secondo l’autrice – in un centro segreto per addestramento forense. Dopo alcune verifiche, Furedi ha scoperto che Gravemont non esiste e ha dichiarato che la proposta sembrava scritta “da ChatGPT”. Gli articoli di Blanchard sono stati pubblicati su diverse piattaforme, tra cui Wired, Business Insider, Index on Censorship, Cone Magazine, SFGate e Naked Politics. In più casi, i testi riportavano citazioni di esperti e casi di studio di persone inesistenti o non rintracciabili. Wired, ad esempio, aveva diffuso una storia sul matrimonio virtuale di due coppie conosciutesi su Minecraft e Roblox, successivamente rimossa con una nota ufficiale: “L’articolo non soddisfa i nostri standard editoriali”. Anche Business Insider ha eliminato due saggi in prima persona dopo aver ricevuto la segnalazione di Press Gazette. Index on Censorship, oltre a rimuovere il proprio articolo, ha dichiarato: “Sembra essere stato scritto da un’intelligenza artificiale. Stiamo rivedendo i nostri processi”. Secondo Wired, i compensi per articoli narrativi possono partire da 2.500 dollari, mentre Business Insider riconosce mediamente 230 dollari. Gli investigatori ritengono che l’aspetto economico possa essere stato uno dei motivi alla base del caso. Tuttavia, non esistono tracce verificabili di una giornalista di nome Margaux Blanchard su LinkedIn o altre piattaforme professionali. (In copertina, Pagine di Business Insider e Wired che in precedenza contenevano articoli di Margaux Blanchard – Fonte PressGazette)
Monica Maggioni lascia la direzione Rai, ma resta collaboratrice e conduttrice

Monica Maggioni ha deciso di lasciare la Direzione Editoriale per l’Offerta Informativa della Rai, pur rimanendo in azienda come conduttrice e con un nuovo contratto di collaborazione. La notizia è stata riportata dal Corriere della Sera e confermata da fonti interne di viale Mazzini. La giornalista continuerà a condurre “In Mezz’ora” su Rai3, programma di approfondimento che ha preso in mano nel 2023 dopo l’uscita di Lucia Annunziata, e “NewsRoom” su RaiPlay, che guida dal 2024. Secondo quanto emerso, Monica Maggioni non lascerà la Rai ma rinuncerà al suo incarico dirigenziale, con un compenso inferiore rispetto a quello percepito nel ruolo di direttrice. L’accordo di collaborazione, simile a quello già adottato da Bruno Vespa, dovrà essere ratificato dal Consiglio di Amministrazione Rai nelle prossime settimane. La decisione, definita “volontaria” da fonti vicine alla giornalista, le consentirà di dedicarsi alla scrittura e alla conduzione dei suoi programmi di approfondimento. Fonti del Corriere precisano che l’uscita di Maggioni dalla direzione non è collegata al tema del tetto degli stipendi Rai, eliminato di recente da una sentenza della Corte Costituzionale che riguarda l’intero settore pubblico, compresa la tv di Stato. La gestione dell’offerta informativa Rai passerà ora a un nuovo dirigente, che verrà nominato a breve dal Cda. Monica Maggioni, 59 anni, lascia l’incarico dopo 33 anni di servizio nella tv pubblica. Entrata in Rai tramite concorso, ha ricoperto ruoli di grande responsabilità: è stata direttrice di RaiNews, prima direttrice donna del Tg1, presidente della Rai dal 2015 al 2018 e, dal 2023, responsabile della Direzione Editoriale per l’Offerta Informativa. Il caso di Maggioni non è unico all’interno della Rai. Anche Bruno Vespa, ad esempio, non è più dipendente diretto della tv pubblica, ma conduce due programmi storici, “Porta a Porta” e “Cinque Minuti”, grazie a un contratto di collaborazione esterno.
Fuorionda di Giorgia Meloni a Washington: “Non voglio parlare con la stampa italiana”

Durante il vertice di Washington sulla situazione in Ucraina, al quale hanno partecipato il presidente statunitense Donald Trump, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e i principali leader europei, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è stata protagonista di un fuorionda che sta facendo discutere. Seduta al tavolo con gli altri capi di Stato, la premier si è rivolta a Trump dicendo: “Io non voglio mai parlare con la stampa italiana”. La frase, catturata dalle telecamere e rilanciata sui social, ha generato un ampio dibattito politico e istituzionale. Il fuori onda si è verificato mentre il presidente finlandese Alexander Stubb commentava con sorpresa l’apertura di Trump alle domande dei giornalisti presenti. La premier ha sorriso e ha aggiunto: “A lui piace, gli piace sempre”, riferendosi alla disponibilità del presidente statunitense a rispondere alla stampa. Poco dopo, durante la conferenza successiva, Trump ha chiesto: “Ragazzi, volete prendere qualche domanda?”, ma Meloni, a bassa voce, ha replicato: “Penso sia meglio di no, siamo troppi e andremmo troppo lunghi”. Il video del momento è stato diffuso attraverso i canali istituzionali e poi rilanciato da diverse testate, alimentando reazioni immediate. La Federazione Nazionale Stampa Italiana (Fnsi), attraverso la sua segretaria generale Alessandra Costante, ha dichiarato: “Che la presidente del Consiglio non ami i giornalisti e le domande della stampa è cosa nota”. Costante ha ricordato che negli anni la premier ha sostituito le tradizionali conferenze stampa con “lunghi monologhi online, senza contraddittorio, senza domande”, definendo la situazione “propaganda, non informazione”. Dure anche le reazioni dell’opposizione. La senatrice di Italia Viva Silvia Fregolent ha affermato: “Il fuori onda con Trump è chiarissimo: Meloni non regge il confronto con le domande, cioè con la democrazia”. Il co-portavoce di Alleanza Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli, ha sottolineato: “Meloni si sottrae al ruolo che i giornalisti hanno in una democrazia: fare domande e chiedere conto delle scelte del governo”. Anche il leader di Azione Carlo Calenda è intervenuto scrivendo su X: “Il leader di un Paese democratico non ha paura della stampa e sa che è suo dovere interloquire con tutti i giornali”. Critiche sono arrivate anche dal segretario di Più Europa, Riccardo Magi, che ha definito l’episodio “un indegno fuori onda” e ha parlato di “totale disprezzo per la libertà di informazione”. L’episodio ha attirato attenzione anche per un altro dettaglio: Giorgia Meloni è iscritta all’albo dei giornalisti professionisti dal 2006. Nonostante ciò, negli anni ha spesso limitato il rapporto diretto con la stampa, preferendo brevi interventi, video registrati e dirette social. Le parole pronunciate a Washington hanno riportato al centro del dibattito pubblico il tema dei rapporti tra governo e informazione, con particolare riferimento al ruolo dei giornalisti nel sistema democratico. [In copertina, i leader riuniti a Washington (Foto: ufficio ImagoEconomica/via Chigi)]
Vogue, entro settembre la nomina del nuovo direttore: Chloe Malle è la favorita

La casa editrice Condé Nast sta per nominare il nuovo direttore di Vogue, dopo l’annuncio del mese scorso con cui Anna Wintour ha comunicato di lasciare la guida dello storico magazine. Secondo quanto riportano i media americani, la scelta dovrebbe arrivare prima della New York Fashion Week, in programma dall’11 al 16 settembre, così da garantire continuità alla rivista in uno degli eventi più importanti del calendario internazionale della moda. La rosa dei candidati si sarebbe ormai ridotta a quattro o cinque persone, tra figure già interne al mondo Vogue e professionisti esterni. Il processo di selezione è seguito direttamente dal ceo di Condé Nast, Roger Lynch, insieme alla stessa Wintour, che sta collaborando per individuare il profilo più adatto a raccogliere il testimone. Il nome che emerge con più forza è quello di Chloe Malle, 39 anni, giornalista e scrittrice, figlia dell’attrice americana Candice Bergen e del regista francese Louis Malle. Malle si è distinta di recente per un’intervista esclusiva a Lauren Sánchez, compagna di Jeff Bezos, in occasione delle nozze celebrate lo scorso giugno. Accanto a lei, figurano nella lista altri possibili candidati, anche se con minori probabilità secondo le fonti statunitensi: Nicole Phelps, direttrice globale di Vogue Runway; Leah Faye Cooper, digital style director di Vogue; Chioma Nnadi, attuale responsabile dei contenuti editoriali di British Vogue; Sara Moonves, editor in chief del magazine W; ed Eva Chen, oggi head of Instagram’s fashion partnerships, con un passato a Teen Vogue. La decisione, attesa nelle prossime settimane, segnerà una fase cruciale per il futuro di Vogue, che con la leadership di Anna Wintour, in carica dal 1988, è diventato un punto di riferimento mondiale nel settore della moda. (In foto, Chloe Malle)
MSNBC cambia nome in “My Source News Opinion World”

La rete televisiva MSNBC cambierà nome entro la fine dell’anno e si chiamerà My Source News Opinion World, abbreviato in MS NOW. La decisione arriva dopo la separazione aziendale da NBC Universal, che ha avviato lo scorso novembre lo scorporo delle sue reti via cavo in una nuova società chiamata Versant. Nel nuovo logo del canale non comparirà più il tradizionale simbolo del pavone, da sempre associato al marchio NBC. La trasformazione riguarda solo MSNBC, mentre le altre reti scorporate come CNBC, USA Network, E! Entertainment, Oxygen e Golf Channel manterranno i loro attuali nomi. MSNBC era stata fondata nel 1996 come collaborazione tra Microsoft e NBC, da cui deriva il suo storico nome. Il cambiamento è stato comunicato ai dipendenti dalla presidente Rebecca Kutler, che ha spiegato: “Questa non è stata una decisione presa in fretta o senza un dibattito approfondito”. Kutler ha aggiunto che il nuovo marchio “consente ora di tracciare la nostra rotta e affermare la nostra indipendenza, mentre continuiamo a costruire la nostra moderna organizzazione di raccolta di notizie”. La rete, conosciuta per il suo orientamento progressista, ospita figure di rilievo come Rachel Maddow, Ari Melber e Nicole Wallace. Alcuni giornalisti di NBC News si sono trasferiti a MSNBC, tra cui Jacob Soboroff, Vaughn Hillyard, Brandy Zadrozny e Antonia Hylton, mentre sono stati assunti anche professionisti esterni come Carol Leoning, Catherine Rampell, Jackie Alemany e Eugene Daniels. La separazione arriva dopo anni di tensioni tra la divisione di NBC News, tradizionalmente più prudente, e MSNBC, nota per le sue posizioni politiche dichiarate. L’ex presidente Donald Trump aveva soprannominato la rete “MSDNC”, alludendo al Democratic National Committee. In questo contesto, Rachel Maddow ha sottolineato i vantaggi della nuova identità, spiegando che la rete non dovrà più competere con NBC News per la copertura delle notizie sul campo: “In questo caso, possiamo applicare il nostro istinto, le nostre domande, le nostre priorità, per ottenere le informazioni di cui abbiamo bisogno da giornalisti e corrispondenti. E quindi andrà meglio”.
FIEG: calendario uscita dei quotidiani cartacei a Ferragosto
La Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG) comunica il calendario di uscita dei giornali quotidiani cartacei in occasione della festività di Ferragosto: Venerdì 15 agosto: regolare uscita dei quotidiani cartacei e possibilità di chiusura delle rivendite alle ore 13.00. Sabato 16 agosto: non escono i quotidiani cartacei e possibilità di chiusura delle rivendite per l’intera giornata.
L’Edicola, per la nuova direttrice sarà come una Sagrada Familia: in crescita e vicina alla comunità

L’Edicola cambia guida l’11 agosto 2025: la nuova direttrice responsabile è Lorena Saracino, che subentra a Ciriaco M. Viggiano dopo 15 mesi alla direzione. L’annuncio è stato dato ai lettori in apertura di giornata. La nomina arriva in un momento di rinnovamento per il quotidiano, con l’obiettivo di unire continuità e nuove sfide editoriali. Lorena Saracino ha raccontato di aver accettato l’incarico dopo aver pensato di concludere la propria carriera giornalistica, spinta dalla passione per il mestiere e dalla fiducia accordata dall’editore. Ha ringraziato chi l’ha preceduta, citando il lavoro di Ciriaco M. Viggiano, che ha guidato il giornale in un periodo di crescita e apertura nazionale. Viggiano, nel suo saluto, ha ricordato la citazione di Francesco Grisi con cui aveva aperto il suo primo editoriale: “Se non possiamo essere giocondi mietitori, dobbiamo essere almeno arditi seminatori”, sottolineando che in questo tempo “tanto è stato seminato” e che il giornale ha difeso valori come etica del lavoro, responsabilità, legalità, garantismo e riformismo. Viggiano ha evidenziato che la diffusione è aumentata e il quotidiano ha sostenuto il dibattito pubblico per proiettare il territorio verso il futuro, tutelare i diritti, rafforzare la credibilità delle istituzioni e proteggere le comunità da approfittatori, trasformisti e criminali. Ha espresso fiducia nella nuova direttrice, definendola “autorevole ed esperta”, e ha ringraziato la redazione, gli editori Sebastiano e Vito Ladisa, la collega Annamaria Ferretti e i lettori, citando Ezra Pound: “Rendi forti i vecchi sogni perché questo nostro mondo non perda coraggio”. Saracino ha anticipato che il nuovo corso sarà un “lavoro in progress” con nuove firme, grafica rinnovata, nuovi editorialisti e un’attenzione particolare alla politica, alla città e alla regione, con richieste di trasparenza e rispetto degli impegni presi verso i cittadini. Il giornale intende dare spazio alle istanze dei giovani, affrontare i temi della cultura con il contributo di esperti e raccontare luci e ombre dell’economia locale. È prevista anche una nuova pagina dedicata alle lettere dei lettori, per raccogliere idee e segnalazioni. La direttrice ha descritto la futura Edicola come una “Sagrada Familia”, un’opera in continua costruzione, e ha sottolineato la volontà di mantenere il contatto diretto con la comunità. Ha infine ribadito che il giornale sarà “gli occhi dei lettori sulla città e sulla regione”, confermando l’impegno a non distogliere lo sguardo dai fatti. (In foto, Lorena Saracino)