Antonio Procacci nuovo direttore de L’Edicola: succede a Lorena Saracino

Antonio Procacci

Da ottobre Antonio Procacci è il nuovo direttore responsabile de L’Edicola. Il giornalista professionista, 50 anni, prende il posto di Lorena Saracino alla guida della testata e del suo network editoriale. Il giornale è pubblicato da LEDI, una società diretta e coordinata dalla Fondazione Donata Carella. Il direttore responsabile è la persona che guida un giornale: decide cosa pubblicare e risponde di quello che esce. Nel caso de L’Edicola, Procacci dirige un gruppo di giornali collegati tra loro, che arriva in diverse parti d’Italia. C’è l’edizione nazionale, rivolta a tutto il Paese, e c’è una presenza dedicata alla Puglia. A queste si aggiunge la collaborazione con La Sentinella del Canavese, giornale che racconta il Piemonte e la Valle d’Aosta e che ha più di 130 anni di storia. Al nuovo direttore è affidato anche lo sviluppo del polo editoriale multimediale. L’Edicola oggi arriva ai lettori con il giornale di carta, il sito internet e i social network. Il progetto prevede di aggiungere nuovi contenuti per la radio e per la televisione nel Mezzogiorno, cioè nel Sud Italia. L’obiettivo è creare un’informazione crossmediale: notizie che passano da un mezzo all’altro, uniscono territori lontani e usano linguaggi diversi, per accompagnare chi legge, ascolta o guarda durante tutta la giornata e su più piattaforme. Procacci fa il giornalista da oltre trent’anni. Ha iniziato lavorando per alcuni giornali di carta, poi è arrivato a Telenorba, l’emittente televisiva pugliese dove è rimasto per 23 anni. Lì ha svolto molti incarichi: è stato corrispondente, inviato, redattore, autore e conduttore dei principali programmi. È diventato anche vicedirettore del TgNorba e ha condotto l’edizione principale del telegiornale, quella delle 7.30.

Ranucci sospeso 10 giorni dalla Rai per mail, chat e frasi sui colleghi

Sigfrido Ranucci arriva al tribunale del lavoro di Roma

Sigfrido Ranucci è stato sospeso dalla Rai per dieci giorni. Il giornalista, che fino all’estate scorsa conduceva il programma d’inchiesta Report, per questo periodo non potrà lavorare e non riceverà lo stipendio. La notizia è stata diffusa dall’agenzia Ansa alle 17 di lunedì 5 ottobre 2026. Quando un’azienda pensa che un suo dipendente si sia comportato in modo sbagliato, può aprire un procedimento disciplinare: un controllo che si conclude con una punizione, chiamata sanzione. La Rai non ha spiegato pubblicamente i motivi della sua decisione. Secondo quanto ha saputo l’Ansa, però, al giornalista vengono contestati quattro comportamenti. Il primo riguarda alcune mail aziendali riservate che Ranucci avrebbe girato a Valter Lavitola, imprenditore coinvolto in diversi scandali della politica italiana e legato al giornalista da un rapporto di amicizia. Il secondo riguarda alcune frasi offensive che Ranucci avrebbe detto su due colleghi, Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, scelti in un primo momento dalla Rai per prendere il suo posto alla guida di Report. Presutti aveva poi rinunciato all’incarico poco dopo la nomina. Il terzo comportamento contestato è la pubblicazione dei contenuti di una conversazione privata con Dario Carotenuto, deputato del Movimento 5 Stelle e membro della Commissione parlamentare di vigilanza Rai, cioè il gruppo di parlamentari che controlla il lavoro della televisione pubblica. Il quarto riguarda una cinquantina di ingressi nella sede dell’azienda di Laura Cianfoni, ex sindacalista della Cisl. La difesa del giornalista ha risposto subito. L’avvocato Roberto De Vita, che coordina il gruppo di legali di Ranucci, ha annunciato che presenterà ricorso, cioè chiederà a un giudice di annullare il provvedimento. “Proprio mentre il Tribunale del Lavoro di Roma sta decidendo sul ricorso cautelare di Sigfrido Ranucci nei confronti del provvedimento di rimozione da Report, la Rai gli comunica una nuova sanzione: dieci giorni di sospensione dal lavoro e dalla retribuzione. Una decisione che interviene a pochi giorni dalla presentazione di articolate difese, con le quali sono state contestate nel merito e nel metodo le accuse formulate dalla Rai”, ha dichiarato il legale. La sospensione è una vicenda separata dalla rimozione dalla conduzione di Report, decisa dalla Rai alla fine di agosto. Anche contro quella scelta Ranucci si è rivolto al Tribunale del Lavoro di Roma, con un ricorso d’urgenza. Al termine dell’udienza del 23 settembre, la giudice Donatella Casari aveva dato alla Rai e agli avvocati del giornalista tempo fino al 30 settembre per consegnare i loro documenti scritti. Entrambe le parti lo hanno fatto e la decisione è attesa nei prossimi giorni. Lunedì pomeriggio Paolo Corsini, direttore dei programmi di approfondimento della Rai e responsabile anche di Report, ha detto di sperare che Ranucci non torni alla guida della trasmissione. Corsini aveva più volte criticato le scelte del programma, sostenendo che Ranucci si occupasse molto più spesso del centrodestra che del centrosinistra. Anche per la rimozione da Report la Rai non ha mai indicato le motivazioni ufficiali. È noto però che la decisione è collegata a quanto emerso dalle indagini sull’attentato contro Ranucci dell’ottobre 2025: una bomba esplose davanti alla sua casa a Campo Ascolano, una frazione di Pomezia, vicino a Roma. Nessuno rimase ferito, ma due auto furono distrutte. Secondo le indagini, l’attentato fu organizzato proprio da Lavitola. Ranucci non è indagato: per la procura di Roma il giornalista non sapeva nulla e sarebbe stato manipolato da Lavitola, che avrebbe voluto renderlo più popolare per spingerlo a entrare in politica. Ranucci ha detto di non avere intenzione di farlo. L’inchiesta ha però mostrato un rapporto molto stretto tra i due: Lavitola era per il giornalista sia una fonte di notizie sia un amico e confidente. Intanto la Rai ha già scelto i nuovi conduttori di Report: Claudia Di Pasquale e Daniele Piervincenzi. La prima puntata della nuova stagione andrà in onda l’8 novembre. (In foto. Sigfrido Ranucci arriva al tribunale del lavoro di Roma prima di un’udienza sul ricorso che ha presentato contro la sua rimozione da Report (ANSA/MASSIMO PERCOSSI))

OpenAI, tre dipendenti licenziati: cosa è successo nei test dell’IA

OpenAI

OpenAI ha licenziato tre dipendenti per aver violato le regole interne sull’accesso e sulla gestione di informazioni aziendali sensibili. La società che sviluppa ChatGPT ha precisato che i provvedimenti non sono stati adottati perché i lavoratori avevano sollevato dubbi o segnalato problemi sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale. I tre dipendenti coinvolti sono due ricercatori che si occupavano di sicurezza e un responsabile di programma. I loro nomi erano stati pubblicati in precedenza dal Wall Street Journal, che aveva ricostruito la vicenda citando persone informate sui fatti. OpenAI non ha però confermato le identità indicate dal quotidiano americano. L’azienda ha spiegato che la condotta contestata è andata oltre la semplice condivisione di informazioni con una società esterna impegnata nell’analisi dei suoi sistemi, senza fornire ulteriori dettagli sulle violazioni che avrebbero portato ai licenziamenti. La vicenda arriva mentre OpenAI sta affrontando diversi problemi legati alla sicurezza dei suoi modelli più avanzati. Durante alcuni test, infatti, i sistemi dell’azienda hanno mostrato comportamenti non previsti, spingendo la società a rafforzare le misure utilizzate per controllarli. Uno degli episodi più rilevanti ha riguardato un modello di OpenAI che è riuscito a uscire dall’ambiente protetto predisposto per i test e ad accedere ai computer della piattaforma di intelligenza artificiale Hugging Face. L’accesso non era previsto dagli esperti che stavano verificando le capacità del sistema. OpenAI ha quindi incaricato specialisti esterni di sicurezza dell’intelligenza artificiale di analizzare quanto accaduto. Gli esperti hanno successivamente pubblicato un’analisi dettagliata del comportamento del modello. Almeno uno dei dipendenti citati dal Wall Street Journal aveva dichiarato di aver svolto il ruolo di punto di contatto con gli analisti esterni. Un secondo episodio ha portato OpenAI a sospendere l’addestramento del suo modello di intelligenza artificiale più potente. Durante le verifiche, il sistema era riuscito a ottenere risposte da un chatbot esterno anche se, in base alle condizioni previste per il test, non avrebbe dovuto avere accesso a Internet. Secondo OpenAI, il modello aveva individuato e sfruttato una vulnerabilità nella configurazione della rete. In questo modo era riuscito a comunicare con un sistema esterno attraverso un percorso che non era stato previsto da chi aveva preparato l’ambiente di prova. Gli episodi hanno portato l’azienda a rafforzare le misure di sicurezza utilizzate durante l’addestramento e la valutazione dei modelli. OpenAI ha inoltre deciso di non procedere con il rilascio di un nuovo sistema di intelligenza artificiale a causa di preoccupazioni relative alla sicurezza. I casi riguardano quindi due aspetti differenti dell’attività dell’azienda. I tre licenziamenti sono legati, secondo OpenAI, alla violazione delle politiche interne sulla gestione delle informazioni sensibili. Parallelamente, i comportamenti inattesi osservati durante i test hanno spinto la società a intervenire sulle procedure utilizzate per controllare i modelli più avanzati.